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Dodicimila clandestini per troppa burocrazia
di MARZIO FATUCCHI su Corriere Fiorentino 13/9/2008
Ci sono 12 mila extracomunitari che lo scorso dicembre, da Firenze, attraverso internet, hanno fatto richiesta del permesso di soggiorno e che ancora sono senza documenti. Si tratta di persone che continuano a lavorare, badanti, operai o camerieri, ma che formalmente sono clandestini. Sono i dati forniti dal ministero dell'Interno. La prefettura ha già vagliato 3.400 domande, ha già consegnato 2.280 permessi. Ma più di 3.700, in base alle leggi vigenti, non ne potrà consegnare. Non è andata meglio a chi si è rivolto a sindacati o associazioni.
Con il lavoro, ma clandestini E i permessi non arrivano
Otto mesi dopo il click day, la maggioranza delle domande è
ancora da aprire
«Le richieste di alcuni paesi come lo Sri Lanka non erano neanche nel sistema
informatico»
Dalla Caritas verranno inviate al ministro Maroni migliaia di cartoline con
immigrati senza volto
La direzione regionale del ministero mette a disposizione per
Firenze solo 3.700 posti di lavoro non stagionali
Ci sono 12 mila stranieri extracomunitari senza documenti a Firenze. E
rimarranno senza. Il cameriere che oggi vi servirà il pranzo, la badante del
vostro vicino che vi saluta per le scale, l'operaio che lavora nella vostra
strada. Sono i tanti che, lo scorso dicembre, parteciparono al «click day», la
richiesta via internet di permesso di soggiorno ma non l'hanno avuto:
presentarono tutti i documenti, tra cui quello fondamentale, la dichiarazione
dei datori di lavoro. Al lavoro, dicono gli stessi imprenditori, ci sono
rimasti: ma sono rimasti anche formalmente «clandestini». Continuano a fare le
badanti, gli operai, i camerieri.
I dati fiorentini sono forniti dal ministero dell'interno. E non ci sono possibilità che salgano di tanto: la direzione regionale del ministero aveva indicato in poco più di 3.700 i posti di lavoro non stagionali assegnabili a Firenze e provincia. La prefettura ha già vagliato 3.400 domande (su 15.735 arrivate fino al 31 maggio 2008) e già inviati o consegnati 2.280. Ma più di 3.700, in base alle leggi vigenti, non ne potrà consegnare.
Peggio è andata, e qui la vicenda raggiunge quasi il grottesco,
a chi si è rivolto a strutture organizzate (sindacati o associazioni di
categorie) per le procedure di regolarizzazione del «click-day». Per colpa del
sistema informatico, sostengono queste strutture, i loro soci (lavoratori o
imprenditori) hanno concluso la consegna telematica in coda a tutte le altre.
«Da noi, su 489 domande, ne sono state accolte solo 48» dicono Lapo Cantini
della Confesercenti Firenze e Izzedin Elzir, consulente della stessa
associazione di categoria per il loro sportello immigrati.
«Siamo subissati dalle richieste di chiarimenti, di informazione, di
sollecitazione non solo degli stessi immi-grati, ma anche dei nostri
imprenditori » ricorda Cantini. Secondo una stima approssimativa, nella sola
città, dei 3.500 che hanno fatto richiesta, circa 2.000 sono rimasti fuori. Ma
perchè soprattutto le associazioni sono rimaste fuori? «Secondo la nostra
impressione, per colpa del sistema informatico» dice Cantini. Cosa confermata
anche da Danilo Rocca de La Cruz, che in Cgil si è occupato della vicenda: «Le
domande di alcuni paesi, come lo Sri Lanka, sono entrate lentissime.
Crediamo, in base alle rassicurazioni della prefettura, che poche delle nostre richieste siano rimaste fuori, ma il problema c'è». «La nostra prima domanda era proprio di un cittadino cingalese: il pc si bloccò, girava voce che non avessero neanche inserito il codice del paese reg istrato ancora come Ceylon, e tutte le nostre richieste sono rimaste in coda » conferma Laura Grazzini dell'Arci, altra associazione che ha gestito la richiesta da parte dei cittadini extracomunitari.
