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AMPLIAMENTO DELLA FABBRICA DI QUINTO BASSO

Lo stabilimento Lilly cresce
La Giunta ha detto sì

Il colosso farmaceutico assumerà un'ottantina di persone

di SANDRA NISTRI su la Nazione 24 Aprile 2012

COSPICUI investimenti in chiave strutturale con conseguenti possibilità di nuovi posti di lavoro, almeno 70-80 sulla carta anche se ancora non ci sono cifre ufficiali. In tempo di vacche ‘magrissime’, se non addirittura scheletriche per lo scenario economico della Piana, rappresenta senza dubbio una notizia importante quella annunciata, a proposito del colosso Eli Lilly, dal Comune di Sesto. Proprio ieri infatti la giunta sestese ha dato il proprio via libera all’ampliamento dei locali interni dello stabilimento “Eli Lilly Italia” come previsto dal Regolamento urbanistico comunale. Le nuove edificazioni previste dal progetto unitario presentato dalla multinazionale farmaceutica saranno realizzate all’interno del perimetro dell’attuale stabilimento con ampliamenti a terra e con sopraelevazioni ridotte per motivi strutturali e funzionali: ciò consentirà di avere un minore impatto paesaggistico e di individuare aree destinate agli impianti e al trattamento dei rifiuti. «Il progetto approvato — ha spiegato l’assessore all’urbanistica Maurizio Soldi — accrescendo la potenzialità produttiva dello stabilimento di Sesto dovrebbe portare una crescita industriale e avere ripercussioni positive sul piano dell’occupazione».

QUESTO ampliamento dei locali interni della sede di via Gramsci che dovrebbe comportare un investimento di circa 10 milioni di euro per il colosso farmaceutico — tra l’altro — rappresenta solo un primo step: l’amministrazione comunale si è resa infatti disponibile a valutare ulteriori ampliamenti in futuro, nel rispetto delle disposizioni contenute nel regolamento urbanistico comunale: «In un momento così difficile — continua Soldi — con aziende che chiudono come Giochi Preziosi e Calvin Klein e altre, storiche, che vivono un momento di grande difficoltà come Ginori l’amministrazione comunale non può che valutare positivamente il fatto che una azienda faccia investimenti sul territorio. Per questo saremo a disposizione, anche perché Eli Lilly non ha esaurito la quota di edificazione». Nel giugno scorso il Ceo di Eli Lilly John Lechleiter, proprio a Sesto, aveva annunciato il potenziamento dello stabilimento di Quinto Basso per la produzione di insulina con un investimento totale previsto di 82 milioni di euro e il varo di una seconda linea di produzione.

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REGGELLO LA STORICA AZIENDA FARMACEUTICA LASCIA IL PAESE
Il colosso tedesco trasloca
Boehringer, addio posti d’oro
E alla vetreria Gobbini rinnovata la cassa integrazione 

di EUGENIO BINI su la Nazione 21/4/12

BOEHRINGER, atto finale. Il 30 aprile si conclude infatti il percorso avviato a fine 2007: l’azienda farmaceutica tedesca lascerà definitivamente Reggello. Nello storico stabilimento di Prulli rimarrà solo l’Istituto De Angeli, il reparto produttivo passato di proprietà alla multinazionale francese Fareva, e la divisione che si occupa dei cosiddetti farmaci da banco. 

Il trasferimento a Milano è così completato, e gli ultimi 29 dipendenti lasceranno la storica azienda di Inghelaim: 20 persone che si erano accordate per il prepensionamento sono ancora con il fiato sospeso, in attesa di conoscere le decisioni sui cosiddetti “esodati”, con la speranza che il governo Monti rispetti i patti e trovi una soluzione per questi lavoratori messi all’angolo dal maxi-scalone Fornero. Decine di persone sono state ricollocate all’Istituto De Angeli, mentre altre nel ramo informatico ceduto ad un’azienda dell’empolese. Nove degli ex 140 dipendenti, invece, si ritroveranno senza lavoro.

