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Intervista a Paolo Nerozzi, della segreteria della Cgil. Intanto Cgil, Cisl e Uil incontreranno Bombassei di Confindustria in vista del vertice con Montezemolo

«Al governo chiediamo fatti»

di Fabio Sebastiani su Liberazione 16/6/04

Qual è il termometro dei rapporti tra le parti sociali all'indomani del voto europeo? Per il momento tutto tace. Anche il rituale richiamo di Sacconi al dialogo appare pallido e senza forza. Intanto, dopo le prove di dialogo sulla concertazione fra Confindustria e sindacati, i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil avranno incontri separati nei prossimi giorni con Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria con delega per le relazioni industriali, per poi incontrare intorno a fine mese, tutti insieme il neopresidente degli industriali Luca di Montezemolo. Per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, porterà l'esecutivo ad aprirsi maggiormente alle istanze del sindacato. Più netta la dichiarazione del segretario Cisl Savino Pezzotta. «Basta contare i voti e si capisce. Io voglio fare la concertazione, punto». Su questi temi, Liberazione ha intervistato Paolo Nerozzi, segretario nazionale della Cgil.


Qual è il tuo giudizio sul risultato del voto europeo?

E' indubbio che il voto delle europee abbia colpito la politica di Berlusconi e di Tremonti. In particolare, il confronto le parti sociali, la delega sulle pensioni e il piano per il taglio fiscale. Però, vorrei sottolineare, nel risultato del voto non può essere letto uno spostamento politico di quella parte del blocco sociale che aveva votato per il centrodestra.


Da questo, che in parte è vero, quali conclusioni trai?

Questo ci porta a riflettere maggioramente sul tema della povertà che rende soli e abbandonati parte delle persone che la sinistra dovrebbe rappresentare. Non so quanto sia vero, ma se in alcune parti del paese si parla di voto di scambio, vuol dire che intere regioni sociali vivono nell'isolamento più assoluto.


Ora, però, qualche problemino il governo ce l'ha, se non altro nel grado di litigiosità interna...

Hanno un problema di non poco conto, ovvero come conciliare la linea di Tremonti con un necessario cambio di segno nella politica sociale, come è tornato a chiedere il ministro Alemanno. Come si concilia l'Udc con la devolution? Tutto questo in una situazione di crisi economica pesante.


Qualche dirigente sindacale legge in questo una possibilità politica per il sindacato.

Il punto non è apprezzare il cambiamento formale nei toni. Ci sono alcuni temi che non sono rinviabili: pensioni, distribuzione del reddito, la precarietà. Berlusconi ha due strade, o cambia completamente linea oppure continua sulla stessa accentuando il modelli della devoluzione e dirigendo in porto la delega sulla previdenza e il taglio del fisco. Voglio dire, avevamo una proposta unitaria che vale adesso, dopo il voto, come valeva prima. Noi, ovviamente, non è che non vediamo quel che sta accadendo. Il punto è che vale il detto evangelico "dai fatti vi riconosceremo". I fatti, appunto, dicono di un taglio negli incentivi per gli investimenti al Sud e un contratto per il personale della polizia che non contempla il recupero dell'inflazione.


Parlavi delle iniziative di lotta...

Non è nel compito del sindacato aumentare o diminuire le percentuali, ma se Tremonti è in crisi è anche grazie alle iniziative di lotta messe in campo dal sindacato. Credo che per andare avanti occorra attivare un rapporto democratico con i lavoratori e dare corso alle iniziative di lotta.


Il segretario della Cisl Savino Pezzotta dice che la Fiom è un problema per la Cgil. Confermi?

Siamo contenti di avere questo problema. E credo, come ha detto Epifani a Chianciano e a Livorno, è grazie alla lotta di questi lavoratori e queste lavoratrici che abbiamo potuto mettere in crisi le politiche del governo.


Come giudichi il risultato raggiunto dall'Ulivo?

Abbiamo bisogno che le forze di opposizione avviino la costruzione del programma in vista del 2006 su sviluppo, reddito, precarietà e diritti. E' bene che questo programma cresca dal basso e sia un elemento di forte contraddizione rispetto ai problemi prima elencati. Occorre un programma che sia marciante da subito e parli al paese e alle persone più deboli che sono nel blocco di centrodestra.