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CIATTI Trasloca in Romania

Sindacati molto delusi dal primo incontro presso gli Industriali

da La Nazione 30/12/04

Nuova fumata nera per la Ciatti. Ieri, nella sede dell'Associazione industriali si è tenuto l'incontro tra Rsu dell'azienda e proprietà.

L'incontro era stato favorito dall'amministrazione comunale, ma né il sindaco né l'assessore allo sviluppo economico erano presenti. «Una scelta precisa - aveva avuto modo di dichiarare il primo cittadino Simone Gheri - è compito dell'amministrazione favorire gli incontri, ma lasciamo ai sindacati il ruolo che è loro proprio. 

Siamo comunque in costante contatto con loro». «Dall'incontro - si legge in una nota delle Rsu e di Fillea Cgil - è emersa con chiarezza la mancanza di una strategia di un'azienda, che si confronta in un mercato difficile e di bassa qualità, ma che ha scelto di non fare niente per invertire una tendenza o per cercare spazi di mercato diversi.

L'azienda conferma che l'unica scelta che si vuole percorrere è quella della chiusura della produzione a Scandicci, per delocalizzarla in Romania dove la manodopera costa di meno. Alla richiesta della Rsu e della Fi11ea-Cgil di conoscere il piano industriale, l'analisi di fattibilità, o le ricerche di mercato che confermino la strategia scelta con l'apertura della procedura di mobilità, l'azienda non è stata in grado di documentare le proprie affermazioni; non è stato pertanto possibile esercitare un confronto costruttivo e utile alla ricerca di soluzioni diverse. 

La Rsu e la Fillea-Cgil non condividono questa impostazione che indebolisce il settore produttivo della provincia, e chiedono alle istituzioni locali di farsi partecipi con noi per un confronto con l'azienda con l'obiettivo di arrivare a soluzioni meno indolori per i lavoratori e le loro famiglie. Esprimiamo anche la nostra amarezza per la mancata presenza del Presidente della Ciatti spa all'incontro, con il quale ci siamo sempre confrontati serenamente anche solo per discutere una cassa integrazione, crediamo che i lavoratori coinvolti nella procedura e i loro rappresentanti, che in questi giorni assistono alla morte dell'azienda nata nel 1956, meritino più rispetto. Almeno il rispetto del confronto». Il prossimo incontro si terrà il cinque gennaio, sempre nella sede dell'Assindustria. Fabrizio Morviducci


La Ciatti conferma: a Scandicci si chiude

da l'Unità 30/12/04

Confermata dalla dirigenza della Ciatti spa l’intenzione di chiudere la produzione a Scandicci, per delocalizzarla in Romania dove la manodopera costa di meno. La conferma è stata data nel corso di un incontro con le organizzazioni sindacali che si è tenuto nelal sede dell’Associazione Industriali di Firenze. Secondo i sindacati «è emerso con chiarezza la mancanza di una strategia industriale di una azienda, che si confronta in un mercato difficile e di bassa qualità, ma che ha scelto di non fare niente per invertire una tendenza o per cercare spazi di mercato diversi». Alla richiesta della Rsu e della Fillea-Cgil di conoscere il piano industriale, l’analisi di fattibilità, o le ricerche di mercato che confermino la strategia scelta con l'apertura della procedura di mobilità l'azienda, secondo i sindacati, «non è stata in grado di documentare le proprie affermazioni; non è stato pertanto possibile esercitare un confronto costruttivo e utile alla ricerca di soluzioni diverse».


FILLEA CGIL FIRENZE

RSU CIATTI S.P.A.

COMUNICATO STAMPA

 

Oggi in Associazione Industriali c'è stato il primo incontro con la ditta Ciatti spa.

Dall'incontro è emerso con chiarezza la mancanza di una strategia industriale di una azienda, che si confronta in un mercato difficile e  di bassa qualità, ma che ha scelto di non fare niente per invertire una tendenza o per cercare spazi di mercato diversi.

L'azienda conferma che l'unica scelta che si vuole percorrere è quella della chiusura della produzione a Scandicci, per delocalizzarla in Romania dove la manodopera costa di meno.

Alla richiesta della RSU e della Fillea-CGIL di conoscere il piano industriale, l'analisi di fattibilità, o le ricerche di mercato che confermino la strategia scelta con l'apertura della procedura di mobilità l'azienda non è stata in grado di documentare le proprie affermazioni; non è stato pertanto possibile esercitare un confronto costruttivo e utile alla ricerca di soluzioni diverse.

