|
|
|
|
|
Per aspirare a una cattedra
bisogna fare «tirocinio»
Basta un anno di studi e poi puntare ai nuovi concorsi
Elettra Gullè su la Nazione 9/5/12
UNA VOLTA era la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, meglio nota come Ssis. Vissuta come una croce da buona parte degli aspiranti docenti delle scuole , ha chiuso i battenti nell’anno accademico 2008-2009. Adesso, per ottenere l’abilitazione (sempre per le medie e le superiori) è stato inventato il Tfa, ovvero il tirocinio formativo attivo. Nella sostanza, non cambia molto rispetto alla vecchia Ssis, di cui vengono ripresi alcuni aspetti. Ma una bella novità c’è: i futuri docenti dovranno mettere in conto solo un ulteriore anno di studio. Non più due.
Il 3 maggio è stato pubblicato il bando per l’ammissione ai corsi. La procedura d’iscrizione, rigorosamente online, è gestita dal Cineca. Termine ultimo per fare domanda, il 4 giugno. I candidati possono tentare l’accesso ai Tfa per più di una classe di concorso, per la quale ovviamente hanno il titolo di studio, anche in Atenei diversi tra loro. Primo passo per aspirare ad entrare nel novero degli aspiranti prof, superare il test preliminare in programma dal 6 al 31 luglio. Dopodichè, via alla prova scritta e infine a quella orale. Chi supererà quest’ultima con un punteggio non inferiore a 15/20 potrà accedere al tirocinio.
Attenzione, però. L’ammissione al Tfa avverrà secondo l’ordine della graduatoria stilata da ciascun Ateneo in base ad ogni classe di concorso. Chiaramente tenendo conto dei posti disponibili. Già, perché il Miur a livello nazionale ha predisposto, per il prossimo anno, 4275 posti per l’abilitazione per le medie. E 15.792 per le superiori. La Toscana, con i suoi Atenei di Firenze, Pisa, Siena ha conquistato 190 posti per le secondarie di primo grado e 753 per quelle di secondo grado. Si spazia, tanto per citare alcune classi, da italiano, storia e geografia a scienza degli alimenti, da informatica a filosofia e storia. Ancora, matematica applicata, filosofia, psicologia e scienze dell’educazione, storia dell’arte, lingua e civiltà straniera.
«Ci siamo distinti per aver creato un ‘modello toscano’ per i Tfa che è
stato pubblicamente elogiato in una riunione della Crui», afferma Alessandro
Mariani, delegato del rettore fiorentino Alberto Tesi per la formazione degli
insegnanti della scuola secondaria. In concreto, le Università della nostra
regione hanno deciso di «consorziarsi» in modo da coordinare meglio la
formazione degli insegnanti. I posti sono stati dunque spalmati tra le varie
sedi, evitando la duplicazione delle offerte ma invece ad un coordinamento
scientifico, didattico e organizzativo tra i corsi. «I Tfa rappresentano
un’iniziativa molto positiva, perché interrompono un periodo di assenza di
corsi pensati per l’abilitazione all’insegnamento», nota il prorettore
alla didattica dell’Ateneo fiorentino Anna Nozzoli. Come per la Ssis, anche
stavolta chi sogna di salire in cattedra dovrà metter mano al portafoglio. La
Crui ha fissato la quote di partecipazione al test preliminare tra i 100 e i
150 euro, e di iscrizione ai corsi tra 2mila e 3mila euro. Nel capoluogo
toscano ad esempio si è scelto di far pagare rispettivamente 100 e 2200 euro.
Insomma, ci si è mantenuti ‘bassi’.
MA NELLA nostra regione c’è davvero bisogno di 943 insegnanti? «Si rischia
di riprodurre un’altra stirpe di precari – scuote il capo Alessandro
Rapezzi, segretario regionale Flc-Cgil -. Certo, in prospettiva avremo bisogno
di nuovi insegnanti. Ma intanto non si sa in quali graduatorie entreranno i
docenti usciti dal Tfa. Sul concorso, poi, pende ancora un punto
interrogativo. Inoltre, il Miur ha affidato alle Università il compito di
organizzare i corsi. Risultato: ci troviamo di fronte a numeri arrotondati in
base alle necessità degli Atenei, che devono pur reggere i costi».
da la Nazione 5/5/12
Anche Firenze aderisce all'operazione lanciata da Università Bene Comune per fare chiarezza su un tema molto importante quale l'eventuale abolizione del valore legale di titolo di studio.
Firenze, 5 maggio 2012 - “Altro che consultazione pubblica, quello proposto dal Miur è un sondaggio truccato”. Se il governo ha messo a punto un sondaggio per capire cosa pensano gli italiani riguardo all’abolizione del valore legale del titolo di studi, ecco che adesso spunta il ‘controsondaggio’. A proporlo, a livello nazionale, l’associazione Università Bene Comune. A Firenze l’appello è stato subito raccolto da varie realtà: Flc-Cgil, Rsu d’Ateneo, Camera del lavoro e, ancora, Forum docenti, Sds, Udu e Csx.
“Dobbiamo opporci al sondaggio-truffa - tuona John Gilbert dell’Flc-Cgil -. Un’operazione strumentale, visto che le domande vanno in un’unica direzione. Insomma, si dà per scontato che chi risponde sia favorevole all’abolizione del valore legale del titolo di studio”. Non solo. “Si può rispondere alle domande anche sotto falso nome. Non a caso, tra i partecipanti all’operazione governativa figurano personaggio poco credibili come Nonna Papera”, aggiunge Leonardo Croatto della Cgil. Così, Università Bene Comune ha pensato a un “sondaggio molto semplice e chiaro che permetterà agli italiani di manifestare il loro disaccordo nei confronti di un’idea che rappresenta l’ultimo tassello della privatizzazione della cultura”.
