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qui il testo del patto Le
slides che illustrano l'accordo
CGIL CISL UIL Firenze
Assemblee territoriali sul
Patto per lo Sviluppo Sostenibile
Cari compagni, cari amici
come sapete il 16 dicembre 2004 è stato firmato tra le nostre Organizzazioni Sindacali e le controparti datoriali il Patto per lo Sviluppo Sostenibile la coesione sociale, l’integrazione per la Provincia di Firenze.
Questo patto è un vero e proprio programma di lavoro che ci vedrà tutti impegnati nei prossimi mesi per la sua riuscita. Condizione indispensabile è che l’intesa sia conosciuta e condivisa dal più alto numero di soggetti sia Istituzionali che di Associazioni.
Per questo stiamo predisponendo insieme ai soggetti firmatari del Patto un calendario di assemblee da svolgere in 5 sedi nella provincia e più precisamente:
Piana(Sesto Campi Calenzano) 17/3 - a Sesto Fiorentino, presso il Comune, saletta 5 maggioChianti Valdarno Valdisieve 15/3 - a Pontassieve, c/o la CNA, via Lisbona
Mugello 14/3 - a Borgo San Lorenzo, presso il Comune, sala Giotto
Empolese Valdelsa 11/3 - a Empoli, c/o l'auditorium Agenzia per lo sviluppo, p.zza della Fiascaia n. 1
Scandicci.03/3 - presso la sede del Consiglio comunale
Le assemblee si terranno la mattina con orario 9-14, con la presenza del Vice Presidente della Provincia Barducci ,le Amministrazioni Comunali ,CGIL CISL UIL le Associazioni Datoriali.
Oltre alle Istituzioni (Provincia, Comuni, Comunità montane ecc), Aziende del credito locale, noi intendiamo coinvolgere tutte le nostre RSU Aziendali che di volta in volta saranno interessate dalle assemblee predette, anche con un loro eventuale coinvolgimento che si concretizzerà con un intervento durante questi incontri.
Pertanto vi chiediamo di coinvolgere le nostre RSU informandole sui contenuti dell’accordo e di predisporre la partecipazione alle assemblee quando saranno effettuate.
Firenze, 14 febbraio 2005
IL RETTORE Il sogno di Marinelli
Una Fondazione aiuterà l’Ateneo a svilupparsi meglio nel campo dei finanziamenti
da la Nazione 22/2/05
Creare una struttura che comprenda soggetti pubblici e privati, per offrire maggiori opportunità di raccolta di finanziamenti esterni per l’Università, per migliorare il confronto con la società, per capire meglio le esigenze in tema di ricerca ma anche di rinnovamento del sistema economico. E’ l’idea che sta alla base della decisione di craere una Fondazione universitaria e che il rettore Augusto Marinelli ha annunciato ieri. Un’idea, ha spiegato poi a voce, rispondendo alle domande dei giornalisti, che risale al 2000 e al suo programmna di governo.
«Già allora - ha detto - ritenevo che una Fondazione potesse essere uno strumento utile per avere un luogo di confronto. All’inizio ho avuto qualche resistenza su questo da studenti e professori, però nel tempo le cose sono cambiate». Il progetto Fondazione, dunque, è pronto. Marinelli si immagina una Fondazione universitaria che resti saldamente nelle mani pubbliche, con una partecipazione dell’Università che sia dunque maggioranza sempre e comunque. Ne ha già parlato con i soggetti privati e le istituzioni, in un confronto in ateneo al quale hanno partecipato sindacati, associazioni imprenditoriali e, appunto, le istituzioni pubbliche. «Mi pare - fa notare — che alla fine siano stati anche loro a chiedere la Fondazione». Per metà marzo, aggiunge il rettore, pensa di poter portare il progetto Fondazione in discussione al senato accademico. « Penso - conclude - che partiremo con due soci all’inizio: l’Università e la Camera di commercio».E. M.
La proposta lanciata dall’università di Firenze
Una Fondazione della ricerca per piccole aziende
«Soltanto progetti mirati e con i tempi brevi imposti dal mercato globale»
di Elettra Gullè su La Nazione 9/2/05
FIRENZE — Una fondazione dell’università di Firenze, che abbia il contributo di fondazioni bancarie e imprese, che raccolga fondi, che faccia da cabina di regia per la ricerca e l’innovazione nell’industria. È la proposta del prorettore Alberto Del Bimbo nella tavola rotonda su ‘Università e sviluppo del territorio’, ieri nell’aula magna dell’ateno fiorentino. All’incontro, che ha preso le mosse dal Patto per lo sviluppo siglato prima di Natale dai sindacati e da Assindustria, Api e Cna, hanno partecipato, tra gli altri, il rettore Augusto Marinelli, i presidenti della Provincia e di Assindustria Firenze, Matteo Renzi e Sergio Ceccuzzi, oltre a imprenditori e rappresentanti dei sindacati. A far da moderatore, il collega Pino Miglino de «La Nazione».
«Oggi — ha detto il rettore Marinelli — viene suggellata una rete a sostegno dello sviluppo del territorio, un’osmosi tra ricerca e imprese, consci che il rilancio dell’economia passa solo attraverso la concertazione tra imprenditori, istituzioni e università».
In una Toscana , dove la fanno da padrone le piccole e medie imprese, servono progetti mirati e a breve termine. Una domanda a cui solo da pochi anni l’università si va attrezzando. Una «microricerca» che tuttavia non deve essere sostitutiva — è stato rimarcato— ma aggiuntiva della ricerca alta e a lungo termine che è nel dna delle università.
Nell’innovazione per la piccola industria, preziosa è l’esperienza di ‘I2T3’, presidente il matematico ed ex sindaco di Firenze, Mario Primicerio. E’ una onlus fondata nel 2001. Con il supporto di Camera di commercio, Cnr ed Ente Cassa di risparmio di Firenze, ha utilizzato ricercatori a tempo determinato e stipulato trentuno contratti, anche con aziende nazionali. «Una struttura snella, pronta ad autosciogliersi in un organismo istituzionale che avesse le stesse finalità», ha spiegato Primicerio. Altri esempi da moltiplicare sono gli incubatori di impresa, come quello già attivo nel polo univesitario di Sesto. Come è da estendere il ‘noleggio dei laboratori’, la possibilità per le aziende di fare ricerca nei laboratori universitari. O all’inverso — se ne fa promotore, avendone già, l’industriale Targetti — laboratori universitari negli stabilimenti. Insomma, «è il momento di superare il gap di competitività – ha concluso Ceccuzzi —. Guardiamo agli Usa, dove le università vivono in osmosi con le aziende».
