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altri articoli 2012

Il presidente della Regione aveva accusato le griffe di fare affari con ditte cinesi che occupano irregolari
Vuitton risponde al governatore “Nostra indagine sulla filiera”

ILARIA CIUTI su la Repubblica 13 Dicembre 13

IERI alla riunione con il governo Rossi ha ripetuto il suo sospetto che le griffe approfittino del lavoro irregolare che spesso si svolge nei capannoni gestiti da asiatici dell’area pratese. In particolare, per tre di questi sequestrati dalla guardia di finanza a Calenzano, il presidente della Toscana aveva già chiesto il giorno prima la collaborazione di Confindustria per incontrare Chanel e Vuitton, i due marchi per cui potrebbero forse avere lavorato i 110 cinesi sfruttati nei capannoni sequestrati.

Nel frattempo Vuitton risponde. La maison spiega di stare facendo indagini con i propri fornitori «in profondità » e «con tutti i mezzi a propria
disposizione». Di avere come «principio imprescindibile» la tutela della salute e la sicurezza degli artigiani. Di essere pronta, se gli obblighi contrattuali non fossero stati rispettati a prendere «i necessari provvedimenti in coordinamento con le autorità locali».

Quanto a Confindustria Firenze, il presidente della sezione pellettieri, Francio Baccani, spiega che l’associazione sta lavorando a un protocollo sulla legalità da condividere poi con istituzioni e forze dell’ordine da promuovere anche tra chi, come i cinesi, ha una cultura diversa. In particolare, a proposito della possibile responsabilità di Chanel e Vuitton, Baccani evita di parlare dei due casi specifici. Ma in generale, spiega che per prima cosa bisogna capire bene come stanno le cose. Ovvero se i pezzi griffati sono ordinati dalla casa madre e sono veri oppure se si tratta di contraffazioni. 

La sua azienda, la B&G, racconta, è una media azienda del territorio che lavora per Gucci e per altre firme. Il secondo anello della catena, quella che prende direttamente il lavoro dalla casa madre, lo fa in proprio e, per alcuni particolari, lo passa a un subappalto: solo, dice, se si tratta di una lavorazione per cui sono necessarie competenze specifiche. Ma la catena si ferma sempre qui, non solo per lui, per tutti. «Deve essere una filiera corta, altrimenti è più difficile controllarla ». Perché, se ne dice certo, le griffe stanno lontano dai rischi di illegalità, non fosse altro per il danno che ne deriverebbe a brand che splendono anche di immagine. «Non potrebbero mai permettersi di perderla». Così, continua, a parte Gucci «che ha un protocollo di trasparenza della filiera più stringente di tutti», anche gli altri controllano i fornitori attraverso società terze che spediscono in visita almeno una volta l’anno.

 

Dopo il sequestro dei capannoni gestiti da imprenditori cinesi, il governatore chiede a Confindustria di organizzare una riunione
Fabbriche chiuse lavoravano per griffe Rossi convoca Chanel e Louis Vuitton

MARIO NERI su la Repubblica 12 Dicembre 13

CENTOUNDICI cinesi, sottopagati e sfruttati, costretti a turni massacranti per consegnare le merci «non possono essere un dettaglio», e non lo può essere «il fatto che queste imprese» gestite da asiatici «operassero per conto di due grandi gruppi internazionali » come Louis Vuitton e Chanel. Per questo Enrico Rossi ieri ha scritto a Confindustria, chiedendo di incontrare i vertici delle due company della moda.

Una lettera buttata giù al volo, dopo aver letto di tre capannoni sequestrati a Calenzano la scorsa settimana dalla Guardia di Finanza, tre centri prodottivi gestiti da una estesa famiglia di cinesi, dove uomini e donne orientali lavoravano in condizioni molto simili a quelle della fabbrica pratese in cui hanno perso la vita sette persone la scorsa settimana e dove in molti erano irregolari e impiegati al nero, ma soprattutto dove in piccoli laboratori si produceva minuteria metallica destinata alle boutique, fibbie, bottoni, cerniere realizzate dagli imprenditori con «autorizzazione rilasciata da Louis Vuitton e Chanel», confermando un modello produttivo perverso che subito dopo la tragedia del Macrolotto aveva denunciato anche il segretario toscano della Cgil Alessio Gramolati, indicando fra i responsabili indiretti del dramma proprio le grandi griffe. Lo stesso avevano fatto Cna e Confartigianato due giorni dopo, dichiarandosi «stritolati da un sistema che legava la grande industria della moda ad aziende che operano nell’illegalità».

Il monito del governatore agli industriali ha uno scopo preciso: Rossi chiede a Confindustria di «porsi il problema del governo della filiera produttiva nel suo insieme, ben oltre le specifiche responsabilità penali o comunque giuridiche che possono essere distribuite fra diversi soggetti ». «Non è immaginabile», scrive Rossi, che le verifiche «sulla filiera e sulla tracciabilità dei prodotti e dei processi «debbano essere delegate soltanto ad un controllo a valle compiuto dalle forze dell’ordine. Io ritengo che una corretta politica industriale debba porsi questo problema». Per questo il presidente chiede di poter incontrare i vertici delle due griffe per «verificare insieme che cosa sia possibile fare per evitare situazioni come quelle rivelate a Calenzano» dal Corriere Fiorentino e che, «verosimilmente, sono assai diffuse in tutto il distretto fra Prato e Firenze».

Rossi vorrebbe incontrare insieme i responsabili delle major, convinto che anche loro condividano «l’esigenza di un miglioramento delle condizioni di sicurezza e di salubrità dei lavoratori nonché di legalità delle imprese ». Anche i tre capannoni di Calenzano erano infatti fabbriche- mondo, piccoli microcosmi dove i lavoratori, fra cui anche un senegalese e due italiani, lavoravano e vivevano, mangiando in luoghi sporchi. Tanto che, nonostante l’autorizzazione delle griffe, Inps e Inail hanno multato l’imprenditore cinese per 300mila euro e i carabinieri del Nas hanno sequestrato una tonnellata e mezzo di alimenti andati a male.

Capannoni cinesi sequestrati, Rossi a Confindustria: "Incontriamoci con le grandi firme per cui lavorano"

11 dicembre 2013 Scritto da Lorenza Pampaloni

FIRENZE – "Una corretta politica industriale deve porsi il problema del governo della filiera produttiva nel suo insieme, ben oltre le specifiche responsabilità penali o comunque giuridiche che possono essere distribuite fra diversi soggetti lungo questa filiera a seconda dell'organizzazione della stessa". Lo afferma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, nella lettera che ha inviato oggi ai presidenti di Confindustria Toscana, Alessandro Pacini, Confindustria Firenze, Simone Bettini, e Confindustria di Prato, Andrea Cabicchi, a proposito della notizia del sequestro da parte della Guardia di Finanza di tre capannoni a Calenzano nei quali lavoravano 111 persone, perlopiù irregolari, in condizioni di completa illegalità sotto il profilo dei contratti lavorativi e di salubrità.

Le imprese che gestivano i capannoni, di proprietà di cittadini cinesi, operavano, secondo quanto riportato dalla stampa, con autorizzazione rilasciata dai gruppi Louis Vuitton e Chanel per produrre minuterie metalliche. Oltre al sequestro dei capannoni, ovviamente, alle imprese sono state comminate multe secondo le norme in vigore.

La proposta di Rossi ai tre presidenti è di incontrare i vertici dei due gruppi in questione, Louis Vuitton e Chanel, "per verificare insieme a loro che cosa sia possibile fare per evitare situazioni come quelle rivelate a Calenzano e che, verosimilmente, sono assai diffuse in tutto il distretto produttivo fra Prato e Firenze".

La riflessione che il presidente Rossi formula a Confindustria è che "non può essere un dettaglio il fatto che queste imprese cinesi operassero per conto di due grandi gruppi internazionali, giacché questa vicenda (certamente esemplare di una situazione ben più diffusa) chiama in causa il tema della filiera produttiva e dei controlli e tracciabilità di prodotti e processi che in ogni loro passaggio debbono essere garantiti ed avere una precisa responsabilità. Non è immaginabile che questi debbano essere delegati soltanto ad un controllo a valle compiuto dalle Forze dell'Ordine".

"Ritengo – si legge ancora nella lettera - che una franca discussione e l'individuazione di eventuali soluzioni in comune sia nell'interesse senz'altro del sistema produttivo della nostra area, ma anche dei gruppi internazionali stessi, la cui immagine rischia di essere gravemente compromessa a seguito di queste situazioni".

"Vorrei – conclude quindi il presidente della Regione Toscana - chiedervi di organizzare e svolgere insieme questi incontri, certo che anche voi condividerete l'esigenza di miglioramento delle condizioni di sicurezza e di salubrità dei lavoratori e degli ambienti di lavoro, nonché di legalità delle imprese coinvolte nella filiera produttiva della zona".

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FIGLINE 
Tomaificio, giù le serrande
Futuro nero per otto donne

Eugenio Bini da la Nazione 26 Novembre 13 

OTTO LETTERE di licenziamento. Dopo lo sciopero e il grido di protesta delle lavoratrici, la D.F. di Figline chiude il bandone mentre il Valdarno continua a fare i conti diretti con la crisi. Venerdì a tutte e otto le dipendenti sono arrivate le lettere di licenziamento ed il tomaificio aperto dal 2009 nella zona di Ponterosso, e che è subentrato al Tomaficio Navarrini, chiude i battenti. «Si tratta dell’ennesimo dramma occupazionale» commenta Luca Fratini della Filctem Cgil. Adesso il pensiero di tutti è al futuro che attende le otto lavoratrici: «La proprietà ha già annunciato che non pagherà gli arretrati (per il momento ottobre e novembre) e quanto spetta di diritto alle dipendenti che dovranno rivolgersi all’Inps rischiando così di rimanere per mesi senza una fonte di reddito. Ma il problema più pressante è la futura ricollocazione di queste otto persone nel mercato del lavoro: stiamo parlando di donne che hanno superato i 40 anni» sottolinea Luca Fratini.Per questo nelle prossime ore la Filctem Cgil contatterà il sindaco Riccardo Nocentini e gli enti competenti per discutere le azioni da intraprendere.

 

FIGLINE I SINDACATI ATTACCANO LA PROPRIETA’: «CHIEDIAMO UN TAVOLO». DA OGGI SCIOPERO 

Tomaificio, rischio chiusura. Futuro nero per otto dipendenti 

Eugenio Bini da la Nazione 19 Novembre 13 

QUATTRO giorni di sciopero. I dipendenti del tomaificio D.F. di Figline incrociano le braccia e protestano contro la proprietà. «Una mobilitazione necessaria – spiega Luca Fratini della Filctem Cgil – visto che non ci vengono fornite rassicurazioni sul futuro dell’attività e ad alcune dipendenti sarebbe stato prospettato il licenziamento. Ma al momento tengo a precisare non sono arrivate lettere. Quello che ci preoccupa è l’atteggiamento mostrato dalla proprietà che in questi giorni ha rifiutato qualsiasi confronto con il sindacato». La D.F. è una piccolissima azienda artigianale della zona di Ponterosso che produce le tomaie delle scarpe e che dal 2009 è subentrata al Tomaficio Navarrini. Ma da alcuni mesi a questa parte le otto dipendenti devono fare i conti con lunghi periodi di stop: «Nei mesi scorsi, in particolare da marzo – sottolinea Fratini - l’azienda ha fatto un massiccio ricorso alla cassa integrazione in deroga. Alcune dipendenti sono state rimandate anche a casa per mancanza di lavoro. Inoltre anche il laboratorio dovrebbe essere risistemato». La forma di protesta è stata indetta per la mancanza di relazioni sindacali: «Ci viene negato il confronto». Così da oggi fino a venerdì le dipendenti non si presenteranno a lavoro: «Proseguiremo la protesta fino a quando la responsabile non deciderà di sedersi ad un tavolo per discutere» chiosa Fratini. 

