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altri articoli 2004

La verità sulla Mostardini «Barnini ha offerto di più»

La Fiom-Cgil spiega come è andata la trattativa

da la Nazione 28/3/2008 di BRUNO BERTI

I LAVORATORI della Mostardini, se tutto va come si teme, andranno in mobilità perché l’offerta del gruppo Antonini di Empoli, quella ritenuta più favorevole dal sindacato e dai dipendenti e, a quanto è dato capire, anche dagli enti locali, era di importo minore rispetto a quella di Barnini, l’imprenditore santacrocese delle macchine per conceria che non gode del favore degli operai visto che, come dicono loro stessi e la rsu, punta a portare l’azienda a Santa Croce. «Igino Rapini, il manager della Mostardini, durante le trattative ci ha detto chiaramente — fa notare Paolo Mattii della Fiom-Cgil — che a livello finanziario la proposta di acquisto di Barnini avrebbe permesso all’azienda, ora in liquidazione, di potersi avvicinare più agevolmente a un concordato».

PER IL SINDACALISTA
l’offerta di Barnini non è molto chiara, anche perché ufficialmente non è stata ancora sottoposta alla Fiom. «Sappiamo che i santacrocesi vorrebbero fare sette nuove assunzioni, ma non spiegano come. Sul dove non abbiamo dubbi: a Santa Croce». Il sindacato e i lavoratori si sono quindi trovati di fronte a una forte divaricazione di interessi tra le parti che difficilmente (a meno di fatti nuovi) avrebbe potuto concludersi con una scelta a favore di Antonini. Il gruppo empolese sarebbe subentrato puramente e semplicemente alla proprietà della Mostardini, entrando così in un settore, le macchine da conceria, nuovo e in cui aveva bisogno delle professionalità degli addetti della fabbrica di via Piovola che, in un mercato fortemente competitivo, si è ritagliata un ruolo da primattore in Italia e uno strabiliante terzo posto nel mondo.

DIVERSO
il discorso per Barnini di Santa Croce. Anzitutto la società è già attiva nel settore delle macchine per conceria, anche se costruisce prodotti diversi da quelli della Mostardini. Inoltre i dirigenti santacrocesi non avevano e non hanno intenzione di lavorare su due realtà territoriali diverse: l’attività empolese verrebbe trasferita, magari con l’assunzione di un po’ di personale, anche se, stando a quanto dicono alla Fiom, non sarebbe possibile accaparrarsi dalla mobilità dipendenti di un’azienda per produrre gli stessi macchinari dopo, diciamo così, averla fatta chiudere. Infatti l’assunzione dalla mobilità prevede un forte sconto sui contributi e sugli stessi salari: si possono mettere da parte anzianità e contratti integrativi: per la Fiom una possibilità inesistente.

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Mostardini, arretrati non pagati per 300mila euro
I sindacati chiedono più impegno alle istituzioni sulla vicenda della fabbrica chiusa col licenziamento di 26 operai 

da l'Unità 22/3/2008

Trecentomila euro. A tanto ammonta la cifra che i 26 lavoratori della Mostardini devono ancora ricevere dall’azienda empolese che ha chiuso i battenti in questi giorni dopo il licenziamento di tutti i suoi dipendenti.

È una situazione estremamente delicata quella che, ieri mattina, è stata denunciata dalla Fiom-Cgil e dalla Rsu della storica azienda metalmeccanica. Una situazione di fronte alla quale «è necessario un impegno più pressante e concreto da parte delle istituzioni» dato che la trattativa «sembra avvicinarsi ad un punto di non ritorno». La proprietà di quella che era l’azienda leader nel settore delle presse per conceria, ha infatti deciso di rifiutare l’offerta della Antonini Srl di Ponte a Elsa che avrebbe confermato dipendenti, lavoro e sito produttivo.

In questa situazione, i lavoratori hanno fatto sapere che la Mostardini deve ai suoi dipendenti due mensilità (febbraio e i due terzi di marzo lavorati) per un totale di circa 50mila euro, alle quali si aggiungono 30mila euro di trattenute non versate al fondo previdenziale di categoria Cometa e circa 200mila che i sette dipendenti messi in mobilità a settembre 2007 devono percepire secondo gli impegni economici stabiliti in sede di incentivazione all’esodo concordato con azienda e sindacati. È proprio per questo motivo che i lavoratori presenteranno un’istanza di pagamento degli stipendi, poi, in caso non si risolva questa situazione, chiederanno il fallimento della Mostardini, sempre che nel frattempo non subentri un compratore.

Tutto questo emerge dopo l’incontro avuto giovedì in Provincia di Firenze che «ha deluso» le aspettative dei lavoratori e dei sindacati che chiedono un pressing maggiore da parte delle istituzioni. «C’è ancora la possibilità di accettare un’offerta che garantirebbe il lavoro e il sito produttivo - spiega Paolo Mattii della Fiom - C’è però bisogno di un intervento dall’alto che ristabilisca la democrazia e che metta l’azienda nella condizione di scegliere la soluzione meno penalizzante a livello sociale. A chi legifera chiediamo di intervenire su questo meccanismo, mentre alle istituzioni locali chiediamo di fare la voce grossa per imporre di riconsiderare la soluzione di Antonini». f.san.

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«Se non pagano chiederemo il fallimento»

I lavoratori della Mostardini, che vantano arretrati, sono sul piede di guerra
«Vogliamo che gli enti locali ci diano un aiuto concreto»
«Temiamo che non si consideri il ruolo sociale dell’azienda»

da la Nazione 22/3/2008 di BRUNO BERTI

«SE NON CI PAGANO avanzeremo un’istanza di fallimento nei confronti dell’azienda». I lavoratori della Mostardini hanno ormai esaurito la pazienza e vogliono ottenere risultati, anche con iniziative clamorose. Ieri alla Camera del lavoro la rabbia della rsu aziendale e della Fiom-Cgil era palpabile. «Devono ancora essere pagate — dicono gli operai — le somme concordate per la mobilità che ha riguardato 7 nostri colleghi a settembre, per 200.000 euro. Inoltre non abbiamo ricevuto il salario di febbraio, circa 45.000 euro, e l’azienda non ha versato oltre sei mesi di contributi al fondo previdenziale integrativo di categoria, Cometa, per 30.000 euro».

L’INCONTRO
in Provincia con la commissione lavoro di Palazzo Medici Riccardi, con l’analoga commissione del Comune di Empoli e il sindaco Luciana Cappelli non ha entusiasmato i dipendenti della società che fabbrica macchine per conceria e che ha deciso la liquidazione con conseguente messa in mobilità dei 26 addetti. «Hanno discusso molto di questioni urbanistiche legate allo stabilimento e ci hanno garantito un appoggio». In pratica si punterebbe a condizionare le decisioni del Comune sui fabbricati in base al trattamento riservato agli operai. Questione molto ardua, se non impossibile, visto che la Mostardini non è più proprietaria dei capannoni. Intanto il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno del Pd in cui si chiede di far pressioni sulla Mostardini per ottenere la salvaguardia dei posti di lavoro.

IL SINDACATO
e gli operai dalle istituzioni vogliono qualcosa di più: un maggiore sforzo per risolvere la loro drammatica situazione. Inoltre il mancato pagamento degli stipendi diventa un esempio del venir meno del ruolo sociale dell’azienda, «un tema su cui vorremmo impegni concreti dalle istituzioni e dalla politica. Vorremmo anche che la direzione sentisse davvero che gli enti locali sono vicini a noi. Chiediamo poi ai vertici aziendali un ripensamento che porti a tener conto dell’offerta Antonini, quella che garantiva la riassunzione di tutti e il mantenimento del punto produttivo in via Piovola».

