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altri articoli 2011

ECONOMIA»LA CRISI NEL CIRCONDARIO
Edilizia al collasso 4mila posti di lavoro persi in quattro anni
La Cgil lancia l’sos: se non si trovano soluzioni in tempi brevi entro la fine del 2012 l’intero comparto verrà azzerato
È indispensabile sbloccare subito il patto di stabilità

dal Tirreno 6/5/12 di Marco Pagli

Come uscire dalla crisi che attanaglia uno dei settori portanti dell’economia nazionale? La via d’uscita, tra congiuntura recessiva, emergenza spread e finanza pubblica alla canna del gas, sembra lontanissima e il tempo per correre ai ripari è sempre di meno. Una strada, però, dal sindacato viene indicata come prioritaria. «La cosa più importante in questo momento - spiega il dirigente della Fillea Cgil Massimo Bollini - sarebbe forzare le maglie del patto di stabilità, almeno per quanto riguarda le amministrazioni più virtuose. Anche nel nostro circondario ci sono Comuni con milioni di euro fermi, che non possono spendere, ma che sarebbero ossigeno vitale per il settore edile. C’è bisogno di politiche di sviluppo, ma il tempo è quasi esaurito. 

Per ora di tutte le promesse fatte non ne è stata portata a termine nemmeno una. Quest’anno andranno in scadenza molti ammortizzatori sociali e centinaia di lavoratori si ritroveranno senza nessun paracadute e senza nessuna possibilità di ricollocamento».  Il settore dell’edilizia rischia il collasso da qui alla fine dell’anno. In molti spererebbero che dietro alla notizia ci fosse una profezia Maya, ma purtroppo non è così. Le basi dell’emergenza sono ben più fondate e si chiamano stagnazione del mercato immobiliare, blocco degli appalti pubblici e impossibilità di accedere al credito. Ma ancora più preoccupante è la mancanza di prospettive e di decisioni che possano dare una speranza a decine di imprese e a centinaia di lavoratori. Persi 4mila posti. 

Il quadro tracciato dal sindacato è scuro, scurissimo. Dei 6.109 addetti nel settore delle costruzioni che nel 2008 erano stati censiti dall’osservatorio del mercato del lavoro dell’Empolese Valdelsa, ne rimangono circa un terzo. Considerando contratti a termine e atipici, siamo di fronte a quattromila posti di lavoro polverizzati in quattro anni. Solo nell’ultimo periodo siamo arrivati a 45 procedure di dismissione nel circondario con circa 700 lavoratori appesi ai vari ammortizzatori sociali e senza un orizzonte certo a cui guardare. E il peggio è che non esistono coagulanti rapidi a questa emorragia visto che, crollati o quasi i pilastri territoriali Consorzio Etruria, Cpf Costruzioni e Baldassini-Tognozzi-Pontello, le possibilità di ricollocarsi una volta fuori sono ridotte al lumicino. Rischio azzeramento. 

«Non si tratta di allarmi infondati - spiega Massimo Bollini, responsabile della Fillea Cgil di zona - se non si interverrà in tempi brevi, e per brevi intendo nei prossimi due o tre mesi, di qui alla fine del 2012 assisteremo all’azzeramento di un settore produttivo costruito in mezzo secolo e che è stato una colonna portante dello sviluppo economico e industriale della nostra area. Sono in corso decine di procedure di dismissione di aziende con le relative cessazioni di rapporti di lavoro. Tra quelle ancora attive, molte sono indietro di quattro cinque mesi nel pagamento delle retribuzioni. Con la cassa integrazione per gli oltre 300 lavoratori del Consorzio Etruria abbiamo raggiunto quasi mille posti persi o in bilico nell’ultimo periodo». 