“Numeri” sicuramente minimi, se rapportati agli scenari drammatici prospettati con la chiusura di quella che fino a pochi mesi fa era una delle più grandi aziende presenti in Valdarno, e per i quali i sindacati sono ancora al lavoro. Ma quello della Boehringer è un addio che pesa eccome in un territorio preso a pugni dalla crisi. Si tratta infatti dei posti più ambiti nel territorio, sia per l’alto livello dei contratti che per le politiche virtuose della casa madre, la quale in questi decenni di presenza a Reggello è sempre venuta incontro alle esigenze dei propri dipendenti. Insomma 140 posti dorati che svaniscono e che vanno a sommarsi alle innumerevoli crisi e ai piani di ristrutturazione che hanno colpito, o stanno colpendo in questo momento il territorio comunale: il Calzaturificio Migliorini (chiuso definitivamente), la Sims e il Gruppo Alimentare in Toscana.

MA NON È FINITA qui. Sempre a Reggello infatti arrivano le voci della crisi che si è abbattuta su un’altra storica azienda del territorio: la vetreria Gobbini. I circa dieci dipendenti sono in cassa integrazione ordinaria dal 2011, ed è stata rinnovata negli scorsi giorni. Tre persone hanno invece lasciato il posto di lavoro in questi mesi. Una situazione di estrema difficoltà, che ha portato giovedì mattina centinaia di lavoratori a manifestare a Terranuova, in occasione dello sciopero proclamato unitariamente dalla Cgil del Valdarno aretino e fiorentino. Sergio Pestelli, della Camera del Lavoro di Figline, non ha dubbi: «Servono subito misure a favore della crescita e una riforma del fisco. La situazione è drammatica. La Boehringer? E’ un altro duro colpo al nostro tessuto economico: abbiamo perso centinaia di posti di lavoro».

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'MANGANI' CALENZANO, VERTENZA "PRESIDIATA"
L'assessore al Lavoro Simoni fa il punto in Consiglio provinciale di Firenze

'Mangani' a Calenzano. La vertenza è "presidiata" dalla Provincia di Firenze, con la Regione e il Comune. Dopo alcuni incontri del tavolo dell'unità di crisi, dove sono stati messi in evidenza i problemi dell'azienda in termini di ordinativi e di liquidità, la vicenda si è spostata sul tavolo procedurale della direzione lavoro della Provincia di Firenze. Sulla vertenza ha fatto il punto in Consiglio provinciale l'assessore al Lavoro Elisa Simoni, rispondendo a una domanda d'attualità del gruppo di Rifondazione comunista.
Presso il tavolo procedurale, dunque, il 16 marzo 2011, è stato firmato un verbale di accordo per il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, a motivo di evento improvviso e imprevisto, per il periodo 16 marzo 1011-15 marzo 2012, per 35 lavoratori.
Nel verbale le parti avevano concordato nel periodo di autorizzazione della Cigs la gestione di 9 esuberi con utilizzo della legge 223/91.
Era stata prevista, inoltre, la possibilità di collocare in lista di mobilità il personale in esubero entro e non oltre il 30 aprile 2012.
Vista la situazione di crisi in cui versa l'azienda, il 15 marzo 2012 è stato firmato presso la Provincia di Firenze un nuovo verbale per il ricorso alla cassa integrazione in deroga per tutto il personale in forza all'azienda per il periodo 16 marzo - 15 luglio 2012.
Con questo verbale, le parti hanno convenuto che l'azienda ha la facoltà di collocare in mobilità, rispettando quanto previsto dal verbale dell'anno scorso, i lavoratori ancora in forza all'azienda per un massimo di 9 lavoratori entro e non oltre il 15 luglio 2012.

"Siamo davanti a una crisi aziendale purtroppo fortemente complessa, grave e compromessa - ha replicato per Rifondazione il consigliere Andrea Calò - E' una crisi che parte da lontano e passa prima di tutto attraverso difficoltà finanziarie. La proprietà non ha mai speso una parola per un'eventuale ripartenza. Di fatto si sfocia in una situazione classica di disoccupazione. Facciamo appello a tutte le istituzioni per essere promotrici di tutte le iniziative possibili di sostegno al salario e ai lavoratori".

03/04/2012 13.23
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze

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Asta Brunelleschi, atto secondo
Ma il marchio dell’azienda non si tocca
Ancora fiato sospeso per il destino dei 34 lavoratori 

di JACOPO CARLESI su la Nazione 31/3/12

SI È CONCLUSA lo scorso 28 marzo la prima asta per il fallimento della Brunelleschi. Dei beni appartenuti alla storica azienda della Valdisieve solo il materiale come ferro e rame è stato venduto. Per quanto riguarda le piastrelle, invece, ne sono state acquistate solo una piccolissima quantità, ad un prezzo oltretutto inferiore al valore di mercato. 

