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Denuncia del sindacato di polizia (Silp): mancano almeno 800 uomini per contrastare le crescenti infiltrazioni
Mafia in Toscana, è allarme
da la Nazione 8/11/05
FIRENZE — La mafia in Toscana è già presente, si sta espandendo, ma le forze dell’ordine non sono sufficienti a contrastarla. L’allarme arriva proprio dal Silp, il sindacato delle forze di polizia della Cgil, e dalla fondazione Antonino Caponnetto, impegnata nella lotta alla mafia.
Tanti, troppi, gli episodi in Toscana riconducibili a criminalità organizzata italiana o straniera, a partire dal mondo della prostituzione, dello spaccio di stupefacenti, dalle rapine a mano armata fino alla gestione dei rifiuti e anche all’aumento spropositato dei prezzi delle case negli ultimi anni a Firenze, dovuto ai grossi investimenti immobiliari della mafia. Tra le aree più esposte a infiltrazioni di origine mafiosa la Versilia e buona parte della costa, insieme a Montecatini e Firenze.
«La microcriminalità non esiste più — dice Salvatore
Calleri, presidente della fondazione Caponnetto — Il gioco d’azzardo, le
scommesse, la contraffazione della merce, il riciclaggio, sono gestiti da gruppi
fortemente organizzati».
«Le mafie in Toscana sono tante e diverse — spiega — Camorra, 'ndrangheta,
Cosa Nostra, controllano il gioco d’azzardo e delle scommesse, l’abusivismo
commerciale, lo smaltimento dei rifiuti, il traffico di stupefacenti e di armi,
il riciclaggio di denaro sporco in attività imprenditoriali».
Le organizzazioni criminali straniere, di nazionalità cinese,
slava, albanese, nigeriana, rumena, sono specializzate in narcotraffico,
sfruttamento della prostituzione, tratta dei clandestini, commercio abusivo. «In
forte crescita — continua Calleri — è la mafia russa che sta raggiungendo
la Liguria».
«I segni della presenza della criminalità mafiosa nella nostra regione —
aggiunge — sono evidenti in tanti episodi ormai all’ordine del giorno: i
cinesi che comprano attività commerciali in contanti, chi rifornisce i vù
cumpra’ di merce contraffatta, il gioco delle tre carte al mercato di San
Lorenzo, l’aumento della prostituzione per le strade, i parcheggiatori
abusivi, la presenza di famiglie mafiose nelle nostre città. Tutti eventi che
le amministrazioni locali e nazionali sembrano sottovalutare».
Ci sono poi altri segnali, secondo Calleri, che rendono ancora più preoccupante
la situazione: «L’aumento indiscriminato del prezzo delle case, la gestione
dei rifiuti, il lavoro nero anche negli appalti pubblici: sono episodi che fanno
temere sempre crescenti infiltrazioni criminali».
Eppure, lamenta il segretario regionale Silp Cgil
Renato Scalia, a fronte di un incremento della criminalità, mancano le forze
per arginare il fenomeno. «Gli operatori della polizia di Stato in Toscana sono
circa 5000. Ne mancano almeno altri 800. La finanziaria per il 2006 prevede un
ulteriore taglio dei fondi al nostro settore del 20%. Non siamo in grado di
lavorare al meglio in queste condizioni: non riusciamo a monitorare gli
spostamenti economici in provincia e le ditte che partecipano ai grandi appalti.
Non siamo in grado di tenere sotto controllo la situazione e il rischio è che
ci sfugga di mano».
Un particolare allarme viene lanciato anche per l'appuntamento del 26 novembre,
con il congresso della fondazione Caponnetto al quale sono attese personalità
nazionali, tra cui il nuovo procuratore antimafia Piero Grasso, per la prima
volta in visita a Firenze. «Al momento — denuncia Scalia — temiamo che la
città non sia in grado di garantire la loro sicurezza».
Manuela Plastina
Le mafie prosperano e mancano
800 agenti
Mario Lancisi sul Tirreno 8/11/05
FIRENZE. Paradossi italiani. Aumenta il crimine, diminuiscono i poliziotti. E ancora: imperversano le mafie e il governo Berlusconi taglia il 20 per cento le risorse destinate alle forze dell’ordine. Questo è quanto denuncia Renato Scalia, segretario regionale del Silp, il sindacato dei poliziotti aderente alla Cgil, che terrà oggi il congresso toscano.
Nella nostra regione i poliziotti sono 5mila: 500, il dieci per cento, appartengono al Silp. Mentre cresce l’allarme per le mafie di tutti colori e di tutte le etnie che stanno insidiando la Toscana - almeno secondo il preoccupato allarme del Silp e della fondazione Caponnetto - i poliziotti sono pochi, male attrezzati e impiegati soprattutto in lavori più burocratici che di indagine. «Siamo troppo pochi - ha spiegato - per poter affrontare e monitorare in maniera più approfondita il problema. Anche la prossima Finanziaria non ci aiuta e prevede tagli del 20% per le risorse destinate alle forze dell’ordine», si lamenta Scalia.
Prendete la legge Bossi-Fini. Un aggravvio di lavoro. Dietro la scrivania: fogli, permessi da rinnovare, documenti da compilare. Un esercito di scartoffie per arginare e regolarizzare il fenomeno degli immigrati, aumentati in Toscana in pochi anni da 20mila a 85mila. «Risultato: gli immigrati regolari si devono sottoporre a file estenuanti per tenersi in regola, i criminali invece nuotano in questo mare burocratico come pesci», osserva Scalia.
Quanto più logico sarebbe - fa capire il segretario del Silp - semplificare la burocrazia dei permessi per gli immigrati che sbarcano in Italia per lavoro in modo da destinare il personale di Polizia al controllo della manovalanza del crimine, sempre più in mano a immigrati clandestini. Tenere a bada quelli regolari impedisce di controllare gli irregolari, altro paradosso.
Per arginare il crimine in Toscana, secondo il Silp, la ricetta è presto detta: 800 poliziotti in più, maggiori risorse e utilizzo delle forze dell’ordine per le indagini anzichè per le scartoffie burocratiche. Una ricetta che nasce da un allarme molto preoccupato: l’aumento delle mafie in Toscana.
Dice Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto: «La mafia non è un problema esclusivo della Sicilia, ma riguarda tutto il Paese. In Toscana registriamo una crescita della malavita organizzata sia italiana che straniera, soprattutto cinese e russa, che da tempo investe nella regione». Da qui l’invito «a non abbassare la guardia, specie per quanto riguarda il sistema degli appalti pubblici».