I soldi che non ci sono. L’aggravante è che questa non è una fotografia statica relativa ad un periodo, ma sta diventando una realtà affermata senza possibilità di cambiamento. «Siamo profondamente preoccupati perché nessuno interviene sulle cause profonde di questa situazione - continua Bollini - sul versante privato il mercato del mattone è fermo da anni e nessuno ha denaro da investire per costruire ben sapendo che non venderà mai, mentre su quello pubblico in tre anni c’è stato un sostanziale azzeramento degli appalti, non solo sulle nuove costruzioni ma anche sulle manuntenzioni ordinarie. Senza contare che anche quando gli appalti ci sono le ditte riscuotono dopo mesi. Mentre le banche stanno continuando a strozzare imprese e famiglie rendendo sempre più difficile l’accesso al credito. Ci sono aziende che hanno già licenziato tutti i dipendenti e non lavorano più, ma risultano ancora attive perché non possono pagare le spese per dichiarare il fallimento».

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CGIL CISL: EDILIZIA TOSCANA, PERSI 9MILA POSTI LAVORO IN 2 ANNI 2MILA A FIRENZE VILLANI (FILLEA), 'PER FUTURO NIENTE'

SONIA RENZINI da Unità Toscana 22 apr, 2012

Allarme edilizia a Firenze e in Toscana. Persi 2mila posti di lavoro in due anni, dal 1 gennaio 2010 al 1 gennaio 2012, solo nella provincia di Firenze, diminuiti 9mila addetti del settore in tutta la regione per una percentuale che si attesta intorno al 20% in meno rispetto al 31 dicembre 2009. In media se ne vanno 3 posti di lavoro al giorno in un anno, uno stillicidio lento e costante che ha prodotto in una manciata di mesi una vera e propria emorragia per quanto riguarda l'occupazione.

La denuncia è della Filca Cisl e della Fillea Cgil che mettono in guardia da una situazione gravissima che rischia di coinvolgere in futuro sempre più imprese e lavoratori. «Il fatto è che le grandi aziende che chiudono fanno impressione perché occupano tante persone, mentre in edilizia i posti di lavoro si perdono poco alla volta, alla spicciolata, ma alla fine si tratta comunque di grandi numeri», dice il segretario della Filca Cisl Ottavio De Luca. Da un parte c'è il privato che è fermo,
dall'altra mancano gli appalti pubblici, che in Toscana negli ultimi anni avevano raggiunto grossi numeri. 

Come se non bastasse, non ci sono nemmeno, secondo la Filca, politiche attive in grado di rilanciare il settore. «Il punto è che sia la Regione che il comune di Firenze continuano a nascondersi dietro il patto di stabilità e non fanno niente per cambiare le cose - continua De Luca - Eppure basterebbe attivare dei meccanismi premiali per chi investe in bioedilizia per fare ripartire una serie di opere, giusto per fare un esempio, oppure agire sull'Imu». Destano preoccupazione i tempi dei pagamenti della pubblica amministrazione che continuano a dilatarsi sottraendo liquidità alle singole imprese che vedono messa a rischio la loro stessa sopravvivenza. S

contate le conseguenze sui lavoratori che in molti casi percepiscono lo stipendio con un ritardo di due o tre mesi. «Il problema è grave - dice Flavia Villani di Fillea Cgil Firenze - e la cosa peggiore è che se per il passato ci sono i ritardi per il futuro non c'è niente. Bisognerebbe che almeno i cantieri con copertura finanziaria partissero per permettere di tirare il fiato alle imprese degli appalti e dell'indotto». Per citare situazioni concrete, i forti ritardi dei cantieri della linea 2 e 3 della tramvia a Firenze stanno facendo tremare molte aziende fiorentine dell'edilizia e dell'indotto collegato. 

«L'assessore all'urbanistica del comune di Firenze aveva detto che la linea 3 della tramvia sarebbe stata completata in mille giorni, invece assistiamo addirittura a una diminuzione dell'opera -racconta de Luca - adesso avremmo dovuto essere a regime anche in tema di assunzioni, invece no. La situazione è drammatica». Per il sindacato è importante mettere in atto delle politiche che possano sbloccare l'impasse. «Bene ha fatto il governatore della regione Enrico Rossi a ipotizzare una trasformazione del credito, in modo da dare un pò di respiro alle aziende - conclude De Luca - ma è necessario andare oltre». Tra le proposte della Filca ci sono la compensazione da parte delle imprese dei propri crediti con le imposte e i contributi dovuti, quali Irap, così come una riqualificazione urbana che punti all'abitare sostenibile e possa pertanto usufruire di incentivi e sgravi fiscali adeguati. 

