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Call center, 3 euro l´ora. Anzi niente
Assunti, poi licenziati e non pagati: a Empoli in
sette si ribellano al titolare
Il proprietario: anche in altre
società lo stipendio è quello, le segnalerò all´Inps
RICCARDO BIANCHI su la Repubblica 16/11/11
La retribuzione era inferiore ai 3 euro l´ora, 300 euro al mese a progetto, per chiamare per 6-8 ore al giorno famiglie e aziende, offrendo contratti di telefonia fissa. Ma alla fine non hanno ricevuto neppure quei soldi. Verso la fine di agosto sono stati contattati: «Non c´è più lavoro, mi dispiace, se vuoi puoi cercarne un altro». Un contratto rotto in anticipo con una telefonata, senza raccomandata o preavviso. E gli stipendi non sono arrivati. Così i dipendenti si sono rivolti al sindacato, e hanno scoperto che non era la prima volta che il proprietario del call center si comportava in quel modo. Secondo Alessio Branciamore, del Nidil-Cgil di Firenze, «in passato aveva aperto e chiuso centralini, assumendo nuove persone». Quasi tutti hanno trovato un annuncio al centro per l´impiego di Empoli, dove ha sede la E-net, la società in questione. «Ho anche chiesto se era affidabile - racconta Daniele Zannelli - mi hanno risposto che erano anni che ne pubblicavano le offerte».
Zannelli ha vent´anni, come gran parte dei colleghi. Cercava un lavoro estivo per pagarsi gli studi in informatica: «300 euro fanno comodo, e poi promettevano altri soldi». La stessa motivazione che ha spinto Alfonso Loiacono, dieci anni più vecchio: «Seguivo un corso di formazione perché sono disoccupato, si incastrava con gli orari e mi dava qualche spicciolo». Invece gli spiccioli non si sono visti: «Poca roba, ma necessaria». Ora in sette vogliono andare fino in fondo e si preparano a far causa se non arriveranno i soldi. Sui trentotto iniziali, in venti erano andati dal sindacato. Poi, proprio perché era «poca roba», molti hanno deciso di lasciar perdere.
Il Nidil contesta al proprietario l´illegittimo licenziamento e l´illegittimo inquadramento: «Un contratto a progetto prevede di essere autonomi, invece erano subordinati», dice Branciamore. Ma per Marco Saletti, l´imprenditore, questo clamore è insensato: «Siamo in credito con il committente, avremmo pagato tutti i ragazzi - risponde al telefono - Comunque manderò una lettera a Inps, Cgil e Guardia di Finanza per segnalare tutte le società di call center della Toscana, perché in tutte si assume a progetto con stipendi sotto i 500 euro al mese. Lo sa che in Romania questo lavoro costa un quarto che in Italia?». L´unica alternativa sarebbe delocalizzare? «Certo. Però io ho fatto reddito qui a Empoli, ho rispettato la legge e non ho obbligato nessuno a firmare. Senza di noi queste persone non avrebbero neppure i 300 euro. Perché ho chiuso le altre aziende sono fatti personali».
Il 60% delle offerte dei centri per l´impiego sono inferiori alle 4 settimane, come racconta l´assessore provinciale Elisa Simoni: «Se non segnalano irregolarità, non possiamo vietare gli annunci. E non c´è da scandalizzarsi se ci sono offerte iperprecarie, lo prevede la legge. Piuttosto mi scandalizzo della legge».
ROMA - Parte questa settimana la campagna della FILCAMS e di NIdiL CGIL contro l’abuso del contratto di associazione in partecipazione nel commercio e nei servizi. «Dissòciati!» è il nome dell'iniziativa che verrà presentata nel corso di una conferenza stampa venerdì 11 novembre alle ore 12 presso la libreria Feltrinelli della Galleria «Alberto Sordi» (già Galleria Colonna) a Roma. Alla conferenza stampa saranno presenti i Segretari Generali di FILCAMS e NIdiL CGIL, Franco Martini e Filomena Trizio.
L’utilizzo del contratto di associazione in partecipazione in sostituzione del regolare contratto di lavoro dipendente, denunciano FILCAMS e NIdiL CGIL «priva commesse e commessi di molti diritti: un commesso assunto come associato in partecipazione – spiegano le due categorie della CGIL - ha, infatti, stipendio e pensione più bassi rispetto ad un dipendente, e nessuna indennità di disoccupazione in caso di perdita del posto di lavoro». I vantaggi, proseguono FILCAMS e NIdiL CGIL «sono esclusivamente per l’azienda che sostiene costi più bassi». Il reddito medio degli oltre 50.000 associati in partecipazione iscritti alla gestione separata INPS nel 2010 è stato infatti di meno di 9mila euro annui, pari all’incirca a 750 euro al mese.