Dice Scalia: «Non esiste più la microcriminalità. Ora anche il piccolo crimine è gestito dalla grande criminalità». Le cosidette mafie. Che in Toscana sono almeno nove. Dalla camorra che controlla il gioco d’azzardo delle scommesse, lo smaltimento dei rifiuti e l’abusivismo commerciale all’ ’ndrangheta, impegnata sul versante della droga, degli appalti e del riciclaggio. Da Cosa nostra, che si occupa di droga, armi e riciclaggio di attività imprenditoriali, alla mafia cinese che sfrutta la prostituzione, il commercio abusivo e il riciclaggio. Dalla mafia albanese - droga, prostituzione e tratta clandestini - a quella russa - riciclaggio, sfruttamento e tratta clandestini -. Per finire alle mafie slava, rumena e nigeriana, per le quali il businnes è dato soprattutto dalla tratta degli immigrati e dalla prostituzione.
Cerimonia conclusiva del viaggio della Carovana in
Toscana nel Salone dei Cinquecento: le domande dei giovani
"La mafia non è invincibile"
Rita Borsellino faccia a faccia con centinaia di
ragazzi
Silvia Della Monica: "Ma c´è
chi indaga sui mandanti?"
MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 4/11/05
La Carovana antimafia conclude il suo viaggio in Toscana. Lo fa a Firenze, nel Salone de´ 500, ieri strapieno di ragazzi venuti ad ascoltare Rita Borsellino, la sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992, il magistrato Silvia Della Monica, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani e il presidente nazionale Arci Paolo Beni, «intervistati» da alcuni degli 83 ragazzi toscani che hanno scelto di lavorare, durante la scorsa estate, nelle cooperative che coltivano i terreni confiscati alla mafia in Sicilia. Una esperienza non facile: negli incontri pubblici prima arrivava la Digos a bonificare le sale per paura di attentati.
Da Francesca, Cecilia e Veronique, arrivano anche colpi allo stomaco: «A cosa sono servite le morti dei tanti che hanno lottato contro la mafia, se ora c´è chi vuole cancellare la legge che confisca i beni ai mafiosi?» domandano dal palco le ragazze ventenni. «La mafia non è invincibile: i mafiosi che si vedono sottrarre i loro beni, perdono l´aureola di invincibilità che gli appartiene e che gli crea consenso» risponde Della Monica, preoccupata anche lei che quella legge, nata per togliere ricchezze alla criminalità organizzata e consegnarle ad associazioni come Libera o a cooperative nate tra sindacati ed associazioni, venga modificata. Della Monica domanda: «Ma qualcuno ancora indaga sui mandanti delle stragi mafiose?». «Ho avvertito la vostra tensione positiva incontrandovi nei campi di lavoro: diceva Paolo che la lotta alla mafia doveva passare da un risposta che nasceva da un movimento culturale, morale ed anche religioso. Siete voi ad aver già dato una risposta» ricorda Rita Borsellino.
Risuonano i nomi di Falcone, dello stesso Borsellino, ma anche di Placido Rizzotto, il segretario della Camera di Lavoro della Cgil ucciso dalla mafia nel 1948 a Corleone. «Ancora oggi, ogni anno, tra i 40 ed i 50 sindacalisti della Cgil vengono minacciati dalla mafia per le loro denunce» dice Epifani. Ma che c´entra la Toscana in tutto questo? «C´entra perché la mafia non è un problema regionale - dice Beni - ma mette a rischio i diritti di tutto il paese».
Tutti i soggetti coinvolti nella Carovana in Toscana e che hanno sottoscritto un «patto per la legalità», (Camera del lavoro, Unicoop e Arci Firenze, Libera, Fondazione Caponnetto, associazione Teatro del Sale, Fondazione Banca Etica) hanno scelto di dare un riconoscimento a quatto uomini per il loro impegno a favore della legalità, consegnato ad altrettante donne: Elisabetta Caponnetto, in memoria del marito, Antonino, giudice istruttore a Palermo. Caterina Chelazzi, moglie del magistrato Gabriele, che si occupò dei rapporti tra mafia e politica nelle indagini sugli attentati del ´93 a Firenze. Rosa Maria Calipari, moglie di Nicola, morto in Iraq durante la liberazione di Giuliana Sgrena e «Tata Rosa», la balia dei figli del generale Dalla Chiesa, ed al quale il generale affidò la casa fiorentina in cui voleva ritirarsi in pensione.
Il sindaco Leonardo Domenici, ospite della Carovana (un progetto sostenuto anche dalla Provincia di Firenze e dall´assessore regionale Mariella Zoppi), ricorda «l´impegno degli enti locali contro la mafia», la partecipazione dei gonfaloni e dell´Anci alla manifestazione a Locri dopo l´omicidio di Fortugno ad opera della ‘ndrangheta. E, rispondendo alle domande dei cronisti, parla anche delle polemiche sulla legalità a Bologna: «A Firenze abbiamo ottenuto risultati perché, al tempo stesso, abbiamo dimostrato fermezza laddove c´erano insediamenti abusivi che non potevano essere tollerati ma, offrendo anche delle risposte per un futuro migliore».
CAROVANA ANTIMAFIA
Un impegno di tutti
E il Salone dei 500 si riempie di studenti
da la Nazione 4/11/05
FIRENZE, 3 NOVEMBRE 2005 - E' stato il sindaco Leonardo Domenici ad aprire in
Palazzo Vecchio la manifestazione "L'etica della legalità: il dovere
delle regole", organizzata nel quadro delle iniziative della Carovana
antimafia 2005.
Efficaci le sue parole: "Iniziative come quella di oggi sono molto
importanti. E lo sono anche qui, a Firenze e in Toscana: non solo perchè
nessuno è immune dalla infiltrazioni della criminalità organizzata, ma perchè
si tratta di un problema nazionale, che non finisce nelle regioni del
Mezzogiorno ma che ci riguarda tutti, e che riusciremo a sconfiggere solo se lo
affronteremo garantendo coesione, solidarietà, prospettive di sviluppo e
crescita equilibrata".
Erano presenti, tra gli altri, il segretario della Cgil Guglielmo
Epifani, il presidente dell'Arci Paolo Beni, il magistrato Silvia Della Monica e
Rita Borsellino, sorella di Paolo e presidente onorario dell'Associazione
Libera.
In un Salone dei Cinquecento gremito di studenti, Domenici ha ricordato
come "negli ultimi tempi sembrava ci fosse stato un calo di attenzione, se
non di tensione, verso il problema mafia: ma come sempre sono stati i fatti a
riportarci alla realtà, con l'attentato che ha ucciso il vicepresidente della
regione Calabria Francesco Fortugno. Un atto grave e odioso, che ha dimostrato
come in certe aree del paese le amministrazioni locali siano in prima linea
contro la mafia".