La RSU e la Fillea-CGIL non condividono questa impostazione che indebolisce il settore produttivo della provincia e chiedono alle Istituzioni Locali di farsi partecipi con noi di un confronto con l'azienda con l'obbiettivo di arrivare a soluzioni meno indolori per i lavoratori e le loro famiglie.

Esprimiamo anche la nostra amarezza per la mancata presenza del Presidente della Ciatti spa  all'incontro, con il quale ci siamo sempre confrontati serenamente anche solo per discutere una cassa integrazione, crediamo che i lavoratori coinvolti nella procedura e i loro rappresentanti,  che in questi giorni assistono alla morte dell'azienda nata nel 1956,  meritino più rispetto. Almeno il rispetto del confronto.

                                                                                    La RSU Ciatti spa e la Fillea-CGIL

Firenze 29 dicembre 2004


UN NATALE GRIGIO Quest’anno le preoccupazioni per il futuro sciupano le feste

Troppe le aziende che scricchiolano

E anche il caso Ciatti è un nuovo brutto segnale

di Fabrizio Morviducci su La Nazione 24/12/04

Domani è Natale. Ma per molti lavoratori di Scandicci non sarà una festa tranquilla. Tutte o quasi le grandi imprese cittadine hanno (o hanno avuto) problemi negli ultimi mesi, e la fase di stagnazione dell’economia non sembra garantire grandi spiragli. Per quanto riguarda la Ciatti (nella foto), la trattativa è in corso: avviata la procedura di mobilità per i 32 operai del comparto produttivo, i sindacati sono al lavoro per cercare di arginare un processo che sembra inesorabile, alla luce della volontà dell’Azienda di cercare forza lavoro a costi più bassi all’est. Fallito l’incontro in Provincia (con la proprietà che non si è presentata al tavolo della VI commissione), tocca al comune cercare di salvare il salvabile insieme alle Rsu. 

L’incontro è stato fissato il 29 dicembre all’associazione industriali. In quella data sindaco, assessore alle attività produttive, e rappresentanti sindacali cercheranno di capire quali siano i margini di manovra. La sensazione, dopo l’apertura dello stabilimento in Romania, è che non ci saranno deroghe alla scelta di delocalizzare. Ma negli ultimi mesi è stato l’intero comparto industriale di Scandicci ad avere problemi.

Alla Matec si sono alternati diversi periodi di cassa integrazione, mentre alla Zanussi i lavoratori sono entrati in agitazione per il rinnovo del contratto decentrato. Uguali problemi si sono verificati nell’azienda farmaceutica Molteni. Anche il comparto argentiero non è rimasto indenne dalle stagnazioni economiche e a risentirne è stata la Fani, una delle aziende storiche di Scandicci. Anche in questo caso i lavoratori sono entrati in stato di agitazione. 

Il sistema impresa cittadino sembra riflettere l’andamento regionale dove, secondo le ultime rilevazioni delle associazioni di categoria le grandi «soffrono», mentre reggono e sono in sviluppo piccole aziende con un massimo di 5 dipendenti. A differenza dei comuni della Piana, Campi Bisenzio e Calenzano, ma anche Sesto Fiorentino, Scandicci paga forse difficoltà infrastrutturali e scelte che l’hanno portata a perdere quel dinamismo di molti comuni dell’area metropolitana in nome di un immobilismo «fiorentino». La rivoluzione della terza corsia, la nuova viabilità delle aree di frangia al confine con Firenze, dovrebbero portare una migliore mobilità, e di conseguenza un nuovo impulso per la ripresa economica. Ma le medie e le grandi imprese restano sempre «osservate speciali», perché i progetti a lungo corso non risolvono l’emergenza lavoro per molti padri di famiglia.


OCCUPAZIONELa vertenza

Ciatti, Natale difficile per le 32 famiglie degli operai in mobilità

di Fabrizio Morviducci su La Nazione 23/12/04

Prima che fosse troppo tardi, che fossero avviate le pratiche della mobilità, i lavoratori della Ciatti avevano scritto una lettera al vertice aziendale. Una lettera che le Rsu hanno voluto rendere pubblica, per testimoniare l'attaccamento degli operai all'azienda che ora vorrebbe metterli in mobilità. «Continuiamo a credere - si legge - che l'unica via sia il dialogo. 