UNIVERSITA
E SVILUPPO DEL TERRITORIO
Aula
Magna - Università degli Studi di
Firenze 8 Febbraio 2005
10.00 Apertura
A.
Marinelli
Rettore Università degli Studi di Firenze
10.20 L’Accordo per il patto per lo sviluppo sostenibile, la coesione sociale, l’integrazione
S. Ceccuzzi Presidente Assindustria Firenze
Rappresentante
delle OO.SS.
11.00 Tavola rotonda: Università, quale ruolo e quali strumenti
Partecipano:
P. Targetti, A. Fedeli Industria e Artigianato
R. Santini, M. Battistini Sindacato Industria e Università
E. Speranza, L. Bonechi Fondazioni Bancarie Toscane
M. Renzi Provincia di Firenze
A. Del Bimbo, M. Primicerio, M.P. Chiti Università degli Studi di Firenze
Rappresentante Camera di Commercio
Coordina: F. Carrassi – Direttore de La Nazione
12.40 Conclusioni A. Marinelli
Sviluppo l’Esempio di Firenze
di Michele Ventura capogruppo dell’Ulivo in Commissione Bilancio alla Camera dei deputati
pubblicato dall'Unità 7/1/2005
Le nuove sfide economiche e sociali impongono anche a Firenze e in Toscana una raccolta di forze, di intelligenze e di saperi. L'importante accordo siglato qualche giorno fa tra associazioni imprenditoriali e sindacati sembra andare in questa direzione: è un atto estremamente positivo in cui vengono individuati obiettivi che, nel medio periodo, produrranno uno sviluppo economico qualitativamente molto alto. Firenze è certamente un passo avanti rispetto al confronto che si è aperto a livello nazionale, è una risposta alle posizioni del sindacato e ad alcune istanze della "nuova" Confindustria di Montezemolo.
Il contrasto con quanto prospetta la legge finanziaria appena approvata è abissale. Se da un lato si chiedono politiche per favorire innovazione tecnologica, formazione, infrastrutture materiali ed immateriali, dall'altro si risponde con manovre demagogiche sulla pressione fiscale (che aumenta, non diminuisce), con tagli indiscriminati a Enti locali, Regioni, Università, istituti di ricerca. Le politiche industriali sono assenti mentre i consumi risentono delle difficoltà crescenti di vasti settori della popolazione. L'arretramento del made in Italy nel prossimo triennio, secondo previsioni di importanti istituti di ricerca, rischia di accentuarsi: nel 2005, a seguito della nuova Finanziaria, diminuiranno del 39,98% gli stanziamenti per il fondo per gli interventi agevolativi alle imprese, del 6,44% il contributo al finanziamento dell'Ice e del 6,45% l'attività di promozione.
È del tutto evidente che le stesse politiche regionali e locali sono chiamate a nuove sfide. Anche a Firenze e in Toscana. Penso ai distretti industriali non riproducibili all'infinito nell'attuale struttura; alla contrazione della produzione del tessile, abbigliamento, calzaturiero e orafo; alla gestione delle conseguenze (positive) dell'accordo Piaggio - Aprilia; alla riqualificazione dell'indotto della Valdera; alla siderurgia di Piombino; ai processi di deindustrializzazione nella provincia di Massa Carrara. Strategico, poi, individuare aziende leader per settori e territori sulle quali costruire nuovi e qualificati agglomerati produttivi.
Fondamentale anche
pensare a distretti innovativi di valenza nazionale quale, ad esempio, l'area
Firenze-Prato. È indispensabile, però, sorreggere il tutto con nuove
politiche finanziarie selettive nel sostegno alla ricerca, che contribuiscano
alla patrimonializzazione ed al rafforzamento delle imprese. E considerare le
fondazioni bancarie presenti in Toscana come una vera "risorsa": non
solo il tramite di "graziose" sponsorizzazioni, ma fattori dello
sviluppo.
Il tema dello sviluppo e delle sue implicazioni può essere un decisivo banco
di prova per formare nuove classi dirigenti. Il punto essenziale è che ognuno
si senta impegnato a fare sistema.
L´intervista
L´assessore allo sviluppo Riccardo Nencini apre al
patto tra sindacati e imprenditori
"In Italia c´è clima di scontri a Firenze si fanno
accordi"
"Il lavoro è questione
centrale: ragioniamo di pari diritti anche per i lavoratori precari"
NOSTRO SERVIZIO su La Repubblica 7/1/05
Facciamo un passo avanti nelle relazioni sociali. Facciamo un patto che guardi anche ai progetti infrastrutturali. E´ quanto propone l´assessore allo sviluppo di Palazzo Vecchio Riccardo Nencini, dopo il «Patto per lo sviluppo sostenibile, la coesione sociale, l´integrazione», firmato a metà dicembre da imprenditori da una parte e sindacati dall´altra. Cioè da associazione degli industriali, Api, Cna, Confartigianato e Cgil, Cisl e Uil.
Assessore Nencini, i firmatari del patto hanno chiesto un incontro con il
Comune. Sarà solo uno dei tanti incontri?
«Al contrario, stiamo prendendo molto sul serio questa richiesta. Questo
accordo segnala Firenze come una punta delle relazioni sociali: mentre in Italia
si vive un clima da scontro, a Firenze si fanno accordi importanti. Questo è
anche il frutto di un clima, la ricerca del dialogo e la composizione degli
interessi economici qui ha dettato da anni una cultura di riferimento»
E voi che farete, vi limiterete ad ascoltare?
«I firmatari del patto ci pongono temi riguardanti la dotazione
infrastrutturale, dal nuovo termovalorizzatore alla nuova sala convegni. E su
queste cose l´amministrazione, dopo aver ascoltato deve essere anche capace di
pratiche di governo».