"E' importante capire la gravità e la densità del problema, e mantenere
viva l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica. Voglio ricordare
che nel Mezzogiorno ci sono sindaci che non usano l'auto blu, ma che
invece spesso si vedono distruggere la propria auto come atto di intimidazione,
e che però non si arrendono; come non si arrendono i primi cittadini di
Locri e Cosenza, che oggi proprio a Locri hanno organizzato una manifestazione
per la legalità a cui è presente anche il Gonfalone della città di
Firenze".
Domenici ha sottolineato l'esperienza dei giovani toscani nei campi di lavoro
nelle terre confiscate alla mafia a Corleone e Canicattì, ed ha poi voluto
ricordare la figura di Antonino Caponnetto, un fiorentino che ha dedicato la sua
vita all'impegno per l'affermazione dei principi della legalità.
"E' molto importante - ha proseguito il sindaco - non sottrarre agli
enti locali risorse per lo sviluppo e per fronteggiare i fenomeni di
marginalità sociale e di espulsione dalla società dei più deboli e dei
giovani".
03/11/2005 - In un Salone dei Cinquecento gremito di studenti si e' conclusa oggi l'ultima tappa toscana della Carovana Antimafia 2005 .
da Toscana TV
Si e' parlato di etica e legalita' e del dovere delle regole nel convegno aperto
stamani dal sindaco di Firenze Leonardo Domenici e che ha visto la presenza del
segretario della Cgil Guglielmo Epifani, il presidente dell'Arci Paolo Beni, il
magistrato Silvia della Monica e Rita Borsellino, sorella di paolo e presidente
onorario dell'Associazione Libera.Domenici ha ricordato l'importanza di non
sottrarre agli enti locali risorse per lo sviluppo per fronteggiare i fenomeni
di marginalita' sociale, ha sottolineato l'esperienza dei giovani toscani nei
campi di lavoro nelle terre confiscate alla mafia a Corleone e Canicatti' ed ha
poi voluto ricordare la figura di Antonino Caponnetto, un uomo che ha dedicato
la sua vita all'impegno per l'affermazione dei principi della legalita'. Rita
Borsellino, fortemente emozionata, ha raccontato che la Carovana antimafia e' la
realizzazione di un percorso per tenere alta la vigilanza, una carovana che ha
attraversato parte dell'Europa riuscendo a passare anche dai Balcani. Guglielmo
Epifani ha ricordato che la Cgil ha sempre difeso il principio di legalita' che
fa parte della sua storia e delle sue conquiste democratiche per poi riflettere
sull'evoluzione di cui la mafia e' protagonista in questi ultmi tempi, una
'mafia che agisce in modo nuovo, che si allarga come un cancro '.
CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE
UFFICIO COMUNICAZIONE
CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI
Alla stampa Fiorentina
Vi ricordiamo l’importante incontro che si svolgerà domani mattina , certi che vogliate segnalarlo e partecipare
"L’etica della legalità:il dovere delle regole
"CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE, ARCI Firenze, LIBERA, UNICOOP FIRENZE , FONDAZIONE ANTONINO CAPONNETTO, ASSOCIAZIONE TEATRO DEL SALE , FONDAZIONE BANCA ETICA
in collaborazione con COMUNE DI FIRENZE
I firmatari del "Patto contro il crimine e per l'affermazione della legalità" in occasione della "Carovana internazionale antimafia 2005: in giro per la Toscana dal 27 ottobre al 3 novembre"
organizzano l’incontro
L’etica della legalità:il dovere delle regole
"3 novembre 2005
Palazzo Vecchio, Firenze
Programma
ore 9:30
Salone Dei Cinquecento
I ragazzi del progetto "Liberarci dalle spine" 2005 intervistano:
Guglielmo Epifani, Segretario Generale CGIL
Paolo Beni, Presidente ARCI Nazionale
Rita Borsellino, Presidente Onorario Libera
Silvia Della Monica, Magistrato e consulente della Commissione
Parlamentare Ilaria Alpi
Leonardo Domenici, Presidente A.N.C.I. e Sindaco di Firenze
coordina Paola Galgani, Presidente Comitato Direttivo
Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze
Seguirà alle Ore 12:30 in Sala Incontri
Mariella Zoppi, Assessore alla Cultura della Regione Toscana
Guglielmo Epifani, Segretario Generale CGIL
Rita Borsellino, Presidente Onorario Libera
Nicola Maenza, Sindaco di Camporeale e Presidente del Consorzio
Sviluppo e Legalità
presentano il libro
"Liberarci dalle spine. I campi di lavoro antimafia dei
giovani toscani nell’agosto siciliano"
a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci I. David Buttitta
Un "altare laico" per
Placido Rizzotto
CORLEONE.
I 38 giovani toscani giunti in Sicilia hanno apposto due targheIL SINDACALISTA.
Fu ucciso nel 1948: il corpo fu gettato da Liggio a RoccabusambraDINO PATERNOSTRO su La Sicilia del 28/8/05
Le due targhe murate sulla nuda pietra di Roccabusambra, accanto
alla famigerata foiba, dove 57 anni fa Luciano Liggio e i suoi scagnozzi
gettarono il corpo senza vita di Placido Rizzotto, danno l'effetto di un altare.
Un piccolo "altare laico", che i giovani volontari toscani hanno
voluto cospargere con alcune manciate della terra di "Drago"
confiscata alla mafia. »
E' stato anche questo un modo laico per "benedirlo", per dire che non è stato vano il sacrificio di questo sindacalista corleonese, che a 33 anni ha dato la vita per i suoi contadini e per la Sicilia. Le targhe sono state preparate dalle Camere del lavoro di Corleone, Palermo e Firenze, dall'Arci e da 38 giovani toscani, che dal 21 agosto stanno lavorando sui terreni confiscati alla mafia, gestiti dalla cooperativa sociale "Lavoro e non solo". Dopo Carlo Alberto Dalla Chiesa e i suoi carabinieri che - nell'autunno del '49 - vi avevano tirato fuori parti del cadavere e degli indumenti di Placido Rizzotto, nessuno mai si era più avventurato verso quella foiba, alle pendici di Rocca, che sovrasta il bosco della Ficuzza. L'hanno voluto fare venerdì mattina i giovani toscani e le delegazioni della Cgil e dell'Arci, che proprio a Rizzotto hanno dedicato il campo di lavoro, per affermare che ´la memoria aiuta a non smarrire i sogni e vince i buchi neri della violenza e della morte".
"Vorrei afferrare tutte le stelle del cielo e contenerle in un pugno. So che non Ë possibile, ma bisogna provarci", diceva Placido Rizzotto nel film di Pasquale Scimeca. Ed Ë questa la frase scritta sulla targa dell'Arci. Mentre quella della Cgil, che è stata donata da una piccola azienda per la lavorazione del marmo di Corleone, porta una semplice dedica a Placido Rizzotto. Adesso, accanto a queste targhe sventolano la bandiera arcobaleno dell'Arci e la bandiera rossa Cgil, che sono state lasciate lì a testimoniare il legame ancora vivo tra gli ideali di Rizzotto e del movimento contadino di allora e gli ideali dei giovani toscani e dei giovani siciliani di oggi, che stanno strappando alla terra i buoni frutti del lavoro e della legalità.