In cinque grandi città italiane verranno allestiti punti informativi all’interno dei luoghi strategici del commercio (centri commerciali, centri storici, outlet) attraverso i quali FILCAMS e NIdiL CGIL raccoglieranno le segnalazioni dei lavoratori in merito alle aziende che abusano del contratto di associazione in partecipazione; poi, in una seconda fase, il sindacato chiederà di incontrare le aziende stesse e interverrà per sanare gli abusi. La prima tappa sarà a Roma il 12 novembre, poi si proseguirà a Firenze e Modena il 19 novembre, infine, il 26 novembre sarà la volta di Padova e Bari.
Le segnalazioni potranno essere inviate anche tramite il sito www.dissociati.it, sul quale saranno inserite tutte le news relative alla campagna e vi sarà uno strumento che consentirà ai «finti» associati in partecipazione di scoprire quanto dovrebbero guadagnare se fossero assunti con un regolare contratto.
Il lavoro interinale
Al call center o a far pulizie 26 mila precari usa e
getta
Prova sul campo: niente offerte se hai troppi titoli
I dati toscani di Assolavoro: 55 mila
contratti nel 2010, un aumento del 25%
RICCARDO BIANCHI su la Repubblica 4/5/11
Quasi 26mila assunti nel 2010 per 55mila missioni, come vengono chiamati nel settore i contratti temporanei. Nonostante i disoccupati in Toscana siano ancora più di 100mila, la cassa integrazione sia aumentata del 6,65% nel primo trimestre del 2011 rispetto all´anno scorso e l´occupazione sia destinata a crescere solo dello 0,5% all´anno, il lavoro interinale cresce a ritmi più sostenuti. Dopo un periodo di rallentamento, è ripartito anche in regione, dove nel 2009 si registravano 23mila lavoratori e 44mila missioni. La richiesta aumenta da parte delle aziende, anche se si tratta di contratti relativamente brevi. Secondo i dati di Assolavoro, l´associazione delle agenzie per il lavoro, i 26mila assunti equivalgono a 10mila dipendenti a tempo pieno. In parole povere servono 2,6 precari per fare un indeterminato.
Se qualcuno viene preso per periodi e orari lunghi, come otto ore al giorno per
sei o dodici mesi, vuol dire che altri rimangono solo per pochi giorni o
svolgono attività per poche ore alla settimana. Non a caso aumentano i
lavoratori del 10%, ma le missioni schizzano a +25%. Più impiegati, ma ancora
più precari. E i settori di più successo restano l´informatica e i servizi
per le imprese, come i call center o le pulizie (13.524 missioni), alberghi e
ristoranti (7.071) e le concerie (4.206).
L´aumento dei numeri non vuol dire che i disoccupati che si rivolgano alle
agenzie interinali ottengano facilmente un´occupazione. I dati del 2007 (gli
ultimi disponibili) dicono che su 5,7 milioni di curricua arrivati in tutta
Italia, solo 600mila persone hanno trovato un impiego, anche momentaneo. C´è
da dire che qualcuno potrebbe aver contattato più agenzie, perché la via
crucis delle filiali è un percorso obbligato per chi ha bisogno di lavorare.
Anche noi abbiamo provato a farla. Quasi due mesi fa, tra la fine di marzo e gli inizi di aprile, siamo andati in cinque sedi di altrettante sigle, portando un curriculum vitae da giovane laureato, ma con esperienze lavorative. Età 25 anni, laurea triennale e specialistica in comunicazione, indirizzata al marketing. Un passato in una società di organizzazioni di eventi, con compiti di ricercare sponsor e finanziatori, in un´azienda che si occupa di creazione e gestione di siti internet, ma anche come cameriere serale, per arrotondare. Insomma, avevamo selezionato i settori più richiesti: commerciale, informatica, ristorazione.
Ogni volta abbiamo compilato il foglio di iscrizioni, riportando esperienze e interessi. Preferenze: settore di comunicazione e marketing, ma aperto a tutte le occasioni di lavoro senza troppi pregiudizi, specialmente se sono formative. Mentre scrivevamo, abbiamo assistito agli sfoghi delle addette al front office: «Questa qua ha chiamato anche oggi, dice che l´azienda non le ha dato i buoni pasto che le spettano e che si è rivolta ai sindacati». «Che noia - risponde l´altra - dille che non possiamo fare niente. Però pensiamoci prima di darle un altro contratto».
Giorno dopo giorno passavano i colloqui: i selezionatori iniziavano dando del tu e leggendo le esperienze: «Sapresti sostenere un colloquio in inglese?», «Perché hai lasciato quel lavoro?», «Sei disponibile a fare il venditore?», «Accetteresti dei periodi di formazione o uno stage in azienda?». Pagato? «Dipende». Solo una volta ha vinto l´onestà: «Mi sa che con questo curriculum a Firenze trovi poco, dovresti andare a Milano».
