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altri articoli 2011

Giornata nazionale contro la precarietà: i giovani della Cgil in piazza anche a Firenze

Stasera alle 21 secondo appuntamento in piazza Santo Spirito

Stamani iniziativa in piazza Dalmazia organizzata dai giovani della Cgil in occasione della Giornata nazionale contro la precarietà. Stasera nuovo appuntamento dalle 21 in piazza Santo Spirito

Da La Nazione On Line 10 maggio 2012 - Un appello alle forze politiche perché, dopo tante parole, a sostegno dei giovani precari arrivino finalmente i fatti. E' quello che ha lanciato stamani da piazza Dalmazia l'assessore alla mobilità del Comune di Firenze, Massimo Mattei, che, insieme all'assessore provinciale al lavoro, Elisa Simoni, e al presidente del Quartiere 5, Federico Gianassi, ha partecipato all'iniziativa organizzata dal coordinamento giovani della Cgil in occasione della Giornata nazionale contro la precarietà.

Tra le tante storie raccontate al microfono, quella di Roberto Baglioni, 44 anni (portati bene) e due lauree. «Faccio l'archivista – spiega – ma per lavorare sono stato costretto ad aprire una partita Iva. Guadagno 30mila euro lordi l'anno, ma, tolte le tasse, mi restano mille euro netti al mese, che spendo per pagare l'affitto al nero».  «Se continua così – aggiunge – nel 2013 dovrò chiudere la partita iva e andare a mendicare. Quello che chiedo non è un lavoro fisso, ma vorrei anche per noi, che lavoriamo nel mondo della cultura,  tutela e rappresentanza».

Alberto Gherardini è da tre anni assegnista all'Università degli Studi di Firenze. «Non ho vinto il concorso da ricercatore, ma faccio le stesse cose di un ricercatore», racconta. «Solo che vengo pagato meno e il mio contratto ha durata annuale». Come loro, tanti ragazzi che sognano un lavoro dignitoso e un futuro. Teresa, ad esempio, che spera un giorno di aprire uno studio di avvocato. «Ma la vedo dura. Ho 28 anni, e sto facendo i miei tre anni non retribuiti per accedere alla professione. Due anni, infatti dura il praticantato, che per legge non è retribuito, più un altro anno che passa per sostenere l'esame. Come facciamo a costruirci un futuro?».

Stasera, dalle 21, i giovani precari si riuniranno in piazza Santo Spirito per confrontarsi sulla loro condizione. Sottofondo musicale a cura della Large Street Band. Monica Pieraccini

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MANIFESTAZIONI DATI ALLARMANTI, LA CGIL SI MOBILITA. APPELLO A MONTI
Precari «ostaggio» di 46 contratti 

da la Nazione 9/5/12 

«ABBIAMO trovato un muro davanti a noi, fatto essenzialmente di mancanza di opportunità, e l’accusa di essere addirittura troppo qualificati e troppo costosi per le aziende, ci costringe ad accettare contratti che declinano nelle forme più varie la precarietà e lo svilimento delle nostre competenze». E’ un appello alla sopravvivenza quello che lanciano i giovani ‘Non più disposti a tutto’ della Cgil al presidente del Consiglio Mario Monti, oggi a Firenze. Dal suo governo, scrivono, «ci aspettavamo una netta inversione di marcia rispetto alle politiche precedenti». Invece, dopo sei mesi, «siamo disorientati e preoccupati». 

Oggi pomeriggio una delegazione di giovani precari cercherà di riuscire nella missione (quasi) impossibile di consegnare a mano la lettera a Monti, perché qualcosa finalmente cambi. «La disillusione tra i giovani nei confronti dei partiti e dei sindacati è forte», commenta Andrea Brunetti, della Filcams. «Chiediamo che per i giovani si faccia qualcosa di concreto, mantenendo l’articolo 18 ed eliminando le forme contrattuali più estreme, come l’associazione in partecipazione e il lavoro a chiamata. Non è accettabile che ci siano 46 tipi di contratti precari». Tanto più che, con la crisi, la situazione peggiora di anno in anno. Analizzando le tipologie contrattuali dei 190mila avviamenti a lavoro del 2011 in provincia di Firenze, il lavoro intermittente, cioè a chiamata, è aumentato di oltre il 40%, coinvolgendo più di 13mila persone, in gran parte giovani, mentre sono scesi del 4,3% quelli a termine e del 30,2% i contratti da dipendente a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni. In Toscana, inoltre, il 98% dei lavoratori cococo e cocopro è in regime di monocommittenza, ovvero lavora per una sola azienda, con una retribuzione media che si aggira sui 9mila euro lordi l’anno. «Una spia del fatto che – spiega Alessio Branciamore, della Nidil – in realtà dietro il lavoro autonomo dei giovani quasi sempre si nasconde un lavoro da dipendente».

PER FAR riportare ancora una volta l’attenzione sul tema, domani, 10 maggio, in occasione della ‘Giornata contro la precarietà’, organizzata a livello nazionale dalla Cgil, i giovani precari daranno vita a due iniziative. A partire dalle 10, in piazza Dalmazia, è previsto un momento di dibattito e confronto, al quale sono stati invitati gli assessori al lavoro di Provincia e Comune di Firenze e i parlamentari toscani. Alle 21, in piazza Santo Spirito, volantinaggio con una performance teatrale e la musica della Large Street Band. Monica Pieraccini

Il premier a Palazzo Vecchio i sindaci gli scrivono

da la Repubblica 9/5/12

E' ATTESO per le 12.30 oggi il premier Mario Monti, alla sua prima visita ufficiale in città. Sarà in Palazzo Vecchio per partecipare alla conferenza sullo Stato dell' Unione, due giorni di dibattito sull' Europa organizzati dall' istituto universitario europeo. Si parlerà di crisi economica internazionale, stato di salute dell' euro nella conferenza alla quale parteciperanno anche il presidente della commissione europea Josè Manuel Barroso e i commissari europei agli affari economici Olli Rehn e al mercato interno Michel Barnier. Intorno alle 13.30 Monti dovrebbe parlare nel Salone dei Cinquecento, poi alle 14.30 nel Salone de' Dugento incontrerà la stampa. In vista dell' arrivo del premier due lettere a lui indirizzate. 

Quella del leader toscano dell' Anci Alessandro Cosimi, che a nome dei Comuni chiede un incontro a Monti: «La ringraziamo di aver ridato credibilità al Paese ma ora è urgente una revisione del patto di stabilità», manda a dire il sindaco di Livorno e presidente regionale dell' associazione dei Comuni. 

Scrivono a Monti anche i giovani della Cgil, che intendono consegnare il testo direttamente nelle mani del premier: «Nell' ultimo anno in Toscana c' è stato un boom del lavoro a chiamata che è aumentato del 40%. Noi ne chiediamo la cancellazione perché questo fenomeno nasconde il lavoro nero», scrivono chiedendo modifiche alla riforma del lavoro. 

Alle 17.30 invece in piazza dell' Unità italiana manifestazione della sinistra dissidente «per denunciare le pratiche antidemocratiche dell' Unione Europea nel giorno in cui in città sbarcano i massimi rappresentanti del neoliberismo europeo».

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CONFERENZA STAMPA

Verso il 10 maggio, giornata contro la precarietà

La Segreteria della CGIL di Firenze ha organizzato per

Domani, Martedì 8 Maggio, una Conferenza Stampa

che si terrà dalle ore 11

presso la Camera del Lavoro di  Firenze, in Borgo dei Greci 3.

Nella conferenza stampa verranno annunciate le iniziative  e i presidi  che si terranno a Firenze il 10 Maggio, giornata contro la precarietà indetta dalla CGIL nazionale.

Nel corso della Conferenza stampa saranno illustrate le posizioni dei giovani della CGIL e dell’intera confederazione che richiede una riforma del lavoro che contrasti per davvero la precarietà e che crei nuova occupazione.

Infine in conferenza stampa verranno illustrati i più recenti dati  sulla precarietà nel nostro territorio.

Saranno presenti i responsabili del Coordinamento Giovani della CGIL e del NIDIL CGIL.

Firenze,lunedì 7 maggio 2012

PRECARIETA’: L’UNICO TAGLIO GIUSTO

10 MAGGIO GIORNATA CONTRO LA PRECARIETA’

9.00 AULA 4 S. REPARATA ASSEMBLEA D’ATENEO

10.00 PIAZZA DALMAZIA PRESIDIO

21.00 PIAZZA S. SPIRITO “IL NOSTRO FUTURO” + LARGE STREET BAND

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Formazione vincente non si cambia
«Così il posto si ritrova in fretta»
L’assessore Simoni: l’aggiornamento è la carta decisiva 

da la Nazione 1/5/2012

L’ARMA in più per battere la crisi — dice l’assessore provinciale al lavoro, Elisa Simoni — si chiama «formazione permanente». Chi perde il lavoro deve essere in grado, nel giro di poco tempo, di ritrovarlo. Un’azienda che cerca una certa figura professionale deve essere in grado, in tempi rapidissimi, di avere sul tavolo decine di curriculum di possibili candidati. «Non deve accadere che una parte della domanda e dell’offerta di lavoro non si incrocino. Di fronte a una crisi come questa non ce lo possiamo più permettere» aggiunge Simoni. Con i tempi che corrono, e i soldi dello Stato che scarseggiano, chi perde il lavoro avrà sempre meno sostegni al reddito. I cosiddetti ammortizzatori sociali avranno un tempo di vita più breve. Hai perduto il posto? Bene, ti diamo una mano nei primi tempi, ma poi devi cavartela da solo per ritrovarlo. Un modello meno assistenziale, un processo considerato inevitabile perché la crisi in atto segna una svolta epocale. Ci stiamo avviando verso un modello più americano, probabilmente, cui non siamo abituati, noi che siamo cresciuti con il mito del posto fisso: sapersi quindi riciclare in fretta, da un mestiere a un altro, per ritrovare un impiego. 

In tutto questo che ruolo possono avere ancora il sistema pubblico, lo Stato, gli enti locali? Spenderanno meno nel fare «assistenza» a chi ha perso il posto ma dovranno spendere di più per aiutare i disoccupati a ritrovarlo. Come? «Grazie alla formazione. La sfida da vincere — sottolinea Simoni — è questa. Con la riforma del lavoro che accorcia i tempi di copertura degli ammortizzatori sociali ci sarà meno tempo per riqualificarsi e potersi reinserire nel mondo del lavoro. E’ qui che bisogna intervenire con forza. Alimentando il più possibile un rapporto virtuoso tra imprese e formazione, creando le figure che più servono alle aziende, favorendo accordi tra enti pubblici e agenzie interinali, come sta facendo la Provincia, per favorire l’interscambio con le aziende, legando ad esempio i contributi pubblici al tipo di inserimenti che verranno fatti, anche in base alla loro durata. Allo stesso tempo, dobbiamo incentivare l’impegno delle aziende a favorire il ricollocamento di eventuali esuberi, anche grazie a contributi pubblici, attraverso l’out placement». 