Il risultato? È che molte di queste persone continuano a
lavorare, ma sono «sans papier ». Certo, hanno il cedolino della richiesta che
conferma che sono in attesa, ma nessuno è in grado di dire se ci sono state,
per loro, espulsioni o denunce. L'impressione è che ci sia stata un'attesa: ma
i termini per quella concessione di permessi stanno per scadere, si partirà con
un'altra fase di richieste e, ha detto il governo, non potranno essere
considerate quelle pregresse.
Per questo motivo, Confesercenti e Caritas stanno inviando migliaia di cartoline
al ministro Maroni: le immagini di due lavoratori immigrati senza volto (perchè,
per la legge, non dovrebbero esistere, non dovrebbero essere qua), e il loro
messaggio: «Volevo soltanto lavorare». «Si parla tanto di sicurezza: ma la
nostra città è più sicura o meno sicura se queste persone, che aiutano gli
anziani, fanno prodotto interno lordo con la loro opera, hanno i documenti o se
non ce l'hanno?», domanda, provocatoriamente, Izzedin. «C'è un'azienda di
catering, di alto livello, che aveva fatto richiesta per tutti e 7 i suoi
camerieri: non ha avuto nessuna risposta. Questo è o non è un danno non solo
per i lavoratori ma anche per l'impresa? » aggiunge Cantini.
E la Confesercenti sta pensando di fare ricorso al Tar contro le procedure: la Cisl di Milano ha già ottenuto una sospensiva da parte del Tar lombardo, la sentenza definitiva nel merito arriverà il 21 ottobre: «Se darà ragione alla Cisl, faremo anche noi ricorso».
Fillea Firenze Costituito il Coordinamento per le Politiche dell'Immigrazione
Le Politiche dell'Immigrazione provinciale si strutturano nel primo Coordinamento provinciale della Fillea
E’ stato costituito ieri mattina il Coordinamento per le Politiche dell'Immigrazione della Fillea Cgil Firenze, il primo in Italia a livello provinciale.
I temi trattati nella riunione odierna sono stati quelli della rappresentanza degli immigrati all’interno la Cgil come spazio di partecipazione e non come semplici quote.
Si é discusso, inoltre, del rapporto tra i vari servizi (UVL, INCA etc…) e le categorie di rappresentanza dei lavoratori che ne fanno uso.
Abbiamo espresso anche la necessità di lavorare in modo sinergico e collaborativo con le associazioni che si occupano di immigrati nel territorio, per cercare di capire più cose e trovare strumenti idonei per svolgere il nostro lavoro al meglio.
Alla fine dei lavori, che hanno visto partecipare, oltre alla Fillea Nazionale, anche L'ARCI di Firenze, e stato prodotto un ordine del giorno, votato all'unanimità.
Edmond
Velaj
Segreteria
Fillea CGIL Firenze
Firenze, 4 luglio 2008
ORDINE DEL GIORNO
Il Coordinamento per le Politiche dell’Immigrazione della FILLEA CGIL Firenze esprime piena solidarietà ai familiari delle centinaia di vittime che hanno perso la vita nel mare intorno alle coste italiane. E’ inaccettabile che tante persone possano morire per l’unica colpa di essere affamati e di voler cercare una vita migliore per se e per i propri figli! Denunciamo con forza la politica di esclusione che sta portando avanti il ministro Maroni, che rischia di minare una coesione sociale già di per se delicata.
Denunciamo anche la proposta di schedare, attraverso le impronta digitali, i bambini Rom essendo consapevoli che non si può far crescere dei bambini, di qualsiasi etnia fossero, in un mondo cosi crudele.
Di fronte ad un escalation di violenza e della legittimazione politica della violenza popolare manifestata con il rogo di diversi campi di nomadi ed il danneggiamento dei negozi degli immigrati, mostriamo la nostra totale indignazione e chiediamo che vengano denunciati con forza da tutte le fazioni politiche.
