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altri articoli 2011

Operai morti, processo all´impresa
Tragedia a Barberino: a giudizio Toto e tre dipendenti

FRANCA SELVATICI su la Repubblica 10/3/12

Il processo per il più grave incidente sul lavoro avvenuto in provincia di Firenze negli ultimi cinque anni si aprirà il 4 ottobre in aula bunker. Fra gli imputati per omicidio colposo plurimo aggravato dalla violazione delle normative sulla sicurezza del lavoro ci sarà anche Alfonso Toto, amministratore delegato della omonima società che sta realizzando i lavori del lotto 13 della variante di valico. Il 2 ottobre 2008 tre operai - Gaetano Cervicato, 45 anni, di Melito (Napoli), Rosario Caruso, 25 anni, di Sinopoli (Reggio Calabria) e Giovanni Mesiti, 39 anni, di Grotteria (Reggio Calabria) - morirono a Barberino di Mugello precipitando da un ponteggio posto a 40 metri di altezza.

Ieri il giudice Alessandro Moneti, accogliendo le richieste del pm Luciana Singlitico, ha rinviato a giudizio, oltre a Toto, tre suoi dipendenti: il dirigente Francesco Talone, il direttore del cantiere Alessandro Toscan e il caposquadra Francesco Contu, difesi dagli avvocati Valerio Valignani, Luca Bisori e Alessandra Cambi. A giudizio vanno anche, sempre per omicidio colposo plurimo, Augusto Antonini, titolare della omonima società subappaltatrice della quale era dipendente una delle vittime, Gaetano Cervicato, e Alessandro Bonanni, titolare della Manutenzione Strade, società che aveva assunto Cervicato, che subito dopo, secondo le accuse, era stato fraudolentemente trasferito alla Antonini e da questa illecitamente posto nella diretta disponibilità della Toto. Tutte e tre le società - Toto, Antonini e Manutenzione Strade - saranno processate per illecito amministrativo. Il capocantiere della Toto Dino Federici ha patteggiato la pena a 11 mesi e 15 giorni e la coordinatrice per l´esecuzione dei lavori Barbara Battisti è stata condannata in abbreviato a 2 anni.

Quella terribile sera del 2 ottobre 2008 i tre operai lavoravano con un quarto compagno, Giovanni Lo Presti, su una pedana sospesa a 40 metri di altezza e agganciata a un pilone in costruzione del viadotto Lora. Stavano per scendere a terra quando improvvisamente la pedana si è sganciata. Tre di loro sono precipitati nel vuoto. Lo Presti è riuscito a salvarsi aggrappandosi alla pedana attigua a quella ceduta e ha visto morire i suoi compagni. Secondo quanto ricostruito dai tecnici, l´incidente fu causato dall´errato montaggio del sistema di ancoraggio. 

Un sistema ritenuto sicurissimo e brevettato dalla multinazionale tedesca Peri. Secondo le accuse, uno dei ganci di ancoraggio era stato fissato per errore alla parete di calcestruzzo con un bullone più corto di tre centimetri rispetto a quello necessario per garantire la tenuta della pedana. La procura ritiene fra l´altro che l´azienda non avesse fornito ai dipendenti precise indicazioni sul sistema di fissaggio e non li avesse addestrati ad affrontare la complessa procedura di montaggio delle pedane. Uno di loro, Mesiti, era stato assunto da appena due settimane.

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CANCELLATA LA SICUREZZA DEL LAVORO

di ROSSANO ROSSI segretario Cgil Empoli Valdelsa

dal Tirreno 4/3/12

La deregulation della sicurezza prevista nell'art.14 del Decreto 5/2012 del governo nega uno sviluppo sostenibile e di qualità: mina seriamente il futuro della vigilanza e delle ispezioni in materia di salute e sicurezza del lavoro e ambiente. 

Il Governo nel decreto parla di sviluppo del sistema produttivo e della competitività delle imprese. Ma di quale sviluppo parla? Non sono i controlli, eventuali, a provocare un freno allo sviluppo. È piuttosto una cattiva organizzazione del lavoro, l'assenza di investimenti, la precarietà, il non lavorare in sicurezza che porta ad infortuni e purtroppo a morti sul lavoro: questi sono gli elementi di criticità del nostro sistema produttivo. 

È grave che il governo abbia previsto norme che impedirebbero la effettuazione di controlli in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, per tutte quelle imprese che risulterebbero essere “in possesso della certificazione del sistema di gestione della qualità (Uni Iso-9001) o altra appropriata certificazione emessa a fronte di norme armonizzate”. 

