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PRODI. DICE DI LORO
«Il Listone un mondo chiuso. No a scelte calate dall’alto»
Epifani: Prodi è l’unico leader ma ora deve fare un salto di qualità La legislatura può finire prima: bisogna essere pronti, Prc compreso

di Roberto Bagnoli sul Corriere - 16 giugno 2004

ROMA - «Queste elezioni dimostrano che la maggioranza del Paese sta con noi. Berlusconi ora deve avere il coraggio e l’umiltà di fermare i suoi progetti di riduzione delle tasse e di riforma delle pensioni e avviare col sindacato un confronto vero su sviluppo, equità, Mezzogiorno e difesa dei redditi». Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ritiene che il ruolo del sindacato esca rafforzato dal giudizio delle urne. E incalza sia la Confindustria ad accelerare il confronto con i lavoratori, sia il centrosinistra a darsi al più presto un vero programma di governo. Per lui, Prodi resta il leader ma deve fare «un salto di qualità» nell’assunzione delle responsabilità. Sulla possibilità di primarie, Epifani non si dice contrario «purché si tengano con regole condivise da tutti».

Perché ha perso Berlusconi?
«Perché il partito che ha incarnato, nel bene o nel male e con metodi assai discutibili, speranze di cambiamento è stato poi incapace di realizzarle. Berlusconi si è esposto personalmente ma il rapporto tra le promesse e i fatti, l’illusione e la realtà, è stata talmente forte da fargli perdere milioni di voti. A questo si accompagna la sconfitta nelle grandi città».

C’è un legame con la fine dell’era confindustriale di D’Amato, dell’idea thatcheriana seppur in salsa italiana?
«Sì. Lo si vede nello spostamento di consensi avvenuto in questi tre anni a seguito delle politiche sbagliate del governo. Protagonisti sono stati i corpi sociali più esposti, cioè il mondo del lavoro e la borghesia imprenditoriale. Ma anche il sistema bancario. Nel momento in cui la crisi dell’industria mostrava tutta la sua gravità, il governo faceva finta di nulla».

Le urne hanno premiato sia la Lega che l’Udc. Da che parte andrà adesso il Berlusconi-bis?
«Il successo delle due ali, accompagnato dall’indebolimento di Forza Italia, apre per il governo una fase di grandissima difficoltà. A meno che Berlusconi non riesca a cambiare radicalmente scenari, la mediazione diventa impossibile. Ha annunciato autocritica e riforme. Vedremo, ma non mi faccio illusioni perché dovrebbe mettere da parte il programma sul quale è stato eletto. Una scelta saggia sarebbe quella di rinunciare al taglio generalizzato delle tasse. Così il federalismo. E’ in condizioni Berlusconi di fare marcia indietro? Così per Alitalia. Prevarrà chi la vuol far fallire o chi la vuol salvare? Così le pensioni. Ha senso la fiducia per una riforma non condivisa?»

Chiederete la testa del superministro Tremonti?
«Il problema non è Tremonti. Da tempo abbiamo chiesto un confronto col governo sulla politica economica senza mai avere risposta. Spesso ci hanno irriso. Con offese pesantissime come quella che ci ha riservato Berlusconi dall’assemblea degli industriali bresciani accusando la Cgil di essere una "fabbrica dell’odio". E’ lui che deve cambiare. Noi non muteremo atteggiamento».

A sinistra dell’Ulivo il guadagno è stato del 12-13%. Dipende più dalla voglia di pace o dal portafoglio?
« Credo più dal peggioramento delle condizioni materiali della gente. Il Paese cresce poco mentre aumentano le ricchezze patrimoniali e finanziarie. C’è una forbice che si allarga sempre di più a sfavore di chi ha solo il lavoro e la pensione, compresi i ceti medi. E il voto lo dimostra ».

Listone, un successo o una sconfitta?
« Secondo me, si sono alimentate attese troppo grandi, ottimismi eccessivi. Sbagliando. Si è trascurato il fatto che queste elezioni sono proporzionali, dove la dispersione dei simboli gioca contro i partiti più forti. Si è sottovalutato che molti leader non hanno partecipato alla campagna elettorale. Detto questo non è una sconfitta ma un buon risultato. Il problema è come spendere questo successo ».

Ha un’idea?
« La lista prenda, su mandato di Prodi, l’iniziativa di aprire un tavolo di confronto programmatico tra tutte le forze dell’opposizione insieme ai soggetti interessati, le forze sociali, le realtà territoriali e il mondo della cultura. In realtà andava fatto prima, come da tempo vado sostenendo».

Prodi ha proposto un’assemblea costituente...
« Ho letto. Però bisogna farlo non sui giornali ma direttamente indicando tempi, priorità, uscendo dalle forme. Occorre costruire rapidamente un primo nucleo di base programmatica comune. E affrontare dopo i temi più scottanti sui quali sappiamo che esistono divisioni. Questa volta non deve essere un programma calato dall’alto come in fondo è stato quello della lista unitaria. Deve essere un lavoro in progressione, a tappe. Nessuno è in grado di sapere quello che accadrà. La legislatura può finire prima del previsto e allora le forze di sinistra, Rifondazione compresa, devono essere pronte. Siamo già in ritardo» .

Il leader deve rimanere Prodi o si può immaginare l’innesto di nuovi personaggi come Veltroni?
« Per l’investitura di questo voto e il peso del personaggio, credo che Romano Prodi sia il candidato naturale. Da parte di Prodi, tuttavia, ci vuole un salto di qualità nell’assunzione di una responsabilità più forte. Non deve restar fermo. Deve porsi alla guida del cambiamento» .

Ci sono politologi che propongono le primarie. Lei cosa ne pensa?
« Non sono pregiudizialmente contrario purché stiano dentro un quadro di regole condivise da tutti. Per come la penso io, il problema vero non è come si sceglie il capo. Prima si definisce il programma e poi come si sta insieme, come si governano i problemi che inevitabilmente emergono».

Dal nuovo presidente di Confindustria Montezemolo cosa vi attendete?
«Di passare dalle parole ai fatti. In verità, mi aspettavo che Montezemolo aprisse subito il confronto con il sindacato. Non capisco questi ritardi. Spero di sbagliarmi, ma la mia sensazione è che ci sia una certa rilassatezza. E temo che la sovrapposizione di ruoli, alla guida della Fiat e degli imprenditori, sia faticosa. Almeno in una fase iniziale».

Il patto sulla competitività firmato l’anno scorso con gli imprenditori ha ancora senso?
«Nelle linee generali va bene ma adesso bisogna rivederlo e fare un passo in avanti. Le crisi industriali stanno aumentando giorno dopo giorno e da parte del governo non c’è alcuna idea e nessun progetto».