Chi volesse partecipare può cliccare su http://www.di.unito.it/valorelegale. “Abolire il valore legale del titolo di studio significa creare Università di serie A e di serie B – accusa Isabella Gagliardi -. Solo chi potrà permetterselo economicamente potrà studiare negli Atenei migliori”. Elettra Gullè
ASSEMBLEA
NAZIONALE PER UN'UNIVERSITÀ BENE COMUNE, UBC
(UNIFI), STUDENTI DI SINISTRA UNIVERSITÀ DI FIRENZE, SINISTRA UNIVERSITARIA –
UDU FIRENZE, CSX - CENTROSINISTRA PER L'UNIVERSITÀ!, FORUM DOCENTI E FLC-CGIL FIRENZE, RSU UNIVERSITÀ DI
FIRENZE, CAMERA DEL LAVORO DI FIRENZE
VALORE
LEGALE TITOLO DI STUDIO
IL CONTROSONDAGGIO
CONFERENZA
STAMPA DI PRESENTAZIONE DOMANI GIOVEDI' 19 APRILE 2012 ORE 12 30 C/O CGIL
TOSCANA VIA PIER CAPPONI, 7 -FIRENZE-
Da
alcune settimane il sito del Miur ospita un questionario sul valore legale del
titolo di studio, organizzato in modo tale che appare realizzato
pregiudizialmente al fine di ottenere un risultato scontato: "Sì
all'abolizione del valore legale del titolo di studio". L'Assemblea
nazionale per un'Università-bene-comune e le organizzazioni sindacali e
studentesche hanno pertanto deciso di proporre un loro questionario che risulti
viceversa trasparente e senza secondi fini, esponendo esplicitamente gli
argomenti sia di chi è favore sia di chi è contrario all'abolizione.
Attraverso
l'iniziativa si vuole offrire ad ogni cittadina/o la possibilità di esprimersi
in modo diretto su un tema che riguarda il futuro del nostro paese e la qualità
della nostra democrazia.
Il
'controsondaggio' sarà presentato in una
CONFERENZA
STAMPA
DOMANI
GIOVEDI' 19 APRILE 2012 ORE 12
C/O
CGIL REGIONALE (saletta 1° piano)
VIA
PIER CAPPONI, 7 -FIRENZE-
Firenze
18.04.2012.
L'UFFICIO STAMPA
Agenzie
Formative con il trucco
Docente beffato
Tiene un corso ma non lo pagano
da la Nazione 25/3/12
AGENZIE FORMATIVE
che muoiono lasciando sul campo decine di migliaia di euro di debiti. E che poi,
puntualmente, rinascono sotto altre vesti. Un anno fa ci eravamo occupati di
Artas, agenzia che formava parrucchiere ed estetiste. Adesso, sul banco degli
imputati c’è Cepil. L’azienda è “scomparsa”, per usare le parole di
Leonardo Croatto dell’Flc-Cgil, ed ha lasciato a piedi almeno una decina di
insegnanti che, in tutto, devono avere quasi 30mila euro. Appoggiati dalla
Flc-Cgil, i docenti hanno fatto un esposto alla Guardia di Finanza.
«IL DUBBIO — sospira Croatto, — è che dietro a queste vicende ci
sia un business diffuso. Insomma, ci sembra che lo strumento del fallimento
serva proprio per non pagare i debiti». La Regione Toscana ha rimosso
l’accreditamento a Cepil. «Ma ormai il danno è fatto — scuote il capo
Croatto —. L’agenzia aveva sede in piazza Puccini. Ed è poi
‘magicamente’ scomparsa, nel senso che ha smesso di operare, un anno fa. Ma
le stesse persone che c’erano dietro Cepil si sono ‘riciclate’ in
un’altra scuola, sbocciata nel 2010».
I DOCENTI, in media, devono avere tra gli 800 e i duemila euro ciascuno.
Ma c’è anche un’ex dipendente che vanta un credito di ottomila euro. «Siccome
siamo convinti che le persone truffate siano ancora di più, rivolgiamo un
appello attraverso “La Nazione”. Fatevi avanti, denunciate. Perché questa
catena va interrotta», le parole accorate di Croatto. Tra gli insegnanti caduti
nel tranello c’è l’architetto 42enne Antonello Bello. «Mi erano scaduti i
contratti all’Università — racconta —. Così, cercando tra gli annunci di
lavoro, vidi quello di Cepil. Cercavano un docente di grafica computerizzata. E
mi feci avanti”. Dal colloquio alla firma di due contratti il passo fu
brevissimo. Per 250 ore di docenza, Antonello avrebbe dovuto prendere 3750 euro
lordi. Siccome però strada facendo gli furono affidati anche altri corsi, alla
fine la cifra è lievitata a 4440 euro. Ma in quasi un anno di docenza, non ha
mai visto un centesimo.
«IL DIRETTORE ha sempre rimandato il pagamento di mese in mese,
adducendo scuse di vario genere», sospira Antonello che, pur tentato
dall’idea di interrompere le lezioni, non l’ha mai fatto «per rispetto
verso gli allievi», che s’iscrivevano ai corsi per imparare soprattutto
l’inglese e l’informatica. «I ragazzi che seguivo — aggiunge — erano
perlopiù lavoratori. Non a caso i corsi si svolgevano dalle 20 alle 22». Da
parte sua, la Regione si dice dispiaciuta del fatto che «ci sono società che
si comportano in maniera scorretta». Ma ribadisce il suo impegno nel fare tutti
i controlli del caso, «sia ai fini del rilascio dell’accreditamento che dopo».
Elettra Gullè
Scuola, è allarme rosso
La Cgil: casse vuote, pochi insegnanti, orari
insufficienti
Il
sindacato denuncia che dopo la stagione del governo Berlusconi nemmeno l´esecutivo
Monti lascia ben sperare
da la Repubblica 3/2/12
Nuovo governo, vecchi problemi. La Flc Cgil lancia l´allarme sulla situazione della scuola in Toscana. «Continuano gli effetti dei provvedimenti dei governi precedenti», denuncia Alessandro Rapezzi. Secondo il sindacato, il prossimo anno negli istituti di ogni ordine e grado della regione ci saranno 4 mila alunni in più, ma mancheranno 600 insegnanti. In deficit anche il personale Ata.