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Ristrutturazione. Accordo con i sindacati e nuovi manager 
La toscana Rifle riparte con una «new company»

Silvia Pieraccini sul Sole 24Ore dell'11 Dicembre 13

Nuova società, nuovi manager e nuovo progetto: la fiorentina Rifle riparte affidandosi alle “cure” di Antonio Arcaro, ex manager Ittierre, Guess­Calvin Klein e Moncler, chiamato dalla proprietà - l’imprenditore Sandro Fratini, attivo anche nell’hotellerie e nelle energie rinnovabili - a impostare e guidare il piano di rilancio dell’azienda di casualwear finita in difficoltà finanziaria.

Il primo passo è stata la messa in liquidazione della “bad company”, la SuperRifle spa di Barberino di Mugello (Firenze), 34 milioni di fatturato 2012, sette milioni di perdita e un indebitamento salito fino a 15 milioni. Il secondo step ha portato alla nascita della “new com­pany” Rifle srl e all’accordo con i sindacati - chiuso nei giorni scorsi - sugli esuberi: la nuova società, controllata sempre dalla famiglia Fratini, riassorbirà il 5O% del personale impiegato nella sede di Barberino (cioè 25 dipendenti su 48) più gli addetti dei negozi (25punti vendita in Italia e 4 all’estero), in tutto 152 persone.

«La nuova società segna una forte discontinuità gestionale, manageriale e di progetto», spiega Simone Anichini, amministratore delegato della holding della famiglia Fratini.

Il “nuovo corso” partirà a gennaio, con l’ingresso della squadra di ristrutturatori firmata Arcaro. «Il declino della “vecchia” Rifle non dipende solo dalla crisi di mercato, che è tangibile - spiega il manager-consulente molisano - ma anche dal fatto che è mancata una strategia d’insieme: in una fase di radicale cambiamento dei mercati e dei processi, l’azienda non ha saputo adattare i tempi di esecuzione e di proposta, non è stata in grado di rinnovarsi e ha perso l’iconografia e la coerenza del marchio».

Un marchio che vanta però una lunga storia, dalla quale ora intende ripartire. Rifle è uno dei più antichi brand italiani di denim, fondato nel 1958 dai fratelli Giulio e Fiorenzo Fratini dopo aver scoperto in North Carolina, nella fabbrica della Cone Milis, quella tela che li aveva colpiti e che avrebbe fatto la loro fortuna. Negli anni Novanta dalla fabbrica di Barberino di Mugello uscivano 10 milioni di jeans all’anno. Oggi gran parte della produzione è fatta all’estero, ma Arcaro scommette sul rilancio e guarda avanti: il 2013 chiuderà con 30 milioni di fatturato e segnerà l’arresto della caduta; il 2014 sarà l’anno del riequilibrio del conto economico e della riorganizzazione gestionale per migliorare l’efficienza dell’azienda, e dunque il processo industriale, le consegne, i riassortimenti, i servizi. «La nuova squadra si focalizzerà su gestione retail, prodotto, stile e comunicazione - spiega Arcaro - con grande attenzione agli outlet, che sono ormai un canale importante, e un probabile restyling del marchio per gestire meglio il wholesale». Una volta che il marchio sarà stato riposizionato e avrà alle spalle un processo industriale efficiente, partirà il progetto di espansione all'estero (oggi il 95% del fatturato è realizzato in Italia), a cominciare dall’Europa. «Ma bisogna andare sui mercati esteri con gradualità e creare partnership in loco», sostiene Arcaro. A quel punto potrebbe arrivare un partner: «Stiamo dialogando con un fondo che potrebbe supportarci».

 

SUPER RIFLE DI BARBERINO DI MUGELLO, FORTE PREOCCUPAZIONE IN ATTESA DEL NUOVO PIANO INDUSTRIALE
Incontro in Palazzo Medici Riccardi fra istituzioni e le organizzazioni sindacali sulla situazione della nota azienda mugellana in liquidazione

Si è svolta oggi in Palazzo Medici Riccardi la prima riunione dell’Unità di Crisi fra istituzioni e sindacati dell’azienda Super Rifle di Barberino di Mugello, posta in liquidazione per cessazione attività , con 180 dipendenti complessivi di cui 44 nella sede di Barberino.

Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato come al termine di una lunga fase caratterizzata da una grave crisi economica con utilizzo di ammortizzatori sociali, l’azienda avrebbe deciso di risolvere la situazione programmando la creazione di una “newco” (nuova società) quale frutto di una ristrutturazione nonché di forte discontinuità con la vecchia gestione.

Martedì prossimo, 19 novembre, in Confindustria proseguirà il confronto fra le parti con la presentazione del Piano industriale da parte del nuovo management. Le istituzioni si sono dichiarate fortemente preoccupate e rimarranno in attesa degli esiti del confronto sindacale, ponendo come primo obiettivo quello di continuare a garantire una copertura per i lavoratori tramite gli ammortizzatori sociali. Il tavolo resta aperto e a disposizione delle parti.

15/11/2013 11.45
Provincia di Firenze

 

Rifle è in liquidazione, allarme dei sindacati
Ora i lavoratori sono 192. L’azienda: l’attività continuerà, ma con tagli pesanti

MAURIZIO BOLOGNI da la Repubblica 12 Novembre 13

«L’AZIENDA non ci ha comunicato nulla, lo abbiamo scoperto da una visura camerale che Rifle è stata appena messa in liquidazione» dice Alessandro Picchioni, responsabile della Filtem- Cgil per la zona del Mugello, dove, a Barberino, ha sede lo stabilimento della fabbrica di Sandro Fratini, jeans dal 1958. «Non ce lo aspettavamo» aggiunge. Non era un mistero che l’azienda fosse in crisi e che stesse per chiudere in rosso un nuovo esercizio (4 milioni le perdite previste nel 2013) dopo quello del 2012 (7 milioni di deficit), ma finora si era parlato solo di rilancio attraverso la ristrutturazione affidata ad un manager, Antonio Arcaro, protagonista di altri salvataggi di brand del settore, chiamato ora al capezzale dei jeans di Rifle. E questa, ovvero la ristrutturazione — ribadisce l’azienda — sarà la strada. «La liquidazione è solo un passaggio tecnico funzionale ad un riorganizzazione interna, pesante e che giustamente preoccupa il sindacato, ma l’attività dell’azienda proseguirà» dice per conto della proprietà il manager Simone Anichini.

Il sindacato teme per i 192 dipendenti, 44 dei quali impiegati nello stabilimento di Barberino e gli altri nei monomarca tra cui quelli dei Gigli e dell’Outlet di Barberino (qui lavorano in otto). Di sicuro la ristrutturazione sarà accompagnata dagli esuberi. Quanti? «Il piano è ancora da definire, gli esuberi toccheranno sia la sede di Barberino che la rete dei monomarca» spiega il manager Anichini, che non indora la pillola. «L’azienda è in sofferenza così come tutto il tessile non appartenente alla sfera del lusso — dice — ma la volontà di andare avanti è testimoniata dal rinnovamento del management e dall’arrivo di Arcaro. Per poter imboccare la strada della discontinuità era necessario fare tabula rasa, azzerare col passato». Non sarebbero però in vista né la creazione di una bad company, né procedure concorsuali, né la ristrutturazione in base alla legge Marzano del debito che è a quota 15 milioni. Di sicuro il personale sarà tagliato.

Il sindacato alza le barricate in difesa di un’azienda nata nel 1958 per iniziativa dei fratelli Giulio e Fiorenzo Fratini, che prima iniziarono ad importare dagli Usa (scelsero il nome del brand dalla scritta su vecchie casse, originariamente contenenti fucili, sui pontili dei porti), poi iniziarono a produrre direttamente i jeans e nel 1968 furono i primi ad esportarli ufficialmente nei Paesi dell’Est — cominciando dalla Cecoslovacchia — dove è ancora forte il marchio Rifle, nel frattempo esteso a tutto l’abbigliamento casual. «Respingiamo nella maniera più assoluta — dice Picchioni della Cgil — l’eventuale chiusura dello stabilimento di Barberino, dove nei tempi d’oro hanno lavorato fino a 450 persone. La Rifle è troppo importante per il Mugello e per Barberino. Nell’azienda si identificano la città e l’intera area. Alla proprietà chiediamo di credere in questa azienda. E che ci dia spiegazioni, a cominciare da oggi, in Confindustria, dove è previsto un incontro dalle 9 alle 12».

 

Rifle, la crisi cambia pelle al jeans
«Così ristrutturerò un’azienda storica»
Un consulente in società con Fratini per frenare il declino del marchio 

Pino Di Blasio su la Nazione 9 Novembre 13

FIRENZE«CI SONO le basi per ricostruire l’iconografia del marchio. Un brand è fatto di coerenza, di posizionamento sul mercato, di clienti target. Nonostante Rifle non goda di ottima visibilità, è ancora credibile. E io sono stato contattato a settembre da Sandro Fratini per scoprire se esistevano i presupposti di una rinascita, di un riposizionamento di Rifle, che potesse frenarne il declino». Facendo lo slalom tra i termini da manager, si capisce che la missione di Antonio Arcaro, il superconsulente chiamato da Fratini per risollevare la Rifle, non si annuncia facile. 

I bilanci sono in preparazione, tra i dipendenti e i sindacati cominciano a serpeggiare preoccupazioni sul futuro, e Arcaro mette sul tavolo i principi fondamentali della riorganizzazione societaria. Annunciando che sarà radicale, ma che il capitolo della ristrutturazione del personale, di tagli ai dipendenti, non sarà certamente il tassello più importante. Ed è ancora un’ipotesi allo studio.

«Tutti i miei progetti sono stati condivisi dai sindacati - afferma con sicurezza Arcaro - e a mio favore parla anche il curriculum. Sono stato amministratore delegato di Itierre fino al 2002.. Ho varato il piano di riorganizzazione di Calvin Klein e Guess, sono passato per Moncler e Henry Cotton, con un ristrutturazione dopo il crac Finpart. Io non varo progetti aziendali da bocconiano, leggo i bilanci dal basso e non inseguo i fatturati. Alla Rifle serve una discontinuità societaria e organizzativa. Il mercato è in una situazione di stallo, il settore ha perso il 15% e si salvano solo i marchi di nicchia».

IL SETTORE in questione è quello dei jeans, un mercato in cui Rifle è un’icona da ben 55 anni. L’azienda di Barberino del Mugello presieduta da Sandro Fratini dovrebbe chiudere il 2013 con un fatturato di 32 milioni, con 180 dipendenti e 25 negozi monomarca. Ma il margine operativo lordo dovrebbe essere negativo per 4 milioni e l’indebitamento si è fatto pesante. Sono i numeri che hanno spinto Fratini a correggere la rotta, a chiamare il supeconsulente e a ristrutturare la Rifle per scongiurare la chiusura.«Partendo da una proprietà che ha voglia di reinvestire nel progetto - spiega ancora Arcaro - per rilanciare l’azienda bisognerà agire con una new company. La Rifle deve cambiare pelle, approccio, sistema e organizzazione. Deve inserire nuove figure nel management, dar vita a un comitato strategico che sia di supporto all’imprenditore. Finora è mancata la visione di insieme, il target price dei jeans era basso, cosa che inserisce il marchio in un segmento estremamente competitivo. E’ dura combattere con Zara, H&M, Piazza d’Italia. E non c’era coerenza tra la campagna di marketing e una politica distributiva specifica. Non le parlerò di tagli, un argomento che sarà affrontato nei tavoli dedicati». 