«I DIPENDENTI
andranno in mobilità entro il 10 aprile — spiega Paolo Mattii della Fiom-Cgil — e quindi ci si deve impegnare velocemente per una soluzione positiva. Altrimenti si corre il rischio di perdere conoscenze e professionalità». Al sindacato masticano amaro anche perché l’azienda (all’80% della Clipper Operation sa di Lussemburgo, dopo un passaggio di mano da un fondo lombardo, e al 20 della MoRa di Mostardini e Rapini) tempo fa aveva detto che l’attività si poteva ingrandire, valutazione confermata più tardi da uno dei possibili acquirenti, Antonini.

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Rsu e Cgil all’attacco: «I 26 licenziati devono avere trecentomila euro»
«Chiederemo il fallimento della Mostardini»  
Il tavolo politico non ha dato alcuna risposta: «Con la solidarietà non ci sfamiamo le famiglie. Siamo senza

Guido Fiorini asul Tirreno 22/3/2008

 EMPOLI. Il tavolo “politico” non è servito a niente. Restano i 26 licenziamenti e le 26 famiglie sul lastrico. Resta la chiusura dell’azienda. Un pezzo di storia di Empoli che se ne va. Da Firenze è giunta solo tanta solidarietà, con la quale i 26 lavoratori della Mostardini, cacciati nel giro di poche settimane e senza stipendio da due mesi, certo non ci sfamano le famiglie. Hanno la disperazione sul volto i membri della Rsu, ma non le braccia abbassate di chi si è arreso. «Dall’azienda - dicono - abbiamo da avere trecentomila euro» e sono pronti fare istanza di fallimento. Ma al tempo stesso combattono per il lavoro, quel posto che hanno perso senza un vero perché. 

«L’azienda non è decotta - dice Paolo Mattii -. A dicembre l’assessore regionale Brenna, venuto a trovarci con Vittorio Bugli, ci disse che c’erano commesse per 2,3 milioni di euro. E ci sono anche professionalità e tecnologia all’avanguardia mondiale. Quindi la scelta di chiudere non ha senso». Vanno anche all’attacco i membri della Rsu e la Cgil: del Comune, che potrebbe fare maggiori pressioni. E anche di Foresto Mostardini, ancora socio della Mo-Ra, società che detiene il 10% dell’azienda, per non esser stato imprenditore capace di guardare anche all’area in cui ha sempre storicamente lavorato la sua azienda di famiglia: «Fra l’altro - dicono - ha anche un ruolo politico, in qualche modo di sinistra. La sua scelta ci stupisce. Un’azienda ha anche un ruolo sociale».   

Politica inutile. Al tavolo politico di giovedì sera alla commissione lavoro della Provincia a Firenze, oltre a Rsu e Cgil, c’erano l’assessore provinciale Stefania Saccardi, il sindaco Luciana Cappelli e i membri della commissione lavoro del Comune. «Abbiamo avuto solidarietà - dice Paolo Mattii - di cui ringraziamo. Ma risposte zero. Certo non ci aspettavamo che la politica ci trovasse dei posti di lavoro. Ma almeno che le istituzioni facciano pressioni per tornare su una decisione, quella dell’azienda, che proprio non ha senso. Ci sono le commesse, l’azienda funziona, ci sono 26 famiglie in gioco. Perché si deve rinunciare all’offerta di Antonini, che avrebbe rilevato il tutto e garantito l’occupazione, per liquidare tutto? C’è qualcosa sotto che non ci torna. E certo non ci fermeremo».   

Il ruolo del Comune. La Rsu e al Cgil chiedono al Comune che faccia pressioni sulle aziende che adesso sono nei capannoni ex Mostardini perché si facciano carico delle persone licenziate. «Se Cabel e ComputerGross sono a Villanova - dicono - è perché si pensò di salvare così l’azienda Mostardini e l’occupazione. Insomma, c’erano delle garanzie per i lavoratori. Ma non è stato così».   Senza stipendio. I 26 lavoratori sono senza stipendio da due mesi. E hanno anche altri debiti da riscuotere dalla Mostardini. «A settembre 2007 - aggiungono Mattii e i membri della Rsu - a fronte di sette persone mandate in mobilità, l’azienda si impegnò ad investire con gli altri dipendenti 200mila euro. Niente, invece, è stato fatto». A questo si aggiungono circa trentamila euro destinati al fondo complementare dei metalmeccanici: «L’azienda li ha trattenuti - dicono Marco Perrone e Luigi De Santis, della Rsu - ma non li ha versati. Sono circa 30mila euro nostri. Se si aggiungono i 45-50 mila euro di stipendi non pagati, siamo a trecentomila euro. Sia chiaro, se non cambierà qualcosa nel giro di pochi giorni, noi faremo istanza di fallimento».   

Pochi giorni. Intorno al 10 di aprile i 26 lavoratori entreranno nelle liste di mobilità. Magari qualcuno di loro ritroverà anche lavoro, ma fino a quel momento intendono lottare. «A nostro avviso i margini ci sono ancora - chiudono -. La Mostardini è la prima azienda in Italia per le presse per concerie e la terza al mondo. Mesi fa si parlava di crescita dell’occupazione, di necessità di quasi 50 persone. Invece ci hanno fatto finire le macchine, le hanno consegnate e riscosse. Poi non ci hanno pagato e ci mandano a casa. E tutto questo con in azienda un imprenditore empolese, politicamente schierato in un’area che dovrebbe avere a cuore l’aspetto sociale. Solo parole, evidentemente».

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FIOM CGIL EMPOLI 

LAVORO

MOSTARDINI:

UNA FABBRICA DA SALVARE

IN GIOCO 26 POSTI DI LAVORO CONFERENZA  STAMPA
DOMANI 21 MARZO ORE 12 CAMERA DEL LAVORO EMPOLI
 

La Mostardini, storica azienda empolese che produce macchine per conceria, una delle più importanti del settore metalmeccanico della zona, ha praticamente chiuso i battenti dopo l’incontro del 18 di marzo con i vertici aziendali durante il quale è stata resa pubblica la risposta negativa della proprietà alla proposta di acquisizione della Antonini Srl di Ponte a Elsa, l'unica sostenuta dalle sigle sindacali in quanto prevedeva l'acquisizione dell'azienda e il mantenimento sia del sito produttivo di via Piovola, a Empoli, che del posto di lavoro per i 26 dipendenti. Per oggi 20 marzo è in programma un incontro con la 6^ commissione del Consiglio regionale Toscano. L’analisi sulla situazione, il punto dopo gli incontri e le proposte del sindacato saranno oggetto di una

CONFERENZA STAMPA

DOMANI VENERDI’ 21 MARZO 2008 ORE 12

C/O CAMERA DEL LAVORO

VIA ROMA, 46  -EMPOLI – 

Empoli 20.03.2008.

                                                                                                        L’UFFICIO STAMPA

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Mostardini addio, chiude la storica fabbrica di Empoli
In 26 senza lavoro

di Francesco Sangermano sull'Unità 20/3/2008

Da ieri la notizia è tristemente ufficiale. La Mostardini di Empoli ha chiuso i battenti. Col risultato che 26 persone sono rimaste senza lavoro.

