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Sindacato: l'Azienda ha chiesto di avviare la procedura di mobilità per 22 dei 41 dipendenti

La vertenza SVE va in Provincia

da La Nazione 20/1/05

Oggi scadono i termini per le trattative tra sindacato e azienda nella procedura di mobilità aperta dalla vetreria Sve (nella foto alcuni dei prodotti della società) per 22 addetti su 41, nove dei quali soci. Alla Filcea-Cgil di via Roma la preoccupazione è veramente tanta «In queste settimane non sono mancati i contatti — spiega Marco Mencobello — ma solo a livello tecnico. Comunque l’azienda ci ha riproposto le sue intenzioni, che per noi restano inaccettabili». L’obiettivo dell’impresa che si trova a due passi dal passaggio a livello del Terrafino è quello di arrivare appunto a una sostanziosa cura dimagrante del personale, a causa di uno stato di crisi per carenza di commesse, e passare a una sorta di rivoluzione. Si mira infatti, almeno secondo quanto dichiarano i sindacalisti, a un sostanziale abbandono della produzione per divenire una sorta di azienda commerciale.

L’idea sarebbe quella di acquistare pezzi prodotti anche all’estero per poi rivenderli alla clientela. Simili esperienze non mancano certo, ma ciò significa, in pratica, la dismissione della parte produttiva della fabbrica. Adesso prende il via la parte provinciale della vertenza, con incontri nella sede di Palazzo Medici Riccardi. Se non sarà trovato un accordo, non resta che arrivare alla mobilità con il licenziamenti di 22 dipendenti. Nel frattempo i lavoratori, che sono sul piede di guerra, cercheranno comunque di marcare qualche risultato, magari chiedendo l’intervento delle istituzioni.


SINDACATO Vetrerie

E’ crisi nera alla Sve
Chiesta la mobilità per ventidue dipendenti

di Bruno Berti su La Nazione 22/12/04

Un’altra vetreria è entrata nel gorgo della crisi (anche se un bel po’ di cassa integrazione era stata fatta già in estate): si tratta della Sve di via Livornese dove è stata avviata la procedura di mobilità per 22 addetti sui 41 (compresi 9 soci) che compongono l’organico. La richiesta è arrivata al sindacato il 7 dicembre e, dopo un incontro infruttuoso all’Associazione Industriali, la grana è scoppiata.

«Per noi — dice Gianni Frizzi della Filcea-Cgil — l’azienda è una sorta di dinosauro vivente per il tipo di prodotto che fa: contenitori speciali, dai barattoli alle damigiane, il tutto realizzato con le macchine. Aveva una nicchia di mercato che però era costituita da un prodotto di livello basso. Negli anni c’erano stati investimenti e ultimamente si era addirittura parlato di aumento di occupazione. Poi i nodi sono venuti al pettine, ma crediamo ci sia anche un problema di litigiosità tra i soci». L’azienda, nata nel 1953, vede al timone i discendenti di una parte dei fondatori, che non si trovano d’accordo sul futuro della vetreria, come risulta alla Rsu. «Con i soci anziani — dicono Rivo Cappelli e Daniele Ghelli della Rsu — tutto questo non sarebbe successo». Secondo i lavoratori e il sindacato, i problemi sono iniziati con la scomparsa, a maggio, di Pietro Bacci, «una colonna: da allora si è perso la bussola». I sindacalisti sono preoccupati per le docce scozzesi: a giugno l’azienda voleva mettere in mobilità circa 25 lavoratori, a settembre andava tutto bene e adesso si punta sui 22 esuberi. «Avevamo chiesto un intervento per ampliare il settore commerciale, ma non è stato fatto. Non c’è un piano industriale di rilancio, e noi siamo preoccupati che si possa arrivare a una sorta di chiusura mascherata, visto che si parla di un futuro da azienda commerciale e non più produttiva».

«Tra le ipotesi — aggiunge Marco Mencobello della Filcea — c’è anche quella di un intervento edilizio sull’area. La riduzione di personale infatti costa: si arriva a circa 500.000 euro. E un investimento per irrobustire il settore commerciale, quello che porta contratti, sarebbe stato molto meno oneroso. Forse c’è qualcosa dietro. Sappiamo bene che il momento è difficile, ma giocano molto le contraddizioni tra i soci». In azienda, intanto, i lavoratori hanno indetto lo stato di agitazione con scioperi non programmati.


Alla Sve di via Livornese è stata aperta una procedura di mobilità
Crisi del vetro, in 22 rischiano il posto Lavoratori in agitazione 
Difficoltà economiche concorrenza e euro forte rischiano di far sparire un’azienda storica

dal Tirreno 22/12/04

 EMPOLI. In ventidue si troveranno presto senza un posto di lavoro: è il “regalo” di Natale che hanno ricevuto, ufficialmente, la metà dei dipendenti della vetreria Sve che ha aperto una procedura di mobilità chiedendo la riduzione dell’organico, attualmente composto da 41 operai e nove soci. L’azienda di via Livornese, che produce vetro di medio e basso valore ha denunciato problemi di carattere finanziario, dovuti alla eccessiva concorrenza dei paesi stranieri e anche alle difficoltà create dall’euro assai solido. Difficoltà che erano emerse già prima dell’estate ma che sembravano poi superati.  «La Sve è una vetreria storica - spiega Gianni Frizzi, uno dei sindacalista della Cgil che ha seguito la vicenda - che fa prodotti di basso valore. Alcuni con ciclo automatico, dove si richiede solo la sorveglianza delle macchine, altre con il ruolo attivo dei dipendenti. Fino a oggi aveva retto bene all’urto della concorrenza, della crisi generale dell’economia e del dollaro debole. Aveva sempre fatto buoni investimenti e aveva avuto anche ottimi rapporti con le organizzazioni sindacali».  

Tutto è cambiato, secondo i sindacalisti, quando, negli ultimi periodi è aumentata la litigiosità tra i soci della vetreria che non hanno trovato punti di accordo sulle varie questioni emerse. «Così a maggio - prosegue Frizzi - dopo la morte di Pietro Bacci, uno dei soci, punto di riferimento dell’azienda, siamo stati chiamati e ci hanno comunicato che a settembre intendevano ridurre l’organico del cinquanta e più per cento».  Un evento che sembrava scongiurato. Infatti a settembre, la previsione pessimistica, non s’era avverata. «Merito di un importante ordine - proseguono i sindacalisti - che assicurava i ritmi di produzione fino alla prossima primavera. Ma due mesi dopo, tutto è tornato come prima. E stavolta la procedura è stata aperta ufficialmente: l’azienda ha chiesto di licenziare 22 persone. Noi abbiamo fatto notare, e non da adesso, che probabilmente, l’ufficio commerciale non è adeguato alle strutture dell’azienda. Che con un investimento in questo settore, si potrebbero evitare i licenziamenti. E che comunque, se l’azienda denuncia una difficoltà di carattere economico, è poco producente, affrontare in questo momento, le uscite finanziarie che comportano 22 licenziamenti, con le mensilità da pagare, le ferie arretrate e le liquidazioni da versare. Non ci sembra proprio la soluzione più giusta».  

Ma nell’incontro avuto lunedì mattina con i dirigenti della Sve, non ci sono state novità. Per quetso motivo sono state previste forme di lotta e di protesta: scioperi, fermate simboliche, iniziative che coinvolgano le istituzioni.