Ora di religione, è polemica calano gli studenti le
cattedre no
Solo il 19% la segue, i docenti sono 850:
"Troppo garantiti"
Il paradosso è che la legge prevede
materie alternative ma per quelle non ci sono fondi
Come questo, in cui, denuncia la Cgil scuola, mancano all´appello per il prossimo anno scolastico 600 docenti "normali". Mentre, nonostante la continua emorragia di studenti toscani che si avvalgono dell´insegnamento della religione cattolica (secondo i dati più aggiornati della Cei, in Toscana, fanalino di coda insieme all´Emilia Romagna, nel 2010-11 non si è avvalso il 19,3%, quasi il doppio della media nazionale del 10,2%) il ministero l´anno scorso ha confermato circa 850 docenti di Irc, fra scuola d´infanzia, elementari, medie e superiori. E farà lo stesso, si prevede, anche per il prossimo. La materia, come ricorda la dirigente dell´Ufficio scolastico regionale Angela Palamone, «è regolata dal Concordato del 1984, che garantisce l´insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche da parte dello Stato».
A offrire il fianco alle critiche è però il fatto che, in base all´accordo, a rilasciare l´idoneità all´Irc è l´ordinario diocesano, cioè il Vescovo, che può anche revocarla a sua discrezione. «Un canale privilegiato che va rivisto» sostiene il segretario regionale della Cgil Alessandro Rapezzi. «In una scuola ridotta all´osso, nei soldi e negli orari, con le elementari che devono accontentarsi anche di 27 ore, le medie di 30, le superiori di 32, senza insegnanti di sostegno per i disabili e senza fondi per i supplenti, costretta a chiedere alle famiglie esosi contributi "volontari" per andare avanti, come accettare che solo la religione continui ad essere garantita senza se senza ma?». E nonostante che, soprattutto nelle classi delle superiori, a fare Irc sia di solito una minoranza di alunni, laddove la cosiddetta «ora alternativa», anch´essa (in teoria) garantita per legge a chi non si avvale, non lo è quasi mai per la difficoltà delle scuole (senza fondi cassa) di retribuire le ore in più degli insegnanti.
«Manca il rispetto di un banale principio di equità» dice Rapezzi, «ma anche la necessaria trasparenza sui criteri di accesso», visto che, fa notare, «le graduatorie delle Curie non sono pubbliche». Da qui l´altra anomalia: in caso di revoca della nomina, o di un esubero di insegnanti rispetto a una domanda in continua decrescita, lo Stato sarebbe obbligato a tenersi i docenti di Irc, anche se non avessero titoli per insegnare altre materie, inventandosi quale modo per impiegarli. «Per ora non è mai successo» spiega il dirigente dell´Ufficio scolastico provinciale Claudio Bacaloni, «il concorso del 2004», che rese statali a tutti gli effetti docenti prima assunti solo anno per anno, «coprì solo il 70% delle richieste di Irc, e per ora i posti vacanti si coprono con supplenti». Anche questi, comunque, di nomina vescovile. «E´ vero, per una società ormai multireligiosa questa è una grave discrasia» ammette il dirigente, «mi chiedo cosa succederebbe se si dovesse garantire l´insegnamento anche ad altre religioni...». E certo è che «se un domani rimanesse a spasso qualcuno, magari senza altri titoli che quello riconosciuto dal Vescovo, collocarlo a scuola sarebbe un problema». Getta acqua sul fuoco Palamone: «Invece di tagliare gli insegnanti di religione» dice «non sarebbe meglio assegnare più risorse alle ore alternative?». (m.c.c.)
Indirizzi di studio frazionati effetto della riforma
Gelmini
Quando il maestro si ammala alunni divisi in classi
diverse
A settembre 4.000 iscritti in più mancheranno 600
professori
Organici ai minimi termini a rischio anche gli appalti
esterni
Sempre più famiglie lo chiedono i presidi faranno
delle selezioni
In base alle pre-iscrizioni appena concluse, l´anno scolastico 2012-13 partirà con circa 4.000 studenti in più nelle scuole toscane, e secondo il Piano di dimensionamento della rete scolastica e dell´offerta formativa, appena approvato dalla Regione, servirebbero, dice la Cgil, «600 docenti in più, di cui per ora non c´è traccia». Le richieste, infatti, dice il Piano, costringono, se accolte, a formare 148,5 classi in più di scuola d´infanzia, 35 di elementare e 32 di media inferiore (per le superiori bisogna ancora capire come si sono distribuite le iscrizioni in una miriade di indirizzi).
Un paradosso: il decreto dello scorso agosto assegnava alla Toscana 2.400 nuovi posti di ruolo a docenti e 2.000 a personale Ata (oggi coperti da precari) sulla base di concorsi vecchi anche di 13 anni, ma 193 posti da docente e 45 Ata non si riesce ad assegnarli: gli interessanti hanno ormai altre occupazioni, o sono irrintracciabili. Sempre più grave il frazionamento degli indirizzi di studio delle scuole superiori. «La riforma Gelmini» dice la Cgil «avrebbe dovuto snellire e razionalizzare, ma in pratica, e comprensibilmente, ogni territorio cerca di dotarsi del massimo dell´offerta possibile. Col risultato, però, che spesso indirizzi doppione vengono replicati in scuole poco distanti fra loro e altri, invece, mancando risorse e docenti sufficienti a coprire le necessità, depennati». Il che, in tempi di finanze depresse, non è certo il modo migliore per utilizzare i pochi soldi disponibili.
