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GIULIO CORSI sul Tirreno 23/6/04
EMPOLI. La stagione turistica sta scaldando i motori e un fanstasma si aggira come ogni anno tra agriturismi, alberghi, ristoranti: quello del lavoro nero. L’allarme lo lanciano i sindacati, in particolare la Cgil. «È un problema che riguarda le strutture ricettive durante tutto l’anno ma che d’estate tocca i massimi livelli», spiega dalla Camera del lavoro Sergio Luschi.
Il fenomeno emerge quando i lavoratori si rivolgono ai sindacati. «A quel punto noi facciamo la denuncia agli organi preposti e sollecitiamo i controlli», spiega Luschi. Ma ciò che emerge dalle denunce è solo la punta dell’iceberg. Perchè sono pochi quelli che decidono di fare una vertenza contro datori di lavoro che in molti casi (ma bisogna fare attenzione a non generalizzare) optano per lavoratori al nero. «Il turismo è un settore che si presta particolarmente - continua Luschi - un po’ come l’edilizia.
Dal punto di vista occupazionale è un settore che offre molte opportunità, purtroppo però nelle fasce di lavoratori con bassa professionalità, queste opportunità sono spesso mal gestite». Il concetto è chiaro: chi si offre per lavorare in bassi profili, come lavapiatti o camerieri in agriturismi, deve accettare condizioni spesso inique. «Altrimenti prendono un altro e quella persona perde la possibilità di lavorare». Ben diversa chiaramente è la situazione di chef, pizzaioli, cuochi che hanno in mano un potere contrattuale altissimo e trovano condizioni ottimali.
Secondo la Cgil le strutture più a rischio sono gli agriturismo. «Ma anche pub, pizzerie e ristoranti - continua Luschi -, dove talvolta anzichè il nero emergono situazioni di “grigio”, vale a dire personale sottoinquadrato, con buste paga part time e orario a tempo pieno, oppure senza maggiorazione per gli straordinari».
Dunque che fare? «Sarebbero opportuni maggiori controlli da parte dell’ispettorato del lavoro e degli organi preposti - aggiunge Luschi - io credo che in una realtà come il turismo dovrebbe puntare sulla qualità assoluta, anche a livello di gestione del personale. Non sarebbe male una sorta di certificazione anche per questo ambito. Sarebbe un punto in più per le nostre aziende».