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Altri sette licenziamenti alla Chiarugi
Nuova crisi per l’azienda dopo i 52
dipendenti cacciati in pochi anni
Il mancato rinnovo della commessa della “Guess” fra i
motivi
di Guido Fiorini sul Tirreno 9/6/04
CASTELFIORENTINO. La crisi della moda sembra non finire mai. Dopo cinque procedure di mobilità richieste dal 1997 all’anno scorso e 52 licenziamenti complessivi, la “Italian Fashion Company” ha comunicato ai sindacati l’intenzione di mandare a casa altri sette dipendenti. L’azienda, che produce con il marchio “Chiarugi” e di cui lo stesso Sergio Chiarugi è direttore generale, ha perso la principale commessa, quella per la “Guess”, e vuole ridurre il personale. I sette licenziamenti sono nei settori campionario (1), modelleria (1), magazzino (2), controllo qualità (1) e 2 nello stabilimento bolognese dell’azienda. Con questi tagli l’azienda scenderebbe a 36 dipendenti.
Altri sette
licenziamenti alla Chiarugi
Già mandate via 52 persone dal ’97, ma la
“Ifc” perde la commessa Guess
CASTELFIORENTINO. La crisi della moda sembra non finire mai. Dopo cinque procedure di mobilità richieste dal 1997 all’anno scorso e 52 licenziamenti complessivi, la “Italian Fashion Company” ha comunicato ai sindacati l’intenzione di mandare a casa altri sette dipendenti. L’azienda, che produce con il marchio “Chiarugi” e di cui lo stesso Sergio Chiarugi è direttore generale, ha perso la principale commessa, quella per la “Guess”, e vuole ridurre il personale.
I sette licenziamenti sono nei settori campionario (1), modelleria (1), magazzino (2), controllo qualità (1, l’ultimo rimasto) e 2 nello stabilimento bolognese dell’azienda. Con questi tagli l’azienda scenderebbe dagli attuali 43 dipendenti a 36, di cui 10 a Bologna. «Tale decisione - ha scritto la direzione aziendale - è dovuta alla difficilissima congiuntura del mercato e alla perdita dell’unica licenza da parte del cliente/distributore principale (la Guess ndr)».
Ma i sindacati non ci stanno all’ennesimo taglio all’organico di questa azienda storica della Valdelsa. Nel marzo 1997 i licenziamenti furono 14, 7 nel novembre ’97, 7 nell’ottobre ’99, 6 nel giugno 2001 e 18 nel febbraio 2003, per un totale di 52 che hanno dimezzato un organico che, nei primi anni ’90, aveva sfiorato le 100 unità.
«Crediamo che questi licenziamenti - ha detto Barbara Marmugi, della Filtea Cgil - siano solo il paravento alle reali intenzioni dell’azienda: un piano di dismissione totale dei reparti per una completa delocalizzazione. Non per nulla Ifc è stata una delle prime a mettere linee di produzione in Romania e Turchia».
La Ifc è una delle aziende simbolo della zona. «Eppure - aggiungono alla Cgil - è un’azienda che ha perso molti posti di lavoro qualificati e che, da tempo, ha smesso di investire in qualità. Nell’assemblea svolta in fabbrica i lavoratori hanno espresso grande preoccupazione per i tagli e l’assenza di programmazione. Ormai l’organizzazione capillare ha lasciato il posto a una “quasi improvvisazione” giorno per giorno». L’incontro fra sindacati e azienda, in Confindustria, è fissato per il 15 giugno
LA SCHEDA
All’inizio era Doreal
La Ifc nasce come “Doreal”, creata dai genitori di Sergio Chiarugi, attuale
direttore generale, verso la metà degli anni ’60 e da subito è una
delle aziende più significative della zona, occupa circa 70 persone e produce
camicette e lingerie. Verso la fine degli anni ’90, quando va nel nuovo
stabilimento di Malacoda, diventa “Società Finanziaria Moda” e sviluppa
capi da notte, corsetteria, moda mare. Uno stabilmento con altissima tecnologia,
i dipendenti sfiorarono le cento unità. Tempo dopo, però, diventa “Italian
Fashion Company” e verso la fine degli anni ’90 inizia a licenziare.
