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La
gara per l´ex Electrolux è da rifare, le incertezze aumentano. E Angelantoni:
"La nostra strada si ferma qui"
Easy Green, uno dei soci lascia
da la Repubblica 13/3/2012
Il giudice non ha concesso a Easy Green la revoca del provvedimento che dichiara scaduta la gara con cui l´azienda avrebbe rilevato lo stabilimento ex Isi di Scandicci. Si farà una nuova gara, dice il giudice. Ci vorranno 90 giorni per lanciarla. «Io intendo andare avanti», ripete il presidente Gattorno. Ma Gianluigi Angelantoni, mente industriale del progetto, dichiara: «Io non sono più interessato.
Easy Green, uno dei soci abbandona
Serve una nuova gara, tutto ricomincia. Ma
Angelantoni: "La nostra strada si ferma"
La società perde il milione e
260mila euro di cauzione Incerta la cigs per i 360 lavoratori
ILARIA CIUTI da la Repubblica 13/3/2012
E´ andata come si immaginava, ma la certezza preoccupa ancora di più. Il giudice non ha concesso ieri all´azienda la revoca del provvedimento che dichiara scaduta la gara con cui Easy Green avrebbe rilevato lo stabilimento ex Isi di Scandicci. E questo dopo la richiesta in tal senso del curatore fallimentare Vincenzo Pilla. Easy Green perde il milione e 260.000 euro di cauzione. I 360 lavoratori non si sa come potranno mantenere la cigs che scade a maggio. Si farà una nuova gara, dice il giudice. Ci vorranno 90 giorni per lanciarla.
«Io intendo andare avanti», ripete il presidente di Easy Green Sebastiano Gattorno. Comunque dovrà essere costituita una nuova società, bisognerà trovare altri soci. Perché anche se l´ultima parola spetterà all´assemblea convocata dal cda di oggi, uno degli attuali soci lascia. Gianluigi Angelantoni, patron del colosso industriale umbro, «Angelantoni Industrie», e mente industriale del progetto ex Isi, dichiara: «Purtroppo a questo punto la nostra strada si ferma. Io non sono più interessato. Credo sia stato assurdo fermarci quando eravamo già quasi in porto. Si trattava di aspettare pochi giorni pur di salvare posti di lavoro. Il credito in pochi mesi è cambiato e trovare oggi banche disposte a concedere prestiti è un´impresa».
Così dichiara Angelantoni a caldo della delusione subita: «Ho messo i miei 670 mila euro, li ho persi, non metto un euro di più». Oltretutto aveva deciso di partecipare all´impresa in due modi: dentro Easy Green con Clean Tech e fuori, nel capannone, con Solar Light che sarebbe stata il catalizzatore di Kilometro verde, il progetto che avrebbe dovuto riunire a Scandicci le imprese delle rinnovabili e del fotovoltaico. A capo di un gruppo da 150 milioni di fatturato, l´industriale precisa che non avrebbe avuto nessun problema a ricapitalizzare, quando le banche hanno chiesto all´ultimo minuto un anticipo del raddoppio previsto, da 2.500.000 a 5.000.000, ma che semplicemente «era deciso fin dall´inizio che avremmo diluito le nostre quote aprendo le porte a altri soci toscani per favorire un interesse locale». Ma uno dei soci interessato ha avuto difficoltà con i tempi imposti, se ne era però trovato un altro, Mugello Lavori, pronto a versare la quota necessaria. Ma ci voleva un po´ di tempo in più e tutto è andato a gambe all´aria.
Ora altri acquirenti industriali non sembrano esserci. Pilla ha detto in tribunale che non ci sono neanche pretendenti per il solo immobile. Ma circolano voci di griffe del lusso e di altri soggetti che vorrebbero solo l´immobile frazionato. «Ma non lo avranno - giurano operai e rsu - La fabbrica è nostra e la difenderemo con tutti i mezzi». Anche il sindaco di Scandicci Gheri raccomanda di non separare stabilimento e lavoratori.
La partecipata della Regione è dentro la cordata
Reindustrializzazione la "maledizione" di Fidi
La necessità di riqualificare la
finanziaria segnalata da Cgil e Confindustria
da la Repubblica 13/3/2012
«CHIEDEREMO gli ammortizzatori e che la gara non separi stabilimento e lavoro», dice adesso l´assessore all´economia in Regione, Gianfranco Simoncini a proposito dell´ennesimo dramma dell´ex Electrolux e ex Isi che per ora non è riuscita a diventare Easy Green e a far ricominciare a lavorare 360 persone da tre anni in cassa integrazione.
Ma, visto che la Regione è sempre stata parte attiva del progetto di reindustrializzazione del capannone di Scandicci abbandonato da Electrolux e che adesso, la sua partecipata, Fidi Toscana, è dentro la cordata di Easy Green, perché le cose sono andate sempre così di traverso? Non avrete sbagliato anche voi? «No - reagisce Simoncini - Noi abbiamo sempre seguito la vicenda e continueremo a farlo. Siamo in un momento in cui reperire la risorse è difficile. Si trattava di trovare 20 milioni e non è colpa di nessuno se le banche hanno risposto solo il 15 febbraio quando la gara scadeva il 18 dello steso mese».
Eppure sembra che sulla Isi penda una maledizione. Electrolux lascia e compensa con un progetto di reindustrializzazione. Di vari progetti industriali, la multinazionale svedese sceglie quello di Massimo Fojanesi con alle spalle il fondo Mercatech e ambiziosi progetti di fotovoltaico. Il fondo è interessato a speculare, il manager cerca altri finanziatori, trova, con l´aiuto della Regione, l´industriale Saccaro che non ha un euro. E´ un buco nell´acqua. La Isi fallisce. La nuova cordata ne è forse contenta: è l´occasione di ripartire da zero. Per la prima volta si tratta di un vero gruppo industriale. Le speranze rinascono e, adesso, ricrollano.
Si sarà fidata troppo facilmente Fidi Toscana? Poco tempo fa sulle pagine di questo giornale il segretario della Cgil, Alessio Gramolati, parlava di necessità di «rinforzare e riqualificare» la finanziaria regionale e Confindustria toscana auspicava professionalità più specifiche. Di fatto si tratta di affrontare un´epoca nuova, quando non si tratta di finanziamenti ma di guidare processi di reindustrializzazione. Simoncini dice che si fa tutto il possibile. Certo è che i nomi della cordata Easy Green erano di tutto rispetto, un grande industriale, Angelantoni, un altro di fiducia, Bassilichi, uno come Gattorno che ha rilanciato Ansaldo. C´era anche un progetto industriale così credibile da essere stato approvato da un ampio pool di banche di calibro, tra cui Unicredit, Mps e BancaIntesa. E ancora, è innegabile che oggi sia difficile ottenere denaro dal banche. Comunque qualcosa deve andare diversamente.(i.c.)
FIRENZE – Easy Green: dopo l’incontro odierno della società con il giudice e il curatore fallimentare, il punto della situazione è stato fatto in un incontro tenuto in Regione.
All’incontro, svoltosi a palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione, erano presenti l’assessore regionale Gianfranco Simoncini, l’assessore provinciale Elisa Simoni, quello comunale Giorgi, il presidente di Fidi Toscana, Rafanelli, i sindacati e una folta rappresentanza delle maestranze.
“L’azienda – riassume l’assessore Simoncini – ci ha riferito che giudice e curatore hanno deciso di andare ad una nuova asta, avendo verificato che non vi sono spazi per il ritiro dell’ordinanza. Il presidente di Easy Green ha anche ribadito la sua volontà di andare avanti e ci ha informato che domani riunirà il CDA dell’azienda. Il passo successivo sarà la riunione dell’assemblea dei soci che dovrà mettere in campo le iniziative necessarie.”
Dal punto di vista delle istituzioni l’assessore Simoncini, insieme all’assessore provinciale Simoni e al sindaco di Scandicci chiederanno un incontro al giudice e al curatore fallimentare.
“Intendiamo – riferisce Simoncini – capire la volontà e sottolinerare la nostra grande attenzione per la valenza sociale della vicenda. Affronteremo inoltre il tema degli ammortizzatori sociali (la Cig scade il 1 maggio ndr) per continuare ad accompagnare la vertenza e faremo presente che la nostra propensione, come quella dei sindacati, è quella di non scorporare, nella futura asta, le maestranze dal capannone aziendale, ma di fare un’asta unitaria. Dopo l’incontro faremo il punto al tavolo con i sindacati e gli enti locali.”
In scaletta ci sono poi altri due incontri. “Una nuova riunione del tavolo si terrà- annuncia Simoncini – dopo che la Easy Green avrà tenuto la sua assemblea. Il terzo incontro invece si terrà con ENECO, l’azienda che ha annunciato di voler assumere 75 dipendenti della ex Electrolux – conclude l’assessore regionale – per la verifica di come sta andando quel progetto.” Laura Pugliesi
Easy Green, l’ora della verità oggi dal giudice
La proprietà intende chiedere di essere riammessa al versamento dei soldi
mancanti
da la Nazione 12/3/12
OGGI è il giorno della verità sulla Easy Green. Oggi arriveranno
davanti al giudice fallimentare i manager dell’azienda e le istituzioni per
chiedere un ripensamento. Una revoca della revoca decisa dopo che Easy Green
non aveva pagato i 12milioni e seicentomila euro per azienda e capannone. Ma
sarà possibile? Ragionando in punta di diritto appare abbastanza difficile.
L’articolo 587 del codice di procedura civile che disciplina il processo di
esecuzione è abbastanza chiaro: «Se il prezzo non è depositato nel termine
stabilito, il giudice dell’esecuzione con decreto (quello del 5 marzo
scorso) dichiara la decadenza dell’aggiudicatario, pronuncia la perdita
della cauzione a titolo di multa e quindi dispone un nuovo incanto \ Se il
prezzo che se ne ricava, unito alla cauzione confiscata, risulta inferiore a
quello dell’incanto precedente, l’aggiudicatario inadempiente è tenuto al
pagamento della differenza».
PERALTRO, la decadenza stabilita dal giudice deriva dal fatto che il
termine previsto per il pagamento è perentorio. E quindi non differibile.
Questo è il quadro che si presenterà stamani alle parti in causa che si
troveranno davanti al giudice. E proveranno a far cambiare idea al giudice,
che avrà il difficile compito di tenere insieme il rispetto della legge e le
problematiche sociali che derivano dal dover dare risposte a 360 lavoratori.
L’azienda ha ribadito di voler portare avanti il progetto. Ma alla fine non
sarà così semplice. «Andremo a parlare con il giudice – aveva spiegato il
presidente di Easy Green, Sebastiano Gattorno al termine dell’incontro in
Regione – per capire cosa fare, abbiamo bisogno del tempo tecnico necessario
a definire la situazione e auspichiamo di essere vicini a ricomporre la
questione».
L’OBIETTIVO? Sempre lo stesso: rilevare la ex Isi, che occupava 350
lavoratori per produrre pannelli solari, reindustrializzare il sito produttivo
e dare vita a un progetto denominato ‘Kilometro verde’, incentrato sul
solare e le energie rinnovabili. In una nota Easy Green ha spiegato di
ritenere che «sussistano ragioni, sia di interesse sociale che economico, che
ci portano a proseguire nell’impegno per dare pieno corso al progetto
industriale» e al tribunale «avanzeremo richiesta di essere riammessi al
versamento della parte mancante». La società ha confermato di «perseverare
nella ricerca di una soluzione che possa restituire all’area di Scandicci un
futuro e che i soci storici e la dirigenza mantengono il loro impegno per
portare a buon fine l’operazione e non lasciare nessuna via intentata».
Ecco qua. Oggi la partita a poker finirà. Chi ha giocato dovrà mostrare le
carte. E vedremo come finirà.
