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STUDIO CGIL-IRES SULL’ECONOMIA REGIONALE. 168MILA LAVORATORI IN UNO STATO DI
DISAGIO SU UN TOTALE DI UN MILIONE E MEZZO
Crisi, disoccupati come nel ’98. Ammortizzatori sociali per un toscano su 10
Da la Nazione 28/4/12
OLTRE un lavoratore su dieci in Toscana vive una situazione di disagio, con una quota di disoccupati tornata ai livelli del 1998. Stando ai dati contenuti nel focus sull’economia regionale presentato da Cgil e Ires, aggiungendo ai 126 mila disoccupati i 38 mila cassintegrati stimati e i quattromila lavoratori con contratto di solidarietà, si raggiunge quota 10,75% dei 1.564.000 occupati in regione. Il contratto tempo indeterminato rappresenta il 12% del totale degli avviamenti al lavoro (solo il 10% fra gli under 35). Crescono del 2% le iscrizioni alle liste di mobilità, con la sola Prato che è in controtendenza. Aumenta del 26% la disoccupazione ordinaria, con 10.887 lavoratori. Un numero che sembra indicare non solo che la crisi non è affatto finita, ma che stanno scadendo i periodi di ammortizzatori sociali per tanti lavoratori.
Ci sono pochi impieghi e anche redditi e pensioni mostrano la corda.
L’analisi sulle denunce dei redditi 2010 presentate ai Caaf della Cgil
Toscana nel 2011 evidenzia come, con tassi di inflazione all’1,7% nel 2010,
i redditi abbiano perso uno 0,65% nel privato, lo 0,85% nel pubblico, l’1,1%
per i pensionati. La stima per il 2012 prevede una perdita di oltre 2,8 punti
percentuali di reddito per i pensionati e del 2,25% medio tra i lavoratori
dipendenti.
Nei primi tre mesi 2012 è calata del 12% la cassa integrazione: il 47% è
fatto da ore di «cassa» in deroga, che dovrebbe essere abolita con la nuova
riforma. Crescono le sofferenze bancarie: 8,11 milioni di euro a dicembre
2011.
Dopo
un 2011 difficilissimo, un 2012 che si annuncia peggiore.
Redditi e pensioni che perdono in modo marcato rispetto al costo della vita, precarietà dilagante, drammatica riduzione dell'industria, tassi di occupazione (soprattutto femminile) ai minimi, quasi l'11% dei cittadini toscani gode di ammortizzatori sociali, che presto saranno ridotti, o addirittura ne sono sprovvisti.
Sono questi i tratti essenziali del rapporto
IRES Toscana per CGIL presentato il 27 Aprile a Firenze.
In particolare la crisi sociale del territorio, in linea con il dato nazionale, propone numeri impressionanti per qualità e quantità su vari aspetti: ai 126.000 disoccupati infatti che riportano il dato al 1998 vanno aggiunti i 38.000 cassintegrati medi e i circa 4.000 lavoratori in contratto di solidarietà ad orario ridotto.
168.000 lavoratori quindi su un totale di 1.564.000 occupati in regione che costituiscono il 10,75% del totale. Più di una persona su 10 in Toscana, quindi, vive uno stato di disagio.
In modo particolare segnaliamo la crescita del 2% delle iscrizioni alla mobilità, con la sola Prato ancora in controtendenza, e del 26% della disoccupazione ordinaria (+ 10.887), dati che sembrano indicare non solo il perdurare della crisi, ma anche lo scadere del periodo di utilizzo degli ammortizzatori sociali per tanti lavoratori.
Nei primi tre mesi del 2012 nel raffronto con il 2011 cala del 12% la cassa integrazione (in controtendenza però a febbraio e marzo quando riprende a crescere) mantenendosi però su livelli molto elevati simili al 2010.
La cassa in deroga, di cui è stato proposto
il superamento da parte del Governo, rappresenta il 47% del totale.
Per dare il senso della profonda modificazione del tessuto produttivo toscano basta ricordare che, raffrontando i dati degli occupati nei differenti settori, tra il 2008 - ultimo anno prima della crisi - e il 2011, l'industria in senso stretto (senza il settore delle costruzioni) perde 81.000 addetti a cui vanno a sommarsi altri 7.000 delle costruzioni, mentre una cifra analoga ( 90.000) li guadagna il commercio. Il dato sembra essere un po' un controtendenza nel 2011 con gli avviamenti nel manifatturiero in ripresa (+10%).
Quanto sopra in un quadro che vede le vendite al dettaglio nell’ultimo trimestre disponibile calare del 2,4% evidenziando quindi una produttività in calo frutto di lavoro povero e poco pagato.
Senza voler demonizzare quindi settori o
categorie merceologiche è evidente, come dimostrato dall'andamento dei redditi
e dalla qualità dell'occupazione, ciò che la tendenza sopradescritta determina
per dimensione professionale e salariale in Toscana.