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Casa, emergenza o dramma? Regione e sindacati firmano un accordo

In una situazione di crisi degli alloggi che sta mettendo in ginocchio migliaia di famiglie in Toscana si avvertono le reazioni del mondo istituzionale.
Una Emergenza che sfiora il Dramma. Mentre le istituzioni siglano accordi gli sfrattati occupano alloggi inutilizzati definendo l'azione messa in atto a Firenze in via Baracca una "riappropriazione sociale"

“La casa non è più un’emergenza, ma un dramma quotidiano su cui occorre intervenire rapidamente”, lo ha detto Alfredo De Girolamo, che ha rivolto un appello al Governo Monti perché affronti il problema di finanziamenti per la casa che non sono ancora stati previsti. Le proposte: una politica regionale che garantisca finanziamenti costanti, l’approvazione della legge sulla vendita del patrimonio erp, una corretta politica dei canoni bloccati dal 1996.

Ieri pomeriggio, tre nuclei familiari di cittadini sfrattati hanno occupato una palazzina lasciata nel totale abbandono da numerosi anni, nel quartiere di Novoli, in Via Baracca 25.
Con l'aumento esponenziale della crisi economica sono migliaia i nuclei in attesa di sfratto esecutivo, la morosità da canone d'affitto è una malattia contagiosa, di questi tempi.

"Prima che sia troppo tardi, quando la depressione da sfratto, tasse, esclusione sociale, prenda il sopravvento e spinga a gesti autolesionisti - spiega il Movimento di lotta per la CASA - come accaduto di recente a Bari a due coniugi ultrasessantenni che si sono suicidati, lasciando questo biglietto: "vivere senza lavoro-reddito, specie in età avanzata, è peggio di avere un cancro: questa malattia ti conserva dignità e affetti, la disoccupazione oltre a spingerti a rinunciare alla vita, ti fà perdere dignità affetti e amici"

"Le tre famiglie occupanti hanno agito per necessità, hanno esercitato il diritto alla legittima difesa. Non sono marziani ma uomini e donne consapevoli dei loro diritti e della loro dignità" conclude la nota da parte degli occupanti.

Una collaborazione ancora più stretta, articolata in 13 punti prioritari, per affermare il diritto all’abitare come diritto inalienabile. É questo lo scopo del protocollo d’intesa che Regione, CGIL, CISL, UIL, SUNIA (Sindacato Nazionale Unitario Inquilini ed Assegnatari), SICET (Sindacato Inquilini Casa e Territorio), UNIAT (Unione Nazionale Inquilini Ambiente e Territorio) ed Unione Inquilini della Toscana hanno sottoscritto stamattina a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze.

“Il diritto ad avere una casa – ha spiegato l’assessore al welfare e alle politiche per la casa Salvatore Allocca – non può essere messo in discussione. Purtroppo, invece, il disagio abitativo è un problema che sta mettendo sempre più a dura prova tantissime famiglie. In tutta Italia ogni anno vengono presentate 400 mila domande per il fondo di sostegno affitti e c’è una previsione di 200 mila sfratti per morosità incolpevole per i prossimi cinque anni. In Toscana i 2652 sfratti eseguiti nel 2010 e le oltre 24 mila domande per un alloggio Erp ancora in attesa sono dati che spaventano ma che, soprattutto, esigono una risposta ormai non più differibile. Una risposta che abbraccia i diritti sociali, la salute, la qualità abitativa e le condizioni economiche dei cittadini. E che i comuni, con le risorse proprie, non sono in grado di garantire”. Di qui la necessità di sviluppare e far convergere idee, esperienze, risorse e competenze provenienti da tutti i soggetti, pubblici e privati, che operano sul territorio. “Se a questo quadro allarmante – ha aggiunto Allocca – aggiungiamo l’ulteriore drastica riduzione del fondo per il sostegno affitti, il perdurante mancato finanziamento del settore dell’edilizia pubblica ed il superamento, di fatto, di ogni regime fiscale di vantaggio per gli alloggi affittati a canone concordato, diventa indispensabile un’azione comune con tutti i soggetti coinvolti”.