Un risultato piuttosto prevedibile, secondo Chiara Torsoli, rappresentante della Cgil, che per l’organizzazione sindacale sta seguendo la vicenda della Brunelleschi. «Erano gli unici beni che potevano essere rivenduti — afferma — il resto non ha suscitato interesse, anche perché dagli uffici e dai magazzini non è stato possibile recuperare niente di particolare».

Nel bando erano stati inseriti solo i materiali come ferro, rame, piastrelle di ceramica e altri beni minori, di cui gran parte rimasti invenduti.
Adesso l’appuntamento si sposta al prossimo 10 aprile, data in cui è stata fissata la seconda asta giudiziaria per cercare di ‘piazzare’ il materiale rimasto finora invenduto. Insomma c’è ancora del tempo da aspettare in questa vicenda che tiene tutti con il fiato sospeso, in particolare i 34 lavoratori che sono in cassa integrazione da ormai più di due anni e che ci resteranno fino al 4 ottobre. Qualcuno, nel frattempo, ha trovato una nuova sistemazione ma per la maggior parte di loro il futuro resta incerto.
Quello che ormai è appurato è che, per il momento, il marchio dell’azienda non è stato messo all’asta. Lo ha disposto il Tribunale fallimentare.

L’IMPRESSIONE è che si voglia lasciare comunque qualche margine aperto nei confronti di eventuali imprenditori interessati a rilevare il brand, per ricostruire un percorso imprenditoriale e rilanciare una produzione fatta di qualità e capacità uniche. Se c’è qualche speranza, al momento, è solo grazie alla storia e al valore della Brunelleschi, una realtà che ha fatto la storia produttiva del settore della ceramica e dell’intero territorio.
In ogni caso, il tempo stringe. Anche perché se da una parte resta da capire quali saranno le sorti del marchio, dall’altra è necessario seguire gli sviluppi legati al Gruppo Margheri, proprietario di Brunelleschi Industrie e del nuovo impianto alla Massolina, mai entrato in funzione e costato diversi milioni di euro.

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SOPRAM, "APERTURA URGENTE DI UN TAVOLO DI TRATTATIVA"
La Commissione Lavoro della Provincia di Firenze: "Valutare i tempi di riassorbimento del personale"

A seguito della richiesta di incontro da parte della camera del Lavoro del Mugello, si è tenuta oggi la riunione della Commissione della Provincia di Firenze, presieduta da Andrea Calò, sull'aggiornamento degli impegni assunti dall’amministrazione Comunale di Borgo San Lorenzo e dalla Provincia di Firenze sulla ricollocazione dei lavoratori licenziati dalla ditta 'Sopram' a cui hanno partecipato il Segretario della Cgil Mugello e una delegazione degli ex lavoratori.
La richiesta di incontro verteva sulla necessità di “convocazione urgente di un tavolo di trattativa tra lavoratori, Comune, sindacato, Provincia, Regione, Acom e Publiambiente per valutare i tempi per l’eventuale riassorbimento del personale”.

In considerazione di quanto emerso dall’audizione, avendo preso atto dell’approssimarsi della conclusione dei lavori per la realizzazione dell’impianto di compostaggio e degli indirizzi espressi dal Consiglio Comunale con l’approvazione dell’ordine del giorno in data 29 settembre 2009, la Commissione sostiene "la necessità dell’apertura urgente del tavolo, al fine di verificare le possibilità di risposta riguardo alla ricollocazione degli ex lavoratori Sopram ormai prossimi alla conclusione degli ammortizzatori sociali". La commissione, nel ribadire la solidarietà ai lavoratori, "si rende disponibile ad accompagnare il percorso istituzionale che sarà stabilito".

22/03/2012 16.37
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze

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CALENZANO
Mangani Ceramiche
preoccupazione per 32 lavoratori
La Cassa integrazione è stata prorogata di altri 4 mesi e scade il 15 Luglio