Analizzando il totale dei posti di lavoro
creati nel 2011 in regione (710.338!!!!) vediamo, infatti, come il tempo
indeterminato rappresenti il 12% del totale, quantità che si
riduce al 10% per gli under 35, in linea con un dato tendenziale ormai
stabilizzatosi. Nel raffronto 2007-2011 la riduzione degli avviamenti a tempo
indeterminato è stata del 50% nel quadro di una riduzione complessiva degli
avviamenti dell'8% soltanto.
Un’analisi dei redditi su un campione di 260.000 denunce, presentate ai CAAF della CGIL Toscana nel 2011 sui redditi 2010, testimonia una progressiva erosione rispetto al costo della vita determinata essenzialmente dall'aumento delle tasse sul lavoro.
Con tassi di inflazione al 1,7% nel 2010 i redditi e le pensioni hanno perso infatti uno 0,65% nel privato, lo 0,85% nel pubblico, l'1,1% per i pensionati.
Se consideriamo la dinamica contrattuale e il blocco delle retribuzioni in interi settori, l'aumento dell'inflazione ( 2,8% nel 2011, 3,3% nei primi mesi del 2012) è ragionevole stimare per l'anno corrente una perdita di oltre 2,8 punti percentuale di reddito per i pensionati e del 2,25% medio tra i lavoratori dipendenti.
Quanto sopra senza tener conto dell'impatto di
nuove misure di tassazione locale possibili o già decise a livello centrale
come l'IMU.
A fine 2011 la produzione industriale torna a flettere di quasi 1 punto tornando ai livelli inizio 2010, prima della “ ripresina”. Tutti i settori sono in calo.
Le esportazioni si consolidano in crescita trainati dalla pelletteria ( + 13,2%) e metalmeccanico
(+23,7), elemento che si riduce sensibilmente se depurato dal dato dell'oro (lingotti essenzialmente e non gioielleria lavorata) che assume dimensioni imponenti come bene rifugio, fenomeno che meriterebbe un approfondimento che rimandiamo ad altra sede.
Il saldo import-export appare in miglioramento
anche per effetto di un calo dei consumi interni.
Continuano a crescere le sofferenze bancarie e a dicembre 2011 viene superata la soglia di 8 Mld
(8.110.000) in valore e di 64.000 per il numero di affidamenti in sofferenza. Appare degno di interesse un confronto fra i finanziamenti in banca tra il marzo 2009, inizio della crisi (305.750 persone) e quelle a dicembre 2011 (269.936): -12% lo stock, 35.814 le “teste”.
Trattasi di finanziamenti riferiti ad esempio
a scoperti, anticipo fatture, portafoglio ordini
che interessano nelle variazioni i piccoli importi in misura più
rilevante. Specularmente nello stesso periodo assistiamo ad una crescita in
valori assoluti (+ 40.571 soggetti) dei finanziamenti operati da società
finanziarie.
L'economia Toscana, per Fabio Giovagnoli, Direttore di Ires, è
ormai risucchiata dalla recessione in atto: i dati sulla produzione industriale
annullano le seppur flebili spinte registrate nei mesi scorsi. Mercato del
lavoro, redditi, occupazione, continuano ad essere penalizzati e la spinta
all'export, da sola, non basterà.
Dalla Toscana deve venire una richiesta
forte di cambio di marcia delle
politiche nazionali in favore della crescita.
Secondo Daniele Quiriconi, responsabile
mercato del lavoro e attività produttive della Segreteria regionale della CGIL:
I dati confermano un quadro drammatico della condizione economica dei lavoratori
e dei pensionati, con un mercato del lavoro sempre più segmentato; una
situazione tendente ad aggravarsi con l'entrata in vigore della nuova Legge
sulle pensioni e con la riforma degli ammortizzatori.
Vanno assunte immediatamente misure a
sostegno della crescita e politiche fiscali di redistribuzione per contenere le
crescenti diseguaglianze che si vanno affermando drammaticamente anche in
Toscana. Tutto il contrario di ciò che anche il Governo attuale sta
realizzando.
CGIL Toscana
IRES
Toscana
Firenze, 27 aprile 2012
ARTIGIANATO: UNIONCAMERE, RICAVI 2011 IMPRESE TOSCANE -10,2% TIENE SOLO PELLETTERIA, IN CALO ANCHE SISTEMA MODA
Bilancio 2011 negativo per le imprese artigiane toscane: secondo il rapporto di Unioncamere Toscana, si registra una contrazione di fatturato pari al -10,2% medio, passando dal -6,5% del manifatturiero al -8,7% dei servizi al -15,6% dell'edilizia. Fra i vari settori tiene solo la pelletteria (+0,8%), mentre perdono terreno sistema moda (-4,8%, la maglieria -11,4%), metalmeccanica (-5,2%, la cantieristica -9,7%), oreficeria (-11,5%) e lapideo (-11,0%). Nel 2011 solo il 7,2% delle imprese artigiane regionali presenta incrementi di fatturato, (era il 18,7% nel 2010): le aziende esportatrici vanno meglio di quelle non esportatrici; la contrazione del volume d'affari colpisce di più le imprese di minori dimensioni (fatturato -14,8% per quelle fino a tre addetti) rispetto alle più strutturate (nel manifatturiero e nei servizi le imprese artigiane con oltre dieci addetti si stabilizzano a -0,1%). Chiudono in negativo tutte le province, con punte negative a Grosseto (-14,1%) e Pistoia (-14,3%). Nel 2011 le cessazioni di impresa hanno superato le iscrizioni di 447 unità; gli organici aziendali si sono ridotti di circa tremila addetti nel 2011 (-1,3%) e del 6,8% negli ultimi tre anni, con una punta del -11,8% nell'edilizia. La quota di imprese che hanno aumentato i propri investimenti è passata dal 17% del 2010 al 5,9% del 2011. Negative le aspettative per il primo semestre 2012, anche per le difficoltà di accesso al credito.(ANSA).