Chiediamo un incontro per trovare soluzioni, che non mirano solo al lato economico, ma a un concreto sviluppo dell'azienda». La conclusione era «siamo certi che da parte nostra ci sono le migliori intenzioni, se da parte loro sarà altrettanto, confidiamo in una soluzione ottimale». Le questioni non sono mai state risolte, tanto che alla fine è stata avviata la procedura di mobilità per 32 dei 68 lavoratori. Dopo il no all'incontro tra lavoratori, proprietà e Provincia, sembra che il comune di Scandicci sia stato in grado di trovare uno spiraglio, fissando una riunione per il 29 dicembre presso gli Industriali. Tutto è cominciato quando l'azienda ha cominciato il processo di delocalizzazione del reparto di produzione in Romania. Le produzioni della Ciatti, che realizza mobili per elettrodomestici e hi-fi, sono indirizzate già da tempo verso la grande distribuzione (Coop, Carrefour, ecc). Tempo addietro, per far fronte alle richieste di un mercato  in mutazione, l'azienda aveva deciso di dare il via a una serie di innovazioni tecnologiche. A dicembre scorso però, come denunciato dai sindacati, sarebbe cambiata la strategia aziendale: invece di rinnovare la fabbrica fiorentina, l'azienda  ha dato il via alla costruzione di un nuovo stabilimento di produzione in Romania. E per gli operai del reparto produzione, è arrivata la triste conferma della lettera di mobilità. Le trattative sono in corso, sarà comunque un Natale difficile per 32 uomini e per le loro famiglie.


FABBRICHE IN FUGAL’azienda ha deciso di trasferirsi in Romania

Ciatti, Natale amaro per 32 lavoratori

Proprietà-sindacati: Gheri fa da mediatore

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 22/12/04

Il cammino della speranza all'incontrario: lavoratori italiani che saranno costretti a espatriare (all'est o nel terzo mondo per trovare un impiego). La forza lavoro costa troppo in Italia, così le aziende smobilitano, delocalizzano per parlare «l'industrialese». E chiedono ai loro quadri (intermedi e non) di trasferirsi all'estero. E' il caso della Ciatti di Scandicci, dove è aperta una vertenza tra lavoratori (nella foto) e proprietà, legata al trasferimento della produzione in Romania. +

Una vertenza inasprita dal fatto che la proprietà rifiuterebbe di incontrare gli operai (due giorni fa al tavolo istituzionale della Provincia, ieri per un incontro personale sollecitato dal presidente della VI commissione provinciale Lazzerini). «Ieri - racconta Tatini della Rsu Ciatti - è arrivata la comunicazione ufficiale dell'apertura della mobilità per 32 lavoratori su 68. Praticamente tutto il reparto produzione, perché la manodopera in Romania costa molto meno. La procedura di mobilità tocca gli operai e non gli impiegati e i dirigenti. Ad eccezione di uno, che aveva rifiutato la proposta di andare a lavorare in Romania. A quanto ci risulta, la proposta di trasferisti non è stata fatta agli operai, ma alle figure che hanno, a vario livello, delle responsabilità. Tutto è cominciato un paio d'anni fa, quando uno dei nostri colleghi di Scandicci, ha fatto da apripista.

Ha accettato cioè di trasferirsi per avviare la produzione nell'Est. E' stato l'inizio della fine». I lavoratori hanno chiesto un incontro anche con l'amministrazione comunale: «Il sindaco ci ha sempre garantito di monitorare la situazione - raccontano i delegati della Rsu - di attendere che i tempi fossero maturi. Le lettere di mobilità che ci sono state recapitate, dimostrano che i tempi sono anche troppo maturi, e ora attendiamo un interessamento vero anche da lui». 

E l'amministrazione è stata sensibile all'appello: «Il sindaco Simone Gheri e l'assessore allo sviluppo economico Marcello Dugini - si legge in una nota - hanno incontrato questa mattina la proprietà della Ciatti. L'amministrazione si era già fatta parte attiva per promuovere un incontro tra l'azienda e le rappresentanze sindacali. L' incontro è stato fissato per il 29 dicembre presso la sede fiorentina dell'Associazione Industriali». «Intanto - racconta ancora Tatini della Rsu - restano 75 giorni per la trattativa con l'azienda per la procedura di mobilità». Sarà un Natale difficile per 32 famiglie, in attesa di un incontro, quello del 29 che, pur essendo l'ultima spiaggia, non sembra dare grandi garanzie.