In questi giorni, raccogliendo il pomodoro, che diventerà una
"passata" biologica, non si sono stancati mai di ripetere che esso
contiene una particolare vitamina, la vitamina "I" della legalità.
Ma non Ë solo un'esperienza lavorativa quella che stanno facendo questi giovani.
Sulla terra sudano dalla mattina presto, fino alle 14.00. I pomeriggi e la sera, invece, li dedicano alla conoscenza del territorio e alla "coltivazione" della memoria.
Hanno visto il film "Placido Rizzotto" di Pasquale Scimeca e poi ne hanno discusso nel saloncino della Camera del lavoro di Corleone. Hanno visto "I cento passi" e poi sono stati a Cinisi, ospiti di Giovanni, il fratello di Peppino Impastato, assassinato nel 1978 dalla feroce mafia di don Tano Badalamenti. Non vi hanno trovato mamma Felicia, che è morta qualche mese fa, ma si sono confrontati con Giovanni e Salvo Vitale, compagno di Peppino. Poi sono stati pure a Portella delle Ginestre, il luogo della strage del 1° maggio 1947. E lì hanno ascoltato il racconto di alcuni anziani testimoni di quel tragico eccidio. Si sono recati anche a Camporeale, per portare la loro solidarietà ai giovani dell'Agesci, la cui sede è stata incendiata qualche giorno fa. Una "full immersion" tra storia e attualità, che ha consentito di potenziare il "ponte" Nord-Sud, nella consapevolezza che la lotta alla mafia non è un problema solo corleonese o siciliano, ma dell'Italia intera, compresa Firenze, compresa la Toscana, dove nell'estate del 1993 i "Corleonesi" di Totò Riina hanno consumato la strage di Via dei Georgofili.
´Proprio per questa consapevolezza - ha detto Andrea Piccioli - la Camera del lavoro di Firenze ha voluto sostenere l'iniziativa".
´Questi giorni a Corleone - hanno sottolineato i giovani toscani - ci hanno fatto capire le enormi potenzialità della Sicilia e come la solidarietà e la legalità costituiscano il valore aggiunto per farle decollare ". ´Sapere che, a distanza di centinaia di chilometri, ci sono giovani come noi che sostengono i nostri sforzi, ci dà coraggio e voglia di continuare", hanno detto i soci della coop ´Lavoro e non solo".
I campi di lavoro
(d.p.) I campi di lavoro sui terreni confiscati alla mafia sono un'iniziativa dell'ARCI, in collaborazione con la Cgil di Firenze, di Corleone e di Palermo, con la Regione Toscana, con la Provincia di Firenze e con la Fondazione "Banca Etica", rivolta a 80 giovani (ragazze e ragazzi) provenienti da diverse città della Toscana tra i 16 e i 30 anni. Questi giovani volontari, nel mese di agosto, stanno lavorando fianco a fianco con i ragazzi della cooperativa sociale ´Lavoro e non Solo", che in Sicilia gestisce i terreni confiscati nelle zone di Corleone, Monreale e Canicattì. Quello di Corleone è il secondo campo dell'estate, che segue quello già conclusosi a Canicattì.
I 38 giovani presenti a Corleone sono impegnati nella raccolta dei pomodori e nell'estirpazione e reimpianto di un vecchio vigneto. La "passata" prodotta con questi pomodori verrà in gran parte commercializzata in Toscana nelle ´Botteghe del Mondo" e nei supermercati "Unicoop", oltre a diventare, insieme alla farina, l'ingrediente base che si userà nelle pizzerie delle ´Case del Popolo" della Toscana, dove si gusterà la ´pizza antimafia".
Il campo di lavoro di Corleone, dedicato a Placido Rizzotto, fa parte di un più complessivo progetto di scambio tra la società civile toscana e quella siciliana.
Nel prossimo autunno, la cooperativa ´Lavoro e Non Solo " e l'Arci Sicilia saranno impegnate nelle città toscane, in particolare nelle scuole medie superiori, per diffondere testimonianze di legalità, dell'impegno antimafia e della promozione dei prodotti alimentari provenienti dai territori confiscati alla mafia: farina, passata di pomodoro, pasta, legumi e vino. Nello stesso periodo i giovani siciliani effettueranno un corso di formazione in Toscana per la gestione di aziende agrituristiche.
L'obiettivo, infatti, Ë quello di affiancare in Sicilia l'attività agricola a quella del turismo sociale e solidale, oltre che a quello scolastico. Si tratta di un'azione semplice e concreta di antimafia sociale, promozione della legalità e sviluppo della socialità nel rispetto dei valori della giustizia sociale.
Un mazzo di fiori in memoria di Dalla Chiesa
(d.p.) Alla manifestazione per la collocazione delle targhe, hanno partecipato Maurizio Pascucci e Francesca Balestri dell'Arci Toscana, Andrea Piccioli della Cgil di Firenze, Alfio Foti, presidente dell'Arci Sicilia, Calogero Parisi e i soci della coop ´Lavoro e non solo", Pippo Cipriani, ex sindaco di Corleone ed attuale assessore alla legalità di Bagheria, Mario Giarratana, nipote di Rizzotto, una delegazione della Camera del lavoro di Corleone, intitolata a Placido Rizzotto, e i giovani volontari toscani. Ad accompagnarli, una pattuglia di polizia e carabinieri, che non hanno mancato di far sentire la loro partecipazione.
I ragazzi, infine, hanno voluto portare un mazzo di fiori presso la caserma dei carabinieri di Corleone, in memoria di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
´Da lassù mio fratello non ci ha mai dimenticato"
IL RICORDO. La sorella Pina: ´Per me Ë stato come un secondo padre. Ogni sera prego per lui"
´Una volta ci sono andata anch'io su quella Roccabusambra - dice Pina Rizzotto, l'unica delle cinque sorelle di Placido ancora in vita - ed ero insieme a mio padre e alle mie sorelle. Fu nel dicembre del '49, quando il capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa individuò la foiba, dov'era stato buttato il corpo di Placido. Ricordo il dolore straziante di mia madre, le lacrime di mio padre. Quando Ë stata tirata fuori la testa del mio povero fratello, i capelli erano ancora intatti, ma anche la faccia insanguinata si riconosceva.
Mia madre l'ha stretta forte al suo petto, non se ne voleva più staccare. Io riconobbi le sue calze e l'elastico che li reggeva. Placido per me, per noi, era un secondo padre. Ci voleva bene, a me in particolare che ero la sorellina più piccola. E voleva un bene dell'anima anche a mia madre Rosina.