Notizia del: lun 23 apr, 2012
Lunghi anni di speranze tradite
Con le imprese rapporti difficili
Dal caso Matec a quello Champion restano solo cumuli di macerie
di FABRIZIO MORVIDUCCI su la Nazione 18/4/12
ETICA E IMPRESA. Difficile coniugarle quando si presenta la crisi. A
Scandicci lo sanno bene, visto che negli ultimi anni non sono mancati gli
‘schiaffi’ dati alle istituzioni e al territorio da imprenditori che prima
hanno chiesto credito, poi hanno lasciato cumuli di macerie.
Dai primi segnali di default del sistema fordista, non sono mancati esempi
anche eclatanti. Il primo è stato quello della Matec. Era il 2005
quando l’azienda annunciò la chiusura della fabbrica. Nel 2000 Matec aveva
chiesto (e ottenuto) dal comune una deroga al prg per ampliare i volumi di un
capannone che avrebbe costruito accanto alla vecchia fabbrica, per realizzare
il cosiddetto polo del meccanotessile.
Durante i lavori fu trovata addirittura una necropoli romana, tappata
successivamente dal cemento dopo aver prelevato i reperti. Ma non appena fu
realizzato la nuova struttura, venne proclamato il primo piano di crisi e
cominciò l’emorragia dei lavoratori, che allora erano 600. Nonostante gli
inviti, il gruppo bresciano Lonati, non volle sentire ragioni. Baracche e
burattini, furono spostati in Lombardia.
Dei due capannoni, uno ospita attività varie, quello centrale della fabbrica
è ancora vuoto in attesa che Unicoop, crisi permettendo, ci realizzi un
magazzino per il fresco.
Pensare all’etica d’impresa abbinandola a una
multinazionale, pare difficile, e infatti la Electrolux ha mantenuto le
attese, lasciando dal 2005 ancora oggi i suoi lavoratori di Scandicci in
condizioni tragiche. Interlocutori pochi, e determinati a ‘schiaffeggiare’
il comune lasciando la fabbrica e la produzione. Volendo però dare l’idea
di non abbandonare il campo senza aver tentato di trovare una soluzione, ha
puntato sulla reindustrializzazione, dando il via libera a Energia Futura
di Massimo Fojanesi per la produzione di pannelli solari fotovoltaici. Dramma.
Fojanesi si è presentato in comune, ha regalato al sindaco Gheri il primo
pannello solare (forse uno dei pochi) usciti dalla fabbrica. Poi l’impresa
è implosa. Dopo varie trasformazioni di nome Isi è fallita. La fabbrica è
stata chiusa con le utenze tagliate e i creditori alla porta. Soffrono in 370.
L’ULTIMO CASO è il più eclatante: ossia la vertenza Champion.
L’ad del brand di abbigliamento sportivo, Sauro Mambrini, addirittura ha
declinato l’invito delle istituzioni Provincia e Comune, che chiedevano un
incontro per definire la difficile situazione di 50 lavoratori, trasferiti
prendere o lasciare nella sede centrale di Carpi. La querelle prosegue. A oggi
i sindacati denunciano la solitudine dei ‘contratti fragili’, ossia gli
addetti a tempo determinato, le madri di famiglia i diversamente abili. Per
gli altri qualche strada si trova, per loro, per gli ‘ultimi’, non ci sono
strade praticabili se non le dimissioni volontarie.
L' "Italia di mezzo" modello di crescita
ALESSIO GRAMOLATI su la Repubblica 13/4/12
LA SITUAZIONE sociale non consente rinvii sui temi della crescita. Il compito coinvolge anche l'Italia di mezzo: il suo tessuto economico, può essere un modello per lo sviluppo del paese.
TOSCANA, Lazio, Umbria, Marche ed Abruzzo. Non si tratta di un'ulteriore specificità o, peggio, una contrapposizione Nord - Sud. L'Italia di mezzo non è né un territorio di scorrimento verticale né una cerniera tra le altre due aree del paese. Al contrario, i caratteri del suo tessuto produttivo, la ricchezza ambientale, il patrimonio culturale e artistico,i modelli di convivenza e coesione sociale possono rappresentare, se cooperano, un volano per la crescita. Anche perché c'è una coincidenza tra il tessuto socioeconomico di questa parte d'Italia e i fattori di sviluppo individuati dall'Unione europea per accrescere la propria competitività.