MODA L’azienda di Castelfiorentino è alla sesta riduzione di
personale dal ’97
Ifc, mobilità per 7 dipendenti
da La Nazione 9/6/04
Nuova procedura di mobilità alla Ifc di Castelfiorentino. La riduzione di personale riguarda 7 addetti: uno nel reparto campionario, uno alla modelleria, uno al controllo di qualità (settore che a questo punto, dice il sindacato, scompare), due al magazzino e altri due alla sede di Bologna. Il primo incontro tra le parti dovrebbe svolgersi agli Industriali il 15. La decisione è stata presa, scrive la direzione, «per la necessità di procedere a una riorganizzazione interna stante la difficilissima congiuntura che il mercato sta attraversando nonché a un ridimensionamento strutturale resosi necessario causa la perdita dell’unica licenza», quella della Guess.
Alla Filtea-Cgil Barbara Marmugi fa notare che l’azienda ha decimato il suo organico aziendale per cinque volte a partire dal ’97. Dopo la sesta riduzione di personale, quella attuale, «nell’azienda resteranno 36 dipendenti, dieci dei quali a Bologna. Queste misure hanno fatto da paravento a un piano di dismissione totale di reparti e fasi di lavorazione, nella più classica logica di una completa delocalizzazione. Ifc, infatti, è stata tra le prime aziende a ‘inaugurare’ l’esodo verso altri paesi, nel caso specifico Romania e Turchia. Quindi una delle aziende simbolo di Castelfiorentino ha smesso, e da tempo, di investire in qualità».
I lavoratori, che si sono riuniti in assemblea, sono molto preoccupati per le decisioni dell’impresa e per i repentini cambiamenti nel metodo di lavoro. L’Ifc nasce come Doreal alla metà degli anni ’60 e diventa ben presto una delle aziende più significative della Valdelsa. Produce camicette e si affaccia nel mondo dell’abbigliamento intimo. All’inizio degli anni ’90 si trasferisce, con il nome di Società finanziaria moda, nella zona industriale di Malacoda. Infine cambia di nuovo e diventa Ifc.
MODA Mobilità alla confezione
Vertenza Modyva Nessuno spiraglio
da La Nazione 8/6/04
La vertenza alla confezione Modyva ha compiuto un passo avanti nella direzione che meno piace ai lavoratori, quella dell’approdo alla mobilità per 29 dipendenti su 69 come chiesto dall’azienda. E’ infatti terminata la fase sindacale della procedura (45 giorni per trattative e contatti) e inizia quella provinciale (35 giorni per nuovi incontri) al termine della quale si passa appunto alla mobilità. «Noi — dice Silvano Pini, responsabile di zona della Filtea-Cgil — nell’ultimo confronto abbiamo ribadito la richiesta del ritiro della procedura per esplorare altre strade, a partire dalla cassa integrazione». La direzione dell’impresa ha invece sostenuto che non ci sono soluzioni alternative a quella avanzata.
MODA A fine mese l’azienda di pelletteria di Cerreto Guidi metterà in mobilità i nove dipendenti che sono ancora in organicoBruno Berti su La Nazione 8/6/04
La Enny, una delle aziende storiche di Cerreto Guidi, ha deciso di chiudere i battenti a fine mese. Perderanno il lavoro nove dipendenti: andranno in mobilità. La notizia è un’altra di quelle che fanno dormire sonni agitati ai sindacalisti e più ancora, è chiaro, ai diretti interessati. «Non è stato un fulmine a ciel sereno — commenta Silvano Pini della Filtea-Cgil — perché l’accordo raggiunto a febbraio dell’anno scorso (quando se ne andarono dalla fabbrica 19 persone, n.d.r.) diceva che se l’andamento non migliorava l’azienda avrebbe cessato l’attività entro il 2004». I sindacalisti e i dipendenti hanno sperato fino in fondo che la direzione cambiasse idea, ma le cose non sono andate nel modo desiderato.