Chiediamo alla Camera del Lavoro di Firenze ed alla CGIL a livello nazionale, ognuna per le proprie competenze, di aprire tavoli di confronto con il governo al fine di porre un ostacolo a questa politica di esclusione e di violenza che lede la dignità delle persone. Ad un eventuale rifiuto o intransigenza da parte del governo, riteniamo che sia utile avviare una discussione unitaria per delineare azioni concrete, anche attraverso una mobilitazione generale.
Bertol Brecht nel 1931 scrisse: “… prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.
Firenze, 03/07/2008
Approvato all’unanimità.
FIRENZE
Un nuovo
lavoratore
su cinque
è immigrato
da l'unità 15/5/2008
Fra coloro che hanno avuto un rapporto di lavoro nel corso del 2005, uno su cinque è immigrato. Questo il dato significativo che emerge dalle statistiche dei Centri per l’impiego della provincia di Firenze. Su un totale di 74mila persone, in gergo note come “avviate”, più di 16mila sono straniere. Dunque, il 21 per cento. Poco più della metà svolge attività non qualificate, ma il restante 44% ha una formazione specifica: molti gli operai specializzati, ma ci sono anche impiegati ed intellettuali. E gli immigrati sono quelli che maggiormente godono di contratti di lavoro stabili, visto che operano in settori disertati dalla manodopera italiana. In primis edilizia e manifatture.
I dati raccolti sul territorio (ogni datore di lavoro ha l'obbligo di comunicare al Centro per l’impiego assunzioni, cessazioni e modifiche nei contratti) parlano di un mercato più aperto ai maschi: su oltre centomila persone assunte, infatti, la percentuale degli uomini supera di otto punti quello delle donne, benchè siano soprattutto queste a fare richiesta di lavoro. E il tasso di disoccupazione femminile nella Provincia, come in Toscana, resta sensibilmente più alto di quello maschile.
Dei 38mila iscritti ai Centri, sono 29 mila quelli che nel corso dell’anno hanno trovato un impiego: solo il 26% può contare su un contratto a tempo indeterminato. «È rilevante - commenta l’assessore provinciale al Lavoro Stefania Saccardi - che non siano solo le fasce più deboli ad usufruire del servizio. La metà degli iscritti è almeno diplomata». E ai Centri per l’impego si rivolgono anche le aziende: in un anno sono 3200 le ditte che hanno richiesto lavoratori.
Oltre a realizzare interventi di collocamento i Centri promuovono iniziative di formazione ed orientamento come il Progetto Pari dedicato ai disoccupati over 45, e quello di Alta Formazione in Apprendistato che incentiva l’inserimento in azienda di laureati e laureandi. La necessità di far incontrare il mondo dell’istruzione con quello del lavoro sarà argomento di dibattito al congresso nazionale di Orientamento alla scelta, in programma da domani a sabato a Firenze, a cui parteciperanno la Provincia e le Università di Firenze e Padova. «Il 14% di chi cerca lavoro è laureato - continua Saccardi -. Delle due l’una: o il mercato del lavoro è troppo complesso oppure non c’è collegamento fra gli istituti di formazione e le aziende».Ilaria Inzitari
MERCATO DEL LAVORO: ECCO I DATI
Le statistiche dei Centri per l’impiego della Provincia. Esperti a
confronto su formazione e orientamento a Firenze dal 15 al 17 maggio a Firenze
15-16-17 maggio: a Firenze, presso il Palazzo degli Affari,
si terrà il 10° Congresso Nazionale di "Orientamento alla scelta:
ricerche, formazione, applicazioni", organizzato, presso il Palaffari,
dalla Provincia di Firenze con le Università degli Studi di Firenze e Padova.
Il programma è stato illustrato stamani dall’assessore provinciale al Lavoro
Stefania Saccardi.