Per concludere arriva la fatidica frase: «Ora confrontiamo le offerte con il tuo profilo, se troviamo qualcosa che potrebbe interessarti ti chiamiamo». Ma il telefono non ha mai squillato.
Il racconto di Giovanni impiegato per sei mesi in un´agenzia interinale. Guardato con sospetto anche chi ha cambiato spesso attività
da la Repubblica 4/5/11
Giovanni in un´agenzia interinale ci ha lavorato per sei mesi. Uno stage da 300 euro mensili, ma svolgendo le stesse mansioni di un assunto. Dobbiamo usare un nome immaginario perché gli è stato chiesto di firmare una lettera di riservatezza, che lo obbligherebbe a non parlare dell´attività che ha svolto. «Non vogliono che si raccontino i metodi usati per reclutare le persone, e soprattutto per scartarle». Meglio evitare le fughe di notizie, anche perché la concorrenza tra agenzie è fortissima e fanno a gara a rubarsi i clienti, cioè le aziende che cercano lavoratori. Un ex dipendente come Giovanni conosce i clienti, e potrebbe spifferarne i nomi a un´avversaria.
Un disoccupato che si rivolge a un´agenzia può aspettare dei mesi senza essere ricontattato o ricevere una chiamata dopo poche ore. Ad incidere è soprattutto la fortuna: «Se il valutatore si innamora del candidato- spiega Giovanni - si ricorderà di lui quando arrivano offerte. Altrimenti archivia il curriculum». Se succede, il ragazzo può dimenticarsi la telefonata tanto attesa, a meno che il computer non risusciti il suo nome durante una ricerca.
C´è poi un altissimo rischio di non essere ritenuto affidabile: «Se succede, vieni scartato subito». Tra le categorie all´indice spiccano «i sindacalizzati e i sindacalizzabili, cioè quelli che chiedono troppe garanzie, partecipano a manifestazioni, hanno fatto parte di gruppi politici o studenteschi. Un buon selezionatore lo scopre facilmente, con un paio di chiamate». Poi ci sono i laureati «che sono visti come rompiscatole, perché sono esigenti e conoscono i loro diritti». A questi si aggiunge chi è vago nel raccontare le esperienze passate, chi ha cambiato troppo spesso lavoro, chi è stato troppe volte in malattia, ha chiesto molti permessi o le ragazze che sono rimaste incinte: «Le assenze le paga l´agenzia, perciò preferisce evitarle». Non va meglio neppure ai disperati e agli zerbini, quelli disposti a prostrarsi pur di avere uno stipendio: «Ce ne sono tanti che chiamano in continuazione, pregando di trovare un´occupazione anche per loro. Ricordo ancora una donna, mi chiedeva di aiutarla e scoppiò a piangere. E´ stato un momento tristissimo, volevo dirle "ci pensiamo noi", ma sapevo che l´ordine era di cestinare il curriculum».
Uno degli obblighi è far credere a tutti che c´è una possibilità di essere assunti a tempo indeterminato ogni volta che viene proposta un´offerta: «Però io ho visto solo il 10%-15% dei contratti interinali diventare stabili». E non mancano i furbi, da entrambe le parti: «C´è quello che non paga le maggiorazioni dei giorni festivi all´immigrato ignorante e bisogna far finta di niente per tenersi buono il cliente. Ma ci sono anche gli "stalker", persone che mandano il curriculum per tutte le offerte, o altri a cui trovi un´occupazione, ma non si impegnano».
La meritocrazia è una meteora anche in agenzia. Pure qui, dove chi entra col curriculum in mano è spesso rassegnato a sentir parlare di call center, pulizie o catena di montaggio, ci sono i raccomandati: «Si dividono in due categorie - spiega Giovanni - i parenti e i selezionati». Questi ultimi sono lavoratori che l´azienda ha già intenzione di assumere, ma preferisce farlo con un contratto interinale, così da non pagare le assenze e risparmiare sulle tasse (e i lavoratori ci perdono, perché una quota del loro stipendio va all´agenzia). I primi, invece, sono proprio i figli, i nipoti, le mogli, insomma il tipico raccomandato: «Il datore accetta di avvalersi dei servizi dell´agenzia, ma chiede in cambio di piazzare da Gucci o Valentino l´amica con la passione per la moda o di trovare un lavoro al primogenito neolaureato in ingegneria». Insomma, persino nella massa dei superprecari interinali, gli «amici di» hanno più fortuna del laureato con merito. (r.bian.)