Ma allo stesso tempo — dice Simoni — «garantendo l’universalità degli ammortizzatori sociali. Tutti devono essere coperti quando escono dal mondo del lavoro, è la condizione base per poter fare il passo successivo: riqualificarsi per rientrarvi». I centri per l’impiego hanno svolto una funzione chiave, anche sotto il profilo psicologico, per tanti che non avevano più il lavoro. Ma questo modello non basta più, «vanno ripensati i servizi sul lavoro». E per dare sostanza alle parole la Provincia ha stanziato nel 2012 otto milioni e 200 mila euro per i fondi formazione, in progetti «mirati — dice Simoni — in quei comparti dove c’è una concreta possibilità di trovare un impiego». 

E mettendo sul tavolo — oltre ai corsi tradizionali, ai voucher, ai centri formativi territoriali — prodotti come la «Carta Ila», una carta di credito prepagata che permette di avere un contributo economico (fino a 2500 euro) per realizzare un progetto formativo. «Nel primo trimestre 2012 — dice Simoni — sono già stati consegnati 167 finanziamenti individuali di 2500 euro ciascuno». La possono utilizzare disoccupati, lavoratori in mobilità, in cassa integrazione o in contratto di solidarietà. Alla vigilia del 1 maggio, poi, non manca un messaggio forte: «Tutti stiamo cercando di fare la nostra parte per battere la crisi, sindacati, istituzioni locali, imprese. Mi sento di dire invece — conclude — che il governo è latitante: basti pensare a due grandi questioni come il patto di stabilità e il credito, sulle quali non sta incidendo». stefano vetusti

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SOS LAVORO»NELL’EMPOLESE VALDELSA
Migliaia di precari in coda per l’assegno di disoccupazione
Scade sabato il termine per presentare la domanda esclusi anche da questo sussidio i co.co.co e i co.co.pro
Come fare a ritirare l’indennità a requisiti ridotti

sul Tirreno 28/3/12 di Marco Pagli

Ecco come si fa per accedere all’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti. La domanda. Bisogna presentare il modello 86/88 bis (che deve essere compilato dal datore di lavoro), il codice fiscale, una copia dei contratti di lavoro per il 2011 e un documento di identità. Per gli insegnanti non di ruolo inoltre è necessario inserire lo stato di servizio, mentre i lavoratori extracomunitari devono allegare il permesso di soggiorno e il certificato di residenza. Dove presentarla. La richiesta può essere inoltrata: consegnando il modulo ad una sede Inps, contattando il call center integrato (numero 803164), per posta attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno o passando dai patronati o intermediari Inps. Nel caso in cui l’Istituto per la previdenza sociale bocciasse la richiesta è possibile fare ricorso al comitato provinciale Inps entro 90 giorni dalla comunicazione. Come riscuotere. L’indennità può essere riscossa attraverso un bonifico su conto corrente bancario o postale oppure allo sportello di un ufficio postale rientrante nel Cap di residenza o domicilio del lavoratore. 

C’è tempo ancora pochi giorni per presentare la domanda. Sabato, infatti, scadono i termini per la richiesta dell’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti. I destinatari dell’assegno sono tutti quei precari che non hanno diritto alla disoccupazione ordinaria. Le tipologie di lavoratori precari che possono accedere all’indennità sono molte, anche se non tutte: dai contratti a termine agli stagionali, dai lavoratori a domicilio agli interinali, fino agli insegnanti non di ruolo. I requisiti. Per tutti questi basta poter dimostrare due requisiti fondamentali. Il primo è di poter contare su almeno 78 giornate lavorative nel corso del 2011 (comprese le giornate indennizzate a titolo di malattia e maternità ed escluse le assenze imputabili al lavoratore come scioperi e congedi non retribuiti) e il secondo è di avere un’anzianità di iscrizione all’Inps (con almeno una settimana di contribuzione) nel periodo antecedente il 1º gennaio 2010. L’assegno. La cifra si aggira attorno ai mille euro (fino ad 850 euro, elevabili a 1.031 nel caso di una retribuzione mensile che supera i 1.800 euro) e andrebbe a colmare in parte le magre retribuzioni dei dipendenti a tempo determinato. 

Migliaia di precari. Un vero e proprio esercito che conta su migliaia e migliaia di persone anche nell’Empolese Valdelsa. Per rendersene conto basta dare un’occhiata ai dati forniti dai centri per l’impiego del circondario. Nei primi tre trimestri del 2011 (secondo l’ultimo aggiornamento dell’osservatorio del mercato del lavoro Empolese Valdelsa) oltre due terzi degli avviamenti sono avvenuti con contratti precari: 14.500 dei quasi 22mila, contro i nemmeno 4.500 che invece sono stati stipulati a tempo indeterminato. Ai primi, inoltre, vanno aggiunti gli oltre mille contratti di apprendistato, i 1.200 a progetto e i 600 tirocini, che non hanno diritto alla disoccupazione a requisiti ridotti. 

Gli esclusi. Dalle misure di sostegno al reddito, infatti, rimangono sempre esclusi tutti quei lavoratori che subiscono i colpi peggiori della precarietà, gli atipici come co.co.co e co.co.pro, figure sempre più numerose e meno tutelate. Il calcolo dell’indennità. L’assegno viene erogato in base alle giornate effettivamente lavorate nell’anno solare precedente, fino ad un massimo di 180, e la somma di quelle retribuite e quelle di assunzione non può superare le 360. L’indennità è pari al trentacinque per cento della retribuzione di riferimento per i primi 120 giorni e al quaranta per cento per quelli successivi. Per calcolare la propria posizione basta dividere l’importo complessivo delle retribuzioni percepite nell’anno di riferimento per il numero delle giornate effettivamente lavorate. Inoltre, c’è da precisare per il periodo indennizzato spettano anche gli assegni al nucleo familiare.

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PROVINCIA, LAVORO “D.O.C.” PER I GIOVANI DISABILI. TANTI PROGETTI PER IMPARARE UN MESTIERE A SCUOLA
La Provincia di Firenze per il lavoro “ugualmente abile”. I progetti integrati di istruzione e formazione per i disabili tra i 16 e i 18 anni

Hanno diverse forme di disabilità mentali, eppure riescono a diventare addetti all’imballaggio, alla sala ristorante, all’agricoltura biologica o alla manutenzione del verde. Con tanto sforzo da parte loro e delle loro famiglie, ma anche grazie alla progettualità e alla lungimiranza di enti locali e agenzie formative del territorio.

Sono stati presentati questa mattina da Elisa Simoni, Assessore a Lavoro e Formazione della Provincia di Firenze, Rosa Maria Di Giorgio, Assessore all’Educazione del Comune di Firenze e da Andrea Marchetti, Preside dell’istituto Vasari di Figline, i risultati dell’ultimo “progetto integrato di istruzione e formazione” rivolto ai giovani disabili di età compresa tra i 16 e i 18 anni che frequentano le scuole superiori del territorio. Si tratta di progetti che prendono in carico il ragazzo all’inizio della terza superiore. I giovani disabili che aderiscono ai progetti cominciano così a frequentare la scuola quattro giorni a settimana. Gli altri due giorni li trascorrono seguendo moduli professionalizzanti in laboratori specifici, che possono trovarsi all’interno delle scuole oppure nelle agenzie formative locali. Così facendo, al termine della scuola superiore, si trovano in mano una qualifica professionale spendibile sul mercato del lavoro e uno su tre trova un impiego in tempi piuttosto rapidi. L’intero percorso formativo che integra scuola e formazione professionale ha una durata triennale, di cui due per i corsi veri e propri – in media si tratta di 1200 ore di formazione - e uno per una ‘work experience’ – normalmente di circa 500 ore di tirocinio.

L’ultimo progetto di questo tipo finanziato dalla Provincia di Firenze con oltre 300mila euro è il “Doc: Diversamente abili occupati”. Il percorso, avviato nell’aprile 2009 e chiuso nel dicembre 2011, ha coinvolto in tutto 24 tra maschi e femmine delle scuole superiori fiorentine, che hanno frequentato moduli professionalizzanti nelle figure di addetto ai servizi ristorativi e cucina, addetto all’imballaggio, addetto al trattamento e conservazione dei prodotti agro-alimentari. Tra i soggetti che hanno coordinato il progetto, il Comune di Firenze, capofila istituzionale di una serie di agenzie formative e scuole superiori. Gli istituti coinvolti sono il liceo Leonardo da Vinci, l’alberghiero Buontalenti, il professionale Saffi, il professionale Chino Chini, l’Isis Vasari di Figline Valdarno e il Balducci di Pontassieve. A conclusione del progetto è stato organizzato anche un convegno per sabato 24 marzo, dalle 9.00, all’Auditorium Ente Cassa di Risparmio di Firenze in Via Folco Portinari, 5/r.

Stessa articolazione per il progetto “Disco”, finanziato dalla Provincia con fondi comunitari per quasi 400mila euro. Avviato in gennaio (fine prevista ottobre 2013), “Disco”, (acronimo di Disabilità e competenze) prevede moduli formativi per più qualifiche: addetto ai servizi ristorativi-cucina, sala ristorante, grafica e elaborazione immagini, agricoltura biologica. Una formazione che non può fermarsi, quella rivolta agli adolescenti disabili, che la Provincia continuerà a finanziare anche per il 2012, aumentando, dove possibile, lo stanziamento economico, arrivando a mezzo milione di euro.

Nelle prossime settimane, inoltre, la Provincia di Firenze pubblicherà un bando piuttosto corposo, che potrebbe sfiorare i 2 milioni di euro, dedicato ad un comparto lavoro più improntato al sociale: finanziamenti per organizzare corsi professionalizzanti all’interno del carcere, per l’accompagnamento al lavoro della popolazione disabile e molto altro.

I dati del Collocamento Mirato provinciale 2011. 326 avviamenti, di cui 208 donne e 118 uomini. Per 77 di loro il contratto firmato nel corso del 2011 è a tempo indeterminato full time, per 47 è un tempo interminato part-time. A questi si sommano 48 assunzioni negli enti pubblici. Molti i finanziamenti erogati nei 12 mesi dell’anno, per un totale di quasi un milione di euro. Tra i tanti progetti finanziati nel corso dell’anno – si va delle assunzioni a tempo indeterminato favorite dagli avvisi pubblici provinciali alle microrealtà economiche e alle cooperative sociali – anche la web tv “Sipario Tv”, che ha presentato un progetto per la creazione di 4 posti di lavoro.

