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Palazzo
Vecchio
"Negozi aperti anche di notte" se ne discute dopo due anni
MASSIMO VANNI su la Repubblica 13/2/12
«Negozi aperti anche nelle ore notturne». E´ quanto propone il Pd al consiglio comunale di Palazzo Vecchio. Mentre nei quartieri della città si inaugura la guerra delle aperture domenicali tra i colossi della distribuzione organizzata, nel salone de´ Dugento si vota oggi sull´allungamento orario per gli altri giorni della settimana. Un voto "politico", visto che il decreto del governo Monti ha già liberalizzato tutto e il Comune non ha poteri di sorta. Con un peso simbolico però.
Il bello è che la richiesta di «prevedere ed eventualmente di autorizzare l´apertura di esercizi di vendita al dettaglio in orario notturno», formalizzata dal consigliere Pd Andrea Pugliese, risale a due anni fa, al gennaio 2010. Ma solo ora, nella macchina del tempo di Palazzo Vecchio, è diventata d´attualità dopo la liberalizzazioni di Monti. «Firenze è una mèta turistica mondiale» e se si considera che sempre più c´è bisogno di «allargare i tempi di vita culturali, sociali ed economici della città», scriveva già due anni fa Pugliese, è bene «ripensare e adeguare gli orari di apertura notturni». Al testo iniziale sono state apportate alcune modifiche. Riguardanti soprattutto il richiamo alla dignità del lavoro e alla tutela dei lavoratori del commercio. E con ciò anche il grosso del Pd oggi voterà sì.
«Mi pare una buona mozione, siamo d´accordo con l´allungamento orario nelle ore notturne. Ormai anche le abitudini di vita sono cambiate», dice il capogruppo del Pd Francesco Bonifazi. Convinto che anche il commercio debba battere strade nuove, le strade della diversificazione e della specializzazione. Ma non è affatto detto che l´intera maggioranza di centrosinistra si schieri a favore.
Proprio oggi parlerà di liberalizzazioni e del loro impatto sulle attività produttive, davanti al consiglio comunale, il vicesindaco con delega allo sviluppo economico Dario Nardella. Ricordando la scadenza finale del contingentamento delle licenze dei pubblici esercizi nel centro Unesco, fissata da tempo per il prossimo 8 marzo. E annunciando le nuove misure di carattere edilizio ed urbanistico che si stanno preparando «per evitare che il centro storico della città si trasformi in un agglomerato di ristoranti e di locali». Misure che riguardano i vincoli di superficie (oltre la metà dovrà essere destinata al pubblico) che chiunque vorrà aprire un nuovo bar o ristorante dovrà rispettare. Una sorta di ultimo "steccato" (il Comune non ne ha ormai altri) per evitare la terziarizzazione selvaggia di un centro assediato tutto l´anno dai turisti.
Orari, pubblici esercizi ma anche festivi. All´ordine del giorno della seduta odierna del consiglio c´è anche la mozione che chiede di «rispettare il valore del Primo Maggio», presentata da Tommaso Grassi di "Sinistra e cittadinanza", da Valdo Spini e da Ornella De Zordo di "perUnaltracittà". In pratica, il tentativo di mettere uno stop alle aperture facoltative del sindaco Matteo Renzi in vista del prossimo Primo Maggio. (m.v.)
La contromossa della domenica centri naturali aperti a
scacchiera
Lotta ai supermarket, la strategia dei piccoli negozi
La Cgil teme una deregulation senza
controllo e non demorde: "Bisogna trattare sulle regole delle
aperture"
MASSIMO VANNI su la Repubblica 12/2/12
SUPERMERCATI aperti la domenica, i piccoli negozi giocano la contromossa. Ora che il Tar ha sospeso le ordinanze restrittive di Prato e Pontedera, cioè dei due Comuni che avevano deciso di seguire la Regione tentando di imporre un tetto alle aperture, la corsa alle domeniche è diventata una vera febbre. E il piccolo commercio associato con la Confesercenti prova per la prima volta a reagire progettando le aperture a scacchiera dei cosiddetti Ccn, cioè i centri commerciali naturali.
Da via Gioberti a Piazza Dalmazia, da via Centostelle a via Doni, se ne contano circa una trentina di agglomerati commerciali in città. E la risposta, di fronte alla moltiplicazione delle aperture domenicali della grande distribuzione, è quella di aprire a turno i singoli centri. Una difesa che è un contrattacco: «Ne stiamo parlando in questi giorni, il sistema della turnazione non c´è ancora. Ma è per questa via che il piccolo commercio può ritrovare un proprio protagonismo su una ribalta che adesso vede solo la grande distribuzione», sostiene Stefano Fontinelli, responsabile città per conto della Confesercenti.
«Sul livello nazionale si deve tentare di restituire ai Comuni un minimo di potere d´intervento, 2-3 regole per consentire alle amministrazioni di giocare un ruolo. Sul piano locale però la nostra strategia è quella di proporre le aperture a scacchiera alle nostre botteghe in accordo col Comune», aggiunge Fontinelli. Non una linea di resistenza all´apertura. Piuttosto la sostanziale accettazione della sfida aperta dal decreto del governo Monti. Come fermare del resto un fiume in piena?
Dopo i negozi Stefan, che già aprivano la domenica ben prima di Monti, la febbre della domenica ha ormai contagiato l´Esselunga (cinque i supermercati aperti a Firenze), la Conad, i discount Penny Market e Lidl, i Gigli a Campi e, nonostante le prese di posizioni contrarie, la stessa Coop. Così che la Confesercenti, l´associazione più rappresentativa del piccolo commercio in città, si attende che accada per l´alimentare quello che è già avvenuto per la moda e per il turismo commerciale domenicale verso gli outlet: «La spesa totale non cambia, è già molto se, con la crisi, la spesa delle famiglie non crolla. E se prima il 70% finiva nelle casse della grande distribuzione e il 30% nei negozi di vicinato, oggi assistiamo a ulteriori spostamenti. Le ricerche dicono che c´è un 10% di spesa che si sta spostando». E con le aperture a scacchiera anche il piccolo commercio si candida ad intercettarlo.
Nell´empolese si è tentato la via tradizionale degli accordi tra supermercati e amministrazioni per stabilire dei limiti: è stato pure firmato un documento che parla di venti aperture domenicali. La Conad però ha già detto che non ci sta. E tutto rischia di tornare per aria anche nel "regolatissimo" empolese. Ma la Cgil non demorde.
Chiede che la liberalizzazione non diventi una deregulation selvaggia. E chiede tutela per il personale del commercio, visto che la Federdistribuzione, sotto la spinta di Carrefour e Pam, ha già disdetto gli integrativi festivi con l´obiettivo di pagare la domenica come gli altri giorni: «Tre le cose da fare», dice Roberto Betti segretario toscano Filcams. «Trattare anzitutto con le aziende sulle regole delle aperture, dalla volontarietà agli straordinari. Percorrere poi la via degli accordi territoriali per quantificare le aperture. E chiedere infine che le istituzioni facciano finalmente sentire la loro voce. Che si aspetta, anche a Firenze, ad assumere una chiara posizione politica?», è la sfida che Betti lancia a nome della Cgil toscana.
La spesa festiva sarà più oculata
Mr Grande Distribuzione: i cittadini devono poter disporre del loro
tempo
MARIA CRISTINA CARRATU' su la Repubblica 12/2/12
GIOVANNI Cobolli Gigli, presidente nazionale di Federdistribuzione,
rappresenta i nomi migliori della grande e media distribuzione italiana, da
Esselungaa Coin, da Zaraa Conad, da Pama Oviesse, da Upim a Decathlon, da
Rinascente a Leroy Merlin.
Ammetterà, presidente, che a colpo d' occhio i
grandi hanno economie di scala che consentono di giocare ad armi impari sul
mercato, soprattutto in tempi di crisi.
«Noi abbiamo sempre ragionato da
punto di vista dei 60 milioni di consumatori che ogni anno entrano nei
nostri punti vendita, ovviamente avvantaggiati da una forte concorrenza. La
Toscana ne è un esempio: negli ultimi anni è diventata la regione dove è
più conveniente fare la spesa, cioè dove i prezzi sono più competitivi in
tutti i negozi, e non solo nella grande distribuzione, per via dei tanti
operatori che per ragioni diverse, anche in passato, hanno sempre cercato di
tenere aperto il più possibile, e alla forte rivalità fra Coop e Esselunga».
Non crede che i piccoli non abbiano le forze per reggere,e che alla fine la
competizione, di fatto, si riduca?
«Intanto non è affatto detto che si
decida di restare aperti tutte le domeniche dell' anno, prima di fare scelte
definitive ci vorranno mesi. Ma alla fine, come è sempre successo, gli
operatori faranno solo le scelte più convenienti, tenendo conto della
domanda effettiva».
Non è assurdo, di fronte a un calo drastico di consumi,
ampliare le offerte, col rischio di erodere la quota di mercato di ciascun
operatore?
«Piccola e grande distribuzione, in realtà, si contendono fette
di mercato diverse, che possono benissimo non farsi concorrenza. Il
consumatore è in difficoltà, certo, ma anche molto più avveduto e
consapevole di un tempo, e va affrontato con fatti oggettivi, prezzi davvero
convenienti, prodotti davvero di qualità, cioè con la massima elasticità
dell' offerta. Poter fare la spesa anche la domenica con tuttii negozi
aperti permetterà di fare più confronti, di acquistare con molta più
oculatezza e più tempo quello che piaceo conviene davvero».
Dunque le
liberalizzazioni non istigano all' ebbrezza del consumismo, come sostiene
Unicoop, ma aumentano il consumo critico?
«E' così. In una società
evoluta il cittadino deve poter essere in grado di decidere liberamente come
disporre del proprio tempo, e quanto maggiore e migliore sarà l' offerta
tanto più sarà indotto a fare acquisti ragionevoli anziché impulsivi, o
obbligati da orari ristretti, a organizzare meglio le proprie giornate e i
propri impegni, migliorando la qualità della vita».
I sindacati temono lo
sfruttamento dei lavoratori.
«I nostri contratti prevedono sette giorni di
lavoro a settimana, di cui uno di riposo, ma non la domenica,e una serie di
tutele per chi ha più anzianità di servizio, o esigenze particolari, come
le madri con figli piccoli. Ma mentre finora il lavoro domenicale dipendeva
da mille fattori e mille decisioni, d' ora in poi a noi sarà possibile
programmare con la massima certezza i turni, e assicurare stabilità alle
eventuali assunzioni per coprire chi non lavora nel festivo, e ai lavoratori
organizzare meglio la loro vita e il loro tempo libero».
Il portavoce Turiddo Campaini: divisi tra principi e mercato
Una cattiva abitudine che costringe anche noi al bomba
libero tutti
Nel mirino di Claudio Vanni c'è Esselunga: "Sono loro che ci
hanno costretto"
"I gigli hanno una attrazione regionale, assurdo che ci considerino
competitor a Sesto
da la Repubblica 12/2/12
AVEVA detto no alle aperture domenicali senza limiti, no allo shopping compulsivo indotto dal bandone sempre alzato, e noa un ampliamento dell' offerta in tempo di crisi, che frammentando il mercato avrebbe ridotto gli affari per tutti. Però c' è un però, Unicoop Firenze è anche un' azienda, e lo scorso gennaio, a liberalizzazioni già partite, così aveva parlato il presidente Turiddo Campaini: resteremo chiusi e invitiamo anche gli altri a farlo, ma se gli altri non accettano, staremo al gioco. E così è stato. Esselunga ha aperto tutte le domeniche a Sesto e Firenze, la Pam a Prato e Pontedera? Unicoop ha seguito. Solo che a Sesto, «preso atto delle decisioni del nostro competitor»,come ha spiegato il direttore del centro commerciale, hanno deciso di aprire anche i Gigli, smentendo l' impegno già preso di fare solo due domeniche fino a marzo.