LA RICOSTRUZIONE DELLE TAPPE DALL’11 OTTOBRE FINO A OGGI
Easy Green, la verità del curatore fallimentare
Vincenzo Pilla: «Non è mai stata concessa la proroga per il versamento delle
somme»
di FABRIZIO MORVIDUCCI su la Nazione 10/3/12
«NESSUNA proroga è mai stata concessa a Easy Green per il versamento della somma dovuta». E’ il curatore fallimentare, Vincenzo Pilla a dare un quadro dei convulsi passaggi di questi giorni legati alla reindustrializzazione della ex Electrolux. «Occorre fare chiarezza sui tempi – ha detto Pilla – per dare l’esatta scansione di quanto è accaduto. La procedura di vendita senza incanto è dell’11 ottobre 2011. Dopo l’aggiudicazione, il giudice ha concesso 120 giorni di tempo agli aggiudicatari per onorare il pagamento di 12milioni e 600mila euro. In genere il termine di legge è due mesi, ma in considerazione della cifra l’opzione è stata su quattro. A inizio febbraio è stata richiesta una proroga, ma il giudice ha riferito che nel computo del termine si dovevano contare 10 giorni in più: quindi non il 7 ma il 18 febbraio».
Ma cosa è successo dopo?
PILLA ha spiegato che il comitato dei creditori a maggioranza ha dato parere
positivo alla proroga, ma questa non è mai stata concessa, visto che gli
aggiudicatari hanno successivamente informato il giudice di aver trovato gli
assetti societari e i finanziamenti necessari a ottemperare. Tutto questo fino
all’1 marzo, quando hanno nuovamente riferito di non poter versare il
dovuto. A quel punto il giudice ha deciso di dichiarare la decadenza
dell’aggiudicazione confiscando la cauzione già versata da Easy Green.
Le conseguenze sono note. Ma come se ne esce? «Occorre ricordare – ha aggiunto ancora il curatore – che siamo nell’ambito di una procedura concorsuale, che è disciplinata dalla legge. I 489 creditori hanno la volontà di rientrare; le ipotesi sono una vendita del complesso in blocco, oppure la separazione dell’azienda all’immobile che può essere anche frazionato. Non si pensi a speculazione edilizia, visto che la destinazione è produttiva».
DI CERTO le uniche difficoltà restano per i lavoratori che non hanno ancora
capito quale sarà il loro futuro. Ma quali sono le possibilità
all’incontro di lunedì? «Non sta a me intervenire né rispondere a questa
domanda – ha concluso Vincenzo Pilla – certo abbiamo sempre da imparare da
queste situazioni delicate. Staremo a vedere cosa accadrà. Vorrei però fosse
chiaro un fatto: tutti abbiamo responsabilità per i profili sociali di questa
vicenda. Io ho cercato di essere sempre chiaro coi lavoratori, probabilmente
sono state alimentate loro eccessive aspettative. Le crisi d’impresa non
sono facili, le soluzioni sono difficili e complesse».
Lunedì tutti col fiato sospeso. La speranza è che alla fine si riesca a
trovare una qualche soluzione a questa brutta vicenda dove tutti gli attori in
causa non hanno certamente fatto una gran bella figura.
La Fiom
Al corteo di Roma con 70 pullman
da la Repubblica 8/3/12
Dall´inizio della grande crisi nel 2008 alla fine del 2011 in Toscana, nel settore metalmeccanico, si sono persi «oltre 3.000 posti di lavoro». I dati sono del segretario generale Fiom Toscana, Mauro Faticanti. «Tra questi, circa 2.000 erano addetti del settore con un contratto a termine, che si sono ritrovati da un giorno a un altro senza un impiego né il beneficio di alcun ammortizzatore sociale - ha detto Faticanti - Altri 1.000 sono stati licenziati da grandi aziende in crisi come la Eaton di Massa Carrara, la Delfi di Livorno, la ex Isi, e dalle ditte del loro indotto». Dalla Toscana, per il corteo a Roma in occasione dello sciopero generale Fiom «partiranno 70 pullman organizzati da noi», ha rivelato Faticanti, «più altri 10 prenotati da altre associazioni».
CRISI: FIOM TOSCANA , DA 2008 3000 MECCANICI IN MENO 2000 I PRECARI 9 MARZO SCIOPERO E MANIFESTAZIONE A ROMA
Dall'inizio della grande crisi internazionale nel 2008 alla fine del 2011 in Toscana, nel settore metalmeccanico, si sono persi "oltre 3000 posti di lavoro". A spiegarlo, nel corso di una conferenza stampa tenuta stamani nella sede regionale della Cgil a Firenze, è stato il segretario generale Fiom Toscana, Mauro Faticanti. "Tra questi, circa 2000 erano addetti del settore con un contratto a termine o comunque precario, che si sono ritrovati da un giorno a un altro senza un impiego e senza nemmeno il beneficio di alcun ammortizzatore sociale - ha detto Faticanti - altri 1000 sono stati licenziati da grandi aziende in crisi come la Eaton di Massa Carrara, la Delfi di Livorno, la ex Isi, e dalle ditte del loro indotto". Il comparto metalmeccanico, è stato spiegato, conta in Toscana circa 110mila addetti complessivi. E, ha spiegato ancora Faticanti, "nonostante il grosso contraccolpo della crisi economica, è in piedi e da considerarsi sano: da solo garantisce ancora il 30% del Pil regionale".
La ricetta individuata da Faticanti per il suo rilancio è "come in tutti gli altri campi, lo sfoltimento della giungla dei contratti precari ed il mantenimento dell' art. 18 dello statuto dei lavoratori: questi saranno tra l'altro due degli slogan chiave della manifestazione nazionale Fiom di venerdi", dice. E proprio dalla Toscana per il corteo a Roma in occasione dello sciopero generale dei lavoratori metalmeccanici indetto dalla sigla "partiranno 70 pullman organizzati da noi", ha rivelato Faticanti, "più altri 10 prenotati da altre associazioni". Inoltre ci sarà una sorpresa: "un carro del carnevale di Viareggio - ha aggiunto - ma l'identità del personaggio su di esso rappresentato sarà svelata solo quando il carro comparirà in corteo venerdì". (ANSA) Notizia del: mer 07 mar, 2012
FIOM
CGIL TOSCANA
9 MARZO
VENERDI'
SCIOPERO E
MANIFESTAZIONE
DEMOCRAZIA
AL LAVORO
IL PUNTO
SULLA CRISI DEL MANIFATTURIERO METALMECCANICO
IN TOSCANA QUALITA' E QUANTITA' DELLA PARTECIPAZIONE DEI NOSTRI MECCANICI ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
INCONTRO
STAMPA DOMANI 7 MARZO 2012 ORE 11.30
VIA PIER
CAPPONI, 7 -FIRENZE-
La FIOM chiama, venerdì 9 marzo, i meccanici allo sciopero e li invita a partecipare alla manifestazione nazionale in programma a Roma. Uno sciopero per il lavoro, per i diritti, per la dignità dei lavoratori che si vorrebbe calpestata, per riconquistare il contratto a partire da FIAT. Sciopero e manifestazione per difendere la libertà dei lavoratori di potersi scegliere liberamente il loro sindacato senza per questo essere poi discriminati, per dire a viva voce quanto sia assurdo e pretestuoso l’attacco all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e al diritto civile di non essere licenziati ingiustamente.
Il
punto sulla crisi del manifatturiero metalmeccanico in Toscana, qualità e
quantità della partecipazione dei nostri meccanici alla manifestazione di Roma
saranno al centro di un
INCONTRO STAMPA
DOMANI MERCOLEDI' 7 MARZO 2012 ORE 11.30
C/O CGIL REGIONALE (saletta 1° piano)
VIA PIER CAPPONI, 7 -FIRENZE-
Firenze 06.03.2011
L'UFFICIO
STAMPA
Lavoratori
in ansia all´ex Electrolux dopo la decisione del giudice fallimentare
Easy Green, doccia fredda asta cancellata è tutto da rifare
ILARIA CIUTI da la Repubblica 9/3/12
Il giudice cancella l´asta con cui la società Easy Green doveva rilevare la ex-Electrolux. Non sono stati versati i soldi, svaniscono i posti per 343 operai. I lavoratori e le loro famiglie sono appesi da tre anni al palo di una cassa integrazione da 700 o 800 euro al mese che scade a maggio e che senza reindustrializzazione in atto temono non possa rinnovarsi.
Easy Green, il giudice cancella l´asta
Non sono stati versati i soldi, svaniscono i posti
per i 343 operai dell´ex Electrolux
Termini scaduti il 18 febbraio quando
l´azienda avrebbe dovuto pagare più di 12 milioni
ORA non è più la speranza. E neanche la paura. Ora è il «terrore», come dice Franco Nigi, 47 anni, due figli, un mutuo, in cassa integrazione da tre anni. E´ delegato della rsu e operaio ex Electrolux, ex Isi. Ora apprende di non stare più neanche per diventare dipendente di Easy Green come aveva creduto. Il giudice fallimentare Isabella Mariani, su istanza del curatore fallimentare Vincenzo Pilla, ha dichiarato decaduta l´aggiudicazione dell´asta con cui la nuova società Easy Green doveva rilevare l´azienda. I termini erano scaduti il 18 febbraio scorso, quando l´azienda avrebbe dovuto versare 12 milioni e 600 mila euro per rilevare lo stabilimento e non lo aveva fatto. Il giudice però aveva atteso, evidentemente pensando ai 343 operai rimasti sul lastrico, dei 360 lasciati da Electrolux. Poi l´istanza di Pilla, e la fine di tutto.
«Ormai, non la nostra speranza, ma la nostra vita è appesa a un filo e alla saggezza di chi lunedì dovrà decidere», dice Nigi. Lunedì l´azienda andrà dal giudice. «Ci ha spiegato che attraverso l´ingresso di un nuovo socio adesso si sono trovate le risorse. Chiederà al giudice di ritirare il provvedimento», dice speranzoso l´assessore all´economia in Regione Simoncini. Ma dal tribunale spiegano che l´asta è irrimediabilmente decaduta e se ne dovrà fare una nuova.
I lavoratori e le loro famiglie sono appesi da tre anni al palo di una cassa integrazione da 700 o 800 euro al mese che scade a maggio e che senza reindustrializzazione in atto temono non possa rinnovarsi. «Siamo in uno stato di panico, di ansia, soprattutto di rabbia», spiega una di loro, Luisa Nesi. Di annoiarsi del posto fisso non hanno avuto il tempo. «Non ne possiamo più - dice Luisa - Di continuo si accende una speranza e arriva una doccia fredda. Da anni. Un altro lavoro? Crede che sia facile di questi tempi? Abbiamo fatto domanda dappertutto. Ho 47 anni, non mi prendono neanche per la vendemmia. La ministra Fornero dice che si deve andare in pensione a 65 anni e lavorare di più. Magari. Noi vogliamo solo lavorare ma non ci danno il lavoro». Lei ha una figlia di 14 anni «che fa la prima superiore e costa». Per fortuna il marito lavora.
Tra gli eterni cassintegrati ci sono anche una cinquantina di coppie: niente lavoro di qua e di là. La disillusione coinvolge tutti: «Che razza di imprenditori sono questi? E come controllano le istituzioni?», si domanda Nesi. «Ci hanno illuso di continuo. Vogliamo riappropriarci della nostra vita, del nostro futuro.Senza lavoro non c´è futuro. Se lunedì dovesse andare male, e speriamo non sia così, anche le istituzioni dovrebbero porsi qualche domanda», dice Nigi.
Un tormento. Electrolux lascia nel 2009. Dopo un anno di memorabili lotte dei dipendenti, lo fa con un progetto di reindusrializzazione. Che è ancora al palo. Prima arriva Energia Futura con il fondo Mercatech. Non combinano niente, salvo battezzare lo stabilimento Isi. Poi, compare e sparisce Green Power. Finalmente a fine dicembre 2010 arriva la nuova cordata di veri imprenditori, Gattorno-Bassilichi-Angelantoni, e, come garanzia, anche Fidi Toscana. Gli operai pensano che sia davvero la volta buona, aspettano mesi e mesi, ma lo scorso 18 febbraio doveva essere fatta. Invece niente.