Non era la sua vera madre. Sua madre era Giovanna Moschitta, ma era morta quando lui era piccolissimo. Papà Carmelo si era risposato con mamma, che aveva cresciuto Placido come se fosse un suo vero figlio. E lui le voleva bene come ad una vera madre".
Parla tutto d'un fiato Pina Rizzotto. Non si stanca di ricordare il fratello sindacalista assassinato dalla feroce mafia del feudo. ´Lo penso tutti i giorni da 57 anni - dice - e ogni sera lo ricordo nelle mie preghiere. E sono sicura che da lassù lui non ci ha mai dimenticati. Ma quanto dolore in questi anni! Quante sofferenze! Mia sorella Salvatrice si Ë ammalata di cuore, mia sorella Concetta, che era incinta al sesto mese, per quel dispiacere abortì. Papà non sapeva darsi pace. La mamma chiedeva sempre di riavere il corpo del proprio figlio su cui potere piangere, una tomba dove portare un fiore. Ma non è stata accontentata.» morta con questo dolore.
Eppure Dalla Chiesa, grazie alle confessioni dei mafiosi Giovanni Pasqua, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione e ai resti ritrovati a Roccabusambra, riuscì a trascinare in tribunale Liggio e i suoi ´picciotti". Ma i giudici li assolsero per insufficienza di prove. ´Abbiamo seguito tutte le udienze del processo - ricorda Pina Rizzotto - e ci sono episodi che non riuscirò mai a dimenticare.
Un giorno, per esempio, dal cellulare dei carabinieri scese Pasquale Criscione, uno di quelli che partecipò al sequestro di mio fratello, per entrare nell'aula del tribunale. Mia madre non seppe resistere: l'afferrò per il collo, voleva strangolarlo.
Da ragazzino, Criscione, a cui era morta la madre, dormiva a casa nostra, nello stesso letto con Placido. Come ha potuto avere il coraggio di partecipare all'assassinio? Durante un'altra udienza, l'avvocato Bellavista, che difendeva Luciano Liggio, ebbe la faccia tosta di dire che Placido era stato assassinato per colpa di mio padre, che era stato mafioso. A quel punto, papà Carmelo si alzò e gli tirò una sedia in testa. Fu arrestato per oltraggio, ma lo tennero in galera solo poche ore, perchè capirono il dolore di un padre".
Ma com'era Placido Rizzotto a casa, nella vita di tutti i giorni? ´Una persona meravigliosa, dolce, buona, affettuosa - dice Pina - che, quando aveva tempo, aiutava tutti noi nei lavori domestici: cucinava, rassettava, teneva tutto in ordine. Una volta, tornando in licenza dal servizio militare, da Roma mi portò una mantellina di color beige con i pallini bianchi. L'indossavo tutta contenta e alle mie compagne di scuola dicevo con orgoglio che me l'aveva regalata mio fratello. Quando è scomparso, lo pianse l'intero paese, perchè tutti lo volevano bene".
Poi Rizzotto partì per la guerra, salì sulle montagne con i partigiani. ´Sì, a casa ne parlava sempre. Ritornò a casa nell'estate del '45. Da Roma fino a Corleone a piedi, portando sulle spalle un soldato corleonese, un certo Trumbaturi, che si era rotto un piede. Mia madre l'aspettava ogni giorno. Poi una vicina le disse: ´Rosina, mi sembra di avere visto tuo figlio!". Era lui, era Placido, stanco, ma contento di riabbracciarci tutti. Come posso dimenticarlo?".D.P.
L´emozione del magistrato Silvia
Della Monica per i ragazzi toscani che vanno a lavorare i terreni confiscati a
Cosa nostra e restituiti alla comunità
"Hanno aderito con gioia e allegria, ma sono
consapevoli di fare qualcosa di molto serio I mafiosi non gradiscono questa
ingerenza"
"Il problema del terrorismo, pur vero e tragico, non
può oscurare le altre priorità, come la lotta contro l´illegalità"
"Nessuno può tirarsi indietro: politica,
istituzioni, imprenditoria, mondo del lavoro, società civile"
FRANCA SELVATICI su La Repubblica 5/8/05
Una luce nella nebbia. Una voce che rompe il silenzio. E´ l´impressione che il magistrato Silvia Della Monica, già pubblico ministero a Firenze, poi procuratore aggiunto a Perugia, ora consulente della commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ha provato di fronte agli studenti fiorentini che partecipano ai campi di lavoro di Libera e dell´Arci in Sicilia, sui terreni confiscati alla mafia nelle zone di Corleone e Canicattì.
La nebbia e il silenzio sono quelli che avvolgono la questione mafia?
«La strategia della mafia è di distogliere la fiducia dei cittadini dalle
istituzioni, isolare coloro che combattono l´illegalità, renderli fragili,
impedire di trasmettere la memoria, far dimenticare coloro che sono stati uccisi
dalla mafia per le loro idee e le loro tensioni morali, che, diceva Falcone,
possono continuare a camminare anche sulle gambe di altri uomini. Qualche anno
fa sono andata in Sicilia a ritirare il premio in memoria del giudice Rosario
Livatino, ucciso dalla mafia. A Canicattì, quando passavano le auto dei
magistrati e delle forze dell´ordine, gli abitanti chiudevano le finestre. La
paura – diceva Borsellino - è normale che ci sia, l´importante è che sia
accompagnata dal coraggio. E il coraggio lo devono dare politica e istituzioni,
con l´appoggio della società civile».
Chi in Sicilia continua a lavorare contro la mafia deve sentirsi profondamente
solo.
«Per questo l´iniziativa dei campi di lavoro mi sembra così significativa per
chi in Sicilia, affiancando le istituzioni, contende il terreno alla mafia. Ed
è bello che tanti giovani siano disposti a sacrificare parte delle loro vacanze
per dare una mano a chi amministra i beni sottratti alla mafia e restituiti alla
comunità. I ragazzi hanno aderito all´iniziativa con sentimenti di gioia e di
allegria. Ma sono consapevoli di fare qualcosa di molto serio. Occupare i beni
sottratti alla mafia è un gesto forte; i mafiosi non gradiscono questa
ingerenza: i ragazzi lo hanno capito ed è giusto che le istituzioni li
sostengano in modo adeguato. Falcone, Borsellino, Caponnetto sarebbero stati
felici, perché il valore simbolico dell´uso sociale dei beni confiscati
sgretola l´immagine di "onnipotenza" e mina il consenso di cui i
mafiosi godono nei loro territori».
Ma la mafia non sta contagiando tutta l´Italia, inclusa la nostra regione?