La Coop, dunque, si ritrova a fare da battistrada per altri? «Non è vero» protesta, a nome del presidente, il portavoce di Unicoop Claudio Vanni, «è assurdo che i Gigli, centro commerciale regionale, ci considerino loro concorrente diretto su Sesto, mentre lo è per noi Esselunga, che ha aperto per prima costringendoci a andarle dietro». Perciò, dice la Coop, «perché non prendersela con Esselunga?». Resta una domanda di fondo: e la questione di principio? E i motivi etici (anche) in nome dei quali Coop ha sempre contestato gli orari no stop, nonché appoggiato il ricorso della Regione Toscana contro il decreto Monti? Non sono comunque violati dalla decisione di aprire, sia pure obbligati dai concorrenti? «No» è di nuovo la risposta di Vanni, «la cattive abitudini non le induciamo noi, ma il mercato del bomba libero tutti, dentro cui, poi, anche noi siamo costretti».
Ma perché costretti? Perché non mantenere fermo il principio? «Non scherziamo» si arrabbia Vanni, «come si fa a chiedere a un' impresa, quale noi siamo, di lasciare ai suoi concorrenti tutto il vantaggio competitivo? Un' impresa risponde sempre al mercato, abbiamo il dovere di stare dove stanno gli altri». A' la guerre comme à la guerre, insomma. E comunque la ' diversità' di Unicoop rimane, «dei nostri 103 punti vendita regionali ne apriremo per ora soltanto 12, e noi, a differenza degli altri, non diciamo avanti tutta, ma decidiamo volta per volta in base al comportamento dei nostri competitor nei vari territori».
Ma attenzione, insiste Vanni, Unicoop si muove davvero con uno stile diverso da quello degli altri, come dimostra che la sua speranza, pur nel mezzo della battaglia commerciale, è diversa da quella degli altri. E' , cioè, quella non di vincere, ma di perdere, sia pure insieme agli altri. In altri termini, dice Vanni, «dove saremo costretti, noi apriremo tutte le domeniche per dimostrare che le quote di mercato, tanto più a consumi fermi, diminuiranno per tutti e costringeranno tutti a tornare indietro, come è già successo in Francia, Germania, Inghilterra». Se si lasciasse da sola Esselunga o Pam ad aprire, è il ragionamento, le loro quote ovviamente aumenterebbero, «e regalargliele confermandole della bontà della loro scelta, sarebbe semplicemente folle».
Quanto al punto dolente sollevato dai nemici delle liberalizzazioni, sindacati in testa, relativo alla tutela dei lavoratori (chi garantisce che non scatti l' obbligo, qualcuno dice il ricatto vero e proprio, di lavorare sempre e comunque, e magari sottopagati? E che per sopperire all' eventuale carenza di candidati alle domeniche le imprese ricorrano ai soliti precari, stagionali, ecc?), Vanni ammette che, «per sviluppare l' idea di un lavoro non precario» bisognerà studiare il superamento dell' attuale volontarietà del lavoro domenicale previsto dal contrato Coop. Rischioso, ma che ha già garantito, fino ad oggi, l' apertura di grandi punti vendita, da Gavinana a Ponte a Greve.
La grande abbuffata di domeniche
«Anche la Coop ne fa man bassa»
La Cgil «punge» Campaini: «Aprono tutti, la festa non esiste più»
da la Nazione 11/2/12
«STANNO tutti facendo man bassa di domeniche, compresa la Coop». Barbara Orlandi, segretaria Filcams Cgil di Firenze, punta il dito contro la grande distribuzione, che, grazie alla liberalizzazione delle aperture delle attività commerciali, ha deciso di mettere a dura prova i lavoratori. E mette nel mucchio anche Turiddo Campaini, il patron di Coop, che, evidentemente, commenta, non considera più la domenica «il dì di festa». La segretaria della Filcams non ha infatti digerito le ultime dichiarazioni di Campaini, che ha sì confermato la contrarietà alle aperture domenicali, ma promettendo battaglia se la concorrenza avesse fatto il primo passo.
E qualcuno questo primo passo evidentemente lo ha fatto se anche la Coop ha deciso, perlomeno questa domenica, di tirare su parecchi bandoni nel giorno che dovrebbe essere invece dedicato al riposo e alla famiglia. Saranno forse contenti i consumatori, che potranno scegliere tra una decina di punti vendita, tra supermercati Coop e Ipercoop, aperti a Firenze e zone limitrofe, nei quali trascorrere la giornata. Con orario continuato, 9-20 apriranno l’Ipercoop di Lastra Signa e Sesto Fiorentino, il centro Ponte a Greve e quello di Gavinana. Orario spezzato, invece per la Coop delle Piagge – 9-13 e 15-19.30 – e aperture mattutine (8 o 8.30-13) per le Coop di Calenzano, piazza Leopoldo e via Cimabue.
ANCHE Esselunga fa la sua parte, con cinque supermercati aperti: via Canova, Gignoro, via Masaccio, Novoli e Sesto Fiorentino. Su le saracinesche alle Conad City di via dei Servi (orario 10.30-20.30) e di via del Melarancio (10-20.30) e alla Conad di via Kyoto (8.30-13). Penny Market è aperto in via Palazzo dei Diavoli, via Burchiello, via Pistoiese, via Erbosa e via Calò dalle 8 alle 13, mentre fa orario continuato 10-21 l’Ikea dell’Osmannoro. Il Centro commerciale I Gigli domani sarà chiuso (aveva aperto il 5 febbraio) ma ha deciso che aprirà tutte le domeniche e festività ad eccezione dei giorni di Pasqua, Pasquetta, 1° Maggio, Natale e Santo Stefano 2012.
La decisione è stata assunta giovedì dal consiglio direttivo del Consorzio del Centro Commerciale, che raggruppa 134 punti vendita che occupano circa 1800 lavoratori. «Abbiamo optato per il nuovo calendario delle aperture consapevoli che si tratterà di un evento epocale per tutto il commercio», spiega il direttore Yashar Deljoye Sabeti. «Siamo dispiaciuti che i comuni della piana, Campi, Sesto, Signa e Calenzano, non abbiamo trovato un accordo che avrebbe permesso di governare il fenomeno della liberalizzazione — commenta il presidente del Consorzio I Gigli, Franco Malinconi — Avevamo raccolto l’invito del sindaco di Campi per mantenere un comportamento di attesa, ma le decisioni condivise non sono giunte e anche lui ha dovuto allargare le braccia. Elemento dirompente, comunque, è stata la decisione della Coop di aprire sempre nonostante gli editoriali firmati da Turiddo Campaini con i quali invitava al rispetto del riposo domenicale, a scegliere una vita meno consumistica, a far prevalere ritmi più bucolici. Poi la decisione che ha decisamente influenzato anche la nostra decisione».
COME ogni domenica da quando è stata annunciata la liberalizzazione, sarà aperta, invece, la Carrefour di Calenzano (9-21), i cui lavoratori sono stati i primi a prendere l’iniziativa e organizzare la scorsa settimana uno sciopero a sorpresa. Un problema sollevato ormai da tempo anche dalle commesse che lavorano nelle grandi catene del centro storico, come Zara, Coin, Rinascente e H&M. In quest’ultimo caso, però, saranno coinvolte anche le lavoratrici di periferia. Il nuovo punto vendita di Novoli resterà infatti aperto anche le domeniche, compresa la prossima, dalle 9 alle 21.Monica Pieraccini
I piccoli negozi hanno provato a
frenare, ma i big si sono imposti. Confesercenti: "Perché i partiti
tacciono?" Il commercio
I Gigli saranno aperti 360 giorni l'anno "L'Ipercoop
lo fa, non potevamo guardare"
(I.C.) su la Repubblica 11/2/12
E' FEBBRE di domeniche di shopping. Supermercati e centri commerciali aprono sempre di più.
Cade anche il bastione dei Gigli che aveva stabilito una sorta di compromesso, aprendo per il primo trimestre dell'anno due domeniche al mese e riservandosi di decidere a aprile. Invece, da parte del consiglio direttivo, contrordine improvviso. Quattro domeniche aperte fino dalla prossima e in tutto il centro commerciale. Chiuse le discussioni tra Panorama e i dieci centri più grossi, alfieri della liberalizzazione completa, e i piccoli più incerti. C'è chi si domanda se la domenica pioveranno i guadagni o se invece il centro commerciale non sia ormai diventato più una piazza di intrattenimento che di compere.
I Gigli aprirà quasi 365 giorni, tranne Pasqua, Pasquetta, 1° maggio, Natale e Santo Stefano. La sospensione da parte del Tar delle ordinanze di limitazione di Prato e Pontedera, ha aperto la strada al liberi tutti. Ma, secondo il presidente e il direttore dei Gigli, Franco Malinconi e Yashar Deljoye Sabeti, la vera svolta arriva dalla Ipercoop di Sesto che ha deciso di aprire tutte le domeniche e scatenato la concorrenza. «A quel punto non potevamo restare indietro: sono loro i nostri concorrenti. Ha deciso la Coop anche se noi non nascondiamo di averle sempre volute le domeniche aperte- ammette il direttore- Ma ci eravamo lasciati convincere dal sindaco di Campi, Chini, a attendere almeno 90 giorni per lasciare che si chiarissero le cose e dare il tempo ai Comuni della Piana di trovare un accordo sulle aperture a rotazione. L'accordo non è arrivato, è arrivata invece la sorpresa della Coop». Dice Malinconi: «L'elemento dirompente è stata l'apertura di Unicoop nonostante i pareri contrari sempre espressi dal presidente Turiddo Campaini».
La Coop ribatte che tutto avviene nel rispetto di quanto dichiarato da Campaini, il quale, si sottolinea, ha sempre detto di non volere tute le domeniche aperte ma che non avrebbe mai ceduto alla concorrenza. E siccome Esselunga e Pam aprono, anche Coop apre. Facendo, si dice, opera di dissuasione, perché distribuendo i clienti gli affari saranno minori e gli altri si ricrederanno: «Come è accaduto in Germaniae in Francia dove si è tornati indietro e la domenica non si apre o quasi». Comunque la Coop per ora apre tutte le domeniche, la prossima a Sesto, Ponte a Greve e Gavinana dalle 9 alle 20, in via Cimabue e piazza Leopoldo dalle 8,30 alle 13 e alle Piagge dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19,30.
Intanto continuano le polemiche. Il presidente toscano di Confesercenti Massimo Vivoli si domanda perché i partiti tacciano, quello fiorentino Nico Gronchi porta a esempio il «patto tra gentiluomini», sottoscritto nei Comuni dell'Empolese-Valdelsa tra istituzioni e supermercati per aprire 11 domeniche l'anno oltre quelle di dicembre. I sindacati si stanno organizzando. Prima di tutto contro il Centro carni di qualità della Mercafir che licenzia 31 lavoratori su 43, dice Barbara Orlandi, segretaria Filcams Cgil. «E non prendano a scusa lo stadio. La Merfcafir aveva già garantito a questa società del gruppo Pam, spazio anche dopo la ristrutturazione» .