Sta pensando ad una sorta di accordo, di Patto Strategico per le infrastrutture?
«Lavoriamo insieme, gli atti poi saranno assunti dal Comune. Se c´è accordo
anche i progetti strategici hanno più forza e più spinta».
Tema centrale dell´accordo imprenditori-sindacati è il lavoro.
«Nell´accordo si dice che i lavori a tempo determinato sono la normalità dei
rapporti di lavoro. L´insieme delle imprese e delle pubbliche amministrazioni
devono ragionare insieme su questo».
Il Comune però ha ex Co.co.co e lavoratori interinali.
«Appunto. Ne abbiamo diversi. Circa un migliaio. Dobbiamo sapere che questi
devono trovare stabilità ma anche che siamo nel mezzo di politiche restrittive
che vietano nuove assunzioni. E allora si deve ragionare di parità di diritti,
dal riconoscimento della maternità e della malattia alle ferie. Si deve
immaginare che a chi presta lavoro precario in Comune venga riconosciuto questo
periodo come esperienza utile per l´assunzione a tempo indeterminato».
Sta pensando ad un protocollo Comune-soggetti economici?
«Questo potrebbe essere uno scenario. Credo che avrebbe un valore anche per lo
sviluppo del sistema di welfare locale. Dalla Fondazione della cultura ai nidi e
alla sanità. Un rilancio delle politiche di sviluppo contro le forze della
conservazione. Un patto bilaterale che potrebbe allargarsi per cerchi
concentrici. Se questo funziona, Firenze si candida ad essere la città dove le
relazioni sociali assumono valore strategico».
Che rapporto ha tutto questo col Piano strategico vero e proprio?
«E´ il rapporto che c´è tra gli interessi immediati e la progettazione del
futuro, una sorta di scalino intermedio tra l´amministrazione quotidiana e la
prospettiva».
Ma voi siete disposti o no a rivedere le politiche per i precari?
«Nel 2005 abbiamo il contratto decentrato e uno dei temi che proporremo
riguarderà proprio la riorganizzazione della macchina». (m.v.)
L´accordo sindacati-imprenditori a
Firenze è già fatto. Ora serve il secondo passo: allargare l´intesa a tutti i
soggetti economici e i governi
Ora si tratta di concordare il master plan di obiettivi e
priorità. E´ finita l´era delle richieste corporative, la crisi richiede un´azione
complessiva
di Ilaria Ciuti da La Repubblica 22/12/04
CRISI grave come non si era mai vista, concordano il presidente di Confindustria Montezemolo e il segretario generale della Cgil Epifani. Tanto da indurre quest´ultimo a considerare la necessità di un´intesa tra le forze sociali e il numero due degli industriali Bombassei a dichiararsi interessato. In questo scenario Firenze è già avanti. Qui le associazioni imprenditoriali, non solo Confindustria ma anche Api (piccole imprese) e gli artigiani di Cna e Confartigianato, hanno già firmato un accordo con Cgil, Cisl e Uil che ha un nome ambizioso: «Accordo per il patto per lo sviluppo sostenibile, la coesione sociale, l´integrazione». Non siamo dunque al primo, ma al secondo passo. L´accordo è fatto, si tratta di concordare il master plan di obiettivi e priorità che dovrebbe derivare dal patto allargato a tutti gli attori dell´economia territoriale, comprese le istituzioni. Per Repubblica, Ilaria Ciuti e Pietro Jozzelli ne parlano con il presidente degli industriali Sergio Ceccuzzi e il segretario generale della Cgil metropolitana, Alessio Gramolati.
Quali sono adesso i passi da fare per realizzare gli obiettivi sui quali
chiedete la condivisione da parte degli interlocutori locali?
CECCUZZI: «Dobbiamo fare una premessa. Noi stiamo vivendo una sorta di torpore,
i dati sull´occupazione, comunque li si voglia interpretare, lo confermano.
Dobbiamo uscirne e vincere la grande sfida per la competitività altrimenti il
territorio è a rischio di decadenza. Ci preoccupa la sensazione che il settore
manifatturiero non sia più trainante. L´accordo, al contrario, riparte da lì
con la convinzione che senza la spinta del manifatturiero non marcia neanche il
terziario. Alle spalle abbiamo il patto per lo sviluppo regionale e una storia
toscana di rapporti in ogni caso ricchi tra Confindustria e sindacati. Infine,
siamo convinti di voler rilanciare lo sviluppo guardando innanzitutto a ciò che
noi dobbiamo fare e poi passando al territorio».
GRAMOLATI: «Abbiamo concluso questo accordo sulla base di alcune convinzioni
condivise: che la crisi è generale ma qui è dovuta anche a debolezze endemiche
del nostro sistema produttivo, che si vince se ci sono politiche a favore dell´industria
e che a livello nazionale queste politiche non esistono. Detto questo, l´accordo
non è solo difensivo, viene da fatti positivi (l´unità sindacale e delle
associazioni imprenditoriali, la coesione sociale del territorio, le grandi
mobilitazioni degli ultimi anni). Soprattutto propone un modello di relazioni
con le istituzioni, relazioni basate non su interessi corporativi ma generali,
che sono all´antitesi del modello governativo di democrazia corta da cui
vengono esclusi i sistemi di rappresentanza. Adesso l´accordo punta al patto più
largo perché la sfida è così complessa che nessuno è in grado di vincerla
senza il coinvolgimento di tutti, senza un sistema di governance territoriale
che includa università, ricerca, Camera di Commercio, banche, istituzioni. Noi
vogliamo concludere insieme un patto per lo sviluppo ma non iniziamo chiedendo
agli altri. L´accordo propone come prima cosa ?buone pratiche´ all´interno
del sistema delle imprese e rappresenta già un salto di qualità nelle
relazioni industriali. Anche se è evidente che oggi la sola competitività di
impresa non può rispondere alla sfida globale».
Ma i contratti da firmare e le vertenze aziende-sindacati non vi divideranno di
nuovo?
CECCUZZI: «Dobbiamo distinguere tra gli aspetti strategici e quelli
contingenti. Il lungo lavoro che ci attende per il patto fa parte di un discorso
strutturale. Gli accordi da concludere sono invece la contingenza e, come dice
anche Bombassei, si firmano molti più accordi di quanti facciano scalpore.