ANTONIO ARCARO elenca i punti fondanti del «progetto Rifle»: partendo dal budget 2014 «che dovrà fermare la caduta del declino, puntando a una riduzione dei resi dei costi della logistica e a un miglioramento dell’organizzazione. Il 35% del nostro fatturato viene dai negozi multimarca, il 15% dai full price, circa il 50% dagli outlet. Abbiamo intenzione di chiudere gli spazi che non sono strategici per il marchio e sono in perdita, aprendo altri punti in aree promettenti. Dopo aver ristudiato a fondo la rete distributiva, pensando a corner e a nuove campagne».Facile puntare su sinergie con gli outlet realizzati dalla Fingen, la società della famiglia Fratini, così come all’integrazione tra i settori di vendita. 

«I piani aziendali - rimarca il superconsulente - devono partire dal ritorno agli utili e da un’efficienza da ritrovare. Nel 2015-2016 possiamo cercare uno sviluppo del fatturato e a utili più marcati. Abbiamo contatti anche con fondi di investimento per supportare le strategie imprenditoriali. E per le banche sono allo studio progetti di consolidamento più che condivisibili». E’ un vero «work in progress» quello che sta animando Rifle, uno dei marchi storici del jeans italiano. Un progetto che potrebbe calmare anche le paure dei sindacati alla vigilia di un confronto con l’azienda.

 

FILCTEM CGIL FIRENZE

LAVORO

SE ANCHE I JEANS

SONO FONTE DI PREOCCUPAZIONE

PREOCCUPA FORTEMENTE IL FUTURO DELLA RIFLE DI BORGO

LUNEDI 11 NOVEMBRE ORE 11.30 CONFERENZA STAMPA -CAMERA DEL LAVORO BORGO SAN LORENZO, P.ZZA MARTIN LUTER KING, 3-

Sono fortemente preoccupati organizzazioni sindacali e i 44 (190 in Italia) lavoratori dello stabilimento Rifle di Borgo San Lorenzo per il futuro della propria azienda. Un brand famoso, ma sulle attività del quale pendono rischi serissimi.

Le ultime sulla Rifle, le preoccupazioni delle maestranze e le loro risposte saranno oggetto di una

CONFERENZA STAMPA

LUNEDI' 11 NOVEMBRE 2013 ORE 11.30

C/O CAMERA DEL LAVORO,

P.ZZA MARTIN LUTER KING, 3  -BORGO SAN LORENZO (FI)

Borgo San Lorenzo 07.11.2013.

L'UFFICIO STAMPA

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SESTO UNO DEI COMPRATORI MANTERREBBE LA PRODUZIONE IN LOCO
Tre offerte per la Bp Studio
Poste, lavoratori in agitazione

di FRANCO CALAMASSI su la Nazione 26 Ottobre 13

SI APRE uno spiraglio per la vertenza della Bp Studio, azienda tessile dell’Osmannoro specializzata in produzione di capi d’abbigliamento femminili e finita in concordato preventivo. L’azienda era stata posta in liquidazione nel mese di settembre e poi ha avuto accesso alla procedura di concordato preventivo. Adesso ci sarebbero tre cordate disposte a rilevarne l’attività. A renderlo noto è Alessandro Picchioni della Cgil: “Alcuni giorni fa ci siamo incontrati con l’azienda e siamo stati informati che sono in stato avanzato i contatti con tre società che hanno mostrato interesse a rilevare la Bp Studio. In ballo ci sono una trentina di posti di lavoro e seguiamo la situazione con molta attenzione”. Si è quindi aperto uno spiraglio per il salvataggio dell’azienda e anche dei posti di lavoro. “Una almeno delle tre offerte – continua Picchioni – avrebbe caratteristiche interessanti, ovvero sarebbe legata all’intenzione di mantenere nella sede dell’Osmannoro l’attività produttiva. Le altre invece sarebbero interessate soltanto a rilevare il marchio”.

PER una vicenda che sembra imboccare la giusta, un’altra che si complica. Fa un passo indietro, secondo la Fiom Gcil, la vertenza al Cmp delle Poste di via Pasolini e riprende lo stato di agitazione dei lavoratori. “Durante un incontro a livello nazionale tra organizzazioni sindacali, Selex Es e l’azienda Ph - spiega Daniele Collini della Cgil - quest’ultima ha ritrattato le assicurazioni verbali date in precedenza al tavolo di trattativa, e ora dice di non essere disposta a riassumere il numero di lavoratori per il quale si era impegnata”. Da ieri i lavoratori hanno riattivato un presidio permanente davanti al Cmp. “Chiediamo di riassumere tutti lavoratori con un contratto di solidarietà espansivo in modo da rendere possibile la riassunzione nel tempo di tutti i lavoratori” ha concluso Collini.

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MODA: GUCCI RILEVA TERRENO E POTENZIA LOGISTICA IN TOSCANA

Gucci potenzia la sua logistica in Toscana: l'azienda del lusso ha rilevato il terreno e l'immobile ex-Matec di via delle Nazioni Unite 1, a Scandicci (Firenze), da Unicoop Firenze, per destinarli prevalentemente ad attività logistico-industriali e di magazzinaggio automatizzato, nonché relative al magazzino accessori, al magazzino materie prime, al controllo materiali, oltre ad aree destinate a servizi generali di produzione. Il terreno, vicino all'attuale sede di Casellina, ha un'estensione di circa 47.300 metri quadrati, mentre gli immobili hanno una superficie di circa 27.000 mq. Il trasferimento delle attività presso l'immobile non avverrà prima della fine del 2014, a conclusione di lavori di ristrutturazione. ''L'acquisto del terreno e dell'immobile ex-Matec di via delle Nazioni Unite - ha dichiarato in una nota Micaela le Divelec Lemmi, vicepresidente esecutivo di Gucci - conferma la forte volontà di continuare ad investire sul nostro territorio di riferimento, in un'ottica di continua crescita e sviluppo''.

''Le competenze e il know-how presenti sul territorio - ha aggiunto la vicepresidente - costituiscono uno dei principali fattori critici di successo di Gucci, un marchio simbolo del Made in Italy nel mondo, ma che nasce prima di tutto come una storia fiorentina di successo. Anche nel Comune di Scandicci sosteniamo infatti da sempre la crescita e lo sviluppo del distretto della pelletteria attraverso iniziative responsabili ed innovative''. Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Scandicci, Simone Gheri: ''E' un altro passo fondamentale - ha dichiarato - che rafforza ancora di più l'identità del nostro distretto della pelletteria, ed è frutto anche della capacità di accogliere di questo territorio e delle sue istituzioni''. Golfredo Biancalani, presidente del consiglio di gestione di Unicoop Firenze, ha ricordato a sua volta il valore della responsabilità sociale dell'impresa: ''Condividiamo con loro - ha affermato, parlando di Gucci - la scelta di investire e sostenere un territorio ricco di sensibilità e professionalità, convinti come siamo che per un'impresa, sia essa a capitale privato sia essa cooperativa, il rapporto con il territorio in cui opera sia essenziale al valore stesso dell'impresa''.(ANSA).

Notizia del: mer 25 set, 2013

 

La maison espande e perfeziona i provvedimenti per sostenere i dipendenti in un momento di crisi
Rette, abbonamenti e servizi Gucci: il welfare è “su misura”

ma.bo. su la Repubblica 13 settembre 13

AI DIPENDENTI Gucci arriva un bonus per rette di asili, libri, assicurazioni, abbonamenti dell’autobus, servizi sanitari, tempo libero. E’ il welfare che si espande nella grande maison, aggiunge servizi e si perfeziona, per sostenere i dipendenti in un periodo che resta critico. Lanciato per 1.500 lavoratori in Italia, il piano di welfare sarà esteso dal 2014 alle rimanenti società italiane del marchio Gucci, per ulteriori circa 700 dipendenti. «E’ un sostegno che ha l’obiettivo di garantire una migliore conciliazione fra lavoro e vita privata e una serie di servizi alla persona anche di carattere previdenziale, assistenziale e a favore dei figli» spiega Patrizio di Marco, presidente e amministratore delegato di Gucci.

Il piano prevede la costituzione di un comitato di welfare, composto da rappresentanti dell’azienda e sindacali, che ha funzioni propositive. Il piano mette anche a disposizione del dipendente un importo virtuale di alcune centinaia di euro da destinare, in modo discrezionale, per i servizi che l’addetto ritiene più importanti. E’ inoltre un piano che segue il ciclo di vita del dipendente: offre iniziative per i più giovani, per chi ha figli, fino a servizi a favore dei già pensionati.

«Con queste misure puntiamo anche ad attrarre talenti dall’esterno e a fidelizzare chi già lavora in azienda» spiega Gucci. Tra le aree interessate c’è quella della famiglia. I contributi, ad esempio, sono relativi al rimborso di una quota della retta mensile dell’asilo nido, alla possibilità di usufruire di strutture convenzionate a prezzi calmierati, sconti per l’acquisto dei libri scolastici e contributi per richiedere operatori socio-assistenziali qualificati per far fronte alla cura di un familiare. 

Per quanto riguarda i servizi alla persone sono previsti assistenza fiscale dedicata, la possibilità di sottoscrivere polizze assicurative scontate attraverso operatori associati e convenzioni speciali con istituti di credito. Sul fronte sanità e previdenza, la possibilità di contribuire ulteriormente al fondo pensione complementare e programmi sanitari integrativi per il rimborso delle spese mediche (questo anche per chi è in pensione). 

E poi azioni per favorire la conciliazione fra vita privata e vita lavorativa: flessibilità di ingresso ed uscita al lavoro, possibilità di gestire le ore di straordinario come banca ore da sfruttare per permessi aggiuntivi e la disponibilità di ulteriori ore aggiuntive per visite specialistiche. È prevista inoltre l’elevazione al 100% di quanto previsto contrattualmente per il trattamento economico per le assenze in caso di malattia sino al 180° giorno. Ci sono poi supporti concreti per agevolare la mobilità dei dipendenti attraverso convenzioni stipulate con le aziende di trasporto pubblico e convenzioni relative ad attività educative, culturali, di svago ed intrattenimento (palestre, piscine, stadio, teatro, corsi di lingua e altro).

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Pelletteria, dalla Regione incentivi a chi assume o forma personale  

Scritto da Barbara Cremoncini venerdì 2 agosto 2013 alle 15:51

FIRENZE – Un incontro per illustrare le opportunità che la Regione mette a disposizione delle aziende del settore pelletteria che assumono lavoratori in cassa integrazione o in mobilità è stato organizzato dall’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini. All’incontro hanno partecipato il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barduccci, il sindaco di Scandicci Simone Gheri, i rappresentanti delle organizzazioni di categoria Cna e Confartigianato.

La Regione mette a disposizione di tutte le aziende toscane una “dote” che prevede un mix di incentivi fino a 8000 euro per assunzioni a tempo indeterminato o determinato, full o part time, sgravi sull’imponibile Irap e inoltre voucher fino a 3000 euro per la formazione. E c’è anche un bando che prevede incentivi per l’assunzione a tempo determinato di soggetti svantaggiati. In particolare, è stato ricordato che la Provincia di Firenze organizza per il settore corsi di formazione ai quale partecipano, fra gli altri, anche i lavoratori ex Isi.

“Anche in relazione a queste iniziative – spiega Simoncini – la Regione ha chieste alle associazioni di impresa di impegnarsi a promuovere presso le aziende le modalità di accesso agli incentivi auspicando che, date le buone performances del settore della pelle, sia possibile, nonostante la fase ancora difficile, utilizzarli per incrementare l’occupazione qualificata e reperire le necessarie competenze sul mercato”.

Le organizzazioni di categoria hanno riposto positivamente, assumendo l’impegno a far circolare le informazioni presso le imprese che potranno, se interessate, rivolgersi agli uffici regionali per ulteriori dettagli.

