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FINANZIARIA
Centrale latte Adf, Fiera, Sat Il
Comune lascia le spa
Secondo Albini Mercafir non dovrà essere dismessa
MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 22/10/2007
La Centrale del Latte è di nuovo sul mercato. E´ la nuova legge Finanziaria che obbliga Palazzo Vecchio a disfarsi della storica società messa in piedi da Giorgio La Pira. L´articolo 87 del disegno di legge impone agli enti locali di non creare, né «assumere o mantenere, direttamente o indirettamente» azioni di società «non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali». E produrre latte non lo è, secondo il sindaco Leonardo Domenici, come ha ripetuto più volte prima e dopo la fallita privatizzazione del 2003 (doveva entrare Parmalat, poi sfumò tutto): «Non credo sia compito di un Comune produrre latte, mozzarelle e yogurt». Ma non è la sola spa da dismettere: via le quote in Adf e Sat, non è compito del Comune organizzare il trasporto aereo. Pure Firenze Fiera: non rientra tra gli scopi di Palazzo Vecchio organizzare congressi e esposizioni. In dubbio anche Afam, non è più compito dei Comuni vendere farmaci come organizzare il commercio all´ingrosso: via anche la Mercafir. E con le quote delle spa, salta per Palazzo Vecchio la possibilità di indicarne i Cda: presidenti, membri e sindaci revisori.
«Lo sapevamo, stiamo cercando di interpretare il testo» risponde l´assessore alle aziende partecipate Tea Albini. Pochi dubbi sulla Centrale, «al 90 per cento rientra tra quelle da vendere», Albini si dice incerta sulle altre: «Adf e Sat sembrerebbero fuori, ma sono quotate in borsa, forse ci sarà una salvaguardia. Afam ha una relazione con la Società della salute. Firenze Fiera? Il sistema fieristico serve per valorizzare la città». Giudizi da ricercare nelle pieghe degli statuti delle aziende. La Mercafir invece per Albini è salva: «Gestisce anche l´area mercatale, di competenza pubblica». E´ certo l´addio per le quote (simboliche) di Banca Etica. Ma l´obbligo di vendere entro 18 mesi è una iattura, per Albini: «Quando uno è costretto a vendere, la fa in condizioni peggiori». Un problema anche per la Cgil: «Siamo preoccupati per le possibili ripercussioni negative sui lavoratori» dice il segretario della Camera del lavoro di Firenze, Mauro Fuso. E così, dopo che il capitale della Centrale è salito a 30 milioni di euro e sembrava sfumato l´ingresso della Provincia, si riapre il capitolo privatizzazione della Mukki, che ha provocato scontri pesantissimi in maggioranza.
L’INAUGURAZIONE
Centrale del Latte nuovo museo L’addio di Cervelin
da la Nazione 20/6/2007
FRANCO CERVELIN, che ieri ha inaugurato il primo museo del latte fatto di cartone riciclabile, è tranquillo. Tra un paio di mesi concluderà la sua esperienza alla Centrale del Latte, che presto avrà un nuovo consiglio di amministrazione e un nuovo presidente. Potrebbe essere Marco Massaccesi, per 13 anni segretario di Confesercenti Firenze, sostituito dal nuovo direttore Alberto Marini.
E intanto, dopo il conferimento del terreno su cui è sorto due anni fa il nuovo stabilimento di via dell’Olmatello, che ha permesso al Comune di Firenze di ricapitalizzare l’azienda e di aumentare la quota di maggioranza dal 55 a circa il 75%, i sindacati sono più ottimisti per il futuro dell’azienda. «Con il conferimento del terreno e il conseguente aumento della quota societaria in suo possesso – spiega Damiano Marrano, segretario provinciale della Flai-Cgil – il Comune ha manifestato il suo impegno a sostenere l’azienda e seguirci in un confronto avviato sugli indirizzi strategici relativi al piano industriale. Ieri abbiamo avuto un incontro interlocutorio in Palazzo Vecchio e abbiamo fissato un nuovo appuntamento per il 30 giugno». Intanto, per le quote ancora nelle mani del Consorzio provinciale di Livorno e del Comune Pistoia, non è esclusa la possibilità di un interessamento da parte della Provincia, che, pur tra tanti tira e molla, qualche mese fa aveva dato la sua disponibilità.
Ma questo riguarda ormai poco Franco Cervelin. Che ieri,
attorniato da un gruppo di bambini in visita, ha inaugurato un nuovo spazio
dedicato alle scuole, che racconta la storia dell’azienda e quella del latte.
Su 150 metri quadrati sono esposti 100 oggetti storici, dalla vecchia bicicletta
del lattaio allo strumento usato nell’800 per fare il burro, con arredi e
decori realizzati in cartone riciclato, a cura dell’architetto Sonia Perini e
del designer Generoso Parmigiani. Costo, 25mila euro.