Oltretutto se le parti decidono di concertare la strategia, anche gli accordi
contingenti diventano più agevoli. E, anche se ciò non fosse, una frattura
contrattuale non crea problemi sul lungo cammino da fare insieme».
GRAMOLATI: «I contratti vanno fatti: se non c´è recupero di potere d´acquisto
non ci sarà ripresa della domanda interna. Ma se non si produce ricchezza non
la si potrà neanche redistribuire. Questo accordo non è firmato per rinunciare
al nostro ruolo, ma lo sviluppo può evitare l´esasperazione dei conflitti».
Quali priorità chiedete agli interlocutori locali?
GRAMOLATI: «Rispettiamo l´autonomia di ognuno e le priorità vogliamo trovarle
insieme. Noi proponiamo esclusivamente di vincere insieme la sfida per lo
sviluppo. L´accordo parla prima di tutto di ?buone pratiche´ che riguardano le
parti. Per esempio, l´obiettivo del posto di lavoro fisso e non precario, la
certificazione sociale per combattere la delocalizzazione, la buona accoglienza,
in un mercato di affitti alle stelle, di chi verrà da fuori a lavorare alle
grandi opere infrastrutturali, gli asili nido interaziendali per contrastare l´espulsione
del lavoro femminile dal mercato, la validità di un accordo impresa-università
per il trasferimento tecnologico come quello dell´Alcatel. Dopodichè è
evidente che se ci saranno politiche territoriali atte a favorire questo tipo di
iniziative le ?buone pratiche´ singole potranno estendersi e diventare
patrimonio comune».
CECCUZZI: «Noi possiamo dare indirizzi a i nostri soci e formarli per indirli a
incrementare queste pratiche. Ma dall´altra parte ci deve essere attenzione ai
temi che pesano per la competitività del territorio. Per questo l´accordo si
rivolge a tutti gli altri, li chiama a condividere azioni che non riguardano
solo noi, ma l´università, le banche, le istituzioni. Abbiamo bisogno di una
governance teritoriale, lo ripeto. Certe scelte, sulla mobilità sempre più
collettiva e sempre meno privata, lo smaltimento dei rifiuti, l´offerta
turistica, hanno ricadute sullo sviluppo complessivo. Sono scelte che vanno
fatte a livello, prima, di città metropolitana e poi di area vasta».
Intanto il consiglio comunale ha fato il punto sui rifiuti: si fa il
termovalorizzatore ma si punta anche al 50% di raccolta differenziata. Non è un
inizio?
CECCUZZI: «Sì. Ma c´è il problema dei tempi che è basilare. Noi non
rimettiamo in discussione le scelte, ma vorremmo sapere i tempi di
realizzazione. Abbiamo bisogno di certezze. Per esempio sul problema del
passaggio della tassa sui rifiuti a tariffa siamo stati molto espliciti, noi l´accettiamo,
ma vogliamo che sia una vera tariffa corrispondente al costo del servizio e che,
per esempio, le imprese che fanno per conto loro la raccolta differenziata,
debbano pagare meno. Ma come si fa a ridurre i costi se non abbiamo impianti?».
Voi parlate di tempi certi quando qui si è già in forte ritardo. Forse
intendete soprattutto chiedere che si faccia alla svelta e che si ammodernino le
strutture che devono realizzare gli obiettivi?
CECCUZZI: «Potevamo fare il solito elenco di cose che non vanno, ma si è già
fatto e il risultato è zero. Oggi noi abbiamo, ognuno maggiori responsabilità
verso i propri iscritti, non possiamo permetterci di sprecare energie. O si fa
un salto verso lo sviluppo o diventeremo un paese arretrato che perde tutti i
treni della competitività. Allora proviamo a fare qualcosa di diverso dai
soliti lamenti, domandiamoci per prima cosa noi cosa possiamo fare per dare il
buon esempio, assumiamo su di noi le due parole d´ordine: qualità e
responsabilità e chiediamo poi la stessa cosa anche agli altri. Puntiamo a una
politica del fare. Per esempio se si discute sulla Fondazione della cultura
diamoci tre mesi e poi realizziamola, se si decide di fare il termovalorizzatore
partiamo con le gare. Lo stesso vale per la discussione sull´aeroporto, non la
si porta avanti in eterno ma qualcosa si decide, se si parla di innovazione si
fa un accordo subito con l´università per il trasferimento tecnologico alle
aziende. In soldoni, questa è la convinzione delle parti che hanno sottoscritto
l´accordo. Se riusciremo a portare anche gli altri su questo terreno, saremo
felici. Altrimenti, però, avremo comunque fatto un passo avanti nelle relazioni
tra noi e i sindacati e continueremo».
GRAMOLATI. «E´ necessario capirsi bene: questo non è un accordo che si mette
in competizione con nessuno. E´ esattamente il contrario, offre un´opportunità
di condivisione senza la quale in questo momento la sfida non è affrontabile.
Ma le opportunità, se sapremo coglierle, ci sono. Siamo uno dei maggiori centri
della ricerca in Italia, siamo il 4° polo industriale. Siamo anche fatti di
piccole e medie imprese per le quali il trasferimento tecnologico è assai più
difficile che per le grandi imprese. Ecco la necessità di pianificare insieme
la soluzione per le prime. E a pianificare sarà il compito del master plan.
Dopodichè creeremo un osservatorio terzo che verifichi gli stadi di
realizzazione degli obiettivi».
A proposito di alcuni obiettivi sul territorio di cui l´accordo già parla, uno
di questi è il grande parco della piana. Non è che questo va oggetivamente a
scontrarsi con l´ipotesi di seconda pista a Peretola?
CECCUZZI: «Noi non parliamo né di seconda né terza o quarta pista. Non ci
interessa e il parco della piana non ha a che vedere con questa questione. Noi
diciamo che ci serve un aeroporto sicuro e funzionale, ma diciamo con
altrettanta forza che il Vespucci si deve sviluppare coerentemente alla tutela
ambientale del territorio e che lo sviluppo deve essere nel quadro di un sistema
areoportuale toscano».