20/03/2012 15.16
Provincia di Firenze - Redazione MET

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È iniziata la campagna delle Camere di lavoro, durerà due anni
Giovani, 1 su 3 senza lavoro Camusso: "La Cgil cambierà"

da la Repubblica 17/3/12

«Sto sopravvivendo» dice ad un certo punto un ragazzo con un lavoro precario. «Stai vivendo la gioventù: è uno stato di grazia, una condizione provvisoria e anagrafica che i grandi hanno fatto diventare disgraziata e sociale» gli ribatte Adriano Sofri. Scene dall´incontro organizzato dalla Cgil: «Essere giovani non è una colpa». In Toscana i numeri dicono che un giovane su tre è disoccupato, uno su sei non ha lavoro, non lo cerca, non studia, 8 su 10 sono precari.

L´orizzonte precario
Se essere giovani è una colpa in Toscana disoccupato 1 su 3
Camusso: "La Cgil cambierà come sta cambiando il mondo"

ILARIA CIUTI da la Repubblica 17/3/12

PARLANO di maternità a contratto. Il figlio lo fai a seconda del contratto. Se dura dieci giorni, poi venti poi chissà, poi magari tre mesi e ancora chissà, c´è anche chi va all´estero per congelare gli ovuli fino a momento migliore. Si definiscono «somministrati», lavoratori interinali a somministrazione. Oppure co.co.pro, lavoratori a chiamata, finti associati in partecipazione e avanti con le altre 40 forme di assunzione italiane. O liceali, come Mattia che parla di «drammatico abbandono scolastico perché già dal liceo la prospettiva è la precarietà». O disposti «perfino a lavorare al nero», come dice Giovanni, che laureato da due anni fa il portiere d´albergo al nero. 

Sono i ragazzi chiamati ieri dalla Cgil toscana all´incontro «Essere giovani non è una colpa» con cui parte, spiega il segretario toscano Alessio Gramolati, la campagna che porterà in due anni tutte le Camere del lavoro toscane a avere un´organizzazione «per giovani in quanto tali e non per giovani qualcosa». Ma non sarà il sindacato a organizzarli, «si metterà a loro disposizione per le esigenze che loro ci indicheranno». E´ il capovolgimento cui la Cgil si prepara «per cambiare se stessa come cambia il mondo», dice la segretaria nazionale Susanna Camusso venuta a salutare l´inizio di nuova vita che parte da qui.

Da una Toscana «che ha perduto la sua peculiarità», dice Gramolati. Dove un giovane su tre è disoccupato, uno su sei non ha lavoro, non lo cerca, non studia, 8 su 10 sono precari. Una Toscana con 100.000 disoccupati (il 7%), il 30% dei quali ha meno di 29 anni. Dove ogni tre mesi si aprono 180.000 posti di lavoro e l´88% degli avviamenti sono a termine, i due terzi sotto i 3 mesi, anche 10 o 20 giorni, e il cui ultimo girone offre a 35.000 persone lavori a chiamata o a voucher. «Non avrei mai immaginato un convegno a discolpa di essere giovani», dice Adriano Sofri che è colpito dal ragazzo che dice «io sto sopravvivendo». «Stai vivendo», gli ribatte, ricordando che «la gioventù è uno stato di grazia che i grandi hanno fatto diventare disgraziato, una condizione provvisoria e anagrafica trasformata adesso in condizione sociale». In un mondo dove «i giovani, che prima non si occupavano del futuro per scelta, oggi sono risucchiati dall´angoscia del futuro, anche quello pensionistico».

Affascinata da questo richiamo al presente, Camusso. Ma anche convinta che «prima non si pensava al futuro perché si poteva decidere quando smettere di essere ragazzi e, anche se non si aveva il posto fisso, si sapeva che lo sarebbe diventato». E´ stata la nostra generazione, Camusso, «a costruire l´idea di avere scippato i giovani e che bisognasse togliere a qualcuno per dare a un altro, e invece si toglie e non si dà». Adesso compito della Cgil è «far convivere padri e figli, operai alla catena e giovani precari per forza o per scelta, lavoratori in rete e infinite persone e desideri da tutelare tutti senza avere più una sola figura di riferimento». Sarà, dice la segretaria Cgil, «la più grande sfida nella nostra storia». Cambiare sconfiggendo i luoghi comuni: «L´articolo 18 non è di retroguardia. Non ha a che vedere con il posto fisso. Una cosa è un licenziamento ingiusto, altra l´idea di restare nello stesso posto tutta la vita», dice nel pomeriggio a Eunomia Master 2012.

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I DATI DELL’ASSESSORE PROVINCIALE SIMONI
Lavoro, poco e “polverizzato”
E la cassa integrazione fa boom 

da la Nazione 17/3/12

«GLI AVVIAMENTI in 12 mesi sono stati 192mila, ma oltre la metà sono contratti di durata inferiore ai 4 mesi e intanto la Cigs raggiunge livelli esponenziali». La fotografia del lavoro nella provincia di Firenze è scattata dall’assessore Elisa Simoni. Di questi contratti “polverizzati“, quasi 100mila (98.178) hanno avuto come soggetto le donne. 

Gli avviamenti si hanno per la maggior parte tra Firenze città (oltre 128mila) e Sesto Fiorentino (20.961). Il 30% dei rapporti di lavoro riguarda persone di età compresa tra 26 e 34 anni. Rispetto al 2010 emerge un incremento di oltre 4.500 avviamenti che hanno interessato in gran parte la componente femminile (2.767 sul totale). Si conferma una certa stagionalità nei nuovi rapporti di lavoro: il saldo migliore tra 2011 e 2010 si registra infatti in aprile, in apertura della stagione turistica estiva (+3.033 avviamenti). Quello peggiore nei mesi di novembre e dicembre (-3.000 assunzioni). 

I macrosettori numericamente più interessanti per gli avviamenti al lavoro sono: servizi di alloggio e ristorazione (54.797), manifatturiero (23.398), commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli (10.594), noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (9.940). Relativamente al manifatturiero, le qualifiche con il maggiore numero di avviamenti sono quelli della pelletteria (7.338), metallo (3.222), alimentare (2.104), abbigliamento e pellicceria (2.056). Tra i dati più critici anche la durata effettiva dei rapporti di lavoro: nel 2011 oltre 74mila hanno avuto durata inferiore a un mese e più di 37mila tra uno e quattro mesi (nel 2010 rispettivamente 78mila e 35mila).

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L´incontro
Giovani precari oggi Camusso in S.Apollonia

da la Repubblica 16/3/12

«ESSERE giovani non è una colpa». E´ l´eloquente titolo dell´incontro organizzato oggi dalla Cgil Toscana all´auditorium di Sant´Apollonia (via San Gallo 25) dalle 9,30 alle 13,30. Sarà la segretaria nazionale Cgil Susanna Camusso a concludere la discussione cui parteciperanno molti giovani, cui le uniche e spudorate offerte di lavoro propongono di lavorare al massimo tre mesi, ma spesso anche 45 minuti al giorno o 90 la settimana. Il segretario regionale Cgil, Alessio Gramolati, introduce i lavori, intervengono Adriano Sofri, Daniela Morozzi, Andrea Muzzi, coordina Pippo Russo. L´iniziativa conclude la campagna contro il precariato giovanile che il Nidil, il sindacato Cgil dei lavoratori atipici, ha portato in tutte le città della Toscana. Camusso proseguirà la sua giornata fiorentina con una lezione, tenuta insieme al presidente della commissione lavoro al senato, Tiziano Treu, per Eunomia Master. L´appuntamento è alle 15 a Villa Morghen, Settignano.

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CGIL TOSCANA

FP CGIL TOSCANA

COMUNICATO STAMPA

RIFORMA MERCATO DEL LAVORO, MA CHE NE SARÀ DEI CENTRI PER L'IMPIEGO?  LA CGIL SOLLECITA LA REGIONE AL CONFRONTO. SUPERARE LA PRECARIETÀ!

Firenze 16 marzo 2012.- La CGIL da tempo ha posto alla Regione Toscana l'esigenza di un confronto approfondito sul sistema regionale dei Servizi per l'Impiego, ed in particolare sul modello organizzativo che in questi anni ciascuna Amministrazione provinciale ha adottato.

Confronto oggi non più rinviabile anche alla luce dei possibili processi di riorganizzazione di questi Enti. Il Decreto “Salva Italia” prevede infatti il passaggio di queste competenze dalle Province ai Comuni o alle Regioni.

Di questo si è discusso in un'affollata riunione che si è tenuta ieri nella sede della CGIL Toscana con gli operatori dei Centri per l'Impiego e con le strutture sindacali interessate.

La CGIL infatti considera questa fase di incertezza come una occasione per affrontare il tema della omogeneità, in  tutto il territorio Toscano,delle prestazioni che questi servizi, di fondamentale importanza di fronte alla crisi occupazionale in atto, offrono ai lavoratori e alle  persone in cerca di occupazione e, al contempo, per dare certezza agli attuali operatori dei Centri per l'Impiego, in larga parte essi stessi precari. I precari nei Servizi per l'impiego, rappresentano il 50% del totale degli addetti, che da anni sono rappresentano competenze e professionalità pregiate ma che vivono una condizione di insicurezza inaccettabile. Insicurezza che rischia di estendersi alla stessa funzionalità del Sistema dei Servi per l'impiego.

Omogeneizzazione  e sviluppo delle funzioni più qualificate: orientamento, formazione, incrocio domanda offerta di lavoro, capacità di relazionare con il sistema economico del territorio, ed insieme la stabilizzazione del personale precario sono per la CGIL la priorità nel confronto con la Regione, anche al netto del dibattito sul ruolo e le competenze delle province stesse. nb

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DIMISSIONI IN BIANCO, "RIPRISTINARE LA LEGGE CHE LE BLOCCA"
Il Consiglio provinciale di Firenze approva una mozione

Ripristinare la legge che contrasta il fenomeno delle dimissioni in bianco sui posti di lavoro e le norme che scoraggiano questa pratica in bandi di gara e appalti della Pubblica amministrazione. E' stata approvata dal Consiglio provinciale di Firenze una mozione pensata a questo scopo dal gruppo provinciale di Rifondazione comunista che ha accolto gli emendamenti proposti dal Pd. Sul documento sono intervenuti i consiglieri Alessandra Fiorentini (Pd), Guido Sensi (Pdl) e l'assessore alle Pari opportunità Sonia Spacchini.
Per le donne i motivi più frequenti di licenziamento ingiustificato sono la gravidanza o la nascita di un figlio, la malattia, l'età, nonché i rapporto con il sindacato. Per i datori di lavoro ricorrere allo stratagemma delle dimissioni in bianco è tornato possibile perché la norma che contrastava il fenomeno, introdotta dal Governo Prodi, è stata abrogata dall'esecutivo successivo.

La mozione ha avuto i voti favorevoli di Pd-Idv-Sel, Rifondazione comunista, Udc. Si sono astenuti Pdl e Lega.
La Giunta provinciale dovrà verificare che negli appalti per beni e servizi sottoscritti, non si ravvisino situazioni di richiesta di dimissioni in bianco. Dovrà inserire nei bandi di gara di appalti di beni e servizi, clausole per le quali, in caso di verificata richiesta di dimissioni in bianco, sia prevista la rescissione dell'appalto.