PISCINA PAGANELLI, SOTTOSCRITTO
L’ACCORDO PER RIASSORBIMENTO DEL PERSONALE
Aquatica-Firenze
Pallanuoto assumerà una parte dei lavoratori che già operavano sull’impianto
di viale Guidoni
L’Amministrazione comunale, l’Ati Aquatica-Firenze Pallanuoto (che ha vinto il bando di evidenza pubblica per la gestione del complesso sportivo Paganelli), i rappresentanti dei lavoratori della Cooperativa Scaf e la Slc-Cgil di Firenze, hanno siglato un accordo che prevede la riassunzione da parte di Aquatica-Firenze Pallanuoto di una parte dei lavoratori che già operavano sull’impianto di viale Guidoni, prima dell’assegnazione al nuovo soggetto gestore. La Cooperativa Scaf si è detta disponibile a mantenere i restanti lavoratori sulla piscina Costoli, dove l’Amministrazione Comunale ha rinnovato per un altro anno il contratto di servizio per l’attività natatoria, scaduto lo scorso 31 dicembre.
“Si è chiusa nel migliore dei modi – ha sottolineato il
vicesindaco e assessore allo sport Dario Nardella – una vicenda che consente
il mantenimento dell’occupazione per un gruppo di lavoratori. Si tratta di un
esempio positivo di confronto tra sindacato e società sportiva col supporto
dell’Amministrazione Comunale. Un comune impegno rivolto alla responsabilità
verso l’utenza e i lavoratori. Apprezziamo la disponibilità e lungimiranza
dell’Ati Aquatica e Firenze Pallanuoto con i quali si può costruire una nuova
e più intensa programmazione per rilanciare questo impianto in una zona
strategica per la città”.
A tal proposito l’Amministrazione Comunale aprirà un confronto con i nuovi
gestori per fare il punto sugli investimenti e la manutenzione dell’impianto.
L’assegnazione ad Aquatica-Firenze Pallanuoto è – secondo la normativa – ancora in forma provvisoria, in attesa della sentenza del Tar (che ha già rigettato la richiesta di sospensiva) sul ricorso presentato.(fd)
16/02/2011 18.47 Comune di Firenze
IMPIANTO SPORTIVO ‘PAGANELLI’
Raccolta di firme per riprendere i corsi
da la Nazione 20/1/2011
UNA RACCOLTA di firme inviata all’assessore allo sport, Dario Nardella per chiedere «la ripresa immediata dei corsi di nuoto e ginnastica». L’hanno spedita in Palazzo Vecchio un gruppo di utenti dei corsi in questione che si tenevano nel colpesso sportivo ‘Paganelli’ di Novoli. «Il 2 ottobre mandammo una lettera sui pericoli delle privatizzazione — scrivono — ma ci fu detto da lei assessore che la privatizzazione non avrebbe compromesso nulla. Invece, allo stato attuale, niente di tutto questo è vero. Il ‘privato’ non è subentrato n nella gestione, mentre il Comune si è disimpegnato completamente per cui sono privi di un servizio centinaia di persone, anziani, disabili e studenti. Un’amministrazione sera avrebbe dovuto garantire la prosecuzione del servizio fino a che non fosse subentrata una nuova gestione. ma questo principio sembra non appartenere alla pubblica amministrazione».
Comunicato stampa
Vertenza
“A. Paganelli”: costretti a riprendere gli scioperi
Nel pomeriggio di martedì 11 gennaio u.s. si è tenuta l’audizione della SLC CGIL Firenze e della RSA da parte delle Commissioni Consiliari 5 (cultura, sport, istruzione, università) e 9 (occupazione e lavoro) in merito alla vicenda inerente il bando per l’affidamento in gestione dell’impianto sportivo “A. Paganelli” e le sue implicazioni occupazionali.
Nel corso dell’audizione SLC CGIL Firenze - rappresentata dal Segr. Gen.le Marco Del Cimmuto – e le RSA hanno fatto una cronistoria della vicenda e illustrato l’attuale situazione.
Una situazione che
vede da una parte la concessione per l’affidamento del servizio
dell’impianto alla SCAF scaduta il 31 dicembre 2010 e la conseguente procedura
di licenziamento collettivo dei 16 dipendenti impiegati nell’impianto avviata
dalla SCAF e dall’altra l’associazione temporanea di imprese (Acquatica San
Casciano-Firenze Pallanuoto) vincitrice del bando per l’assegnazione in
gestione dell’impianto sportivo “A.Paganelli” che a fine dicembre ha
contattato e incontrato i dipendenti (istruttori altamente qualificati) SCAF che
operavano nell’impianto proponendogli un loro riutilizzo non come
dipendenti bensì remunerati con un rimborso spese, senza trattamento in caso di
malattia, infortunio, senza diritto alle ferie nonché privi di qualsiasi
copertura previdenziale.