Cassa integrazione in scadenza per i 32 lavoratori delle "Ceramiche d`arte Mangani srl" di Calenzano (Fi). Sulla vicenda è stato aperto un tavolo di crisi in Provincia e giusto ieri i consiglieri provinciali di Rifondazione comunista Andrea Calò e Lorenzo Verdi hanno presentato una domanda di attualità per chiedere di conoscerne gli sviluppi. La crisi dell`azienda della Piana, che produce oggetti di arredamento in ceramica, parte da lontano e passa per gravi difficoltà finanziarie che finiscono anche con il pignoramento e la vendita all`asta di alcune forme, poi riacquistate dalla proprietà. Una situazio- ne degenerata progressivamente nel tempo, prima a causa degli andamenti del mercato, e la conseguente diminuzione delle commesse, poi per un`assenza di strategie del magement che ha portato lo stabilimento in poco tempo a esaurire tutti gli ordinativi. Risultato: il 15 marzo scorso è stata rinnovata di altri quattro mesi la cassa integrazione in deroga che nel frattempo era scaduta. Intanto si aspetta, che il Cda definisca in modo chiaro le prospettive o, magari, qualche imprenditore si faccia avanti. Di fatto la produzione è praticamente cessata e i lavoratori sono attualmente tutti in cassa integrazione a zero ore. 

«Stiamo lavorando per conser- vare il rapporto di lavoro dei dipendenti - dice Bernardo Marasco della Filctem Cgil - in modo che possano usufruire degli ammortizzatori sociali e contare su un posto di lavoro in futuro». In sostanza la concessione da parte dell`azienda di altri quattro mesi di cassa integrazione, che dunque a questo punto scadrebbe il 15 luglio, non è affatto irrilevante, poiché permette di tenere i lavoratori in forza all`azienda e prendere tempo per una eventuale ripartenza dell`attività. L`alternativa era la cessazione immediata e la mobilità del personale. Soluzione che l`intervento delle parti sociali pare avere scongiurato.

S.REN., L'Unità, 20.03.2012

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IL MARCHIO DELLA STORICA AZIENDA NON SARÀ IN VENDITA
Brunelleschi, è tempo di asta
La prima convocazione è fissata per il 28 marzo

di LEONARDO BARTOLETTI da la Nazione 20/3/12

LA PRIMA asta per il fallimento della Brunelleschi è fissata per il prossimo 28 marzo. Il marchio, in quell’occasione, non sarà in vendita. Ma questa non è una novità. Come confermato anche dal curatore fallimentare della storica azienda della Valdisieve, la vicenda avrebbe avuto una svolta decisiva solo nel caso in cui il marchio fosse stato inserito nello stesso appuntamento di vendita, insieme a macchinari e quant’altro. Ma questo non è stato disposto da parte del Tribunale fallimentare. L’ipotesi è che si tratti di una scelta ben definita. Una decisione, in sostanza, che lasci ancora qualche margine aperto nei confronti di eventuali imprenditori interessati a rilevare un marchio risalente al 1774 e che ha fatto la storia produttiva del settore e dell’intero territorio. 

«Dire che il marchio non va adesso all’asta è una cosa scontata — dice Chiara Torsoli, rappresentante della Cgil che per l’organizzazione sindacale sta seguendo la vicenda dell’azienda —. La notizia, semmai, ci sarebbe stata se fosse stato il contrario e se tutto fosse stato inserito in un unico pacchetto». Se c’è qualche speranza, ora, è dunque solo grazie alla storia ed al valore del marchio Brunelleschi. Un elemento intorno al quale sarebbe possibile ricostruire un percorso imprenditoriale, rilanciando una produzione fatta di qualità e capacità uniche. 

L’unica certezza di tutta a vicenda, al momento, è l’angoscia dei 34 lavoratori dell’azienda e delle loro famiglie. «Alla cordata delle banche ed alla stessa proprietà  era stata richiesta una grande responsabilità — dice il presidente della commissione lavoro della Provincia di Firenze, Andrea Calò —, sia per consolidare il debito della Brunelleschi, sia per rilanciare le attività  di uno stabilimento che, sul mercato, continua a rappresentare un prodotto di qualità». «Infatti — conclude Calò — le banche stanno prendendo tempo sulla ristrutturazione del debito, dal quale dipende il futuro della società». Che, fra l’altro è proprietaria, oltre che della Brunelleschi, anche del nuovo impianto della Massolina, mai entrato in funzione, e dei terreni delle Sieci, nell’area della vecchia fornace. Dove, però, eventuali intenzioni speculative e l’idea di realizzare un complesso abitativo sono state fino ad oggi bloccate da un vincolo sull’area posto dall’amministrazione comunale di Pontassieve.

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La vertenza va avanti da oltre due anni

Brunelleschi pronta per l'asta
Ma il marchio non è in vendita

di EUGENIO BINI su la Nazione 16/3/12

UN PICCOLO sospiro di sollievo. Il primo incanto per la Brunelleschi è stato indetto, il 28 marzo per la precisione, ma per il momento il celebre marchio non è stato messo in vendita.