È stato un ultimo capitolo drammatico e tragico, quello vissuto dalla storica azienda empolese che produce macchine per conceria, una delle più importanti del settore metalmeccanico della zona. La parola fine alla sua attività è stata messa lunedì sera, dopo l’ultimo incontro tenutosi tra Igino Rapini, rappresentante dei vertici aziendali, la Rsu aziendale e il sindacato di categoria Fiom-Cgil. Rapini, infatti, ha annunciato di aver rifiutato la proposta di acquisizione arrivatagli della Antonini Srl di Ponte a Elsa, l’unica sostenuta dalle sigle sindacali in quanto prevedeva, oltre all’acquisizione dell’azienda, anche il mantenimento sia del sito produttivo di via Piovola, a Empoli, sia del posto di lavoro per i 26 dipendenti. E così, secondo quanto previsto dalla legge, scaduti i 75 giorni per risolvere la situazione di mobilità, sindacati e lavoratori hanno firmato un verbale di mancato accordo, sancendo così il licenziamento di tutti i 26 dipendenti che ieri è diventato ufficiale.

L’unica ipotesi non del tutto tramontata è quella che la Mostardini passi alla Barnini Srl di Santa Croce sull’Arno, azienda pronta ad acquisire il marchio e l’attività. Lo scoglio, in questo caso, è rappresentato dal fatto che la proposta, fatta dalla Barnini, oltre a proporre il trasferimento della produzione nel Comprensorio del Cuoio (con la chiusura fisica della sede di Empoli, quindi) garantirebbe la riassunzione di meno di una decina di unità.

Ieri mattina gli ormai ex dipendenti si sono riuniti in assemblea sindacale per valutare il da farsi, mentre stamani a Firenze si terrà un incontro in Provincia con la Sesta Commissione presieduta da Andrea Calò, alla presenza del sindaco Luciana Cappelli e dell’assessore provinciale al Lavoro Stefania Saccardi. «Ci auguriamo che nei prossimi giorni possano esserci dei ripensamenti - dice Paolo Mattii della Fiom Cgil - Noi continueremo a mettere in campo tutto quello che possiamo a livello di pressing istituzionale ma, alla fine, essendo un’azienda privata le decisioni passano gioco forza dal titolare».

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Mobilità alla Mostardini Assemblea dei lavoratori

Oggi la vertenza discussa in Provincia

da la Nazione 20/3/2008

DOPO la bufera che li ha colpiti, i lavoratori della Mostardini ieri mattina si sono ritrovati alla Camera del lavoro per un’assemblea nella quale fare il punto della vertenza che li vede protagonisti e da pochi giorni, vista la decisione di procedere con i licenziamenti, anche vittime. Per i 26 addetti della fabbrica di macchine per conceria di via Piovola si sono infatti aperte le porte della mobilità: il licenziamento, sia pure con la corresponsione di una parte dello stipendio per periodi variabili in funzione dell’anzianità. Paolo Mattii della Fiom-Cgil e i membri della rsu hanno informato i colleghi di quel che era accaduto in Provincia, con la firma del verbale di mancato accordo tra le parti, come si dice in gergo burocratico. «Domani (oggi per chi legge, n.d.r.) la vicenda della Mostardini — dice Mattii — sarà al centro di un icontro della commissione lavoro del consiglio provinciale a cui parteciparanno, oltre al sindacato e alla rsu, anche il sindaco di Empoli Luciana Cappelli, l’assessore al lavoro della Provincia Stefania Saccardi e rappresentanti della commissione lavoro del Comune». 

Martedì è in programma un’assemblea dei lavoratori per discutere degli aspetti tecnici della mobilità. Per i lavoratori dello stabilimento di via Piovola c’è anche il problema, non indifferente per le loro tasche, del mancato pagamento del salario di febbraio, con la motivazione della mancanza di fondi.

ANCHE
il consiglio comunale empolese si è occupato del caso Mostardini con due ordini del giorno, quello del Pd, che è stato approvato, e quello della Sinistra Arcobaleno che è stato bocciato. Per Sandro Petrillo, Marianna Gorpia e Gabriele Bini della Sinistra Arcobaleno è una mancanza di coraggio la bocciatura dell’odg col quale impegnavano il Comune «a non modificare per 10 anni l’attuale destinazione d’uso nei siti produttivi dove siano state chiuse aziende» e licenziati i dipendenti. Solidarietà agli operai licenziati arriva dalla Rsu Sammontana. «E’ inaccettabile il veder scomparire una della fabbriche che ha rappresentato in maniera significativa la storia dell’industria metalmeccanica empolese e rivolgiamo un appello forte alle istituzioni locali, ai partiti, ai candidati alle prossime elezioni politiche, affinchè si impegnino con la massima urgenza per affrontare la vicenda con intenti risolutivi, schierandosi dalla parte dei lavoratori».

Difendiamo i lavoratori della Mostardini!!  

         LA R.S.U. DELLA SAMMONTANA, INSIEME A TUTTI I LAVORATORI, A FRONTE DELLA GRAVE DECISIONE DEI VERTICI AZIENDALI DELLA MOSTARDINI DI RIFIUTARE UNA PROPOSTA CHE SALVAGUARDASSE SIA I POSTI DI LAVORO SIA LA COLLOCAZIONE TERRITORIALE DELLA FABBRICA EMPOLESE, ESPRIME LA PIU’ SENTITA SOLIDARIETA’ A TUTTI I 26 LAVORATORI LICENZIATI.

         RITIENE CHE SIA DEL TUTTO INACCETTABILE IL VEDER SCOMPARIRE UNA DELLA FABBRICHE CHE HA RAPPRESENTATO IN MANIERA PARTICOLARMENTE SIGNIFICATIVA LA STORIA DELL’INDUSTRIA METALMECCANICA EMPOLESE.

         RIVOLGE UN APPELLO FORTE E VIGOROSO A TUTTE LE ISTITUZIONI LOCALI, A TUTTI I PARTITI DELLA ZONA, COSI’ COME ANCHE AI SINGOLI CANDIDATI ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE, AFFINCHE’ TUTTI SI IMPEGNINO CON LA MASSIMA URGENZA PER AFFRONTARE LA VICENDA CON INTENTI RISOLUTIVI, SCHIERANDOSI SENZA RISERVE DALLA PARTE DEI LAVORATORI E CHIEDE CHE VENGA FATTO OGNI SFORZO POSSIBILE PER MANTENERE L’IMPIANTO PRODUTTIVO DI VIA PIOVOLA, DANDO SOPRATTUTTO PRIORITA’ ALLE FIGURE IMPRENDITORIALI CHE SONO MAGGIORMENTE LEGATE AL TERRITORIO EMPOLESE.

         RICORDA A TUTTI CHE L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO: NON CERTO SUI LICENZIAMENTI, E CIO’ VALE SOPRATTUTTO IN UN CONTESTO LOCALE GIA’ DURAMENTE PROVATO NEGLI ANNI DA UNA SERIE RIPETUTA E SISTEMATICA DI VICENDE DI QUESTO GENERE, VICENDE RISPETTO ALLE QUALI SI RICHIEDEREBBERO MAGARI POLITICHE PIU’ EFFICACI A DIFESA DEI SITI INDUSTRIALI ANCORA ESISTENTI.

 

EMPOLI, 19/3/2008                                      R.S.U. SAMMONTANA

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Rottura alla Mostardini Perdono il posto i 26 operai

In Provincia non è stato trovato un accordo
La proposta di acquisto fatta da Antonini non è stata accettata

su la Nazione 19/3/2008 di BRUNO BERTI

I ERI MATTINA i peggiori timori dei lavoratori della Mostardini e dei sindacalisti della Fiom si sono concretizzati: a Firenze in Provincia è stato sottoscritto tra le parti ‘solo’ il verbale di mancato accordo per la vertenza della fabbrica di macchine per conceria di via Piovola. La proposta di acquisto da parte del gruppo Antonini, che prevedeva il trasferimento d’azienda, con la salvaguardia dei posti di lavoro, 26, e del punto produttivo, lo stabilimento, è stata rifiutata. «Da oggi — dice con amarezza Paolo Mattii della Fiom-Cgil — partono le 26 lettere con la comunicazione della messa in mobilità e lo stabilimento sarà chiuso». Resterebbe in piedi la vendita della società empolese alla Barnini di Santa Croce, che già opera nel settore delle macchine per conceria ma che non assorbirebbe tutti gli attuali dipendenti di via Piovola e soprattutto ne prevederebbe lo spostamento a Santa Croce.