CASO CIATTI L’azienda si trasferisce, i lavoratori nel caos

Costretti ad andare a lavorare in Romania

Salta la mediazione in Provincia ed è sciopero

di Fabrizio Morviducci da La Nazione 21/12/04

I lavoratori della Ciatti ci speravano proprio. Pensavano che l'incontro in Provincia sarebbe stato un passaggio importante per capire il loro futuro, in forse dopo l'intenzione dell'azienda di trasferire parte della produzione in Romania. Ma la proprietà, come si legge in una nota della Provincia «non si è presentata». 

A prendere atto con rammarico di questa assenza anche la VI commissione consiliare, presieduta da Riccardo Lazzerini, impegnata da tempo in numerosi incontri con le varie aziende in crisi nel nostro territorio, «la proprietà Ciatti Spa - si legge nel comunicato di Palazzo Medici Riccardi - convocata in audizione in merito alla vertenza riguardante la crisi in atto presso la ditta stessa, pur concordando la data e l'oggetto dell'incontro, all'ora prefissata ha comunicato telefonicamente al Presidente la propria indisponibilità all'incontro.

Tale indisponibilità, sarebbe riconducibile al rischio di un ulteriore inasprimento delle tensioni già in atto da tempo e a seguito dell'avvio della procedura di mobilità a carico di un numero indeterminato di lavoratori». Solidarietà ai lavoratori ed alla Commissione è stata espressa anche dal vice presidente della Provincia ed assessore al lavoro Andrea Barducci. «Il mancato incontro in Provincia è grave - ha detto Stefano Pini della Rsu - anche perché lo scorso 26 novembre avevamo inviato una lettera nella quale chiedevamo di rimetterci tutti quanti ad un tavolo per cercare di trovare una soluzione visto la decisione dell'azienda di trasferire gran parte della produzione in Romania.

Sappiamo che i dirigenti dell'azienda hanno contattato, privatamente, lavoratori dell'azienda chiedendo la disponibilità a trasferirsi in Romania. Chiaro che, per chi non accetta, è già pronta la lettera di messa in mobilità. Il Direttore della Ciatti - rivela infine Pini - mi ha chiamato a casa venerdì 17 dicembre, alle 20.30, per dirmi che l'azienda aveva pronta una comunicazione da consegnare alla Rsu e che ci sarebbe stata consegnata questo lunedì, giorno dell'audizione in Provincia dove la dirigenza della Ciatti non si è presentata. Chiaro che si trata dell'apertura della mobilità. Tengo a sottolineare che dal 16 novembre, giorno in cui abbiamo saputo dell'apertura di una nuova sede in Romania, non abbiamo mai proclamato ore di sciopero fino ad oggi (4 ore) e siamo sempre stati disponibili al confronto».


La vertenza
La Ciatti non si presenta all´incontro

da La Repubblica 21/12/04

FUMATA nera per la Ciatti, denuncia la Provincia che parla di una scelta assolutamente «inaccettabile», come dichiara il vice presidente Andrea Barducci, per l´azienda di Scandicci: o il licenziamento dei 70 dipendenti o il loro trasferimento in Romania dove la Ciatti ha aperto uno stabilimento. La Provincia aveva convocato ieri la Ciatti che non si è presentata. Segno inequivocabile, dice la Provincia delle sue intenzioni. Il Comune di Scandicci chiede di incontrare dirigenza e sindacati prima di Natale.


OCCUPAZIONE A RISCHIO

Crisi dell’argenteria Fani e delocalizzazione Ciatti: interviene la Provincia

da La Nazione 24/11/04

 Crisi alla Fani e scioperi alla Ciatti, interviene la provincia. E’ stato il vice presidente della giunta, Andrea Barducci a fare il punto della situazione, dopo le interrogazioni di Rifondazione. «Stiamo seguendo con impegno tutte le vertenze che si stanno aprendo – ha commentato il vice presidente della Giunta ed assessore al lavoro Andrea Barducci – anche se è bene ricordare che l’Amministrazione Provinciale si muove di concerto con le organizzazioni sindacali che, di norma, ci suggeriscono o ci chiedono o ci sollecitano a convocare le parti in modo singolo oppure insieme, a seconda della gravità, dell’urgenza e della complessità del problema che abbiamo di fronte». 

Poi il punto della situazione: «Si tratta di due aziende importanti che operano in segmenti di mercato. La Fani, che opera nel settore dell’argenteria, sta subendo una ristrutturazione che vede la messa in discussione di una parte degli addetti alla produzione. Si sta discutendo di un progetto industriale di rilancio, che ci auguriamo possa garantire un futuro all’azienda medesima. 