Secondo la Cgil, insomma, «serve un maggior coordinamento fra le Province, cui oggi spetta la decisione sugli indirizzi, e soprattutto una più vincolante programmazione da parte della Regione: non è pensabile che un segmento scolastico così importante, anche per il futuro ingresso nel mondo del lavoro, sia lasciato al caso». Da settembre, dice la Cgil, le scuole saranno sempre meno pulite e meno sorvegliate. Il personale Ata (custodi e bidelli, ma anche amministrativi), già sotto di 100 di posti l´anno scorso, con i nuovi iscritti lo saranno di altri 100. E siccome dai 1.300 alunni in su gli Ata restano gli stessi, causa accorpamenti delle scuole previsti dalla Regione verranno sforbiciati altri posti. A rischio anche i servizi di pulizia e sorveglianza ad appalto esterno (400 addetti nella provincia), già decurtati del 31% ma reintegrati finora con la cassa integrazione in deroga. Gli appalti però sono da poco scaduti, «e nel nuovo anno non ci sarà più questa possibilità». I bidelli in servizio, insomma, già carichi di straordinari, dovranno accollarsene ancora di più.
Mentre in molte scuole si ricorre già al buon cuore delle famiglie per la fornitura di detersivi e addirittura qualche pulizia. Meno fondi alle scuole (sono fermi al 2007, dice la Cgil), vuol dire meno soldi in cassa per far fronte alle supplenze temporanee. Col risultato che, quando si può, ai supplenti si cercherà di non fare ricorso, ovviamente a scapito della qualità della didattica. Gli alunni verranno sempre più distribuiti in altre classi, con disagio sia loro che degli alunni e dei prof «ospitanti». Non basta: sarà inevitabile anche la riduzione dei docenti assegnati alle attività dei Piani di offerta formativa, e dei supplenti del sostegno. Secondo il sindacato, «i dirigenti scolastici che decideranno di nominare lo stesso dei supplenti si esporranno perciò, come già fino ad oggi, al rischio di ingiunzioni», nel caso in cui, per colpa dei proverbiali ritardi del ministero nel coprire (comunque a consuntivo) le spese sostenute dalle scuole, non fossero in grado di corrispondere i pagamenti in tempi ragionevoli. A rischio, come sempre, anche il tempo pieno.
Per il 2012-13 sono ben 175 le classi di scuola elementare (dove il problema è più sentito, perché in quelle d´infanzia le 40 ore sono di solito garantite) che hanno chiesto di poter passare dalle 27 o 30 ore, alle 40 del tempo pieno, a cui andranno aggiunte le eventuali richieste provenienti dalle 35 nuove classi da aggiungere in base alle nuove iscrizioni. Una situazione «esplosiva», secondo la Cgil. Le scuole, infatti, non potendo soddisfare tutte le richieste, dovranno fare scelte con criteri decisi in autonomia, ma che offriranno il fianco a contenziosi: «Che cosa meriterà di essere considerato più importante? Essere disoccupato, o single con figlio a carico? Con reddito basso o con casa vicino alla scuola? E´ evidente» prevede la Cgil «che per quanto oggettivi possano essere i criteri, ogni famiglia esclusa avrà l´impressione di aver subito un´ingiustizia».
FLC CGIL TOSCANA
5-6-7 ELEZIONI
RSU
NELL'ITALIA
DELLA CRISI
LA
SCUOLA E' UNA PRIORITA'?
CONFERENZA
STAMPA DOMANI 02 MARZO 2012 ORE 12.00
VIA
PIER CAPPONI, 7 FIRENZE
Non sono state ancora completate le assunzioni per l'anno scolastico in corso, ci sono 4000 alunni in più in tutta la regione, mancano docenti e non docenti. I soldi sono pochi e quei pochi vengono reintegrati dal ministero a consuntivo. Val la pena spiegarla questa situazione: ammettiamo che sia necessario un supplente, per chiamarlo devi avere in cassa i soldi per pagarlo, se non li hai, non ci sono neanche per la carta igienica, non puoi pagarlo e sei costretto a farne a meno. In alternativa lo chiami e lo paghi dopo mesi, magari a seguito di una sua ingiunzione di pagamento.
Fossero almeno pulite aule, bagni e corridoi, non lo sono a sufficienza dal momento che sono stati tagliati i fondi per le pulizie.
E' questo il contesto in cui i lavoratori della scuola si apprestano al voto del 5-6-7 marzo per l'elezione delle RSU.
Il punto sui problemi della scuola in Toscana,
idee e progetti per una scuola in tempi di crisi, le donne gli uomini della Flc
Cgil impegnati nella campagna per il voto dei prossimi giorni di Marzo saranno
al centro di una
CONFERENZA
STAMPA
DOMANI
VENERDI' 02 MARZO 2012 ORE 12
C/O
CGIL REGIONALE (saletta 1° piano)
VIA
PIER CAPPONI, 7 FIRENZE
presenti rappresentanti della Cgil Regionale e della
Filcams Cgil.
Firenze 01.03.2012.-
MUSEO DEL CALCIO
Ragazzi a scuola
di legalità e fair play
con la Cgil
da la Nazione 21/2/12
2012, anno della Legalità per la Cgil. Tante domande dai ragazzi delle scuole medie Piero Della Francesca e Ghiberti a cui hanno risposto il vicequestore aggiunto Mauro D’Egidio e l’ex calciatore viola Alberto Di Chiara e Fino Fini, direttore del Museo del Calcio di Coverciano dove ieri si è svolto il primo appuntamento della seconda edizione di «Io ti rispetto», iniziativa della Cgil Toscana (col sindacato scuola Flc Cgil e col sindacato di polizia Cgil). Un percorso di confronto sull’importanza del rispetto delle regole e del fair play. Per la Cgil presenti la segretaria confederale Simona Fabiani, il coordinatore del dipartimento legalità Pierluciano Mennonna e Doriano Bizzarri scuola Flc Cgil.
CGIL TOSCANA
REPORT
LEGALITA':
'IO TI RISPETTO' ANNO 2°, LA PRIMA INIZIATIVA DEL 2012, ANNO DELLA LEGALITA'
PER CGIL, CON I RAGAZZI DELLE
SCUOLE FIORENTINE AL MUSEO DEL CALCIO DI COVERCIANO
Firenze 20.02.2012.- Ma perché allo Stadio si deve stare come in casa? I soldi cambiano il comportamento di un calciatore? Che cos'è un Da.Spo? E perché per andare allo stadio ci vuole la tessera del tifoso?