In pratica
dicendo loro che se vogliono continuare a lavorare devono accettare di passare
da essere lavoratori dipendenti a diventare precari che più precari non si può.
Tutto questo in barba al bando, al regolamento comunale per l’affidamento in gestione degli impianti sportivi e agli impegni assunti dal Vice-sindaco con la lettera del 13 dicembre u.s. inviata alla SLC CGIL di Firenze ed ai lavoratori, in virtù della quale dal 15 dicembre 2010 era stato sospeso lo sciopero ad oltranza che dal 3 dicembre 2010 aveva bloccato gli impianti “A. Paganelli” e “Costoli” accedendo in tal modo ad una specifica richiesta del Vice-sindaco.
Come già più volte sottolineato, se questa è la soluzione cui pensa l’Amministrazione Comunale per salvaguardare l’occupazione ribadiamo la nostra più totale contrarietà e la inaccettabilità sotto tutti i punti vista di una ipotesi che prefigurerebbe un pesante quanto ingiustificato peggioramento delle condizioni materiali dei lavoratori.
All’Amministrazione Comunale chiediamo, come abbiamo ribadito anche nel corso dell’audizione, di assumersi le sue responsabilità, essa ha infatti tutte le condizioni per impedire una tale ingiustizia e garantire la condizione dei lavoratori sia in quanto ente proprietario dell’impianto, sia in relazione a quanto previsto dal regolamento comunale per la concessione in gestione degli impianti sportivi e sia alla luce di quanto previsto dallo stesso bando di selezione che consente all’AmministrazioneComunale di annullare o revocare la procedura e/o l’aggiudicazione del servizio senza oneri.
Purtroppo stante l’attuale situazione
siamo costretti, nostro malgrado, a riprendere le iniziative di SCIOPERO
dei dipendenti SCAF operanti presso l’impianto “Costoli” con
conseguenti disagi verso gli utenti nei confronti dei quali ci scusiamo e
chiedendo la loro solidarietà.
SLC CGIL Firenze
"Società sportive, controlli a tappeto"
Il vicesindaco Nardella dopo la denuncia di
"Repubblica" sui precari: fuori dal nero
"Esistono contratti di tipo
diverso ma va garantita la continuità dei pagamenti"
ERNESTO FERRARA 5/1/2011
Impianti sportivi, interviene Palazzo Vecchio. Di fronte alla Cgil infuriata contro l´anarchia dei contratti di lavoro e la mancanza di tutele per gli operatori di piscine e centri sportivi, il vicesindaco Dario Nardella batte due colpi. Da una parte rispondendo che «non si può generalizzare e che non dappertutto esistono situazioni irregolari», dall´altra annunciando che qualche magagna è però venuta a galla: «Ci stiamo già muovendo e su alcune situazioni siamo già intervenuti come alla piscina Paganelli, dove alla società che è subentrata alla Sas nella gestione abbiamo chiesto di reintegrare i sedici vecchi dipendenti. O a Bellariva, dove ci sono problemi di regolarità nei pagamenti degli stipendi: prima di Natale ho incontrato il presidente della Fiorentina Nuoto Fabio Frandi per chiedergli di rispettare i lavoratori, pratiche di questo tipo sono insopportabili».
Ma non solo: ora scattano i controlli a tappeto: «Da qui a primavera faremo
sopralluoghi in ognuno degli spazi dati in gestione dal Comune per verificare l´applicazione
delle clausole di tutela dei lavoratori previste dallo stesso regolamento
comunale», fa sapere il numero due di Palazzo Vecchio.
È l´inchiesta di Repubblica ad aver sollevato il caso.
Il Comune di Firenze è all´avanguardia per quanto riguarda i lavoratori dello sport, avendo previsto nel regolamento per la concessione in gestione degli impianti sportivi di proprietà comunale una clausola, l´articolo 11, che tutela i lavoratori. Ma ciò che è scritto sulla carta, spesso lì rimane. Nella realtà, a mettere in pratica questa regola sono in pochi, e soprattutto quasi mai con i giovani. L´articolo, che chi è impiegato nel settore conosce bene, prevede che il soggetto gestore «si impegna ad assumere il personale dipendente e confermare i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa in essere, al mantenimento delle medesime condizioni contrattuali». Non solo, lo obbliga a «applicare il contratto collettivo nazionale di lavoro» e «ad essere in regola con gli obblighi previdenziali e assicurativi». Chi non mette in atto tutti questi precetti, perde la possibilità di vedersi rinnovare la gestione. «Peccato che nessuno del Comune abbia mai controllato che queste norme fossero applicate», ha però denunciato su Repubblica Enrico Hablik del Nidil Cgil.