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Zerotwonine, firmata la cassa integrazione
Sospiro di sollievo per 25 lavoratori: un imprenditore è interessato a far ripartire l’attività di Fucecchio

f.t. dal Tirreno 8 Novembre 13

FUCECCHIO Un sospiro di sollievo per 25 lavoratori della Zerotwonine (ex Marianelli) di Fucecchio ((lo stabilimento si trova in via Masani)), azienda dichiarata fallita lo scorso mese di agosto. I ripetuti appelli delle scorse settimane non sono caduti nel vuoto: un imprenditore si è fatto avanti e ha manifestato l’intenzione di far ripartire l’attività. Non si tratta di un atto vincolante, ma è sufficiente – in base alla legge Fornero – per garantire la cassa integrazione straordinaria. Che infatti è stata firmata ieri mattina in Provincia. 

«Non è ancora il momento di esultare – sottolinea Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil – ma senza dubbio si tratta di una boccata d’ossigeno importante, che permette a questi 25 lavoratori di guardare avanti con un po’ più di ottimismo: abbiamo ottenuto questo risultato proprio in extremis, quando ormai lo spettro dei licenziamenti era vicinissimo». La proprietà aveva firmato la cassa integrazione straordinaria già a fine luglio, ma il fallimento arrivato appena un mese dopo aveva spazzato via l’ammortizzatore sociale. Ora si è nuovamente aperto uno spiraglio: «Attiveremo subito la procedura per garantire le anticipazioni nell’ambito della convenzione stipulata con Fidi Toscana, gestore del fondo costituito dalla Regione Toscana – spiega Mozzorecchi –. L’iter era già stato avviato». Dunque, subito un po’ di ossigeno per i lavoratori, che prima di vivere l’incubo del fallimento della loro aziende già non ricevevano lo stipendio da tre mesi. E poi ci sarà da aspettare la decisione del Ministero del lavoro, che dovrà decidere se approvare o meno la “cassa”: un passaggio tutt’altro che scontato e che comunque – anche vista l’esperienza di altre realtà che si sono ritrovate nelle stesse condizioni (Shelbox in testa) necessita di almeno cinque-sei mesi di tempo: «È per questo che dico che non è ancora il momento di festeggiare. Però – spiega la sindacalista della Cgil – si è indubbiamente aperto uno spiraglio importante: la cassa integrazione straordinaria peraltro è retroattiva: va fino al 28 agosto 2014, perché parte dal giorno del fallimento dell’azienda fucecchiese». 

Insomma, meglio restare coi piedi per terra ma le possibilità di vedere ripartire la produzione». La cessazione dell’attività, a quanto dicono i dirigenti, era avvenuta in seguito al ritiro della licenza di una prestigiosa firma della moda (Calvin Klein), che aveva come unico fornitore proprio l’azienda di via Masani. Secondo lavoratori e Cgil, però, la chiusura dell’azienda è conseguenza anche di una strategia sbagliata dei dirigenti.

 

ZEROTWONINE
Corsa contro il tempo per salvare 25 posti

Filippo Cioni dal Tirreno 10 Ottobre 13

FUCECCHIO «Se entro il 24 ottobre non troveremo un soggetto imprenditoriale capace di rilevare l'azienda temiamo che i licenziamenti saranno purtroppo inevitabili». Silvia Mozzorecchi della Filctem Cigl di Empoli lancia un nuovo appello al mondo dell'imprenditoria per salvare la Zerotwonine di Fucecchio (ex Marianelli), l'azienda di pelletteria dichiarata fallita dalla vecchia proprietà a fine agosto. 

E il termine è il 24 ottobre «quando - spiega Mozzorecchi - avremo un nuovo incontro in Provincia sperando che al tavolo con noi ci sia qualcuno volenteroso di rilevare questa realtà locale. La Zerotwonine produce da sempre pelletteria di alta qualità e qui ci sono le condizioni e l'esperienza dei lavoratori per andare avanti».

La proprietà a fine luglio ha firmato la cassa integrazione straordinaria per i 25 dipendenti, poi a fine agosto ha dichiarato l'azienda addirittura fallita. Una scelta che per i vincoli imposti dalla legge Fornero ha impedito ai lavoratori di usufruire della stessa cassa straordinaria e degli ammortizzatori sociali, in quanto il rapporto di lavoro tra azienda e lavoratori è risultato cessato. «I lavoratori hanno utilizzato alla fine dei conti solo un mese di cassa - continua Mozzorecchi - e rischiano di perdere tutti gli altri. Basta poco per sbloccare i vincoli imposti dalla legge Fornero, anche che solo un imprenditore si presenti e dica di essere intenzionato concretamente a far ripartire l'azienda. Spero che nelle prossime due settimane qualcuno si faccia avanti, altrimenti temiamo che i licenziamenti saranno del tutto inevitabili». 

La Cgil non nasconde che per il mondo imprenditoriale perdere la Zerotwonine sarebbe molto grave. «Siamo di fronte ad una situazione paradossale - continua Mozzorecchi - qui stiamo parlando di una azienda che non era in crisi, dove il lavoro c'era. Ma una proprietà scellerata e irresponsabile si è tolta di mezzo senza una spiegazione chiara lasciando i lavoratori nella situazione in cui si trovano adesso. Senza stipendio e senza sapere quale sarà il loro futuro. E in Italia purtroppo a pagare sono sempre e solo i lavoratori, nessuno ha preso provvedimenti contro la proprietà che, ripeto, per motivi mai chiaramente specificati ha deciso di dichiarare fallita un'azienda che era sana». 

Gli operai a rischio licenziamento sono 25. «Parliamo di tante famiglie, per giunta alcuni operai non erano assunti nemmeno da un anno e dunque non avrebbero diritto all'indennità di mobilità». In questa battaglia la Cgil ha trovato molti alleati. «Con il Comune di Fucecchio e il sindaco Toni stiamo facendo il possibile per salvare questi posti di lavoro - conclude Mozzorecchi - oltre all'aiuto di altre istituzioni come Provincia e Regione e ai sindacati. Facciamo un appello anche altri soggetti come Confindustria e Cna perché ci diano una mano, tutti uniti per trovare una soluzione». 

 

ZEROTWONINE
Un mese per salvare 25 posti di lavoro

Antonio Lanza sul Tirreno 24 Settembre 13

FUCECCHIO Trenta giorni. Questo è il tempo massimo per provare a salvare la Zerotwonine di Fucecchio, l’azienda di pelletteria che ha dichiarato fallimento il 29 agosto scorso. Trenta giorni anche per far partire la cassa integrazione straordinaria per 25 lavoratori dell’azienda che non percepiscono uno stipendio da sei mesi e che hanno vissuto gli ultimi due anni l’incubo della continua minaccia di perdere il lavoro: «Orari di lavoro impossibili, mancanza di liquidità per pagare i fornitori e corrieri, assenteismo da parte dei dirigenti». Ora è iniziato il conto alla rovescia per lavoratori e sindacati per trovare una proposta concreta di acquisizione da parte di un imprenditore che sia disposto a rilevarla. «Oltre il danno, la beffa – dichiara sdegnata Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil –. Dopo la dichiarazione di cessazione attività e la firma della cassa integrazione straordinaria, lo scorso 26 luglio, il consiglio d’amministrazione dell’azienda ha pensato bene di portare i libri contabili in tribunale, togliendo a queste persone la possibilità di rifiatare per un anno». 

Un incubo iniziato nel 2012 quando la società non presentò il bilancio. Poi la decisione del cda di passare da “società per azioni” a “società a responsabilità limitata” nella quale i soci sono responsabili solo per il capitale sociale investito e per il patrimonio della società. «Abbiamo subito di tutto in questi mesi – tuonano i lavoratori per bocca delle due iscritte alla Cgil Eva Giordano e Daniela Innocenti –. Tanto per dare un’idea, siamo stati costretti a portarci anche la carta igienica da casa. In quest’anno ci sono venuti a pignorare beni aziendali. Un macchinario a laser del valore di 90.000 mila euro ci è stato pignorato per 7.000. Per noi lavoratori è stata una ferita». E poi c’è stato lo smacco del Monte dei Paschi di Siena, incaricata di erogare gli anticipi della cassa integrazione di agosto. «Tre filiali – spiega Mozzorecchi –di Mps (Cerreto, Lamporecchio e San Miniato) si sono rifiutate di erogare un mese di “cassa” ai lavoratori chiedendo loro ulteriori garanzie». La Cgil ha chiesto alla Regione di aprire un tavolo di crisi sulla Zerotwonine. 

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La Zerotwonine è fallita i 26 lavoratori senza “cassa”
Mozzorecchi (Filctem-Cgil) lancia l’appello al mondo dell’imprenditoria «Qui ci sono esperienza e qualità, questa gente merita un futuro»

Filippo Cioni sul Tirreno 21 Settembre 13

FUCECCHIO Si aggrava ulteriormente la situazione dei ventisei operai della ditta di pelletteria Zerotwonine (ex Marianelli) di Fucecchio che si trova in via Masiani. Prima il danno, ora anche la beffa. Di fatto l'azienda a fine luglio aveva firmato la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti dopo non essere riuscita a pagare gli stipendi per tre mesi e aver dichiarato la crisi. A causare la cessazione dell'attività, secondo quanto detto a suo tempo dai dirigenti, ci sarebbe stato il ritiro della licenza di una prestigiosa firma della moda (Calvin Klein) che aveva come unico fornitore proprio la Zerotwonine. A fine agosto però nella vicenda c'è stato un ulteriore sviluppo, purtroppo negativo. «Di fatto l'impresa è stata dichiarata fallita – spiega Silvia Mozzorecchi di Filctem Cgil – e per la legge Fornero gli operai non potranno più fruire della cassa integrazione straordinaria, che dà diritto a un anno di ammortizzatori sociali. La legge impedisce di beneficiare degli ammortizzatori se il rapporto di lavoro risulta cessato, come appunto nei casi fallimentari». 

Dunque gli operai minacciano nuove proteste e la Cgil lancia un accorato appello per salvare i posti di lavoro. «Il settore della pelletteria è sano, uno di quelli che risente meno in generale della crisi – spiega ancora Mozzorecchi – e la Zerotwonine produce da sempre pelletteria di alta qualità. Qui insomma ci sono le condizioni e c'è l'esperienza nei lavoratori per una ripresa. Serve che qualche imprenditore magari del settore subentri all'attuale proprietà e salvi questi operai da una brutta situazione. Se in breve tempo non troveremo una soluzione di questo tipo, i 26 dipendenti della Zerotwonine si ritroveranno a spasso». Non si esclude già che lunedì scoppi una nuova protesta da parte degli operai, che già si erano mobilitati a fine luglio e avevano incontrato in Provincia anche i titolari dell'azienda. Prima che la situazione si aggravasse ancora di più. 

Fallita la Zerotwonine, a casa 27 lavoratori. La Cgil: "Non riscontrati i requisiti per l'attivazione della cassa integrazione guadagni straordinaria"

La sindacalista Silvia Mozzorecchi: "Se entro breve non dovessimo riuscire a modificare questa situazione, nel giro di poco tempo i lavoratori verrebbero tutti licenziati"

Fallimento per la Zerotwonine di Fucecchio, azienda d i piccola pelletteria come borse o accessori vari in passato Marianelli-Mariangel. La chiusura interessa 27 lavoratori dipendenti.

“L'azienda è fallita il 30 agosto – spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil – e oggi, venerdì 20 settembre, abbiamo ricevuto la comunicazione che non sono stati riscontrati i requisiti per l'attivazione della cassa integrazione guadagni straordinaria per fallimento. Questo significa che, se entro breve non dovessimo riuscire a modificare questa situazione, nel giro di poco tempo i lavoratori verrebbero tutti licenziati”.