GRAMOLATI: «Stiamo vivendo un processo di decentramento delle funzioni dalla
città che fa parte dello sviluppo. Ma il decentramento deve andare di pari
passo con la qualificazione dei territori dove arriva. Non possiamo lasciare
tutto il bello in centro e niente in periferia, i grandi parchi periferici, sul
modello di Londra e Parigi, fanno parte dello sviluppo qualitativo di una città:
in quest´ottica parliamo di parco della piana».
L´ACCORDO fiorentino per lo sviluppo è stato firmato lo scorso 16 dicembre nella sede di Confindustria da tutti i protagonisti. Che sono Sergio Ceccuzzi per gli industriali, Rualdo Martini per l´Api (piccole imprese), Mauro Fancelli per la Cna, Andrea Pieri per Confartigianato, Alessio Gramolati per Cgil, Adriano Fratini per la Cisl, Vito Marchiani per la Uil. L´idea di discutere insieme l´analisi della situazione esistente e di condividere un´idea per la svolta, per uno sviluppo sostenibile che implichi anche la trasformazione e la qualità, pena la decadenza dell´economia locale, è nata in concreto lo scorso aprile, durante l´assemblea organizzata da Cgil insieme a Cisl e Uil e aperta agli industriali, le istituzioni, tutte le realtà del territorio. Poi i primi approcci, il primo nucleo Confindustria-sindacati, le prime linee del documento comune, l´annuncio a fine settembre alla città, l´adesione anche delle altre associazioni imprenditoriali. L´impegno a produrre l´accordo finale entro ottobre, poi slittato a dicembre. Infine la firma: ci siamo. Ora si passa al lavoro per concludere il patto sul territorio.
L´accordo "per il patto per lo sviluppo
sostenibile, la coesione sociale, l´integrazione"
Arriva sul tavolo dei sindaci l´intesa
industria-sindacati
Il testo spedito anche a banche,
Camera di commercio, università e centri di ricerca
ILARIA CIUTI su La Repubblica 19/12/04
L´ACCORDO «per il patto per lo sviluppo sostenibile, la coesione sociale, l´integrazione» firmato da Assindustria, Api (piccole industrie), Cna e artigianato provinciali insieme a Cgil, Cisl e Uil ha iniziato il suo viaggio. Il testo è stato ieri spedito a sindaci della provincia, università, centri di ricerca, banche, Camera di commercio: principi, obiettivi, linee generali, esempi sono elencati ma il «master plan», quello che stabilisce le «buone pratiche» per realizzarli è aperto, da concertare con tutti i soggetti del territorio. Dopodichè sarà un osservatorio «terzo» a valutare semestralmente i risultati: fatti e non parole, è il primo comandamento.
Le novità non sono poche. Forse è la prima volta in Italia che tutti i produttori si mettono insieme per qualificare il sistema delle imprese. Nuovi anche i punti di vista: che la crisi è generale, ma ci sono endemiche debolezze locali da vincere e non si ottiene niente se si continua a chiedere e non si parte da se stessi. Tocca a l´impresa cercare di migliorarsi. Certo che da sola non ce la può fare e a questo punto entra in gioco la competitività di un territorio da dotare di infrastrutture - a cominciare da quelle per la mobilità di merci e persone sui mezzi pubblici, soprattutto la rotaia, più che sull´auto - che siano anche di grande qualità ambientale.
Per esempio si dovrà discutere di come rendere più sicuro l´aeroporto, si dovrà fare subito il termovalorizzatore, ma si costruirà anche il parco della piana. Gli altri punti di forza inaspettati, nella Firenze che spesso sottovaluta il suo patrimonio industriale e in questo universo di precarizzazione, sono la centralità per l´economia dell´area del settore manifatturiero (il 37% degli occupati più un altro 15% nell´indotto) e del posto fisso. La flessibilità può servire solo per determinate necessità, ma l´obiettivo è il contratto a tempo indeterminato, l´unico che fidelizza e valorizza le professionalità, e dunque realizza le condizioni per vincere la sfida della competizione globale di cui o si sanno cogliere le grandi opportunità o si perisce.
In questa gara, innovazione, qualità , tecnologia (e dunque collegamento azienda-ricerca) diventano protagoniste, ma anche formazione, sostenibilità ambientale e umana, welfare (tra gli esempi di marketing territoriale si propongono gli asili nido interaziendali), coesione sociale. In una gestione non solo da città metropolitana ma da area vasta fino a Prato e Pistoia in cui si inglobino anche i deboli, come i distretti.
Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto con le associazioni degli industriali e degli artigiani un’intesa, basata sulla concertazione, per il rilancio dell’economia locale
A Firenze patto per lo sviluppo tra sindacati e
imprenditori
Francesco Sangermano sull'Unità 17/12/04
FIRENZE Il giorno dopo le parole di fuoco pronunciate da Luca Cordero di Montezemolo, dagli industriali fiorentini arriva un nuovo schiaffo al governo Berlusconi. Uno schiaffo messo nero su bianco su 39 pagine scritte insieme ai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, all’associazione locale delle piccole imprese e alle associazioni di categoria degli artigiani.
Un documento senza precedenti, che prende il nome di “Patto per lo sviluppo sostenibile, la coesione sociale e l’integrazione”, nel quale sindacati e industriali dettano insieme le linee guida per rilanciare l’economia fiorentina. Un accordo basato sulla concertazione che dimostra in concreto la nuova stagione dei rapporti fra le parti dopo l’epoca D’Amato e nel quale trovano spazio numerose e decise critiche all’esecutivo centrale. «Nell’assumere responsabilmente la sfida di rilancio - si legge nel documento - non si può tacere che ad oggi mancano completamente adeguate e rigorose politiche nazionali. Questo nonostante Cgil, Cisl, Uil e Confindustria abbiano sottoscritto importanti intese volte ad adeguare il profilo competitivo del Sistema Paese e del Mezzogiorno in particolare attualmente ignorato dal governo nazionale».