Orari, vince la grande distribuzione il Tar sospende i
divieti dei sindaci
Prato e Pontedera avevano posto vincoli alla
liberalizzazione
La decisione sul merito è rimandata
al 5 giugno, resta aperto il conflitto di competenze
ILARIA CIUTI su la Repubblica 9/2/12
SOSPESE le ordinanze dei sindaci di Prato e Pontedera di limitazione delle aperture domenicali. Vince la grande distribuzione. In particolare era stata la catena di supermercati Panorama a presentare domanda di sospensione a livello nazionale di tutte le ordinanze dei sindaci che si erano opposte al decreto del governo Monti di totale liberalizzazione del commercio. Come, per esempio Pontedera che, nel rispetto invece della legge regionale, aveva liberalizzato 5 domeniche l´anno oltre a tutte quelle di dicembre. La richiesta di sospensiva era stata immediatamente accolta dai Tar di Lombardia e Veneto, ma respinta inizialmente da quello toscano. Bene, ieri l´anomalia della Toscana è rientrata, il Tar in seconda istanza ha concesso anche qui la sospensiva. La decisione sul merito è rimandata al prossimo 5 giugno. Nel frattempo la Corte costituzionale dovrebbe pronunciarsi sul conflitto di competenze sollevato dalla Regione sulla base della norma costituzionale che attribuisce alle Regioni la competenza sugli orari del commercio.
«L´ordinanza del Tar conferma i timori che avevamo come Anci sul contrasto tra legge regionale e legge dello Stato», dice il vicesindaco Dario Nardella. La speranza, conclude, è «che si trovi una soluzione condivisa per garantire libertà di concorrenza e libertà dei Comuni di fissare regole adatte ai propri territori». Federdistribuzione sottolinea la tesi avvallata dal Tar che «le norme in materia di concorrenza costituiscono principi generali dell´ordinamento nazionale e sono, quindi, direttamente applicabili». Concorrenza, dunque, non orari commerciali. Non è convinta l´assessore regionale al commercio, Cristina Scaletti: «Noi restiamo convinti della scelta fatta. Abbiamo fatto una legge su questione di competenza esclusivamente nostra. Restiamo in attesa della sentenza della Corte costituzionale: è l´unica a poter decidere se si tratta di concorrenza o di commercio». Il presidente della Toscana Enrico Rossi dichiara: «Ce lo aspettavamo, dopo le sentenze dei Tar del Veneto e della Lombardia, anche se non esiste al mondo provvedimento di liberalizzazione così spinto. Con la parola concorrenza si aggira il problema ma esistono sentenze della Corte costituzionale che attribuiscono alle Regioni le competenze in materia di orari commerciali già prima del decreto Monti. Comunque credo che la soluzione debba essere politica. Sono già in corso contatti tra le Regioni e il ministro Passera».
Il sindaco di Pontedera, Simone Millozzi, prende atto. «Ci adegueremo - dice - Ma convinti della correttezza delle decisioni prese e dettate dai valori di vivibilità, il rispetto per il lavoro, la tutela dei negozi di vicinato». Ribadisce che «non si risolve la crisi tenendo i negozi aperti 24 ore su 24» e auspica che «le parti sociali le rappresentanze del territorio facciano sentire la propria voce».
Il patto naufraga subito dopo la firma
dal Tirreno 9/2/12
Enti e associazioni di categoria avevano accolto con un sospiro di sollievo la firma del “patto tra gentiluomini”. «Le aperture festive - sottolinea il delegato del Circondario, Giovanni Occhipinti - non hanno senso se non sono accompagnate da eventi tali da attirare la gente in centro». Un compito che spetta a Comuni e associazioni: «Nei prossimi giorni - assicura Lapo Cantini di Confesercenti - presenteremo il quadro delle iniziative che abbiamo in programma nei vari Comuni in concomitanza con le aperture festive».
Intanto la Cgil mette sul tavolo anche i possibili risvolti per i dipendenti dovuti alla liberalizzazione: «Chi apre la domenica - sottolinea Sergio Luschi – deve anche fare attenzione a rispettare i diritti dei lavoratori, dalle ore previste dal contratto ai turni di riposo. Abbiamo già ricevuto in questo senso alcune segnalazioni dai dipendenti. Noi monitoreremo costantemente la situazione». All’orizzonte c’è anche il possibile potenziamento dei centri commerciali naturali, come rivela Alfiero Ciampolini, direttore del Circondario: «Parteciperemo a un bando della Regione da 17,5 milioni di euro per le infrastrutture dei Ccn».
Si sono stretti la mano e hanno firmato l’accordo. Pur con tanti “se” e tanti “ma”. Ma dopo poche ore il protocollo anti-Monti è naufragato. Perché la Conad di Pieve a Ripoli ha ufficializzato che aprirà tutte le domeniche dalle 8.30 alle 13. E la Coop ha annunciato la controffensiva: «Vedremo in che modo, ma reagiremo». Nonostante la buona volontà di sindaci, categorie e sindacati, sembra proprio che anche nell’Empolese Valdelsa dominerà l’apertura selvaggia di negozi e supermercati nei giorni festivi. Il passato. Eppure la giornata era iniziata con tutt’altri auspici. Il delegato del Circondario, Giovanni Occhipinti, aveva convocato la stampa per la firma del protocollo che avrebbe dovuto regolare le aperture festive. Fino al decreto Salva Italia infatti, nell’Empolese Valdelsa, Coop, sindacati, sindaci e categorie stabilivano un calendario annuale delle aperture festive per ogni Comune, che erano ovunque undici oltre a quelle del mese di dicembre. E anche alla fine del 2011 stavano facendo la stessa cosa per il 2012.
La svolta. Poi è arrivata la liberalizzazione del commercio: tutti i negozi possono restare aperti 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Un provvedimento che ha rotto le uova nel paniere a un territorio abituato alla concertazione. Poi Confesercenti ha lanciato l’idea: un “patto tra gentiluomini”. Che tradotto significa: rispettiamo il nostro calendario, come abbiamo sempre fatto, beffando la liberalizzazione. Un’idea che è piaciuta ai sindaci, decisi a restare in stand-by in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale, visto che nel frattempo la Regione ha impugnato il decreto sostenendo che il commercio è materia di sua competenza.
I ribelli. Per la verità, nonostante l’annuncio del “patto”, i negozianti del centro di Empoli avevano già dimostrato di voler provare sulla loro pelle l’effetto della liberalizzazione, restando aperti anche le domeniche non inserite nel calendario, approfittando anche del periodo di saldi. La “ribellione” era comunque limitata a Empoli, mentre nel resto del circondario (quasi) tutti avevano seguito la linea. Stretta di mano.
E così nella tarda mattinata di ieri c’è stata la stretta di mano tra Circondario, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Cgil, insieme alla Coop, rappresentata da Laura Berti (Associazione cooperative consumatori distretto tirrenico), che però ha fatto mettere a verbale la puntualizzazione di quella posizione già espressa a suo tempo dal presidente di Unicoop, Turiddo Campaini: «Noi crediamo in questo accordo e lo firmiamo. Ma potremmo essere costretti a rinnegarlo già domenica: se i nostri competitors aprono, reagiremo». Detto fatto. Qui Pieve a Ripoli. L’ipotesi di vedere le Coop, a cominciare da quella del centro commerciale di Santa Maria, sempre aperte nel circondario sembrava remota, vista la scarsa presenza di concorrenti. Tra questi c’è però la Conad di Pieve a Ripoli. Che qualche settimana fa aveva spiegato di non avere ancora preso una posizione e che nel pomeriggio di ieri, ha sciolto il nodo. «Il nostro punto vendita nel Comune di Cerreto Guidi – sottolineano dalla sede di Pistoia – resterà aperto tutte le domeniche mattina dalle 8.30 alle 13». La reazione. Ma la Conad di Pieve a Ripoli è un concorrente diretto di Coop? La risposta arriva direttamente da Unicoop Firenze: «Sì. E risponderemo sul territorio. In che modo? Vedremo. Domenica prossima i nostri punti vendita sarebbero stati comunque aperti come da calendario. Per la prossima (19 febbraio, ndr), ci organizzeremo. Ma sicuramente qualcosa faremo». Resta da capire dunque se aprirà solo la Coop di Fucecchio o anche quella di Empoli. Ma il protocollo non sarà rispettato.
Blockbuster dà l’addio
A metà mese chiude. Al suo posto centri benessere e parafarmacie
da la Nazione 9/2/12
BLOCKBUSTER addio. Da metà febbraio non vedremo più l’insegna gialla e blu tipica della catena di videonoleggi che da Dallas, negli Stati Uniti, in un quarto di secolo ha piantato bandiere in tutto il mondo, con l’apertura di circa 6500 negozi. Blockbuster ha segnato il boom dei film in dvd sotto casa, grazie a vetrine aperte quasi 24 ore su 24 e tutti i giorni dell’anno, festivi compresi. Ma il boom che aveva svuotato le sale cinematografiche riempiendo i divani delle famiglie è arrivato al capolinea: la tecnologia che aveva fatto volare Blockbuster oggi lo sacrifica, inchinandosi ai suoi stessi progressi in internet. Perché oggi vedere un film in dvd sta diventando roba da preistorici dell’Ottocento. L’avvento della rete ha permesso di ordinare o scaricare il film del momento dal web, anche in affitto dai negozi virtuali come Amazon e iTunes, o attraverso le stesse televisioni via cavo. E il business di Blockbuster si è via via sgonfiato, affossato da una valanga di debiti.
In Italia la catena americana conta alcune centinaia di punti vendita, parte in gestione diretta e parte in franchising. A Firenze, com’è già annunciato in alcuni punti vendita, dal 15 febbraio cesseranno l’attività i negozi di viale Belfiore e via di Novoli , dove l’insegna è già stata oscurata e ci sono gli annunci di sconti e offerte. Gli altri, come quelli in via Poggio Bracciolini (zona Gavinana) e viale Talenti (angolo via Foggini) continueranno l’attività di videonoleggio ma con un’altra insegna. Per quanto riguarda Blockbuster, che in Italia conta quasi 800 addetti, dopo l’apertura della procedura di mobilità a metà gennaio — grazie anche alla battaglia del sindacato — è stato raggiunto un accordo che prevede, tra le altre cose, la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi con la mobilità volontaria. «Abbiamo cercato di attutire al massimo l’impatto sui lavoratori, ricorrendo agli ammortizzatori sociali», sottolinea Enrico Talenti della Cgil. Parte del personale verrebbe rilevata dalla catena Essere e Benessere, che rileverebbe una parte dei negozi, trasformandoli in centri per i trattamenti benessere e di vendita medicinali senza ricetta. Oltre che a Firenze, Blockbuster conta negozi anche in altre città toscane. stefano vetusti
L’AZIENDA HA APERTO LA PROCEDURA DI MOBILITA’
Centro Carni: 31 dipendenti
con l’incubo del licenziamento
da la Nazione 8/2/12
RISCHIANO il licenziamento 31 dei 43 dipendenti del Centro Carni di Qualità, azienda, situata all’interno della Mercafir, che si occupa di confezionare la carne che poi viene distribuita ai supermercati del gruppo Pam, del quale l’impresa fa parte. Ieri è stata infatti aperta la procedura di mobilità per 31 lavoratori ed è stata espressa dall’azienda la volontà di terziarizzare ulteriormente alcune lavorazioni, lasciando solo la gestione amministrativa al Centro Carni di Qualità. Nel corso di una riunione avvenuta una decina di giorni fa, l’azienda aveva preannunciato ai lavoratori l’intenzione di affidare a una cooperativa l’attività, in modo da risparmiare sui costi. Un fulmine a ciel sereno per i lavoratori, ai quali, solo in dicembre, la Centro Carni aveva profilato l’acquisto di un nuovo capannone dove trasferire attività e dipendenti, alla luce anche del progetto del Comune di ristrutturare l’area Mercafir nella quale dovrebbe sorgere la Cittadella Viola. Adesso, invece, i lavoratori rischiano il posto, senza avere nemmeno la garanzia di essere ricollocati nella cooperativa alla quale sarà affidata l’attività.