«Sempre il solito film», non ha più neanche il fiato Nigi. Accade perché uno dei soci, Angelantoni, che avrebbe dovuto versare, come gli altri, la sua quota per arrivare ai 21 milioni necessari tra acquisizione, capitale sociale e investimenti non ce la fa e la macchina si inceppa. «Ma andremo avanti - assicura il presidente di Easy Green, Sebastiano Gattorno - O tramite un ripensamento del giudice o anche una nuova gara. I tempi sono difficili, eppure abbiamo risolto trovando un nuovo socio. Se Mps che è il nostro advisor ci dà il via tra sette giorni abbiamo i finanziamenti del banche». Il nuovo socio è la ditta edile Mugello lavoro: verserà, racconta Gattorno, un parte della quota del socio in difficoltà. Ma sarà, a quanto pare, troppo tardi.
COMUNICATO STAMPA
Le
Segreterie di FIM FIOM UILM unitamente alle RSU ISI, preso atto stamattina
della istanza di revoca dell’ aggiudicazione dell’asta alla compagine
societaria ISI GREEN, auspicano che il Tribunale possa trovare soluzioni che
portino alla conclusione positiva di una vertenza che dura ormai da troppo
tempo e che mette a rischio il futuro di 370 famiglie.
Firenze,8 marzo 2012
«Easy non paga lo stabilimento»
E ora si rischia di ripartire da zero
Doccia fredda per 350 lavoratori. Cosa potrebbe ancora accadere
da la Nazione 8/3/12
ORE DRAMMATICHE per la ex Isi. La notizia è stata diffusa ieri sera ma solo ossi si delineerà meglio nei contorni. «Non è stata versata la somma necessaria per acquisire l’ex stabilimento Isi, - ha detto il consigliere regionale Pieraldo Ciucchi - e il giudice fallimentare ha dichiarato la decadenza dell’ aggiudicazione». Da Easy Green, la cordata che doveva subentrare, nessuna conferma né smentita. Non risponde al telefono Sebastiano Gattorno, Leonardo Bassilichi non rilascia alcuna dichiarazione: «Parleremo domani – si limita a dire – oggi nessuna conferma». Nessuna conferma, ma tanta preoccupazione da parte dei sindacati che aspettano la giornata di oggi prima di prendere decisioni.
Ora, a meno che oggi non accada il miracolo e la cordata si presenti con il denaro necessario, la situazione pare davvero difficile. E a voler essere ottimisti, proprio la volontà di differire le dichiarazioni da parte di Easy Green potrebbe lasciar percepire che oggi qualcosa potrebbe accadere. Ciucchi però non pare ottimista: «E’ un fatto di gravità eccezionale che ricade direttamente sulle spalle dei lavoratori che vedono allontanarsi così le prospettive occupazionali. E’ la conferma che in Toscana faticano ad affermarsi nuove strategie economiche e di sviluppo e che occorre abbandonare vecchi schemi finalizzati solo a garantire l’applicazione degli ammortizzatori sociali e dell’intervento pubblico».
La Isi, occupava circa 350 addetti, ma il progetto di costruzione di pannelli solari non è mai decollato e gli operai erano in cassa integrazione. L’azienda, travolta dalle difficoltà è fallita. Nel sito industriale sarebbe dovuta entrare la Easy Green, una società formata da un gruppo di imprenditori che avrebbe dovuto produrre ancora pannelli solari riassorbendo, 260 lavoratori. A metà febbraio l’assessore regionale Simoncini, riferendo in consiglio aveva dato segnali di cauto ottimismo, visto che l’azienda aveva comunicato di essere pronta a dare corso al progetto Km Verde, il piano industriale recentemente confermato e presentato alle istituzioni e ai sindacati.
Simoncini, preso atto di quanto riferito dall’azienda, aveva informato sugli ultimi sviluppi, spiegando che Easy Green aveva aumentato il capitale sociale e fatto ricorso a ulteriori finanziamenti per portare a termine l’operazione. Già 10 banche, aveva detto l’azienda, si erano espresse positivamente e formalizzato il finanziamento, mentre soltanto 2 non avevano ancora ultimato le procedure. La scadenza indicata dal tribunale era il 18 febbraio. L’azienda aveva riferito che avrebbe dato corso anche al piano operativo anticipato durante l’incontro fra proprietà, istituzioni e sindacati e procederà con le attività necessarie al ripristino della produzione. Ma per il momento i lavoratori sono in attesa che tutte queste rassicurazione trovino conferma.
Satellite Opsis, aziende italiane escluse dalla gara
"Monti inverti la rotta blocca il bando dell´Asi"
"Una bugia che nel Paese non
esistano competenze per l´osservazione ottica della Terra"
da la Repubblica 2/3/12
«Presidente Monti blocchi quel bando e ne faccia uno nuovo e diverso», chiedono Fiom, Fim e Uilm provinciali e la rsu di Selex Galileo a proposito del bando Asi (Agenzia spaziale italiana) sul satellite Opsis. Bando che esclude le aziende italiane, Galileo in testa, a favore delle straniere. Un mistero berlusconiano per chissà quali interessi, secondo sindacati e lavoratori. Se Selex Elsag esorta il governo a modernizzare l´Italia, Selex Galileo gli chiede di conservare all´Italia competenze scientifiche e industriali: «Il rilancio del paese passa da qui».
Le aziende fiorentine di Finmeccanica si ribellano. Fiom, Fim, Uilm e rsu Galileo scrivono a Monti, Passera e Profumo, al prefetto Padoin, i presidenti della Toscana e della Provincia, Rossi e Barducci, il sindaco Chini di Campi dove è lo stabilimento Galileo.
Ricordano che il direttore del Cnr fiorentino e il presidente toscano Rossi hanno già scritto a Profumo. Non è successo niente. Ora estendono a Monti e Passera. Ricordano che Opsis vale 150 milioni e che il primo stralcio, ovvero il sistema ottico di osservazione della Terra dall´alto cui si riferisce il bando Asi, 15. Spiegano che, basandosi sulla «bugia» che «in Italia non esistono competenze ottiche», il bando esclude Galileo e apre solo a Thales Alenia Space (maggioranza francese e 33% Finmeccanica) e Cgs (tutta della tedesca Ohb).
Queste aziende sì che non hanno competenze ottiche, precisano sindacati e lavoratori: dovranno dunque affidarle ad altre aziende francesi o tedesche. Una follia, insistono, visto che Galileo è leader nel settore e collabora con istituti di fama internazionale come il Cnr.
«Il rischio per Selex Galileo - conclude la missiva - è di perdere commessa e mercato futuro». Ma c´è di più: «Il rischio per l´Italia è di perdere l´intero importantissimo settore dell´alta risoluzione ottica e attività strategiche come il settore aerospaziale sviluppato da Galileo che è di Finmeccanica, la quale a sua volta è del ministero del tesoro». Più di così: sospenda quel bando, presidente. (i.c.)
Il sistema di comunicazione interpolizie bloccato da
Tremonti
"Il progetto Tetra fa crescere il governo deve
rilanciarlo"
Secondo la rsu dell´azienda l´assurdità
della situazione è stata confermata dal disastro della Concordia
da la Repubblica 2/3/12
NON solo in nome della difesa dei posti di lavoro e della storica azienda fiorentina Selex Elsag (ex Ote, proprietà Finmeccanica). Ma «in nome di un paese moderno» che i circa 400 lavoratori di Selex Elsag si domandano «perché l´Italia non voglia diventare», come dicono Simone Nenti, Luca Milani e Marcello Fasano. Una carta verso la modernità l´azienda ce l´ha in mano.
Ma il passato governo, tramite Tremonti, gliel´ha tolta. I lavoratori chiedono al governo Monti di restituirla. Selex Elsag è la detentrice della tecnica di avanguardia Tetra, il sistema di comunicazione «inter polizie» da estendere a tutta Italia, dopo essere stato realizzato in Campania, Basilicata, Calabria, Torino e una parte della Sardegna. Ma Tremonti ha dato lo stop, ritirando a Selex la commessa da 150 milioni già deliberata dal Cipe per completare Tetra in Sardegna. A cui sarebbe seguito il resto d´Italia.
Invece, tutto fermo. Come i diversi numeri di emergenza - 112, 115, 118 - che la Ue ci ha prescritto di unificare, pena multa. Anche il 112 unico è compito di Tetra. Una paralisi assurda, sottolineata, secondo la rsu, dal disastro della Concordia. Lo dimostrano, si dice, i tabulati delle telefonate, continue e ognuna con un diverso sistema di comunicazione per ogni soccorritore, membro dell´equipaggio, base a terra contattati dalla Capitaneria di porto di Livorno: alle 22; 22,06; 22,10; 22,12; 22,14; 22,16 e avanti così.
Ci fosse stato Tetra, una telefonata sarebbe bastata a parlare in contemporanea con tutti e a metterli tutti in contatto. Tetra passa dal sistema analogico a quello digitale, su una rete che funziona anche senza centrale e resiste a qualsiasi disastro, automaticamente sostituibile. «Un´occasione di crescita che il governo non può ignorare», insiste la rsu dopo che il capo di gabinetto del ministero degli interni ha mandato al prefetto copia della missiva da lui spedita a Monti e a Passera dopo, scrive, le pressioni arrivate dalla rsu e dai senatori Chiti e Passoni. (i.c.)
EASY GREEN, LO STATO
DELLE PREMESSE
L'assessore al Lavoro Elisa Simoni fa il punto in Consiglio
provinciale di Firenze rispondendo a una domanda d'attualità di Rifondazione
Isi, ex Electrolux, ora Easy Green. Punto in Consiglio
provinciale di Firenze da parte dell'assessore al Lavoro Elisa Simoni su domanda
d'attualità dei consiglieri di Rifondazione comunista Andrea Calò e Lorenzo
Verdi.
La Società Italia Solare Industrie (Isi), dunque, con decreto del Tribunale di
Firenze del 2 maggio 2011 venne ammessa al concordato preventivo. Da allora i
370 lavoratori sono in Cassa integrazione guadagni straordinaria. Nel frattempo
è nata una nuova società, Easy Green, composta da tre soggetti industriali nel
cui capitale sociale è entrata anche Fidi Toscana.
Il 22 luglio il Tribunale dispose, anche in considerazione del forte passivo
lasciato dalla Isi, la vendita senza incanto, con scadenza il 10 ottobre 2011.
Alla data prevista Easy Green prestò l'unica offerta di 12,6 milioni di euro
che, versando un anticipo di 2,1 milioni di euro,, corredata di accordo
sindacale, prevedeva la rioccupazione, nel tempo, per tutti i lavoratori.
A Easy Green si affiancavano En.Eco e Solar Light Energy dando vita a un
progetto complessivo denominato 'Km-Verde' teso ad occupare circa 260 operai
inizialmente, con l'intenzione di riattivare le linee di produzione all'inizio
del 2012.
In questo periodo, peraltro, Easy Green ha provveduto a innalzare ulteriormente
il capitale sociale, oltre a ricercare nel sistema bancario i finanziamenti per
portare a termine l'operazione.
Il 7 febbraio Easy ha informato che allo stato attuale 10 banche partecipanti
hanno dato parere positivo al finanziamento e la maggior parte di esse ha già
fornito delibera formale. Soltanto due stavano ancora ultimando le procedure. In
ogni caso entro questa settimana si dovrebbe conseguire la chiusura dei
contratti.
Easy Green, intanto, darebbe corso al piano operativo anticipato durante
l'incontro fra proprietà, istituzioni e sindacati con le parti sociali il 23
gennaio 2012, procedendo con le attività di upgrade degli impianti,
certificazione Iso, certificazioni dei pannelli e di quant'altro necessario al
ripristino della produzione.