A queste e ad altre domande dei ragazzi delle tre classi delle scuole medie fiorentine Piero della Francesca e Lorenzo Ghiberti, hanno risposto, stamattina al Museo del Calcio di Coverciano a Firenze, il Vice Questore Aggiunto Mauro D'Egidio e l'ex calciatore Alberto Di Chiara, oggi commentatore televisivo.
Si trattava del primo appuntamento della seconda edizione di “Io ti rispetto”, iniziativa organizzata dalla CGIL Toscana, con il sindacato scuola FLC CGIL e con il Sindacato di Polizia della CGIL. La CGIL già da anni, all'indomani di episodi di violenza e di intolleranza razzista che hanno rappresentato agli occhi dei ragazzi il peggior mondo degli adulti, con i ragazzi delle scuole fiorentine ha intrapreso un percorso di studio e confronto sui valori dello sport come rispetto e fair play, valori che devono accompagnare i ragazzi, adulti di domani, e gli adulti di oggi, non solo nel mondo del calcio e dello sport ma per tutta la vita e per la civile convivenza.
Gli
esponenti della CGIL hanno spiegato come il 2012 sia l'anno della Legalità per
il sindacato, impegnato in varie attività sia sull'antimafia che nella presenza
nelle scuole, il Vice Questore Aggiunto dott. D'Egidio ha parlato delle regole e
delle leggi su videosorveglianza, biglietti numerati, trasferte dei tifosi e
impegno delle forze dell'ordine ed, infine,
Alberto Di Chiara (travolto poi da richieste di foto e di autografi) ha
spiegato come vive il calcio un calciatore, come viveva questo sport quando era
in attività e come lo praticano oggi i calciatori, trasmettendo il messaggio
chiaro dell'essere squadra, del sentirsi uniti e condividere risultati e sforzi.
I ragazzi, accompagnati dai rispettivi docenti, hanno poi visitato il museo del calcio accompagnati dal direttore Fino Fini.
Per la CGIL erano presenti la segretaria confederale Simona Fabiani, il coordinatore del dipartimento legalità Pierluciano Mennonna e Doriano Bizzarri del sindacato scuola FLC CGIL. plm nb
FLC
CGIL CISL
SCUOLA
FIRENZE
NOTA STAMPA
POLIMODA:
ANCHE LE ECCELLENZE DOVREBBERO RISPETTARE I CONTRATTI E DARE RISPOSTE A
SINDACATO E RAPPRESENTANZE AZIENDALI (IL PUNTO)
Firenze
16.02.2012.- POLIMODA è un centro di alta formazione per il settore
delle imprese della moda di livello internazionale. Forma tutti i principali
profili per il settore moda dal disegno, alla prototipazione al marketing e
management, alla comunicazione in costante contatto con il mondo delle imprese.
Nato nel 1986 da un’iniziativa ideata e finanziata dai comuni di Firenze e
Prato e dalle associazioni imprenditoriali in collaborazione con il Fashion
Institute of Technology della State University di New York, polimoda ha visto
una crescita esponenziale negli ultimi 10 anni con una gestione che ne ha
sviluppato i collegamenti con il territorio in sintonia con le esigenze delle
aziende del settore moda.
-nella scuola risulta da un anno bloccata la contrattazione sindacale, una serie di istituti contrattuali risultano ad oggi disattesi;
-le precedenti valutazioni sulla produttivita' dei dipendenti, fortemente volute dalla direzione, sono ad oggi congelate, risulta quindi bloccato da alcuni anni l'avanzamento di carriera di una parte importante dei dipendenti;
-in questo ultimo anno le OO.SS. hanno piu' volte avanzato proposte per un rinnovo del contratto integrativo, ma la delegazione trattante si e' posta su posizioni di assoluta chiusura;
-viste le condizioni di buona salute
dell'azienda, questa incomprensibile situazione di stallo nei rapporti col
personale ha portato le OO.SS a maturare perplessità sulle scelte strategiche
della scuola.
Le richieste portate all’attenzione dei soci
fondatori sono quindi le seguenti:
-Rispetto del Contratto Integrativo aziendale Polimoda nelle sue parti
normative ed economiche;
-Rispetto del contratto integrativo aziendale vigente nella parte
economica con la riapertura del
tavolo di trattativa sull’adeguamento tabellare biennale all’inflazione;
-Riconoscimento economico dei diritti maturati da 21 dipendenti durante le
valutazioni del personale (ferme dal 2008) e ripresa delle valutazioni annuali
del personale come sancite dal contratto integrativo vigente;
-Ripristino dell’empowerment delle risorse umane a partire dalla
consegna di un organigramma del personale amministrativo dell’azienda.
Questi sono i contenuti che le OO.SS. hanno portato all'attenzione della commissione dopo averli piu' volte rappresentati anche alla delegazione trattante per la parte datoriale. Auspichiamo che Polimoda torni ad essere un modello nella gestione del personale come lo è già nell'ambito della formazione professionale. nb
Le scuole hanno le casse vuote e chiedono soldi alle
famiglie
Contributi volontari anche di 160 Euro
MARIA CRISTINA CARRATÙ su la Repubblica 11/2/12
SONO soldi senza i quali le scuole pubbliche chiuderebbero, ma vengono da
privati che più privati non si può, cioè le famiglie. Sempre più
tramortite dalle cifre, decisamente esose in tempi di crisi, richieste ogni
anno dai vari istituti in occasione delle pre iscrizioni: 140 euro nel
biennio e 160 nel triennio al Liceo artistico di Porta Romana, 120 al
classico Michelangelo, 100 al Dante, solo per fare degli esempi, e poi 30-40
in media nelle scuole medie, 1520 (ma anche 30) alle elementari. Causale dei
bollettini recapitati nelle case, sempre la stessa: «contributo volontario»
a favore della scuola. Dentro cui è contenuta anche la voce «assicurazione»,
nemmeno questa, in realtà, obbligatoria, ma di solito non molto superiore
ai 10 euro e certamente più accettabile in linea di principio. «A favore»
di che, comunque? Lo specifica la legge del 2 aprile del 2007, numero 40,
laddove prevede (ma molti non lo sanno) la detraibilità del contributo
dalle imposte sui redditi, definendolo «erogazione liberale a favore degli
istituti scolastici di ogni ordine e grado...finalizzato all' innovazione
tecnologica, all' edilizia scolastica e all' ampliamento dell' offerta
formativa».