LA SOCIETA’ proprietaria della Mostardini è stata messa in liquidazione dal manager Igino Rapini, ovviamente dopo aver sentito i soci, tra cui c’è un fondo lombardo che detiene l’80% delle quote. Fra l’altro i dipendenti non avrebbero ricevuto lo stipendio di febbraio e l’azienda, dicono al sindacato, ha trattenuto dalle buste paga i contributi per il fondo previdenziale di categoria (Cometa) da giugno 2007 e non li ha versati.

A QUESTO punto c’è il forte rischio, se non qualcosa di più, di veder scomparire una delle fabbriche che hanno fatto la storia dell’industria metalmeccanica nell’Empolese, riuscendo ad essere ancora oggi prima nel suo comparto in Italia e terza nel mondo nonostante il forte ridimensionamento occupazionale subito negli ultimi anni.

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Mostardini, confermati i licenziamenti
Fumata nera: il liquidatore Rapini rifiuta l’offerta di Antonini

La rabbia della Fiom: «In nome dei soldi - dice Mattii - si è scelto di mettere sul lastrico 26 famiglie. Ma non ci fermeremo»

dal tirreno 19/3/2008

 EMPOLI. Fumata nera per la Mostardini. Ieri l’incontro in Provincia è stato totalmente negativo. Igino Rapini, infatti, commissario liquidatore della Mostardini (in liquidazione dal 22 febbraio) ha semplicemente comunicato di aver rifiutato la proposta di trasferimento di azienda fatta dall’Antonini di Ponte a Elsa. Così da oggi i ventisei dipendenti sono in mobilità, cioè licenziati.

 Oggi in fabbrica è prevista l’assemblea, ma il sindacato e la Rsu non intendono mollare tanto facilmente: domani ci sarà una nuova riunione in Provincia, alla presenza di Andrea Calò, presidente della commissione lavoro, dell’assessore provinciale Saccardi, del sindaco di Empoli Luciana Cappelli.

 «È incredibile quanto avvenuto oggi (ieri, ndr) - dice Paolo Mattii, della Fiom Cgil -. Siamo andati ad una riunione pensando di aver trovato la soluzione e il dottor Rapini, liquidatore incaricato, ci ha detto di aver rifiutato la proposta di Antonini. Ha deciso di mandare a casa ventisei persone e di mettere sul lastrico ventisei famiglie in nome dei soldi».

 La ditta Antonini di Ponte a Elsa, infatti, aveva proposto un trasferimento di azienda. In sostanza avrebbe acquisito la Mostardini, lasciando la produzione a Empoli e prendendosi in carico tutti i 26 dipendenti. «La proposta di Antonini era ottima, per l’azienda, che ha ancora commesse e tanta tecnologia, e per i dipendenti. E invece il liquidatore ci ha detto che lui deve pensare prima di tutto a pagare i creditori. E chissà che fine farà l’azienda, un pezzo di storia di Empoli». Oggi in assemblea potrebbe essere deciso il picchettaggio. (gf)

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Empoli Chiude la storica fabbrica per conceria

Mostardini, fine della corsa

dal Corriere di Firenze 19/3/2008

EMPOLI. Un pezzo di storia che se ne va. La Mostardini, azienda empolese che produce macchine per conceria, una delle più importanti del settore metalmeccanico della zona, chiude.

La fabbrica è arrivata al capolinea dopo l’ultimo incontro tra Igino Rapini, rappresentante dei vertici aziendali, la Rsu aziendale e il sindacato di categoria Fiom-Cgil Rapini, infatti, ha annunciato di aver rifiutato la proposta di acquisizione della Antonini Sri di Ponte a Eisa, l’unica sostenuta dalle sigle sindacali in quanto prevedeva l’acquisizione dell’azienda e il mantenimento sia dei sito produttivo di via Piovola, a Empoli, che del posto di lavoro per i 26 dipendenti.

Come previsto dalla legge, scaduti i 75 giorni per risolvere la situazione di mobilità, sindacati e lavoratori hanno firmato un verbale di mancato accordo, sancendo così il licenziamento di tutti i 26 dipendenti che sarà ufficiale già da oggi.

Potrebbe comunque restare in piedi l’ipotesi che la Mostardini passi alla Barnini Sri di Santa Croce sull’Arno, azienda pronta ad acquisire il marchio e l’attività e che propone il trasferimento della produzione nel Comprensorio del Cuoio, senza però garantire la riassunzione della manodopera. Oggi gli ormai ex dipendenti si riuniranno in assemblea sindacale, mentre domani si terrà un incontro in Provincia a Firenze con la Sesta Commissione presieduta da Andrea Calò, alla presenza del sindaco Luciana Cappelli e dell’assessore provinciale al Lavoro Stefania Saccardi.

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La “Antonini” formalizza l’offerta di acquisto che salverebbe i 26 posti
Mostardini, uno spiraglio per i lavoratori

dal Tirreno 15/3/2008

EMPOLI. Formalizzata l’offerta di acquisto della Mostardini dall’Antonini di Ponte a Elsa. Dopo mesi di incertezza, l’azienda empolese si è fatta avanti concretamente. Un primo passo, ma anche uno spiraglio importante per il futuro dei lavoratori della Mostardini, visto che se la trattativa andrà a buon fine dovrebbero essere salvaguardati i 26 posti di lavoro attuali: in pratica i dipendenti di Mostardini verranno inglobati direttamente dalla nuova azienda. E con l’acquisizione dovrebbe anche essere mantenuto il sito produttivo di via della Piovola (tra l’altro una delle richieste effettuate a più riprese dagli stessi lavoratori). 

Ieri doveva essere il giorno decisivo per trovare un accordo sulla procedura di mobilità tra Mostardini e i dipendenti, ma l’offerta di Antonini ha modificato le carte in tavola e l’andamento della trattativa. Per questo motivo tutto è stato rinviato di qualche giorno, il tempo utile necessario all’attuale responsabile Igino Rapini, di valutare la posizione e l’offerta di Antonini. A questo punto sarà da capire anche come si muoverà l’azienda Barnini di Santa Croce, che non ha formalizzato alcuna offerta ufficiale, ma tramite l’attuale numero uno di Mostardini, aveva annunciato il proprio interesse all’acquisizione dell’azienda empolese, con l’obiettivo dichiarato di spostare il sito produttivo da Empoli alla zona del Cuoio. «Si è aperta una possibilità nuova per tutti i lavoratori di Mostardini - ha spiegato Paolo Mattii, delegato di zona della Fiom-Cgil - sono moderatamente ottimista sull’esito finale di tutta questa situazione e ribadisco, come ho già fatto in passato, che la sola soluzione possibile per noi lavoratori è il mantenimento dell’azienda nel proprio sito produttivo di Empoli e soltanto il trasferimento diretto dei dipendenti al nuovo soggetto compratore». 