"Oggi partiranno le lettere di apertura della procedura di mobilità. Abbiamo ancora dei giorni disponibili per poter ottenere la Cigs. C'è tensione tra i lavoratori perchè si rischia di perdere 11 mesi di ammortizzatori sociali. Questa Azienda è chiusa per colpa degli imprenditori incapaci che hanno perso i clienti e non certo per il comportamento dei lavoratori".

Ulteriori notizie in merito vengono fornite alla Camera del Lavoro di Empoli in una conferenza stampa convocata dalla Cgil.

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La Regione anticipa i soldi della Cigs

dal Tirreno 30 Luglio 13

Come ribadito da Silvia Mozzorecchi di Filctem Cgil del circondario Empolese Valdelsa, i 26 operai della Zerotwonine che sono rimasti senza lavoro, dovranno aspettare dai sei agli otto mesi per ricevere la Cassa di integrazione straordinaria. Il motivo di questa lunga attesa è da imputare all'assetto burocratico della richiesta di cassa d'integrazione straordinaria che dovrà subire il vaglio in primis del Ministero del Lavoro e successivamente dell' Inps. Generalmente le aziende danno ai propri lavoratori un anticipo della cassa d'integrazione, ma nel caso della Zerotwonine, i fondi non sono tali da poter dare ai dipendenti ciò che gli spetterebbe. Per questo motivo l'anticipo per la Cigs verrà elargito per il momento dalla Regione Toscana (3.000 euro ai dipendenti che non ricevono uno stipendio da più tempo) fino ad esaurimento fondi (la distribuzione di approvvigionamenti ai lavoratori che hanno perso il lavoro è iniziata lo scorso 25 luglio e resterà in vigore fino al 26 luglio 2014). Quando la cassa d'integrazione straordinaria verrà approvata e sottoscritta dal Ministero, gli operai fucecchiesi riceveranno finalmente il sovvenzionamento che avrà la durata di un anno.

 

La Zerotwonine di Fucecchio chiude: caccia a un compratore
Intanto per i 26 dipendenti c’è la cassa integrazione. Mozzorecchi (Cgil): «Colpa anche di scelte imprenditoriali sbagliate»

dal Tirreno on line 29 Luglio 13

L'azienda fucecchiese Zerotwonine ha ufficialmente chiuso i battenti e nelle parole di Silvia Mozzorecchi di Filctem Cgil è ben presente la rabbia per la situazione che si è profilata davanti ai 26 operai che resteranno senza lavoro. «La colpa per la chiusura di questa azienda non è da imputare solo alla crisi, visto che c'è molta domanda nel settore della moda di articoli del settore della pelletterie. Decisive anche alcune scelte imprenditoriali che si sono rivelate infelici».

I dirigenti della Zerotwonine, infatti, non hanno mai espresso apertamente – secondo la Cgil – i problemi a cui dovevano far fronte, continuando a promettere ai suoi lavoratori salari che non sono mai arrivati. I 26 operai in cassa integrazione per un anno, non hanno percepito lo stipendio per ben 4 mesi e si sono dovuti rimboccare le maniche facendo straordinari (non retribuiti) e gestendo l'azienda quando i proprietari si assentavano.

La richiesta principale da parte degli interessati, è trovare un imprenditore serio e competente, che decida di pendere in mano l'azienda per riportarla agli alti livelli come accade anni fa.«L'attaccamento dei dipendenti alla loro azienda deve assolutamente essere ricompensato - continua Mozzorecchi - e soprattutto si deve smettere di calpestare la dignità di questi operai».

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Chiude la Zerotwonine: 26 persone rimangono senza lavoro
Dopo mesi di difficoltà, l’azienda pellettiera di Fucecchio alza bandiera bianca. Venerdì la firma della cassa integrazione straordinaria per un anno

dal Tirreno on line 23 Luglio 13

EMPOLI. Entro la fine del mese di luglio la Zerotwonine di Fucecchio chiuderà i battenti, con i 26 lavoratori che si ritroveranno senza occupazione. Lo ha annunciato la proprietà dell’azienda pellettiera agli esponenti della Cgil. Venerdì i sindacati si recheranno in Provincia a Firenze per firmare l’accordo per la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività che darà diritto a un anno di ammortizzatori sociali ai dipendenti. Da tempo l’impresa fucecchiese aveva accusato problemi, tanto che da maggio aveva smesso di pagare gli stipendi.

Le motivazioni di questa crisi sarebbe dovuta essenzialmente al ritiro di una licenza da parte di una griffe straniera, di cui Zerotwonine era fornitore esclusivo. La speranza dei rappresentanti dei lavoriratori è quella che qualche imprenditore subentri all’attuale proprietà, “anche se il periodo non è certo dei migliori per concludere affari di questo genere”, spiega Silvia Mozzorecchi, della Cgil. I 26 lavoratori che rimarranno senza occupazione hanno, mediamente, un’età intorno ai 50 anni, solo un paio di loro possono sperare di giungere all’età pensionabile con il periodo di cassa integrazione e la mobilità, mentre la maggior parte dei dipendenti della Zerotwonine è donna, di cui due diventate mamme da pochissimo tempo.

Da 3 mesi senza stipendio storica azienda in crisi
Fumata nera dopo l’incontro in Provincia per la pelletteria ex Marianelli 
Presidio dei lavoratori di fronte alla ditta: «Ora basta, vogliamo chiarimenti»
Il sindaco Toni: «La situazione è molto complessa»

Marco Pagli sul Tirreno 12 Luglio 13

All’incontro che si è svolto ieri a Palazzo Medici Riccardi a Firenze era presente anche il sindaco di Fucecchio, Claudio Toni. «L’impegno delle istituzioni in questa vicenda è sempre stato attivo –spiega il sindaco di Fucecchio  – ne è dimostrazione il fatto che proprio la Provincia, in collaborazione con il Comune di Fucecchio, ha promosso questo incontro». « Purtroppo - va avanti il primo cittadino - la situazione è complessa e le posizioni si sono fatte sempre più distanti con il passare dei mesi». « Tuttavia, dal momento che esistono i margini per uscire dalla crisi - spiega ancora Toni - il nostro auspicio è che l’azienda decida di continuare la produzione e salvaguardi i posti di lavoro. In ogni caso assicureremo continuamente in questa fase il nostro sostegno ai lavoratori». 

FUCECCHIO Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro dell’unità di crisi della Provincia tenutosi ieri sulla situazione dell’azienda di pelletteria Zerotwonine di Fucecchio (in via Masani). In sostanza, la proprietà ha chiesto alcuni giorni ancora per definire al meglio tutti i dettagli e si è impegnata a dare delle risposte certe sul futuro dell’azienda e dei 27 dipendenti entro la fine della prossima settimana. Tra l’altro il presidio annunciato da Cgil e lavoratori per il pomeriggio di ieri davanti alla sede dell’impresa, in via Masani, si è svolto in una forma ridotta a causa della morte improvvisa del sindacalista Enrico Hablik avvenuta due giorni fa a Firenze.

In ogni caso durante l’incontro il sindacato, che ha attaccato l’azienda per la sua condotta nei confronti dei dipendenti oltreché per alcune decisioni assunte negli ultimi mesi, ha detto chiaramente che se non ci saranno risposte positive entro il termine fissato chiederà l’avvio delle procedure per la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori. 

La situazione, infatti, non è delle più semplici: «L’azienda sta attraversando una grave crisi finanziaria nonostante abbia delle commesse – come si legge nel comunicato diffuso dalla Provincia di Firenze – la difficoltà nelle relazioni industriali tra le parti ha contribuito a creare una situazione non facile. Dopo gli incontri separati tra istituzioni e sindacati e istituzioni e azienda, si è svolto l’incontro plenario che ha contribuito a determinare la decisione aziendale di raccogliere entro la prossima settimana elementi utili a rispondere alle richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali e per definire la vertenza in corso». 

I lavoratori, infatti, non riscuotono ormai da tre mesi e sono preoccupati del futuro della loro azienda. Inizialmente la proprietà aveva programmato di pagare lo stipendio di aprile entro la fine del giugno scorso, ma non c’è riuscita. Di qui la richiesta tempestiva di chiarimenti. L’azienda (ex Marianelli e Mariangel) produce prevalentemente borse per una nota firma del settore e commercializza in proprio i prodotti. Le difficoltà sono note ormai da mesi e le cause, come in moltissimi altri casi, sono legate alla chiusura dei rubinetti da parte degli istituti bancari. L’impossibilità di accedere al credito, infatti, ha messo in ginocchio l’attività che si è ritrovata senza la disponibilità finanziaria adeguata per rispettare tutti gli oneri. 

 

UNITÀ DI CRISI PER LA ZEROTWONINE, ENTRO LA PROSSIMA SETTIMANA L’AZIENDA RISPONDERÀ ALLE RICHIESTE SINDACALI
La pelletteria fucecchiese sta attraverso una crisi finanziaria. Non pagati gli stipendi dei 27 dipendenti di aprile, maggio e giugno

Si è svolto oggi in Palazzo Medici Riccardi l’incontro dell’Unità di Crisi circa l’azienda di pelletteria ZEROTWONINE (già Marianelli e Mariangel) di Fucecchio, con 27 dipendenti. L’azienda sta attraversando una grave crisi finanziaria nonostante abbia delle commesse. Inoltre, la difficoltà nelle relazioni industriali fra le parti ha contribuito a creare una situazione non facile. Dopo gli incontri separati tra istituzioni e sindacati e istituzioni ed azienda si è svolto l’incontro plenario che ha contribuito a determinare la decisione aziendale di raccogliere, entro la prossima settimana, elementi utili a rispondere alle richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali e per definire la vertenza in corso.

11/07/2013 14.10
Provincia di Firenze

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CAMPI BISENZIO LAVORATORI PREOCCUPATI
Conte of Florence dice addio
«Per ora solo promesse verbali» 

di M. Serena Quercioli sulla Nazione 21 Maggio 13 

IL 30 MAGGIO la Conte of Florence di via Limite chiuderà i battenti e l’azienda lascerà Campi. I dipendenti che andranno in cassa integrazione per un anno sono preoccupati poiché, nonostante le promesse verbali, non vi sono certezze per il futuro. Il 20 marzo scorso è stato approvato il concordato preventivo e si è aperta la ‘cigs’ per coloro che erano rimasti al lavoro e il 31 di questo mese termina il contratto di service con l’azienda di Altopascio (la Dek) che ha creato appositamente il ramo Conte of Florence Distribution. 

«Lo scorso anno – spiega Enrico Hablick della Cgil di Firenze – per una parte dei lavoratori (circa 35) è stato attivato il contratto di solidarietà, alternato alle ferie, mentre una decina di negozi sono stati chiusi e le commesse collocate in cassa integrazione. Gli altri negozi sono stati affittati dal ramo di azienda». Lo scorso anno la Conte of Florence contava 70 dipendenti. La Conte of Florence Distribution trasferisce così tutta l’attività ad Altopascio e deciderà quanti dipendenti riassumere e quando. 

Nello stabilimento di Campi lavorano anche coppie composte da marito e moglie, dipendenti con mutui e affitto da pagare, rette dell’asilo nido e questo clima di incertezza e precarietà che perdura da molto tempo sta gettando tutti nella disperazione. «L’azienda – prosegue Hablick – ha sempre manifestato interesse ad assumere i lavoratori che in questo anno ha avuto modo di conoscere e provare e credo procederà a farlo. Purtroppo non c’è l’obbligo di trattative sindacali».
I lavoratori, in un momento in cui tante aziende della Piana sono in crisi, chiedono alle istituzioni e ai sindacati di non dimenticare la Conte of Florence.