Quattro le direttrici europee della Strategia 2020: primo, l'integrazione dei corridoi infrastrutturali Ovest-Est per connettere le economie occidentali con quelle dell'Europa centrale e dell'Est; secondo, il sostegno alla green economy e a un modello di sviluppo sostenibile che utilizzi fonti energetiche alternative; terzo, una crescita endogena ottenuta sostenendo le vocazioni economiche dei territori per renderle competitive sul mercato mondiale; quarto, confermare che il carattere distintivo dell'Europa nella globalizzazione sta nella qualità del lavoro e nella coesione sociale, considerati fattori non solo di civiltà, ma di competitività. Tutti questi fattori si ritrovano nelle regioni dell'Italia di mezzo che possono coniugare crescita e risanamento dentro al quadro europeo.
Quel territorio è una piattaforma naturale di connessione tra le economie atlantiche e dell'Europa occidentale con quelle dell'Europa centrale e dell'Est. E' un polmone di fonti energetiche alternative. Ha un tessuto produttivo basato su un sistema di piccole e medie imprese endogeno ma non localistico, come dimostrano i risultati dell'export, a cominciare dalla Toscana, superiori a quelli delle regioni del Nord. Infine ha un modello sociale e di welfare che valorizza la coesione sociale mentre la qualità dei centri universitarie scientifici rappresenta un patrimonio rilevante di sapere.
A questo punto, il compito fondamentale è costruire le sinergie verso un obiettivo comune, pur nel rispetto delle autonomie. Servono scelte infrastrutturali per agganciare l'Italia di mezzo alle dinamiche dello sviluppo Ovest-Est e valorizzare attraverso l'intermodalità i porti esistenti. Bisogna accelerare le bretelle ferroviarie e stradali per rendere più veloce lo scorrimento delle merci oltre che delle persone. Si devono sviluppare le fonti idriche, eoliche e fotovoltaiche e delle biomasse di cui la dorsale appenninica è ricca. Serve una relazione più stretta tra università e piccole - medie imprese: per passare dai distretti a un più dinamico sistema di imprese a rete.
C'è bisogno, infine, di attente politiche di bilancio e di cooperazione istituzionale per evitare che il risanamento abbia come risultato il degrado del tessuto sociale e la rottura della coesione. Temi che approfondiremo il 17 e 18 aprile a Firenze con gli attori economici e istituzionali per contribuire ad una nuova stagione di crescita per questa aerea e per il Paese.
L'Italia di mezzo non è una trincea
"Ecco le idee per diventare sistema"
Gramolati, leader della Cgil Toscana: in ballo i miliardi dei fondi europei
Pino Di Blasio su la Nazione 12/4/12
«RISCHIAMO di essere un’etichetta residuale, una trincea per non scomparire, risucchiati dalla forza economica del Nord e dai pesi elettorali del Sud. L’Italia di Mezzo è come Solaris, il film che doveva essere la risposta di sinistra a 2001 Odissea nello spazio, ma che nessuno andò a vedere. La sfida è riempire di contenuti quella definizione geografica, trasformarla in un progetto, in una piattaforma economica e politica». La citazione da cinefilo, assieme all’arringa per esaltare la forza delle regioni dell’Italia centrale, è parto di Alessio Gramolati, segretario generale della Cgil Toscana e animatore dell’appuntamento del 17 e 18 aprile all’auditorium di Banca Cr Firenze. Che non invita presidenti di Regione, rettori, imprenditori e banchieri per un convegno da addetti ai lavori, da chiudere con qualche stanco messaggio. «Questa è l’ultima chiamata - avverte Gramolati - non ci saranno altre occasioni per Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. La funzione economica dell’Italia di Mezzo non è quella di essere competitiva rispetto ad altri territori, o di fare da cerniera tra pezzi d’Italia. Deve diventare, finalmente, un modello di riferimento per tutti».
Un refrain già sentito. Schroeder vinse le elezioni in Germania promettendo
ai tedeschi di farli vivere come in Toscana...
«E’ proprio dall’Europa che ci viene la spinta a farci modello, a cercare
nuove direttrici di crescita. Fino al 2013 non rischiamo i circa 4 miliardi
complessivi di fondi europei. Ma dal 2014 si cambia scenario. Oggi vale la
regola chi più spende, meglio spende; domani sarà il contrario, chi meglio
spende, avrà di più. Per questo dovremo partorire progetti e direttrici
europee, capaci di calamitare risorse per tutta l’Italia di mezzo».
Se ha organizzato l’incontro, vuol dire che qualche idea c’è già...
«Sono quattro le direttrici lungo le quali inviteremo le Regioni a muoversi.
La prima è infrastrutturale, l’integrazione orizzontale dei corridoi
strategici Est-Ovest. La Due Mari e il collegamento tra i porti di Livorno e
Ancona, tra l’Atlantico e l’Asia, rappresenta il progetto più
emblematico. Quella strada fa da collante tra le regioni di questo pezzo
d’Italia. E al tempo stesso è strategica per tutta l’Europa».