Easy Green ha ribadito anche di voler continuare nella ricerca e promozione di
contatti tesi a identificare ulteriori società aderenti all'iniziativa 'Km-Verde'.
Per quanto riguarda la volontà di En-Eco di localizzare la produzione in un
altro sito della provincia di Firenze, si è valutato molto positivamente il
fatto che la stessa En-.Eo intenda mantenere gli impegni assunti in termini di
occupazione.
"La novità - commenta il capogruppo di Rifondazione Andrea Calò - sta nel fatto che l'assessore conferma il processo portato avanti dalle banche. Rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi e che a, piano industriale invariato, ci arrivi la notizia che le attività finalmente ripartono".
29/02/2012 12.34
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze
Easy Green entra in fabbrica
Domani la firma sul contratto
Acquisito lo stabilimento di via Meucci, che dev’essere restaurato
da la Nazione 14/2/12
EASY GREEN, domani il rogito per lo stabilimento di via Meucci. E’
quanto confermato dalla proprietà della nuova società ai sindacati, che ieri
sono arrivati presso la sede di Confindustria per un incontro al fine di fare
il punto della situazione. Dopo essersi aggiudicata l’asta fallimentare per
l’ex Isi, Easy Green si è trovata nella necessità di tenere fede agli
impegni assunti con la curatela. E alla fine, dopo che il termine è scaduto
il 18, l’offerta è diventata esecutiva.
I SINDACATI lunedì avranno un incontro più operativo per arrivare nel
cuore del problema, ovvero i livelli occupazionali e i tempi di
reindustrializzazione. La fabbrica è stata lasciata dai vecchi proprietari
con le utenze tagliate, e dopo un anno e mezzo di stop alla produzione le
erbacce sono cresciute nello stabilimento che ha subito due volte anche le
incursioni dei ladri, che hanno saccheggiato il rame e rubato computer. Quindi
ci vorrà ovviamente del tempo. Vedremo come andrà a finire. I sindacati sono
al lavoro per cercare di capire quale sarà la roadmap verso la riapertura
dello stabilimento di via Meucci.
L’AZIENDA di Sebastiano Gattorno ha confermato ai sindacati di aver
ottenuto l’apertura di linee di credito da 11 istituti bancari per il
progetto ‘chilometro verde’ . L’obiettivo è avere in via Meucci un polo
per le energie rinnovabili. Dopo anni di attese, di cassa integrazione, ora i
lavoratori stanno cercando nuove conferme. Vedremo se l’azienda darà loro
quello che cercano. Con la reindustrializzazione della ex Electrolux, Isi
puntava a realizzare un polo per le energie rinnovabili. Ugualmente con Easy
Green si punta alle energie rinnovabili con pannelli fotovoltaici, eolico,
biomasse. Certo che la crisi economica ha portato ulteriori difficoltà nel
processo di reindustrializzazione. E nel passare dei giorni anche Eneco di
Giorgio Moretti, che doveva entrare a far parte del condominio di imprese in
via Meucci, ha deciso di andare a produrre fuori da Scandicci, portando
comunque con sé 75 lavoratori della ex Electrolux. Ma si attende di capire
anche se ci saranno dei nuovi ingressi nel ‘condominio’, soprattutto per
capire quale sarà la solidità di questo nuovo gruppo industriale per
garantire ai lavoratori nuovamente delle speranze per il futuro.
L’AZIENDA ha garantito ai sindacati che il mercato è ancora solido
da consentire lo sviluppo del progetto. Certo tutto dipenderà dai tempi che
serviranno per partire con il restyling della fabbrica. Serviranno soldi e
tempo per ripartire, ma la speranza è che stavolta le basi siano davvero più
concrete rispetto alla prima avventura della Isi.
LA NUOVA PROPRIETÀ STA PER SUBENTRARE
Easy, il decollo si fa attendere
Entro sabato dovrebbe avvenire il pagamento delle quote
da la Nazione 14/2/12
ASPETTANO sviluppi. Da più di tre anni aspettano sviluppi. I lavoratori della ex Electrolux, ora anche ex Isi, non sanno ancora quale sarà l’epilogo della difficile vertenza che li vede protagonisti impotenti. I fatti. La nuova Easy Green, che si è presentata unica all’asta fallimentare per la Isi, non ha ancora versato le quote alla curatela.
Entro il 18 febbraio il versamento dovrebbe avvenire; la conseguenza sarà che il nuovo soggetto diventerà la nuova proprietà. Il sindacato a quel punto potrà stringere sulla trattativa per i livelli occupazionali, anche se i numeri dovrebbero essere bloccati. Per riassorbire quanti più lavoratori possibile, si punta al condominio d’imprese. Un condominio che, a meno di nuovi ingressi, parte già ‘zoppo’ dopo che En-eco di Giorgio Moretti ha annunciato di voler produrre in un nuovo sito visto il protrarsi dei tempi, incompatibili con quelli delle commesse già ottenute dal gruppo.
Dovrebbe aver trovato un nuovo spazio a Sesto, e sarebbe comunque disponibile a dare lavoro a 75 dipendenti ex Electrolux. Certo non manca del rammarico; se fosse confermato il riposizionamento, sarebbe davvero un peccato aver perso l’occasione di collocare En-eco a Scandicci, una impresa tutta sulle rinnovabili che avrebbe contribuito a fare sistema con le altre anche se fuori dal ‘condominio’. Nell’ultima verifica, l’assessore regionale Simoncini ha espresso ottimismo: l’azienda avrebbe comunicato il sì delle banche ai finanziamenti necessari per portare a termine l’operazione. Easy Green ha aumentato il capitale sociale e fatto ricorso a ulteriori crediti.
Ad oggi, secondo quanto affermato dall’azienda e ribadito in una nota della Regione, ci sono 10 banche che hanno dato parere positivo e formalizzato il finanziamento, mentre soltanto 2 stanno ancora ultimando le procedure. Per questi giorni l’azienda starebbe dando corso al piano operativo anticipato durante l’incontro fra proprietà, istituzioni e sindacati per procedere con le attività necessarie al ripristino della produzione. Il progetto Chilometro Verde, come è stato battezzato dalla società, destinato ad occupare circa 260 addetti.
L’assessore Simoncini a questo proposito ha ricordato come l’azienda abbia ribadito di continuare nella ricerca e promozione di contatti tesi a identificare ulteriori società aderenti all’iniziativa. E tra questi potrebbe esserci anche una società di primo piano con sede a Prato, che si occupa di energie rinnovabili.
LA REINDUSTRIALIZZAZIONE ATTESA PER GLI ULTIMI PASSAGGI PRIMA DI VEDER NASCERE
IL NUOVO PROGETTO PRODUTTIVO
Easy Green incassa il sì delle banche.
“Km Verde” è al via
da la Nazione 8/2/12
EASY GREEN il sì delle banche. La conferma arriva dall’assessore regionale Simoncini, che ha risposto a una interrogazione in consiglio regionale. Easy Green, nata sulle ceneri della ISI e dell’Electrolux, si appresta a dare corso al progetto Km Verde, il piano industriale recentemente confermato e presentato alle istituzioni e ai sindacati. Simoncini, preso atto di quanto riferito dall’azienda, ha informato sugli ultimi sviluppi, spiegando che Easy Green ha aumentato il capitale sociale e fatto ricorso a ulteriori finanziamenti per portare a termine l’operazione.
Ad oggi, secondo quanto affermato dall’azienda e ribadito in una nota della Regione, sono già 10 le banche che hanno dato parere positivo e formalizzato il finanziamento, mentre soltanto 2 stanno ancora ultimando le procedure. La società, sentito il Tribunale, ha verificato che la scadenza della procedura è il 18 Febbraio.
L’azienda ha inoltre riferito che, la prossima settimana, darà corso al piano operativo anticipato durante l’incontro fra proprietà, istituzioni e sindacati e procederà con le attività necessarie al ripristino della produzione. Alla società Easy Green si sono affiancati anche En.Eco e Solar Light Energy, coinvolti nel progetto complessivo al quale è stato dato il nome di Km Verde, destinato ad occupare circa 260 addetti. L’assessore Simoncini a questo proposito ha ricordato come l’azienda abbia ribadito di continuare a cercare ulteriori società partner.
SEAC di Calenzano, prorogata di un anno la cassa integrazione.
da la Nazione 4/2/12
L’accordo è giunto ieri nell’ambito del tavolo procedurale della Provincia di Firenze convocato per discutere la situazione dei lavoratori dell’azienda calenzanese specializzata in apparecchiature biomedicali che sta subendo una forte crisi: durante la riunione, cui hanno preso parte rappresentanti della Regione e della Provincia, delegati dell’azienda e la Rsu aziendale assistita da Fiom Cgil, le parti hanno infatti concordato il ricorso alla cassa integrazione straordinaria (quella ordinaria era già in corso dal novembre dell’anno scorso) che sarà attiva dal prossimo 14 febbraio al 13 febbraio 2013. Grazie a questo accordo i lavoratori resteranno sospesi a zero ore o con riduzione di orario di lavoro con pagamento diretto da parte dell’Inps. Il ricorso al prolungamento della Cigs arriva in un momento in cui l’azienda, dopo due anni di difficoltà economica, sta avendo il suo picco di criticità che è andato a gravare su un bilancio già in perdita rendendo la crisi strutturale. S. N.
IMER GROUP,
"ATTENZIONE AD AGEVOLAZIONI TPL"
La situazione affrontata in Consiglio provinciale nel giorno del
referendum
Imer Group. L'assessore provinciale al Lavoro Elisa Simoni ha fatto il punto della situazione in Consiglio provinciale rispondendo a una domanda di attualità dei consiglieri di Rifondazione comunista Andrea Calò e Lorenzo Verdi, nel giorno in cui si svolgeva il referendum dei dipendenti.
La Imer Group è un colosso italiano noto per la costruzione di macchine utensili per l’edilizia. Ha una delle sue sedi più importanti a Certaldo, come anche a Poggibonsi e Udine, e occupa, a Certaldo, 66 dipendenti. La Imer ha annunciato la volontà di trasferirsi a Rapolano Terme in provincia di Siena, a circa 80 chilometri dall’attuale collocazione. La scelta è stata riconfermata anche in occasione dell’ultimo incontro tra le parti, che si è tenuto il 19 gennaio scorso, quando è stato fatto il punto sugli aspetti legati alle tutele per i lavoratori. Le organizzazioni sindacali affermano che c’è un atteggiamento dell’azienda positivo in rapporto al rinnovo dei contratti di solidarietà, alla volontà dell’azienda di non licenziare e di coprire i lavoratori in ogni modo con gli appositi ammortizzatori, anche aiutandoli a ricollocarsi nelle nuove attività che prenderanno il posto di Imer nello stabilimento di Certaldo, perché vi è una previsione di occupazione dello stabilimento. I lavoratori si esprimeranno con un referendum sul futuro dell’azienda e quindi sulle loro intenzioni rispetto al risultato del confronto che è avvenuto tra le parti. Se opteranno per il sì, accettando quindi il trasferimento nel senese, avranno due anni di salari garantiti con la prospettiva di ritrovare il lavoro nell’attuale sede che vedrà l’insediamento di attività produttive, il tutto con oò supporto dell’azienda. Questo è quello che l’azienda ha messo sul piatto.
Resta sicuramente il grande rammarico di vedere un pezzo importante del sistema produttivo che delocalizza fuori del territorio provinciale fiorentino. Pur tenendo conto che l’attività non s’interrompe, c’è continuità, e anzi vi sono anche delle prospettive, "aspettiamo l’espressione diretta dei lavoratori, rimanendo comunque molto attenti sul piano della massima tutela del loro posto di lavoro". L'esito del referendum è stato un sì al trasferimento a Serre di Rapolano.