Un passaggio quanto mai fondamentale per il futuro dei 30 dipendenti della celebre azienda delle Sieci che lavora la ceramica dal 1774. La messa all’asta del marchio infatti avrebbe creato una bella serie di problemi soprattutto ai sindacati, al momento impegnati a trovare una via di fuga ad una tragedia occupazionale che ormai si trascina da oltre due anni. Già perché la firma Brunelleschi, nonostante la grave crisi, ha ancora una certa fama e avrebbe fatto sicuramente gola anche a molte aziende fuori regione che l’avrebbero potuta acquistare ad un prezzo stracciato o quasi.

Uno scenario da scongiurare visto che proprio il marchio, insieme al nuovo impianto alla Massolina, nel Comune di Pelago, sono ormai le uniche speranze alle quali si possono aggrappare i dipendenti ed i sindacati per trovare un imprenditore che possa rilanciare l’attività.
Il 28 marzo, alle 11 in via della Stazione alle Sieci, finiranno all’asta solo i macchinari, le piastrelle e tutti i resti dei magazzini e degli uffici amministrativi. Pericolo scampato, quindi, ma solo momentaneamente.

Il tempo in ogni caso stringe. Anche perché se da una parte rimane da vedere quando e come il marchio verrà venduto al miglior acquirente, dall’altra è necessario seguire le sorti del Gruppo Margheri, proprietario di Brunelleschi Industrie, ma anche del nuovo impianto alla Massolina mai entrato in funzione e costato diversi milioni di euro.

Intanto il caso approda nuovamente in Provincia, con Rifondazione che presenta un’interrogazione urgente per chiede a Palazzo Medici Riccardi di farsi parte attiva “nella tutela dei diritti dei lavoratori ancora in cassa integrazione, proteggendo un marchio prestigioso che può diventare esso stesso veicolo per il rilancio di lavoro e occupazione nell’area”.

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PONTASSIEVE IERI SOPRALLUOGO DEL CURATORE FALLIMENTARE
«Brunelleschi» verso l’asta
Ma i ladri hanno già fatto razzia

di EUGENIO BINI su la Nazione 13/3/12

LADRI in azione nello storico stabilimento delle Ceramiche Brunelleschi. Ieri mattina infatti il curatore fallimentare e i responsabili dell’istituto vendite giudiziarie hanno fatto un sopralluogo alle Sieci, in vista della prima asta che dovrebbe essere indetta nelle prossime ore. Ad accoglierli, una brutta sorpresa.
Alcuni malviventi infatti non hanno avuto molti problemi a forzare la recinzione e ad introdursi nello stabilimento con i sigilli dallo scorso gennaio. Qui hanno fatto man bassa di materiale metallico, in particolare rame: hanno preso tutti i cavi a loro portata, bruciando all’interno del fabbricato la plastica che li avvolgeva, e anche le tubazioni per la raccolta dell’acqua piovana.

E’ STATO un lavoro certosino durato molto probabilmente diverse ore, tanto che all’interno sono stati trovati i tizzoni di un fuoco e i resti di una colomba pasquale. Si sono poi appropriati anche di vari strumenti da lavoro, a cominciare dai trapani, ma anche una linea di smaltatura.
Insomma hanno fatto una vera e propria scorta di materiali metallici — il valore è di alcune decine di migliaia di euro — che poi potranno essere facilmente rivenduti. Naturalmente è stata presentata denuncia ai carabinieri.

INTANTO sono ore decisive anche per il destino dei 30 lavoratori ormai da anni in cassa integrazione.
Come detto, a breve, verrà indetta la prima asta, che dovrebbe tenersi a fine marzo, a seguito del fallimento delle Ceramiche. Nel bando verranno inseriti quasi sicuramente i vecchi impianti, i magazzini e tutti i macchinari di proprietà Brunelleschi. Ma il nodo cruciale sarà capire se anche lo storico e appetito marchio finirà subito al miglior offerente o meno.

Allo stesso tempo, una partita importante la stanno giocando gli istituti bancari. Il Gruppo Margheri da fine 2011 è in liquidazione. Le banche stanno prendendo tempo sulla ristrutturazione del debito, dal quale dipende il futuro della società che è proprietaria, oltre che della Brunelleschi, anche del nuovo impianto della Massolina – mai entrato in funzione - e dei preziosi terreni delle Sieci. E proprio il nuovo stabilimento di Pelago e il celebre marchio, sono i due elementi che potrebbero permettere il rilancio delle attività da parte di nuovi imprenditori.