Diversa la situazione della Ciatti che, almeno per una parte della produzione, sta subendo un processo di delocalizzazione in altra parte dell’Europa. Questo è un problema che riguarda la Ciatti ma che riguarda una parte importante del tessuto produttivo della nostra realtà metropolitana e provinciale. Sono processi che si stanno in qualche modo consolidando sul territorio e ai quali noi naturalmente guardiamo con preoccupazione»”.In base ai dati in possesso di Rc in Provincia, dei cento dipendenti della Fani, me sarebbero rimasti 33, mente l’intento sarebbe quello di «tagliare» ancora 10 unità. Mentre la provincia cerca soluzioni, in comune è ancora pendente la richiesta di un consiglio straordinario sulla questione, promosso dalla consigliera di An, Franchi.
Fabrizio Morviducci


INTERROGAZIONE di Rifondazione

«La Ciatti in Romania Cosa fa il Comune?»

da La Nazione 18/11/04

I consiglieri provinciali di Rifondazione comunista Targetti, Verdi e Calò hanno presentato una domanda di attualità sullo stato di agitazione dei lavoratori della Ciatti che dovrebbe essere discussa oggi in consiglio. “Venuti a conoscenza che i dipendenti della Ciatti di Scandicci hanno attuato uno sciopero con presidio davanti all’azienda per protestare contro il ventilato trasferimento di parte della produzione da Scandicci a Sebes (Romania) – scrivono – si chiede al Presidente della Giunta ed all’assessore competente di rispondere: se l’amministrazione sia stata o meno investita della questione; quali iniziative abbia assunto o intenda intraprendere per evitare un ulteriore depauperamento delle attività produttive nella Provincia di Firenze”.


Aprono succursali in Romania e in Ungheria. Gheri: "Serve sostengo"
Scandicci, segnali di crisi mobilità e aziende in fuga
Nel distretto prime smobilitazioni

ILARIA CIUTI su La Repubblica 17/11/04

L´AZIENDA è nota. Da sempre la Ciatti ha prodotto i suoi mobili in legno per tv e apparecchi hi-fi a Scandicci, adesso teme di finire in Transilvania, Romania, dove a Sebes, raccontano le rsu, è stato già aperto uno stabilimento analogo a quello fiorentino. Con l´ormai nota differenza del costo del lavoro, là più economico di qua. L´azienda per ora non conferma e non smentisce, annuncia solo un futuro comunicato ufficiale. Rsu e sindacati hanno spiegato le ragioni dei loro sospetti ieri durante il presidio che ha accompagnato lo sciopero dei 60 lavoratori incerti sul loro futuro. Troppi, dicono le rsu, i segnali di smobilitazione: il contratto aziendale non si conclude e «da tempo - come si dice - nello stabilimento di Scandicci non viene più fatto nessun investimento e si lasciano andare alla malora macchinari vecchi che andrebbero sostituiti». Inoltre, di fronte alle ripetute richieste di spiegazioni su un eventuale trasloco in Romania, le rsu protestano che la direzione non ha mai voluto rispondere niente. Ci si preoccupa, dunque, che la Ciatti voglia spostare la produzione e lasciare a Scandicci «un magazzino o poco più».

La vicenda sembra la punta di un iceberg che denunzia come la crisi abbia toccato anche la Toscana, anche Firenze e il suo distretto industriale che coincide spesso con i confini di Scandicci. Sempre a Scandicci, le Argenterie Fani vogliono licenziare, per crisi, 12 dipendenti su 30. Non si salvano neanche le grandi industrie metalmeccaniche. La Matec, la storica azienda di macchine per calzetteria acquistata dal gruppo Lonati di Brescia (310 addetti dei 500 che erano un tempo) passa di crisi in crisi, di cassa integrazione in casa integrazione per le difficoltà di un mercato che non tira più. Un problema per l´intero gruppo che però per ora continua a dichiarare i suoi sforzi per restare a Scandicci, recentemente anche di fronte al sindaco Simone Gheri. Problemi perfino per la Zanussi, ormai del gruppo Elettrolux: 700 dipendenti e una produzione di frigoriferi calata del 10%. Un segnale allarmante che si unisce alle voci da tempo ricorrenti dell´intenzione di Elettrolux di delocalizzare, Ora si aggiunge il fatto concreto del nuovo stabilimento che il gruppo sta per aprire in Ungheria, dove si farà la produzione meno pregiata (come è anche una parte di quella di Scandicci) e dove si teme che possa finire anche un pezzo di Zanussi.