13/03/2012 16.42
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze

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Il salario da happy hour

PIPPO RUSSO su la Repubblica 11/3/12

Qual è la parola della settimana? Senza dubbio alcuno è monotonia. Che dal governo dei tecnici prestati (a strozzo) alla politica viene vista come la vera calamità del nostro tempo, e che per fortuna in Toscana non è un pericolo incombente. Ché se soltanto s´affacciasse all´orizzonte si vedrebbe tirare una fucilata. Bisogna godersela, la vita. E da queste parti sappiamo come si fa a alimentare un´idea del lavoro come sforzo creativo che non conosce inerzie. Ammalarsi di tedio perché incatenati al posto fisso? Rischiare la mummificazione perché inchiodati una carriera intera allo stesso luogo di lavoro? Giammai! Nulla di così deprimente nell´orizzonte dei lavoratori di questa terra. Che indipendentemente dalla fascia d´età hanno il diritto di sperimentare una vita come Steve McQueen, al riparo della sfiga cosmica d´essere nati jr. come il sottosegretario Michel ma belle Martone. Che grama esistenza è mai quella d´essere incardinati dalla culla alla tomba dentro il proprio stato di famiglia, senza poter deviare concedendosi un anno sabbatico a zero ore?

E che senso della sfida volete trovare nelle tutele universali che qualcuno in un tempo lontano ha disegnato in favore di persone senza un nome e un volto? Meglio spazzare via ogni orpello e abbracciare la sfida quotidiana, affrontando il lavoro da veri breadwinner. Nel senso che il pane quotidiano bisogna proprio vincerlo, come fosse messo in palio al termine d´una riffa o d´una gara d´abilità.

La flessibilità? Un giochino da ragazzi. Perché c´è gente che pare fatta di Cera Pongo, per come s´adatta a ogni brandello di lavoro che il mercato (se ci si passa il termine) mette a disposizione. Come racconta il rapporto presentato in settimana da Nidil-CGIL Toscana, per entrare oggi nel mondo del lavoro si deve essere pronti a accettare persino contratti a progetto come responsabili del banco aperitivi, predisponendosi a avere come unità di misura del salario non l´ora lavorata ma l´happy hour. E sperimentando una tale condizione di jobtainment, pensate ci si possa mai trovare in una condizione deprimente di monotonia? E se proprio la si vuole provare, in funzione puramente omeopatica, si può sempre accettare un posto a tempo indeterminato da 45 minuti al giorno nel settore pulizie. Così poi, avvertito sulla pelle quel devastante grigiore, rimarrà un giorno lungo 23 ore e un quarto per assorbire il trauma e calarsi di nuovo in quel brivido da jobbing mall ch´è pura vita. Professor Monti, che viene pure lei a divertirsi un po´ con noi?

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Il Nidil-Cgil ha spulciato le offerte di lavoro: contratti a tempo indeterminato per fare le pulizie dalle 16,15 alle 17
Il posto fisso? Questione di minuti
Co.co.pro per allestire il bancone bar dell´aperitivo e call center che pagano 1,45 l´ora

ILARIA CIUTI su la Repubblica 10/3/12

«Cercasi addetta per attività di pulizia, dai 20 ai 60 anni, offresi contratto a tempo indeterminato». A chi legge balza il cuore in petto, va bene per giovani e no, ma soprattutto parla dell´araba fenice: il contratto a tempo indeterminato. Continua la lettura dell´avviso scovato dal Nidil-Cgil e il cuore si chiude: «Orari: dal lunedì al venerdì ore 16,15 alle 17». Capito? Contratto stabile per 45 minuti al giorno. 

«Il rischio è che ormai pur di lavorare ci si abitui a tutto - dice Daniele Quiriconi della segretaria Cgil regionale - Il Nidil Cgil ha analizzato le offerte di lavoro sui giornali, appese in bacheca, nelle vetrine, agli albi dei centri per l´impiego». Ha segnato le perle. Ma anche verificato che, a parte queste, i due terzi degli annunci sono per un lavoro al massimo di tre mesi, che le finte partite Iva abbondano, come i tirocini fasulli e le collaborazioni illegittime. «E quello che più impressiona - dice Quiriconi - è che vengono fatte alla luce del sole senza nessuna conseguenza». 

Invece i giovani e i precari del Nidil si ribellano. «Giovani non più disposti a tutto», battezzano la campagna anti precariato che porteranno «in carovana» per la Toscana e che concluderanno con l´assemblea del 16 marzo a Firenze cui parteciperà Susanna Camusso.

E´ la risposta della Cgil alla richiesta di più flessibilità da parte del governo. «Al ministro Fornero diciamo che non può essere questa la soluzione - continua Quiriconi - Mentre in Toscana la cassa integrazione ricomincia a crescere, in febbraio al 12% in più che nello stesso mese 2011, e il pil scenderà dell´1 o 1,5%, le infinite forme di flessibilità che già abbiamo rischiano di tradursi in altrettante forme di nuova schiavitù». 

Per esempio: «Call center: 1,45 l´ora, committente Telecom». Grande azienda, minima paga. A chi ha risposto non è stato neanche pagato l´euro e qualche centesimo tanto che il Nidil ha aperto una causa. Ancora: «Contratto in somministrazione per pulizie due giorni la settimana per complessivi 90 minuti settimanali», oppure: «Contratto a progetto per ‘sistemazione´ banco bar durante gli aperitivi». C´è chi cerca «apprendista commessa con esperienza, conoscenza di inglese e francese, orario part time con disponibilità a effettuare straordinari». 

Chi cerca la commessa parla, senza nascondersi, di assurdità e illegalità, dice la Cgil: «L´apprendista non può, come tale, avere esperienza e non può, per legge, fare straordinari». Né manca l´avviso più violento e in cui un´illegalità e una prepotenza purtroppo diffuse, ma che si supponeva sussurrate sottovoce, vengono spudoratamente dichiarate: «Contratto a progetto con all´atto della stipula la rinuncia per iscritto all´esercizio della maternità. In caso di cosiddetto ‘incidente´ impegno a usare l´indennità di malattia». Meglio malata che incinta: costa meno. Il Nidil ha fatto causa.

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Aziende punite per tutelare le dipendenti incinte: primo esempio in Italia
Legge toscana per dire no alle dimissioni in bianco

GAIA RAU su la Repubblica 9/3/12

Mai più dimissioni in bianco. Ieri, per la giornata internazionale della donna, il governatore Enrico Rossi e le consigliere Daniela Lastri, Monica Sgherri, Rosanna Pugnalini e Marina Staccioli hanno presentato una legge per bloccare la pratica di obbligare i neoassunti a firmare una lettera per dimettersi priva di data. Un sistema per licenziare i dipendenti in qualunque momento e senza spiegare il motivo. Le norme tuteleranno le lavoratrici incinte.

"In Toscana basta dimissioni in bianco"
Legge regionale "punirà" le imprese che discriminano le lavoratrici incinte
È illegale la pratica di far firmare l´impegno al momento del contratto

Mai più dimissioni in bianco. E´ l´obiettivo della legge regionale annunciata ieri, giornata internazionale della donna, dal governatore Enrico Rossi e dalle consigliere Daniela Lastri, Monica Sgherri, Rosanna Pugnalini e Marina Staccioli.

Nel mirino dell´assemblea toscana la pratica, illegale, che obbliga i neoassunti a firmare una lettera di dimissioni, priva di data, insieme al contratto di lavoro: un sistema per poter licenziare il dipendente in qualunque momento, per qualsiasi motivo e senza corrispondere alcune indennità che interessa, in Italia, circa due milioni di lavoratori, per il 60% donne. 

Secondo l´Istat, sono circa 800 mila le lavoratrici che, nel corso della loro vita, sono state licenziate o messe in condizione di non lavorare, proprio con questo strumento, perché incinte. Un fenomeno che riguarda soprattutto le donne più giovani (il 13,1% delle nate dopo il 1973), le residenti al Sud (il 10,5%) e quelle con bassi titoli di studio (10,4%). Tra di loro, soltanto il 40% ha ripreso a lavorare dopo la gravidanza.

Nei giorni scorsi, il consiglio regionale aveva approvato una mozione bipartisan in cui, oltre a chiedere una legge nazionale per contrastare il fenomeno, si impegnava la giunta a intraprendere azioni in sede di conferenza Stato-Regioni e a verificare gli spazi per un intervento normativo regionale. Questione che è stata attentamente verificata dagli uffici competenti secondo i quali, se è vero che i contenuti dei contratti di lavoro attengono a una materia riservata esclusivamente al legislatore nazionale, le Regioni hanno comunque competenze in materia di attività produttive e di attività contrattuali regionali. Per questo motivo, è stato ritenuto possibile un intervento che riguarderà non tanto il contenuto del contratto di lavoro, ma le agevolazioni alle imprese. 

Con la nuova norma, dunque, la Regione si impegnerà a revocare i benefici economici concessi a un´impresa qualora questa faccia ricorso alla pratica delle dimissioni in bianco. Verificherà inoltre che, nei propri appalti per beni e servizi, non si ravvisino situazioni analoghe inserendo clausole che, verificata la richiesta di dimissioni in bianco, prevedano la rescissione del contratto. Infine, la Regione indirizzerà verso simili comportamenti le attività dei suoi enti funzionali e i contratti degli enti locali.

Nella passata legislatura, una proposta simile, lanciata dalle consigliere Alessia Petraglia e Bruna Giovannini, era stata valutata positivamente in sede di commissione consiliare, ma non riuscì ad essere approvata a causa dell´esaurimento della stessa.

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La sindacalista Cgil: fenomeno sommerso in aumento
"Troppe dimissioni in bianco nessuno denuncia per paura"

da la Repubblica 7/3/12

DALIDA Angelini è la segretaria regionale della Cgil toscana che ha la delega alle politiche organizzative e alle pari opportunità.
Movimenti di donne, Parlamento, partiti: contro le "dimissioni in bianco" c´è grande mobilitazione. Che dimensioni ha il fenomeno in Toscana?
«Difficile dirlo: di sicuro in Italia 800 mila lavoratrici madri hanno firmato la lettera tra il 2008 e il 2009».
Il sindacato non ha le cifre? Perché?
«Le donne non denunciano, si vergognano di aver firmato quel foglio, esiste una specie di omertà che copre questo fenomeno. Vivono questa imposizione odiosa come una forma di umiliazione personale e si presentano nelle nostre sedi solo nel momento in cui vengono licenziate. Tra l´altro senza testimoni è anche difficile riuscire a fare qualcosa: la lettera l´hanno firmata davvero, anche se poi si apre una causa».
Ieri in consiglio regionale è stata approvata una mozione bipartisan per contrastare il fenomeno. Voi cosa fate?
«C´è una forte mobilitazione in atto. Il 23 febbraio insieme ai movimenti abbiamo incontrato il ministro Fornero e lo stesso giorno in Toscana abbiamo consegnato un appello a tutti i prefetti per il ripristino della legge 188 contro le dimissioni in bianco. Il governo Prodi aveva eliminato questo fenomeno particolarmente odioso e discriminatorio».
Quali sono i settori più a rischio?
«Il commercio, in generale i settori in cui le aziende sono più piccole, pubblici esercizi, alcune società assicuratrici, mini ditte del manifatturiero. Le donne firmano al momento dell´assunzione, quando sono più fragili. Poi il foglio viene tirato fuori in caso di malattia, infortunio e gravidanza. La crisi ha fatto aumentare il numero dei licenziamenti portando in superficie un fenomeno sommerso. Ma le donne non devono più avere paura».
(s.p.)