«Anche i ragazzi che sono andati in Sicilia temono infiltrazioni mafiose. Mi
hanno domandato: Firenze e la Toscana sono inquinate? Io ho risposto che a
Firenze c´è stata la strage di via de´ Georgofili, ma anche che ci sono stati
magistrati come Gabriele Chelazzi, che fino a poche ore prima di morire ha
continuato a indagare sui mandanti occulti delle stragi».
Però ora indagini come quella sulle autobombe del ´93 non se ne vedono tante.
Perché?
«Da molti anni non ci sono né stragi né grandi omicidi di mafia. E´ come se
Cosa Nostra si fosse inabissata. E, in parallelo, si è perso il senso stesso
della sua esistenza. Un errore grave perché la mafia continua a lavorare nel
silenzio, come ha più volte avvertito il procuratore di Palermo Piero Grasso.
Ma il clima generale è cambiato. Probabilmente vi è stata una pesante caduta
della dimensione etica, un calo di valori e di tensione civile. Si è abbassata
la guardia su tanti fronti. Sulla criminalità economica, sul falso in bilancio,
sulla bancarotta, sugli appalti, sui fenomeni di collusione e corruzione. E´
possibile che dopo la stagione di Tangentopoli ora emergano solo fatti sporadici
di malcostume? La società è davvero così sana? Attenzione, però: la politica
non può abdicare al proprio ruolo. Diversamente verranno spostati sul piano
giudiziario problemi che richiedono interventi e risposte prima ancora su altri
piani. Se questo non avverrà, ci si potrà poi lamentare che il giudice,
costretto doverosamente a intervenire, finisca con surrogare altri poteri?
Eppure campanelli d´allarme sono evidenti: basti pensare alle inchieste
giudiziarie sulle scalate bancarie e sul ruolo della Banca d´Italia».
E´ il senso della legalità che si è attenuato?
«Certamente i segnali non sono positivi. Anche nella lotta contro la mafia. La
lapide in via D´Amelio a Palermo, che ricorda la strage di Paolo Borsellino e
degli agenti della sua scorta, è stata imbrattata; alla commemorazione della
strage di Capaci, il procuratore aggiunto di Palermo Alfredo Morvillo, fratello
di Francesca e cognato di Falcone, ha denunziato che a nulla è valso il
sacrificio dei magistrati e degli uomini delle istituzioni di Palermo, se ancora
proliferano intrecci tra mafia e politica. Il figlio di Borsellino, Manfredi,
commissario di Polizia, ha amaramente commentato l´inutilità di una lotta alla
mafia, se si continua ad ossequiare il potente di turno per trarne indebiti
favori personali. Però la battaglia continua. Io non ho dimenticato la promessa
a Nino Caponnetto di andare avanti, in difesa della legalità. La stessa
promessa l´ha fatta Rita Borsellino, protagonista con lui dell´insegnamento
della legalità ai giovani. L´iniziativa del volontariato nei campi di lavoro
ne è la prova».
C´è chi pensa che oggi la priorità sia la lotta al terrorismo.
«Il problema del terrorismo, pur vero e tragico, non può oscurare le altre
priorità. Che sono la legalità, il rispetto delle regole. La lotta contro la
mafia e l´illegalità non può essere tralasciata. Dal punto di vista
giudiziario ha bisogno di magistrati professionalmente capaci e indipendenti.
Dal punto di vista politico e sociale nessuno può tirarsi indietro: politica,
istituzioni, imprenditoria, mondo del lavoro, società civile. Ai ragazzi ho
detto che Cosa Nostra si fonda sul rispetto assoluto delle regole (illecite)
dell´organizzazione. Lo Stato deve essere in grado di rispondere con la stessa
costanza. Se avesse altrettanta fermezza, e non solo sul piano giudiziario, nell´esigere
il rispetto delle regole su cui si fonda la nostra democrazia, saremmo un pezzo
avanti nella battaglia contro l´illegalità».
Ma per i ragazzi è chiaro il significato della parola "legalità"?
«Io sono convinta di sì. Sanno che cosa sono le regole, e soprattutto sanno
che devono esigerne il rispetto. E sentono di doversi unire per affermare questi
principi. Io credo che sia questa l´idea che spinge i ragazzi toscani:
"Siamo qui con i giovani siciliani, non vogliamo lasciarli soli,
rispettiamo le regole e pretendiamo dagli altri lo stesso rispetto"».
A Canicattì ed a Corleone, per tutta l´estate, 82 ragazzi toscani lavoreranno nelle terre confiscate alla mafia. Il progetto «Liberarci dalle spine» nasce dall´associazione Libera, dall´Arci Toscana e Firenze che, assieme ai ragazzi scout di Agesci e Cngei e a quelli di Manitese, Villaggio dei popoli e Prociv, sostengono così la cooperativa «Lavoro e non solo» che produce pomodori, farina ed il vino «Placido Rizzotto» nei terreni un tempo dei boss mafiosi. L´iniziativa è sostenuta da Banca Etica, Regione Toscana, Cgil e Provincia di Firenze, il cui presidente Matteo Renzi ieri ha incontrato i ragazzi a Canicattì. Altri incontri con Don Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Pippo Cipriani, Giovanni Impastato, Giuseppe Lumia.
Volontari in nome della legalità: 82 giovani toscani
al lavoro in Sicilia nelle terre confiscate alla mafia
sull'Unità 12/7/05
LAVORERANNO come volontari nelle terre che sono state confiscate alla mafia. E
così lanceranno il loro messaggio contro la criminalità organizzata e a
favore
della legalità. Protagonisti dell’iniziativa, 82 giovani toscani che questa
estate partiranno alla volta della Sicilia.
Lo prevede il patto proprio «contro la criminalità organizzata e l’affermazione della legalità» che è stato sottoscritto ieri a Firenze da otto associazioni del terzo settore, enti locali e dalla Camera del lavoro fiorentina. Tra le varie associazioni firmatarie figurano anche l’Arci, la Fondazione Caponnetto, Libera, Unicoop Firenze e il Teatro del Sale con il sostegno di Regione, Provincia e di cinque comuni della regione tra cui quello di Firenze.
I giovani volontari appartenenti alle realtà dell’associazionismo toscano, tutti in età compresa tra i 18 e i 30 anni, lavoreranno per due settimane in collaborazione con la cooperativa sociale «Lavoro e non solo», una delle cinque realtà che in Sicilia gestiscono i terreni confiscati alla mafia nei territori di Corleone (provincia di Palermo) e Canicattì (Agrigento). Luoghi dove il lavoro dei campi porta alla produzione di farina, olio, vino, pasta, pomodori e ceci che vengono poi distribuiti dalle botteghe del commercio equo e solidale e nei supermercati Coop con vendite che nei primi 5 mesi dell’anno hanno già fruttato oltre 200 mila euro.