Come stanno le cose? In decine di società non si fanno contratti nazionali ma cosiddetti "sportivi", non previsti dalla legge e pagati peggio. Eppure nel regolamento del Comune si dice che il contratto con tutti i crismi è obbligatorio. Perché non si rispettano le regole? Chi controlla? Nardella è per «non demonizzare» le società sportive: «Prendo atto del fatto che molte società risentono della crisi e stanno facendo una più graduale applicazione delle norme, che sono giuste ma non facile da mettere in pratica visto che implicano esborsi di denaro maggiori». Vuol dire che il Comune sta chiudendo un occhio? «Niente affatto, noi facciamo il possibile», ribatte Nardella. Aggiungendo: «Su questo fronte c´è anche l´ispettorato del lavoro ad essere attivo. La nostra idea è quella di procedere per step: fui io stesso da ex presidente della commissione sport a volere nel regolamento comunale la clausola di tutela dei lavoratori. Ora per noi fare in modo che si assicuri la continuità delle assunzioni coi cambi di gestione com´è avvenuto alla Paganelli, che si elimini il nero anche se solo facendo i "contratti sportivi" e che si garantisca la regolarità dei pagamenti come abbiamo chiesto di fare alla Fiorentina Nuoto è per noi un risultato. Certo andremo avanti e non ci fermeremo, esamineremo tutti i casi: molte società sono in regola ma non tutte e lo verificheremo, perché i lavoratori degli impianti sportivi non sono di serie B».
Allenatori, baristi o cassieri in palestra il contratto
non c´è
Il colosso delle piscine aveva 103 irregolari su 159
La forma di collaborazione nata come
rimborso spese per squadre di dilettanti è diventata regola nelle strutture
RICCARDO BIANCHI su la Repubblica 4/1/2011
«Il mio stipendio si aggira sui 1000 euro al mese, ma non ho le ferie, non ho i contributi previdenziali, permessi per malattie, tredicesima. Al mio futuro ci penso spesso, e non avere garanzie un po´ mi spaventa. Ma quest´anno è andata bene. Ho vinto il concorso per bagnino e ho lavorato anche in estate, quando i corsi finiscono e c´è solo la balneazione». Ronny Regini ha 33 anni, un bambino, una moglie e un lavoro. È istruttore di nuoto per Aquatempra, il consorzio dei Comuni dell´empolese e del senese che gestisce tutte le piscine comunali della zona. Ha un "contratto sportivo", che per legge non esiste.
Si tratta di una forma di collaborazione nata come rimborso spese per gli allenatori e i giocatori di squadre dilettantistiche. Fino ai 7500 euro è esentasse, poi la società paga solo il 23%. Contributi zero e permessi zero. «Vale per chi riceve piccoli compensi o rimborsi spese per attività praticate come hobby o come secondo lavoro, non come principale fonte di reddito - spiega Enrico Hablik, del Nidil Cgil - Ma ormai si è diffuso come retribuzione per tutti i dipendenti fissi di palestre, piscine, centri tennistici, golfistici, campi di calcio e quant´altro ed è usato per gli istruttori, ma anche per figure che lavorano negli impianti ma non sul lato sportivo, come i cassieri, i segretari, anche i baristi». In Toscana non ci sono dati certi su quanti siano, ma si parla di 40mila addetti, considerando una media di 4-5 dipendenti per i 9mila impianti sportivi censiti dal Coni regionale, in cui non sono calcolate le palestre di fitness che non hanno squadre dilettantistiche.
Aquatempra è diventata famosa perché è stata la prima società sportiva in
tutta Italia a ricevere la visita degli ispettori del lavoro della direzione
provinciale di Siena nel febbraio 2009. Dopo quasi un anno, le indagini dell´ispettore
Aurelio Marino hanno certificato che 103 dipendenti su 159 non svolgevano una
collaborazione autonoma, non erano dei liberi professionisti. Anzi erano proprio
subordinati. Infatti «le mansioni, l´orario di lavoro, l´attività e le
modalità di svolgimento, a prescindere dalla sede operativa di appartenenza,
erano uguali per tutti, come pure i contratti sottoscritti, seppur nella
distinzione specifica dei vari ruoli ricoperti», è scritto sulla relazione dei
controllori. Non solo, tutti rispondevano al responsabile dell´unità locale e
non avevano «alcuna autonomia operativa».
«Si trattava di cassieri, bagnini e addetti alla manutenzione delle piscine»
spiega il direttore della Direzione provinciale, Rosaria Villani, «ed erano
subordinati da anni». Sono rimasti fuori solo gli istruttori, per cui era più
difficile dimostrare il rapporto di subordinazione. L´azienda ha scelto di
conciliare con le 93 persone che hanno accettato di farlo e che saranno
stabilizzate. Gli altri 10 hanno scelto la via del tribunale. Proprio in questi
giorni il Comune di Poggibonsi ha deciso che non rinnoverà il contratto con
Aquatempra, ma i dipendenti sono riusciti a far inserire una clausola nel bando
che obbligherà il nuovo gestore a mantenere i rapporti di lavoro attuali.