"Si presuppone che insieme alla Provincia di Firenze anche il Circondario Empolese-Valdelsa, che è comunque il soggetto che dovrebbe vigilare e monitorare sulla tenuta occupazionale e l’andamento delle attività produttive, tenga alti i livelli di attenzione - commenta il consigliere Andrea Calò - La situazione è molto delicata, 66 posti di lavoro a Certaldo sono comunque una cosa molto consistente e rilevante. C’è il problema di arrestare e contrastare la progressiva desertificazione delle attività produttive nei territori. Noi chiederemo che anche il Circondario Empolese-Valdelsa, laddove ci fosse la volontà espressa dai lavoratori di seguire le attività a Rapolano (come poi si è verificato), si faccia uno sforzo tutti insieme fra le due Province, per agevolare i trasporti".
27/01/2012 16.35
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze
CGIL Toscana
NOTA STAMPA
REFERENDUM BASSILICHI – PASSA A STRAGRANDE
MAGGIORANZA (96.01%) L'ACCORDO INTEGRATIVO AZIENDALE FIRMATO DA FIOM CGL E FIM
CISL. CALOSI (FIOM CGIL): “I
LAVORATORI HANNO PREMIATO IL NOSTRO SFORZO”
Firenze
24.01.2012.-
I lavoratori del gruppo Bassilichi hanno approvato con il 96.01% dei voti
l'integrativo aziendale. Daniele Calosi, coordinatore nazionale Fiom Cgil
Bassilichi, al termine dello scrutinio e dopo avere esaminato il risultato ha
rilasciato la seguente dichiarazione: “Siamo
molto soddisfatti di questo risultato. L'accordo integrativo aziendale è stato
siglato in dicembre dopo 10 mesi di trattative e ci ha permesso di ottenere
migliori tutele per i lavoratori sia dal punto di vista del welfare che delle
relazioni sindacali, e un riconoscimento economico significativo. I lavoratori
hanno premiato il nostro sforzo. Questo risultato dimostra che il referendum,
indetto unitariamente con regole chiare e condivise, è uno strumento che
permette ai lavoratori di esprimere democraticamente il proprio giudizio”.
I
risultati nelle singole unità produttive:
Milano:
34 aventi diritto, votanti 9, 9 sì (100%)
Bologna:
30 aventi diritto, votanti 20, 20 sì (100%)
Roma:
33 aventi diritto, votanti 33, 33 sì (100%)
Firenze:
aventi diritto 294, votanti 159, 149 sì (93,7%)
Pisa:
aventi diritto 59, votanti 47, 43 sì (91,4%)
Siena:
aventi diritto 310, votanti 209, 204 sì (97,6%)
Totale nazionale: 760 aventi diritto, votanti 477 (62,7% sul totale dei lavoratori), 458 sì (96,01%)
Il 21
dicembre FIOM CGIL, FIM CISL e RSU hanno sottoscritto con l'azienda
Bassilichi l'ipotesi di accordo integrativo aziendale per il 2011-2013. La
Bassilichi, che ha sede a Firenze, è azienda leader nel settore della gestione
della monetica. L'accordo riguarda circa 1100 lavoratori in Italia, dei quali
500 sono in Toscana distribuiti tra Firenze, Siena e Pisa.
Secondo noi si tratta di un ottimo accordo, la cui rilevanza va ricercata
anche nella sottoscrizione unitaria (affatto scontata) che per di più giunge in
una fase difficile come la quella attuale. Le trattative si sono protratte per
10 mesi ma hanno consentito di giungere a risultati significativi che
possiamo così elencare.
1. L'accordo non deroga alla disciplina contrattuale, e per
quanto riguarda la Fiom fa riferimento a contenuti contratto nazionale
unitariamente sottoscritto nel 2008.
2. Siccome vi è un dato quantitativo di prevalente lavorato
femminile, vi è un'attenzione ai tempi di vita e di lavoro delle donne, con
permessi per assistenza cura dei figli in misura maggiore rispetto a quanto
previsto dalla L. 53/2000.
3. L'azienda favorirà e incentiverà l'uso dei mezzi pubblici
locali, contribuendo ai costi per l'abbonamento annuale.
4. Vi è un aumento contrattuale che a partire
dall'ottobre 2012 prevede che ogni lavoratore percepirà un premio di risultato
di 1350 €. Ma anche sul versante della sanità integrativa vi sono dei
vantaggi: l'azienda verserà un contributo di 150 € per ogni lavoratore, che
volontariamente potrà allargare (sostenendone le spese) ai propri familiari.
5. Sono state ridefinite al rialzo le indennità di trasferta e
tempi di viaggio.
6. Le relazioni sindacali saranno più efficaci e prevedranno
vari momenti di partecipazione: viene riconosciuto il coordinamento nazionale
con aumento ore RSU e spese di viaggio; è disciplinato il meccanismo di
informazione delle strategie industriali, con incontri periodici con i vertici
(minimo ogni 6 mesi); il sindacato con RSU sarà parte attiva nei processi
formativi dei lavoratori (RSU propone anche specifici corsi di formazione per i
lavoratori); RSU seguirà andamento dei contratti atipici, con incontri
trimestrali tra le parti.
A questo proposito l'azienda ha messo per iscritto che il contratto di
riferimento è quello a tempo indeterminato, mentre per i contratti atipici dopo
36 mesi di lavoro precario scatterà l'obbligo di assunzione a tempo
indeterminato. 30 giorni prima di ogni scadenza contrattuale per l'azienda corre
l'obbligo di informare RSU e lavoratore interessato del proseguimento o meno del
contratto.
7. Infine viene riconosciuta l'ultrattività: l'accordo durerà
tre anni e sarà rinnovato automaticamente salvo disdetta di una delle parti.
Dal 12 gennaio sono state effettuate le assemblee in vista del referendum
dei lavoratori, che si è tenuto in tutti i siti il 24 di gennaio.
Entrerà in vigore dal 25 gennaio 2012.
Imer, passa il sì al trasferimento nel Senese
Dopo il referendum, incontro tra proprietà e
sindacati. Saranno messe a disposizione auto aziendali
dal Tirreno 24/1/12
CERTALDO I dipendenti hanno detto sì al trasferimento nello stabilimento di Serre Rapolano nel Senese. La maggioranza ha espresso parere favorevole con il referendum che si è tenuto ieri nell'azienda in località Salceto, alle porte di Certaldo. I dipendenti hanno iniziato a votare nella mattinata e dopo alcune ore è iniziato lo spoglio con i voti dei lavoratori.
Un risultato che è venuto fuori dopo una lunga trattativa che i dipendenti e i sindacati hanno portato avanti per scongiurare il trasferimento, una scelta che poi hanno dovuto accettare. Saranno di conseguenza ottanta, tra dipendenti e personale dell'ufficio, a spostarsi gradualmente nel 2012 nello stabilimento che è situato nei pressi dell'uscita autostradale Siena Bettolle. Si aprirà così la fase di dodici mesi con il contratto di solidarietà, mentre lo stabilimento certaldese chiuderà sempre in questo anno la sua produzione industriale. Dopo l’esito del referendum, sempre ieri, c’è stato un confronto con la proprietà dell’azienda metalmeccanica. Due ore di incontro tra vertici, Rsu e Fiom Cgil per analizzare il risultato del referendum in tutti i suoi risvolti.
La Fiom Cgil con Stefano Angelini pensa però al futuro: «L'attuale piano industriale presentato non risolve i problemi dei lavoratori - spiega il sindacalista della Fiom - perché se ai dipendenti si chiedono maggiori sforzi è altrettanto vero che adesso anche dalla proprietà ci aspettiamo altri passi». L'azienda si impegna a collocare i propri dipendenti in attività che sono legate alle professionalità Imer e nell'attesa per tutto quest’anno mette a disposizione dei lavoratori macchine aziendali con un rimborso di sette euro giornaliere per spostarsi da Certaldo a Serre di Rapolano. Si chiude in questo modo una vicenda che si era aperta alcuni mesi fa quando venne fuori la probabilità di un trasferimento dell’azienda. E che è andata avanti nel corso delle settimane quando poi la stessa Rsu dell’azienda ha dato ufficialità all’ipotesi dello spostamento della produzione nel Senese. Da tempo le aziende metalmeccaniche di Certaldo e di tutta la Valdelsa sono interessate da una crisi e in alcuni casi anche da una ristrutturazione. Più volte i dipendenti, alcune centinaia per tutto il comprensorio, hanno organizzato manifestazioni. Con presidii lungo la ex statale 429 e con manifestazioni nella piazza di Certaldo. Più volte, poi, anche il sindaco Andrea Campinoti ha incontrato alcune rappresentanze dei lavoratori.(g.b.)
BARBERINO
Cassa integrazione alla Lavorwash
da la Nazione 24/1/12
UN PRIMO passo importante verso un accordo. Si è svolto ieri alla direzione lavoro della Provincia un incontroe fra l’azienda Lavorwash, assistita da Confapi Firenze, e la Rsu aziendale assistita dalla Fiom Cgil. Obiettivo dell’incontro, individuare un percorso condiviso a seguito della decisione aziendale di trasferire l’unità lavorativa di Barberino del Mugello a Pegognana (Mantova) dove l’azienda ha la sede legale e uno stabilimento che occupa circa 200 dipendenti. L’azienda — fa sapere la Provincia — si è impegnata ad attivare le procedure di cassa integrazione straordinaria per la cessazione dell’unità operativa di Barberino per un periodo di 24 mesi.
La cassa integrazione garantirà un sostegno al reddito ai lavoratori coinvolti e per meglio gestire il processo di riqualificazione e ricollocazione degli stessi. La Provincia si è impegnata ad attivare attraverso i Centri per l’impiego tutte le misure per la riqualificazione e la ricollocazione del personale. Le organizzazioni sindacali e la Rsu hanno inoltre garantito in questo momento cosi importante della trattativa il normale svolgimento delle attività lavorative per permettere la consegna di commesse che permetterebbero all’azienda di recuperare liquidità.
IL VERTICE IN REGIONE APPUNTAMENTO OPERATIVO SUL PIANO INDUSTRIALE SUBITO DOPO
IL 7 FEBBRAIO
Easy Green, il progetto si chiamerà “Kilometro Verde”
da la Nazione 24/1/12
EASY GREEN, cauto ottimismo. Intanto c’è il nome del progetto: Kilometro Verde, ma la proprietà lo renderà noto a giorni. E’ quanto emerso dall’incontro che si è svolto nel tardo pomeriggio di oggi tra l’assessore a attività produttive, lavoro e formazione Gianfranco Simoncini, l’assessore provinciale al lavoro Elisa Simoni, l’assessore alle attività produttive e lavoro del Comune di Scandicci Andrea Giorgi, la società Easy Green (erano presenti Sebastiano Gattorno e Leonardo Bassilichi), Fidi Toscana, le organizzazioni sindacali provinciali e di categoria e le rappresentanze aziendali.
E’ l’assessore regionale Simoncini a fare il punto della situazione: «La società Easy Green ci ha informato che sta concludendo le procedure per ottemperare agli impegni con il curatore fallimentare della Isi, che ha aumentato il capitale sociale, e che il progetto di investimenti è già oggi sostenuto da un pool di nove banche». Subito dopo il 7 febbraio, data stabilita per la chiusura del rapporto di curatela, la Easy Green ha confermato la propria disponibilità ad aprire immediatamente un tavolo sindacale per dare seguito agli impegni sottoscritti con le parti sociali relativamente al nuovo piano industriale. Da parte della Regione la situazione continua ad essere seguita con attenzione. «Abbiamo anche preso atto che la decisione di Eneco di localizzarsi in un altro sito — prosegue Simoncini — garantisce positivamente il mantenimento degli impegni occupazionali assunti, e non inficia la completezza del progetto». Un progetto sotto attenzione, visto che sia Verdi e Calò (Rc) in Provincia e Nicola Nascosti (Pdl) in Regione hanno presentato interventi.