Ci sono già delle pressioni a livello comunitario per il corridoio
orizzontale..
«A queste pressioni aggiungeremo le nostre. Assieme ai progetti per fare di
ambiente e cultura presenti nelle regioni, un fattore di produzione di valore,
e non di rendita. Le vocazioni economiche dei nostri territori hanno fatto da
bussola per tanti Paesi diventati poi modello per le economie. Perché non
ricreare una piattaforma culturale di questo cuore dell’Italia? Una carta
d’impegni che valga per tutti, un contratto da firmare assieme, per
ritagliarci lo spazio che ci compete in Europa».
Un altro tratto comune sono le montagne, gli Appennini che attraversano le
regioni invitate..
«I presidi in montagna sono il terzo progetto. Non possiamo continuare ad
assistere a uno svuotamento delle montagne, a uffici postali, scuole, treni e
bus che spariscono. I boschi coltivati sono uno dei tratti genetici della
Toscana. Se la montagna si spopola, i problemi scivolano a valle. In tutti i
sensi, anche geologici».
Difficile pensare a strategie unitarie tra Regioni che sono terre d’elezione
dei campanili...
«Prima dell’evento del 17 e 18 aprile, abbiamo fatto preparare agli
studiosi della Fondazione Trentin una lunga serie di statistiche, tabelle
comparate e raccolte dati per poter misurare concretamente la forza di queste
cinque regioni. Non c’è l’Emilia, perché il suo asse si è spostato
verso il Nord. Ebbene, da quelle tabelle emerge una consistenza produttiva,
sociale, imprenditoriale, capace di essere automaticamente sistema. E’ pur
vero che, su 320 casi Nimby in Italia, avversioni e contestazioni a progetti
infrastrutturali, 130 sono in Toscana. E’ un altro pezzo della sfida;
passare dai veti su tutto alle idee che uniscono».
Presidenti, banchieri e imprenditori a convegno
«ITALIA di Mezzo: quale modello di sviluppo» è il titolo della due giorni
all’Auditorium di Banca Cr Firenze, in programma il 17 e 18 aprile a
Firenze. Tra gli invitati sei presidenti di Regione (Emilia Romagna, Toscana,
Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo), i segretari generali e confederali di Cgil,
Cisl e Uil, imprenditori come Stefano Arvati della Renovo e Aurelio Regina,
futuro vicepresidente nazionale di Confindustria. E poi banchieri come Luciano
Nebbia, che è il direttore per Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna di
Intesa-SanPaolo. A Susanna Camusso toccheranno le conclusioni, a Guglielmo
Epifani, presidente della Fondazione Trentin, l’epilogo degli interventi
della prima giornata. Ci sarà anche il rettore dell’università di Firenze,
Alberto Tesi, prima del leader nazionale della Cisl Raffaele Bonanni. Poi
Enrico Borghi, presidente dell’Uncem.
Emergenza occupazionale: Empoli, la crisi colpisce edilizia e comparto del legno
La Commissione regionale ha incontrato le istituzioni e le categorie economiche e sociali all’Agenzia per lo sviluppo. Persiste la difficoltà di accesso al credito, cresce la disoccupazione femminile
Firenze – “I dati della disoccupazione sono meno acuti che nel resto della Toscana, ma anche nell’Empolese-Valdesa la situazione non è facile. La crisi, in particolare, colpisce l’edilizia e il comparto del legno”. Paolo Marini (Fed. Sin-Verdi), presidente della commissione Emergenza occupazionale del Consiglio regionale, commenta così il quadro emerso dall’incontro con le istituzioni e le categorie economiche e sociali che si è svolto presso l’Agenzia per lo sviluppo di Empoli, ennesima tappa del tour che la Commissione sta svolgendo in tutti i territori della Toscana per monitorare lo stato della crisi economica e per valutare gli effetti delle politiche regionali fin qui adottate per fronteggiarla. Anche a Empoli, così come su tutto il territorio regionale, è emerso il problema dell’accesso al credito, soprattutto da parte delle piccole imprese. “Il problema continua a essere molto pesante nonostante le garanzie messe in campo dalla Regione attraverso Fidi Toscana”, ha spiegato Marini. “È chiaro che su questo punto la Regione dovrà affinare la propria strategia di intervento”. Le categorie sociali, inoltre, hanno messo in evidenza il problema del lavoro nero, un fenomeno di cui si parla poco ma che esiste, e la crescita delle partite iva. Tra le priorità di intervento indicate per il territorio, infine, il raddoppio della linea ferroviaria nella tratta tra Empoli e Granaiolo.