Monica Pieraccini
Mukkilatte, ora entrano in gioco anche le “correnti” della Margherita
I retroscena sull’operazione di salvataggio della Centrale del Latte. I timori dei sindacati
di Osvaldo Sabato sull'Unità 1/3/2007
PAGINATE sui nuovi assetti societari della Mukki latte. Polemiche incrociate e
sotterranee, allusioni e altro. «Ora basta» tuona la Rsu della Centrale del
latte. «La vecchia proprietà ed i nuovi interessati siano seri e
responsabili nel difendere i propri interessi» scrivono sempre i sindacati «ma
lo siano di più nel cercare la rapida conclusione ad una vicenda che rischia
di diventare la novella dello stento» concludono.
Il riferimento è al nuovo assetto azionario, che dovrebbe emergere dopo le intenzioni di Pistoia e Livorno di vendere le loro quote azionarie. Ma venderle a chi? Alla Provincia di Firenze sono state offerte queste quote e il presidente Matteo Renzi , non ha chiuso la porta in faccia all’operazione salvataggio.
Ma se per la Provincia pare che non ci siano problemi a mettere le mani sul pacchetto azionario del consorzio provinciale livornese (il 12%), lo stesso non si può dire per quello che è nella mani del comune di Pistoia (il 32,71%). In questo caso per Renzi si starebbero materializzando due problemi: la voglia di Pistoia di far cassa quanto è più possibile e la “freddezza” del vicesindaco di Pistoia Luca Iozzelli, della Margherita come Renzi, che non ha nessuna intenzione di far passare il giovane presidente della Provincia di Firenze come il salvatore della Mukkilatte. E qui entrano in gioco anche le variabili interne alle correnti della Margherita: Iozzelli è infatti un fedelissimo del segretario regionale Antonello Giacomelli (area Popolare), mentre Renzi è un rutelliano.
Veleni e sgambetti, che potrebbero saltare se, come chiede Pistoia, dovrebbe toccare a Fidi-Toscana il compito di far valutare le quote in suo possesso. Però sia Palazzo Vecchio, che la Provincia, vorrebbero che fosse invece un perito del Tribunale a fare questa operazione (è un perito oggettivo) dicono. Se così fosse la Provincia di Firenze si troverebbe a dover sborsare troppi soldi in più con riflessi preoccupanti e immediati sul suo bilancio. In questo scenario poi si inserisce il Comune di Firenze (proprietario del 55% delle azioni) che ha una carta importante da giocare: il conferimento alla Mukki del terreno della nuova centrale del latte.
Ma in questa fase sarebbe conveniente fare questo passaggio? Gli strateghi finanziari, stanno valutando tutte le ipotesi. Nell’attesa, Palazzo Vecchio vedrebbe favorevolmente l’ingresso della Provincia di Firenze perché in questo modo ci sarebbero ulteriori garanzie per gli interessi degli allevatori del Mugello. Quest’ultimi, inoltre, potrebbero creare una filiera con quelli di Siena e Grosseto, benedetta anche dalla Regione. Sarebbe un modo per dare ancora più forza al legame fra gli allevatori toscani e un’azienda che ha una forte connotazione territoriale. Anche i sindacati sarebbero d’accordo con questa nuova “mission” della Mukki. Naturalmente tutto ciò sarà possibile con la proprietà in mani pubbliche. Perché con i privati sarebbe un’altra storia. Insomma, si studiano diverse soluzioni per il futuro della centrale, che sicuramente avrà un nuovo presidente. Infatti pare che per il verde Franco Cervelin, il tempo sia ormai scaduto.
Centrale del latte. I 200 lavoratori pretendono chiarezza sull'assetto proprietario
«Chi deciderà per il nostro futuro?»
da il Firenze 1/3/2007
«La rabbia è forte, perché ogni giorno siamo costretti a tentare di decifrare il nostro futuro basandoci solo sugli articoli dei giornali». I dipendenti della Centrale del latte di Firenze sono ormai esasperati dalle continue indiscrezioni sui futuri assetti azionari dell'azienda.
Nei giorni scorsi, a muovere notevolmente le acque fu l'interessamento della Provincia di Firenze a subentrare nella gestione della centrale.Un potenziale economico certamente non indifferente, quello di Palazzo Medici Riccardi, che però lascia i dipendenti con numerose incognite pendenti. «Siamo duecento dipendenti in tutto, senza contare l'indotto - dicono i rappresentanti delle Rsu - adesso pretendiamo chiarezza da parte degli esponenti delle istituzioni, che invitiamo a parlare solo nelle sedi adeguate a trattare un tema così delicato».
I
dipendenti chiedono il rispetto degli impegni
Mukki, la parola ai lavoratori
dal Corriere di Firenze 27/2/2007
FIRENZE - I dipendenti della Centrale del Latte hanno inviato una lettera ai sindaci dei Comuni di Firenze, Pistoia e Livorno, ai presidenti delle Province di Livorno e Firenze, ai capigruppo consiliari della provincia di Firenze, ai sindacati e ai membri del Cda nella quale chiedono che abbia termine la diffusione di notizie fuorvianti; il rispetto, da parte di tutti gli attori coinvolti, degli impegni assunti con l’approvazione del piano industriale; la ripresa delle corrette relazioni sindacali. Esprimono forte preoccupazione per il grave danno che le notizie apparse in questi giorni sulla stampa possono provocare sul mercato e nei rapporti con il mondo finanziario.