LAVORO, PUNTO SULLA EB
NEURO. L’OBIETTIVO E’ IL CONSOLIDAMENTO AZIENDALE
L’azienda ha confermato la volontà a restare sul territorio con i
41 addetti della sede fiorentina
Consolidare una presenza produttiva
rilevante per Firenze. Questo l’obiettivo e il risultato del tavolo
dell’unità di crisi che si è svolto oggi a Palazzo Medici Riccardi con
oggetto la situazione dell’azienda EB NEURO Spa che ha una sede a Verona ed
una nel capoluogo toscano, dove occupa 41 addetti di alta specializzazione
impegnati nel settore biomedicale.
L’unità di crisi di Palazzo Medici Riccardi ha ospitato un incontro fra
l’azienda e le organizzazioni sindacali alla presenza dell’Assessore
provinciale alla Formazione e Lavoro, Elisa Simoni, e del funzionario della
Regione Toscana, Michele Beudò.
L’azienda ha confermato la sua volontà di permanenza sul territorio
fiorentino, sottolineando la strategicità delle risorse umane. Le istituzioni,
presenti al tavolo delle trattative, si adopereranno per mettere in campo tutti
gli strumenti che potranno garantire i livelli occupazionali ed il
consolidamento aziendale.
20/01/2012 16:48
Provincia di Firenze
CALENZANO PRESIDIO SOTTO LA PROVINCIA
Unità di crisi per la Seac
Spiragli per nuovi partner
settanta dipendenti sono senza stipendio da cinque mesi
da la Nazione 18/1/12
TAVOLI separati ieri all’assessorato al lavoro della Provincia per la Seac di Calenzano. L’assessore al lavoro Elisa Simoni ha incontrato in riunioni distinte i rappresentanti dell’azienda che produce strumentazioni per esami del sangue (il direttore generale Scagnoli e Salvatore in qualità di procuratore dell’azienda) e la Rsu aziendale assistita dalla Fiom Cgil. Agli incontri erano presenti anche un funzionario della Regione Toscana e l’assessore di Calenzano Maria Pia Bonato.
La novità emersa ieri è stata la presentazione del piano industriale per il triennio 2012-2014 da parte dell’azienda che ha annunciato di voler continuare a svolgere l’attività sul territorio provinciale e di stare valutando tutti i possibili scenari che possano garantire il rilancio anche con l’eventuale ingresso di nuove risorse economiche.
La Provincia di Firenze e la Regione si sono rese disponibili a intervenire qualora, concretamente, questo scenario dovesse realizzarsi. Le promesse non sembrano comunque avere fatto troppa breccia tra i 70 lavoratori, in arretrato di cinque mesi con gli stipendi, che ieri hanno effettuato un presidio di cinque ore di fronte alla Provincia e sui sindacati: “Siamo disponibili a discutere del piano industriale a patto però che gli ammortizzatori per i lavoratori siano mantenuti per i tre anni del piano — sottolinea Daniele Collini di Fiom Cgil — per ora ci sembra che ci siano previsioni di tagli che vadano solo a scapito dei lavoratori i quali non riscuotono da cinque mesi lo stipendio e devono essere pagati al più presto”. La vertenza ora tornerà al tavolo procedurale che ha già fissato una riunione per il 27 gennaio: la priorità della discussione sarà l’individuazione e utilizzo di un idoneo ammortizzatore sociale che possa garantire un immediato sostegno al reddito per i lavoratori e le modalità che l’azienda dovrà mettere in atto per corrispondere le retribuzioni non ancora versate. Sandra Nistri
Occhio spaziale, Galileo esclusa: Profumo interviene
ILARIA CIUTI da la Repubblica 17/1/12
Il caso della Selex-Galileo, esclusa dal bando per la realizzazione dell´occhio spaziale Opsis, verrà ridiscusso. Il ministro Profumo lo ha annunciato in una lettera al presidente della Regione Enrico Rossi. Il governatore aveva protestato per l´assegnazione del progetto a due aziende straniere. L´azienda toscana leader nell´elettronica era stata tagliata fuori perché ritenuta priva delle competenze necessarie. Si tratta di una commessa da oltre 15 milioni di euro.
Caso Galileo, il ministro convoca tutti
Esclusione dal bando per l´occhio spaziale, Profumo
scrive a Rossi
Dopo le proteste per la decisione il
governatore commenta: "Un buon segnale"
IL caso Selex Galileo non resterà lettera morta. Verrà discusso ai più alti livelli il perché l´azienda fiorentina, campione di elettrottica, sia stata esclusa dal bando Asi per il progetto Opsis di satellite ottico per l´osservazione della terra a alta risoluzione. Il ministro Profumo scrive, ieri, al presidente della Toscana Enrico Rossi, che aveva protestato per l´esclusione, e gli annuncia un incontro a breve: tra il ministro, Rossi, Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica cui fa capo Galileo, e il presidente dell´Agenzia spaziale italiana (Asi), Enrico Saggese. «Un buon segnale» commenta Rossi. Significa che l´esclusione di Galileo non è così ovvia da dare un colpo di spugna alla questione, che il ministro ha trovato giusto discuterne, che Saggese, responsabile del bando, e Orsi, che finora non se ne era preoccupato, verranno chiamati a dire comunque la loro. La speranza a Firenze è che si provveda a una redistribuzione a favore di Galileo del lavoro che riguarda Opsis, una commessa che per ora (fase A e B1) è di 15 milioni ma che potrebbe salire nel tempo a 200 milioni di euro.
Il caso è stato per la prima volta affrontato da Renzo Salimbeni, direttore dell´Istituto di fisica applicata del Cnr fiorentino, che da sempre a collabora con Selex Galileo. Salimbeni già a novembre scrisse a Profumo, cui come titolare della ricerca fa capo l´Asi, per contestare l´affermazione contenuta nel bando che in Italia non esisterebbero le competenze per Opsis, progetto che viene offerto a due sole aziende che fanno capo, l´una alla Francia e l´altra alla Germania e che in Italia hanno presidi al nord: Thalés – Alenia (al 30% di Finmeccanica) e Cgs-Ohb. Il 29 dicembre scrive a Profumo anche Rossi avanzando l´ipotesi che si fosse voluto favorire altre regioni piuttosto che la Toscana.
Questa volta Profumo risponde subito per telefono, promette di informarsi da Asi e da Finmeccanica, poi scrive. Dice a Rossi che la scelta di limitare l´offerta a sole due imprese deriva dal valore "duale" di Opsis che da un lato fa parte di progetti bandiera del Piano nazionale della ricerca (sono 14) e dall´altro interessa il ministero della Difesa. In soldoni, appare che la scelta di ignorare Galileo fu fatta, ai tempi del bando, dagli allora ministri del Miur e della difesa, Gelmini e La Russa. Il perché lo si capirà al tavolo. Comunque adesso è certo che la questione verrà ridiscussa. Una questione evidentemente scottante se ha fatto saltare i nervi anche dentro Galileo, dove l´ azienda ha sostenuto che il bando era regolare, la Fiom (9 delegati su 13 nella rsu) ha dichiarato immediatamente sciopero, la Cisl e la Uil, che non ritenevano opportuna la fermata, l´hanno accusata di scarsa democrazia e l´azienda ha rotto le relazioni sindacali - «normale dialettica», ha poi minimizzato l´episodio – con la Fiom. Sulla base di alcune dichiarazioni fatte a Repubblica.
Lavoratori Seac
Presidio
di protesta
oggi in Provincia
DA LA NAZIONE 17/1/2012
I LAVORATORI della Seac srl di Calenzano effettueranno, oggi dalle 11 alle 16, un presidio di fronte alla sede della Provincia in via Cavour 1 in concomitanza con l’incontro previsto proprio per oggi in Provincia tra azienda, rappresentanti dei lavoratori e lo stesso ente provinciale. La decisione è stata presa ieri dall’assemblea dei lavoratori Seac conclusasi nel tardo pomeriggio. A scatenare la protesta il mancato pagamento delle ultime cinque retribuzioni (i dipendenti sono infatti in arretrato dallo scorso settembre), il rifiuto di continuare a utilizzare il contratto di solidarietà ed il mancato rispetto degli accordi presi sul pagamento degli arretrati sottoscritto in Provincia nel novembre scorso. Secondo Fiom Cgil, che sta seguendo i lavoratori nella difficile vertenza, dovrebbero partecipare al presidio una sessantina di dipendenti dell’azienda con sede in via di Prato che si occupa della progettazione, produzione e vendita di strumentazione biomedica per laboratorio (sistemi per analisi del sangue).
FIOM
CGIL FIRENZE
COMUNICATO
STAMPA
DOMANI 17
GENNAIO DALLE 11 ALLE 16 PRESIDIO
LAVORATORI SEAC SRL DI CALENZANO SOTTO LA SEDE DELLA PROVINCIA IN VIA
CAVOUR A FIRENZE
Firenze 16.01.2012.- L ’assemblea dei lavoratori dell'azienda Seac srl di Calenzano, conclusasi nel tardo pomeriggio, ha deciso, in occasione dell'incontro che si terrà in Provincia domani 17 gennaio 2012 tra l'azienda, i rappresentanti dei lavoratori e la Provincia, di effettuare un presidio.
Le ragioni della protesta sono il mancato pagamento delle ultime 5 retribuzioni (i lavoratori sono in arretrato da settembre), il rifiuto di continuare ad utilizzare il contratto di solidarietà ed il mancato rispetto degli accordi presi sul pagamento dlgli arretrati sottoscritto in Provincia a Novembre.
Il presidio si terrà davanti alla sede della Provincia settore lavoro in Via Cavour 1 a Firenze dalle 11 alle 16 circa il giorno 17 gennaio 2012.
E’ prevista
la partecipazione di circa una sessantina di lavoratori che parteciperanno al
presidio.
Segreteria Fiom Cgil Firenze
L´azienda minimizza lo scontro con la
Fiom. L´assessore Simoncini: "Auspico il ritorno a un clima di corrette
relazioni"
Selex Galileo: "Con i sindacati normale
dialettica"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 14/1/12
ASSEMBLEA infuocata ieri alla Selex Galileo nell´ora di sciopero proclamato dal Fiom. Per contestare il bando Asi (Agenzia spaziale italiana) che esclude Galileo dalla gara per la nuova missione spaziale Opsis. Ma soprattutto per protestare contro la decisione dell´azienda di rompere le relazioni con la Fiom sulla base del volantino di convocazione dello sciopero di martedì scorso e di quanto dichiarato da Daniele Calosi, della segretaria cittadina della Fiom, a Repubblica.
A testimoniare solidarietà alla Fiom, a cui è arrivata anche quella della Fiom nazionale, anche il segretario metropolitano della Cgil, Mauro Fuso: «Una rottura che vuole imbavagliare la stampa, che attacca solo la Fiom e che va contro un sindacato che si era solo preoccupato di cercare lavoro per l´azienda. C´è qualcosa che non torna e noi chiediamo trasparenza. Oltretutto il sindacato si è mosso solo dopo il Cnr e la Regione, Galileo rompe anche con loro?».
L´azienda minimizza: «Tutto ciò rientra nella normale dialettica dei rapporti azienda sindacati». Lo dice a Repubblica, dopo la reazione di stupore nata sul caso e all´esortazione dell´assessore all´economia regionale, Simoncini, ieri alla Galileo per una visita fissata in precedenza: perché «si torni a un clima di corrette relazioni sindacali». Simoncini ha ricordato gli impegni della Regione a fianco di Galileo: «Un´azienda che punta sulle tecnologie più evolute e rappresenta un´eccellenza».
L´assessore ha anche incontrato la rsu, dove la Cisl accusa la Fiom di scarsa democrazia per avere proclamato il primo sciopero pur in disaccordo con la Fim. E ha detto che Profumo «ha preannunciato a breve un incontro ministero - Regione sul caso Asi, al quale saranno invitati anche i vertici di Finmeccanica e dell´Agenzia spaziale italiana».