Il protocollo individua 13 punti, o aree di intervento, prioritari ed istituisce un tavolo di lavoro che analizzerà, periodicamente, le azioni da sviluppare. Tra i punti più importanti, completare il percorso per la costituzione di un osservatorio regionale sul fabbisogno abitativo e sullo stato dell’edilizia residenziale pubblica, favorire il passaggio da casa a casa delle famiglie sottoposte a sfratto, allargare l’offerta abitativa in affitto a canone sociale per le fasce deboli e le nuove povertà, finanziare progetti e iniziative a sostegno della locazione privata a canone agevolato, favorire la costituzione di Agenzie casa a livello comunale e intercomunale per l’incontro domanda-offerta, sostenere i Comuni per la realizzazione di interventi di edilizia sociale attraverso piani di recupero di aree già edificate o aree demaniali a disposizione, specie quelle militari, di enti locali e Asl, proseguire nella promozione di progetti sperimentali di condominio solidale, favorire soluzioni abitative che rispondano a particolari bisogni legati a: fragilità, difficoltà motoria, socialità, sicurezza, servizi di prossimità, aggiornare il sistema normativo di settore, modificare la normativa sull’accesso all’Erp adeguando le norme alle mutate condizioni dei cittadini in stato di disagio abitativo e alle fasce deboli, affermare la validità del canone sociale secondo la progressività del reddito.

"Una politica regionale che garantisca finanziamenti costanti, l’approvazione della proposta di legge sulla vendita del patrimonio Erp, una corretta politica dei canoni bloccati dal 1996". Sono queste le richieste che le aziende del settore Casa di Confservizi Cispel Toscana rivolgono alla Regione Toscana per far fronte all’emergenza abitativa che ha ormai raggiunto le dimensioni di un forte allarme sociale.

Le domande nelle graduatorie alloggi sono 22.000, mentre crescono le istanze di sfratto, oltre 18.800 nel biennio 2009/2011, con oltre 2.400 esecuzioni di cui 87% di morosità, in crescita costante: “Una situazione che si è aggravata a causa della crisi economica e che risente dell’assenza totale di politiche della casa nel nostro Paese – ha detto il presidente di Confservizi Cispel Toscana, Alfredo De Girolamo – La casa non è più un’emergenza, ma un dramma quotidiano su cui occorre intervenire rapidamente”. Per questo occorre un grande piano nazionale: “Rivolgo un appello al Governo Monti perché affronti il problema di finanziamenti per la casa che non sono ancora stati previsti”. Un dramma che colpisce i giovani: “ Sono circa 75.000 i giovani fra i 25 e i 34 anni che sono ancora nelle famiglie originarie, e che non hanno possibilità di uscirne, perché i loro redditi non consentono il pagamento di un affitto”, ha affermato il presidente di Confservizi Cispel Toscana.

Nel commentare positivamente il fatto che “la Regione ha finalmente inserito il diritto alla casa e le politiche abitative nel programma regionale di sviluppo 2011 – 2015 e nel piano socio-sanitario integrato 2012”, De Girolamo ha avanzato una serie di proposte per far fronte in modo strutturale all’emergenza anche utilizzando le nuove tecniche edilizie per il risparmio energetico: “Diventa oggi indispensabile – ha detto – avere finanziamenti costanti inseriti in bilancio attraverso interventi mirati come potrebbe essere quello di destinare una quota del bollo auto ad un fondo per le politiche abitative”. Occorre – ha aggiunto – “restituire ‘il prestito’ di 130 milioni di euro prima dedicati all’edilizia popolare e poi stornati per tamponare il taglio dei trasporti pubblici”.