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‘Immagine’, i lavoratori sono al verde
Da gennaio senza cassa integrazione: «Abbiamo finito i soldi» 

Eugenio Bini da la Nazione 10 Agosto 13 

OTTO MESI esatti in attesa della cassa integrazione. I dipendenti del calzaturificio ‘Immagine’ sono al verde: «Così non è possibile andare avanti: stiamo aspettando i pagamenti ormai da troppo tempo, abbiamo esaurito tutti i risparmi» dicono alcuni di loro. A luglio dell’anno scorso infatti l’azienda ha cessato l’attività, ma a gennaio la cassa integrazione è stata congelata in quanto ‘Immagine’, che era in liquidazione, è stata ammessa dal tribunale alla procedura di concordato preventivo. Era il 9 gennaio, da allora i dipendenti non hanno più ricevuto pagamenti dall’Inps. 

«Sono state effettuate tutte le procedure e anche il ministero ha già autorizzato l’attivazione della cassa integrazione straordinaria. Ma tutto adesso è bloccato all’Inps, con molti dei 23 lavoratori – più di dieci – che non hanno fonti di reddito in quanto non sono riusciti a trovare nemmeno occupazioni a tempo determinato» spiega preoccupato Luca Fratini della Filctem Cgil.

Si tratta in larga parte di donne e madri di famiglia. «Intanto l’operazione di riavvio industriale, con un acquirente che dovrebbe trasformare l’immobile in una pelletteria è slittata a settembre. Solo allora potrà esserci un confronto sul ricollocamento del personale» spiega il delegato sindacale. I lavoratori sono sfiniti: «Altro che Decreto del Fare, qui servono misure urgenti per dare un aiuto a queste migliaia di persone in difficoltà. Purtroppo il caso ‘Immagine’ non è isolato»chiosa Fratini.

FIGLINE LA RICONVERSIONE DELLA ‘VALERIO VALENTINI’
Immagine, dalle scarpe alle borse
«Arriva la griffe Saint Laurent»

di PAOLO FABIANI su la Nazione 10 Maggio 13

AL POSTO delle scarpe di Valerio Valentini arrivano le borse di Yves Saint Laurent: si è conclusa in maniera ottimale la vicenda del Calzaturificio Immagine di Figline che prevede anche il reinserimento di una decina di lavoratori che erano in “mobilità” dopo il fallimento dell’azienda dei Lagaccioni. «Quella di Valerio Valentini è la storia di un’azienda che ha dato molto al territorio in fatto di ‘saper fare’ e competenza — ha commentato il sindaco di Figline Riccardo Nocentini —, speriamo che questo patrimonio non venga disperso e riutilizzato al meglio dal nuovo imprenditore».
Essendoci di mezzo un fallimento, le procedure per l’acquisto dell’immobile saranno un po’ più lunghe ma la produzione della nuova pelletteria comincerà entro questo mese, e sarebbero già iniziati i colloqui per l’assunzione del personale dell’ex calzaturificio che praticamente verrebbe interamente riassorbito: «Infatti — ha aggiunto il sindaco — della ventina di dipendenti alcuni hanno già ritrovato lavoro presso altre aziende, altri con gli ammortizzatori sociali in corso troveranno il periodo della pensione e il resto entrerà a far parte della nuova azienda, la ‘M.R. Srl’ di Piandiscò con laboratorio nella frazione di Vaggio e sede legale a Figline, che trasferirà nel capannone dei Lagaccioni la produzione di borse per la nota griffe francese».

ATTUALMENTE la “M.R. Srl” occupa una ventina di persone, quindi nel territorio figlinese arriva una nuova fabbrica che dà lavoro a una trentina di dipendenti, «un buon gruppo industriale — ha sottolineato Riccardo Nocentini — che rappresenta un ottimo segnale di ripresa nel mondo del lavoro, soprattutto in questo momento così particolare».

LE DIFFICOLTÀ per il Calzaturificio Immagine iniziarono esattamente un anno fa, quando i titolari ne decretarono la chiusura fra una miriade di polemiche, in quanto si diceva che le commesse di lavoro non mancavano e quindi era inspiegabile una cessazione dell’attività. La manodopera, peraltro molto qualificata, venne messa in cassa integrazione, ma in questo contesto non sono mancati i problemi che solo ora si sono dissolti.

 

'IMMAGINE' FIGLINE, CASSA INTEGRAZIONE E NUOVO ACQUIRENTE
I dati emersi al tavolo procedurale. Il punto in Consiglio provinciale di Firenze

'Immagine' di Figline. Il 14 marzo si è svolto presso la Direzione Lavoro della Provincia di Firenze l'incontro al tavolo procedurale fra il Commissario giudiziale e le organizzazioni sindacali in merito alla procedura per il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria per aziende in procedura concorsuale. La necessità del ricorso è stata ravvisata da tutti i soggetti al fine di conservare l'unitarietà aziendale, evitare la disgregazione della struttura del personale dell'azienda e la dispersione del valore patrimoniale della stessa, di salvaguardare il patrimonio aziendale. Si tratta anche di consentire al Commissario l'accertamento sull'eventuale esistenza di serie prospettive di continuazione o ripresa dell'attività tramite la cessione, a qualunque titolo, dell'azienda o di sue parti, in modo da salvaguardare i livelli occupazionali. Dunque, ha spiegato il Presidente della Provincia di Firenze e assessore al Lavoro Andrea Barducci, rispondendo a una domanda d'attualità di Rifondazione comunista - si è proceduto alla firma di un verbale d'accordo che prevede il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria per 12 mesi a decorrere dal 9 gennaio 2013 per tutti i lavoratori ancora in forza all'azienda. Previsto l'utilizzo di strumenti di politica attiva e di percorsi formativi attraverso i Centri per l'impiego. Nel corso dell'incontro il commissario giudiziale ha informato che un soggetto imprenditoriale è interessato ad acquisire tutta o parte dell'azienda fallita permettendo così la continuazione dell'attività e la salvaguardia dei livelli occupazionali.
"Siamo soddisfatti del fatto che sia avviato il recupero della Cassa integrazione in modo retroattivo - ha commentato per Rifondazione il capogruppo Andrea Calò - ed è di buon auspicio la notizia che vi sia un possibile nuovo acquirente. Ci sembra in ogni caso decisiva la proposta formativa di riqualificazione del personale, che sottolinea una positiva conduzione della vertenza".

20/03/2013 11.05
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze

 

ACCORDO PER I LAVORATORI DELL’EX CALZATURIFICIO
Immagine, è cassa integrazione
«Ora c’è un acquirente in vista»
Ammortizzatori sociali rinnovati a gennaio 2014 

di PAOLO FABIANI su la Nazione 16 Marzo 13

ACCORDO fatto per i lavoratori dell’ex calzaturificio “Immagine” di Figline: cassa integrazione rinnovata fino all’8 gennaio 2014, poi scatterà la mobilità con la clausola di “non opposizione al licenziamento”. La ‘fumata bianca’ (tanto gettonata in questi giorni) è avvenuta giovedì pomeriggio in Provincia, dove il commissario giudiziale ha firmato il documento che consente anche il recupero della “cassa” persa per il noto ‘disguido tecnico’, ma la buon a notizia è legata anche al fatto che sono in corso delle trattative per la vendita del capannone dei Lagaccioni dove ancora campeggia l’insegna di “Valerio Valentini-Calzaturificio Immagine srl”, irrimediabilmente chiuso dal giugno del 2012.

«Siamo contenti della soluzione che si sta delineando — spiega Luca Fratini della Cgil, che assieme ai suoi colleghi ha condotto la trattativa — , infatti per i lavoratori ci sono buone soluzioni in vista, perché tre di loro hanno già ritrovato una collocazione idonea alla loro professionalità, altrettanti con la messa in mobilità raggiungeranno il periodo necessario per il collocamento in pensione. Per quelli rimanenti, 13 in tutto, apriremo una trattativa con il futuro acquirente dei locali dell’ex calzaturificio, che peraltro non ha nessun obbligo nei confronti dei lavoratori».

L’appuntamento con l’imprenditore valdarnese, del quale Fratini vuole al momento mantenere l’anonimato, è fissato nei primi giorni d’aprile. L’azienda che riaprirà, comunque non avrà nulla a che vedere con la fabbricazione delle scarpe, bensì di un’altra attività.

«TUTTAVIA — aggiunge il sindacalista — ha dichiarato la sua disponibilità a recuperare una decina di maestranze, ma nel corso della trattativa cercheremo di strappare qualche altro posto in più, visto che i 13 lavoratori in attesa di sistemazione sono tutte donne; quindi il nostro sarà anche un discorso sul piano sociale per smontare i numeri che a livello nazionale, oltre ai giovani fra i 18 e i 25 anni, danno le donne più penalizzate sul piano occupazionale». I soldi per la cassa integrazione dovrebbe arrivare entro due mesi.

IL COMMISSARIO GIUDIZIALE HA RIATTIVATO LA PROCEDURA
Immagine, riparte l’iter per la cassa straordinaria 

di Paolo Fabiani su la Nazione 13 Marzo 13 

PER I 22 DIPENDENTI del calzaturificio “Immagine” di Figline è stata riattivata la procedura per accedere alla cassa integrazione straordinaria, quell’ammortizzatore sociale bruscamente interrotto il 24 gennaio a causa di un ‘disguido’ che aveva messo definitivamente in crisi le famiglie che dal giugno scorso hanno perso la fonte di reddito con la chiusura dell’azienda dei Lagaccioni. Adesso è arrivata la schiarita, perché dopo vari contatti telefonici, il commissario giudiziale il 6 marzo ha aperto la procedura per tornare ad accedere alla “cassa”.

La direzione lavoro della Provincia ha convocato per domani l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori, che, appena si erano accorti che il ‘meccanismo’ per il contributo si era «inceppato», avevano sollecitato l’intervento per far ripartire le procedure, così come previsto dalla legge per i lavoratori di aziende i cui beni patrimoniali sono stati posti in vendita. Regole che viaggiano su binari diversi rispetto alla normale cassa integrazione.
L’intervento della Provincia era stato richiesto anche a livello politico sia dalla Lega Nord con il consigliere Marco Cordone, che dal Prc con Andrea Calò i quali hanno presentato interrogazioni sulla vicenda.

La prima richiesta di cassa integrazione straordinaria per i dipendenti di “Immagine” venne sottoscritta il 28 giugno del 2012 presso la Provincia fra la società e le organizzazioni sindacali, a causa della cessazione dell’attività dell’azienda. La durata era fissata per 12 mesi, cioè fino al prossimo luglio, ma il ‘concordato preventivo’ aveva bloccato tutto.