I
dipendenti
riconoscono come elemento essenziale ed
Intanto il capogruppo dell’Udc a Palazzo Vecchio Mario Razzanelli interviene nella vicenda sostenendo che questa “conferma ancora una volta che quella che deve cambiare è la logica con cui si scelgono le persone da inserire nei consigli d’amministrazione. Basta coi consigli di amministrazione nominati con il manuale Cencelli’.
La Provincia pronta a entrare per salvare la Centrale del latte
L’ipotesi: rilevare le quote di Pistoia e Livorno
da la Nazione 25/2/2007 di GIOVANNI SPANO
LA PROVINCIA valuta con cautela, ma è seriamente disponibile: il suo ingresso in Mukkilatte Spa a fianco del Comune è ben più di un’ipotesi. E’ la mossa che potrebbe preludere al rilancio della municipalizzata, alle prese con difficoltà finanziarie, indebitamento consolidato, rapporti in frenata con le banche. E, il 30 aprile, con la scadenza del terzo mandato del presidente, Franco Cervelin.
L’operazione che la Provincia sta meditando di perfezionare passa attraverso l’acquisizione delle quote dell’azienda lattiero-casearia ancora di proprietà del Comune di Pistoia (32,71%) e dal Consorzio provinciale livornese (12%), mentre l’amministrazione comunale fiorentina ha in mano il 55,27%. Il capitale sociale complessivo è di 7.256.704 euro suddiviso in poco meno di 14 milioni di azioni nominali (13.955.200) da 0,52 euro l’una. E’ di tutta evidenza che l’ingresso della Provincia andrebbe a modificare composizione e assetto societario di Mukkilatte, ma non a riossigenare le casse della Spa. Lo stanziamento servirebbe «solo» a liquidare agli attuali soci pistoiese e livornese il corrispettivo delle loro azioni. L’eventuale ricapitalizzazione della Spa, insomma, passerebbe per altre strade. Per ora sconosciute.
Il presidente della Provincia, Matteo Renzi, ci ha pensato e ci sta pensando su parecchio. Lascerebbe volentieri la gestione ai privati. Ma qui è a rischio l’autosufficienza gestionale di Mukkilatte, con possibili ripercussioni in termini di efficienza, economicità, redditività e una presenza meno incisiva e capillare sul mercato. Ecco, è questo scenario ad aver orientato Renzi nella direzione di un intervento pubblico dell’Ente che presiede. Con una strategia di base: contribuire allo sviluppo industriale del territorio, continuare a garantire l’attività degli allevatori, specie quelli del Mugello, rilanciare Mukkilatte mettendo al riparo duecento posti di lavoro. L’intervento parzialmente «riparatore» è però subordinato a due condizioni essenziali: un piano industriale ad ampio raggio. E chiarezza sui conti. Dieci anni fa gli utili ponevano Mukkilatte in una posizione di vertice nella speciale «hit parade» delle partecipate. Perché e come si è arrivati alla situazione di (speriamo momentanea) difficoltà? Di sicuro c’è che l’intreccio di interventi politici, calcoli, accordi ha per ora, prodotto il risultato di far slittare la data della firma del protocollo d’intesa che doveva spianare la strada alla nuova ’governance’ di Mukkilatte, inizialmente fissata per il 2 marzo. Le preoccupazioni sull’acquisto manifestate da Ermini (capogruppo della Margherita in Provincia), i dubbi di Bertini (Sdi) e dei Ds empolesi, hanno indotto Renzi a convocare una riunione di maggioranza, in data 6 marzo.
Secondo Mario Razzanelli (capogruppo Udc in Comune) «la vicenda
conferma che deve cambiare la logica di scelta dei CdA. Basta con i nomi fatti
col manuale Cencelli: una delle ragioni per cui le società partecipate del
Comune non funzionano è che spesso nei consigli mancano le competenze per farle
crescere e prosperare. Le aziende deve essere gestita con logica
imprenditoriale, senza condizionamenti politici. Deve finire l’era in cui le
persone vengono 'piazzate' nei cda solo perché devono avere un posto a
ricompensa del lavoro svolto direttamente o indirettamente per il partito o il
gruppo che rappresentano», ha concluso Razzanelli.
DAMIANO MARRANO, segretario provinciale Flai (federazione lavoratori
agro-industria) della Cgil parla di una «fase
delicata: la proprietà ci ha messo al corrente dei percorsi di assestamento» e
auspica l’ingresso della Provincia. «E’ chiaro che con soli due
interlocutori si dialoga meglio. Occorrerà poi voltare pagina, riprendendo un
confronto a 360 gradi su nuovi prodotti, modalità di presenza sul mercato, più
in generale sulle prospettive del settore. Noi a questo siamo interessati: a una
logica di sviluppo, con nuove ’missioni’ indicate dalla proprietà. Il
contorno di turbolenze appartiene a una logica che non condividiamo. Chiediamo,
a tutti, chiarezza. E di non giocare sulla pelle dei lavoratori».