Adesso il prossimo passaggio riguarda proprio gli istruttori come Ronny, che autonomi non sono: «Lavoro 6 giorni la settimane per 6 ore al giorno, a 15,91 euro a turno». Ha anche avuto un secondo lavoro: «Ma sempre a tempo determinato e non mi hanno mai riconfermato. Erano più insicuri di questo». Però non attacca Aquatempra: «La società ha accettato di aprire un tavolo per regolarizzare anche noi istruttori. Certo in questo momento le spese non sono mancate, ci vorrà tempo».
«Le amministrazioni comunali avevano già espresso la volontà di stabilizzare tutti - spiega il direttore Simone Camiciotti - Però abbiamo dei limiti sul mercato: non possiamo alzare i prezzi e i nostri concorrenti usano contratti più vantaggiosi. Dovremo cercare di tagliare le spese».
"Una clausola tutela i lavoratori ma nessuno la fa
rispettare"
Impianti sportivi, la Cgil contro Palazzo Vecchio
Ispettori del lavoro a Bellariva. La
Fiorentina Nuoto: così sosteniamo le squadre
da la Repubblica 4/1/2011
Il comune di Firenze è all´avanguardia per quanto riguarda i lavoratori dello sport, avendo previsto nel regolamento per la concessione in gestione degli impianti sportivi di proprietà comunale una clausola, l´articolo 19, che tutela i lavoratori. Ma ciò che è scritto sulla carta, lì rimane. Nella realtà, a mettere in pratica questa regola sono in pochi, e soprattutto quasi mai con i giovani.
L´articolo, che chi è impiegato nel settore conosce bene, prevede che il
soggetto gestore «si impegna ad assumere il personale dipendente e confermare i
rapporti di collaborazione coordinata e continuativa in essere, al mantenimento
delle medesime condizioni contrattuali». Non solo, lo obbliga a «applicare il
Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro» e «ad essere in regola con gli
obblighi previdenziali e assicurativi». Chi non mette in atto tutti questi
precetti, perde la possibilità di vedersi rinnovare la gestione. «Peccato che
nessuno del Comune abbia mai controllato che queste norme fossero applicate»
denuncia Enrico Hablik del Nidil Cgil. I cosiddetti "contratti
sportivi", diversi dal Contratto collettivo (vedi articolo a fianco) sono
diffusissimi, anche per gli addetti al front-office.
È l´impianto di Bellariva quello più colpito dal fenomeno. Negli ultimi mesi
ha ricevuto la visita degli ispettori della direzione provinciale del lavoro di
Firenze e dell´Enpal, l´ente previdenziale degli sportivi. Inoltre proprio lì
il vicesindaco Dario Nardella, accorso a seguito del crollo del tetto della
tribuna, è stato "accerchiato" dai lavoratori che gli hanno spiegato
le loro condizioni.
A gestire attualmente la struttura è la Fiorentina Nuoto, che i dipendenti
accusano di non rispettare neppure i pagamenti: «Riceviamo gli stipendi con
mesi di ritardo. Quello di agosto 2009 ci hanno chiesto di riceverlo in 10
tranche. Dopo un anno e mezzo ne abbiamo ricevute 5». È da notare che a
settembre 2009 alla società scadeva la concessione. Se non fosse stata in pari
con gli stipendi, non le sarebbe stata rinnovata. Così, invece, ha certificato
che anche agosto era stato versato.
I dipendenti, che chiedono l´anonimato, hanno il brevetto da istruttore o la
laurea in scienze motorie, e sono tutti assunti con il contratto sportivo: «Qualcuno
di noi anche da più di 15 anni, da quando è arrivata la Fiorentina. Pensavano
fosse solo questione di tempo, la famosa gavetta. Adesso hanno quasi 40 anni,
una famiglia, nessun contributo per la pensione o per le malattie e non sanno
fare altri lavori».
Mostrano un foglio in cui segnano le ore svolte nelle varie mansioni, ricordando che lavorano anche le domeniche e i festivi: pulizie dalle 7 del mattino (6 euro l´ora sempre esentasse), corsi di acquagym e assistenza bagnante (8 euro l´ora, frazionabili se i turni durano 45 minuti), di nuovo acquagym fino alle 14: 30. Non hanno una qualifica unica e hanno orari prestabiliti. L´opposto di ciò che prevede il contratto sportivo. Inoltre sono cifre ben più basse degli 11,99 euro l´ora, al netto degli oneri fiscali e assistenziali, previsti dal Capitolato d´appalto del Comune di Firenze. Comunque è impossibile non superare i 7500 euro annui di stipendio dopo i quali scatta la tassazione del 23%: «Per questo una parte ce li danno come rimborso per viaggi mai fatti».