Ma che c'entra la Uni Iso-9001 che tratta di processi di produzione intesi come qualità del bene prodotto con la sicurezza sul lavoro e le modalità di tutela degli organi di controllo? Nessuna. Secondo il governo da ora in avanti sarebbe sufficiente l'adozione volontaria da parte di un'impresa di una certificazione volontaria quale dimostrazione di aver correttamente assolto alla gestione del rischio. 

Ma ancora, sempre nel medesimo articolo viene prevista una parvenza di concertazione dei decreti attuativi eseguita con il solo confronto con le associazioni imprenditoriali e non anche quelle dei lavoratori, oltre a non essere previsto neppure il passaggio dei decreti in Conferenza Stato-Regioni? A quanto sopra viene aggiunta l'introduzione del concetto di “collaborazione amichevole con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità” che rappresenterebbe una evidente incompatibilità tra controllati e controllori. Se tutto ciò divenisse legge ci troveremmo con una stagione nuova e negativa per la sicurezza che determinerebbe un abbassamento delle tutele, cancellerebbe il ruolo della Pubblica Amministrazione nella tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, romperebbe con metodi e relazioni che per esempio in Toscana hanno consentito in questi anni tra le parti sociali e le istituzioni convenire su obiettivi ed azioni, dalla formazione dei datori di lavoro e lavoratori a programmi specifici sui settori maggiormente a rischio. 

In presenza di numeri intollerabile d'incidenti gravi e mortali sul lavoro occorre con forza dichiarare la contrarietà e contrastare questo decreto, e mentre si invitano i lavoratori le Rsu e gli Rls ad esprimere il proprio dissenso a questa scelta del governo, si chiede un intervento forte dei partiti nella discussione alla Camera e della Regione nei confronti della Conferenza Stato-Regioni, per chiedere l’eliminazione delle norme contenute dall'art. 14 nel decreto. 

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Al nero e in fin di vita il padrone spostò il corpo dell´uomo

Il titolare dell´impresa boschiva di Montespertoli dichiarò che era stato colpito da un tronco caduto. Senza casco, morì sul lavoro l´imprenditore denunciò cause accidentali. La ferita sulla testa fu causata in realtà dal braccio meccanico del furgone

LUCA SERRANO su la Repubblica 24/2/12 

Ha fatto in modo che la morte di un suo dipendente impiegato al nero risultasse legata a cause accidentali. E non invece dalle conseguenze di un incidente sul lavoro provocato dal mancato rispetto delle norme anti infortuni.

E´ quanto ricostruito dalla procura di Firenze al termine di indagini sul titolare di un´impresa boschiva di Montespertoli, Vincenzo Lovisi, per il quale sono scattati gli arresti domiciliari in esecuzione di un´ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Angelo Pezzuti. L´accusa è omicidio colposo aggravato.

La vicenda risale al 4 aprile del 2010, quando un cittadino albanese, Qershija Gezim, venne soccorso in fin di vita dal 118 in un bosco in località Tresanti (Montespertoli). Ricoverato in terapia intensiva all´ospedale di Careggi con una larga ferita sulla testa, morì il giorno dopo per le gravi lesioni riportate. 

Nel timore di perdere il posto di lavoro, il cognato della vittima (anche lui in realtà impiegato al nero nella ditta boschiva) raccontò che l´incidente era stato provocato da un tronco caduto per caso da un autocarro. Lo stesso imprenditore, sentito dai carabinieri due giorni dopo il fatto, spiegò di non avere alcun rapporto di lavoro con il cittadino albanese. 

Per niente convinto dalle dichiarazioni, però, il pubblico ministero Paolo Barlucchi ha poi deciso di approfondire la vicenda e ha dato il via agli accertamenti. Le indagini sono state portate avanti dai carabinieri della sezione di pg della procura, dai militari della stazione di Montespertoli e dai tecnici della Asl di Empoli, con il contributo della guardia forestale.

Grazie a una serie di interrogatori e controlli incrociati, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire che al momento dell´incidente Qershija Gezim stava caricando legna (insieme al cognato e ad un altro cittadino albanese) sul furgone Iveco di Lovisi, senza indossare l´elmetto e le protezioni anti caduta obbligatorie per questo tipo di operazioni. Sarebbe stato il braccio meccanico della vettura, manovrato proprio dall´imprenditore, a centrare al volto l´operaio. 

Nonostante la vistosa ferita alla fronte, però, Lovisi non avrebbe dato l´allarme al 118 e si sarebbe limitato a spostare il corpo lontano dall´autocarro, sistemandolo sotto un albero a qualche metro di distanza. La chiamata al 118 è infatti partita alcuni minuti più tardi, dal telefono di un agricoltore residente in zona. 