L’azienda, che produce pelletteria, era ormai un simulacro di se stessa: nell’immenso stabilimento di via Piave, appena fuori dal centro di Cerreto, i nove addetti si perdevano. Quando sulla fabbrica sarà ammainata la metaforica bandiera, il settore della pelletteria dell’Empolese perderà un nome che è stato per lunghi anni un punto di riferimento. Nel periodo di maggiore fulgore, nei primi anni ’80, la creatura sorta dall’impegno e dalla determinazione di Giovanni Battista Cappellini arrivò a contare circa 400 dipendenti. I prodotti fabbricati a Cerreto erano di casa sulle riviste di moda: le borse (ma c’erano anche calzature e abbigliamento in pelle) avevano contenuti di stile molto interessanti e soluzioni tecniche innovative che guardavano anche alle esigenze dei consumatori giovani.
Poi, nella seconda metà degli anni ’80, una crisi finanziaria provocò seri problemi. Subentrò la Siac, una società di assicurazioni, e quindi, con una parabola discendente almeno dal punto di vista dell’occupazione, degli imprenditori conciari. Adesso, per gli attuali titolari, non sembra che ci siano altre opportunità e che l’unica soluzione sia la chiusura dell’attività.
Contro i licenziamenti
Modyva, si sposta in Provincia la
vertenza
dal Tirreno 8/6/04
EMPOLI. La vertenza Modyva finisce sul tavolo delle trattative
in Provincia. Nonostante le numerose assemblee, la proprietà non ha cambiato
idea: non vede soluzioni alternative alla riduzione di personale che ha
anticipato agli organismi sindacali. «Ci sono stati tanti incontri - spiega
Silvano Pini della Filtea Cgil - ma non siamo arrivati a nessuna soluzione
positiva. Ecco perché adesso, tutto passa a una fase successiva, spostando il
confronto negli uffici della Provincia».
L’azienda, che ha perso una sostanziosa collaborazione con un gruppo
tedesco, la Aigner, ha deciso di dimezzare l’organico nella sua azienda che si
trova al terrafino. Una decisione che i sindacalisti ritengono ingiustificata,
al punto da chiedere ai titolari di ricorrere alla cassa integrazione, anziché
al licenziamento di oltre venti persone. «Ma su questo non c’è stata alcuna
apertura - conclude Pini - nonostante la fermezza della lotta sindacale
dimostrata dai dipendenti della confezione che produce abbigliamento di alta
qualità».
La ex Enny manda a casa i dipendenti
La famosa pelletteria chiuderà prima
dell’estate: in 9 perdono il posto
dal Tirreno 8/6/04
CERRETO GUIDI. La lettera, con il preavviso, l’hanno ricevuta in questi giorni. Alla fine dell’estate, la Enny, azienda storica della pelletteria cerretese, chiude definitivamente. E manda a casa le nove persone che erano rimaste all’interno. La smobilitazione della struttura che, negli anni Settata ospitava addirittura un organico che sfiorava i trecento dipendenti, era iniziata un anno fa, quando - ormai passata dalla Enny alla Gip, gestione industriale pelletterie - aveva ridotto all’osso il proprio organico. Ma in quell’occasione - era il febbraio di un anno fa - gli imprenditori cerretesi avevano anche preso un impegno con le organizzazioni sindacali. Avevano firmato un accordo con il quale si impegnavano a lasciare nello stabilimento di Cerreto Guidi almeno il reparto di modelleria e di spedizione. «La produzione - spiega Silvano Pini, sindacalista della Camera del Lavoro di Empoli - da tempo, ormai, veniva effettuata altrove».
E adesso, invece, il passo indietro. «In questi giorni è stato dato il preavviso ai dipendenti, alcuni impiegati, altri addetti alle spedizioni delle merci - spiega il sindacalista - È stato detto loro che l’azienda chiuderà definitivamente. Scompare, così, una delle aziende storiche del nostro Circondario; una ditta che per anni è stato il pilastro dell’economia dell’intera area, se si pensa che ha dato posto a circa trecento dipendenti, una ventina di anni fa».
La chiusura della Gip, ex Enny è avvenuta per gradi: nel corso degli anni
sono stati numerosi i ricorsi alla messa in mobilità dei propri dipendenti. Ma
l’accordo stipulato un anno fa sembrava scongiurare la definitiva chiusura
della pelletteria.