Come dire una tassa volontaria, vera contraddizione in termini, senza la quale, in concreto, una scuola non funziona. Non a caso nei siti delle scuole la percentuale dei fondi provenienti, appunto, da privati raggiunge percentuali notevoli del totale delle dotazioni (il 63,4% al Michelangelo, il 60% al Gramsci, il 59,9% al Dante, il 58,5% al da Vinci scientifico). E a sorprendere è anche la percentuale di chi, nonostante i mugugni, alla fine paga: il 98% al Michelangelo, assicura il preside Massimo Primerano, convinto che «alla fine torni tutto a vantaggio degli studenti sotto forma di occasioni formative», l' 85% al Da Vinci e anche di più al Dante, secondo la preside delle due scuole, Donatella Frilli, che per l' anno 2012-13 invierà una lettera alle famiglie «per spiegare come quei soldi servano per fare progetti per i ragazzi, dai corsi di lingua e di archeologia, al rifacimento del laboratorio di informatica al Da Vinci».
Meno ottimista il dirigente scolastico dell' Istituto comprensivo del Galluzzo, Michele Totaro, che userà gli introiti, spiega, «per l' assistenza informatica e per le fotocopie, per gli alunni in difficoltà e per le pagelle on line», ma secondo cui «a contribuire è solo il 55%-60% delle famiglie», e senza che sia dato sapere «chi non lo fa per indigenza e chi per indifferenza».
«In media, in Toscana, alla fine paga circa il 70% delle famiglie» conferma il segretario regionale di Cgil scuola Alessandro Rapezzi, «ma questo», sottolinea, «dimostra solo come la scuola non funzioni», nonché «la totale insufficienza dei finanziamenti dello Stato». E' vero che la legge sull' autonomia scolastica prevede che «genitori e studenti partecipino...assumendo le rispettive responsabilità», ma quando questo significa pagare per comprare la carta delle fotocopie o addirittura penne e carta igienica, «in gioco» sottolinea Rapezzi «c' è il funzionamento di base di una scuola, non l' offerta ulteriore che può qualificarla». Il principio della responsabilità, insomma, «dovrebbe scattare una volta garantita una base minima uguale per tutti, e non diventare la condizione della vita di una scuola». E a invitare le famiglie a segnalare al ministero eventuali abusi nell' utilizzo dei fondi derivati dai loro contributi è l' Associazione genitori Age: «Il problema è che senza questi soldi le scuole non vanno avanti» dice la presidente regionale Rita Manzani Di Goro, «e allora non resta che dimostrarsi responsabili, ma pretendere, in cambio, la massima trasparenza. E guai se venisse fuori, come è accaduto, che le scuole pagano coi contributi volontari le spese per la Tarsu o le pulizie della scuola, o le normali spese amministrative».
COMUNICATO SINDACALE
ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI DEGLI ASILI NIDO
ALLA STAMPA CITTADINA
INOPPORTUNE E FUORI LUOGO LE AFFERMAZIONI
DELL'ASSESSORE DI GIORGI SULLE ASSENZE DEGLI EDUCATORI DEGLI ASILI NIDO ILGIORNO
DELL'”EMERGENZA NEVE”
Apprendiamo da “La Repubblica” di sabato 4 febbraio che l'Assessore
alla Pubblica Istruzione denuncia la
mancanza di responsabilità degli Educatori degli Asili Nido fiorentini nel
giorno dell'emergenza, con un effetto mediatico al chiaro scopo denigratorio.
In un giorno di grande difficoltà climatica che ha colpito in maniera
grave anche tutto il comprensorio fiorentino, dove molte strade di comunicazione
verso il capoluogo sono state chiuse, dove molti comuni limitrofi hanno chiuso
scuole e asili nido e le difficoltà di recarsi al lavoro hanno riguardato molti
dipendenti pubblici e privati, si addita con poco senso di responsabilità
un'intera categoria di lavoratori di un servizio pubblico.
Si forniscono numeri di assenti in servizio nel giorno dell'emergenza
(circa il 20% del totale) paventando forme di assenteismo da “furbetti”,
senza porsi il problema che queste assenze derivino proprio dall'impossibilità
di recarsi al lavoro o di avere problematiche familiari relative alle chiusure
di scuole e asili.
Fra l'altro questo tipo di assenze ha riguardato molti luoghi di lavoro,
sia pubblici che privati, ma nessuno ha ritenuto di fare considerazioni
moraliste, vista l'eccezionalità della situazione. D'altronde anche da parte
degli Uffici Comunali degli Asili Nido si è registrato una grande confusione di
indirizzi rispetto all'apertura del servizio e all'accoglienza dei bambini!!
In queste occasioni sarebbe meglio evitare di
screditare il personale che, comunque, ogni giorno, assicura un servizio fra
tante difficoltà, di cui l'Amministrazione conosce bene l'entità. La
comunicazione a mezzo stampa andrebbe usata con più saggezza!!!!