Selex, lo sciopero divide i sindacati
A Campi Bisenzio metà dei lavoratori ha incrociato le braccia
di MARIA SERENA QUERCIOLI su la Nazione 14/1/12
«SE LA SELEX Galileo ha rotto le relazioni sindacali con la Fiom Cgil, allora le romperà anche con il Governatore Enrico Rossi poiché la Regione Toscana ha investito sull’elettro-ottica ed ha la stessa nostra posizione». Così si è espresso Marcello Corti, segretario provinciale Fiom, ieri mattina al termine dell’assemblea sindacale in via Einstein. Allo sciopero di un ora hanno aderito 260 lavoratori su 400 presenti.
Nessun segnale invece da Fim-Cisl e Uilm che non hanno appoggiato lo sciopero. In Selex Galileo c’erano Mauro Fuso, segretario della Camera del Lavoro, il sindacalista Fiom Daniele Calosi. Ad incontrare l’azienda è arrivato anche l’assessore regionale Gianfranco Simoncini che ha ribadito come «Selex Galileo sia un punto di eccellenza per la Toscana».
Lo scontro sindacati-Selex nasce su un bando di gara dell’Agenzia Spaziale Italiana che per la realizzazione di un satellite ha escluso le aziende italiane ritenendole senza adeguate competenze; ciò ha significato la perdita di una commessa di 15 milioni di euro. «Un sindacato — ha detto Calosi — fa semplicemente quello che avrebbe dovuto fare l’azienda. Perchè Selex Galileo non ha fatto ricorso al Tar?”. A preoccupare il sindacato è anche il futuro di Selex Galileo: “Si parla – ha aggiunto Corti – della nascita della grande Selex entro il 2012, con la fusione di tre società che occupano 20.000 persone con l’obiettivo di risparmiare 100 milioni di euro. Ma di questo con noi quando parlerà l’azienda? Quando la radaristica è stata spostata a Selex Sistemi Integrati l’allora presidente di Finmeccanica Guarguaglini confermò che sarebbe stato potenziato il settore elettro-ottico: perché allora si lascia che questo bando di gara vada ad altre aziende? Siamo sicuri che se lo vincerà Thales darà qualcosa a Selex?”.
Galileo rompe le
relazioni con Fiom
Il sindacato: "L´azienda ci contesta i giudizi
espressi sull´esclusione dalla gara dell´Asi". In particolare a scatenare la
reazione sarebbero state le dichiarazioni rese da un delegato a Repubblica
da la Repubblica 13/1/12
TERREMOTO ieri alla Selex Galileo. L´azienda rompe le relazioni sindacali con la Fiom dopo che i delegati avevano dichiarato sciopero il giorno prima contro il bando Asi che esclude la loro azienda da un´importante commessa spaziale. Ma soprattutto perché un esponente della segreteria Fiom cittadina aveva fatto a Repubblica dichiarazioni critiche sia sul bando che sul comportamento dell´azienda che non lo contesta. Oltre che sulla «grande Selex» voluta da Finmeccanica per fondere tutti i rami di Selex posseduti dal gruppo in Italia, riducendo, temeva il sindacalista, gli stabilimenti da 25 a 14.
La bomba è scoppiata ieri. Quando la dirigenza aziendale ha comunicato ai delegati Fiom, che per via delle dichiarazioni pubbliche di Daniele Calosi, questo il nome dell´esponente della segreteria Fiom contestato dall´azienda, da ora in poi ogni relazione sindacale con loro era rotta. Calosi aveva criticato il bando, la reazione «passiva» dell´azienda e aveva dichiarato i suoi dubbi sul processo di fusione delle varie anime di Selex che a Firenze coinvolge sia Selex Galileo che Selex Elsag (l´ex Ote). Tanto è bastato per far decidere all´azienda la linea dura con la Fiom. Perlomeno questa è la versione dei fatti data dal sindacato. L´azienda, interpellata, non ha per ora dato la sua. Se non spiegare che il processo di integrazione Selex è talmente all´inizio da non potere essere giudicato e ripetere che per il bando non ci sono preoccupazioni.
All´origine di tutto è l´esclusione, da parte di Asi, della Selex Galileo dal bando per la produzione di un innovativo occhio elettronico che, via satellite, dovrà osservare la terra dallo spazio. Con la motivazione, denunciata per primo dal direttore dell´Istituto di fisica applicata del Cnr fiorentino, Renzo Salimbeni, che «l´osservazione della terra nel campo ottico non è attualmente una capacità autonoma dell´Italia». E di lì, la sollevazione. Prima di Salimbeni, poi del presidente della Toscana Enrico Rossi. Ambedue si appellano al ministro Profumo, che come titolare della ricerca controlla l´Asi, perché sia sospeso un bando che disconosce, protestano, una conclamata capacità italiana che fa capo, in particolare, proprio alla Galileo, leader da sempre nell´ottica. Il timore è che i 15 milioni e le importanti competenze della commessa finiscano fuori, non solo Galileo, ma anche Italia. Dal momento che il bando si rivolge esclusivamente a due aziende che hanno capo, Thalés Alenia (cui partecipa al 30% Finmeccanica proprietaria di Selex Galileo) alla Francia, e CGS alla Germania.
Sindacati e lavoratori Galileo leggono la notizia sui giornali, si allarmano, protestano per non essere stati informati dall´azienda, chiedono un incontro, l´azienda, è il loro racconto, dice che la cosa non li riguarda, che va tutto bene e che non ha nessuna intenzione di ricorrere al Tar, come chiesto dalla rsu, anche perchè confida di avere lavorazioni da Alenia. Nessuno si convince, la Fiom da sciopero mercoledì scorso e Calosi fa le sue dichiarazioni. Ieri, la rottura con la Fiom. I delegati insorgono. Oggi è di nuovo sciopero dalle 10 alle 11 con assemblea a cui parteciperà anche il segretario fiorentino della Fiom, Marcello Corti. Ci sarà in Galileo a quell´ora anche l´assessore regionale all´economia Simoncini che già in precedenza aveva fissato visita e orario.
«E´ la prima volta in venti anni di storia sindacale - dice stupito Corti - che vedo il sindacato attaccato perché difende gli interessi dell´azienda. Non me ne so dare spiegazioni. La rsu aveva solo chiesto chiarezza di fronte a un bando che rischia di escludere il paese da un´importante operazione scientifica e economica. L´azienda ha risposto che non era compito nostra interessarsene. Ne sarei felice, ma allora che se ne occupi lei». Esterrefatta non solo la Fiom, ma anche la Cgil. «Quanto accaduto in Galileo è assolutamente inedito - dice il segretario toscano Alessio Gramolati - Non so se sia la modernità ma colpisce che si rompano le relazioni sindacali con coloro che cercano di trovare il lavoro per la propria azienda».
Comunicato
stampa e invito stampa
La Selex ( Galileo) di Firenze annuncia rottura relazioni sindacali con la RSU FIOM
Al termine
dello sciopero con assemblea di oggi l’azienda ha convocato la RSU-FIOM comunicandogli che a seguito delle dichiarazioni uscite a mezzo stampa
riguardo alle preoccupazioni sul Bando ASI inerenti al SATELLITE OPSIS e sull’avvio del processo di unificazione
delle aziende SELEX ha deciso di interrompere qualsiasi relazione
sindacale con la RSU FIOM.
LA RSU FIOM CONSIDERA LA DECISIONE
DELL’AZIENDA GRAVE ED INACCETTABILE E PER QUESTO MOTIVO
PROCLAMA
per
domani venerdì
13 Gennaio 2012
1 ORA DI
SCIOPERO con ASSEMBLEA
DALLE 10.00
ALLE 11.00
Parteciperà il Segretario Provinciale FIOM di FirenzeMARCELLO CORTI
La
stampa è invitata
La sede dell’azienda è in via Einstein a Campi
Bisenzio
Fiom all´attacco dopo l´esclusione dell´azienda dal
nuovo progetto dell´agenzia spaziale italiana: un affare da 15 milioni
Occhio elettronico, sciopero alla Galileo
ILARIA CIUTI su la Repubblica 12/1/12
SCIOPERO stamani di un´ora dalle 10 alle 11 alla Selex Galileo. Lo proclama la Fiom, ma la preoccupazione è comune a tutta la rsu dopo che l´Asi (agenzia spaziale italiana) ha escluso la Galileo dalla gara per la costruzione del nuovo occhio elettronico per osservare la terra dallo spazio. Una commessa da 15 milioni che punta, oltre che su un´azienda di origine tedesca, sulla franco-italiana Thalés- Alenia, il cui 30% è di Finmeccanica, proprietaria anche di Galileo. E ciò nonostante la storica impresa fiorentina sia leader nell´ottica nucleare come ha rivendicato il presidente della Toscana Enrico Rossi chiedendo la sospensione del bando al ministro Profumo, il quale ha promesso di informarsi e poi decidere. In attesa di una risposta scritta, Rossi incontrerà la rsu. «Me lo hanno chiesto. Lo farò subito in questi giorni».
La decisione di scioperare è nata dopo che ieri i vertici Galileo hanno incontrato la rsu che aveva criticato la decisione aziendale di tacere sul bando e di non fare ricorso al Tar per contestare la scelta dell´Asi. L´azienda però ha confermato di non voler fare ricorso, di non considerare negativo il bando Asi, sostenendo che siccome anche Alenia è di Finmeccanica ci saranno ricadute di lavoro su Galileo. «Un´affermazione pretestuosa - contesta Daniele Calosi della Fiom - Non fosse altro perché dentro Thalés-Alenia Finmeccanica è minoritaria. Comandano i francesi e le lavorazioni finiranno fuori d´Italia con danno nazionale». Né l´allarme finisce qui. «Il cda di Finemeccanica ha avviato il processo di fusione tra tutte le diverse anime di Selex in Italia con una riduzione da 25 a 14 stabilimenti complessivi», annuncia Calosi. Si tratta di Selex Sistemi Integrati e degli altri due rami di cui fanno parte gli stabilimenti fiorentini di Selex Galileo e Selex Elsag (l´ex Ote) che temono una riduzione di posti di lavoro.
RSU FIOM SELEX GALILEO - CAMPI BISENZIO
NOTA STAMPA
BANDO ASI,
AZIENDA DICE CHE NON E' QUESTIONE DA TRATTARE COL SINDACATO E LA RSU RIPONDE CON
UN'ORA DI SCIOPERO
Firenze 11.01.2012.- Di fronte alla risposta dell’Azienda che in relazione alla questione del bando ASI per la realizzazione del satellite OPSIS ha affermato che Selex Galileo non intende affrontare la questione con le OO.SS. e confida di essere coinvolta nel caso il bando venisse assegnato a Thales, considerato il momento delicato che vede l’avvio di fatto, con la costituzione di un Transition Team, del processo di costituzione della Selex unificata, la RSU FIOM manifesta grande preoccupazione per gli scenari futuri e invita alla massima attenzione le istituzioni per mantenere eccellenze tecnologiche sul territorio che potrebbero andare perdute nel processo di ristrutturazione. Per tutti questi motivi
LA
RSU FIOM PROCLAMA
1
ORA DI SCIOPERO con ASSEMBLEA
e
la PARTECIPAZIONE delle OO.SS. territoriali
DALLE
ORE 10 ALLE 11 DI DOMANI 12 GENNAIO 2012
RSU FIOM SELEX
GALILEO - CAMPI BISENZIO
Ottimismo Pertici: usciremo dalla crisi
dal Tirreno 13/1/11
CERTALDO Innovazione, nuovi mercati, uscita graduale dalla crisi. Questi gli obiettivi del piano industriale presentato per il 2012 dalla Pertici, l’azienda certaldese che a Certaldo dal 1967 produce macchine per l’industria dei serramenti in alluminio e pvc. La sua produzione, completamente made in Italy ,sarà rinnovata e potenziata per potersi proporre a nuovi clienti con sempre maggiore attrattività. Il fatturato, dopo un periodo di forte difficoltà, ha ripreso a crescere e dunque si vanno superando le preoccupazioni legate agli stipendi. Sul personale, assicurano dalla proprietà, non sono previsti tagli. L’azienda comunque nei prossimi mesi continuerà a ricorrere alla cassa integrazione. La Pertici nei suoi tempi d’oro, contava svariati milioni di euro di fatturato e fino al 2006 aveva conosciuto una costante crescita. Adesso, con l’arrivo anche di nuove figure manageriali, si sta attrezzando per poter affrontare al meglio le sfide del mercato con i suoi nuovi prodotti, potenziando e innovando quelli che hanno fatto la storia della Pertici. La gran parte della produzione è calibrata sul mercato estero, nella misura del 90 per cento.
