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Le donne di Empoli tra lavoro e impegno sindacale
In un libro di Massimo Carrai la storia delle nostre nonne e delle loro madri

Dallo sciopero del 1896 delle Treccioline alle confezioniste

dal Tirreno 1/6/04

 EMPOLI. Che cosa facevano le donne di Empoli nel Novecento? Che cosa facevano le mamme delle nostre nonne, e le loro figlie e le nostre madri? Negli anni di Giolitti, in quelli della grande guerra, del fascismo, del secondo conflitto mondiale? E poi dopo, negli anni della rinascita, del boom, del ’68? Facevano le fiascaie, le mezzadre, le confezioniste, ma non solo. Vivevano soprattutto un importante impegno sindacale.

 Lo racconta Massiamo Carrai, in un libro che è stato presentato nei giorni scorsi. Il volume si intitola “Le confezioniste e le altre. Il lavoro delle donne a Empoli nel Novecento”. Si tratta di un libro che consegna alla memoria l’importante ruolo svolto dalle donne per l’economia cittadina e per il processo di emancipazione della città di Empoli.

 Il libro conclude il lavoro di valorizzazione della figura femminile nella nostra comunità, iniziato cinque anni fa dalla commissione per le pari opportunità del comune di Empoli. Alla presentazione hanno partecipato, oltre al sindaco Vittorio Bugli, Massimo Carrai, Vittoria Fedeli, della segreteria generale della Filtea-Cgil e Barbara Imbergamo, del dipartimento di storia dell’Università degli studi di Firenze.

 «Le donne ad Empoli - ha spiegato la Imbergamo - con le loro lotte, hanno acquistato il diritto di parlare e decidere non solo sui temi del lavoro, ma in ogni aspetto della vita sociale e politica. Il primo sciopero femminile in città è stato quello delle treccioline datato addirittura 1896.

 La lotta è stata poi proseguita dalle fiascaie e dalle mezzadre fino alla Seconda guerra mondiale, mentre dagli anni ’50 in poi sono state le confezioniste a guidare saldamente la lotta per i diritti delle donne».

 Questa gloriosa stagione, che ha visto la figura femminile in prima fila nell’impegno sociale e politico, secondo il lavoro di Massimo Carrai, si è spenta in un certo senso negli anni ’80 del Novecento, quando il benessere e un ceco individualismo hanno spento il fuoco delle passione politica e delle rivendicazioni che per più di un secolo avevano cambiato la cultura della nostra società.

 Valeria Fedeli ha sottolineato poi l’importanza della memoria del ruolo delle donne: «Il contributo delle donne tende ad essere dimenticato, sia che si parli di lotte sindacali, di politica o della resistenza. Quello che mi preoccupa è che ancora non siamo giunti a costruire le condizioni di una piena partecipazione femminile alla vita politica e sociale; non si vuole tenere conto che la donna ha sulle spalle il peso di un doppio lavoro, quello in fabbrica e quello in famiglia, che la frena nelle pari opportunità con l’uomo». La donna, secondo l’intervento di Valeria Fedeli, si può liberare da questa zavorra solo tramite mirate politiche di Welfare State».

 A chiudere l’incontro è stato il sindaco Bugli che ha ribadito l’importanza della memoria per la nostra città, annunciando che «presto uscirà un lavoro sulla resistenza e l’antifascismo a Empoli, che consegni alla memoria dei posteri questo evento cruciale per la nostra nazione e che dia il giusto riconoscimento alle donne per il loro contributo alla resistenza». Stefano Fossati