Non vuole drammatizzare, il sindaco di Scandicci. Vuole una soluzione a novità ineludibili. « Noi facciamo la nostra parte: servizi alle imprese, sostegno, ascolto, tutti gli aiuti possibili - dice Gheri - I problemi, però, non sono tipici di Scandicci ma in questo momento comuni alle aziende italiane e la soluzione non può che essere generale. La globalizzazione c´è, non si può far finta che non esista e non è tutto negativo. La delocalizzazione diventa drammatica perché non la si governa né si riflette su che tipo di sviluppo deve avere questo paese, se non ci si debba specializzare in produzione di qualità e di lusso: quello che altrove non si può fare. Addirittura questo governo non ha un´idea alcuna di sviluppo, non ha strategie industriali. Non si capisce che la base produttiva deve restare e che, per esempio in Toscana, non si può vivere solo di olio e di vino».


IMPRESA Ieri l’astensione dal lavoro per il mancato rinnovo dei contratti. Ma si temono delocalizzazione e cassa integrazione

Ciatti, sale la tensione

di Alberto Fiorini su La nazione 17/11/04

Ancora brutte notizie sul fronte lavoro. Dopo Matec, Electrolux Zanussi e Fani Argenterie, preoccupazioni e proteste si sono spostate, ieri, davanti ai cancelli della «Ciatti», che produce mobili per tv, hi-fi e pc, sede nella zona industriale di Badia a Settimo.

I lavoratori, che chiedono intanto di poter riprendere le trattative con l’azienda per il rinnovo del contratto e dell’integrativo, sono in agitazione dal giugno scorso, ma dalla direzione aziendale non è giunta risposta alcuna alle preoccupazioni, pur dopo un anno di trattative per l’integrativo rivelatesi infruttuose.

Nubi nere anche per la ventilata, a questo punto sempre più probabile delocalizzazione: «E’ giunta anche la notizia — affermano le Rsu — che l’azienda procederà alla delocalizzazione di gran parte della produzione: passerà dalla sede storica al nuovo stabilimento di Sebes, in Romania. Facciamo un passo indietro: nel nel novembre 2003 avevamo iniziato una trattativa per il rinnovo del contratto. Un nano dopo, le richieste di macchinari più moderni ed efficienti, di assunzioni e di aumento dei salari, risultano disattese». La Ciatti nasce a Firenze nel 1950 con una produzione di mobili per radio e giradischi. Con l’avvento del mercato televisivo sviluppa la produzione di supporti per la tv, fino a raggiungere la leadership nel settore. Grandi marchi come Kenwood, Panasonic, Pioneer, Toshiba e Sony hanno affidato la qualità delle loro produzioni all’azienda scandiccese.

«Ma gli investimenti previsti a Scandicci sono stati dirottati verso il nuovo stabilimento in Romania — continuano le Rsu — dove i costi di produzione sono assai ridotti, con i relativi vantaggi di profitti per l’azienda a scapito dei lavoratori scandiccesi». Per ora non è prevista la cassa integrazione per i circa settanta dipendenti. Ma la preoccupazione resta molto alta.
L’agitazione di ieri è durata oltre due ore, durante le quali le attività all’interno della fabbrica sono state interrotte.


LAVORO I dipendenti protestano per la decisione dell’azienda di spostare parte della produzione da Scandicci in Romania

Ciatti, ancora scioperi

da La Nazione 16/11/04

di Fabrizio Morviducci

Ciatti, ancora problemi. Stamani i lavoratori dell’azienda che produce oggetti in legno e arredi da ufficio, scioperano con un presidio davanti all’azienda in via del Botteghino a Scandicci. Si tratta di una ulteriore iniziativa di protesta rispetto a quella di qualche mese fa, quando i dipendenti organizzarono un presidio per segnalare all’opinione pubblica le incertezze sul loro futuro. Secondo la Rsu, le motivazioni dello sciopero sarebbero da ricercare nell'assoluta mancanza di risposte della Direzione aziendale alle loro legittime preoccupazioni e rivendicazioni. 