'IMMAGINE' DI FIGLINE, TAVOLO IL 14 MARZO
Il Commissario giudiziale ha aperto la procedura di cassa integrazione straordinaria. Il punto nel Consiglio provinciale di Firenze

Il 28 giugno 2012 è stato firmato presso la Direzione Lavoro della Provincia di FIrenze un verbale di accordo fra la società Immagine e le organizzazioni sindacali per il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria, a motivo della cessazione di attività, per 12 mesi, a decorrere dal 2 luglio 2012 per tutto il personale in forza all'azienda (22 lavoratori). La situazione della vertenza è stata illustrata al Consiglio provinciale di Firenze dal Presidente della Provincia Andrea Barducci, che è anche assessore al Lavoro, in risposta a due distinte domande d'attualità della Lega Nord e di Rifondazione comunista.
La cassa integrazione straordinaria era prevista con la sospensione a zero ore e/o la riduzione di orario con il meccanismo della rotazione, con pagamento diretto da parte dell'Inps.
Il 9 gennaio 2013 la società è stata ammessa al concordato preventivo con cessione dei beni con la nomina del Commissario giudiziale, l'unico soggetto che, ai sensi della Legge 223/91, può aprire in questi casi la procedura per il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per aziende in procedura concorsuale.
Dopo vari contatti telefonici il Commissario giudiziale ha ufficialmente aperto la procedura il 6 marzo.
La Direzione Lavoro della Provincia ha convocato le parti per il 14 marzo per procedere all'espletamento congiunto della procedura di cassa integrazione straordinaria per aziende in procedura concorsuale.
"Ciascuno deve fare il suo - ha commentato per la Lega Nord Marco Cordone - e gli imprenditori devono fare la loro parte. Mi chiedo come si sia potuta condurre la vicenda Immagine fino a questo punto. Ciascuno svolga bene il suo lavoro perché alla fine che ci rimette sono i lavoratori e le loro famiglie".
"Siamo lieti che il 6 marzo sia stata recuperata la procedura di attivazione degli ammortizzatori sociali - ha detto per Rifondazione comunista Andrea Calò - Il punto di fondo è l'applicazione della legge Fornero, inutile e dannosa, che complica tutto in modo non positivo. Positiva la convocazione del tavolo tra le parti, che apre la strada a possibili e serie trattative".

11/03/2013 12.27
Ufficio Stampa Consiglio provinciale di Firenze

 

FIGLINE IL COMMISSARIO GIUDIZIALE DEVE RINNOVARE LA RICHIESTA
Immagine, lavoratori senza ‘cassa’ per un disguido 

di Paolo Fabiani su la Nazione 2 Marzo 13 

SENZA cassa integrazione del 24 gennaio i dipendenti del calzaturificio “Immagine” di Figline. In difficoltà una ventina di famiglie. Il problema non è dovuto alla cessazione degli ammortizzatori sociali, bensì al mancato rinnovo della richiesta che deve essere fatta dal commissario giudiziale, insediato lo scorso anno dopo la chiusura della storica azienda avvenuta alla fine di maggio. “Ci siamo accorti soltanto la scorsa settimana che si era bloccata la procedura per l’erogazione della ‘cassa’ — precisa Luca Fratini della Cgil —, comunque abbiamo avuto rassicurazioni che l’iter si rimetterà in moto presto, forse già la prossima settimana. Aspettiamo di essere convocati in Provincia. Inoltre, come prevede la legge Fornero i lavoratori non perderanno nulla delle loro spettanze, ma al momento sono senza nessun contributo e si trovano in difficoltà”.

La chiusura della prestigiosa azienda venne costellata di polemiche a tutti i livelli, sia politici che industriali, perché pareva che la scelta di cessare l’attività fosse stata presa dai titolari indipendentemente dal mercato, che non era in crisi vista l’alta qualità della produzione. Trattandosi di un settore particolare, non tutti i lavoratori sono riusciti a ritrovare occupazione, tanto più che la crisi ha ridotto drasticamente i consumi: “Quei quattro o cinque che ci sono riusciti – ha concluso Fratini – hanno contratti a termine che stanno per scadere”.

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Un sogno che si infrange anche la Martini in crisi
Un anno fa il gruppo nel settore della pelletteria fece un centinaio di assunzioni Ora è alle prese con gli ammortizzatori. Così anche molte altre grandi realtà

Lucia Aterini sul Tirreno 22 Febbraio 13

MONTELUPO Alla fine del 2011 aveva annunciato cento assunzioni a tempo indeterminato. Ma il suo coraggio non l’ha pagato. Anche Claudio Martini, titolare di tre aziende nel settore pelletteria, è alle prese con la crisi. Le assunzioni promesse le aveva fatte dopo che la sua azienda, a Montelupo, venne invasa dai curricula. Ottocento per l’esattezza. Ma ora la Martini Group, fondata nel 2006 e con 230 dipendenti, ha avuto un forte calo di ordini dal cliente più importante. Un nome importante della moda per il quale produce soprattutto portafogli, minuterie in pelle. Un lavoro molto artigianale, che richiede professionalità. E che finora aveva premiato imprenditore e azienda. 

«Si rischiano decine e decine di esuberi - spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil - si sta cercando di arrivare agli ammortizzatori sociali invece che ai licenziamenti. Tra l’altro in questa azienda ci sono moltissimi apprendisti per i quali devono essere utilizzata la cassa integrazione in deroga e non quella ordinaria. In più su questi giovani l’azienda ha speso in formazione». E questo è il sogno infranto. 

L’elenco delle aziende in difficoltà prosegue poi inesorabile. Per rimanere in Valdelsa anche la Falegnami è interessata dalla cassa integrazione. «Una settimana i lavoratori fanno due giorni - spiega il segretario della Camera del lavoro Rossano Rossi - e la settimana dopo tre giorni». 

Ancora in Valdelsa: secondo la Cgil «ci sono stati periodi ferie forzate al panificio Tognetti che tra l’altro è protagonista di uno sviluppo a Castelfiorentino, nella zona di San Matteo. Stiamo discutendo se utilizzare gli ammortizzatori sociali». Si cambia settore: la LPucci confezioni, una delle poche rimaste «ha annunciato - spiega ancora Mozzorecchi - un’ulteriore calo delle vendite ed è quasi certo che a maggio ci sia la cassa integrazione straordinaria con alcuni esuberi per le 30 dipendenti». 

Sempre nell’ambito della moda c’è Allegri dove ci sono 40 lavoratori con la cassa in deroga. «Se non verrà rifinanziata entro la fine di marzo - spiega Mozzorecchi - ci saranno una trentina di licenziamenti. Che riguarderanno tutte donne ultracinquantenni che andranno in pensione tra dieci anni. La cassa in deroga è l’unico strumento a nostra disposizione». Proprio ieri , a questo proposito, c’è stato un incontro in azienda. 

Tutto questo senza contare la situazione della Shelbox che ha 157 lavoratori e che se non sarà risolta a breve (c’è una trattativa in corso con un gruppo che vorrebbe acquisirla) andrà verso il fallimento. E, infine, quella dell’Albor di Gambassi terme, dove nelle prossime ore si dovrebbe trovare un accordo con i contratti di solidarietà. 

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Giovedì 17 Gennaio 2013 18:28 

FIRENZE: CISL-CGIL, ACCORDO BRACCIALINI E' INIZIO NUOVA FASE

(AGENPARL) - Firenze, 17 gen - “È stata una trattativa intensa e complicata, iniziata con uno sciopero, e che ci ha visti ridiscutere con l’azienda l’intera organizzazione del lavoro. Siamo riusciti a raggiungere un accordo che ha consentito la riduzione del numero degli esuberi da 77 a 29, posticipando il licenziamento alla fine dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Abbiamo ottenuto 12 mesi+12 mesi di ammortizzatori sociali. Inizieremo con un anno di solidarietà, che coinvolgerà 165 lavoratori. Questo accordo fa iniziare ora una nuova fase". Così in una nota congiunta Giovanni Rizzuto (Femca-Cisl) e Bernardo Marasco (Filctem-Cgil) in merito all’intesa raggiunta alla Braccialini di Scandicci per contratti di solidarietà.

VERTENZA BRACCIALINI, PIU’ CHE DIMEZZATI GLI ESUBERI, AL VIA IL CONTRATTO DI SOLIDARIETA’
Dopo il tavolo procedurale in Provincia accordo per il calo degli esuberi da 77 a 29 e per l’utilizzo del contratto di solidarietà per i prossimi 12 mesi

Notizie positive per la vertenza Braccialini, l’azienda di pelletteria di Scandicci. Al termine del tavolo procedurale che si è svolto alla Direzione Lavoro della Provincia di Firenze è stato raggiunto l’accordo sulla cospicua riduzione del numero di esuberi: infatti rispetto alla previsione iniziale di 77 unità lavorative in esubero, indicate nella lettera di apertura della procedura, questi sono ora scesi a 29.

Altro elemento di positività emerso dall’incontro è l’intesa sull'utilizzo del contratto di solidarietà per 12 mesi come ammortizzatore sociale che garantisca sia il sostegno immediato al reddito dei lavoratori coinvolti, sia la possibilità per l'azienda di affrontare il perdurante periodo di crisi nazionale ed internazionale.

Per quanto riguarda la formazione, le parti firmatarie dell'accordo si sono impegnate, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo e delle proprie competenze, ad individuare le risorse economiche necessarie per attivare percorsi formativi volti alla riqualificazione ed eventuale ricollocazione dei dipendenti Braccialini.

La Provincia di Firenze continuerà a monitorare la situazione: il tavolo procedurale si riunirà nuovamente per verificare l'andamento del contratto di solidarietà, dopo una prima fase di applicazione, e l'eventuale gestione degli esuberi. Inoltre, prima della scadenza del contratto di solidarietà, le parti si sono impegnate a incontrarsi nuovamente per valutare, qualora sia necessaria, una sua eventuale proroga o l'utilizzo di altro ammortizzatore sociale.

17/01/2013 12.30
Provincia di Firenze

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La storica fabbrica di Scandicci piegata, secondo la Cgil, dalla concorrenza dei Paesi emergenti e dalla mancata innovazione
Le banche tolgono i fidi agli addobbi di Natale chiude Moranduzzo, 48 persone senza lavoro

di s.p.su la Repubblica 9 Gennaio 13

LE BANCHE hanno bloccato i fidi proprio nel periodo natalizio, quello in cui l’azienda produce e vende di più. Così, per mancanza di liquidità e per l’impossibilità di far fronte ai pagamenti, chiude un marchio storico fiorentino nel settore degli addobbi e degli alberi da decorare, la Moranduzzo srl di Scandicci che ha appena formalizzato la decisione di cessare l’attività. Sono quarantotto in totale i posti di lavoro perduti, 34 dipendenti interni più i 14 lavoranti a domicilio.

Negli ultimi anni la Moranduzzo, fondata nel 1939 per commercializzare presepi e decorazioni religiose e poi specializzata in addobbi natalizi nel dopoguerra, ha registrato un costante calo del fatturato, raccontano i sindacati, dovuto in gran parte alla concorrenza dei prodotti dei paesi emergenti che invadono i grandi magazzini e probabilmente alla difficoltà di innovare la merce per competere sul mercato italiano. 

Il colpo di grazia però lo hanno dato le banche che col ritiro dei fidi hanno di fatto costretto alla cessazione dell’attività. La Moranduzzo ha avanzato richiesta alla direzione lavoro della Provincia di Firenze di attivare la cassa integrazione straordinaria. Nei prossimi giorni le parti si incontreranno per la sottoscrizione del verbale di accordo per un anno. Per i lavoratori a domicilio che non sono coperti dagli ammortizzatori verrà sottoscritto un accordo di cassa integrazione in deroga per tre mesi.
Ovviamente preoccupatissimi i sindacati. «Si tratta dell'ennesimo dramma sociale che colpisce la provincia di Firenze e che certifica ancora una volta, se mai dovesse essercene bisogno, che la crisi non accenna ad arrestarsi », dice Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil. «Siamo vicini ai lavoratori ed esprimiamo loro tutta la solidarietà del gruppo dirigente, dei delegati e degli iscritti per la grave situazione che stanno vivendo».

E oggi scioperano dalle 10 alle 13 i dipendenti della Galileo Vacuum Systems per protestare contro la cessazione di attività e per sollecitare l’intervento ur-
gente di Finmeccanica alla soluzione positiva della vertenza. La società è nata da una costola della Officine Galileo (ora Selex Galileo di Campi Bisenzio) e sta attraversando un periodo di crisi.