Su tali premesse sono state costruite le proposte che spaziano su varie tematiche, a partire da quella del mercato del lavoro. «La fidelizzazione del personale è un fattore fondamentale e strategico per lo sviluppo delle imprese. Pertanto si ribadisce che il contratto a tempo indeterminato costituisce la forma contrattuale centrale e di riferimento. Si conviene che il ricorso alle fattispecie di lavoro “speciale” sia demandato all’autonomia contrattuale auspicando che questa sia indirizzata a un’ottica di stabilizzazione». Non meno importante, poi, è il riferimento alla formazione, all’innovazione e alla ricerca.
Proprio quei settori dove il governo ha deciso di tagliare e destinare meno risorse: «Dobbiamo migliorare in competitività - ha spiegato il presidente degli industriali toscani Sergio Ceccuzzi - e per far questo le imprese devono essere in grado di poter investire in ricerca e innovazione magari anche con l’ausilio in tal senso di contributi da parte delle università». Ultimo, ma non meno importante, anche il riferimento agli asili nido interaziendali. «Una proposta progettuale - è stato spiegato - che nasce da una duplice considerazione: cercare di dare un sostegno ai genitori creando strutture per la prima infanzia vicino alle aziende e, di conseguenza, agevolare il rientro al lavoro dalla maternità tenendo anche presente che un simile sistema darebbe modo di abbattere decisamente le liste d’attesa sempre più numerosi e difficili da smaltire».
Sindacati e industriali fanno fronte comuneFIRENZE Un patto concordato e concertato che muove pesanti critiche alla (non) politica economica del governo Berlusconi e che detta le linee guida per il rilancio dell’economia fiorentina. A firmarlo ieri mattina a Firenze l’associazione provinciale di Assindustria insieme ai sindacati confederali e agli artigiani.
L’accordo fra le parti vuole incentrare la ripresa sul manifatturiero e sulle infrastrutture: per cominciare il polo dell’Osmannoro, il termovalorizzatore e la fondazione per la culturaFIRENZE Innovazione, competitività, governance metropolitana, infrastrutture per la mobilità e l’ambiente, servizi per le imprese, ma anche un nuovo mercato del lavoro, credito più accessibile, il turismo, il marketing territoriale e non ultimo la formazione. Trentanove pagine in tutto, ricche di impegni e buoni propositi con una firma in calce unitaria e, per questo, significativa e importante. L’accordo provinciale siglato nei mesi scorsi da Assindustria, sindacati, Associazione delle piccole imprese fiorentine e associazioni di categoria degli artigiani,è stato ufficializzato ieri e raccolto in un documento che impegna tutte le parti a «sviluppare “buone pratiche” capaci di rilanciare l’eccellenza fiorentina e rendere nuovamente competitiva la nostra economia ed il suo territorio».
Un passo importante perché rappresenta un esempio vero di concertazione (più unico che raro nell’Italia degli ultimi anni) e che è la testimonianza più viva e vera della nuova stagione nel rapporto tra Confindustria e sindacalismo all’indomani dell’avvento di Montezemolo. «La situazione della nostra economia - ha spiegato il presidente degli industriali fiorentini Sergio Ceccuzzi - e la complessità delle sfide poste dalla competizione internazionale non ammettono più indugi. Occorre uscire dal limbo delle buone intenzioni e mettere mano ai fondamentali della nostra competitività per superare una crisi ormai strutturale». La firma dell’accordo si incentra sul ruolo del settore manifatturiero come motore principale dello sviluppo per Firenze, «cui debbono accompagnarsi - ha proseguito Ceccuzzi - politiche pubbliche locali orientate alla crescita, una cultura progettuale basata su obiettivi e la realizzazione di infrastrutture materiali e funzionali». «A monte - ha concluso - c’è comunque bisogno di un governo fortemente integrato dell’economia che superi i confini dei campanili, per ragionare in termini di area vasta, e che abbia nella Provincia un vero centro di raccordo».
Il documento inserisce fra gli impegni anche la nascita di un osservatorio semestrale, una sorta di cabina di verifica ove misurare ed eventualmente correggere, integrare e adattare, i vari progetti in corso. «I primi risultati di questo percorso condiviso si potranno vedere già a partire dal prossimo gennaio» ha asserito il segretario fiorentino della Cgil, Alessio Gramolati, ricordando che «il patto si basa su tre parole chiave: qualità, responsabilità e sviluppo, che significano conservare, migliorare e innovare il territorio». Nel concreto, per bloccare ed invertire la crisi che rischia di attanagliare anche le nostre realtà produttive, si punta a concretizzare e rafforzare una serie di strumenti tra i quali figurano il polo ferroviario dell' Osmannoro, il parco della Piana e il termovalorizzatore, un albo delle aziende locali più tecnologiche, la certificazione cociale d’impresa e una fondazione per la cultura. «L’obiettivo - ha concluso Aldo Fratini segretario fiorentino Cisl - è quello di creare un territorio che riesca a crescere e svilupparsi affermando il valore delle imprese in esso presenti».
Economia: oggi serve un bel salto di qualità Accordo siglato tra imprenditori e sindacati
da La Nazione 17/12/04
Sviluppo sostenibile, coesione sociale e integrazione, queste le linee guida
dell’accordo siglato a livello provinciale ieri mattina nella sede fiorentina
di Assindustria con Api, Cna, Confartigianato e Cgil, Cisl- Uil. Il mondo
produttivo fiorentino condivide le stesse preoccupazioni e sente che è arrivato
il momento dell’azione decisa e concreta. Concordi che il quadro congiunturale
e strutturale dell’economia fiorentina sia davvero allarmante, i
sottoscrittori ritengono che oggi occorra un salto di qualità che coinvolga
tutto il sistema economico locale, delle organizzazioni imprenditoriali e di
quelle sindacali.
Per il Presidente di Assindustria Sergio Ceccuzzi il documento “ apre una
nuova strada” di crescita per il nostro territorio. Un’area che ha quale
principale motore di sviluppo il settore manifatturiero, oggi totalmente in
crisi, un territorio che ha necessità di strutture materiali per proiettarsi
nel prossimo futuro e richiede che le politiche pubbliche locali operino in
maniera “integrata”.