“E’ una delle più importanti occasioni di confronto, a livello nazionale e
internazionale, fra gli studiosi che si occupano del tema dell’orientamento
sia all’interno della ricerca scientifica che delle sue applicazioni
operative”, spiega l’assessore. Questa manifestazione che si colloca nel
periodo di realizzazione del “Genio Fiorentino” che vede Firenze come sede
di eventi culturali e scientifici di grande rilievo e pone la nostra città in
posizione di protagonista sulla scena nazionale. La ricerca scientifica in
materia di orientamento porterà al Congresso esperienze nazionali e
internazionali di spicco. Saranno presenti le maggiori Università italiane ed
europee, si realizzeranno momenti di confronto in seminari specifici sui tanti
aspetti che l’orientamento riveste nel mondo della scuola, dell’università
e del lavoro. Al centro del congresso, venerdì pomeriggio, una tavola rotonda
con le Istituzioni per la definizione di un modello condiviso per la
realizzazione di un Sistema Integrato di Orientamento.
La preziosa collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze e di
Padova per la realizzazione del Congresso rientra in uno dei numerosi progetti
che la Provincia sta portando avanti, con grande soddisfazione, con il mondo
accademico: lo ‘Sportello sperimentale’ per il lavoro dentro il Polo
Universitario di Novoli, l’esperienza dell’Alta Formazione in Apprendistato,
il Progetto con la Nuova Pignone di alternanza formativa scuola, università,
lavoro.
La Provincia di Firenze getta quindi un ulteriore occasione di confronto fra il
mondo accademico e la società, creando le condizione utili affinché la ricerca
scientifica si confronti con le concrete realizzazioni che da essa derivano:
l’orientamento prima ancora che una disciplina di studio è “pratica
operativa”, è “servizio” , è “strutture funzionali”, è “risposte
al cittadino”, cittadino che deve – più volte nel corso della propria vita-
scegliere fra scuola e lavoro, fra lavoro e lavoro , fra formazione e lavoro. A
questo riguardo i Centri per l’impiego offrono un osservatorio del Mercato del
Lavoro particolarmente rappresentativo e ricco di spunti di riflessione. In
particolare i dati relativi agli ‘avviati’ (persone fisiche che in un anno
hanno rapporti di lavoro) e quello degli ‘avviamenti’ (il numero di
assunzioni che vengono registrate ogni anno che possono essere più di una per
persona) offrono il dato reale del lavoro in Provincia, in quanto per legge le
aziende devono comunicare le assunzioni entro 5 giorni . Nel 2005 ci sono stati:
74.000 avviati, di cui il 21 per cento extracomunitari (16.213 persone); 101.000
‘avviamenti’ (numero di assunzioni) di cui 54% maschi e 46% femmine
La tipologia delle assunzione ci mostra che solo il 26% è a tempo indeterminato
di cui il 20% full time e il 6% part time. Il contratto a tempo determinato è
il 59% + 8% contratti lavoro interinale, cioè il 67% - di fatto – di
contratti a tempo determinato.
I lavoratori extracomunitari hanno avviamenti che riguardano per il 56% attività
non qualificate, ma circa il 44% per attività specializzate (operai
specializzati, attività di addetti macchinari , attività impiegatizie, lavori
intellettuali).
Percentualmente gli extracomunitari risultano avere maggiore stabilità nei
contratti in quanto operano in settori (manifatturiero e costruzioni) dove più
facilmente vi sono contratti a tempo indeterminato.
Gli iscritti ai Centri Impiego (realmente disponibili al lavoro secondo quanto
previsto dal D.Lgv 297/02 ) sono: 38.000 dato di stock di cui 62% donne 38%
maschi; 17.000 nuovi iscritti annualmente. Gli iscritti immigrati sono il 14,2%
L’età degli iscritti : 30% sono 26-34 anni, 28% oltre i 45 anni
A tutti costoro vengono offerti tutti i servizi specialistici per aiutarli nella
ricerca di lavoro: circa 14.000 i colloqui di orientamento di base erogati nel
2005, circa 2000 colloqui di orientamento specialistico, 650 tirocini in azienda
.
Dei 38.000 iscritti- in un anno- 29.000 sono stati avviati (anche se non
direttamente dal Centro ma sicuramente sostenuti e agevolati dei servizi del
Centro).