Secondo il presidente di Fiorentina Nuoto, l´ex ct della nazionale di pallanuoto Fabio Frandi, la società non ha soldi: «Questa attività di gestione costa sempre di più, non è redditizia, e serve per pagare le spese delle nostre squadre di pallanuoto e nuoto. I lavoratori devono capire le priorità». Alternative, non ce ne sono: «Siamo una famiglia, intendiamo anche regolarizzare quelli che hanno le caratteristiche, ma sono pochi a lamentano. Anzi, molti hanno un secondo lavoro» e minaccia «O facciamo così o saremo costretti a mandare tutti a casa e prendere una marea di istruttori per 4 ore alla settimana». Frandi ne ha anche per il Comune: «Non possiamo alzare le tariffe e spesso le altre società sportive che si allenano qui, come la Rarinantes, non ci pagano gli affitti perché non hanno soldi. Noi abbiamo dei debiti. Le istituzioni non vengono incontro a chi fa sport agonistico». (r. b.)
L'intervista
"I più giovani vengono pagati 6 euro all´ora
lavoro 10 ore al giorno, se sto male non riscuoto"
Libero professionista, ma senza
partita Iva Le mie garanzie sono i buoni rapporti con i proprietari
«Ho cominciato nel 2000 per passione, lavoravo per poche ore. Poi il numero di palestre con cui collaboravo è aumentato e oggi faccio un po´ di tutto, dal controllo in sala pesi ai corsi». Luca ha quasi 30 anni, vive a Firenze ed è uno dei tantissimi dipendenti di centri sportivi pagato col "contratto sportivo". Ha una laurea in scienze motorie, passa le giornate correndo tra tre palestre e lavora dalle 10 alle 12 ore al giorno. «Tecnicamente sono un libero professionista, ma non ho una partita Iva. Gli costerei di più. Diciamo che le mie garanzie sono i buoni rapporti con i proprietari».
La cifra varia da struttura a struttura, dagli 8 euro della sala pesi ai 25 dei corsi, «ma i giovanissimi si fanno pagare solo 6 euro. Sempre meno». Il suo stipendio è buono, 1500 euro, ma senza contributi e assicurazione: «Mi sono fermato per alcune settimane per un problema fisico e nessuno mi ha pagato. È lo stesso motivo per cui le ragazze sono attentissime a evitare le gravidanze». Racconta che alla reception spesso ci sono giovani pagati a provvigione, come se fossero dei venditori, «oppure ragazzi che stanno al banco un paio d´ore per ottenere sconti sugli abbonamenti». Gli istruttori più fortunati sono diventati personal trainer, ma lui ha obiettivi più bassi: «Trovare un lavoro che poi mi permetta di fare anche questo nei ritagli di tempo. Perché a me piace questa attività, se mi dessero le garanzie di avere una pensione, le ferie e le malattie pagate, rimarrei più che volentieri. Ma devo pensare al mio futuro». (r.b.)
da Nove da Firenze 3/1/2011
Firenze 03.01.2011- Cpo Uil, Felsa Cisl, Nidil Cgil regionali hanno
formalmente chiesto all'assessore regionale Gianfranco Simoncini un incontro
per valutare la possibilità di istituire anche in Toscana una forma di
sostegno al reddito per i lavoratori in somministrazione che si ritrovano
disoccupati. Una inziativa ricordano nella lettera che è già stata presa da
alcune regioni in applicazione dell’accordo tra Ministero del Lavoro,
l’Associazione nazionale di categoria delle Agenzie per il Lavoro –
Assolavoro – e le associazioni sindacali dei lavoratori atipici siglato il
13 maggio del 2009. Una iniziativa, dicono, quanto mai necessaria alla luce
della della crisi economica e occupazionale che investe anche la nostra
regione e sembra perdurare per tutto il 2011.
La rispota per il momento è una rete di 12 sportelli sparsi sul territorio
provinciale, che offriranno assistenza, formazione, consulenza fiscale in
favore dei lavoratori atipici e dei cassaintegrati, in costante aumento in
Italia e sul territorio fiorentino. Il progetto ‘Prometeo3’, iniziativa
finanziata dall’Unione Europea, vede coinvolte nel sostegno ai lavoratori in
difficoltà la Provincia di Firenze, con i suoi Centri per l’Impiego, la
Regione Toscana e le sigle sindacali della Cgil, Cisl e Uil.