Le parole d’ordine sono per tutti le stesse: migliorare, innovare , conservare, ponendosi degli obiettivi da realizzare insieme. Un documento che parla di cosa sia necessario perché il nostro territorio torni a “ generare ricchezza”. Infrastrutture materiali, individuate in cinque punti fondamentali come quelle per l’ambiente e la mobilità, i servizi alle imprese e alla collettività, nuove infrastrutture per l’offerta turistica, la realizzazione del polo tecnologico ferroviario ma anche infrastrutture funzionali come cultura, ricerca, formazione, impresa, nuovo mercato del lavoro, sistema locale di Welfare, marketing territoriale, semplificazione amministrativa e funzione creditizia. La natura “ concreta” dell’accordo firmato si evidenzia nel fatto che la cooperazione territoriale tra le varie parte sociali darà vita ad un master plan .Roberta Capanni
Intesa-pilota tra organizzazioni imprenditoriali e sindacati sullo sviluppo della provincia
Il dialogo parte da Firenze
Saranno individuate le priorità di intervento e proposte le soluzioni ai governi locali
CESARE PERUZZI sul Sole 24Ore 17/12/04FIRENZE • Passa da Firenze la nuova strada delle relazioni industriali. Imprese e lavoratori del capoluogo toscano hanno deciso di unire le forze, a livello provinciale, per mettere a punto le strategie e gli obiettivi concreti mirati a far recuperare competitività al territorio.
L'accordo siglato ieri da Assindustria, Confapi, Cna, Confartigianato e dalle organizzazioni sindacali CgilCisl-Uil, punta a realizzare un «patto per lo sviluppo sostenibile, la coesione sociale e l'integrazione», attraverso la messa a punto di un master plan, la cui attuazione sarà monitorata da un osservatorio terzo che misurerà l'efficacia delle opere in fase di realizzazione e ne proporrà correzioni o integrazioni. Il mondo produttivo fiorentino, insomma, fa quadrato per affrontare una crisi sempre più strutturale, e si candida a inaugurare una stagione inedita per quanto riguarda i rapporti in fabbrica, ma soprattutto sul versante del confron to con le istituzioni.
«Al centro dell'intesa c'è il riconoscimento dell'importanza del settore manifatturiero — commenta Sergio Ceccuzzi, presidente di Assindustria Firenze e di Confindustria Toscana —. Siamo partiti dalla condivisione di un'analisi preoccupata sulle prospettive dell'economia, come industriali e come sindacato, e abbiamo delineato i contorni di un patto per lo sviluppo al quale hanno aderito anche le altre categorie produttive. Si tratta di un'esperienza inedita, quella che vedrà la concertazione in azienda per proporre soluzioni ai governi locali aggiunge -. I tempi e le trasformazioni del mercato impongono scelte coraggiose e per questo chiediamo un cambiamento di approccio anche alle istituzioni».
Le imprese vogliono più fatti e una burocrazia efficiente. Il patto fiorentino indica i settori strategici su cui intervenire, cioè la creazione di un livello di governo metropolitano, il potenziamento delle infrastrutture, la ricerca e l'innovazione, la semplificazione amministrativa, il marketing territoriale, il sistema locale di Welfare e i rapporti con il credito. Il master plan sarà pronto nel giro di un paio di mesi e le prime intese operative scatteranno a gennaio nel campo della ricerca, aggregando know how e strutture dell'Università e della Camera di commercio.
«Siamo dentro una crisi difficile, ma non ci rassegnamo a piangerci addosso dice Alessio Gramolati, segretario generale della Cgil di Firenze -. L'accordo raggiunto con le imprese è per molti versi storico e dovrà coinvolgere altri soggetti, guardando a tre obiettivi: conservare la qualità del saper fare e la tenuta sociale della provincia; migliorare le politiche di sviluppo attraverso una responsabilità condivisa; e, infine, riuscire a innovare in termini di processo e di prodotto». Le imprese non chiedono aiuti, ma scelte coraggiose e tempestive. E hanno cominciato a dare il buon esempio, siglando un'alleanza che promette relazioni industriali più distese e vuol essere una spinta all'azione dei politici.
ECONOMIA Concertazione veloce su infrastrutture e innovazione Rafforzamento dell'asse scuola-lavoro Scossa alle amministrazioni
Le «tavole» della competitività
Un'intesa pilota fra industriali, sindacati confederali e artigiani per il rilancio del territorio
SARA MONACI sul Sole 24Ore 17/12/04
Si chiama «Accordo per il patto per lo sviluppo sostenibile, la coesione sociale, l'integrazione», un nome che nasconde una novità soprattutto metodologica: i soggetti principali del mondo delle imprese, sindacati, industriali e artigiani, si uniscono per la prima volta per trattare con la pubblica amministrazione il credito e l'Università e mettere in luce le priorità del territorio. L'intesa siglata da Assindustria Firenze, Cgil, Cisl e Uil, Cna, Confartigianato e Confapi è in sostanza un documento aperto, i cui contenuti tecnici saranno decisi di volta in volta, ma introduce una solida alleanza tra le parti che, sui singoli problemi, diventano un unico interlocutore. Sulle problematiche generali vengono ribadite le necessità del territorio: dal fabbisogno di infrastrutture ai servizi per le imprese al potenziamento dell'offerta culturale. Sulla scia di quanto già avvenuto a livello regionale, anche il capoluogo toscano si dota così delle "linee" di condotta per far crescere la competitività del territorio e migliorare il livello occupazionale e, al fine di sostenere il "master plan", verrà istituito un osservatorio esterno che monitorerà ogni 6 mesi il procedere dei progetti. Ecco i principali "pilastri" dell'accordo.Area metropolitana. Per quanto riguarda l'area metropolitana, e in prospettiva l'area vasta Firenze-Prato-Pistoia, la questione prioritaria è quella della mobilità delle persone e delle merci. Seguono poi la promozione turistica, l'allocazione degli investimenti infrastrutturali prioritari, il miglioramento della qualità della vita, la tutela del paesaggio e la lotta contro il degrado.
