Cerca nel sito:

cgil Firenze stampa la pagina

novità sul sito   ultima modifica(mese/giorno/anno):

Home Page


Diritti news

Attualità

Vertenze

Consumi e società

Link utili

Diritti in rete

Organizzazione

Documentazione

Rubrica

Memoria

Sala stampa 

Chaise longue

Categorie e Servizi


Tessili
Rappresentanti sindacali Gucci: valuteremo strategia industriale del gruppo

"La situazione internazionale del comparto dei beni di lusso colloca il gruppo Gucci con i suoi Brands tra i primi tre grandi marchi mondiali per fatturato e redditività. Tale risultato è frutto di uno straordinario impegno finanziario, professionale e creativo protrattosi nel tempo".

Lo affermano in una nota i rappresentanti sindacali del CAE Gucci, riuniti a Firenze, che auspicano "il perdurare delle condizioni che hanno reso possibile tali circostanze tra cui le positive relazioni sindacali intrattenute a livello di gruppo e delle singole realtà aziendali".

All’azienda che presenterà oggi la sua strategia industriale e di investimento per il futuro del gruppo fanno sapere che valuteranno attentamente tali strategie e ne trarranno "una valutazione autonoma e motivata che presenteremo e confronteremo con il management aziendale in occasione della riunione del CAE che si terrà entro la fine di gennaio 2005". Inoltre ribadiscono che "la natura e le caratteristiche del Gruppo Gucci debbono essere valorizzate garantendo la necessaria autonomia gestionale e le dotazioni finanziarie per investire nel rafforzamento dell’intero gruppo, che trarrà vantaggi crescenti dall’insieme dei marchi che lo compongono e dalla capacità di commercializzare in proprio i prodotti che si realizzano".

Con l’occasione della convocazione del CAE Gucci in gennaio, il cui accordo istitutivo è stato confermato per i prossimi anni, affronteranno "questi temi importanti per il gruppo e per tutti i suoi lavoratori e si coglierà l’occasione per conoscere ufficialmente il nuovo management a cui viene rivolto l’augurio di un proficuo lavoro".


Polet scommette tutto sulla crescita della doppia G, per gli altri marchi l´obiettivo è frenare le perdite
Gucci punta al raddoppio in 7 anni
L´azionista francese riscrive le strategie del polo del lusso
da la Repubblica 15/12/04

MILANO - La Gucci orfana di De Sole e Tom Ford? Raddoppierà le vendite entro sette anni, puntando sulla forza del marchio della doppia G e cercando di rintuzzare le perdite della costellazione di firme posta attorno. Questo il verbo dell´amministratore delegato Robert Polet, che dalla primavera guida la maison e ieri a Londra ha presentato il piano industriale alla comunità finanziaria, sotto gli occhi concordi almeno formalmente  dell´azionista unico, Serge Weinberg, manager di Ppr, che ad aprile ha lanciato l´Opa residuale su Gucci togliendola dalla quotazione.

Per cogliere l´obiettivo di Polet, il solo marchio Gucci  che conta per quasi un terzo degli utili operativi di Ppr dovrebbe crescere nei ricavi a un ritmo del 10% nei prossimi sette anni, una tabella di marcia circa doppia rispetto a quella che l´ex manager Unilever prevede per il mercato del lusso. Ancor più forte, per Gucci, la corsa stimata dei margini lordi, che Polet valuta «verso il 70%» delle vendite entro tre anni, dal 68% attuale. A confortare questa ripresa, gli ordini lordi del marchio toscano per la collezione primavera/estate 2005, in aumento del 20%. Fin qui le cose belle, perché Gucci è l´unica realtà redditizia della galassia Ppr. Ci si chiedeva se qualche società più piccola (Ppr è padrona di 59 marchi internazionali del lusso) non potesse tornare sul mercato, ma ieri non sono emerse indicazioni: Sergio Rossi, Alexander McQueen, Balenciaga e McCartney dovrebbero raggiungere il pareggio entro il 2007, mentre non è stata fatta nessuna tempistica su Yves Saint-Laurent.