I paesi in cui da sempre la Pertici esporta di più sono Inghilterra, Francia, Germania, Russia e più recentemente da paesi in via di sviluppo come l’Algeria e l’America Latina. Il primo appuntamento in programma per presentare la nuova linea è a marzo, in Germania, più precisamente alla fiera di Norimberga. La crisi esplosa nel 2008 non è dunque ancora alle spalle ma ci sono segnali che la Pertici possa risollevarsi da questa congiuntura difficile. «A livello di struttura organizzativa - si legge in una nota della società - l’azienda si sta preparando per cogliere le nuove sfide dei mercati, forte anche del rafforzamento patrimoniale recentemente realizzato».
I due comproprietari, Mario Caponi e Riccardo Cerrini, soci al 50%, hanno deciso di fare uno sforzo per il bene dell’azienda che adesso punta anche «a ulteriori proficui rapporti con alcuni distributori in nuovi mercati, puntando anche alla dismissione di alcuni aspetti che non portano profitti all’azienda. A breve avremo un incontro con i sindacati, dove ribadiremo le nostre posizioni, in virtù del fatto che probabilmente non metteremo mano al numero dei dipendenti e impiegati». Alla Pertici lavorano 19 impiegati e 26 operai. Per questi ultimi a rotazione è stato necessario ricorrere alla cassa integrazione ordinaria in scadenza il 31 gennaio. Giovedì prossimo ci sarà un incontro tra sindacati e proprietà per esaminare il piano industriale. Anche lo showroom di Badia a Cerreto, nel comune di Gambassi Terme, avrà un ruolo centrale nel futuro dell’azienda in quanto sarà la vetrina in cui i clienti potranno controllare la bontà delle nuove macchine. Giacomo Bertelli
CRISI SEAC, TAVOLO
AZIENDA-SINDACATI IN PROVINCIA. SIMONI: “VERIFICA DELLE TUTELE PER I
LAVORATORI”
Intanto l’azienda si è impegnata ad inviare celermente all'’Inps la
documentazione necessaria per velocizzare il pagamento ai lavoratori dei mesi di
novembre e dicembre della Cassa Integrazione
Oggi i rappresentanti dell’azienda Seac srl, con sede a Calenzano, assistita da Confindustria Firenze e la Rsu aziendale, assistita dalla Fiom- Cgil si sono riuniti al tavolo procedurale della Provincia di Firenze.
L’incontro ha avuto per oggetto la verifica e il monitoraggio della cassa integrazione guadagni ordinaria che l’azienda ha attivato dal 14 novembre 2011 per 13 settimane e, visto il perdurare della crisi economica e finanziaria in cui versa l’azienda, la discussione sulla possibilità di utilizzare altri ammortizzatori sociali idonei per far fronte alla situazione. L’azienda si è impegnata ad inviare celermente all'’Inps la documentazione necessaria per velocizzare il pagamento ai lavoratori dei mesi di novembre e dicembre della Cassa Integrazione Ordinaria ed ha illustrato il Piano Industriale per il periodo 2012/2014 approvato di recente dal Cda.
Le organizzazioni sindacali preoccupate per il fatto che l’azienda ha disatteso gli impegni economici presi davanti alla Provincia di Firenze hanno chiesto garanzie per il futuro; l’assessore Simoni ha quindi convocato un incontro del tavolo dell’unità di crisi per il 17 gennaio e, nel frattempo la Provincia ha chiesto all’azienda di non attivare alcuna procedura.
“Nella riunione del 17 gennaio – ha detto l’assessore provinciale al lavoro, Elisa Simoni – il nostro principale obiettivo sarà quella di mettere al riparo i lavoratori che da troppo tempo soffrono questa grave situazione, mediante la verifica della loro copertura economica con gli appositi ammortizzatori. E certamente dovremo affrontare anche il nodo cruciale del futuro dell’azienda nel suo complesso. Insieme alla Regione, come di consueto, faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità”.
12/01/2012 17:15
Provincia di Firenze
EASY GREEN, PRESTO
DUE TAVOLI PER FARE IL PUNTO SUL PROGETTO
Incontro dell'assessore Simoncini con
l’assessore al lavoro della Provincia di Firenze Elisa Simoni, il Comune di
Scandicci, le organizzazioni sindacali, le rappresentanze aziendali e il
direttore di Fidi Toscana Giovanni Ricciardi
Il punto sulla situazione di Easy Green è stato fatto oggi nel
corso di un incontro convocato dall’assessore alle attività produttive,
lavoro formazione Gianfranco Simoncini. Alla riunione, oltre all’assessore,
hanno partecipato l’assessore al lavoro della Provincia di Firenze Elisa
Simoni, il Comune di Scandicci, le organizzazioni sindacali provinciali e di
categoria, le rappresentanze aziendali e il direttore di Fidi Toscana Giovanni
Ricciardi.
L’incontro è stato convocato su richiesta delle organizzazioni sindacali ed
è servito ad informare le organizzazioni sindacali del fatto che, per domani,
è in programma l’assemblea dei soci di Easy Green. L’assemblea servirà a
dare seguito all’aumento di capitale e dare corso alle procedure con
l’obiettivo di ottemperare all’impegno assunto con il curatore fallimentare
di Isi entro il prossimo 7 febbraio.
L’assessore ha informato i sindacati dell’incontro avuto con
l’amministratore di Eneco Moretti, che gli ha fatto presente come la società
stia lavorando per attivare quanto prima la produzione, così come previsto da
piano, riconfermando gli impegni assunti per quanto riguarda i posti di lavoro.
La società ha inoltre informato l’assessore di star valutando, per una
questione di tempi, la possibilità di una diversa collocazione dell’attività
produttiva.
A seguito di queste notizie è stato deciso che nei prossimi giorni saranno
convocati due tavoli, uno con la società Easy Green e l’altro con la società
Eneco.
11/01/2012 19.54
Regione Toscana
L’amministrazione a fianco dei lavoratori contro il
ridimensionamento dell’azienda
«Non abbandonate Certaldo»
Un appello del sindaco Campinoti ai vertici della
Imer
dal Tirreno 7/1/12
CERTALDO. Il sindaco è preoccupato per il futuro della Imer e chiede un incontro alla proprietà caldeggiando la scelta di non abbandonare Certaldo. «A seguito delle preoccupanti notizie sulla eventualità di un ridimensionamento dello stabilimento produttivo Imer - spiega il sindaco Andrea Campinoti in una lettera aperta - ritengo doveroso far conoscere alla cittadinanza il pensiero dell’amministrazione comunale su questa situazione». «Innanzitutto ci dispiace, considerata la storia dello stabilimento e la rilevanza che questo ha per l’economia del territorio, che non ci sia stata l’accortezza da parte dei vertici dell’azienda di venire ad incontrare l’amministrazione comunale - spiega - per raccontare cosa sta accadendo e quali sono le strategie future della Imer in merito». Un incontro sarebbe stato utile, pensa Campinoti, «per capire le reali difficoltà e valutare tutte le ipotesi possibili per mantenere aperto il sito produttivo di Certaldo». Un impegno, questo, per il quale l’amministrazione comunale «è disposta ad impegnarsi con tutti i mezzi a sua disposizione. Spero quindi che si possano creare presto queste condizioni e colgo l’occasione per rinnovare la vicinanza e l’impegno, mio e di tutta l’amministrazione comunale, nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori dell’azienda Imer». «Ribadisco anche che, a prescindere dalle scelte finali dell’azienda - va avanti - la vocazione e la destinazione ad area produttiva di tutta quella zona e di quel sito produttivo rimarranno immutate, in un contesto che, con l’imminente apertura della nuova 429, darà slancio e competitività a tutto il comparto manifatturiero lì presente».
«Auspico quindi che con l’inizio del nuovo anno, e con la ripresa della discussione tra azienda e sindacati - conclude Andrea Campinoti - si possa far sì che il sito produttivo Imer di Certaldo sia non solo non ridimensionato nelle future strategie aziendali, ma si individuino anzi le opportune iniziative per valorizzarlo e qualificarlo, a partire dalle importanti capacità e professionalità che attualmente lì vi operano».
"Diciassette aziende emigrate dove
il lavoro costa di più"
La Fiom: perché i proprietari non erano di qui
Confindustria: molte le
cause, tra cui la dimensione delle aziende e le regole incerte
da la Repubblica 5/1/12
LA lista è lunga. Nomi e nomi di aziende: 17 solo tra quelle metalmeccaniche sparite da Firenze e dintorni tra il 1998 e oggi. Ma quello che è più triste è il saldo: 1.689 posti di lavoro persi. Le aziende hanno chiuso «non per trasferirsi in paesi a più basso costo del lavoro, ma al contrario in regioni d´Italia, al Nord, o in paesi dove il lavoro costa di più», spiega il segretario della Fiom fiorentina, Marcello Corti, che ha stilato la lista. La Benninger che da Campi ha trasmigrato in Svizzera lasciando 150 lavoratori, la Uniloy da Calenzano a Abbiategrasso (120 adetti), la Pasquali (100 posti persi) trasferita, anch´essa, a Abbiategrasso, la Matec (280 persone) da Scandicci a Brescia, La Benelli (200 posti) da Calenzano a Lecco e Brescia, l´Electrolux (480 posti) da Scandicci all´Ungheria ma anche a Pordenone. E via con l´elenco.
Chi ha ucciso le industrie metalmeccaniche fiorentine? La crisi? «Forse ora», dice Corti. Ma la storia è lunga, continua. «Le aziende sono finite lontano perché lontano era la loro testa. Quando si è trattato di razionalizzare i proprietari venuti da fuori hanno fatto l´interesse di casa loro». Ma perché tante teste da fuori? «Perché per troppo tempo - è la risposta - l´imprenditoria locale ha preferito investire nella rendita piuttosto che nella produzione». E adesso? «Le energie, le idee, le possibilità ci sono - conclude Corti - Si tratta di sostenerle e di smettere di parlare di taglio del costo del lavoro come soluzione. Il costo del lavoro non c´entra, le aziende sono fuggite dove il lavoro costa di più. I problemi sono altri, è lo sviluppo».
Ma cosa dice l´altra parte della barricata? Secondo il presidente di Confindustria Firenze, Simone Bettini, i numeri ci sono anzi le aziende emigrate «sono assai di più». Le spiegazioni secondo lui sono variegate. «E´ successo per ragioni diverse - spiega - Una dipende dalla dimensione del nostre aziende che sono troppo piccole e dove manca la cultura del mettersi insieme, dell´aggregazione ma anche dell´acquistarsi a vicenda. Per questo da tempo vado dicendo che sarebbe necessaria, e qui il compito è più della politica, una task force che aiutasse le aziende a cambiare mentalità ma che offrisse loro anche un aiuto tecnico». L´altra ragione, continua Bettini, è che spesso si tratta di multinazionali «scoraggiate dall´incertezza e dal continuo cambiamento di idee e di regole di questo paese». Dipende, secondo Bettini, dalle politiche dei governi nazionali, ma a volte anche locali. «Finora in Toscana si è appoggiata un´idea per cui la manifattura sembrava secondaria. Adesso, con questa amministrazione regionale, c´è per fortuna un´inversione di tendenza. Ma dopo tanti anni il lavoro è per forza duro e in salita». (i.c.)