Il coordinatore del settore Casa di Confservizi Cispel Toscana, Lorenzo Bani, ha insistito soprattutto sulla necessità di sbloccare la proposta di legge regionale sulle vendite del patrimonio erp: “E’ necessario riprenderla e portarla a conclusione – ha detto – per gestire con più efficienza e redditività il patrimonio esistente; per garantire risorse future al settore dell’edilizia sociale; per sanare una situazione sui piani di vendita preesistenti che rischia di aprire contenziosi insanabili”.
Bani ha sollecitato “una corretta politica dei canoni bloccati dal 1996”. Mantenendo le tutele per le fasce deboli, devono essere adeguati i canoni delle altre fasce applicando un aumento percentuale variabile in funzione del reddito: “Si potrebbe prevedere per le fasce più alte l’inserimento di una quota legata alla superficie dell’alloggio ed in particolare alla sottoutilizzazione dello stesso”. Per quanto riguarda il riordino del sistema organizzativo Bani ha detto che “il livello della gestione dovrà essere necessariamente quello provinciale per garantire il governo del territorio, mentre dovrebbe essere premiato l’accorpamento fra diverse società in termini di funzione. Inoltre il sistema casa in Toscana dovrebbe essere monitorato da un’autorità pubblica regionale”.

16 Marzo 2012

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CONSORZIO ETRURIA
Concordato via libera dal 76% dei creditori

dal Tirreno 15/3/12

EMPOLI Oltre il 76% dei creditori del Consorzio Etruria hanno espresso parere favorevole alla proposta di concordato. Questa alta percentuale di adesioni è stata registrata, con la maggioranza, in tutte le quattro classi in cui erano stati suddivisi i creditori. La terza sezione civile del tribunale di Firenze, riunita in camera di consiglio, ha fissato per il 18 aprile prossimo l’udienza per eventuale l’omologa del concordato. Dopo questo atto, che conclude questa prima e delicata fase di ristrutturazione aziendale, potrà avere vita una nuova cooperativa, come previsto dallo stesso concordato, della quale faranno parte gli tutti attuali soci e dipendenti del Consorzio Etruria, che potrà riprendere la propria attività. 

«Questi intensi mesi di lavoro si spera ci portino alla positiva conclusione del concordato – afferma il presidente del Consorzio Etruria, Riccardo Sani – tutto questo è stato possibile per la fiducia che ci hanno dato i nostri creditori e per i sacrifici che hanno accettato di sopportare, insieme anche ai nostri soci e dipendenti. Ma anche per il costante e puntuale lavoro che ci hanno riservato il tribunale di Firenze ed i commissari giudiziali. In questo momento vogliamo ringraziare pubblicamente tutti questi soggetti insieme ad i nostri advisor, alla Lega delle Cooperative, ad Unicoop Firenze, ai sindacati ed alle istituzioni locali. Siamo a metà del guado». 

Ora inizia un’altra delicata fase. «La ripartenza, dopo tanto tempo, non è né semplice né scontata - dice ancora Riccardo Sani - avremo bisogno del sostegno della cooperazione e del nostro territorio. La crisi continua a mordere i nostri territori, in Toscana non è in difficoltà solo il settore delle costruzioni».

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La Btp
Sì al concordato preventivo Impresa assorbe 550 addetti

da la Repubblica 21/2/12

Approvato dai creditori il concordato preventivo di Btp a cui da mesi lavorano il commissario giudiziale Bruno Inzitari e il liquidatore Armando Vanni. Ieri lo schema ha superato la soglia del 50% delle approvazioni. Via libera, quindi, all´attuazione che dovrebbe permettere di soddisfare al 100% i crediti privilegiati e al 34% i chirografari. Già ceduto il ramo infrastrutture pubbliche a Impresa spa, che ha versato al commissario 20 milioni, si è fatto carico di debito per 118 milioni verso i fornitori e ha assorbito 550 addetti. Altri 220 milioni sono attesi dalla vendita di beni (soprattutto immobili) di società del gruppo di cui Btp è creditrice.

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Troppi appalti «anomali»
Si allungano i tentacoli dell’illegalità
I sindacati in allarme dopo l’ultimo caso di un bando pubblico 