«E’ una situazione paradossale», commenta Barbara Orlandi, segretaria della Filcams di Firenze. «Proprio il gruppo Pam si è fatto paladino della liberalizzazione delle aperture domenicali, dicendo che è quello che serve al commercio per superare la crisi e offrire nuove opportunità di lavoro Invece, proprio un’azienda del gruppo dà come primo risultato della liberalizzazione il licenziamento di 31 dipendenti. E’ una decisione inaccettabile. Siamo pronti a dare il via a una bella bagarre». La scorsa settimana i lavoratori hanno già incrociato le braccia e non sono esclusi nei prossimi giorni nuovi scioperi a sorpresa. mo.pi.
Domeniche, aperti in ordine sparso
La grande distribuzione procede, il sindacato vuole
un accordo
Carrefour ha scelto il 4 su 4, i
Gigli due al mese, Esselunga è per l´orario corto dalle 9 alle 14, Coop a
ruota. Insomma: è il caos
ILARIA CIUTI su la Repubblica 7/2/2012
CAOS sotto il cielo domenicale dei negozi. Chi apre tutte le domeniche, confortato dalle liberalizzazioni del commercio del decreto salva Italia di Monti. Chi tentenna. Chi fa un po´ e un po´. E chi sperimenta. Ognuno libero, visto il decreto e visto anche che Firenze è tra la maggioranza dei Comuni toscani che non hanno prodotto in materia nessuna delibera. In prudente attesa di vedere come va a finire la valanga di sentenze del Tar sui Comuni che le delibere le hanno fatte. In grande attesa per quella che dovrebbe arrivare oggi su Pontedera. Sullo sfondo, anche l´incertezza sull´esito del ricorso alla Corte costituzionale fatto dalla Regione in difesa della propria legge: nella convinzione che vada rispettata la Costituzione che in materia di commercio dà il potere alle Regioni e perché l´ultima approvazione della legge regionale è successiva a quella del governo. Il quale però la potrebbe impugnare.
Insomma un dedalo in cui la testa di ariete è rappresentata dalla Carrefour di Calenzano che ha deciso di tenere aperto tutte le domeniche e tutta la giornata, provocando la ribellione dei commessi. Domenica scorsa hanno scioperato a sorpresa, lo stato di agitazione rimane dichiarato, attendono una disponibilità della dirigenza a discutere. Ai Gigli si è più prudenti: due domeniche di apertura fino a aprile, poi si vedrà. L´Esselunga ha l´aria di andare avanti saggiando il terreno. L´ultima versione, sperimentata domenica scorsa, è di aprire, invece di un solo giorno al mese per tutta la giornata come era finora, tutte le domeniche ma dalle 9 alle 14 e in 4 negozi su 9 a Firenze, i più grandi di Novoli, via Canova e il Gignoro e quello più centrale di via Masaccio. E solo con commessi volontari. La Coop va a ruota. Coerentemente con quanto dichiarato dal presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop, Turiddo Campaini, di non essere favorevoli all´apertura tutte le domeniche ma neanche disposti a lasciare la concorrenza agli altri. Così per ora apre tutte le domeniche mattina a Ponte a Greve e a Gavinana, sostenendo di fare da dissuasore perché, sparpagliando i clienti, impedisce che affollino solo Esselunga che a quel punto potrebbe convincersi che la domenica non è un grande affare.
Da Esselunga rivendicano la funzione di servizio delle aperture. Ma non si sbilanciano sul futuro. Per ora è così, già domenica prossima non si sa. Di certo la questione si è ridimensionata dopo l´euforia della prima domenica post decreto, l´8 gennaio, quando sui 29 punti vendita in Toscana ne restarono aperti tutta la giornata 25, 7 a Firenze. Ora sono 4 a Firenze di mattina e dagli 11 ai 17 nel resto della regione. Dalla dirigenza non arrivano spiegazioni. I commessi azzardano che si voglia capire la loro disponibilità ma anche quella dei clienti che sabato e domenica scorsa hanno affollato come non mai i supermercati, non si sa se per la novità o per fare scorte a causa del freddo. Ma che i commessi raccontano più propensi a fare la spesa il sabato, o al massimo la domenica mattina, e nel pomeriggio della festa dediti semmai ai centri commerciali.
Quanto al sindacato, si sta discutendo l´atteggiamento da tenere. L´idea prevalente è di cercare di arrivare a un accordo con i vari Comuni, sulla base, si dice, delle varie esigenze dei diversi territori, dei diritti dei lavoratori ma anche di un reale aiuto al rilancio dei consumi che secondo il sindacato non coincide con l´apertura domenicale a oltranza.
Librerie, via libera del Consiglio alla mozione per salvaguardare quelle
storiche e indipendenti
Il presidente Bieber (Pd) annuncia un convegno sull’editoria per
sensibilizzare sul tema
Comunicato del Comune 06/02/2012
Impedire la chiusura di altre librerie, individuare agevolazioni sulle tasse e sulle imposte comunali, individuare strumenti di promozione ed autofinanziamento, promuovere momenti di approfondimento con gli enti locali e le categorie interessate per favorire nuovi interventi legislativi regionali e nazionali a tutela del settore. Oggi il Consiglio comunale ha dato il via libera alla mozione della commissione Cultura “per la salvaguardia delle librerie storiche ed indipendenti di Firenze” in cui si chiede al sindaco di attivarsi per evitare l’eventuale chiusura di altre librerie nella città, di individuare forme agevolative sulle tasse ed imposte comunali e strumenti di promozione, autofinanziamento e collaborazione per la loro salvaguardia. “La mozione – ha detto il presidente Bieber (Pd) - vuole andare incontro alle esigenze ed ai problemi di un settore molto importante per la nostra città, che purtroppo in questi ultimi anni, a causa di vari fattori e cambiamenti quali la concorrenza della grande distribuzione e delle librerie monomarca, l’avvento dell’e-commerce con prezzi super scontati, la crisi economica generale e la rendita immobiliare (in particolare nel centro storico e nelle zone di pregio della città) , ha subito forti ripercussioni, anche in termini occupazionali, con la chiusura di prestigiose librerie”. Da qui l’impegno per la tutela di un patrimonio socio-culturale collettivo, in grado di arricchire economicamente il nostro territorio e di garantire ma soprattutto la libera e plurale circolazione delle idee e la diffusione di cultura tra i cittadini” Nell’atto si chiede anche di non concedere deroghe alle norme tecniche attuative del Piano Regolatore soprattutto per le superfici ove insistano librerie storiche ed indipendenti, prevedendo analoghe norme di salvaguardia anche nel nuovo testo del regolamento urbanistico. “Come commissione Cultura – ha detto Bieber- ci faremo promotori nei prossimi mesi di un convegno sull’editoria per affrontare con gli esperti del settore librario l’argomento e sensibilizzare il pubblico sull’importanza della salvaguardia delle librerie cittadine e individuare soluzioni concrete da mettere in campo insieme alle istituzioni” (lb)
Commesse
di Carrefour in sciopero contro la decisione di aprire sempre
"Tutte le domeniche
no"
da la Repubblica 6/2/12
Un´ora di sciopero a sorpresa la mattina. E un´ora di sciopero a sorpresa il pomeriggio. Così, ieri, la gran parte dei lavoratori in servizio al Carrefour di Calenzano ha dato seguito alla dichiarazione dello stato di agitazione, proclamata il 3 febbraio, contro «la decisione unilaterale dell´azienda di tenere aperto tutte le domeniche in questo momento di confusione legislativa».
I lavoratori, dunque, hanno improvvisamente incrociato le braccia ieri mattina tra le 11 e le 12 e nel pomeriggio tra le 17 e le 18. «Adesione massiccia allo sciopero, intorno al 90%, anche se il lavoro non è stato bloccato per la presenza dei precari» sostiene il sindacato. «Allo sciopero hanno aderito, senza ripercussioni sull´attività - spiegano dal grosso supermercato - molti dei presenti al lavoro, che però erano una irrilevante minoranza rispetto alla forza lavoro complessiva che è stata lasciata a casa proprio per rispettare il riposo festivo e che non ha ritenuto di venire a manifestare coi colleghi».
Venerdì la rsu Cgil e Uil del Carrefour aveva dichiarato lo stato di agitazione ritenendo «grave la forzatura dell´azienda che non tiene conto delle ricadute che i nuovi orari avranno sulla vita personale e sociale degli addetti» e avevano «condannato l´articolo 31 del decreto ‘Salva Italia´ che liberalizza selvaggiamente le aperture domenicali e festive».
Comunicato stampa
Proclamato lo stato di agitazione a Carrefour
Si attendono azioni di lotta nei prossimi giorni
Riceviamo il
seguente comunicato sindacale:
A CARREFOUR i lavoratori “non ci stanno” e
Dichiarano lo stato di agitazione
·
CONDANNANO la decisione unilaterale dell’azienda di tenere aperto
tutte le domeniche in questo momento di confusione legislativa
·
RITENGONO grave la forzatura dell’azienda che non tiene conto delle
ricadute che i nuovi orari avranno sulla vita
personale e sociale degli addetti
·
PERTANTO RITENGONO NECESSARIO mettere in campo tutte le iniziative volte
alla loro tutela
·
CONDANNANO fortemente l’ART. 31 del Decreto “Salva Italia” che
liberalizza selvaggiamente le aperture domenicali e festive
La RSU CGIL e UIL
LA CGIL CHIEDE L’INTERVENTO DI COMUNE E PROVINCIA
Librerie, le vetrine si spengono
Appello dei dipendenti della Martelli. Metà in cassa integrazione
su la Nazione 2/2/12
«LA VICENDA della Libreria Martelli, chiusa l’anno scorso, si conclude con la messa in cassa integrazione di 9 dipendenti su 18. Riteniamo doveroso comunicarlo — sottolinea Enrico Talenti della Cgil, insieme ai delegati sindacali Iacopo D’Annibale e Cristiana Pescatori — soprattutto ai tanti cittadini che parteciparono alla manifestazione dello scorso settembre, indetta da noi dipendenti della libreria, solidarizzando con noi e protestando contro il degrado culturale di una città che ha visto chiudere così tante librerie in pochi anni».
A quella manifestazione parteciparono centinaia e centinaia di persone, tutte a leggere un libro in strada. Degli altri 9 dipendenti della Martelli, solo una parte è stata ricollocata nel gruppo Edison. La Cgil rilancia così l’appello alle istituzioni (Comune e Provincia) affinché mantengano l’impegno preso per garantire ai lavoratori un futuro. Lo fa riprendendo le ipotesi dei giorni scorsi sull’eventualità «dell’acquisizione dei locali della ex Martelli da parte di Eataly, intenzionata ad aprire in loco una succursale della propria catena dedicata alla vendita e somministrazione di cibi slow food con annessa “una bella università del cibo per stranieri”. Riteniamo — conclude la Cgil — che questa potrebbe essere un’occasione per ricollocare i lavoratori della Martelli ora cassaintegrati o reimpiegati in occupazioni precarie». Sul fronte della Edison di piazza della Repubblica, il destino dei 38 dipendenti è legato alla pronuncia della Cassazione sulla battaglia legale che vede opposti il gruppo Bellentani, cui fa capo la Edison, e la società Effe.com (gestisce le proprietà immobiliari commerciali del gruppo Feltrinelli), proprietaria dell’immobile della libreria. S.V.