Dimissioni in bianco: unanimità in aula per contrasto a pratica diffusa

Mozione bipartisan del Consiglio Regionale per un intervento legislativo nazionale che contrasti tale fenomeno

Firenze – Dall’Assemblea toscana si è levato un appello per dire no alle dimissioni in bianco. Questo l’obbiettivo della mozione - firmata dalle consigliere regionali Daniela Lastri (Pd), Monica Sgherri (FdS-Verdi), Caterina Bini (Pd), Marta Gazzarri (Idv), Lucia Matergi (Pd), Rosanna Pugnalini (Pd), Marina Staccioli (Gruppo misto), Stefania Fuscagni (Pdl) e sottoscritta anche da Vittorio Bugli, capogruppo Pd, Nicola Nascosti (Pdl) e Mauro Romanelli (FdS-Verdi) – e approvata all’unanimità dall’aula.

Un atto per ribadire l’impegno del Consiglio nel contrastare una pratica, diffusa anche in Toscana, che ostacola la libera scelta di maternità. Il fenomeno delle dimissioni in bianco – si legge nella mozione – “interessa circa due milioni di lavoratrici e lavoratori italiani, ma soprattutto le donne in età fertile, in una percentuale del 60 per cento ed è diffuso su tutto il territorio nazionale”. La legge nazionale 188/2007 obbligava a usare moduli numerati progressivamente per i licenziamenti, in modo da impedire la compilazione prima dell’effettivo utilizzo. Quella legge è stata abrogata nel 2008.

Primo obiettivo della mozione è il ripristino delle norme abrogate. Nell’atto si chiede alla Giunta regionale anche l’impegno a verificare che in Toscana, “negli appalti per beni e servizi sottoscritti, non si ravvisino situazioni di richiesta di dimissioni in bianco” e ad “inserire nei bandi di gara di appalti di beni e servizi, clausole per le quali, in caso di verificata richiesta di dimissioni in bianco, sia prevista la rescissione dell’appalto”.
La mozione – come recita l’impegno finale – sarà inviata al Presidente del Consiglio, ai ministri del Welfare e delle Pari opportunità, ai presidenti delle commissioni lavoro e ai capigruppo di Camera e Senato. Paola Scuffi

06/03/2012 19:04

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I DATI “CHIANTIFORM“ DIFFONDE NUMERI INCORAGGIANTI
Lavoro, segnali di risveglio
La disoccupazione è in calo
Un punto e mezzo in meno: «Merito di agricoltura e pelletteria»

di ANDREA SETTEFONTI su la Nazione 6/3/12

PICCOLI numeri, ma che fanno ben sperare. In Chianti la disoccupazione ha invertito la rotta e dall’inizio dell’anno è calata di 1,5% dopo il picco del 15% di inoccupati che si era registrato in estate.

Nel Chianti, insomma, le aziende sono tornate a cercare operai. Ad affermarlo è l’agenzia formativa territoriale Chianti Valdipesa, Chiantiform secondo la quale ad emergere è il dato del calo del numero dei cittadini senza impiego e in cerca di lavoro. In particolare, stando anche ai corsi di formazione organizzati dall’agenzia, le figure più richieste sono quelle legate ai settori dell’agricoltura e del turismo come trattorista, operatore per l’accoglienza turistica, chef negli agriturismo. 

A spiegare l’andamento del mercato del lavoro nel Chianti è il presidente dell’agenzia Franco Agnoletti secondo cui le ragioni della ripresa sono da attribuire anche ai segnali di ripresa di alcuni dei più importanti comparti dell’economia chiantigiana. «L’agricoltura, uno dei campi occupazionali più in sofferenza stretti nella morsa della crisi, ha avviato un momento favorevole grazie al lavoro intenso richiesto dalla stagione come la potatura di ulivi e viti che sono gli impieghi che vanno per la maggiore. Altro dato che attesta lo sforzo di un settore che sta provando a risalire la china è la richiesta di formazione per la figura del trattorista».

«Ma il settore che sta recuperando meglio e con maggiore rapidità – continua Agnoletti - è quello della pelletteria, sono svariate le aziende del nostro territorio, imprese di piccole e medie dimensioni, che lavorando per l’indotto di alcune note marche del settore, hanno avviato una nuova vitalità produttiva e commerciale».
Secondo Agnoletti una nuova necessità del territorio è quella del manutentore delle macchine dei processi industriali e degli operatori di controllo delle macchine numeriche di cui sono in aumento le richieste da parte delle aziende chiantigiane. I cittadini inoccupati che si rivolgono all’agenzia formativa hanno tra i 40 e i 55 anni e sono soprattutto donne, 51% contro il 49% delle richieste maschili.

«Sono sempre più affollate - aggiunge – le aule in cui teniamo lezioni teorico-pratiche rivolte a trattoristi, operatori per l’accoglienza turistica, chef negli agriturismo e informatici di alto livello, esperti di Cad 3d e Gis», conclude Agnoletti.

Uno dei corsi più gettonati da queste ultime è quello che mira alla formazione dell’accoglienza in agriturismo. Nei prossimi mesi, chi frequenterà il corso di circa 600 ore potrà ottenere un vero e proprio diploma riconosciuto dalla Regione, dopo aver superato un esame valutato da una commissione esterna. Il Cft Chianti Valdipesa è coordinato da Chiantiform in collaborazione con le agenzie formative Cooperativa Fiorile, Elea Fp, Istituto Russell Newton di Scandicci e Coop 21.

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15/02/2012 15:47

Dimissioni in bianco: si faccia nuova legge, Regione ripristini divieto

La commissione regionale per le Pari opportunità aderisce all’appello consegnato al ministro Fornero e chiede l’impegno della Toscana per contrastare una pratica diffusa

Firenze – Contrastare la pratica delle dimissioni in bianco, pratica diffusa e in crescita anche in Toscana. La commissione regionale per le pari opportunità, presieduta da Rossella Pettinati, aderisce all’appello inviato al ministro Elsa Fornero e chiede alla Regione il ripristino del divieto.
Secondo quanto si evince dai datiriportati dall’Istat, riferisce il documento approvato dalla commissione, il fenomeno delle dimissioni in bianco in Italia presenta queste proporzioni: “15 per cento è la percentuale dei contratti a tempo indeterminato che vengono fatti firmare insieme alle dimissioni in bianco; 800mila è stato il numero di donne costrette tra il 2008 e il 2009 ad abbandonare il lavoro per problemi legati alla maternità”.
I casi di dimissioni forzate conseguenti ad una gravidanza sono il 90 per cento. E ancora, “25 per cento è la percentuale di lavoratori o lavoratrici che almeno una volta si sono trovati di fronte al fenomeno delle dimissioni in bianco”.

Il fenomeno, come emerge con chiarezza dal documento, vede vittime principalmente le donne. La Commissione Regionale Pari Opportunità della Toscana condivide l’appello affinché, in tempi rapidi, venga data priorità all’approvazione di un provvedimento normativo che riproponga il contenuto di  legge 188/2007, che obbligava a usare moduli numerati progressivamente per i licenziamenti, in modo da impedire la compilazione prima dell’effettivo utilizzo.
Quella legge è stata abrogata nel 2008. L’appello, promosso da un gruppo di 188 donne di diversa provenienza politica, sta raccogliendo numerose adesioni ed è stato inoltrato al ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero.

La commissione chiede inoltre alla Regione Toscana che si “ripristini il divieto delle dimissioni in bianco”, e auspica che le province e i comuni “nei bandi e nelle gare per la fornitura di beni e servizi introducano delle clausole contrattuali che prevedano la revoca del contratto di fornitura nei confronti della stazione appaltatrice, nel caso in cui si dimostri che le dimissioni siano state sottoscritte contemporaneamente all’assunzione”. E propone che “le eventuali dimissioni della dipendente siano obbligatoriamente sottoscritte alla presenza del funzionario o del dirigente responsabile del contratto”. Sandro Bartoli

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Industria, il lavoro si tinge di "nero"
Toscana, l'irregolarità si sposta dal terziario: illeciti in un'azienda su due

ILARIA CIUTI su la Repubblica 11/2/12

CIRCA uno su 7 (quasi il 15%) dei 31.608 lavoratori coinvolti dalle ispezioni in Toscana nel 2011 sono totalmente al nero: più di uno su tre dei 13.302 riscontrati come irregolari. Quest'ultima cifra rivela peraltro come contratti e norme non vengano rispettati per poco meno della metà (il 42%) dei dipendenti toscani.

D'altra parte, su 12.259 aziende ispezionate, in una su due (5.934) sono stati riscontrati illeciti di vario tipo. I preoccupanti dati provengono dal rapporto nazionale 2011 del ministero del lavoro che ha presentato i risultati incrociati delle ispezioni ministeriali, dell'Inps, dell'Inail e dell'Enpals. Non solo la quota del lavoro nero in Toscana cresce rispetto allo stesso rapporto ministeriale 2010: se l'anno prima riguardava un lavoratore su 8 o 9, ovvero circa il 13% degli ispezionati, nel 2011, come abbiamo visto, la quota è cresciuta. Ma non è la sola sorpresa.

La novità più fragorosa, fa notare Daniele Quiriconi della segreteria della Cgil toscana, è che si sono ribaltate improvvisamente le proporzioni. Se fino a ora la quota principale e delle irregolarità e del nero riguardava soprattutto il terziario, ovvero servizi e turismo dove la aziende sono meno strutturate, adesso il male ha contagiato anche l'industria che finora si era dimostrata più rispettosa delle regole. Non solo la situazione si è pareggiata ai livelli peggiori, ma spesso l'industria supera addirittura in zelo di irregolarità il terziario. Non in numeri assoluti visto che le ispezioni in quest'ultimo settore state assai più numerose, ma in proporzione. Tanto che i lavoratori al nero nella manifattura sono 1.571 sui 5.902 ispezionati, dunque uno su quattro, mentre nel terziario ne risultano 2.283 su 15.749. Il boom si ha con il lavoro nero, ma anche le irregolarità nell'industria crescono coinvolgendo oltre il 50% dei soliti 5.902 verificati (3.183), contro il 47% del terziario (6.927 su 15.749).