Nel corso dell’incontro è emerso il dato preoccupante della disoccupazione femminile, in costante crescita. “Il settore delle cooperative dei servizi sta subendo forti contraccolpi dalla crisi”, ha spiegato la vicepresidente della Commissione, Marina Staccioli (gruppo Misto), “e a farne le spese sono le lavoratrici donne, che non riescono poi a trovare una nuova occupazione”. A peggiorare il dato della disoccupazione femminile, anche i saldi occupazionali relativi alla grande distribuzione. “La contrazione dei consumi delle famiglie”, ha aggiunto Staccioli, “sta provocando uscite dal lavoro anche in questo settore, dove l’occupazione è, per la gran parte, femminile. Anche in questo caso chi perde il lavoro non ha l’opportunità di trovarne un altro”.
All’incontro erano presenti anche i consiglieri regionali Nicola Nascosti (Pdl) e Rudi Russo (Idv).
Luca Martinelli 2/4/12
Cassa integrazione in rialzo, Simoncini: “Non ridurre le garanzie”
FIRENZE – In rialzo, a febbraio, le ore di cassa integrazione autorizzate in Toscana, che hanno registrato un + 11,2% rispetto allo stesso mese del 2011 e sono cresciute anche rispetto a gennaio 2012, passando in termini assoluti da 1 milione e 686 mila a 3 milioni e 651 mila.
“I dati della cassa – commenta l’assessore alle attività produttive, lavoro e formazione Gianfranco Simoncini – con il forte aumento in febbraio e quasi due milioni di ore in più rispetto al gennaio di quest’anno, sottolineano il permanere delle difficoltà del nostro apparato produttivo che, per altro, nei primi due mesi dell’anno manifesta dati migliori rispetto al panorama nazionale”.
Nel primo bimestre 2012 il dato complessivo delle ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga appare, infatti, in flessione: -22% rispetto allo stesso bimestre del 2011. In Italia, per contro, il bimestre gennaio-febbraio si chiude ancora con un aumento del +5,2%, rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Le ore per addetto sono state in media 12,8 in Toscana, 14,4 in Emilia Romagna, 19,2 in Veneto.
“Questi dati – riprende l’assessore – sottolineano l’esigenza di
garantire ancora per una fase non brevissima adeguate forme di ammortizzatori
e protezione sociale. Di questo deve tener di conto il confronto sul mercato
del lavoro a livello nazionale e in tal senso è andata la richiesta delle
Regioni”.
“Il confronto – dice ancora l’assessore, che partecipa alla trattativa
in qualità di coordinatore degli assessori al lavoro delle Regioni – sta
producendo risultati positivi per quanto riguarda il tema contrattuale, con
l’individuazione di un contratto dominante che vede nell’apprendistato e
nel tempo indeterminato i suoi cardini e punta a disincentivare, aumentandone
i costi, l’uso distorto del tempo determinato, ma non ha ancora trovato il
giusto punto di equilibrio per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali”.
È necessario, secondo Simoncini, che il governo definisca con chiarezza le risorse che mette in campo e precisi quale livello di tutela e per quanto tempo si intende garantire in futuro.
“È giusto – avverte – porre il tema della universalità delle
tutele, cosa che peraltro con la cassa integrazione e la mobilità in deroga,
in questi anni, è stata sostanzialmente garantita. Ma non vi può essere una
significativa riduzione delle garanzie rispetto ad oggi, come sembra emergere
da alcune simulazioni”.
Sulla flessibilità in uscita, “non credo sia accettabile e percorribile una
modifica che non passi da un accordo con le parti sociali ed il sindacato –
afferma Simoncini – soprattutto per il fatto che l’articolo 18 è uno
strumento di tutela contro i licenziamenti discriminatori che deve essere
mantenuto nel nostro ordinamento garantendo, anche qui con forme nuove e che
tengano conto della specificità della piccola impresa, una universalità di
questa protezione”.
Le Regioni sono impegnate col Governo ad un confronto che possa portare a
definire un percorso di miglioramento e di qualificazione dei servizi per
l’impiego e delle politiche attive del lavoro “in modo da poter
accompagnare la riforma degli strumenti contrattuali e degli ammortizzatori
sociali ad una maggiore efficienza e capacità di affiancare i lavoratori e le
lavoratrici nei passaggi da lavoro a lavoro e nella ricerca di prima
occupazione, anche attraverso un investimento sulla loro formazione”.
Barbara Cremoncini 19/3/12
L´allarme
La crisi morde, consumi a picco
anche in Toscana: -4,2% rispetto al 2010
La spesa come 30 anni fa
ERNESTO FERRARA su la Repubblica 13/3/12
Consumi indietro tutta. La spesa italiana procapite 2011 per alimentari, bevande e tabacco sprofonda ai livelli di 30 anni fa, segnala un rapporto Intesa San Paolo presentato ieri a Firenze. E i dati regionali di Unioncamere confermano il trend: nel quarto trimestre 2011 le vendite al dettaglio perdono oltre 4 punti percentuali (-4,2%) rispetto allo stesso periodo del 2010.
E´ la crisi che provoca la gelata degli acquisti: rischio disoccupazione e inflazione determinano comportamenti di spesa sempre più prudenziali nelle famiglie toscane, rileva Unioncamere. La fine dell´anno è stata la peggiore degli ultimi anni, anche del biennio di recessione 2008-2009. E determinante, secondo Unioncamere, è stato l´aumento dei prezzi al consumo dei beni del commercio al dettaglio, stimato per la Toscana al + 2,2%. Il quadro più nero è quello che di evidenzia per le imprese commerciali con meno di 6 dipendenti: -6,4%.