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Operaio della Eli Lilly vince la causa
Licenziato perché allergico "Riassumetelo"

da la Repubblica 15/2/12

Il tribunale del lavoro ha ordinato alla casa farmaceutica Eli Lilly di riassumere un lavoratore di 41 anni. Il dipendente era stato licenziato il 17 giugno 2011 perché, a causa di una inidoneità attestata dal medico aziendale per intolleranza a due conservanti dell´insulina, il metacrisolo e il fenolo, non era più possibile - secondo l´azienda - impiegarlo nelle sue mansioni né in altre equivalenti o inferiori. Assistito dall´avvocato Ugo Sciré, il lavoratore aveva presentato un ricorso in via d´urgenza contro il licenziamento, ma il giudice del lavoro lo aveva respinto, ritenendo che in tutto lo stabilimento, dove oggi si produce soltanto insulina, non vi fossero mansioni tali da non esporre i lavoratori al rischio di contatto con i componenti chimici del farmaco. Invece, in seconda istanza, il tribunale del lavoro ha accolto il ricorso del dipendente, che lavorava alla Eli Lilly dal 1994 e ha gravi problemi familiari ed economici. Si è appreso, infatti, che all´ufficio posta dell´azienda, dove non vi è alcun rischio di contatto con i componenti dell´insulina, si è liberato un posto dopo il pensionamento di uno dei cinque dipendenti. Dunque - ha stabilito il tribunale - il lavoratore può tornare in azienda quale addetto all´ufficio posta. (f.s.)

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'MANGANI' DI CALENZANO, DEFINIZIONE DEL QUADRO TECNICO DA PARTE DELL'AZIENDA
Per ora vicenda condotta in un clima di serietà che dovrebbe permettere la tutela dei lavoratori

'Mangani' di Calenzano. L'azienda ha rappresentato nuovamente la gravità della situazione. Intanto si è ricorsi alla Cassa integrazione straordinaria fino al 15 marzo 2012. La proprietà sta lavorando a tutti gli aspetti tecnici che la riguardano ed è disponibile - ha spiegato l'assessore al Lavoro Elisa Simoni rispondendo a una domanda d'attualità di Rifondazione comunista - ad usare tutto ciò che la legge le permette per aiutare i lavoratori. Vi è stato l'impegno a portare al tavolo cui partecipa la Provincia il quadro tecnico definito da parte dell'azienda prima che la stessa prenda decisioni. Malgrado la vicenda sia molto dolorosa, si è in presenza di un quadro di serietà aziendale che dovrebbe permettere la tutela dei lavoratori.
"Condivido il ragionamento con il quale l'assessore Simoni è uscita dal tavolo provinciale con azienda e organizzazioni sindacali - ha commentato il consigliere di Rifondazione Andrea Calò - E' una situazione complessa rivelatrice, peraltro, di una situazione produttiva difficile nel territorio di Calenzano sul quale sottolineeremo la nostra attenzione".

07/02/2012 16.03
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze

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CERAMICHE BRUNELLESCHI, "CERCARE UNO SBOCCO DI MERCATO"
In Consiglio provinciale preoccupazioni e prospettive per lo stabilimento

Ceramiche Brunelleschi. Rispondendo in Consiglio provinciale a tre distinte domande d'attualità di Rifondazione, Lega e Pdl, l'assessore al Lavoro Elisa Simoni ha ricostruito alcune tappe della vicenda dello stabilimento. Ad ottobre dello scorso anno per l'azienda nata nel 1774 è arrivato il fallimento. A questo punto il marchio, il magazzino ed un altro paio di impianti potrebbero finire all'asta. Tutto è ancora collegato ai destini del gruppo Margheri, alle trattative con le banche, alla ristrutturazione del debito.
I 34 lavoratori sono in cassa integrazione da oltre due anni. Da qualche giorno sui cancelli sono ben visibili i sigilli apposti dal curatore fallimentare che si sta occupando degli aspetti previsti dalla legge. Il tavolo dell'Unità di crisi non è stato attivato. Vi è la disponibilità a farlo qualora si valuti da parte delle organizzazioni sindacali la necessità di aprirlo.
"Dunque per ora non ci sono novità per la vicenda Brunelleschi - ha commentato per Rifondazione il consigliere Andrea Calò - Abbiamo voluto portare all'attenzione del Consiglio la vicenda della Brunelleschi perché non se ne è più parlato dopo il pronunciamento del Tribunale. Crediamo vada riconvocato quanto prima un tavolo istituzionale, vista peraltro la disponbilità registata del sindaco di Pontassieve. Il gruppo Margheri non ha brillato per capacità di fare impresa. Bisogna dare ai lavoratori la certezza di continuare ad esistere".