Il record assoluto l'industria lo raggiunge con gli immigrati clandestini tenuti al lavoro: 307 sui 369 in totale individuati nelle aziende ispezionate contro i 37 del terziario. Nell'edilizia, l'irregolarità non aumenta solo perché è diminuito il lavoro, del 10% solo nel 2011. «La crisi fa sì che ognuno pensi di rimanere a galla con qualsiasi mezzo - commenta Quiriconi - Così anche l'industria si destruttura, gli imprenditori buttano alle ortiche le regole e i lavoratori accettano pur di non perdere il lavoro». Soprattutto però secondo la Cgil da questi dati deriva un ammonimento al governo. «Ci avevano detto che tutta questa infinità varietà di lavori precari, in particolare quelli a chiamata o a voucher, che il ministero spiega cresciuti a dismisura, avrebbero fatto emergere il lavoro nero. Come si vede è successo il contrario.

Dunque se davvero si vuole pensare a una riforma, si cominci dal disboscamento di tutte queste forme di avviamento al lavoro spurie e inutili», dice Quiriconi . E questo mentre cresce la preoccupazione per il 2012 in cui il ministero ha già annunciato che, per mancanze di risorse, mezzi e personale, le ispezioni, che già nel 2011 non erano arrivate a 150.000 verranno tagliate del 10%. «Uno sbaglio - conclude il sindacalista - Nel 2011 solo in Toscana sono state elevate sanzioni per quasi 13 milioni e 400.000 euro e si sono recuperati 8 milioni. Aumentando le ispezioni si avrebbero più risorse».

CGIL TOSCANA

NOTA STAMPA

MA IL LAVORO FLESSIBILE NON DOVEVA SCONFIGGERE IL LAVORO PRECARIO? QUIRICONI, IMPRESSIONANTI I DATI RIEPILOGATIVI DELL'ATTIVITÀ ISPETTIVA 2011 IN TOSCANA PUBBLICATI SU SITO MINISTERO LAVORO

Firenze 10.02.2012.- Spulciando tra i dati pubblicati sul sito del Ministero del Lavoro -www.lavoro.gov.it/Lavoro/Notizie/20120207_RisultatiVigilanza2011.htm- se  ne trovano alcuni molto interessanti sul mercato del lavoro in Italia e in Toscana, relativi al 2011.

Nell'incontro illustrativo alle Organizzazioni Sindacali a Roma, per la prima volta, il Ministero ha sottolineato l'uso abnorme di contratti a chiamata  e voucher, istituiti come forma di contrasto al lavoro nero e da sempre contestati dalla CGIL come strumento di ulteriore precarizzazione del mercato.

I dati dell'attività ispettiva per la Toscana sono impressionanti: 12.259 ispezioni effettuate con 5.934 aziende in cui sono stati riscontrati illeciti ( una su due!) ;31.608 posizioni di lavoratori verificate con 13.302 irregolarità riscontrate ( oltre il 42%)  con 4.551 lavoratori completamente al nero ( più di 1 su 3) 831 casi di “somministrazione” illecita o interposizione di manodopera e 369 lavoratori extracomunitari clandestini. L'industria  e il manifatturiero ( ed è la prima volta) si avvicinano ormai per irregolarità ai servizi e al turismo.

L'azione degli istituti di vigilanza ha consentito di recuperare quasi 8,5 milioni di euro con le prescrizioni e le sanzioni. La Cgil ringrazia pubblicamente gli operatori addetti alla vigilanza, costretti a lavorare in condizioni molto difficili,  con organici falcidiati dalle  leggi finanziarie degli ultimi anni,  evidenzia   i pesanti  fenomeni deteriori prodotti dalla crisi e i reali processi degenerativi del mercato del lavoro col sostanziale fallimento, ancor più in una fase di drammatica crisi economica,  degli strumenti presentati come atti a combattere il lavoro nero a partire da “voucher” e “lavoro a chiamata”.

Secondo Daniele Quiriconi responsabile del mercato del lavoro per la CGIL Toscana “questi dati evidenziano nell'ampiezza impressionante dei valori assoluti, il diffondersi di un livello di economia informale e di lavoro povero non tutelato, che l'introduzione di una legislazione atta a deregolamentare il mercato , non ha frenato, ma anzi ha ampliato. E' necessario per una discussione seria anche nel confronto col Governo in atto, partire dalla realtà dei fatti e non da una virtuale con il primo obiettivo che non può che essere quello del disboscamento di tutte le forme di avviamento al lavoro spurie e inutili!” nb

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Dimissioni in bianco, via alla nuova legge

dal Tirreno 7/2/12

EMPOLI Ieri mattina i consiglieri Vittorio Bugli (Pd) e Nicola Nascosti (Pdl) hanno incontrato Mario Batistini, segretario Cgil Empolese Valdelsa e Nicola  Longo, segretario provinciale Cisl, per discutere con loro dell’annosa questione delle dimissioni in bianco: «Al di là delle differenze politiche anche sui temi del lavoro, questa è una questione di legalità» dicono Bugli e Nascosti «bisogna ripristinare la legge 188, cancellata dal precedente governo. Solo così si può ristabilire una norma di civiltà contro la pratica della firma senza data sotto le lettere di fine rapporto» afferma  Bugli, capogruppo Pd in consiglio «Presenteremo una mozione congiunta in consiglio- prosegue Nascosti- perché riteniamo che sia una questione che va al di là delle differenze politiche. Bisogna ripristinare legalità e civiltà ». «Da parte nostra- concludono i due consiglieri- ci sarà l’impegno a verificare se anche come Regione Toscana possano esserci margini per tutelare i lavoratori e soprattutto le lavoratrici, che sono le prime vittime delle così dette dimissioni in bianco».

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Ires-Cgil presenta i risultati di una ricerca su dati Irpet: nel 2011 le ore di cassa integrazione a quota 47mila
Nuovi assunti: precari l’88%
Disoccupazione giovanile al 18%, in crescita l’evasione fiscale

SERVIZIO A PAGINA II su la Repubblica 2/2/12

LA QUALITÀ dell’occupazione non migliora: sono precari l’88% dei nuovi assunti che, nell’ultimo trimestre del 2011, sono anche diminuiti del 10%. Le ore di cassa integrazione in Toscana a fine 2011 sono state 47.000 (8.000 nel 2008). Mentre tra i toscani più abbienti l’evasione rimane alta e la forbice tra poveri e ricchi si amplia. E’ l’allarmante quadro che dell’economia toscana tra fine 2011 e inizi 2012 dà l’indagine
dell’Ires Cgil.

Economia a tinte fosche precari l’88% di nuovi assunti
Ricerca Ires: cresce l’evasione, poveri sempre più poveri

I TOSCANI più abbienti evadono le tasse, la forbice tra lavoro dipendente e lavoro autonomo come quella tra poveri e, neanche ricchissimi, ma mediamente ricchi si amplia. La qualità dell’occupazione non migliora e sono precari l’88% dei nuovi assunti che, nell’ultimo trimestre del 2011 sono anche diminuiti del 10%. Le ore di casa integrazione a fine 2011 sono 47.000 (erano 8.000 nel 2008), diminuiscono coloro che rientrano al lavoro dalla cassa integrazione e, senza ammortizzatori, i disoccupati salirebbero da 28 a 30 mila. Ancora una volta pagano il prezzo più alto i giovani: gli avviamenti calano soprattutto tra i 15 e i 24 anni (-9,7%) e tra i 25 e i 34 (-11,8%). Continuano a diminuire i contratti a tempo indeterminato (-6,6%), cresce invece il lavoro atipico e, all’interno di questo, quello intermittente fa il boom del più 8%. Nel credito sono in continua crescita le sofferenze, mentre calano gli affidamenti delle banche e aumentano quello delle finanziarie. Diminuiscono tra giugno e ottobre 2011 gli impieghi, soprattutto nel settore industriale e delle costruzioni. I senza lavoro continuano a essere 113.000 e la disoccupazione sotto i 29 anni è del 18%. Lo stock di quanti sono in mobilità continua a crescere fino a 43.821 persone.

La fragilità del sistema economico toscano risalta se si considerano gli investimenti delle aziende che, fatto 100 l’indice medio nazionale degli investimenti per addetto, vedono la Toscana a 87,1: al di sotto non solo delle regioni più sviluppate ( a 107,3 il Piemonte, a 107 il Veneto, a 101 l’Emilia Romagna) ma anche di Basilicata (111,1), Molise e Sicilia (93,8). E’ l’allarmante quadro che dell’economia toscana ai fine 2011 e inizi 2012 dà l’indagine dell’Ires, lo strumento di ricerca della Cgil. La presentano il direttore Ires, Fabio Giovagnoli, Daniele Quiriconi del segreteria regionale Cgil e Valter Bartolini che per il sindacato toscano si occupa di economia e lavoro. L’indagine si basa su dati Irpet e, quanto ai redditi dei toscani, su un campione di 500.000 certificazioni Isee. Da cui si scopre la bizzarra inversione tra redditi e patrimoni. I più alti sono i redditi dei lavoratori dipendenti, seguiti da autonomi, liberi professionisti, imprenditori. A sorpresa si scopre che questi ultimi guadagnano meno di tutti. Al contrario, i loro patrimoni sono largamente più pingui, seguono quelli dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti. Molto inferiori i patrimoni dei lavoratori dipendenti. Il giallo è presto risolto, spiega la Cgil: evidentemente i lavoratori dipendenti dichiarano i redditi, gli altri evadono.

Quanto all’economia, «il settore manifatturiero accentua la tendenza al declino», sottolinea Giovagnoli. La Cgil affronta anche alcuni dei temi oggi in discussione. L’articolo 18 e i licenziamenti, per prima cosa. L’Ires spiega che nel 2011 gli uffici legali della Cgil hanno affrontato 17.017 vertenze, il 60% delle quali fatte per recuperare lo stipendio non pagato. Le vertenze per licenziamento illegittimo in base all’articolo 18 sono state invece 187. «Una cifra irrisoria - dice Quiriconi - che dimostra come l’articolo 18 non sia un problema. Ma è un deterrente perché, se non ci fosse, chi chiede che il proprio lavoro venga regolarmente pagato verrebbe invece regolarmente licenziato ». Secondo i sindacalisti Cgil cancellare l’articolo 18 «è pura ideologia». 