In tutta la Toscana ampio ricorso al decreto Salva
Italia
Domenica con effetto-liberalizzazione aperti ovunque i
centri commerciali
Contro il provvedimento la Regione si
è appellata alla Corte Costituzionale
ERNESTO FERRARA su la Repubblica 24/1/12
Liberalizzazioni, la corsa nel settore del commercio è partita. E se il buongiorno si vede dal mattino, la rivoluzione sarà radicale: decine di centri commerciali aperti domenica scorsa in tutta la Toscana, in barba alle vecchie consuetudini che volevano le aperture domenicali centellinate in base a rigidi accordi e non libere sempre, come invece consente di fare ora il decreto "salva Italia" di Monti, in vigore dal 2 gennaio. A Firenze domenica scorsa 4 supermercati Esselunga e due centri commerciali Coop aperti (fuori dal centro), a Campi Bisenzio saracinesche alzate ai Gigli. E non solo: le grosse catene di distribuzione (Panorama, Carrefour) hanno tenuto aperto anche sulla costa e in altri Comuni. Il tutto, nelle more del ricorso presentato dalla Regione Toscana alla Corte Costituzionale contro il testo Monti. Non solo però: a San Giuliano Terme (Pisa) Carrefour ha aperto in barba all´ordinanza comunale e sarà sanzionato.
E´ una rivoluzione per i cittadini ma anche una partita a scacchi. A Firenze Esselunga "apre il fuoco" tenendo aperto domenica, dalle 9 alle 13, 4 supermercati (Gignoro, Novoli, Canova e Masaccio)? Unicoop, che aveva annunciato di non essere intenzionata a sfruttare la possibilità di aumentare le aperture domenicali senza tuttavia lasciarsi strappare fette di mercato senza colpo ferire, risponde con i centri commerciali di Gavinana e di Ponte a Greve, dove domenica scorsa, sempre dalle 9 alle 13, è stato possibile fare la spesa. Anche Conad ha sfruttato il decreto Monti aprendo qualche centro commerciale, Firenze compresa. Una novità assoluta in città, dal momento che - in base agli accordi vigenti fino all´anno passato - era l´ultima domenica del mese quella in cui i supermercati cittadini rimanevano aperti.
Intanto, anche sulla base delle ultime sentenze del Tar del Veneto e della Lombardia - che hanno sospeso o addirittura annullato le ordinanze limitative degli orari del commercio emesse da piccoli Comuni del veronese e da grandi centri come Milano - anche in Toscana scattano i ricorsi al tribunale amministrativo regionale contro i municipi che hanno tentato di frenare gli effetti della liberalizzazione di Monti recependo le indicazioni della Regione. E´ il caso di Pontedera, dove il sindaco ha firmato un´ordinanza che prevede aperture domenicali contingentate e il gruppo Pam-Panorama ha fatto ricorso al Tar chiedendo la sospensiva del provvedimento.
Un negozio su 5 rompe il patto anti-Monti
dal Tirreno 16/1/12
EMPOLI Sorpresa: nel giro di Empoli un negozio su cinque ignora il patto tra associazioni di categoria e Unicoop sulle domeniche festive. Nella prima domenica “liberalizzata” e non inserita nel calendario annuale delle aperture festive, Empoli diventa la giungla dello shopping. Nel cuore della città, molte saracinesche abbassate, ma quelle alzate erano sicuramente più del previsto, considerando che Confesercenti, Confcommercio, sindacati e Comuni avevano invitato tutti a rispettare il “patto tra gentiluomini”. Ma la crisi, il periodo di saldi e il sapore della novità hanno spinto molti commercianti (franchising ma non solo) a fare di testa loro: «Finalmente una cosa fatta bene» esordisce Roberto Guerra del negozio Robe di Kappa di piazza Farinata degli Uberti: «Credo che la facoltà di aprire sia un nostro diritto: poi dobbiamo essere noi a decidere quando e come farlo. Non resteremo aperti tutte le domeniche pomeriggio ad eccezione di giugno, luglio e agosto».
C’è invece chi vuole sperimentare per capire se l’operazione è conveniente: «Noi - spiega Debora Giuntoli di Terranova, proviamo per due mesi. Poi si vedrà». Sulla stessa lunghezza d’onda Miranda Spinelli di Belmonte, in via Ridolfi: «Noi siamo favorevoli alla liberalizzazione. Proviamo e vediamo come vanno le cose». Abbigliamento, ma non solo. In via del Giglio era aperto anche Game Stop, rivenditore di videogiochi: »Per il momento – spiega Fabio Nencini – restiamo aperti tutte le domeniche di gennaio». Ma c’è anche chi si è già pentita dell’apertura “straordinaria”: «Abbiamo voluto provare – dice la titolare Cetti Ragusa – perché si era sparsa la voce che molti commercianti avrebbero aperto ed ero curiosa di vedere cosa accadeva. Ma mi sono resa conto che se le aperture non sono accompagnate dall’informazione la gente non viene perché non sa che nel centro di Empoli trova i negozi sempre aperti». Per quanto riguarda i supermercati, ieri era aperto lo Stefan di via della Repubblica: «Faremo così tutte le domeniche» conferma un’addetta. Pochissimi invece i commercianti nel resto del circondario che hanno approfittato della liberalizzazione. (f.t.)
Orari dei negozi
Categorie e sindacati con la Regione
da la Repubblica 15/1/2012
Orari liberi, categorie economiche e sindacati si schierano con la Regione. «In Toscana il commercio è già liberalizzato, diciamolo chiaramente», rivendicano Confesercenti, Confcommercio, l´associazione consumatori Coop del Tirreno (Toscana Lazio), Confcooperative, Filcams Cgil, Fisacvat Cisl e Uilctus Uil. E´ una "sacra alleanza" contro la liberalizzazione voluta dal governo Monti, che prevede aperture 24 ore su 24 e 365 giorni l´anno per bar, ristoranti, negozi e centri commerciali. «Nessuno è contrario al cambiamento ma occorre usare regole per tutelare i diritti e i doveri dell´impresa, del lavoro e dei consumatori», rivendicano le sigle. «Sosteniamo le iniziative della Regione Toscana», spiegano pure. L´ente guidato da Rossi ha impugnato di fronte alla Corte Costituzionale il provvedimento del governo ribadendo che in Toscana valgono le leggi regionali, che prevedono 13 ore giornaliere d´apertura e deroghe su domeniche e festivi. Intanto domani in Consiglio comunale si discute la mozione proposta da Pugliese (Pd) che per Firenze propone aperture dei negozi 24 ore su 24 come a New York.
Il futuro di 200 negozi è nelle mani della Coop
Oggi il tavolo tra associazioni e grande
distribuzione sulle aperture festive Confesercenti: «300 posti di lavoro a
rischio con la liberalizzazione selvaggia»
dal Tirreno 13/1/11di Francesco Turchi
EMPOLI La deregulation voluta da Monti rischia di mettere ko il commercio dell’Empolese Valdelsa. A lanciare il grido d’allarme è la Confesercenti, che mette sul piatto i numeri: «Le aperture selvagge - sottolinea il coordinatore Lapo Cantini - sono un favore alla grande distribuzione e rischiano di cancellare 200 negozi nel circondario, con la conseguente perdita di circa trecento posti di lavoro». Tradotto: il futuro è nelle mani della Coop, che ha la forza per aprire tutte le domeniche, con la possibilità di monopolizzare i flussi dei potenziali clienti facendoli confluire al centro commerciale di via Sanzio. Unicoop, attraverso il presidente Turiddo Campaini ha spiegato di essere contraria a questo tipo di strategia, dichiarandosi tuttavia pronta «a rispondere colpo su colpo alla concorrenza».
Da queste parti però di fatto i competitors non ci sono o sono marginali e quindi la guerra sembrerebbe scongiurata. La vera riprova tuttavia la si avrà domenica, primo giorno festivo non inserito nel calendario annuale delle aperture sottoscritto alla vigilia della liberalizzazione da associazioni, sindacati, Comuni e grande distribuzione. Ma un primo segnale importante lo si avrà stamani, nel corso del tavolo convocato dal delegato del Circondario Giovanni Occhipinti. Intanto Confesercenti ribadisce la sua posizione: «Chiederemo a tutti - ribadisce Cantini - di rispettare il calendario, ignorando la liberalizzazione».
Il “patto tra gentiluomini” sembra possibile: «L’orario no-stop non è un problema: nessuno ha l’interesse di tenere aperto 24 ore al giorno. Sul piano delle aperture festive, le 11 annuali, oltre a quelle del mese di dicembre, sono sufficienti. A nostri associati daremo indicazione di rispettare il calendario e così chiederemo agli altri. In ballo c’è la sopravvivenza del commercio, dei centri storici e il futuro di centinaia di famiglie, che sarebbero devastate da un’apertura selvaggia dei negozi, a cominciare dalle commesse». E il presidente Enzo Nigi lancia un appello: «Chi ha intenzione di aprire la domenica ci ripensi: è come un calciatore che vuole dribblare tutti gli avversari. Solo se giochiamo di squadra, attraverso i centri commerciali naturali, abbiamo un peso». Quasi sicuramente qualche “scatto in avanti” ci sarà: «Magari dei negozi in franchising e della media distribuzione. Ma lo zoccolo duro dei commercianti non tradirà».
TURISMO, 2011 DA RECORD
PER LA PROVINCIA DI FIRENZE SUPERATA QUOTA 12 MILIONI DI PERNOTTAMENTI
Nella provincia di Firenze si superano per la prima volta i 12 milioni
di pernottamenti (+8,4%) mentre Firenze supera gli 8 milioni di pernottamenti
con un +7,1%. Tutti i 12 mesi, tranne novembre, hanno visto un aumento di
presenze e pernottamenti
I dati relativi ai pernottamenti dei turisti in Provincia di
Firenze per l’anno 2011 si sono attestati su valori fortemente positivi,
superando per la prima volta la quota di 12 milioni e 300 mila presenze
turistiche sul territorio provinciale con una crescita complessiva di circa 8
punti e mezzo.
"Questi dati - sottolinea l'Assessore provinciale al Turismo, Giacomo Billi
- arrivano dopo un 2010 che era stato già un anno più che positivo. Per i
prossimi anni, più che il numero totale dei pernottamenti sarà importante
aumentare il numero di giorni di permanenza. I numeri inoltre ci ricordano come
il turismo sia un fattore di sviluppo economico su cui puntare, con possibili
ricadute positive immediate"
I DATI PROVINCIALI. Secondo i dati delle rilevazioni ufficiali raccolte mensilmente dal Servizio Statistica della Direzione Sviluppo Economico e Programmazione della Provincia di Firenze ed elaborati dal Centro Studi Turistici di Firenze, presentati oggi dal Direttore del CST Alessandro Tortelli, l’andamento dei flussi turistici per l’anno 2011 è stato caratterizzato da una forte crescita sia degli arrivi (+212 mila unità pari al +5,0%) sia delle presenze (+954 mila pernottamenti pari al +8,4%) sul territorio provinciale grazie soprattutto alla domanda straniera, ma anche grazie ad un buon risultato della domanda italiana, in particolare nei primi 10 mesi dell’anno. Tra i dati mensili del 2011 spiccano i valori registrati nel mese di aprile (+182 mila pernottamenti) e nel trimestre giugno – agosto (+481 mila pernottamenti). In evidenza anche per questo anno l’aumento registrato dalla domanda straniera che cresce del 9,3% rispetto all’anno precedente. In crescita anche il mercato nazionale con un incremento annuo del 6%.