Secondo Samuele Baldini (Pdl) "c'è un percorso al capolinea. Era un destino scritto per le note vicissitudini del gruppo Margheri. Il passaggio alla gestione del curatore apre uno scenario nel quale la politica può verificare la presenza di altri investitori. Bisogna attivare sotto questo profilo tutti i canali possibili".
"Credo si debba fare di tutto - ha sottolineato Stefano Prosperi (Pd) - per metrtere nelle condizioni il mercato nella provincia di salvare il marchio, le maestranze e gli impianti. Questa è la porta che da una speranza d'uscita a questa crisi che ha raggiunto un livello di non ritorno. Le istituzioni, a partire dal Comune di Pontassieve, sono impegnate. C'è un vincolo sull'area ribadito dal Comune. Sono state scongiurate paure su operazioni immobiliari. Siamo attenti e pronti a intervenire qualora ve ne siano le condizioni e in presenza della richiesta delle organizzazioni sindacali".

07/02/2012 15.51
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze

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Più soldi in busta e giorni di permesso per gli ex Syrom

dal Tirreno 4/2/12

VINCI Più soldi in busta paga e maggiori tutele per i 110 dipendenti dell'ex Syrom di Mercatale. È quanto è previsto dall'accordo integrativo firmato dalla vibac Acquisizioni, che ha rilevato il marchio e il sito produttivo di Vinci e i sindacati. Una bella notizia per 69 operai, 21 impiegati e venti venditori passati alle dipendenze della nuova societa (dieci dei vecchi dipendenti Syrom sono in cassa integrazione fino a luglio e altri 15 hanno trovato un'altra occupazione). Esulta la Filctem Cgil: «L’intesa raggiunta – spiegano Giuseppe Dentato, Silvia Mozzorecchi e Stefano Scibetta – mette al centro l'idea di un’azienda che crei opportunità e creda nel prodotto e nelle sue prospettive. Siamo riusciti a ottenere dei vantaggi in più rispetto al contratto nazionale». 

L’accordo prevede incontri periodici per discutere e confrontarsi sulle scelte aziendali, con il riconoscimento del ruolo della Rsu e un miglioramento salariale. Previsti premi di risultato legati alla produttività. A luglio 2012 sarà corrisposta una somma di 500 euro a ogni lavoratore come premio di produzione. A fine anno sarà discusso invece i parametri per corrisponderlo negli anni 2013 e 2014. Riconosciute anche più ore di permesso durante l'anno per i lavoratori notturni, oltre al 50% di pausa in più rispetto al contratto nazionale. 

«Il settore dei nastri adesivi per noi è come un indicatore economico – sottolinea Scibetta – perché dal packaging si capisce se c'è o meno una ripresa dei consumi. Al momento la situazione è difficile. Tra Empoli, Vinci e Capraia e Limite, con le aziende Irplast, Vibac Acquisizioni e Magis, lavorano oltre 500 persone, a cui si sommano l'indotto e altre imprese di Montespertoli e Certaldo, raggiungendo oltre mille addetti nell'Empolese-Valdelsa. Per questo accordi di questo tipo sono importanti e da qui partiremo per tentare un'intesa territoriale di settore». L’impresa è ardua, complice la situazione economica che ha influenzato negativamente i rapporti tra azienda e sindacati, con questi ultimi visti spesso come un ostacolo dagli imprenditore: «Ma noi vogliamo invece dare un contributo positivo anche per il rilancio delle fabbriche». La prossima settimana inizia il tavolo di confronto anche con il gruppo Colorobbia-Bitossi per l'accordo integrativo.