Come «falsa è l’affermazione che in tempi di crisi le aziende non si possano ‘alleggerire’ dei dipendenti: nell’ultimo trimestre 2011 i licenziamenti sono stati 5.763, tra 23 e 24 mila in un anno, se vi sembrano pochi», dice Quiriconi. Quanto ai propositi di riforma degli ammortizzatori da parte del governo che la Cgil definisce «confusi, demagogici e velleitari », sono 23.600 lavoratori che rischiano la disoccupazione se la cassa integrazione straordinaria venisse abolita «come vuole il ministro Fornero»: visto che sono 11.000 i lavoratori in cassa straordinaria e 12.600 in cassa in deroga. Infine «concretezza e non ideologia», invoca la Cgil, anche sulle liberalizzazioni e la paura che le «aziende seguano Marchionne e vadano via». La Cgil ha censito 50 vertenze per crisi in Toscana di cui una sola delocalizza e le altre hanno problemi finanziari. «E mentre si parla tanto di modello tedesco ci si scorda che in Germania non ci sono libertà di licenziare, orari di lavoro super flessibili, negozi aperti tutte le domeniche. Quelli sono modelli spagnoli o irlandesi. E la Spagna e l’Irlanda sono adesso i paesi con più disoccupazione e più problemi », concludono i tre. (i.c.)

Interviste sul 2012
“Una sfida che non si può perdere e la priorità sono gli investimenti”
Gramolati (Cgil): favorire la specializzazione e il lavoro stabile

ILARIA CIUTI su la Repubblica 2/2/12

ALESSIO Gramolati, da segretario della Cgil toscana cosa prevede per il 2012?
«Una grande sfida che non possiamo permetterci di perdere».
Ci racconti la sfida.
«La Toscana deve fare i conti con problemi vecchi che la crisi acuisce. Una regione in cui la manifattura si è ulteriormente ridotta e i servizi non si sono qualificati, in uno scenario profondamente segnato dalla globalizzazione. Se rimanessimo fermi le conseguenze a livello sociale sarebbero gravissime ».
Ma come si vince?
«Facendo i conti con la situazione reale. Il ciclo della globalizzazione fondata sulle delocalizzazioni e sul costo si sta esaurendo. Ora è in corso quello centrato sul valore dei prodotti. Anche la crisi è cambiata e la selezione non avviene più solo su tecnologie e materiali ma risente delle scelte della finanza e del governo. Su 50 crisi aziendali attualmente aperte in Toscana, 40 sono per problemi finanziari, il resto per scelte del governo, una sola per delocalizzazione e un’altra sola per mancanza di ordini. Ventidue di queste aziende sono già in procedure concorsuali. Un caso concreto è quello di Selex Galileo (proprietà Finmeccanica) in cui l’Asi decide che l’Italia non è competitiva nell’elettro ottica escludendoci burocraticamente dalla gara».
Cosa può fare allora la Toscana se i poteri sono questi?
«Intanto prendere sul serio economisti come Samuelson che definiscono l’austerità in piena depressione come un disastro, mentre la priorità è la crescita e la sua capacità di generare occupazione. Dunque dare priorità agli investimenti. Siamo tra gli ultimi in Italia per quelli privati, ai primi posti per i pubblici. Per troppo tempo si è preferita la rendita alla capitalizzazione dell’impresa, affidata alle banche. Bisogna scoraggiare la rendita e favorire le aziende che investono su un alto modello di specializzazione e le piccole che fanno rete, mettendo loro a disposizione aree, infrastrutture, trasporti, logistica, semplificazione. Siccome la partita globale si sposta dai costi alla generazione di valore, si devono concentrare gli incentivi sul lavoro stabile, perché la specializzazione e la qualità hanno bisogno di un lavoro partecipato e creativo. Quello precario non ha bisogno di incentivi: è circa il 90% degli avviamenti».
Basta questo nel programma 2012?
«No. Ma non certo cancellare l’articolo 18, visti i livelli dei licenziamenti anche da noi: 5.800 solo nell’ultimo trimestre 2011, 24.000 in un anno. Mentre il tema del credito sarà decisivo. Bisogna ricostruire il rapporto di fiducia tra banche e imprese attraverso una maggiore trasparenza delle seconde e una minore discrezionalità delle prime e delle fondazioni bancarie. Vale per tutti ma soprattutto per la Toscana dove le aggregazioni hanno spostato fuori i centri decisionali delle banche. Bisogna evitare che questa diventi terra di raccolta e non di impieghi».
Servono nuovi strumenti pubblici di sostegno al credito?
«Penso di no. Il Fondo di garanzia di Fidi Toscana e il Fondo Sici hanno funzionato nonostante alcune scelte infelici. Basta rafforzarli e qualificarli».
Altri compiti per il 2012?
«Decidere che è l’anno per concludere le aggregazioni del nostro sistema di servizi e di welfare, a cominciare dalla gara regionale per il Tpl che ha visto chiusure, egoismi e localismi inqualificabili. Integrare università, ricerca, impresa altrimenti l’economia della conoscenza non prospera. Interagire anche con il governo a partire dal suo coinvolgimento nelle grandi vertenze, come la Lucchini e le aziende di Finmeccanica e su partite come il fondo per la non autosufficienza».
Niente Toscana dei cento campanili vuol dire?
«La stagione della competizione non ha prodotto grandi risultati. Serve maggiore collaborazione dentro la Toscana e della Toscana con le regioni dell’Italia di mezzo. Abbiamo l’opportunità di una grande banca internazionale, come Banca Intesa, che sta promuovendo le reti d’impresa. Ci vogliono reti che qualifichino l’offerta collegando città d’arte e territorio, cultura e prodotti tipici. Ma che costruiscano anche, con le regioni vicine, un progetto per tutelare la nostra montagna che si sta svuotando di funzioni e servizi integrandone i versanti industriale e agroforestale con nuove filiere energetiche. E se da una parte vogliamo rafforzare i nostro sistema areoportuale, dall’altra non scordiamo che in pochi anni i passeggeri di Fiumicino raddoppieranno e proviamo a portarne qui una parte approfittando dell’alta velocità.
Avanti tutta con lo sviluppo?
«E la sostenibilità. Sviluppo sostenibile. Sono due parole che vanno d’accordo. Potremmo iniziare sfruttando fino in fondo le potenzialità industriali nei campi del riuso e del riciclo».
E voi del sindacato non dovete cambiare niente?
«Altrochè. Dobbiamo uscire da una posizione difensiva anche sui temi della produttività e dell’efficienza tanto nel privato che nel pubblico. E sulla flessibilità che va contrattata, non negata o subita, e che deve servire alla produttività e non a ridurre i costi. Un delegato del Pignone mi ha detto: ‘Se la partita sono crescita o produttività, o stai a tavola o sei nel menù ma in quel caso prima o poi ti mangiano’. Il tema, piuttosto, è come si redistribuisce la ricchezza derivata dalla maggiore produttività. Si può essere o incapaci di creare ricchezza oppure distribuirla male. Noi rischiamo ambedue i difetti. Se si allunga il tempo tra l’investimento e la redistribuzione favoriamo la rendita come è successo negli ultimi anni. Se 25 anni fa un metalmeccanico e un lavoratore agricolo del Chianti si compravano casa con 4 anni di lavoro, adesso al primo ce ne vogliono 10 e al secondo 20. E’ l’effetto della cattiva distribuzione. Questa situazione va sanata rilanciando la contrattazione. Insieme a Cisl e Uil toscane ci proveremo con proposte al governo regionale e alle nostre controparti su crescita, investimenti, welfare, credito e riassetto istituzionale. E’ il nostro modo di rispondere al tentativo in atto di decontrattualizzare le relazioni sociali e fare fuori i sistemi di rappresentanza. Ma, se in nome della crisi si decide senza costruire consenso, la democrazia non ne guadagna ».

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LAVORO E DIRITTI
Dimissioni in bianco, incontro bipartisan

dal Tirreno 31/1/12

EMPOLI Dimissioni in bianco: una pratica intollerabile. Un ricatto per i lavoratori che occorre fermare. Vittorio Bugli e Nicola Nascosti, consiglieri regionali,  hanno convocato una riunione con e le organizzazioni sindacali, consapevoli che su una materia come questa occorre un lavoro che vada oltre le differenze politiche. Domani i due consiglieri  incontreranno Mario Batistini,segretario Cgil Empolese Valdelsa e Nicola  Longo, segretario provinciale Cisl. Sarà l'occasione per valutare gli spazi che possono esserci per una iniziativa della regione. L’incontro si terrà a Firenze, nella sede del consiglio regionale.   « Certo, quello che occorrerebbe fare, al di là di ogni polemica, sarebbe ripristinare la legge 188, cancellata dal precedente governo. Solo così si può ristabilire una norma di civiltà contro la pratica della firma senza data».

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ISTRUZIONI LAVORO»CONTRATTI ATIPICI

Un tesoretto a sorpresa per i lavoratori interinali
Indennità una tantum per centinaia di precari dell’Empolese Valdelsa con 78 giornate maturate e un mese e mezzo di disoccupazione dal 2008
Ecco quando e dove fare la domanda

di Francesco Turchi sul Tirreno 27/1/2012

Le domande vanno presentate alle Agenzie per il lavoro dal 1° febbraio al 30 marzo 2012. Una volta formata la graduatoria a livello centrale, l’Istituto nazionale della previdenza sociale (che in tutta questa operazione ha soltanto il ruolo di erogatore dell’indennità) invierà la lista nominativa alla sede di Empoli in via Amendola, che provvederà all’erogazione della prestazione. I pagamenti dovranno essere effettuati entro il 31 maggio 2012. 

Sul sito internet www.inps.it è reperibile la circolare che spiega le modalità di accesso alla prestazione.Una bella notizia per chi lavora a singhiozzo nell’Empolese Valdelsa, magari alternando “missioni” temporanee a periodi di disoccupazione che superano il mese e mezzo. Coloro che negli ultimi quattro anni hanno lavorato almeno 78 giorni attraverso le agenzie interinali, possono richiedere l’indennità una tantum: 1.300 euro al lordo delle ritenute di legge (circa 900 euro netti). 

Quanti sono. Secondo i dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro, gli avviamenti “interinali” nel circondario sono stati 1.253 nel 2009, 2.648 nel 2010 e 1.727 nei primi nove mesi del 2011, per un totale di 5.628 avviamenti, ai quali vanno aggiunti quelli del 2008 (199 nel quarto semestre). Pur tenendo presente che più avviamenti con contratto di lavoro somministrato possono essere riconducibili alla stessa persona, è evidente che sono centinaia le persone che hanno diritto all’indennità. 

Cos’è. È un patto firmato da Ministero, Assolavoro (Associazione nazionale per le agenzie per il lavoro) e sindacati. Lo scorso dicembre, a seguito della conclusione della procedura relativa al 2009, le parti hanno deciso di di riaprire i termini per la presentazione delle domande. 

Requisiti. Per avere diritto alla prestazione, bisogna avere maturato un’anzianità di almeno 78 giornate in somministrazione a partire dal 1° gennaio 2008 e successivamente, almeno 45 giorni continuativi di disoccupazione precedenti la data dichiarata nella domanda; inoltre non devono avere già beneficiato della stessa misura una tantum di sostegno al reddito e non devono avere percepito, nei sei mesi precedenti la maturazione del requisito, prestazioni pubbliche di sostegno al reddito di importo pari o superiore a 1.300 euro. 