L’“Antonini Fosco & Figli srl”, gestita attualmente dai figli Massimo e Cesare Antonini è una delle aziende più importanti e conosciute del territorio ed opera da più di sessant’anni nel comune di Empoli. È una ditta che conta oltre 50 dipendenti e un fatturato annuale che si attesta sugli 11milioni e 500 mila euro, di cui il 25% proveniente da commercializzazione interna, il 75% con esportazioni fuori dai confini nazionali. Una crescita accelerata soprattutto nell’ultimo trentennio, che ha visto la ditta specializzarsi nella costruzione di forni di ricottura e decorazione. Marco Fani

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Volantinaggio della Rsu: «Così non sappiamo come andare avanti»
Senza stipendio i dipendenti Mostardini


da il Tirreno 13/3/2008

EMPOLI. Non solo sono liberi, ma anche senza stipendio. Con una scelta “elegante”, i titolari della Mostardini non hanno pagato la retribuzione di febbraio ai 26 dipendenti, dei quali 22 messi in libertà. Le 26 famiglie sono così senza i soldi della retribuzione, senza il trattamento di fine rapporto e senza il fondo integrativo: un dramma per molte di loro, che non sanno come far fronte ai costi fissi, come affitti e mutui. Così alcuni di loro, ieri mattina, hanno fatto un volantinaggio al Centro Commerciale Coop e in tutta la città, mettendo i volantini anche sotto i tergicristallo delle auto. «Non ne possiamo più - ci dicono due rappresentanti della Rsu - e temiamo che il prossimo incontro non dia le risposte sperate».  

È stata fissata per giovedì 20, infatti, la convocazione a Firenze della 6ª commissione consiliare, quella che si occupa delle tematiche del lavoro. Troppo tardi, secondo il responsabile di zona della Fiom-Cgil, Paolo Mattii, che ha indicato in domani, il termine ultimo per trovare un accordo per salvare non solo i lavoratori, ma il futuro stesso dell’azienda. Domani infatti, sarà il giorno ultimo per trovare l’accordo tra lavoratori e azienda sulla mobilità. 

A richiedere il tavolo provinciale sono stati i partiti della Sinistra Arcobaleno che, in un comunicato, hanno definito «inaccettabile il comportamento della proprietà, la quale dopo avere ricevuto tutti i benefici e le agevolazioni possibili, smantella l’azienda, calpestando relazioni sindacali e diritti contrattuali, con il rischio - non solo della perdita di una realtà produttiva importante - ma anche di vedere l’area interessata cambiare destinazione urbanistica».

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Ultimi incontri per cercar di salvare i 22 posti di lavoro
Sette giorni per la Mostardini

dal Tirreno 9/3/2008


 EMPOLI. Ancora una settimana di tempo per salvare il posto di lavoro degli operai della Mostardini. Ma gli spiragli non sono molti.  Venerdì mattina si è tenuto il tavolo tecnico: c’erano Igino Rapini, in rappresentanza dell’azienda, Paolo Mattii della Fiom e la Rsu della Mostardini, insieme alla dottoressa Carmen Toscano, coordinatrice dei centri per l’impiego della Provincia. È stato deciso uno slittamento di 7 giorni dopo i 75 di legge della mobilità per permettere al tavolo di crisi, presieduto dall’assessore provinciale al lavoro Stefania Saccardi, di confrontarsi con tutte le parti coinvolte nella vicenda.  La Saccardi e i suoi collaboratori, infatti, hanno già parlato con i rappresentanti dei dipendenti, con Rapini e con la Barnini Srl di Santa Croce sull’Arno, l’azienda più vicina all’acquisto.  Domani, invece, ci sarà l’incontro con la dirigenza della Antonini Srl di Ponte a Elsa, azienda che non solo comprerebbe la Mostardini ma che, al contrario della Barnini, manterrebbe il sito produttivo a Empoli, soluzione questa prediletta sia da Provincia che da rappresentanze sindacali.

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LA VERTENZA LUNEDI’ INCONTRO IN PROVINCIA CON IL GRUPPO ANTONINI

Ore decisive per la Mostardini

da la Nazione 8/3/2008

LA SCADENZA per la mobilità alla Mostardini è stata allungata di sette giorni per permettere di approfondire le questioni legate alla vertenza della fabbrica metalmeccanica di via Piovola. La decisione è emersa — dice Paolo Mattii della Fiom-Cgil — al termine dell’incontro di ieri mattina alla Provincia (in sede tecnica) a cui hanno partecipato il sindacato, la rsu e il manager dell’azienda, Igino Rapini.
Intanto lunedì altra riunione, stavolta però all’unità di crisi dell’ente di Palazzo Medici Riccardi, quindi con la partecipazione dell’assessore al lavoro provinciale, Stefania Saccardi. Nelle sale del palazzo fiorentino ci sarà anche il possibile acquirente che fa più gola al sindacato, alla rsu e ai dipendenti, il gruppo Antonini di Empoli, che vuole ampliare i suoi interessi alla produzione di macchine per conceria. Sarà un’occasione in cui il compratore locale ripeterà ufficialmente ai partecipanti alla riunione i termini dell’interessamento al futuro dell’impresa empolese, già anticipati su queste colonne dal gruppo di Ponte a Elsa.

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Mostardini, venerdì l’incontro decisivo

dal Tirreno 4/3/2008

 EMPOLI. Fino a venerdì non si saprà che fine faranno i 26 dipendenti della Mostardini, 22 dei quali sono già stati messi “in libertà” dalla direzione aziendale.  L’incontro di ieri all’unità di crisi in Provincia è stato interlocutorio. La dottoressa Toscano, incaricata dall’assessore, ha ascoltato la posizione dei sindacati, guidati da Paolo Mattii della Fiom-Cgil e ha convocato per domani la direzione aziendale, cioè Igino Rapini. Venerdì ci sarà quindi un nuovo tavolo, in cui saranno tirate le fila. Ma l’azienda ha già fatto sapere che non ha intenzione di interrompere la mobilità: «Hanno deciso di andare avanti comunque - spiega Paolo Mattii -. Vedremo cosa succederà venerdì che, fra l’altro, è anche l’ultimo giorno della procedura per la mobilità. Dopo prenderemo le nostre decisioni. Ma per tutelare i posti di lavoro siamo pronti anche a picchettare l’azienda».

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La Fiom: «Siamo pronti anche a picchettare i cancelli»
A casa senza stipendio in 22


 EMPOLI. In ventidue a casa. Liberi, secondo l’azienda. Ma anche senza stipendio. Cacciati con un atto di arroganza della proprietà, secondo la Rsu e la Fiom-Cgil. Certo è che la crisi della Mostardini, all’improvviso, si è aggravata. C’erano ancora delle riunioni in programma ma martedì sera l’amministratore delegato, Igino Rapini, ha comunicato la decisione ai dipendenti. «E noi siamo pronti anche a picchettare l’azienda» dice Paolo Mattii, della Fiom. «La situazione è precipitata all’improvviso anche se ancora ci sono dei giorni prima della scadenza della mobilità. È stato un atto di arroganza della proprietà, al quale daremo una risposta forte. Abbiamo anche coinvolto le istituzioni, in un tavolo al quale c’era l’assessore provinciale Stefania Saccardi, e anche loro faranno le giuste pressioni. Anche perché l’azienda ha ancora delle commesse». FIORINI in Empoli I

Precipita la crisi. La Fiom: «Siamo pronti a picchettare l’azienda»
La Mostardini manda a casa 22 dipendenti

dal Tirreno 28/2/2008

 EMPOLI. In ventidue a casa. Liberi, secondo l’azienda. Ma anche senza stipendio. Cacciati con un atto di arroganza della proprietà, secondo la Rsu e la Fiom-Cgil. Certo è che la crisi della Mostardini, all’improvviso, si è aggravata. C’erano ancora delle riunioni in programma ma martedì sera l’amministratore delegato, Igino Rapini, ha comunicato la decisione ai dipendenti. «E noi siamo pronti anche a picchettare l’azienda» dice Paolo Mattii, della Fiom.  «La situazione è precipitata all’improvviso - spiega lo stesso Mattii - anche se ancora ci sono dei giorni prima della scadenza della mobilità. È stato un atto di arroganza della proprietà, al quale daremo una risposta forte. Abbiamo anche coinvolto le istituzioni, in un tavolo al quale c’era l’assessore provinciale Stefania Saccardi, e anche loro faranno le giuste pressioni. Certo è che non c’è una spiegazione, perché l’azienda ha ancora delle commesse. Ed è anche un pezzo di storia di questa città».  La Mostardini adesso è al 20% della società Mo-Ra (Mostardini-Rapini) e all’80% di un fondo lussemburghese. «Vero, ma il fondo ha messo solo i soldi. Poi è Rapini a tirare le fila per tutti, è lui il referente. E Foresto Mostardini, anche se si è dimesso dall’incarico nel consiglio di amministrazione, è comunque dentro. L’ha fatto solo per pulirsi la coscienza, per poter dire: io non c’entro».  