Firenze, 6 febbraio 2012
Funzione Pubblica Cgil
Comune di Firenze
L´assessore Di Giorgi: davanti al nostro sforzo è
mancato il senso di responsabilità
Nidi aperti ma disertati assenti 114 educatori nel giorno
dell´emergenza
Il Comune permette alle scuole di
tenere accesi i riscaldamenti 24 ore non stop
ERNESTO FERRARA su la Repubblica 4/2/12
Asili nido, scoppia il caso dei "furbetti" della neve. L´assessorato alla pubblica istruzione di Palazzo Vecchio tira le somme dei giorni dell´emergenza maltempo con le scuole aperte e dalle tabelle saltano fuori dati che parlano di strane coincidenze: oltre il 20% degli insegnanti dei nidi è mancato dal lavoro nel primo giorno dell´emergenza neve, il primo febbraio. Su un personale composto in tutto da 505 tra educatori, esecutori e assistenti, 114 non si sono presentati ai nidi, tenuti regolarmente aperti dal Comune. E di questi, 52 per malattia e ben 59 per ferie, anche di un solo giorno. Un fatto che ha rischiato di mandare in tilt il sistema dei nidi comunali, che ha tuttavia retto grazie alle sostituzioni fatte all´ultimo tuffo ma soprattutto per le numerose assenze da parte dei bambini. Il primo febbraio erano assenti il 56% dei piccoli iscritti ai nidi comunali (circa 850 su 1.600) e solo grazie alle aule semivuote è stato possibile garantire un´accoglienza dignitosa. Solo un caso di un genitore che ha deciso di portare via il figlio dal nido per la quasi totale assenza di educatori è stato segnalato all´assessorato.
Ma nonostante il sistema abbia retto all´urto delle assenze impreviste, l´assessore Rosa Maria Di Giorgi, che ha immediatamente disposto controlli approfonditi sulle assenze, ha ancora un diavolo per capello. «Palazzo Vecchio, con un grande sforzo e assumendosi tutta le responsabilità del caso, ha deciso di tenere aperte le scuole nonostante l´emergenza», spiega la responsabile scuola del Comune. Non solo: proprio ieri, per garantire ai bambini e ai genitori la massima accoglienza necessaria in questi giorni così difficili, l´assessorato alla pubblica istruzione ha deciso di tenere i riscaldamenti nelle scuole comunali accesi 24 ore su 24 anche per il prossimo fine settimana. «Un provvedimento di civiltà e di utilità tecnica, dal momento che serve anche a prevenire la possibile rottura delle tubazioni per il gelo intenso», tiene a dire Di Giorgi. Un provvedimento preso anche dall´assessore all´istruzione della Provincia di Firenze Giovanni Di Fede, che nelle scuole superiori ha deciso di allungare di due ore l´accensione dei termosifoni in modo tale da garantire sempre 18 gradi nei corridoi e 20-21 nelle aule.
A fronte dello sforzo di Palazzo Vecchio però, non c´è stata la stessa responsabilità da parte di molti insegnanti, soprattutto nei nidi, è la tesi dell´assessore. «A questo grande impegno dell´amministrazione, che (ieri notte, ndr) ha anche rimesso il sale negli istituti più a rischio come la Montagnola in via da Montorsoli e il Galilei di Arcetri, doveva corrispondere uno sforzo e una responsabilità da parte degli insegnanti che in molti casi non ci sono state. E´ vero che molti vivono fuori Firenze, le condizioni meteorologiche erano avverse e molti insegnanti sono anche mamme con figli: avevamo messo in conto che ci potessero essere difficoltà. Ma le assenze che si sono effettivamente verificate ci sono sembrate discutibili». Il secondo giorno, il 2 febbraio, è andata meglio ma comunque non bene: 77 educatori assenti nei nidi (di cui 17 in ferie) con il 38% di bambini a casa. Nelle materne, musica leggermente diversa: su 262 insegnanti, il primo febbraio 25 assenti, circa il 10% del totale, 16 in ferie e 9 malati.
SCUOLA, "I TAGLI
DISCRIMINANO GLI ALUNNI DISABILI"
Approvata mozione dal Consiglio provinciale di Firenze: "La
riduzione delle ore di sostegno e del numero degli insegnanti è un grave
danno"
“No alla discriminazione degli alunni disabili nelle scuole”. Il Consiglio provinciale di Firenze ha approvato una mozione presentata sul tema dal gruppo provinciale di Rifondazione comunista, illustrata dal consigliere Lorenzo Verdi, che ha accolto gli emendamenti proposti dal Pd attraverso il consigliere Leonardo Brunetti. Dunque un documento unico, siglato da entrambe le forze politiche, sul quale si è astenuto il Centrodestra (Pdl e Lega) che ha chiesto di votare per punti la nuova mozione, approvandone il dispositivo.
Nel documento si riconosce come i tagli operati negli ultimi anni nel mondo della scuola starebbero compromettendo l'inserimento e l'integrazione degli alunni disabili a danno delle loro dignità e necessità. Se, con una sentenza del febbraio 2010, la Corte Costituzionale è intervenuta per ribadire i diritti e le tutele degli allievi disabili, leggi successive hanno operato riduzioni di ore di sostegno e del numero di insegnanti qualificati tali da far rischiare di trasformare la scuola italiana in un luogo di emarginazione anziché di inclusione.
Occorre che tutte le Istituzioni facciano sentire la propria
voce e il proprio dissenso rivendicando con forza risorse adeguate e logiche
rispondenti alle necessità oggettive di alunni a cui deve essere riconosciuta
soggettività progettuale e appropriatezza in termini di percorsi integrativi
efficienti.
In questa ottica, con la mozione, il Consiglio Provinciale ha aderito e
sottoscritto l'appello promosso dall'Associazione 'Il DelpHino' che da anni, a
partire dal territorio del Mugello, opera e si batte per la difesa dei diritti e
per una reale integrazione degli alunni disabili nella scuola.
31/01/2012 13.53
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze
Via a nuovi 26 istituti comprensivi: la Regione
approva la delibera. Valanghe di proteste via email
Scuola, genitori e sindacati in rivolta "Allarme
tagli con gli accorpamenti"
Domani al cinema Aurora di Scandicci
maxi assemblea per 3 mila tra prof, maestri e personale amministrativo
"Novanta posti a rischio"
MARIO NERI su la Repubblica 31/1/12
Via a nuovi 26 istituti comprensivi. Le scuole toscane subiranno altri accorpamenti. La giunta regionale ieri ha approvato la delibera che recepisce gli ultimi parametri imposti per legge dall´ex ministro Gelmini, secondo i quali dal prossimo anno ogni comprensivo non potrà avere meno di 1.000 studenti (500 nei Comuni montani). Da 246 strutture composte di scuole materne, elementari e medie adesso la Toscana passa a 272.