Come fare. Coloro che ritengono di essere in possesso di tutti i requisiti richiesti, non devono fare altro che rivolgersi all’Agenzia per il lavoro, che farà una verifica in tempo reale utilizzando anche i dati presenti nell’archivio Inps. In caso di esito positivo sarà avviata la procedura, con l’immissione della richiesta nella piattaforma informatica Plus, dedicata da Italia Lavoro (società per azioni interamente partecipata dal ministero) a questo tipo di intervento. Poiché la prestazione è legata ad un fondo a capienza, le istanze presentate verranno accettate “con riserva”. 

La graduatoria. Terminata la fase istruttoria, l’elenco dei potenziali beneficiari, insieme alla documentazione a corredo, sarà trasmessa all’Inps che entro il 5 maggio 2012 provvederà alla creazione di una graduatoria dei beneficiari, stilata tenendo conto della data di maturazione dei requisiti richiesti e fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

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Guida facile ai concorsi, i consigli degli esperti per sperare di farcela 

Lisa Ciardi su la Nazione 25/1/12

PARTECIPARE a un concorso pubblico significa, solitamente, sfidare centinaia o migliaia di altri candidati per pochi posti. Non solo: spesso, le prove vertono su tematiche molto ampie e richiedono una vasta preparazione. Ecco quindi che diventa fondamentale capire come affrontare la prova: attraverso l’aiuto di chi ce l’hanno fatta, testi specifici e corsi ad hoc. 

Per avere qualche consiglio abbiamo parlato con tre esperti in materia. Massimiliano Guarducci è consigliere delegato dell’Istituto studi bancari e aziendali di Lucca, che ha fra le proprie unità la Sal (Scuola autonomie locali). «In questa fase di crisi - spiega - i concorsi pubblici sono visti come una delle poche strade di accesso a un ‘posto sicuro’. Questo li rende estremamente affollati e a volte disorientanti per i candidati. Da qui l’importanza di una guida, nella scelta dei testi e nella preparazione. Ultimamente, oltre ai concorsi pubblici, molti giovani si stanno indirizzando, per la stesse motivazioni, anche verso le banche». 

Ma quali sono le caratteristiche del candidato perfetto? «Impossibile generalizzare - spiega Fulvio Tanini della Cgil funzione pubblica che organizza (gratis per gli iscritti) corsi di preparazione ai concorsi - perché ci sono posizioni molto diverse. Intanto va detto che per le categorie più basse l’assunzione avviene solitamente attraverso le liste di collocamento. I concorsi dunque si riferiscono a livelli superiori, con requisiti specifici. È fondamentale conoscere la Legge sul pubblico impiego e saper affrontare i sempre più frequenti test psicoattitudinali. Punteggi aggiuntivi vengono dati (ma non sempre) dal voto di laurea, da periodi di precariato e precedenti esperienze nella pubblica amministrazione». 

Caso a parte, i concorsi per la scuola. «Non se ne fanno da molto tempo - spiega Paola Pisano della Flc Cgil - e, quando verranno organizzati, il problema sarà bilanciare questi ingressi con i tanti precari in attesa. Chi partecipa è già solitamente preparato in materia, ma resta importante un affiancamento in vista delle selezioni e delle preselezioni, ormai sempre più frequenti».

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Uno su 3 firma il contratto e le dimissioni in bianco
Colpite soprattutto le giovani donne, ricattabili in caso di una gravidanza chi lascia l’azienda in questo modo non ha diritto all’indennità di disoccupazione

silvia mozzorecchi Per ogni caso che emerge ce ne sono decine che restano oscuri perché spesso le vittime si vergognano per essere scese a compromessi
sergio luschi Questa prassi è lo specchio del Paese dove si lede l’articolo 18 e si permettono anche questi giochetti a pseudoimprenditori

di Francesco Turchi dal Tirreno 22/1/2012

Quando la frittata è fatta c’è ben poco da fare. Chi ha firmato la lettera di dimissioni in bianco – a meno che non ci siano sbavature – è difficile provare che quel foglio è stato autografato sotto ricatto. Lo sanno bene anche alla Cgil dell’Empolese Valdelsa, guidata da Mario Batistini (nella foto). Ma dagli uffici di via Sanzio arriva un consiglio a tutti i lavoratori che si sono ritrovati in un recente passato e che si troveranno in futuro a firmare le dimissioni in bianco: inviare con una raccomandata postale una dichiarazione autografa all’ufficio vertenze, in cui la “vittima” denuncia di essere stato costretto a firmare un foglio di dimissioni in bianco in quel giorno e in quell’azienda. La busta sarà custodita in cassaforte, da dove sarà tirata fuori soltanto nel caso che l’impresa decida di “liberarsi” del dipendente. 

 «Firma qui. E pure qui, grazie». Il primo autografo vale un posto di lavoro, il secondo rende il dipendente ricattabile in qualsiasi momento, condannato a ritrovarsi disoccupato con un qualunque pretesto, senza avere neanche diritto alla disoccupazione. Il primo è il contratto di lavoro, il secondo è la lettera di dimissioni in bianco. Il primo vale subito, la seconda quando lo ritiene opportuno il datore di lavoro: basta aggiungere la data. Uno stratagemma che anche nel circondario è diventato una prassi: «Un contratto a tempo determinato su tre e il 15% di quelli a tempo indeterminato sono accompagnati da questa clausola». 

Silvia Mozzorecchi è una sindacalista targata Filtea-Cgil, punto di riferimento per i lavoratori del settore tessile, dell’abbigliamento e del calzaturiero. In questi anni di crisi ne ha sentite di tutti i colori: «Ormai siamo diventati come i preti». Scherza. Ma poi si fa subito seria: «I nostri crucci? Le pensioni, i giovani che non riescono a entrare nel mondo del lavoro. E i rapporti nelle aziende, che si sono fatti sempre più tesi: siamo tornati indietro, con il padrone esasperato che fa fatica a tirare avanti e scarica la tensione sul lavoratore. Che è ricattabile. Anche con le dimissioni in bianco». Il dramma nel dramma è che di fatto anche il sindacato può fare ben poco. Perché quella firma, seppur estorta col ricatto, è vera. Ed è quasi impossibile dimostrare il contrario. Così, basta un calo di ordini, ma anche un banale screzio, per vedersi sventolare davanti al naso quel foglio firmato in bianco e ritrovarsi in mezzo a una strada: e poiché si è dimesso e non è stato licenziato, una volta fuori il lavoratore non gode neanche di alcun ammortizzatore sociale. I dati nazionali sono allarmanti: sono due milioni i lavoratori costretti a firmare le dimissioni in bianco: il 40% sono uomini, il 60% donne, nella maggior parte dei casi “dimissionate” in seguito a una gravidanza. E l’Empolese Valdelsa non è un’isola felice. Anzi: «Soltanto nel 2011 mi sono capitati una decina di casi. Ma per ognuno che viene a galla ce ne sono decine che restano sotto silenzio». 

Talvolta perché l’azienda poi non fa valere l’arma in suo possesso, perché non ne ha bisogno; molto più spesso perché chi viene messo alla porta con questo sistema, prova un senso di vergogna tale che non riesce neanche a parlarne: «C’è addirittura chi viene da noi – spiega Mozzorecchi – ci racconta la vicenda e poi decide di non fare vertenza». Per la paura di non riuscire poi a trovare un altro lavoro. Si parla di confezioni, di pelletterie. Ma la prassi è trasversale. Abbraccia il campo edile, così come quello del commercio, servizi e turismo: «Anche se – puntualizza Andrea Brunetti della Filcams – ci sono varie strade per evitare questo ricatto, a cominciare dai contratti a chiamata». 

Molto più preoccupante il quadro del metalmeccanico: «È una cambiale in bianco sempre più frequente» esordisce Stefano Angelini della Fiom: «Purtroppo molto spesso non c’è margine di ribellione: in tanti firmano con la speranza che poi le cose vadano nel verso giusto. Ma saranno sempre ricattabili». Eppure la legge 188/2007 aveva cancellato questa vergogna, prevedendo che la procedura per le dimissioni venisse eseguita obbligatoriamente on line sul sito del Ministero del Lavoro. Il lavoratore doveva recarsi personalmente presso un intermediario (solitamente il Centro per l’impiego) che aveva cura di compilare il modulo, vidimarlo con marca temporale tale da renderlo non falsificabile o alterabile, che doveva essere quindi consegnato al datore di lavoro.Ma l’anno successivo il governo Berlusconi ha abrogato la legge. «Questa prassi – aggiunge Sergio Lischi, coordinatore della Cgil dell’Empolese Valdelsa – è lo specchio del Paese, dove si attacca l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e contemporaneamente si permettono certi “giochetti” a pseudoimprenditori senza scrupoli, che tengono in scacco soprattutto gli stranieri che devono garantirsi il permesso di soggiorno e le giovani donne, “invitate” a non avere gravidanze».

Cacciata dopo l’assenza per il figlio malato
La storia di Laura, ex dipendente di una confezione. Michele, invece, è stato punito per un litigio

dal Tirreno 22/1/12

EMPOLI Due storie emblematiche che arrivano dall’Empolese Valdelsa. Due persone che hanno raccontato il loro dramma ai sindacalisti della Cgil, rinunciando però a fare vertenza, consapevoli di non avere chance di riavere il loro posto di lavoro. Michele e Laura sono soltanto la punta di un iceberg. «Ho trent’anni – racconta la donna – e un figlio di due. Lavoravo in un’azienda di confezioni. Non avevo mai avuto alcun tipo di problema. Poi il bambino si è ammalato un paio di volte e fui costretto a restare a casa per alcuni giorni in due periodi ravvicinati». Quanto basta per ritrovarsi in mezzo a una strada: «Cercai di fare anche un bel po’ di straordinari per rimettermi in pari con il lavoro e garantire i tempi di consegna all’azienda. Ma una mattina mi chiamarono in ufficio. Mi dissero che non ero affidabile. E mi fecero vedere una lettera di dimissioni firmata da me». Laura non sapeva neanche dell’esistenza di quel documento: «Quando firmai il contratto di assunzione, mi misero davanti una serie di fogli da firmare, uno dopo l’altro. La segretaria li scorreva velocemente. In mezzo, c’era anche la lettera di dimissioni in bianco». 

Michele invece era dipendente – fino allo scorso novembre – di un’azienda metalmeccanica con decine di dipendenti: «Ero lì da cinque anni. Un giorno ho avuto un diverbio con uno dei titolari. Mi hanno detto di prendermi qualche giorno di ferie. Quando sono tornato mi hanno chiesto cosa ci facevo, dato che mi ero dimesso. E mi hanno tirato fuori le dimissioni che avevo firmato il giorno dell’assunzione e che loro avevano custodito per tutto questo tempo».(f.t.)

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