Tutto è nato dalla decisione dell’azienda di dare il via a una politica di delocalizzazione, ossia di trasferire gran parte della sua produzione dalla sua sede storica di Scandicci alla località di Sebes in Romania. «La Ciatti vuole andare in Romania!? — hanno scritto i dipendenti in un volantino — anche i lavoratori di Scandicci, ma solo in vacanza». E ancora: «I lavoratori della Ciatti S.p.A., nota azienda produttrice di mobili per TV, apparecchi hi-fi e pc, in agitazione dal mese di giugno di quest'anno, attendono ancora che la Direzione aziendale voglia finalmente dare chiare e precise risposte alle loro legittime preoccupazioni e rivendicazioni dopo un anno di infruttuose trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale».

Secondo la Rsu, la decisione di spostarsi potrebbe privare Scandicci stessa e tutto il suo territorio di una realtà industriale di rinomanza nazionale. Oltretutto i sindacati denunciano l’assenza di un concreto programma di investimenti produttivi per la sede italiana nonché di una qualunque e strategia tendente al rilancio ed allo sviluppo produttivo dell'azienda.
I lavoratori hanno richiesto la solidarietà dell'opinione pubblica e delle istituzioni.


CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

INVITO ALLA STAMPA

 

Sciopero alla Ciatti e incontro con la stampa

 

La rsu dell’azienda della Ciatti , nota azienda produttrice di mobili tv, di Scandicci invita la stampa ad incontrare i lavoratori in sciopero

alle ore 11,30 di martedì 16 novembre

Presso lo stabilimento , in Via della Banca 5 (già Via del Botteghino)

a Scandicci.

Le motivazioni dello sciopero vanno ricercate nell’assoluta mancanza di risposte della Direzione Aziendale alle loro legittime preoccupazioni e rivendicazioni dopo che la direzione ha proceduto alla delocalizzazione di gran parte della sua produzione dalla sua sede storica di Scandicci alla località di Sebes in Romania.

Vi allego il testo del volantino che spiega più esaurientemente i motivi dello sciopero:

L’ azienda Ciatti vuole andare in Romania !?

Anche i lavoratori di Scandicci, ma solo in vacanza…….

I lavoratori della Ciatti S.p.A., nota azienda produttrice di mobili per TV, apparecchi hi-fi e pc, in agitazione dal mese di giugno di quest’anno, attendono ancora che la Direzione aziendale voglia finalmente dare chiare e precise risposte alle loro legittime preoccupazioni e rivendicazioni dopo un anno di infruttuose trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale.

I lavoratori protestano e contestano per la decisione della Direzione aziendale, ormai già assunta e tradotta in pratica, di procedere alla delocalizzazione di gran parte della sua produzione dalla sua sede storica di Scandicci alla località di Sebes in Romania.

Questa decisione può progressivamente privare in modo irresponsabile Scandicci stessa e tutto il suo territorio di una realtà industriale di rinomanza nazionale; difatti si è potuto notare, dopo numerosi incontri fra RSU e Direzione, l’assoluta assenza di un concreto programma di investimenti produttivi per la sede italiana nonché di una qualunque seria e coerente strategia aziendale tendente al rilancio ed allo sviluppo produttivo dell’Azienda.

Tali preoccupazioni sono avvalorate dal fatto che nell’azienda di Scandicci non vengono eseguiti neanche quei minimi interventi a tutela della sicurezza e salute delle maestranze in ottemperanza alle vigenti norme di legge.

I lavoratori della Ciatti S.p.A. in lotta per la difesa del loro posto di lavoro, seriamente minacciato, richiedono concreta solidarietà all’opinione pubblica e alle istituzioni locali .

Scandicci, 16 novembre 2004

RSU CIATTI

a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci I. David Buttitta


LA PROTESTA
Ciatti in Romania, sciopero a Scandicci

da La Repubblica 1/7/04

SCIOPERANO oggi e presidiano i cancelli i 60 lavoratori della Ciatti spa di Scandicci che costruiscono mobili per ufficio, hanno ultimamente arredato centri commerciali come Ipercoop e Carrefour, ma temono seriamente per il loro futuro. Soprattutto i 40 che sono in produzione. L´azienda, dicono, ha improvvisamente cambiato strategia e, invece di rafforzare lo stabilimento di Scandicci, ha iniziato a costruirne uno nuovo di zecca in Romania. Dove si teme voglia trasferire l´intera produzione, attratta, ovviamente, dal minor costo del lavoro. I dipendenti sostengono di comprendere le esigenze dell´azienda, tuttavia la esortano a fare investimenti anche a Scandicci, rendere lo stabilimento più moderno ed efficiente e non abbandonare la sede italiana.