Unico dato positivo per ipermercati, supermercati e grandi magazzini: +0,3% di fatturato nel 2011 rispetto al 2010. Le associazioni di categoria del commercio chiedono alle istituzioni di attivarsi: «Subito un tavolo di confronto regionale», invoca Confesercenti. «Che fine farà il lifestyle toscano dopo la crisi?», si spinge a chiedersi Confcommercio.
da Nove da Firenze
Il 2011 si chiude registrando, per la Toscana, un calo nel flusso complessivo
di autorizzazioni di ore di Cassa integrazione. Rispetto allo stesso mese
dell’anno precedente, cioè dicembre 2010, il calo è risultato di -47,9%;
rispetto al mese precedente ( il novembre 2011), dicembre mostra un calo di
oltre il 50%. Due dati che indicano per la Toscana performance migliori
rispetto a quelle medie nazionali (rispettivamente a -29,7% e – 24,3%).
“Credo si tratti di un segnale da accogliere con attenzione – commenta
l’assessore alle attività produttive, lavoro e formazione Gianfranco
Simoncini – anche se siamo ancora ben lontani dai valori precedenti
la crisi e se l’andamento del 2011 non è stato tutto così positivo.
Dobbiamo essere consapevoli che ancora siamo nel pieno della crisi e che
occorre proseguire tenendo insieme gli interventi per garantire la tenuta
sociale e creare le condizioni per la crescita”.
L’assessore sottolinea l’importanza degli ammortizzatori sociali per
sostenere il reddito dei lavoratori.
“Se il mercato del lavoro toscano non è crollato, è anche grazie a
questi strumenti – ha detto l’assessore – ai quali la Regione
ha affiancato una serie di incentivi volti a contrastare la precarietà e a
incrementare e qualificare l’occupazione, con un occhio di riguardo ai
soggetti più colpiti dalla crisi come donne e giovani. Ma a questo abbiamo,
fin dall’inizio, accompagnato le politiche per lo sviluppo, aiutando le
imprese ad essere più competitive sul mercato e a fare squadra per rispondere
meglio alla sfida dell’innovazione. Anche quest’anno, nonostante le
difficoltà crescenti nel reperire le risorse a causa dei pesanti tagli
imposti dalle manovre del governo, abbiamo mantenuto e accresciuto il volume
degli incentivi per le imprese. In questi giorni stanno partendo interventi
per complessivi 110 milioni di euro, mentre abbiamo anche riconfermato le
risorse per rafforzare le garanzie, sia attraverso il fondo regionale presso
Fidi Toscana, sia rafforzando i Confidi, consentendo così alle imprese
l’accesso al credito”.
Nel corso del 2011 le ore di cassa integrazione in Toscana hanno visto una
flessione del – 13,5% rispetto all’anno precedente, inferiore, in questo
caso, alla flessione media italiana (- 20,8%). Il primo semestre è stato
peggiore, mentre negli ultimi sei mesi c’è stato un recupero.
Analizzando il dato toscano si vede, in particolare, una diminuzione più
marcata per la Cassa integrazione ordinaria (-26,9%), mentre calano meno
quella in deroga e quella straordinaria (-8,9% per entrambe).
47 milioni di ore In termini assoluti le ore autorizzate sono state circa 47
milioni, equivalenti a circa 27.600 posti di lavoro a tempo pieno. La maggior
parte riguardano la Cassa in deroga con quasi 20 milioni di ore, seguono la
Cassa straordinaria (circa 17 milioni) e infine quella ordinaria (con poco più
di 10 milioni di ore).
Guardando all’impatto occupazionale in relazione al numero di dipendenti, un
calcolo statistico attribuisce alla Toscana circa 112 ore per addetto, contro
le 147 italiane. Un valore di poco superiore a quello di Veneto ed Emilia
Romagna, decisamente inferiore rispetto a Lombardia e Piemonte.
Le province che hanno visto un incremento complessivo della Cassa
integrazione, nel corso del 2012 sono state Grosseto (+54,5%) e Pistoia
(+32,6%) dove è stato forte il peso della cassa straordinaria. L’indice di
gravità (ricavato rapportando le ore autorizzate al numero di occupati
nell’industria) risulta più elevato, per la Cassa integrazione totale,
nelle province di Pistoia, Livorno, Grosseto. Per quanto riguarda la cassa
ordinaria, l’impatto è stato maggiore a Massa Carrara, Livorno e Grosseto,
mentre per quella in deroga il primato va a Pistoia, seguita da Arezzo e
Prato.
Proprio Simoncini, domani, sarà in Consiglio comunale a Sesto Fiorentino per
la seduta ordinaria aperta per discutere la situazione della Richard
Ginori 1735. Presenti rappresentanti dell’azienda, dei sindacati e
di Confindustria e l’assessore al lavoro della Provincia di Firenze, Elisa
Simoni.