La Mostardini, che produce presse per concerie, è comunque un’azienda che funziona. «A dicembre c’erano commesse per due milioni di euro. Ancora ci sono da fare consegne per un milione. Siamo la prima azienda in Italia per la produzione di queste presse particolari, la terza al mondo. Non c’è motivo di chiudere, perché basterebbe andare sul mercato per trovare nuovo lavoro».  Ci sono in corso anche due trattative di cessione dell’azienda. Con la Antonini di Ponte a Elsa e con la Barnini di Santa Croce. «La Antonini si è impegnata a mantenere qui azienda e produzione. E anche l’occupazione. Sarebbe la soluzione ideale. Con la Barnini ci incontreremo presto: loro vorrebbero riassumere i dipendenti dalla mobilità. Noi non siamo d’accordo, vogliamo certezze per gli operai».  Certo è che, al momento, 22 dei 26 dipendenti sono “in libertà”. Ieri lavoravano solo 4 impiegati.  «Non so cosa stiano facendo, ma presto anche per loro arriverà la stessa sorte. Noi abbiamo un nuovo incontro lunedì. Speriamo che l’azienda decida di tornare indietro dalla propria decisione. Altrimenti faremo i picchetti in fabbrica. Siamo pronti a tutto per salvaguardare il nostro posto di lavoro».

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

COMUNICATO STAMPA

Alla Mostardini di Empoli:

i lavoratori allontanati dal posto di lavoro

nonostante i molti ordini da evadere

La Fiom-CGIL dell’Empolese/Valdelsa, unitamente alla R.S.U. della ditta MOSTARDINI di Empoli, con il presente comunicato vogliono portare a conoscenza un comportamento tenuto dalla Direzione Aziendale della Mostardini alquanto discutibile.

In un momento in cui ci sono delle trattative in corso per il futuro dell’azienda e, contestualmente, una procedura di mobilità aperta nel mese di dicembre 2007 per tutti i dipendenti, i cui termini di scadenza ancora non sono arrivati, l’azienda con un atto unilaterale e, a dir poco arrogante, ha deciso che 22 dipendenti su di un totale di 26, non sono più necessari e con una comunicazione del 26 febbraio mette "in libertà" i suddetti lavoratori a partire da oggi 27 febbraio 2008.

Questo comportamento riteniamo faccia parte di un percorso pre-organizzato dalla Direzione Aziendale per far capire ai lavoratori che non c’è alternativa alla chiusura dell’azienda, peraltro messa in liquidazione dal 22 febbraio 2008, al fine di riconoscere la mobilità come unica via di uscita.

Noi riteniamo che invece ci possa essere un’altra possibilità che come obbiettivo ha il trasferimento d’azienda con mantenimento del sito produttivo in questo territorio con gli attuali dipendenti per produrre le macchine che fino ad oggi hanno permesso a Mostardini di essere il primo costruttore in Italia e terzo nel mondo di presse e rotative per il settore conciario.

Cosa nasconde l’arroganza di un atto unilaterale come questo? Quali sono i veri obbiettivi dell’attuale Direzione Aziendale?

Abbiamo attivati tutti i canali Istituzionali e Politici per capire le reali intenzioni e per salvaguardare i dipendenti ed il sito produttivo, priorità che in questo momento, evidentemente, non sono nei piani Mostardini.

La Fiom-CGIL dell’Empolese/Valdelsa

R.S.U. della MOSTARDINI

Empoli, 27/02/08

Inviato da ufficio Comunicazione cgil centro servizi Firenze David Buttitta

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Appello della Rsu della Mostardini: «L’azienda ha ancora un futuro»
«Salvate i nostri posti di lavoro»
Ci sono offerte di acquisto da Antonini e da Bernini di S. Croce

sul Tirreno 16/2/2008

  EMPOLI. Tre “cassa integrazione”, 2 procedure di mobilità e una drastica riduzione da 130 a 26 dipendenti. E tutto avvenuto in soli sette anni, durante i quali la Mostardini di Villanova, pur mantenendosi leader nel settore, ha subito una pesante crisi finanziaria. I lavoratori sono esasperati e chiedono chiarezza e garanzie immediate: le priorità indicate sono la salvaguardia del sito di produzione a Empoli, ma soprattutto il mantenimento del posto di lavoro. «L’azienda - spiega il responsabile Fiom-Cgil di zona Paolo Mattii - ha aperto la procedura di mobilità, con l’intenzione evidente di chiudere l’attività».  «Da dicembre ad oggi, però, sono giunte alcune offerte di acquisto. Due quelle rilevanti, ma che hanno caratteristiche diverse. La prima (effettuata dall’azienda Barnini di Santa Croce, che produce lo stesso tipo di macchinari, ndc) prevede la chiusura dello stabilimento e lo spostamento dell’attività a Santa Croce, con la messa in mobilità di tutti i lavoratori. Una soluzione impossibile da accettare. 

C’è poi la seconda ipotesi (l’offerta effettuata dall’azienda Antonini di Ponte a Elsa, ndc), che prevede il mantenimento del sito produttivo a Empoli e il passaggio diretto dei lavoratori nella nuova realtà».  E quest’ultima possibilità è fortemente caldeggiata non solo dalla Rsu locale, ma anche da amministrazione comunale di Empoli e dalle istituzioni provinciale e regionali.  «Proprio ieri abbiamo avuto un incontro con le istituzioni locali - spiegano Luigi De Santis, Marco Perrone e Vincenzo Prestifilippi dell’Rsu della Mostardini - e anche loro appoggiano questa ipotesi. Non ne facciamo un discorso di acquirente, ma il nostro obiettivo è il mantenimento del posto di lavoro. In questi anni, infatti, abbiamo fatto molti sacrifici, tra cui anche l’accettazione di una forte riduzione del personale. Ma ora la situazione sta diventando ancor più insostenibile: per esempio sono state eseguite regolarmente le trattenute ma l’azienda non ha pagato i contributi al fondo previdenziale. E dal mese di marzo, purtroppo, non saranno più garantiti gli stipendi. A tutto questo si può anche aggiungere che la produzione sta andando avanti senza riscaldamento interno e che ci è stata perfino tagliata la mensa. Ci sembrano tutti segnali forti, che vanno nella chiara direzione della volontà di chiudere lo stabilimento».  La Mostardini, leader nella produzione di macchine per il settore conciario, è detenuta per l’80% dall’Holding milanese Milo e per la restante quota del 20% da Mostardini-Rapini.  «Nel 2007 - proseguono Mattii e i rappresentanti dell’Rsu - abbiamo avuto un fatturato di 5,8 milioni di euro, cioè 200mila euro in meno di quanto preventivato. E pensavamo che la messa in mobilità di sette lavoratori avvenuta ad ottobre del 2007, avrebbe permesso di tutelare oltre la continuità lavorativa, anche il salario dei dipendenti stessi messi in mobilità. L’azienda non ha rispettato il verbale sottoscritto e ci troviamo di nuovo a dovere discutere una nuova procedura di mobilità per tutti i dipendenti per cessazione di attività».  Le prossime tappe prevedono un tavolo politico per venerdì 22 febbraio, a cui parteciperanno tutti i soggetti interessati. E da questo tavolo i sindacalisti si attendono risposte.  «Dalle proposte e da cosa verrà prospettato - conclude Mattii - sceglieremo le mosse successive. Fermo restando che se verrà decisa la chiusura dell’azienda e la messa in mobilità dei lavoratori, attiveremo tutte le procedure e i controlli che sono nelle nostre facoltà per verificare l’idoneità di un eventuale passaggio con questa modalità». Marco Fani