Le infrastrutture. La presa di posizione nel campo delle infrastrutture è forte: senza un programma di vasta portata e di investimenti significativi il territorio rischia il collasso. È il momento di fare delle scelte e superare la fase preliminare di discussioni passando alla cantierizzazione delle opere, la cui assenza ha determinato, secondo le parti in causa, un deficit competitivo pesante. Sul piano della mobilità delle persone, il dito è puntato in particolar modo sulla necessità di dare vita a parcheggi e stazioni (in accordo con la scelta strategica effettuata dalla Regione Toscana di rafforzare i trasporti su ferro). Un ulteriore obiettivo è la realizzazione del centro di dinamica sperimentale delle Ferrovie all'Osmannoro, che servirà a valorizzare diversi settori produttivi dell'hi-tech e rafforzare la candidatura della città a sede dell'agenzia nazionale di certificazione ferroviaria. Un capitolo a parte è dedicato all'aeroporto di Peretola: «accelerare le scelte di potenziamento dello scalo per raggiungere un livello di efficienza sufficiente». Ambiente. Il problema ambientale è incentrato sull'annosa questione del termovalorizzatore, argomento caro agli industriali. La posizione è semplice: oggi le tecnologie permettono strutture rispettose del diritto alla salute dei cittadini. È quindi possibile, con scelte definitive, trovare un modo per far coincidere crescita imprenditoriale, abbattendo gli elevati costi per le discariche e il trasporto dei rifiuti, con la tutela del territorio. Al termovalorizzatore va associata la realizzazione parallela del Parco della Piana.
Servizi alle imprese. Il potenziamento dei servizi relativi a energia,
rifiuti, acqua e trasporti è uno dei punti chiave. Queste voci pesano infatti
in misura sempre crescente sul conto economico delle aziende, frenando dunque la
loro competitività. L'obiettivo principale è, ovviamente, la riduzione dei
costi e l'equilibrio ambientale del territorio.
Mercato del lavoro. Nel documento per la prima volta le due parti ribadiscono
che «il contratto a tempo indeterminato costituisce la forma contrattuale
centrale e di riferimento», anche se la flessibilità rimane un elemento
importante per adeguare l'organico alle necessità produttive.
Le «buone pratiche». «La gestione dell'accordo — è scritto nel documento — rappresenta parte integrante del protocollo stesso». Per questo gli strumenti della programmazione negoziale (master plan) e di monitoraggio (osservatorio) possono essere integrati da "tavoli di gestione" territorialmente aggregati da specificità istituzionali definite (esempio, circondario regionale) con lo scopo di dare capillare e coerente sostegno al patto, e da tavoli bilaterali per le specificità settoriali e dimensionali delle imprese.
Le reazioni / Gli amministratori fiorentini
«Il dialogo sarà più facile»
SA.MO. sul Sole 24 Ore
Confortante ma non decisivo. Così viene visto l'accordo Assindustriasindacati per il Patto per lo sviluppo del territorio fiorentino, dagli esponenti della Pubblica amministrazione, che dichiarano sostanzialmente di preferire ai grandi progetti interventi graduali e ponderati. «È sicuramente un fatto positivo che le parti economiche trovino un accordo e una condivisione sulle tematiche più importanti per il territorio, perché al momento opportuno troveremo un solo interlocutore invece di molti — dice Silvano Gori, assessore alle Attività produttive del Comune di Firenze —. Ma certo non si scopre nulla di nuovo in questo documento».Per Riccardo Nencini, assessore alle Strategie di sviluppo e al Lavoro, «l'iniziativa è un valore per il territorio, ma il dibattito deve necessariamente continuare nelle sedi opportune, dato che le parti sociali non possono prescindere dalle scelte programmatiche della Pubblica amministrazione».
Per i politici fiorentini gli argomenti su cui gli industriali e i sindacalisti puntano il dito sono centrali per il territorio, ma su alcuni nodi il dialogo dovrà continuare per mettere insieme delle valutazioni di fattibilità. «Prendiamo il caso della mobilità — prosegue Gori —. Nessuno si dice contrario al miglioramento in questo campo, ma per discuterne dobbiamo anche considerare le risorse economiche disponibili».
Il principio delle scelte caute vale anche per l'aeroporto e l'auditorium: «Siamo tutti d'accordo nel volere strutture più competitive, ma intanto muoviamoci per gradi — afferma Nencini —. Per esempio, nel caso dell'aeroporto di Peretola, ci sono dei limiti fisici da rispettare, e riteniamo inoltre di non dovere pensare solo al numero dei voli ma anche all'intensificazione dei controlli. Meglio quindi pensare a un miglioramento per fasi, senza mettere da subito in cantiere quei grandi progetti che rischiano di essere bloccati da discussioni lunghissime».
E per quanto riguarda l'auditorium «valutiamo intanto l'ipotesi della realizzazione di uno spazio sotto la Fortezza da Basso», suggerisce Gori. Un risultato concreto potrebbe invece essere raggiunto sul termovalorizzatore. Secondo Nencini «siamo vicini ad una scelta, dobbiamo solo aspettare i risultati dello studio sull'impatto sanitario».
DOCUMENTO CONCLUSIVO COMITATO DIRETTIVO 15/12/04
Il Comitato Direttivo della CdLM di Firenze valuta i risultati che si sono prodotti nel confronto con Confindustria, Api, le Associazioni Artigiane, CNA e Confartigianato di Firenze coerenti con i mandati ricevuti dal Direttivo.
-Per queste stesse ragioni il C.D. approva l’ipotesi d’accordo e da’ indicazione alla delegazione trattante di concludere il negoziato.
-Il risultato che si profila rappresenta un fatto politico rilevante per il territorio e per il Sindacalismo confederale fiorentino.
-Il C.D. si impegna a valorizzare l’intesa sia nelle singole categorie con specifici direttivi allargati, sia nelle aree territoriali con iniziative pubbliche sviluppando una forte attività unitaria.
-La campagna capillare d’informazione e valorizzazione del risultato rappresenta infatti, da una parte, il presupposto per un’efficace gestione dell’intesa, dall’altra la possibilità di dimostrare sul piano dei risultati il valore e la forza della mobilitazione.
Si ritiene altresì importante che siano rese evidenti tutte quelle possibilità di gestione di filiera delle parti negoziali, definite dagli accordi di buone pratiche, attraverso un coordinamento intercategoriale.
Documento approvato all’unanimità.