da la Nazzione 9/2/12

L’OFFERTA MIGLIORE è arrivata da un’impresa che ha presentato il prezzo più vantaggioso (il 48% di ribasso sull’importo a base di gara fissato a 998mila euro più Iva) e le prestazioni migliori: 88 giorni di lavori, contro i 260 previsti e un’organizzazione esemplare del cantiere. Un po’ troppo per non insospettirsi e dare il via alle verifiche. Tanto più che si tratta di un appalto per la realizzazione di un asilo nido aziendale del Comune all’interno dell’ex Meyer in via Buonvicini. Si sono registrate «anomalie nelle offerte presentate», ha dichiarato un paio di giorni fa l’assessore comunale all’istruzione, Rosa Maria Di Giorgi. Di conseguenza, il Comune ha chiesto all’impresa una serie di giustificativi per capire quanto costi la manodopera, quali siano i contratti di fornitura e da dove vengano i materiali che saranno impiegati. «E se i conti non tornano – sottolinea il direttore dei servizi tecnici del Comune, Michele Mazzoni – escludiamo l’impresa dalla gara, aprendo un procedimento di non aggiudicazione, e passiamo a valutare la seconda arrivata». 

Questo tipo di ‘anomalie’ però capitano più spesso; ultimamente hanno riguardato le proposte d’appalto di 2 ditte su 3. «Anche se ad oggi – sottolinea il direttore dei servizi tecnici – nessuna delle imprese che abbiamo verificato è poi stata esclusa dalle gare perché in grado di realizzare il lavoro secondo i requisiti richiesti». Che ci siano frequenti anomalie negli appalti lo confermano i sindacati, che puntano il dito contro i committenti pubblici che spesso non rispettano la legge regionale del 2007 su sicurezza e trasparenza nell’aggiudicazione e nella realizzazione delle opere. 

Infatti è ancora diffuso il metodo del massimo ribasso (vince l’offerta dell’impresa che propone il prezzo più basso), ma anche quando, come nel caso dell’appalto dell’asilo nido, si sceglie di applicare il metodo dell’offerta economica più vantaggiosa, è bene, suggeriscono, che i controlli si facciano. «È importante farli a monte e a valle, nel momento in cui l’impresa presenta l’offerta e in corso d’opera, per verificare l’applicazione delle normative sulla sicurezza e le garanze sulla regolarità contributiva», commenta Flavia Villani, segretaria provinciale della Fillea Cgil. Ma si può fare ancora di più. «Bisognerebbe selezionare le imprese edili alle quali si affidano i lavori», sottolinea Ottavio De Luca, segretario generale della Filca Cisl di Firenze. «Nascono come funghi, non sono strutturate, aprono e chiudono in sei mesi. Non è possibile far eseguire i lavori di interesse pubblico come le scuole a chi non ha alle spalle struttura, storia, credibilità». «Sarebbe importante inoltre – prosegue De Luca – rispettare alcuni criteri previsti dalla legge regionale sugli appalti su tracciabilità dei flussi di denaro e alla provenienza dei materiali. Si rischia altrimenti di realizzare interventi che non garantiscono la sicurezza. Abbiamo visto cos’è accaduto all’Aquila col terremoto. Evitiamo di attendere la tragedia per poi mettersi a piangere». mo.pi.

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I Cantieri Arno in crisi 35 operai verso la "cassa"  

dal Tirreno 5/2/12 

LIMITE SULL’ARNO Sarà una settimana decisiva, quella che sta per aprirsi, per il futuro dei 35 operai dei “Cantieri Arno” di Pisa della famiglia limitese Picchiotti, detentrice del marchio Leopard e storica industria nautica che è caduta nel vortice di una profonda crisi produttiva e finanziaria. Da mesi senza stipendio, per i 35 operai adesso si prospetta un periodo di cassa integrazione come ancora di salvezza in attesa di una ripresa produttiva. 

A denunciare la grave situazione economica dei “Cantieri Arno”, che conferma una crisi dell'intero settore nautico, è la Fillea Cgil. «Purtroppo – spiega il segretario provinciale Pablo Cartone – dopo anni di crescita con importanti affermazioni del marchio sul mercato degli yacht di lusso, da qualche tempo si sta determinando una situazione preoccupante». Da quattro mesi i lavoratori non percepiscono lo stipendio e solo due giorni fa l'azienda ha provveduto al pagamento di una mensilità arretrata. «Questo causa enormi difficoltà agli operai e alle loro famiglie – aggiunge Cartone – e come se non bastasse le ultime dichiarazioni dell'azienda lasciano intendere un futuro molto incerto con molte ombre sul destino della società e dei dipendenti». 