SCANDICCI Mobili per ufficio

La Ciatti raddoppia ma in Romania Lavoratori in sciopero

di Fabrizio Morviducci su La Nazione 30/6/04

Stato di agitazione e sciopero alla Ciatti di Scandicci. La decisione è stata presa dai sessanta lavoratori dell'azienda che produce mobili per ufficio e oggettistica in legno. In base a una nota delle Rsu e della Fillea Cgil, il motivo che ha indotto i lavoratori della Società per azioni ad entrare in stato di agitazione, andrebbe ricercato  nel mutamento della strategia aziendale che si sarebbe prodotto negli ultimi tempi. Le produzioni della Ciatti sono indirizzate già da tempo verso la grande distribuzione (Coop, Carrefour, ecc). 

Tempo addietro, per far fronte alle richieste di un mercato  in mutazione, e per i naturali processi di ammodernamento dei macchinari per la lavorazione, l'azienda aveva deciso di dare il via a una serie di innovazioni tecnologiche. «A dicembre dell'anno scorso però - si legge nel comunicato sindacale - è cambiata la strategia aziendale: invece di rammodernare la fabbrica, l'Azienda, per comprensibili motivi di costo del lavoro,  sta costruendo un nuovo stabilimento di produzione in Romania. 

I lavoratori ed in particolare i 40 che sono alla produzione che sono più a rischio pur comprendendo le strategie aziendali hanno richiesto a più riprese le ovvie garanzie per il mantenimento del loro posto di lavoro e un piano di investimenti anche per la fabbrica toscana». 

In particolare i lavoratori ritengono che il piano di investimenti all'estero «invece di far crescere l'azienda nel suo complesso, miri allo svuotamento della sede italiana». La richiesta, sempre più pressante col passare del tempo, è un  piano industriale e salde garanzie. Una vertenza che culminerà giovedì con lo sciopero, e con una serie di iniziative di lotta sindacale che coinvolgano le Istituzioni pubbliche. «Abbiamo già incontrato sia la proprietà che le parti sindacali - ha detto il sindaco Gheri - la situazione va monitorata costantemente; per quanto ci riguarda il nostro impegno è per salvaguardare le produzioni di qualità sul territorio e di sostegno ai lavoratori». 


CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

CONFERENZA STAMPA E SCIOPERO ALLA CIATTI

 

ITALIA ROMANIA 0-2

A rischio i lavoratori italiani ?

 

I 60 lavoratori Ciatti Spa di Scandicci sono in stato di agitazione e sciopereranno giovedì 1 luglio, alle ore 11 presso l’azienda in via del Botteghino 20 a Scandicci incontreranno la stampa

Il motivo che ha portato i lavoratori della Ciatti SPA ad entrare in stato di agitazione va ricercato nel mutamento della strategia aziendale che si è prodotto negli ultimi tempi.

La Ciatti Spa è una azienda di produzione di mobili per ufficio e oggettistica in legno, le produzioni sono indirizzate già da tempo verso la grande distribuzione ( COOP, Carrefour, ecc), per far fronte alle richieste e le modificazioni del mercato e i naturali processi di ammodernamento dei macchinari per la lavorazione la Direzione aveva programmato l’istallazione di nuovi macchinari (Giben).

A dicembre dell’anno scorso però è cambiata la strategia aziendale : invece di rammodernare la fabbrica fiorentina l’Azienda , per comprensibili motivi di costo del lavoro, sta costruendo un nuovo stabilimento di produzione in Romania.

I lavoratori ed in particolare i 40 che sono alla produzione che sono più a rischio pur comprendendo le strategie aziendali hanno richiesto a più riprese le ovvie garanzie per il mantenimento del loro posto di lavoro e un piano di investimenti anche per la fabbrica toscana.

I lavoratori di Scandicci hanno dalla loro la loro grande professionalità , ma nutrono forti dubbi che questa nuova strategia invece di far crescere l’azienda nel suo complesso, miri allo svuotamento della sede italiana , per questo motivo richiedono con forza un piano industriale e salde garanzie.

Per spiegare nei dettagli tutta la vertenza incontreranno la stampa il 1 luglio e in quella sede illustreranno le prossime iniziative di lotta e di coinvolgimento delle Amministrazioni pubbliche e dell’opinione pubblica affinché non si perdano possibilità occupazionali e professionalità .

 

RSU CIATTI    FILLEA CGIL FIRENZE

 

a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci I. David Buttitta