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CALENZANO SINDACATI PREOCCUPATI

Mangani potrebbe chiudere
Trentadue famiglie a rischio

da la Nazione 3/2/12

«SIAMO molto più che preoccupati: qui ci sono 32 posti di lavoro più che in bilico e una azienda che non ha più produzione». Dopo l’incontro avvenuto ieri in Provincia Bernardo Marasco segretario Filctem Cgil esprime i timori del sindacato e dei dipendenti, per la sorte delle Ceramiche artistiche Mangani di Calenzano, un nome prestigioso del settore che sta vivendo una crisi forse irreversibile. Al tavolo — cui hanno partecipato l’assessore provinciale al lavoro Elisa Simoni, la Rsu aziendale e la Filctem e il rappresentante legale della Mangani srl Lorenzo Mangani — l’azienda ha ribadito la grave situazione economica in cui versa, motivo che ha fatto scattare il ricorso alla cassa integrazione straordinaria dal 16 marzo 2011 al prossimo 15 marzo. Sempre da parte dell’azienda è arrivata la notizia che, attraverso alcuni consulenti, la Mangani sta individuando delle soluzioni tecniche che — se dovessero essere attuate — avranno come priorità l’utilizzo di ammortizzatori sociali a tutela dei lavori occupati nell’azienda. «Abbiamo bisogno di un quadro preciso e di risposte in tempi brevi — conclude Marasco — altrimenti c’è il rischio, più che concreto purtroppo, che 32 dipendenti si trovino senza lavoro da un momento all’altro». Sandra Nistri

 

LAVORO, SULLA MANGANI DI CALENZANO LE ISTITUZIONI VIGILANO SULLA SITUAZIONE
Incontro in Provincia sulla situazione dell’azienda calenzanese che occupa 32 lavoratori

Prosegue senza sosta il monitoraggio della Provincia di Firenze sulla situazione in cui versa la Mangani srl, azienda con sede a Calenzano che produce oggetti di arredamento in ceramica e che occupa 32 lavoratori, in Cassa Integrazione Straordinaria dal 16 marzo 2011 fino al prossimo 15 marzo 2012.
Nella riunione di oggi - a cui hanno partecipato l’Assessore provinciale al Lavoro Elisa Simoni, la Rsu aziendale assistita dalla Filtcem Cgil ed il Rappresentante Legale della Mangani srl, Lorenzo Mangani – l’azienda ha ribadito la grave situazione economica in cui versa, motivo per cui si è verificato il ricorso allo strumento della Cassa Integrazione Straordinaria da marzo 2011. L’azienda ha inoltre informato che attraverso dei consulenti sta individuando delle soluzioni tecniche che - qualora attuate - tengano in prioritaria considerazione l’utilizzo di ammortizzatori sociali a tutela dei lavoratori occupati nell’azienda.
Appena ottenuto il quadro tecnico dai professionisti di riferimento, e prima di attivare percorsi e procedure finali, Mangani srl si impegna ad informare le parti per predisporre percorsi volti al sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti.

02/02/2012 16.13
Provincia di Firenze

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Comunicato stampa

PREOCCUPAZIONE ANCHE PER LA SIRI,

 AZIENDA DELL’INDOTTO BREDA CON SEDE A CALENZANO

Le ultime vicende di AnsaldoBreda preoccupano anche per l’impatto che questa crisi potrebbe avere per l’indotto.

In particolare il sindacato lancia l’allarme per la Siri di Calenzano, azienda specializzata in coibentazione per convogli ferroviari, che attraversa una fase assai delicata.

La Filctem Cgil auspica per i 20 lavoratori di questa azienda soluzioni che non ne compromettano il futuro e che salvaguardino i posti di lavoro.

Filctem Cgil  Firenze

Firenze, 24 gennaio 2012

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Crisi “Mangani’’
Scenari inquietanti

da la Nazione 21/1/12

TAVOLO di crisi, ieri mattina in Provincia, per una azienda storica della Piana: la ceramica Mangani di Calenzano che sta vivendo un momento particolarmente drammatico. All’incontro, insieme alla proprietà, hanno partecipato l’assessore provinciale al lavoro Elisa Simoni, l’assessore calenzanese Maria Pia Bonato, un rappresentante della Regione, le Rsu aziendali, i sindacati. «Si è trattato di un primo incontro — sottolinea Bernardo Marasco segretario Filctem Cgil di Firenze — perché il prossimo 15 marzo scadrà la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti della Mangani, 32 in totale, molti dei quali giovani. La proprietà ci ha comunicato che esaurirà le commesse e poi ha intenzione di mettere i lavoratori in cassa integrazione a zero ore perché al momento non ci sarebbero ulteriori ordini». Sandra Nistri

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