Un´operazione, dice l´assessore all´istruzione Stella Targetti, «frutto di valutazioni che hanno tenuto conto delle caratteristiche geografiche, socio-economiche e culturali dei territori» e che «favorirà la continuità formativa». Un´operazione, denunciano sindacati e associazione dei genitori, dalle «conseguenze devastanti per la qualità dell´offerta didattica». «Stiamo ancora scontando i tagli del governo Berlusconi - dicono Alessandro Rapezzi e Paola Pisano di Flc Cgil - questo piano ne peggiorerà gli effetti.
La Regione priva dell´autonomia 24 scuole, mentre per raggiungere il tetto medio dei 1.000 alunni sarebbe bastato accorpare 8 scuole». Di questo e dei problemi di una scuola «ormai in ginocchio» si parlerà domani nell´assemblea unitaria convocata da tutte le sigle sindacali al cinema Aurora di Scandicci, dove si riuniranno maestri, prof e amministrativi delle scuole della provincia di Firenze a partire dalle 8.30. Con il piano varato dalla Regione, la Toscana raggiunge una media di 1.052 alunni per comprensivo. «Siamo ben oltre le richieste della legge - dice Rita Manzani Di Goro, presidente dell´associazione genitori - per di più una circolare ministeriale consentirebbe di rimandare gli accorpamenti al prossimo anno. L´hanno già fatto almeno 5 regioni».
«Gli accorpamenti - spiega Cristina Zini della Cisl scuola - non significano solo presidi in meno, ma anche meno posti per il personale Ata». I sindacati stimano che in tutta la Toscana ci siano 90 posti di lavoro a rischio per bidelli e collaboratori scolastici, 30 solo a Firenze. «Sì perché la legge - spiega Fabio Mancini di Snals - oltre i 1.300 alunni, non prevede una crescita proporzionale del numero dei bidelli, e con il piano regionale se ne formeranno alcuni da 1.500-1.600. Quindi ci troveremo con bidelli costretti a aprire più plessi, un bel problema se per raggiungerli bisogna fare chilometri o attraversare vallate intere».
Il piano della Regione conserva l´autonomia per 60 medie e lascia in stand-by le 175 scuole superiori. Per quelle bisognerà attendere i numeri delle iscrizioni. Che, dicono i sindacati, solo in provincia di Firenze aumenteranno di 2.000 unità rispetto alle 120mila attuali, e per le quali servirebbero altre 110 sezioni e 150 cattedre in più. Per far tornare i conti, inoltre, alcune scuole comunali passeranno allo Stato, come le materne fiorentine Marconi e Cairoli. Da giorni 162 genitori tempestando di mail la casella postale di Rossi e Targetti. «Mai una risposta, ora ricorreremo al Tar»
SCUOLA: FIRENZE; SINDACATI ASSEMBLEA 1 FEBBRAIO CONTRO TAGLI ANCHE ASSOCIAZIONE GENITORI PROTESTA: NO ACCORPAMENTI A TAVOLINO
Un'assemblea di tutto il personale della scuola, che si terrà l'1 febbraio dalle 8,30 alle 12,30 al cinema Aurora di Scandicci, per discutere della "situazione di disagio in cui si trova la scuola pubblica fiorentina, dopo tre anni di tagli indiscriminati che hanno diminuito gli organici del personale scolastico, tra docenti ed ATA, di circa 1000 unità". La annunciano i sindacati della scuola Cgil, Cisl, Uil, Cobas e Snals.
Secondo i sindacati, i tagli al personale hanno determinato nelle singole scuole "sofferenze sia in termini di organizzazione che di qualità del servizio e stanno determinando condizioni di lavoro tali da non rispondere più alle esigenze del diritto allo studio dei cittadini".
La situazione inoltre potrebbe peggiorare ulteriormente: per il prossimo anno scolastico, in provicia di Firenze, è previsto "un incremento di circa 1500-2000 alunni, divisi in tutti gli ordini di scuola". Per far fronte all'aumento, sarebbero necessarie 110 classi in più, che corrisponderebbero ad un necessario aumento di organico di circa 150 docenti".
Intanto, contro i tagli alla scuola, e in particolare contro gli accorpamenti di alcuni istituti previsti per il 2012-2013 in tutte le provincie della Toscana, protesta anche l'associazione dei genitori (Age): "I politici devono smettere di farla da padroni - dice la presidente Age Toscana Rita Manzani Di Goro - e avere l'umiltà di ascoltare chi la scuola la vive quotidianamente e soprattutto le famiglie, che pagano in prima persona gli accorpamenti di scuole fatti a tavolino, in termini di tempi di spostamento, necessità di assicurare la dovuta sorveglianza al bambino, penalizzazioni sul lavoro, stress". (ANSA).
Notizia del: lun 30 gen, 2012
La scuola
"Novanta bidelli a rischio"
da la Repubblica 21/1/2012
«Novanta bidelli, dal prossimo anno, rischiano il posto di
lavoro per effetto del piano di accorpamenti che la Regione approverà entro il
31 gennaio». E´ l´allarme che lanciano Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals.
Secondo i sindacati della scuola, infatti, gli uffici regionali hanno applicato
una «logica ipertecnicista» nel calcolo delle scuole che dal prossimo anno
verranno accorpate per formare istituti comprensivi da 1000 alunni, così come
chiede il pacchetto Gelmini. «La Toscana prevede di creare altri 32 istituti
comprensivi rispetto a quelli esistenti - dicono i sindacati - il ministero ne
chiedeva solo 8. Si va verso mega comprensivi da 2000 alunni».
(m.n.)