In particolare i volontari toscani saranno impiegati nella raccolta dei pomodori e nel reimpianto di vecchi vigneti. Ad affiancare il lavoro sul campo anche incontri con le comunità locali e seminari di approfondimento sul tema della legalità e della lotta alla mafia, con la presenza di numerosi esperti tra cui Don Luigi Ciotti, Rita Borsellino e Giovanni Impastato.
«La legalità e il rispetto delle regole, sono valori fondamentali che stanno alla base della coesione sociale - hanno commentato il segretario della Camera del lavoro di Firenze Alessio Gramolati, il presidente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri insieme a Maurizio Pascucci dell’Arci Toscana e Vanna Van Straten dell’associazione Libera - ed è lodevole che così tanti giovani abbiano deciso di impegnare le proprie vacanze in questa significativa esperienza che deve essere di esempio per tutta la società». f.san.
Mafia? No, grazie. Patto anticriminalità
IL FATTO Firmato ieri a Firenze. Ottantadue ragazzi, dal 28 luglio, trascorreranno una vacanza particolare in Sicilia
da la Nazione 12/7/05
«Mafia? No, grazie». Grazie al ‘Patto contro la criminalità
organizzata e l’affermazione della legalità’ firmato ieri a Firenze,
saranno 82 i ragazzi che il 28 luglio faranno le valigie per trascorrere una
‘vacanza’ in Sicilia molto particolare. Hanno tutti un’età compresa tra i
18 e i 30 anni, ma tanta voglia di dire la loro e di fare concretamente qualcosa
per gli altri, a difesa della libertà e della legalità. E così per tutta
l’estate impugneranno i ferri del mestiere e lavoreranno la terra fianco a
fianco con i ragazzi della cooperativa sociale ‘Lavoro e non Solo’ che
gestisce i terreni confiscati alla mafia nelle zone di Corleone e di Canicattì.
Ma accanto al lavoro dei campi, alla raccolta di pomodori e al vigneto da
reimpiantare (i prodotti recheranno il marchio ‘Libera terra’ e saranno
venduti nei punti vendita Unicoop della Toscana), ci saranno anche momenti di
studio e di riflessione sul fenomeno mafioso. A cominciare dai seminari
formativi cui prenderanno parte tra gli altri anche Don Luigi Ciotti, Rita
Borsellino, Pippo Cipriani e Giovanni Impastato, ai momenti di incontro con
altre realtà simili che operano su terreni confiscati come la cooperativa
Placido Rizzotto e le visite al Fondo Miciulla gestito dall’Agesci o a luoghi
simbolici come Portella della Ginestra. Tra i firmatari del patto contro la
criminalità il segretario della Cgil, Alessio Gramolati, Francesca Chiavacci
dell’Arci Firenze e Maurizio Pascucci dell’Arci Toscana, Fabio Picchi
dell’associazione Teatro del Sale e Sergio Segis dell’Unicoop, Salvatore
Calleri della Fondazione Caponnetto e Vanna Valstraten di Libera. Tutti hanno
fatto riferimento a questi campi studio e lavoro come una grande opportunità
per questi ragazzi di confrontarsi con realtà in cui altri giovani come loro,
proprio per la mancanza di legalità e rispetto delle regole, sono ostacolati
nel vivere con tranquillità la loro dimensione quotidiana.
Maurizio Costanzo
Per la realizzazione
e gestione del Progetto “Liberarci dalle Spine” che nel 2005 si concretizzerà
con due Campi di Studio/Lavoro: Canicattì 28 luglio/11 Agosto e Corleone 21
agosto/3 settembre.
Camera
del Lavoro Metropolitana di Firenze
Arci
Firenze - Arci Toscana
Fondazione
Caponnetto
Libera
Unicoop
Firenze
Associazione
Teatro del Sale
e
Camera
del Lavoro Metropolitana di Palermo
Camera
del Lavoro di Corleone
Camera
del Lavoro di Agrigento
Camera
del lavoro di Canicattì
Arci
Sicilia - Arci Palermo - Arci Agrigento
Provincia
di Firenze
e
ATAF
Comune
di Firenze
Consorzio
Sviluppo e Legalità
Comune
di Canicattì
La
Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze, Arci Firenze e Arci Toscana, la
Fondazione Caponnetto, Libera, la Fondazione Culturale Banca Etica, Unicoop
Firenze, l’Associazione Teatro del Sale, le Camere del Lavoro di Palermo,
Corleone, Agrigento, Canicattì e Arci Sicilia, Arci Palermo, Arci Agrigento; con
il contributo di: Regione Toscana, Provincia di Firenze e ATAF; in
collaborazione con: Comune di Firenze, Consorzio Sviluppo e Legalità,
Comune di Canicattì hanno promosso due campi di studio/lavoro sui terreni
confiscati alla mafia, un’iniziativa rivolta ai giovani tra i 18 e i 30 anni
che per 2 settimane lavoreranno fianco a fianco con i ragazzi della Coop.
Sociale “Lavoro e non Solo” che
in Sicilia gestisce i terreni confiscati nelle zone di Corleone (Pa) e di
Canicattì (Ag).
Con
questa nostra iniziativa vogliamo riaffermare, in quest’epoca difficile, la
lotta alla criminalità e il rispetto della legalità come valore etico, come
principio fondante della convivenza civile e come un presupposto essenziale
dello sviluppo economico.
Abbiamo
un grande bisogno nella nostra contemporaneità di recuperare valori etici,
valori ai quali legare sia l’agire, che le relazioni fra le persone. La qualità
della vita, per la quale noi agiamo e lottiamo, è fortemente intrecciata alla
riaffermazione dei valori etici della legalità, del rispetto delle regole e del
rifiuto netto e totale di ogni tipo di criminalità.
La
coesione sociale, presupposto dello sviluppo e del benessere oltre che della
pacifica convivenza, non può prescindere dalle certezze che derivano ai
cittadini dal sapere che ognuno può liberamente esercitare i propri diritti
come pure che tutti devono assolvere ai propri doveri, sapendo che non vi è
possibilità per i forti di sopraffare i deboli.
Lo sviluppo economico, come mezzo di benessere e di opportunità di
lavoro, ha bisogno di legalità e di rispetto delle regole, affinché ogni
cittadino possa esprimere la propria capacità lavorativa e imprenditoriale
senza che l’illegalità o le
mafie condizionino o annullino ogni sua occasione.
Per
questo ci sembra giusto offrire a dei giovani l’opportunità di confrontarsi
con la difesa della legalità, di capire cosa sia effettivamente la lotta contro
la mafia, proprio laddove questa avviene con più forza, e testimoniare la
nostra comune intenzione di liberare il nostro paese dal crimine, riaffermando
con forza il valore fondamentale della legalità e del rispetto delle regole.