E' crisi alla Seac di Calenzano, dove è stato sottoscritto
l’accordo per la cassa integrazione straordinaria per i 70 lavoratori,
"mentre lo scenario di questa crisi aziendale si complica al punto tale
di trovarsi di fronte ad una crisi strutturale". Per i consiglieri
provinciali di Rifondazione comunista Andrea Calò e Lorenzo Verdi "non
sono ancora scongiurati la chiusura del sito e i conseguenti
licenziamenti". Si tratta di una vicenda "complessa che richiede la
massima attenzione di tutte le Amministrazioni Locali a fronte di una proprietà
che non brilla sul piano della capacità di fare impresa". L’obiettivo
è quello di "salvaguardare l’occupazione e ridare sviluppo e futuro al
sito produttivo".
Ma il particolare momento negativo non risparmia nessuno, le Guardie
Giurate ad esempio, dipendenti e non, dell'istituto Centrale Security
Group, di Calenzano denunciano le continue violazioni contrattuali, salariali
e le pessime condizioni di lavoro in cui sono costrette ad operare. I
consiglieri provinciali di Rifondazione comunista Andrea Calò e
Lorenzo Verdi "esprimiamo solidarietà ai lavoratori e chiede
alla Provincia di Firenze, al Comune di Calenzano e alla Regione Toscana di
intervenire senza alcun indugio per riportare la legalità e il rispetto dei
diritti. E’ necessario che Istituzioni e Enti coordini noi una azione per
contrastare l’inosservanza delle leggi e fermare la repressione sulle libertà
e attività sindacali".
"Chiediamo di sapere i motivi per i quali da tre mesi la proprietà non
corrisponde gli stipendi e perché la medesima opera violando norme
contrattuali, le leggi sulla sicurezza e prevenzione e delle libertà
sindacali" scrivono i consiglieri in una domanda di attualità rivolta al
presidente Barducci.
Non è migliore la situazione a Massa, “Questo è un
territorio stravolto dalla crisi occupazionale e il caso della S.Carlo non può
rimanere insoluto. Ci sono a rischio decine di famiglie in questa zona perché
è un indotto che coinvolge un intero paese”. Paolo Marini,
presidente della commissione Emergenza occupazionale, annuncia così
la missione che mercoledì 8 febbraio lo porterà, alla guida di una
delegazione del Consiglio regionale, a San Carlo Terme, frazione collinare del
Comune di Massa, per incontrare un presidio dei lavoratori della S. Carlo. La
vicenda, al centro anche di un’interrogazione presentata dallo stesso Marini
e dal consigliere Mauro Romanelli (del gruppo Fed.Sin-Verdi),
muove dalla crisi che attanaglia l’azienda del settore delle acque
termali, anche a uso sanitario, di proprietà dal 2007 del gruppo
Vichi Holding di Roma.
Per il rilancio dell'economia toscana si vanno mobilitando diverse realtà
territoriali, ma l'aspetto che emerge è quello di un domino dove le
ripercussioni a catena coinvolgono tutti i settori, le stesse Pubbliche
Amministrazioni, nel ritardare il pagamento dei fornitori contribuiscono a
creare il momento di incertezza economica sulle famiglie direttamente
interessate dalle prestazioni dei servizi.
CGIL TOSCANA
1°
FOCUS ECONOMIA 2012
LA
SITUAZIONE AL 31.12.2011
AL
MICROSCOPIO ANCHE LA RICCHEZZA DEI TOSCANI
CON
UN' ANALISI SU UN CAMPIONE DI 500.000 DICHIARAZIONI ISEE NEL PERIODO 2007 –
2011 IL BILANCIO 2011 E UNA STIMA DI PREVISIONE 2102 CON IN MANO I PRINCIPALI
INDICATORI ECONOMICI E CON UN'ATTENZIONE PARTICOLARE ALLA CURVA DEGLI
INVESTIMENTI
Una puntuale analisi degli andamenti del mercato del lavoro con avviamenti, licenziamenti, cassa integrazione monitorati in tempo reale; un bilancio del 2011 e una stima di previsione del 2012 anche in riferimento alla produzione industriale; un innovativo studio sulla ricchezza dei toscani e sulle sperequazioni tra lavoratori dipendenti e autonomi sulla base di un campione di 500.000 dichiarazioni ISEE nel periodo 2007-2011; un'analisi degli investimenti in Toscana che fotografano il persistere di una grande difficoltà del sistema di imprese e dell'economia regionale complice la crisi finanziaria che colpisce tutta l'Europa: questo e altro ancora nel 1° Focus Economia 2012 che sarà presentato nel corso di una
CONFERENZA
STAMPA
MRECOLEDÌ
1° FEBBRAIO 2012 ORE 12.30
C/O
CGIL REGIONALE (SALETTA 1° PIANO)
VIA PIER CAPPONI, 7 -FIRENZE-
Firenze 30.01.012.-
L'UFFICIO STAMPA