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La Rsu della Mostardini «No alla mobilità per tutti»  

dal Tirreno 9/2/2008

EMPOLI. Che fine farà la Mostardini? Nel 2002 l’azienda vantava 130 dipendenti. Oggi ne conta appena 26. E appena tre mesi fa in sette sono andati in mobilità.  Ora - secondo un comunicato ufficiale firmato dall’Rsu e un altro firmato dalla Fiom Cgil - c’è il rischio concreto che la storica azienda empolese metta tutti i lavoratori in mobilità. E che forse addirittura chiuda i battenti. Un’ipotesi terribile a cui i lavoratori si oppongono in maniera fortissima: «L’accordo con il quale vennero messi in mobilità sette dipendenti a ottobre 2007 non è stato rispettato. Ora nonostante ciò, ci troviamo di nuovo a dovere discutere una nuova procedura di mobilità per tutti i dipendenti per cessazione dell’attività - scrivono in una nota diffusa ieri le Rsu -. La nostra preoccupazione oltre alla perdita del posto di lavoro è anche quella di avere a che fare con una direzione il cui livello di serietà e di affidabilità è inesistente».  

La situazione all’interno dell’azienda è andata via via peggiorando: la lista delle problematiche irrisolte è lunga: «Il mancato rispetto degli accordi aziendali, dei passaggi di livello, i mancati aumenti sulle percentuali delle traserte effettuate dai lavoratori, cose già concordate negli anni precedenti.  Come se tutto ciò non bastasse, attualmente ai dipendenti non sono stati versati gli ultimi due trimestri del fondo contrattuale integrativo appropriandosi anche della percentuale che il lavoratore versa mensilmente. Eppure - è la constatazione amara - finora abbiamo continuato a produrre macchine, dunque entrate per l’azienda». L’auspicio è che tutte le parti intervengano per evitare la mobilità per tutti.

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La trattativa è quasi conclusa, sono salvi i venticinque posti di lavoro
Gli Antonini comprano la Mostardini  
La storica azienda di Villanova resta in mano empolese. I nuovi proprietari hanno la sede a Ponte a Elsa

dal Tirreno 17/1/2008

 EMPOLI. L’operazione sta per concludersi. Gli ultimi incontri sono in programma in questi giorni e, venerdì, i sindacati avranno un “summit” con la Rsu. Ma la Mostardini, la storica azienda di Villanova, è salva. E, con l’azienda, sono salvi i 25 posti di lavoro che ancora l’azienda, che produce macchinari per le concerie, garantisce. E il bello è che l’azienda, che per tanti anni era stata con la proprietà lontana da Empoli, sta per passare in mano ad altri imprenditori empolesi. I nuovi proprietari, quando saranno definiti gli ultimi dettagli, sono infatti Cesare e Massimo Antonini, titolari della “Antonini Fosco & Figli” di Ponte a Elsa.  In questi giorni sono in programma le ultime riunioni. La Mostardini attualmente è in mano per l’80% all’Antonveneta che, di recente, ha rilevato le quote che erano di proprietà di un gruppo veneto.  

«Siamo a buon punto - dice Paolo Mattii, della Cgil - mancano solo gli ultimi accordi. Incrociamo le dita, perché l’operazione sarebbe vantaggiosa per tutti. Per i dipendenti, che resterebbero al loro posto, per la Mostardini, che continuerebbe a fare il proprio lavoro. E perché la “testa” resterebbe a Empoli, nelle solide mani di imprenditori che sanno fare il proprio lavoro e che hanno un’azienda che funziona».   L’Antonini. Si tratta di un’azienda “autoctona” ma con fortissimi legami in tutto il mondo. Questa la caratteristica di “Antonini Fosco & Figli srl”, una delle aziende più importanti e conosciute, che da più di sessant’anni opera nel territorio del comune di Empoli. Una ditta importante, con oltre 50 dipendenti e con un fatturato annuale che si attesta sugli 11milioni e 500 mila euro, di cui il 25% proveniente da commercializzazione interna, il 75% con esportazioni fuori dai confini nazionali. E la grande crescita dell’azienda è stata notevolmente accelerata nell’ultimo trentennio, che ha visto la ditta specializzarsi nella costruzione di forni di ricottura e decorazione. Un impegno che ha dato una risposta importante alle numerose esigenze e ai fabbisogni di molte vetrerie presenti nel panorama regionale.   La storia. Fondata nel 1946 da Fosco Antonini, originariamente era una piccola fabbrica per le riparazioni e parti di ricambi di macchine semiautomatiche per vetrerie. Attualmente è gestita dai figli Cesare e Massimo (gli attuali proprietari) e dalle figlie di loro Barbara (responsabile del commercio estero) e Francesca. Negli ultimi anni, invece, l’azienda è cresciuta notevolmente, grazie al rinnovamento del parco tecnologico che le ha permesso di diventare un partner commerciale con numerose realtà estere. Non è un caso che operi e lavori, ogni giorno, in tutto il mondo. I contatti dell’azienda spaziano in tutti i continenti e vanno dall’Europa, Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. La crescita è coincisa anche con l’inaugurazione del nuovo stabilimento che si trova in via Medaglie D’Oro della Resistenza 2 a Ponte a Elsa nel 1994. Una scelta dettata dalla necessità di rispondere alla richiesta sempre più crescente e marcata dei suoi prodotti.   I prodotti. Tra quelli commercializzati ci sono forni di ricottura, forni per la cottura delle decorazioni sui vetri, forni per essiccazione inchiostri, per trattamenti termici speciali su vetro, per la ricottura di mattoni di vetro, per tempera continua su tappeto, per la ricottura di fari auto, forni di preriscaldo stampi, ricondizionamenti, modifiche, revisioni, aggiornamenti di tutti i tipi e di tutte le marche di forni esistenti, accessori e parti di ricambio. (guido fiorini marco fani)

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  «Alla Mostardini mobilità per chi è vicino alla pensione»

dal Tirreno 1/2/2007

 EMPOLI. sulle procedure di mobilità per 8 lavoratori della Mostardini di Empoli l’assessore al lavoro Stefania Saccardi ha risposto, in consiglio provinciale, ad una domanda d’attualità di Rifondazione Comunista. 

«La procedura di mobilità dovrebbe riguardare lavoratori che sono prossimi alla maturazione dei requisiti pensionistici e conseguentemente sembrerebbe che la vicenda abbia un impatto limitato sul piano sociale. La situazione - ha aggiunto l’assessore Saccardi - lascia immaginare un tentativo, da parte dell’azienda, di salvaguardare in qualche modo l’occupazione, nonostante si sia in presenza di una situazione di mercato abbastanza difficile e di un piano industriale che deve in qualche modo rivedere alcuni costi e ripensare un po’ l’organizzazione dell’azienda». 