L’ULTIMO CASO 48 SENZA POSTO
Stritolata dalla crisi e dalla concorrenza Chiude Moranduzzo 

Fabrizio Morviducci su la Nazione 9 Gennaio 13 

HA PORTATO la gioia nelle case di tutto il mondo. Ha fatto sorridere milioni di bambini che hanno pensato a Babbo Natale guardando addobbi e lucine che abbellivano l’albero durante le feste. Ma la crisi è inesorabile e travolge anche chi fabbrica felicità. Chiude la Moranduzzo, una delle imprese storiche di Scandicci e più conosciute nel settore a livello internazionale. L’azienda è in liquidazione e, proprio durante il periodo natalizio, ha formalizzato la decisione di cessare l’attività. Perderanno il lavoro quindi 34 dipendenti interni più i 14 lavoranti a domicilio. Negli ultimi anni il fatturato era calato, per la concorrenza dei paesi emergenti. La motivazione principale che però ha portato alla cessazione dell’attività, si legge in un comunicato sindacale, sarebbe legata all’impossibilità di far fronte agli impegni e ai pagamenti a causa del ritiro dei fidi da parte delle banche. L’Azienda ha chiesto l’attivazione della cassa integrazione straordinaria. Nei prossimi giorni le parti si incontreranno per la sottoscrizione del verbale di accordo. Allo stesso momento, a tutela dei lavoratori a domicilio che non sono coperti da cassa integrazione, verrà sottoscritto un accordo in deroga. Quest’ultimo ammortizzatore sociale avrà la durata di 3 mesi, visto che l’attuale regolamentazione regionale non prevede la possibilità di stipulare accordi di durata superiore. Moranduzzo è stata fondata a Firenze nel 1939. Il fondatore, Dario Moranduzzo, commercializzava decorazioni religiose e presepi. E da sempre l’impresa è stata gestita dalla famiglia.

 

COMUNICATO STAMPA

CHIUDE LA MORANDUZZO UN'ALTRA PAGINA DELLA NOSTRA STORIA PERSA

Firenze 08.01.2013.-La crisi del manifatturiero continua la sua tragica corsa, trascinando con sé un'altra storica azienda: la MORANDUZZO SRL in liquidazione di Scandicci (FI), che produce alberi e addobbi natalizi e che, proprio durante il periodo natalizio ha formalizzato la decisione di cessare l'attività. Perderanno il lavoro quindi 34 dipendenti interni più i 14 lavoranti a domicilio.

L'Azienda ha visto negli ultimi anni un calo del fatturato importante, dovuto in gran parte alla concorrenza dei paesi emergenti e alla mancanza di innovazione per quanto riguarda il prodotto italiano. La motivazione principale che però ha portato alla cessazione dell'attività è data dall'impossibilità di far fronte agli impegni ed ai pagamenti a causa del ritiro dei fidi da parte delle banche.

L'Azienda ha quindi avanzato richiesta alla Direzione Lavoro della Provincia di Firenze per l'attivazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria.

Nei prossimi giorni le parti si incontreranno per la sottoscrizione del verbale di accordo per la CIGS della durata di un anno. Allo stesso momento, a tutela dei lavoratori a domicilio che non sono coperti da CIGS, verrà sottoscritto un accordo di Cassa Integrazione Guadagni in deroga. Quest'ultima avrà la durata di n° 3 mesi, visto che l'attuale regolamentazione regionale prevede la possibilità di stipulare accordi di durata non superiore ai 3 mesi.

Si tratta dell'ennesimo dramma sociale che colpisce la provincia di Firenze e che certifica ancora una volta, se mai dovesse essercene bisogno, che la crisi non accenna ad arrestarsi.

La Filctem Cgil è vicina alle lavoratrici ed ai lavoratori, ed esprime loro tutta la solidarietà del gruppo dirigente, dei delegati e degli iscritti per la grave situazione che stanno vivendo.

Silvia Mozzorecchi

FILCTEM CGIL 

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Non ci sono soldi per la “cassa”: 23 licenziamenti alla Allegri

L’ammortizzare scadrà il 31 marzo. La Cgil: «Tutta colpa del mancato rifinanziamento dell’ammortizzatore sociale da parte del governo»

dal Tirreno on line 22 Marzo 13

Dopo anni di battagli, di cassa integrazione e presidi, scattano ventitré licenziamenti alla Allegri, azienda simbolo nella moda con sede a Vinci. «Purtroppo – annuncia Silvia Mozzorecchi della Cgil – questa è la drammatica conseguenza del mancato rifinanziamento della cassa in deroga. Non c’è un governo, quello precedente non ha fatto ciò che avrebbe potuto. E ora questi lavoratori – come tanti altri a breve – ne pagano le conseguenze». La cassa integrazione per i dipendenti della Allegri – ora di proprietà dei coreani di Polaris che fa parte del gruppo Lg – scadrà il 31 marzo. Dal 1° aprile dunque 23 dipendenti, quasi tutte donne di grande esperienze e di alta professionalità – saranno in mobilità. «Se ci fosse stata la certezza delle risorse – conclude amareggiata Mozzorecchi – saremmo riusciti ad ottenere un prolungamento della cassa. Ma in queste condizioni l’azienda non se l’è sentita di andare avanti, anche perché rischiava di doversela accollare. Non abbiamo potuto fare altro che prenderne atto».

ALLEGRI
Ancora 20 dipendenti in cassa integrazione
Mozzorecchi (Cgil): «Ci hanno presentato il piano industriale: aspettiamo risposte dal mercato»

f.t. sul Tirreno 9 Gennaio 13

VINCI Venti lavoratrici in cassa integrazione in deroga fino al 31 marzo. Poi si vedrà. Ma è probabile che venga richiesta la proroga. Con la speranza che gli sforzi della nuova proprietà coreana facciano riconquistare importanti fette di mercato al marchio Allegri, in modo tale da rendere necessario il ritorno al lavoro di tutti. È questo il quadro dipinto da Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil, al fianco dei dipendenti che da quattro anni convivono con la crisi del settore moda, e con un posto di lavoro in bilico: «Si tratta di donne, spesso ultracinquantenni – sottolinea Mozzorecchi – per le quali sarebbe molto difficile trovare un’altra occupazione. Cerchiamo di fare il possibile per continuare a garantire loro un reddito e i contributi. Tutto questo in attesa di capire che segnali arrivano dal mercato. La cassa integrazione in teoria doveva essere a rotazione fra i dipendenti, ma in realtà sono sempre i soliti a rimanere a casa. E questo problema non siamo riusciti a risolvere con la proprietà». 

Tuttavia il rapporto coi vertici della Lg Fashion Corporation è costruttivo: «Si sono presentati in modo positivo – spiega la sindacalista – facendo investimenti e accompagnandoli con ragionamenti interessanti. E hanno anche presentato un piano industriale, con il quale spiegano nel dettaglio le loro strategie, con l’intenzione di ampliare la rete di vendita. D’altra parte, senza l’arrivo dei coreani, che formalizzarono l’accordo per l’acquisto della Dismi 92 Allegri di Spicchio nell’autunno del 2011, probabilmente l’azienda avrebbe chiuso definitivamente i battenti a causa di quel drastico crollo di fatturato che l’aveva messa in ginocchio. La Lg ha portato soldi, sta facendo investimenti importanti». Ma questo, almeno per il momento, non basta a dire addio agli ammorizzatori sociali: «Il quadro generale è devastante. In un’altra situazione avremmo potuto optare per la mobilità: ma possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro in questo momento non ce ne sono. E allora non ci resta altro che andare avanti con la cassa integrazione in deroga, in modo da dare il tempo all’azienda di fare i suoi passi e portare avanti i progetti di rilancio. Con la speranza – conclude Mozzorecchi della Filctem Cgil – che questi sforzi garantiscano nuove fette di mercato». 

 

Allegri scommette su Leonardo e rilancia la produzione a Vinci
La proprietà coreana: manodopera europea e logistica reinternalizzata. In arrivo 300 negozi Un corto girato nella città del Genio promuoverà la nuova collezione ispirata all’Uomo Vetruviano

di Francesco Turchi sul Tirreno 9 Gennaio 13

VINCI Un’alleanza con Leonardo per rilanciare il marchio Allegri. I coreani della multinazionale Lg Fashion Corporation, festeggiano il primo compleanno al timone dell’azienda di abbigliamento di Vinci, facendola tornare alle origini. Un film promozionale girato nella terra del Genio per promuovere la nuova collezione autunno-inverno; reinternalizzazione della logistica e concentramento della produzione, con Vinci (dove potrebbe sorgere anche un museo dei capi storici), cuore pulsante di un marchio che cerca di riconquistare fette di mercato dopo anni complicati, anche attraverso l’apertura di 300 nuovi negozi nel giro di 10 anni (nei primi tre anni previste molte apertura in Cina e Corea). La ricetta illustrata dai vertici dell’azienda a Pitti Uomo in Fortezza da Basso a Firenze – fanno tirare un sospiro di sollievo a chi vedeva nell’arrivo dei coreani una minaccia per il futuro di un marchio simbolo dell’Empolese Valdelsa e dell’abbigliamento italiano. Marketing. Lg scommette dunque su Vinci, su Leonardo, conosciuto in tutto il mondo, e sulle capacità produttive di questa terra, ex culla dell’abbigliamento: «Finora – spiega il band manager di Allegri, Matteo Zara – la produzione era concentrata soprattutto in paesi extra-Cee e in particolare in Asia». 

Ma ora si torna al passato: «Abbiamo deciso di concentrare il 30% della produzione a Vinci e in altre zone della Toscana e il restante 70% in altri Paesi della comunità Europea». Un’operazione simile riguarda la logistica (magazzino e stireria), che era stata completamente esternalizzata: «Una parte sarà gestita dai nostri dipendenti. Non era possibile rivoluzionare l’organizzazione a 360°, ma la svolta è importante: si apre una stagione nuova». Assunzioni. «Da parte della Lg – assicura Zara – c’è la precisa volontà di consolidare lo stabilimento di Vinci. Al momento sono state inserite sei nuove figure professionali specializzate nella prototipia. E se ci sarà bisogno di un potenziamento dell’organico, punteremo sui dipendenti in cassa integrazione». Leonardo. La nuova collezione è legata a doppio filo all’Uomo Vitruviano sulle proporzioni del corpo umano, disegnato, dal Genio. 

I temi geometrici del disegno, il cerchio e il quadrato hanno ispirato le forme e i dettagli di tutti gli accessori della nuova collezione, rispettivamente della donna e dell’uomo. Il film. Allegri ha realizzato anche un corto intitolato “Rain on”, con Ana Caterina Morariu e Stephen Ridley, per la regia di Vittorio Bongiorno. Il film, in bianco e nero (con un pianista che suona nella notte), racconta una storia d’amore a prima vista che nasce a Vinci, sotto la pioggia, tra un uomo e una donna che vestono soprabiti Allegri. Una vetrina per i vicoli del borgo medievale, la statua di Ceroli dedicata all’Uomo Vitruviano e la piazza-scultura di Mimmo Paladino, dove si svolgono le scene chiave del video «con il quale Allegri – sottolineano dall’azienda – trasmette la passione per la sua storia, vera e dalle radici profonde, che affondano nella città di Leonardo, negli stilisti che si sono messi a disposizione del marchio, da Armani a Viktor&Rolf, passando per Romeo Gigli, Marithè Francois Girbaud e Martin Margiela e che hanno fatto dell’ impermeabile Allegri un’icona». Il plauso. Le parole di Zara e dei vertici coreani a Pitti Uomo, sono state accolte con grande soddisfazione dal sindaco Dario Parrini: «Allegri ha fatto la storia della produzione di Vinci e vorrei che facesse anche il futuro. Lg, oltre a reinternalizzare la logistica, ha capito che Vinci è una base territoriale di grande fascino e scommette sulla capacità promozionale della cultura: è una strategia che può portare vantaggi sia a noi sia a loro».

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