LE NAZIONALITA’ ED I SETTORI. Fra le nazionalità spicca ancora il dato degli Stati Uniti che, dopo un anno importante (nel 2010 si registrò una crescita del +26%), vedono crescere ancora i flussi dell’8% confermandosi il primo mercato estero di riferimento per il nostro territorio. Sempre molto interessanti i risultati dei flussi turistici provenienti dai Paesi BRIC: il Brasile vede crescere le presenze del 48%, la Russia del 43% ed il mercato cinese del 46%. La crescita maggiore si registra nel settore extralberghiero (+10%) con valori positivi in tutte le tipologie di esercizio (campeggi, agriturismi, ostelli, affittacamere – BB, case e appartamenti per vacanze, residence); positiva anche la perfomance del settore alberghiero (7,6% di pernottamenti), in particolar modo nelle strutture a 3, 4 e 5 stelle.
FIRENZE CITTA’. La città di Firenze ha superato nel 2011 gli 8 milioni di pernottamenti con una crescita sia degli arrivi (+5,4% pari a +165 mila unità) sia delle presenze (+7,1% pari a circa 530 mila pernottamenti). Una crescita registrata in tutti i mesi dell’anno ad esclusione di novembre con perfomance migliori nei mesi di aprile e nel trimestre giugno – agosto.Sono sempre gli stranieri a trainare il settore in città ed in particolare il mercato americano che ha superato i 7 punti percentuali di crescita; trend positivo anche per quasi tutte le altre nazionalità con aumenti importanti registrati dai turisti provenienti dai Paesi BRIC.In città è il settore alberghiero che registra la maggiore crescita (+7,1%). Buoni anche i risultati delle strutture complementari (+6,9%).
IL RESTO DELLA PROVINCIA. Nelle altre aree turistiche della provincia la crescita per l’anno 2011 è stata superiore rispetto al dato cittadino grazie ad un importante aumento del soggiorno medio; in particolar modo si registra, a fronte di un aumento del +4,0% di turisti arrivati, un incremento del +10,8% di pernottamenti che porta la permanenza media a 3,5 giorni (3,3 nel 2010). L’aumento della domanda in queste aree si è concentrato particolarmente nei mesi di aprile e nel periodo che va da giugno a ottobre compreso. Valori positivi anche negli altri mesi. Importante notare che in quest’area la crescita registrata fra la clientela straniera (+10,8%) è uguale a quella registrata fra la domanda italiana (+10,9%).Da un confronto con l’anno 2000 si evidenzia una crescita di oltre 25 punti percentuali per la provincia di Firenze così suddivisa fra città (+17%) e resto della provincia (+41%).
I PREZZI. I prezzi delle strutture alberghiere rilevati
attraverso l’indice dei prezzi Trivago per una camera doppia standard
pubblicati sul web evidenziano un recupero importante rispetto all’anno 2010
in particolar modo dal mese di giugno.
Anche altri indicatori hanno evidenziato i buoni risultati in termini di flussi
turistici nell’anno 2011: i visitatori dell’Ufficio Informazioni di Via
Cavour, 282 mila visitatori in tutto, sono aumentati in questo anno dell’8,1%
pari a oltre 21 mila unità. Gli ingressi alla Galleria degli Uffizi sono
aumentati del 7% circa, raggiungendo 1 milione e 766 mila accessi, battendo il
record storico dei visitatori.Positivi anche i dati relativi ai passeggeri
arrivati all’Aeroporto di Firenze: sulla base dei numeri pubblicati i
risultati relativi al 2011 evidenziano un aumento dei passeggeri del +9,7%
arrivando a sfiorare la quota di due milioni di passeggeri.
Le prospettive per il 2012 danno indicazioni leggermente positive per alcuni
mercati esteri, in particolar modo per le provenienze dai paesi
intercontinentali (soprattutto statunitensi e BRIC). Non sono molto confortanti
invece le indicazioni che provengono dal mercato nazionale e da alcuni paesi
europei.
Negozi, sindacati pronti a fare muro
Tutte le sigle contro gli orari liberi:
"Favoriscono la grande distribuzione"
"Non risolvono il problema del
calo dei consumi e stravolgono la vita sociale"
MARIA CRISTINA CARRATU su la Repubblica 6/1/12
Le liberalizzazioni fatte così, non sono «né una risposta alla crisi economica né un servizio per i consumatori», ma solo «una completa anarchia», che «favorisce la grande distribuzione a scapito degli altri esercizi commerciali», oltre che «una minaccia gravissima di stravolgimento della vita sociale». Mentre le istituzioni si muovono in ordine sparso (e ieri il vicesindaco Dario Nardella ha ribadito che «sarebbe illusorio che un´ordinanza comunale di divieto di apertura festiva dei negozi risolva carenza di contrattazione e debolezza del lavoro»), i sindacati attaccano come un sol uomo la libertà di orario dei negozi decisa dal governo Monti, annunciando il «livello massimo di mobilitazione». Non si parla per ora di sciopero generale, ma di interventi mirati, caso per caso, senza escludere azioni anche «eclatanti, sul piano legale e della lotta», a sostegno dei lavoratori, a partire da quelli che decideranno di non presentarsi al lavoro contro un datore da cui si sentissero in qualche modo «ricattati».
Ed è infatti apertamente di «ricatto» a danno dei dipendenti, oltre che di «aperto tentativo di liberarsi del sindacato, saltando, nonostante le nostre richieste di venire convocati, ogni forma di concertazione», che hanno parlato ieri i rappresentanti delle tre sigle regionali di settore, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: «La crisi morde anche in Toscana, e non si risolve certo costringendo i negozi ad aprire 24 ore al giorno e tutte le domeniche, ma rivalutando gli stipendi e sostenendo l´occupazione» ha detto Roberto Betti segretario regionale di Filcams, mentre Pietro Baio, di Uiltucs, ha sottolineato come «ad essere colpita sarà soprattutto la manodopera femminile, prevalente nel commercio, e la più vulnerabile», dato anche il ruolo cruciale delle donne nella organizzazione dei tempi di vita delle famiglie: «Avere più negozi aperti porterà a un azzeramento della vita sociale dei lavoratori e a una disarticolazione dei rapporti familiari» e «delle basi stesse della vita quotidiana», mentre è certo che «l´aggravio dei costi per gli esercizi piccoli e medi verrebbe, alla fine, scaricato sul consumatore».
Anche secondo Gianfranco Mazza di Fisascat, la liberalizzazione «si risolverà più in un danno che in un guadagno per tutti, salvo che per la grande distribuzione», dove, ha riferito Barbara Orlandi segretaria di Filcams Firenze, «si sta già tentando di dividere i lavoratori», vedi «l´offerta di Esselunga di un bonus di 100 euro ai dipendenti disposti a lavorare per tre festivi di seguito». La parola d´ordine, dunque, annunciano i sindacati, sarà no alla giungla delle «proposte ad personam»: «Non ci opponiamo alle liberalizzazioni, che c´erano già» dice Orlandi, «ma alla totale assenza di regole», laddove si tratterebbe, «convocandoci subito», di «concordare aperture attraverso nuove assunzioni, calendarizzazione dei turni, volontarietà del lavoro nei festivi».
Dietro i banconi di via Gioberti l´apertura di Monti
non raccoglie entusiasmi: "Dipende dalle zone..."
"Per chi ha famiglia è un disastro" Timori e
dubbi di titolari e commessi
"Sì, a patto che serva ad assumere i
giovani"
"Chi vuole comprare lo fa già
ora... E lo dico anche da consumatore"
"Chi può pensare che lavorare la sera e le
domeniche farebbe arrivare più clienti?"
Sì, no, più no che sì, boh, mah, e chi lo sa. E´ un panorama di incertezze, di dubbi, di interrogativi e alla fine decisamente fosco, quello che emerge dai commenti del popolo dei bandoni alla grande manovra degli orari no stop, commessi e titolari di negozi costretti a misurarsi con una libertà «che dà alla testa». In via Gioberti, modello che più tipico di quella concentrazione commerciale media e piccola minacciata da vicino dalla mannaia liberalizzatrice, si dice di tutto e il contrario di tutto: «No grazie, per chi ha famiglia è un disastro» reagisce Antonella, giovane commessa del negozio Wind, «dipende dalle zone, cosa si venderebbe qui la sera, che diventa un deserto?» si chiede il collega, Nicola.
Da Benetton è in corso una discussione con due clienti: «Lavorare la sera e tutte le domeniche per guadagnare di più? Utopia» protesta Rosangela, una delle due dipendenti del negozio, terrorizzate all´idea di un orario superallungato: «Accadrà questo, che qualche cliente, pochissimi, cambieranno orario, me non ne verrà uno solo in più. Vale la pena, mi chiedo, per noi, e per chi deve pagarci gli straordinari?». D´accordo anche Marco Fontani, titolare di Benetton, Marranini e Armata di mare, sul marciapiede di fronte: «Possibile che si debba essere condannati a stare qui dentro più di quanto già facciamo, invece di andare almeno la domenica in giro con la famiglia?» si inalbera. «Chi vuole comprare trova modo di farlo già con questi orari...E lo penso, sia chiaro, anche da consumatore». Al negozio di ferramenta Gurioli, gestione familiare con due dipendenti, non ci si capacita di come sia possibile aumentare gli orari: «Come sarebbe a dire? Che devo fare mezzanotte qui a fare che?» dice il titolare, «a vendere chiavi e cacciaviti a qualche matto che gira di notte?». Gurioli però lascia aperto uno spiraglio: «Per noi anziani è fuori dal mondo, ma forse per i giovani, se sapranno organizzarsi, chissà».
Viene fuori che la questione non è di così uniforme interpretazione come si può credere, che il sì o i no agli orari liberi può dipendere da un sacco di fattori che vanno dalle abitudini e alla mentalità di clienti e commercianti, al quartiere in cui si lavora, dalla merce che si vende e dalla organizzazione del lavoro, e naturalmente dal grado di tutela sindacale: «Se orario più lungo volesse dire obbligo di assumere più personale, magari giovane, certo che diremmo di sì» concordano Stefania e Laura, le due commesse della Profumeria Blu, «del resto già ora facciamo turni così massacranti, che poter distribuire il lavoro sull´intera giornata, per avere fasce orarie libere, potrebbe non essere male...». E mentre alla Upim le commesse optano per il no comment, alla Esselunga, dove l´azienda ha proposto a tutti i suoi dipendenti un bonus spesa di 100 euro, i sindacati lì per lì, quando sembrava destinato soltanto a chi fosse disposto a lavorare per tre festivi di seguito, l´hanno presa malissimo: «Un modo per dividerci» ha protestato Stefano Giovannini delle Rsu. Poi il chiarimento dell´azienda, ma per i lavoratori non del tutto convincente: «Ci hanno detto che sono un premio una tantum per il nostro lavoro, cioè un regalino per fare bella figura, in vista di quel che si prepara». (m.c.c.)
Orari
dei negozi
La Regione non demorde "I Comuni ci seguano"
SIMONA POLI su la Repubblica 5/1/12
Contro la liberalizzazione decisa dal governo ai Comuni toscani, indecisi sulla linea da seguire, la Regione indica la strada senza tentennamenti: in attesa di conoscere il parere della Corte costituzionale sul ricorso presentato dalla giunta nessun sindaco dovrà modificare gli orari dei negozi. Questo dirà l´assessore al commercio Cristina Scaletti alla riunione con l´Anci toscana convocata l´11 gennaio. Le lettere di invito sono partite ieri sera, il tavolo è stato convocato per dissipare dubbi e perplessità emersi martedì scorso durante l´incontro tra Comuni e associazioni di categoria per capire come affrontare il braccio di ferro in corso tra governo e Regione. «L´Anci ci chiede di aprire un confronto e noi lo facciamo molto volentieri», spiega Scaletti. «Credo che sarà utile per mettere bene a fuoco alcuni punti, primo tra tutti che in materia di commercio le Regioni hanno competenza esclusiva, abbiamo fatto tutte le verifiche necessarie e la giurisprudenza è chiarissima. In questo caso anche se la legge del governo è più recente di quella toscana prevale comunque la norma regionale e i Comuni possono tranquillamente applicarla». Una precisazione che potrà essere di aiuto ai sindaci, preoccupati dalla possibilità di esporsi al rischio di ricorsi con ordinanze anti-liberalizzazione.