Calò ha, invece, ricordato la «ferma presa di posizione della Fiom Cgil e della Rsu della fabbrica empolese che hanno denunciato come questa storica azienda che produce da anni macchinari per la conceria tende ad effettuare ancora tagli. L’operazione di messa in mobilità avviene in una situazione in cui le relazioni sindacali non sono rispettate e non sono rispettate neanche le richieste di presentazione di un piano industriale che delimiti e determini un futuro di questa azienda. La Mostardini sta procedendo verso una crisi: la fabbrica continua ad abbattere i costi senza avere alcun futuro».

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LAVORO
Mobilità per 8 addetti alla Mostardini

I dipendenti scendono in sciopero

di BRUNO BERTI su La Nazione 16/1/2007

ARIA DI TEMPESTA sindacale alla Mostardini di via Piovola. L’azienda ha chiesto la mobilità per 8 lavoratori su un organico totale di 45. L’avvio della procedura non è piaciuto per niente alla Fiom-Cgil, che ieri ha indetto due ore di sciopero con assemblea in fabbrica per informare gli operai di quanto sta succedendo in quella che è sicuramente una fabbrica storica per la metalmeccanica di Empoli. Per stamani è previsto un incontro in azienda tra le parti. La Mostardini produce da moltissimi anni macchinari per conceria, e quindi condivide, nel bene e nel male, l’andamento del settore.

«Esprimiamo — dicono la Rsu e la Fiom della zona — contrarietà e perplessità per la procedura di mobilità avviata. Anche se non siamo di fronte alla cessazione dell’attività lavorativa, nel percorso iniziato dai vertici aziendali non intravediamo nessun elemento che possa in qualche modo garantire un futuro per lo stabilimento empolese». 

Le critiche dei rappresentanti dei lavoratori vanno anche oltre e toccano il senso dell’iniziativa decisa dall’azienda. «Per ora è un’operazione di puro recupero dei costi che interviene esclusivamente sui dipendenti indebolendo la struttura produttiva, che, senza una politica che tenga in primo piano massicci investimento in ricerca sviluppo e innovazione, non può avere futuro». In ultima analisi l’accusa dei sindacalisti ha al centro la mancanza di un piano industriale che dia una prospettiva di sviluppo alla Mostardini.

«L’AZIENDA di via Piovola — dice Paolo Mattii, responsabile di zona della Fiom-Cgil — ha già subito alcune procedure, anche di tipo diverso, compresa la chiusura di un’impresa collegata e periodi di cassa integrazione. Nel 2005 ha cessato l’attività la Nuova Cetass, che operava all’interno dello stabilimento. Ma già prima c’era stata la cura Poletto». L’imprenditore del Veneto aveva rilevato la società dalla famiglia Mostardini, ma poco dopo il suo gruppo era andato in crisi e non si era più ripreso. In quel periodo nello stabilimento di via Piovola era stata portata da Santa Croce la Gipra (anch’essa produceva macchine per conceria), sempre di Poletto. Poi ulteriori cure dimagranti nell’organico fino ad arrivare agli attuali 45 addetti.

«ALL’ORIGINE del provvedimento deciso dai vertici aziendali — chiarisce Mattii — c’è certamente la crisi di mercato che ha colpito il settore dei macchinari per conceria, però siamo fermamente convinti che a pagarne le conseguenze non possono essere soltanto i lavoratori. I sacrifici i dipendenti li hanno già fatti».

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Aperta la mobilità, ieri sciopero in azienda deciso da Rsu e Cgil
La Mostardini vuol licenziare 8 persone

«Così si abbattono solo i costi, ma senza un piano di rilancio non c’è futuro»

dal Tirreno 16/1/2007

 EMPOLI. La Mostardini vuole licenziare otto persone, sui 45 dipendenti dell’azienda. La procedura di mobilità è stata aperta in questi giorni e ieri i dipendenti della storica ditta hanno fatto un giorno di sciopero. Questa mattina alle 9 è previsto un nuovo incontro. 

«La Rsu della ditta Mostardini Fiom/Cgil - si legge in un comunicato - manifestano la propria contrarietà e perplessità sulla procedura di mobilità avviata dall’azienda in quanto, anche se non siamo davanti alla cessazione dell’attività lavorativa, nel percorso avviato non intravediamo nessun elemento che possa in qualche modo garantire un futuro per questo storico stabilimento metalmeccanico di Empoli. Ad oggi siamo di fronte ad un’operazione di puro recupero dei costi intervenendo esclusivamente sui dipendenti, indebolendo la struttura produttiva, la quale, senza una politica che tenga in primo piano massicci investimenti in ricerca, sviluppo, innovazione, non può avere futuro. Già da alcuni anni la ditta Mostardini è stata oggetto di procedure, diverse tra loro, dirette o verso aziende ad essa collegate, che nel tempo hanno di fatto ridimensionato in modo profondo questa azienda. Oggi la storia si ripete, la procedura aperta dall’azienda fa ricadere sui lavoratori delle colpe che non abbiamo delle scelte che non abbiamo deciso. Senza adeguate politiche di sviluppo il futuro dello stabilimento è sempre più incerto. È nostra intenzione avviare un percorso con l’azienda dove i nostri dubbi, le nostre perplessità, trovino specifiche risposte perché la Mostardini abbia futuro».  

Lo sciopero è stato deciso dopo che, in settimana scorsa, era saltato un incontro con la proprietà dell’azienda, cioè la società Mo.Ra., composta al 50% da Mostardini e Raspini (con alle spalle una finanziaria milanese). Il giorno successivo all’incontro saltato, però, è arrivata la comunicazione della mobilità. «Avevamo una discussione aperta da tempo - dicono dalla Rsu -, ma si diceva che la mobilità sarebbe stata programmata e avrebbe toccato solo dipendenti vicini alla pensione. In realtà fra gli otto che vogliono mandare a casa ci sono anche persone giovani».  «Vogliamo un piano di rilancio - aggiunge Paolo Mattii, della Fiom-Cgil - perché così si punta solo a ridurre i costi. E fra un anno o due, senza investimenti, saremo da capo». (gf)

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CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

Comunicato stampa

Ancora tagli alla Mostardini di Empoli.

La risposta dei lavoratori:

Così non si va da nessuna parte

Empoli, 15/01/07

La R.S.U. della ditta MOSTARDINI di Empoli e la FIOM/CGIL territoriale hanno proclamato uno sciopero per il pomeriggio di oggi.

I lavoratori in sciopero , riuniti in assemblea, con il presente comunicato manifestano la propria contrarietà e perplessità sulla procedura di mobilità per 8 lavoratori su 45, avviata dall’azienda in quanto, anche se non siamo davanti alla cessazione dell’attività lavorativa, nel percorso avviato non intravediamo nessun elemento che possa in qualche modo garantire un futuro per questo storico stabilimento metalmeccanico di Empoli che produce prese per la lavorazione della pelle.

Ad oggi siamo di fronte ad un’operazione di puro recupero dei costi che, intervenendo esclusivamente sul numero dei dipendenti, indebolisce la struttura produttiva, mentre servirebbe una politica che di massicci investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione.

Già da alcuni anni la ditta Mostardini è stata oggetto di procedure, diverse tra loro , che nel tempo hanno di fatto ridimensionato in modo profondo questa azienda.

Oggi la storia si ripete, la procedura aperta dall’azienda fa ricadere sui lavoratori delle colpe che non abbiamo, delle scelte che non abbiamo deciso.

Senza adeguate politiche di sviluppo il futuro dello stabilimento è sempre più incerto.

E’ nostra intenzione avviare un percorso con l’azienda dove i nostri dubbi, le nostre perplessità, trovino specifiche risposte perché la Mostardini abbia un futuro.

La R.S.U. Mostardini FIOM/CGIL

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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