Comunque i dati di Pre.net (relativi al nuovo sistema di preselezione on line
iniziato nel 2005) ci indicano che, in un anno, 3200 aziende hanno utilizzato
questo strumento per la richiesta di 5500 lavoratori.
Il Centro per l’Impiego è catalizzatore di iniziative e progetti che vengono
proposti sul territorio. I progetti per agevolare le assunzioni, attualmente in
vigore sono due: il ‘Progetto Pari’, con incentivi all’assunzione e bonus
formativi per over 45 anni disoccupati (contratti a tempo indeterminato). Le
aziende hanno potuto accedervi entro l’11 maggio.
L’altro è il ‘Progetto Alta Formazione in Apprendistato’, con incentivi
alle Aziende e formazione universitaria per giovani laureati o laureandi. La
scadenza per partecipare è il 31 maggio
Il programma delle tre giornate di congresso è consultabile e scaricabile on
line all’indirizzo:
www.newtours.it/orientamento2008/
L’immigrazione che fa crescere la Toscana
Secondo il Rapporto Irpet 2008 sui flussi migratori, settori economici come
l’edilizia
e il conciario sarebbero destinati a chiudere senza l’apporto dei lavoratori
stranieri
LE STIME di demografi e studiosi rivelano che il numero degli immigrati in
Toscana è destinato a triplicare nell’arco di vent’anni: dai 234mila
attuali a circa 632mila
di Sonia Renzini/ Firenze sull'Unità 13/5/2008
Con una presenza straniera in costante crescita la Toscana conquista il
primato italiano per incidenza sulla popolazione: il 6.4% contro il 6.2% della
media italiana e il 5.4% di quella europea. È invece al sesto posto come
numero di immigrati: 234mila gli stranieri residenti nel 2007, di cui 110mila
lavoratori e 50mila minorenni. Non solo.
Il rapporto Irpet sull’immigrazione regolare presentato in Consiglio
regionale prevede una crescita esponenziale per i prossimi 20 anni.
Secondo le stime, nel 2025 la popolazione straniera sarà diventata tre volte tanto con numeri che si aggirano sui 632mila, pari al 16% dei cittadini toscani. Con il 10% di immigrati in tutte le province e punte del 25 e 21% a Prato e Firenze. In pratica, un nuovo nato su 5 sarà straniero. «Questo studio sottolinea il contributo che gli immigrati danno allo sviluppo della Toscana - dice l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini - se non ci fossero loro interi settori come quelli delle concerie o dell’edilizia sarebbero costretti a chiudere».
Il direttore dell’Irpet Giovanni Andrea Cornia sottolinea che l’80% della forza lavoro straniera è composta da regolari. Intanto, da un’indagine del Sole 24 ore risulta raddoppiata in un anno la presenza degli irregolari. Prato è al 15mo posto tra le città italiane per presenza di clandestini, con 16 stranieri su 1000 abitanti, seguita da Firenze, in 25ma posizione, da Pisa (30ma) e da Arezzo (37ma). Ma per il demografo e senatore del Pd Massimo Livi Bacci il rischio è confondere i temi della sicurezza e dell’immigrazione. «Anche il nuovo pacchetto sicurezza - dice Bacci - va in questa direzione, ma configurare il reato di immigrazione clandestina ci metterebbe fuori dall’Europa e aggraverebbe il problema del sovraffollamento carcerario». Al primo posto per numero di immigrati ci sono i cittadini dell’Est Europa (54%), seguiti da albanesi (22%), rumeni (11.8%), cinesi (10.6%) e marocchini (8.5%). Un microcosmo che si allarga a macchia d’olio nel territorio, penetra nelle sue compagini sociali e interagisce con i suoi meccanismi, riflettendo i problemi e le difficoltà della società italiana. A partire dalla disoccupazione che tra gli immigrati raggiunge l’11% contro il 4% dei toscani, con una concentrazione maggiore tra le donne (17%) rispetto agli uomini (6.2%). La metà di coloro che hanno un lavoro, invece, sono impiegati nel terziario, soprattutto nei servizi alla famiglia (16%), seguono le costruzioni (24%) e le industrie manifatturiere (22%). Più alto anche il dato degli infortuni sul lavoro: 60 stranieri su 100 si infortunano contro 44 toscani su 100. Con un aumento del 64% rispetto al 2001: 8.234 nel 2006, pari al 12% degli infortuni denunciati. Rilevante anche la presenza degli imprenditori: oltre 40mila con un incremento del 76% rispetto al 2000. Si dividono tra il commercio (oltre i due terzi), costruzioni, edilizia e manifatturiero.