Riteniamo,
infine, che questa esperienza, che vedrà protagonisti 74 giovani toscani
appartenenti all’ associazionismo (Arci, Agisci, Cngei, Mani Tese e Isguirda),
possa essere condivisa e sostenuta dalla società civile (associazioni, gruppi
di volontariato, singoli, centri sociali, parrocchie).
I
campi di studio/lavoro saranno organizzati nel periodo 28 luglio/3 settembre.
A
Corleone sarà festeggiata la raccolta dei pomodori da destinare alla
trasformazione in passata, per poi procedere all’estirpazione e al reimpianto
di un vecchio vigneto. Anche a Canicattì ci sarà un vigneto da reimpiantare.
Ma
non sarà esclusivamente lavoro sul campo, saranno infatti organizzati
laboratori ed incontri di educazione alla legalità; ai seminari formativi
parteciperanno esperti come Don Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Pippo Cipriani,
Giovanni Impastato, Umberto Santino, Giuseppe Lumia, che contribuiranno ad
un’analisi del fenomeno mafioso e delle molteplici esperienze di riscatto
sorte negli ultimi anni.
Durante
il campo di lavoro non mancheranno momenti di incontro con altre realtà simili
che operano su terreni confiscati, dalla Cooperativa Placido Rizzotto, al Fondo
Miciulla gestito dall’AGESCI, e momenti di riflessione con visite a luoghi
simbolici come Portella della Ginestra.
L’esperienza
dei campi di lavoro si articolerà attraverso tre attività diversificate: il
lavoro agricolo, lo studio e l’incontro con le comunità locali durante
momenti di scambio culturale, come ad esempio proiezioni cinematografiche
all’aperto.
Il
contributo dei volontari sarà fondamentale nell’organizzazione delle attività
di animazione territoriale, assolutamente necessarie per il potenziamento delle
relazioni e della rete sul territorio.
La giornata tipo sarà suddivisa in 3 sessioni:
-
Lavoro nei campi;
-
Il Territorio, la
Memoria e l’Impegno;
-
Animazione
Territoriale e Socialità.
CANICATTI’ (AG)
Periodo:
28/07 – 11/08
Località:
Canicattì (AG)
Programma delle
attività:
La
Cooperativa ha avuto affidati dal Comune di Canicattì circa ha 19.00, sui quali
insiste un vigneto di circa ha 14.00 e una parte a seminativo.
Il
vigneto si trova in uno stato di abbandono ed inoltre le scorse estati è stato
pure incendiato, quindi non è più produttivo e deve essere espiantato.
Il
lavoro durante il campo sarà quello di provvedere all’estirpazione del
vigneto e la preparazione del terreno per il successivo reimpianto e dei lavori
di sistemazione del capannone per il ricovero degli attrezzi e materiali.
Insieme
al lavoro nei terreni, con i soci della cooperativa, si prevedono sessioni di
studio ed informazione sui temi della lotta alla mafia,
partecipazione a laboratori ed incontri di educazione alla legalità,
coniugando riflessioni teoriche ed esperienze di resistenza alla mafia nei vari
contesti territoriali.
Incontreremo:
Rita
Borsellino, Pippo Cipriani (ex Sindaco di Corleone, ora Assessore alla legalità
del Comune di Bagheria), Giovanni Impastato, Alfio Foti (presidente Arci
Sicilia), Santo Sciortino (segretario Camera del Lavoro di Canicattì), Gregorio
Porcaro, Giovanni Abbagnato (Libera Palermo), Mimmo Fontana (presidente
Legambiente Sicilia)
I
luoghi:
La
Fondazione “l. Sciascia” a Racalmuto, andremo a Naro (in questo Comune c’è
una azienda agricola confiscata di oltre ha 350.00), andremo a Palma di
Montechiaro (la città del Gattopardo e non solo), i luoghi del Giudice Rosario
Livatino a Canicattì.
La
sera Cinema sotto le stelle nelle piazze di Corleone e feste nei centri
giovanili del territorio.
Inoltre,
andremo alla riserva naturale di Torre Salsa a Siciliana e alla riserva naturale
Maccalube ad Aragona.
CORLEONE E MONREALE
(PA)
Periodo:
21/08 – 03/09
Località:
Corleone e Monreale (PA)
Programma delle
attività:
La
Cooperativa ha avuto affidati dal Consorzio Sviluppo e Legalità circa ha 36.00,
sui quali insiste un vigneto di circa ha 9.00, un ficodindieto di ha 4.00, un
mandorleto di ha 2.00, seminativi e una parte ad ortive in particolare pomodori.
Il
vigneto si trova in uno stato di abbandono ed inoltre le scorse estati è stato
pure incendiato, quindi non è più produttivo e deve essere espiantato.
Il
lavoro durante il campo sarà quello di provvedere all’estirpazione del
vigneto e la preparazione del terreno per il successivo reimpianto, e la
raccolta del pomodoro che successivamente sarà trasformato in passata di
pomodoro.
Insieme
al lavoro nei terreni, con i soci della cooperativa, si prevedono sessioni di
studio ed informazione sui temi della lotta alla mafia,
partecipazione a laboratori ed incontri di educazione alla legalità,
coniugando riflessioni teoriche ed esperienze di resistenza alla mafia nei vari
contesti territoriali.
Incontreremo:
Rita
Borsellino, Pippo Cipriani (ex Sindaco di Corleone, ora Assessore alla legalità
del Comune di Bagheria), Nicola Maenza (presidente del Consorzio Sviluppo e
Legalità), Umberto Santino (presidente Centro di Documentazione Peppino
Impastato), Giovanni Impastato, Alfio Foti (presidente Arci Sicilia), Dino
Paternostro (segretario Camera del Lavoro di Corleone), Gregorio Porcaro,
Giovanni Abbagnato (Libera Palermo)
I
luoghi:
I
terreni della Cooperativa Placido Rizzoto, I terreni della Cooperativa NoE a
Partinico, la casa famiglia per minori gestita dalla Cooperativa Helios a San
Giuseppe Jato, Portella della Ginestra, i luoghi di Placido Rizzotto a Corleone,
i luoghi di Peppino Impastato a Cinisi, casa di Totò Riina ora Istituto
Professionale per l’Agricoltura a Corleone, la casa dove fu ucciso il piccolo
Di Matteo a San Giuseppe Jato.
La
sera Cinema sotto le stelle nelle piazze di Corleone e feste nei centri
giovanili del territorio.
Inoltre
andremo: alla riserva naturale dello Zingaro a Scopello, alla riserva naturale
Grotta di Carburangeli a Santa Ninfa e alla riserva naturale di Carini.
Firenze, 11 Luglio
2005
Camera del Lavoro
Metropolitana di Firenze
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Arci Firenze …………………………………………………..
Arci Toscana …………………………………………………..
Fondazione
Caponnetto
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Libera …………………………………………………..
Unicoop Firenze
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Associazione Teatro
del Sale
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