«Del resto la linea del governo sulle liberalizzazioni degli orari finirebbe per snaturare il tessuto stesso dei nostri centri urbani, dove la rete del piccolo commercio svolge un´importante funzione di controllo e sicurezza, oltre che di qualità», dice l´assessore Scaletti. «E poi gli orari non stop non esistono in nessuna città europea, a Bruxelles, Londra, Amsterdam e Berlino i negozi aprono alle 10 e chiudono tra le 18 e le 20. La liberalizzazione selvaggia andrebbe a favorire solo i grandi colossi commerciali in grado di sostenere lunghe aperture ma a scapito dei lavoratori, è una riforma che non fa bene alle nostre città. Ne parleremo con i sindaci, naturalmente, ma il ricorso alla Corte costituzionale ha solide basi e solide motivazioni».
Contro Monti e al
fianco di Rossi si schierano Confcommercio e Confartigianato. «Temiamo che con
questa "liberalizzazione" tanti piccoli negozi e piccolissimi esercizi
di vicinato, cuore pulsante delle nostre città, già strozzati da affitti
altissimi e dalla concorrenza di multinazionali, già messi a dura prova dalla
crisi degli ultimi anni, si troveranno a dover chiudere, lasciando nei centri
urbani il vuoto, il rischio della omologazione culturale e commerciale, e il
degrado dei centri storici e dei quartieri minori», scrive il presidente di
Confcommercio Toscana Stefano Bottai. «Questa riforma metterà ko un´economia
già provata dalla crisi e sostenuta a livello locale non certo dalle catene
della grande distribuzione ma dalla microimpresa», aggiunge Confartigianato
Imprese Firenze. «Il provvedimento non sosterrà neppure i consumi, di cui
peraltro già si stima un calo nel 2012. Maggiori aperture implicano maggiori
costi che finiranno per essere scaricati sui prezzi».
Divise invece le associazioni degli utenti.
Mentre per la Federconsumatori Toscana con la legge del governo Monti «c´è il rischio grave di favorire l´espansione dei soli grandi centri commerciali a danno ulteriore dei singoli negozi, in particolare di quelli periferici», il Codacons si dice pronto «a denunciare Rossi all´Antitrust se deciderà di andare avanti col ricorso alla Consulta» e di chiedere nei suoi confronti «una sanzione salatissima in relazione ai danni alla concorrenza prodotti». Secondo il Codacons «opporsi ad un provvedimento che i consumatori chiedono da vent´anni è assurdo e dannoso, perché liberalizzare il commercio vuol dire salvare migliaia di negozianti dalla bancarotta, far riprendere l´economia nazionale e offrire maggiori possibilità ai cittadini».
LIBERALIZZAZIONE
ORARIO NEGOZI
NETTA
CONTRARIETA'
ALL'ART.
31 DEL “SALVA ITALIA”
IL
PUNTO SULLE INIZIATIVE E LA RICONFERMA MOTIVATA DELLA POSIZIONE SINDACALE
INCONTRO STAMPA DOMANI GIOVEDI' 5 GENNAIO 2012 ORE 12.00 VIA PIER CAPPONI, 7 FIRENZE
La
“deregulation” del settore del commercio imposta dal Governo, in questa fase
cosi delicatissima per il paese, non aiuta certo lo sviluppo, il consolidamento
dell’occupazione, la ripresa dei consumi, anzi si aumenteranno ulteriori
elementi di precarietà nel lavoro dipendente e si apriranno nuovi conflitti
sociali.
Insostenibile
sarà per imprese e lavoratori,
coniugare il lavoro con tutte le altre sacrosante esigibilità dei tempi di vita
privati o familiari.
Competere con
la grande distribuzione organizzata sarà un grosso problema con il rischio di
chiusura di migliaia di piccole aziende e imprese con conseguenze negative
sull’occupazione già precaria e instabile.
Il punto sulle
iniziative e la riconferma motivata della posizione unitaria del sindacato in un
INCONTRO
STAMPA
DOMANI
GIOVEDI' 5 GENNAIO 2012 ORE 12.00
C/O
CGIL REGIONALE (Saletta 1° Piano)
VIA
PIER CAPPONI, 7 FIRENZE
Firenze 04.01.2012.
L'UFFICIO STAMPA
FEDERCONSUMATORI
REGIONALE TOSCANA
ASSOCIAZIONE REGIONALE CONSUMATORI E UTENTI
Dai
Telegiornali Regionali e locali nonchè da parte di molte testate di quotidiani
abbiamo appreso la "posizione favorevole" delle Associazioni dei
Consumatori in merito alle aperture domenicali e più in generale alla prevista
liberalizzazione delle aperture dei negozi.
Sono
12 le Associazioni accredidate ad operare nella tutela dei diritti dei
consumatori ed utenti dalla Regione Toscana e costituite nel C.R.C.U.. Non mi
risulta che alcuna di queste abbia rilasciato dichiarazioni in proposito.
Fra
queste la Federconsumatori con i suoi 62 sportelli che operano con 300 volontari
e oltre 13.000 associati è l'Associazione maggiormente rappresentativa.
Per
queste ragioni ci permettiamo di segnalarvi la nostra posizione:
▪
Non riteniamo la normativa contenuta nella così detta Legge "Salva
Italia" del Governo Monti una legge che va incontro al processo di
liberalizzazione, ma che appartiene più alle scelte di "autoregolazione
del mercato". Abbiamo già visto in altri settori i gravi danni di un
"mercato senza regole"!
▪
C'è il rischio grave di favorire l'espansione dei soli grandi centri
commerciali a danno ulteriore dei singoli negozi, in particolare quelli
periferici, che restano un riferimento essenziale per molti cittadini, in
particolare le persone più anziane, meno attrezzate a spostamenti verso i
grandi centri commerciali.
▪
Ricordiamo, ed è il punto sul quale siamo da sempre più sensibili, che
specie in periodi di grave crisi come quella che stiamo attraversando, che sarà
di lunga durata, abbiamo la necessità di cambiare profondamente i nostri stili
di vita e di consumo e proprio per queste ragioni consideriamo contradditorio
dare un segnale di apertura generale e permanente dei negozi quale ricetta
vincente per favorire i "consumi" in senso lato e attraverso questi
avviare l'auspicata "ripresa". Sono ben altri i segnali da dare e le
risposte concrete che si aspettano i cittadini a partire dalla sicurezza del
proprio reddito ad un maggiore potere di acquisto alle famiglie.
▪
Rivolgiamo, infine, un invito collettivo al Governo a svolgere un'attenta
lettura sull'andamento dei consumi di questo Natale e dei prossimi saldi, quei
dati dovrebbe aiutare il Governo a ragionare seriamente sui problemi che vive la
stragrande maggioranza dei cittadini!
Il
Presidente della
Federconsumatori
e utenti della Toscana
Giuseppe
Minigrilli
Firenze, 4 gennaio 2012
Riunione dell´Anci Toscana con
le associazioni di categoria e i sindacati. Cosimi: "Confronto in attesa
della Consulta"
Negozi, la mossa dei Comuni
Orari: no alla Regione."Ma troviamo
un accordo sulla legge Monti"
ERNESTO FERRARA da la Repubblica 4/1/12
né con Monti né con la Regione. I Comuni scelgono di non fare ordinanze anti-liberalizzazione per ristabilire i vincoli di orario e di aperture per i negozi che il governo Monti ha spazzato via. Ma rifiutano comunque l´immobilismo totale, che spianerebbe la strada a una "deregulation" selvaggia a scapito dei lavoratori e della rete dei negozi di vicinato. L´orientamento emerso dalla riunione fiume della consulta commercio dell´Anci, (l´associazione dei Comuni), è quello di arrivare comunque ad un accordo provvisorio in attesa del pronunciamento della Consulta.
Né col governo né con la Regione i Comuni cercano un´exit
strategy
Orari dei negozi: "Un´intesa aspettando la
Consulta"
Pontedera sta con il governatore,
tentate dalla linea toscana anche Lucca e Pisa
né con Monti né con la Regione. I Comuni toscani per ora non fanno ordinanze anti-liberalizzazione del commercio. Niente vincoli agli orari e alle aperture domenicali per non esporsi ai ricorsi dei grandi operatori commerciali. Ma nemmeno immobilismo totale, che spianerebbe la strada a una "deregulation" selvaggia a scapito dei lavoratori e della rete dei negozi di vicinato. In attesa del pronunciamento della Consulta sul ricorso anti-Monti presentato dalla Regione, meglio provare a trovare un accordo con le associazioni di categoria e i sindacati, in modo da stabilire insieme come applicare la legge nazionale. Almeno per affrontare i prossimi due, tre mesi.
E´ questo l´orientamento che emerge al termine della riunione-fiume dell´Anci (l´associazione dei Comuni), convocata ieri dal vicesindaco di Firenze Dario Nardella per affrontare la complessa faccenda. Ma a fine giornata salta fuori che qualche municipio si schiera con la Regione mettendo un freno alla liberalizzazione Monti: è il caso di Pontedera, il Comune del governatore Enrico Rossi, dove il sindaco ha firmato ieri, in accordo con sindacati e categorie, un´ordinanza che impone ai negozi massimo 15 aperture festive l´anno: «Bisogna fare delle scelte in politica, se qualcuno mi farà ricorso sono pronto ad affrontarlo», rivendica Millozzi.
I fatti. Il decreto "salva Italia" di Monti liberalizza orari e aperture dando l´ok alle saracinesche alzate 24 ore su 24 e 365 giorni l´anno. La Regione Toscana non ci sta, ricorre alla Consulta contro il provvedimento del governo sostenendo che il commercio è materia di competenza regionale e ai Comuni invia una circolare in cui chiarisce che a queste latitudini va rispettata la legge regionale del 27 dicembre, che prevede aperture per massimo 13 ore al giorno e festivi "blindati" salvo deroghe e specifici accordi.
I Comuni, stretti tra due fuochi e divisi al loro interno, provano a proporre una "terza via", una exit strategy. «Il nostro fronte è diviso tra l´applicazione della legge nazionale e di quella regionale - spiega il sindaco di Livorno e presidente dell´Anci Toscana, Alessandro Cosimi - Qualunque cosa uno di noi faccia, si espone al rischio di un ricorso o di una richiesta di risarcimento danni. Per questo la nostra proposta è quella di congelare la situazione in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale sul ricorso di Rossi. Nel frattempo cominciamo un confronto con la Regione e con il governo e facciamo un protocollo d´intesa con le parti sociali e le associazioni del commercio in modo da dare il senso della mediazione e da stabilire insieme come applicare la legge nazionale».
Tradotto: per ora i Comuni non sembrano intenzionati a seguire il dettato della Regione, che con la circolare dell´assessore al commercio Cristina Scaletti ha spiegato che in Toscana vale la legge regionale. «In questo momento, con la legge Monti in vigore, è rischioso firmare un´ordinanza per mettere dei limiti di orario o di apertura: un operatore commerciale potrebbe chiedere i danni al Comune e alla fine a pagare sarebbero i cittadini», si spiega dall´Anci. C´è chi fa eccezione come Pontedera e altri Comuni del pisano, la stessa Pisa e forse Lucca potrebbero decidere di fare ordinanze in linea col dettato regionale. Ma Comuni come Firenze e Pistoia non si vogliono mettere contro il governo. Le associazioni di categoria come Confcommercio e Confesercenti (convinte che con il decreto Monti alla fine chiuderanno 1.500 piccoli negozi in Toscana) stanno pensando ad un atto legale di diffida ai Comuni ad applicare la legge Monti. Fioccano le reazioni: le associazioni dei consumatori si schierano con Monti, la Provincia di Firenze e il Pd con la Regione, che trova un alleato anche nella Lega Nord.