«Gli immigrati - conclude il direttore di Confindustria Toscana Sandro Bonaceto - sono una risorsa essenziale, ma servono professionalità adeguate per un lavoro di qualità. Gli stranieri vanno a colmare il lavoro in fasce di età dove la presenza di italiani è più scarsa, dato che si arriva al mercato del lavoro in ritardo».
Focus immigrati Toscana: troppa dispersione fra i
banchi e infortuni nei cantieri
Scuola e incidenti sul lavoro allarme per
gli extracomunitari
GAIA RAU su la Repubblica 19/1/2008
Arrivano in Toscana per studiare o cercare un lavoro dipendente, ma anche per creare nuove imprese. E tra i problemi principali che devono affrontare, i più gravi rimangono quello della dispersione scolastica e quello della sicurezza sui luoghi di lavoro. E´ la fotografia degli immigrati extracomunitari nella nostra regione presentata ieri a Villa Montalto nel corso di una conferenza internazionale sul dialogo interculturale, durante la quale sono state presentate le migliori pratiche per l´inclusione sociale in Italia e in Europa.
Una presenza, quella degli immigrati, destinata a diventare sempre più consistente in Toscana: oggi gli stranieri residenti sono circa 230mila, cifra che negli ultimi anni è cresciuta di circa 20mila unità per anno, tanto da stimare che nel 2023 saranno oltre 400mila, cioè il 12 per cento dell´intera popolazione. Di fronte a una crescita tanto insistente, i problemi da risolvere rimangono tanti, soprattutto nel mondo del lavoro (dove la percentuale degli immigrati è di circa il 7 per cento, un punto percentuale sopra al dato nazionale) e della scuola, dove gli alunni stranieri hanno raggiunto la quota delle 40mila presenze (l´8 per cento circa degli allievi).
Grave è la situazione degli infortuni sul lavoro: nel 2006 tra gli extracomunitari si sono verificati oltre 8mila incidenti, di cui sei mortali, mentre nel primo trimestre del 2007 circa duemila, di cui uno mortale. Difficile anche la situazione nella scuola, dove il tasso di insuccesso degli alunni stranieri rimane alto, e aumenta a seconda delle classi: dal 4 per cento nella scuola primaria al 13 per cento nella scuola secondaria di primo grado, per arrivare al 26 per cento nella scuola secondaria. Notizie più rincuoranti arrivano invece dal fronte degli imprenditori immigrati: i titolari stranieri di impresa sarebbero passati da poco più del 6 per cento nel 2001 a quasi il 12 per cento nel 2006, e tra gli imprenditori con meno di 30 anni gli stranieri rappresentano oltre il 26 per cento.
Per l´assessore regionale all´istruzione formazione e lavoro Gianfranco Simoncini «integrare i cittadini stranieri nella nostra società è una priorità economica e sociale». Tuttavia, ha aggiunto, «sia i lavoratori che gli alunni stranieri sono più a rischio rispettivamente per gli infortuni e la dispersione scolastica. Per questo abbiamo messo in atto iniziative di formazione». In particolare, è fondamentale la promozione della lingua italiana: «Senza lingua - ha detto Simoncini - non c´è dialogo. L´italiano per tutti i nuovi arrivati è un obiettivo su cui dovranno essere concentrati gli sforzi assicurando a ciascuno, indipendentemente dall´età, l´opportunità di apprenderlo nei primi sei mesi di permanenza».