Dagli accertamenti è poi emerso che Lovisi ha continuato ad utilizzare lavoratori al nero anche l´anno successivo, con l´unica eccezione di un giovane albanese regolarizzato (con un contratto di 6 mesi) proprio pochi giorni dopo la tragedia. 

Presso l´ufficio vincoli idrogeologici del circondario Valdelsa Empolese è inoltre saltato fuori che al dicembre 2010 l´imprenditore aveva in carico 11 cantieri forestali, compreso quello in località Tresanti, senza però aver mai dato comunicazione di assunzione di lavoratori al centro per l´impiego di Empoli.

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Lavoro: …e vissero tutti sicuri e contenti…, la mostra in Consiglio

Lunedì 6 febbraio alle 9 inaugurazione, a Palazzo Bastogi, dell’esposizione sui materiali realizzati dalle scuole toscane sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Interverranno il presidente della commissione Emergenza occupazionale Paolo Marini e l’assessore al Diritto alla Salute Daniela Scaramuccia

 
Firenze – Sicurezza sui luoghi di lavoro: la scuola come luogo di educazione e cultura della salute nei luoghi di vita e di lavoro. Gli studenti toscani che hanno partecipato ad un concorso regionale mettono in mostra le loro creazioni sul tema. L’inaugurazione si terrà lunedì 6 febbraio, alle 9, in Sala delle Collezioni di Palazzo Bastogi (via Cavour, 18), a Firenze. “…e vissero tutti felici e contenti…”, questo il titolo della mostra, che nasce a conclusione del concorso “Promozione della cultura della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro e negli ambienti domestici tramite la scuola”, indetto dalla Regione Toscana. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 17 febbraio 2012, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.
 
All’inaugurazione interverranno il presidente della commissione istituzionale per l’emergenza occupazionale del Consiglio regionale Paolo Marini; l’assessore al Diritto alla salute della Regione Toscana Daniela Scaramuccia; il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Toscana AngelaPalamone; il coordinatore area coordinamento ricerca della Regione Toscana Marco Masi; il direttore regionale Inail Toscana Bruno Adinolfi.
 
Nel corso della presentazione non mancherà l’accompagnamento musicale del coro Senzaton, dell’istituto di istruzione superiore tecnica e liceale “Russell-Newton” di Scandicci, e dell’orchestra In crescendo dell’istituto comprensivo Masaccio di Firenze.
 
Alla realizzazione della mostra, ha collaborato il Consiglio regionale della Toscana. Hanno contribuito la Regione Toscana; D.G. diritti di cittadinanza e coesione sociale; Settore prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro; Ufficio scolastico regionale per la Toscana; aziende Usl toscane; Direzione regionale Inail.

Fabio Fanfani 

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LAVORO: TOSCANA; PG DEIDDA, NON INCORAGGIA NUMERO INFORTUNI 'AUMENTATE LE DENUNCE PER MALATTIE PROFESSIONALI'

In materia di infortuni sul lavoro e di malattie professionali "le statistiche del nostro distretto non sono incoraggianti": è quanto affermato dal procuratore generale presso la corte d'appello di Firenze, Beniamino Deidda, nel suo intervento all'apertura dell'anno giudiziario. "Gli infortuni sul lavoro avvenuti nel 2011 sono stati 63.927 di cui 49 mortali contro i 66.935 dell'anno precedente - ha detto Deidda - Le malattie professionali denunciate, invece, rispetto alle circa 4.000 del 2010, hanno subito un preoccupante aumento del 20%". "Degli infortuni accaduti nel 2011, oltre 6.000 hanno dato luogo a reati di omicidio e di lesioni colpose perseguibili di ufficio - ha continuato - Con tali cifre fa singolare contrasto lo scarso numero di procedimenti penali iniziati nelle procure del distretto, poco più di un migliaio per gli infortuni e poche centinaia per le malattie professionali". "E' necessario non lasciare impunite forme particolarmente gravi di criminalità, che attentano alla vita e alla salute dei lavoratori", ha detto Deidda, che ha parlato di "adozione di buone prassi e di una diffusa specializzazione dei magistrati" presso ogni procura, come "rimedi per affrontare uno dei fenomeni criminosi socialmente più gravi: gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, sui quali ripetutamente ha soffermato la sua attenzione il capo dello Stato". Tra le prassi, il Pg Deidda ha ricordato un protocollo di indagine "i cui punti salienti sono costituite dalla tempestiva trasmissione agli organi di polizia giudiziaria delle Asl delle notizie di reato. (ANSA).

Notizia del: sab 28 gen, 2012

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