Come ha confermato l´amministratore delegato di Ppr, Gucci continuerà a costituire un´entità separata del gruppo francese, e gestita senza interferenze. «Non vi è alcun tipo di piano di revisione della strategia di lunga data di Gucci, o di esportare modelli di attività al dettaglio che non siano adeguati all´industria del lusso», ha detto Weinberg. Proprio per motivi di autonomia gestionale, l´estate scorsa, Domenico De Sole e Tom Ford avevano lasciato la Gucci, dopo anni di ristrutturazione e rilancio della società.

A livello geografico, il gruppo punta molto sull´Asia, dove prevede di aprire il 60% dei 22 nuovi negozi del prossimo triennio. Tuttavia, i manager Gucci hanno rassicurato che la produzione «non vedrà prodotti del marchio fabbricati in Cina». Una posizione che appare meno "rigida" rispetto a quella della Prada di Patrizio Bertelli. L´imprenditore di Arezzo aveva ipotizzato il passaggio dal made in Italy al made in Prada, pur garantendo la qualità e i processi produttivi, anche in zone più vantaggiose in termini di costo del lavoro.
(a.gr.)


La strategia del presidente Polet: +10% all'anno, nessuna cessione di marchi

Per Gucci ricavi e utili in crescita

NICOL DEGLI INNOCENTI sul Sole 24Ore 15/12/04

LONDRA • Raddoppiare le vendite del marchio Gucci, valorizzare sempre più il made in Italy e continuare a puntare sul segmento alto del mercato: una strategia tutta all'insegna della crescita quella delineata ieri a Londra da Robert Polet, presidente e amministratore delegato del gruppo Gucci.
Nella sua prima conferenza stampa internazionale da quando ha preso le redini del gruppo nell'ottobre scorso, Polet ha voluto chiarire le sue priorità e respingere ogni ipotesi di riposizionamento del marchio o di smembramento del gruppo. «Abbiamo fatto delle scelte fondamentali — ha dichiarato Polet —. Non acquisteremo nuovi marchi e non ne venderemo nessuno nei prossimi tre anni». Il gruppo continuerà quindi a • comprendere Gucci e Yves Saint Laurent, i due "motori" principali che rappresentano l'82% del fatturato annuo di 2,59 miliardi di euro, ma anche Bottega Veneta, Boucheron, Alexander McQueen, Balenciaga, Sergio Rossi e Stella McCartney.
La priorità sarà però valorizzare al massimo il marchio Gucci, ha sottolineato Polet: «La strategia multimarchio funziona, ma in passato ha fatto perdere di vista Gucci, che è il cuore del gruppo e sul quale intendiamo puntare». Gli investimenti in marketing e pubblicità aumenteranno del 20% e 22 nuovi negozi esclusivi verranno aperti nei prossimi tre anni. L'obiettivo è aumentare le vendite del 10% all'anno e tornare a un margine operativo del 70% dall'attuale 68% «per finanziare gli investimenti in creatività e innovazione». Il cuore e l'anima del marchio resteranno italiani, ha aggiunto Polet: «Gucci e made in Italy sono sinonimi e non possono essere separati. Non ci sarà mai un prodotto Gucci made in China». Le collezioni primavera/estate 2005 sono state un successo e gli ordini sono già aumentati del 20% rispetto allo scorso anno, ha detto Polet.
Il settore lusso — un mercato che quest'anno vale 134 miliardi di euro — è in crescita a livello mondiale, trainato in particolare dalla Cina e dall'Asia, ha detto Polet, e il gruppo Gucci è nella «posizione ideale» per sfruttare questo trend positivo. Gucci ha già otto negozi in Cina (l'ultimo è stato appena aperto a Shanghai) e in generale una forte presenza in Asia.
Il marchio Yves Saint Laurent che fattura 1,3 miliardi di euro all'anno ha perso smalto e va rivitalizzato, ha aggiunto Polet, senza però azzardare previsioni su quando potrà tornare al break-even. Il gruppo investirà anche su Bottega Veneta, aprendo tra l'altro 20 negozi nei prossimi tre anni, con l'obiettivo di raggiungere un fatturato di 200 milioni di euro dai 73 milioni del 2003.
Polet ha voluto anche sottolineare la sua assoluta autonomia da Pinault Printemps Redoute, il gruppo francese che controlla il 100% di Gucci. «Gucci resterà del tutto indipendente all'interno di Ppr» ha confermato Serge Weinberg, direttore generale del gruppo francese.