La
giunta Rossi si oppone alla linea del governo Monti e si appella alla Corte
Costituzionale: in Toscana decidiamo noi
La Regione va alla guerra
Commercio: ricorso alla Consulta sulla
liberalizzazione degli orari
da la Repubblica 3/1/12
E´ scattata la liberalizzazione del commercio ma è scontro tra la Regione Toscana e il governo Monti. La giunta Rossi ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale il provvedimento che sdogana le aperture no stop e per 365 giorni l´anno di negozi, bar, ristoranti ed esercizi commerciali. E con una circolare ha informato i Comuni che in Toscana sarà valida la legge regionale approvata nel dicembre scorso, che parla di orari di 13 ore giornaliere e ribadisce che le aperture domenicali e dei giorni di festa sono permesse, ma solo con deroghe specifiche.
"No agli orari liberi nei negozi" la Regione
contro Monti
Impugnato il decreto davanti alla Corte
costituzionale. Una circolare ai Comuni per ricordare
che in questa materia vale la legge toscana
ERNESTO FERRARA da la Repubblica 3/1/12
Scontro sulla liberalizzazione del commercio. Diventa legge il "bomba libera tutti", il decreto "salva-Italia" di Monti che sdogana le aperture 24 ore su 24 e 365 giorni l´anno per negozi, bar, ristoranti e supermercati. E la Regione Toscana, a nemmeno 24 ore dall´entrata in vigore del provvedimento, risponde con l´artiglieria. Impugnando il decreto Monti dinanzi alla Corte Costituzionale. E diramando una circolare per Comuni e operatori del commercio in cui si spiega che a queste latitudini, ai sensi del Titolo V della Costituzione, è da ritenersi valida la legge regionale approvata lo scorso 27 dicembre. Quella contenuta in un emendamento alla finanziaria toscana, che parla non di aperture no stop ma di 13 ore giornaliere consentite e ribadisce che le aperture domenicali e dei giorni di festa come il Natale, la Pasqua e il Primo maggio sono permesse ma sono subordinate a deroghe e specifici accordi territoriali, non possono essere "terra di nessuno" in cui ciascun negozio apre a suo piacimento. Qui in Toscana niente orari liberi insomma.
E´ una rotta di collisione totale tra Stato e Regione. Da ieri, secondo l´articolo 31 del decreto cosiddetto "salva-Italia", per negozi e centri commerciali ma anche per le attività di somministrazione come bar e ristoranti, scatta la liberalizzazione spinta. La Regione però non ci sta. Già nei mesi scorsi aveva impugnato di fronte alla Corte Costituzionale la finanziaria di Tremonti che andava nella stessa direzione di Monti: il governo presentò la manovra come un intervento in materia di concorrenza ma la Regione sostenne che si trattava di una norma sul commercio, dunque di sua competenza. La Corte non si è ancora espressa. Prima di fine anno, con la legge finanziaria, la Regione ha ribadito la linea: niente deregulation in Toscana. Di ieri il ricorso: «La liberalizzazione totale e selvaggia degli orari e delle aperture è solo un altro regalo alla grande distribuzione e una batosta per le piccole imprese. Tutto questo mentre bisognerebbe rilanciare il piccolo commercio per fini sociali, di sicurezza, vivibilità e di identità», tuona il governatore Enrico Rossi. E non solo: «Non è il consumismo la risposta giusta alla crisi. Che senso ha tenere aperto in maniera generalizzata per Natale e Pasqua? Mi pare un insulto alla nostra identità culturale e alle tradizioni. Ci aspettiamo che anche la Chiesa faccia sentire la sua voce. Si costringerà chi lavora nei negozi a gestione familiare ad essere incatenato al banco, con la saracinesca alzata giorno e notte, senza pause per 365 giorni all´anno. Dove finiscono la persona, la sua vita privata, i suoi diritti?», si chiede Rossi, spiegando che «non sono queste le liberalizzazioni che ci aspettiamo».
Cosa accadrà ora? I negozi potranno aprire no stop o no? E i Comuni, che firmano le ordinanze finali, dovranno dare retta a Monti o alla Regione? Nei giorni scorsi l´Anci aveva chiarito che si sarebbe data priorità alla legge nazionale per non rischiare - con nuovi divieti - richieste di risarcimento danni da parte dei negozi. Ieri la Regione ha chiarito che in Toscana va applicata quella toscana: «Quella regionale approvata il 27 dicembre scorso è entrata in vigore successivamente a quella nazionale, e pertanto trovano piena applicazione le disposizioni ivi previste in una materia che il Titolo V della Costituzione stabilisce di piena competenza delle Regioni, come più volte ribadito dalla stessa Corte Costituzionale», ha spiegato ieri l´assessore al commercio Cristina Scaletti.
Palazzo Vecchio, perplesso sull´impostazione della Regione, non sembra intenzionato a firmare ordinanze che vadano contro il dettato Monti: «Esamineremo la circolare regionale e valuteremo», dice solo il vicesindaco Dario Nardella. Grosseto nei giorni scorsi aveva di fatto aperto la strada a Monti, come sembrano orientati a fare Livorno e Pistoia; più perplesse Pisa, Prato, Siena, Empoli. Già convocato per stamani un vertice all´Anci con sindaci e assessori dei Comuni capoluogo. Obiettivo: trovare una linea comune.
Anche Esselunga si prepara ad incrementare le aperture
festive, variandole da zona a zona
Ma la grande distribuzione scalda i muscoli i Gigli
raddoppiano subito le domeniche
Unicoop parlerà oggi con Campaini,
presidente del consiglio di sorveglianza
Pronti a muoversi anche Conad, Leclerc, Carrefour, oltre
a Coin e Oviesse
da la Repubblica 3/1/12
I Gigli di Campi Bisenzio raddoppiano le aperture domenicali: non una ma almeno due al mese, già a partire da gennaio. L´Esselunga è decisa ad aprire i suoi supermercati 2-3 domeniche al mese in tutta la Toscana, ma prenderà decisioni variabili in base alle zone. Conad guarda con interesse alla possibilità di tenere aperti ipermercati e supermercati per più di una domenica al mese, soprattutto nei grandi centri. E lo stesso ragionamento sembrano intenzionati a fare catene alimentari come Panorama, Leclerc, Carrefour e gruppi di abbigliamento come Coin e Oviesse, ma anche le ex Upim e le ex Standa. Mentre Unicoop Firenze, che già si schierò apertamente contro l´apertura dei negozi il Primo Maggio l´anno passato, solo oggi annuncerà la sua posizione. A farlo sarà proprio il numero uno della principale cooperativa di consumo della Toscana, il presidente del consiglio di sorveglianza Turiddo Campaini.
E´ la prima, sommaria mappa delle liberalizzazioni degli orari e delle aperture dei negozi in Toscana. Da ieri è in vigore il decreto Monti e mentre infuria il conflitto istituzionale tra lo Stato e la Regione Toscana che - prima e unica Regione in Italia - ha impugnato la norma alla Consulta, i grossi centri commerciali si preparano alla rivoluzione. Oggi le aperture dei negozi sono consentite fino alle 22, alcuni grossi centri commerciali come i Gigli vanno avanti fino alle 24 ma niente no stop. Sulle domeniche e i festivi, discorso a parte: ogni territorio stabilisce, sulla base della concertazione con le associazioni di categoria e i sindacati dei lavoratori, un numero di aperture annuali consentite, i giorni "intoccabili", le deroghe possibili. A Firenze ad esempio i centri commerciali (fuori dal centro storico) hanno facoltà di aprire l´ultima domenica di ogni mese, a Campi Bisenzio la prima. Per i centri storici dei Comuni turistici valgono altre regole: negozi sempre aperti tranne 4 giorni l´anno.
Da oggi cambia tutto. E i centri commerciali sembrano non voler rinunciare a scommettere sull´opportunità offerta dal dettato liberalizzatore di Monti: tutti puntano però su domeniche e festivi, la prospettiva di allungare l´orario di apertura di sera o di notte non sembra per ora interessare nessuno, con buona pace di chi esce da lavoro tardi e magari alle 21.30 cerca un posto dove fare una veloce spesa per la cena. «Le liberalizzazioni sono assolutamente giuste, porteranno nuovi posti di lavoro e maggiori vantaggi ai consumatori», esulta Donato Verardi, direttore di Coin e responsabile di Federdistribuzione (l´associazione della grande distribuzione, che raccoglie anche Esselunga) per la provincia di Firenze. «Esselunga è intenzionata a cogliere l´opportunità di nuove aperture come pure Coin e Oviesse», aggiunge Verardi. Anche i Gigli, prima che la matassa normativa sia districata, hanno già preso una decisione: per questo mese, oltre all´apertura di domenica prossima e a quella dell´Epifania, porte aperte il 22. Dai prossimi mesi si vedrà ma non è escluso che la sperimentazione delle 2 domeniche al mese prosegua. Conad, pur non ritenendo prioritaria l´operazione, si dice interessata cogliere l´opportunità di più aperture domenicali al mese nei suoi 400 negozi in Toscana. E i pizzicagnoli, i piccoli negozi sotto casa? Poche speranze visto che si tratta di imprese familiari, fanno presente da Confesercenti. (e.f.)
LIBERALIZZAZIONE E POLEMICHE
Negozi, nuovo scontro sulle aperture libere
da la Nazione 2/1/12
I SINDACATI del commercio chiedono un incontro urgente al vice sindaco Dario Nardella in qualità di coordinatore della consulta del commercio di Anci Toscana. Oggetto dell’incontro: orari di apertura dei negozi. Sulla carta la liberalizzazione introdotta dal governo Monti consente di tenere aperti 24 ore su 24. La Regione però ha introdotto un freno: i negozi possono stare aperti fino a un massimo di 13 ore al giorno. E dall’inizio del 2012 lo possono fare, a differenza di prima, distribuendo queste ore come preferiscono, senza più il vincolo di aprire tra le 7 e le 22. Un braccio di ferro tra governo e Regione che rischia di creare confusione. Ora sono i sindacati ad alzare la voce, con una lettera Cgil, Cisl e Uil al Coordinatore della Consulta del Commercio di Anci Toscana, Dario Nardella. «Chiediamo un incontro urgente al fine di consentire un confronto nell’ambito del Tavolo di concertazione sugli orari. I contenuti del comunicato del Coordinamento della Consulta oltre ad essere “un po’ intimidatori” nei confronti dei Comuni circa le eventuali ricadute su accordi di regolamentazione territoriale (si sappia che già molti Comuni hanno provveduto a deliberare) hanno consentito la divulgazione di notizie circa la facoltà delle aperture domenicali e festive e dell’utilizzo delle fasce orarie che, allo stato attuale, risultano del tutto infondate e, meno che mai, applicabili e gestibili. A nostro avviso, le liberalizzazioni contenute nella “Manovra Monti”, consegnano una situazione di pericolosa deregolamentazione. L’emendamento della Regione riconsegna lo strumento della concertazione tra Istituzioni Locali, Associazioni di rappresentanza e Sindacati; modalità che consideriamo indispensabile per garantire regole e corretta gestione territoriale per le imprese e per i lavoratori».