Per il futuro dei 35 operai sarà determinante l'incontro di martedì prossimo tra i vertici dell'azienda e il sindacato che ha come scopo principale quello di definire i termini e le condizioni di una possibile cassa integrazione. Le cause principali della crisi sono da attribuire alla mancanza di liquidità e alla carenza di commesse dovute anche alla cessazione del rapporto con il gruppo Rodriquez, principale partner commerciale dell'azienda. 

Ma la Fillea non risparmia di attribuire responsabilità alla direzione aziendale, emblema di una più ampia crisi che ha colpito il gruppo Picchiotti, che lo scorso mese ha messo in liquidazione la “Arno Super Yacht”, aprendo la procedura di mobilità per 16 operai, poi riassorbiti nelle altre aziende del gruppo.

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CGIL TOSCANA

NOTA STAMPA

CONCORDATO CONSORZIO ETRURIA: CGIL, TRE BUONI E CONSISTENTI MOTIVI PER UN VOTO FAVOREVOLE DEI CREDITORI SOCIALI.

Firenze 27.01.2012.- Dopo il via libera dei commissari giudiziali al concordato per il Consorzio Etruria, Cgil Toscana invita i creditori sociali ad esprimere un voto favorevole nell'adunanza del prossimo 30 gennaio.

Ci sono secondo Cgil tre buoni e fondamentali motivi per farlo.

Il primo riguarda la salvaguardia di 300 posti lavoro che con altre procedure concorsuali e in assenza di una ripresa rapida dell'attività sarebbero a rischio pressoché certo.

Il secondo motivo  riguarda le stesse aziende creditrici dell'indotto che si troverebbero a perdere le commesse, possibilità di lavoro cioè,  del Consorzio  e in sovrappiù rischierebbero di vedere onorati i propri crediti in maniera significativamente inferiore.

Il terzo motivo, non meno importante degli altri due, sta nel fatto che l'assenza di una grande azienda toscana in grado di concorrere agli appalti nelle grandi opere, metterebbe la nostra regione a rischio colonizzazione totale da parte di aziende provenienti da altri regioni. nb

 

Il parere favorevole dopo sette mesi. Lunedì l'adunanza dei creditori. "Possibile salvare posti di lavoro e indotto" Il caso
Consorzio Etruria, sì al concordato

M.V. su la Repubblica 27/1/12

CONSORZIO Etruria, un passo avanti verso la salvezza. Dopo la creazione di una nuova cooperativa con dentro tutti i soci e i dipendenti, che avrà a disposizione un capitale di alcuni milioni di euro, i tre commissari giudiziali nominati dal tribunale hanno espresso parere favorevole al concordato. Un parere giudicato importante in vista dell'assemblea con i creditori del Consorzio in programma per lunedì prossimo. E accolto positivamente anche da Palazzo Vecchio, che sta aspettando la ripartenza del Consorzio aderente alla Lega delle Coop per avviare i lavori della linea 3 della tramvia.

Al termine di un lavoro durato sette mesie condensato in una relazione di 170 pagine, i tre commissari hanno concluso di «esprimere parere favorevole sulla proposta di concordato», avanzata dal Consorzio Etruria, oggi nelle mani di Riccardo Sani.

E forte di questa "promozione", l'azienda «ribadisce pertanto l'invito a tutti i creditori sociali di votare favorevolmente alla proposta concordataria durante l'adunanza del 30 gennaio».

L'approvazione del piano di concordato, si aggiunge del resto da parte del Consorzio, «consentirà il migliore trattamento possibile dei creditori, la salvaguardia di numerosi posti di lavoro e la tutela dell'indotto». Gli stessi commissari giudiziali, fa notare del resto il Consorzio, rilevano «la convenienza della procedura di concordato preventivo, non essendo ipotizzabile, un realizzo maggiore di quello ragionevolmente raggiungibile attraverso l'esecuzione della proposta depositata». I guai finanziari del Consorzio Etruria erano esplosi circa un anno fa. Provocando intoppi nell'appalto della tramvia. L'azienda delle Coop figura anche tra i proprietari della Manifattura Tabacchi, per il quale si aspetta di capire se il progetto di recupero incontra o no il favore della soprintendenza ai beni monumentali.

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