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altri articoli 2016

Assunzioni grazie al corso di formazione

Si terrà all'azienda Vibac che prevede un potenziamento dell'azienda di Mercatale

di Marco Pagli sul Tirreno 13 Luglio 2017

VINCIUn corso di formazione all'interno di una delle principali aziende in crescita del territorio per trovare lavoro. La Vibac, azienda di Vinci leader nel settore delle materie plastiche e dei nastri isolanti che nel 2011 ha rilevato la Syrom, ha lanciato un piano industriale per potenziare lo stabilimento e prevede nuove assunzioni. Assunzioni che arriveranno grazie al corso di formazione rivolto a giovani e meno giovani in cerca di occupazione, organizzato da Centro Life (agenzia di formazione della Cgil) e Forium di Santa Croce in collaborazione proprio con l'azienda di Mercatale. Ancora non sono stati resi noti i numeri, ma di sicuro parte dei 15 posti offerti dal corso si trasformeranno in posti di lavoro. 

Soddisfazione della Cgil. «Da un anno continuiamo a ripetere che questo è il tipo di percorso necessario per agganciare le ripresa e rilanciare l'occupazione sul territorio - spiega Giuseppe Dentato della Filctem Cgil Empolese Valdelsa - in questi mesi diverse agenzie formative locali hanno presentato progetti ad hoc e adesso è con soddisfazione che presentiamo il primo frutto del nostro impegno. Si tratta del primo corso strutturato organizzato nel settore industriale in questa zona. La cosa a nostro avviso decisiva è che si terrà all'interno dell'azienda, la quale metterà a disposizione spazi e anche formatori esperti». 

Gli obiettivi. Le finalità del corso saranno quelle di accrescere le competenze della forza lavoro ed agevolare l'inserimento o il reinserimento lavorativo di disoccupati e inoccupati nelle aziende di produzione di nastri adesivi e Film Bopp attraverso una formazione specialistica. «Speriamo che i partecipanti che entrano in Vibac come corsisti possano rimanerci da lavoratori - prosegue Dentato - quello che vogliamo sottolineare ancora una volta è che la competitività necessaria a stare sul mercato si fa con le competenze della manodopera e con la qualità del prodotto e non con i tagli agli stipendi e l'attacco ai diritti».

Azienda al top. La Vibac rappresenta un esempio virtuoso per l'economia del territorio. Dopo aver rilevato la Syrom nel 2011, si impegnò da subito nel rilancio della produzione e trasformò 90 dei contratti a rischio da tempo determinato a tempo indeterminato. Da allora la crescita del colosso dei nastri adesivi con sede a Vinci non si è fermata. In sei anni, infatti, l'occupazione è aumentata del 60% con altri sessanta contratti a tempo indeterminato e altri trenta tra interinali e posti a tempo determinato. Adesso l'azienda ha lanciato un nuovo piano industriale per il prossimo triennio in cui si prefigge di consolidare la produzione e l'organico.

A chi è rivolto. Il numero di partecipanti è fissato in 15 persone (di cui 5 donne). I partecipanti devono essere disoccupati, inoccupati o inattivi iscritti ad un centro per l'impiego, essere residenti o domiciliati in un comune della Toscana e aver compiuto 18 anni. Nel caso in cui siano cittadini non comunitari dovranno avere regolare permesso di soggiorno e una conoscenza della lingua non inferiore al livello A2.La formazione. In tutto sono previste 290 ore di cui 168 di teoria , 10 di orientamento e 112 di stage. Le sedi di svolgimento saranno il centro Life in via San Mamante e lo stabilimento Vibac in via di Mercatale. Le aree sono taglio automatico-tecnologico di materie prime per la produzione e preparazione dell'attività di confezionamento per ogni lotto di prodotti. La frequenza è obbligatoria e a coloro che supereranno l'esame finale verrà rilasciato un certificato di competenze, utilizzabile anche come credito formativo. Per iscriversi è necessario compilare la richiesta (che si può ritirare al Centro Life o scaricare online) e consegnarla al centro Life o alla sede di Forium di Santa Croce entro il 15 settembre prossimo. Oppure inviarla per fax allo 0571-367396 o 0571-942190. O ancora via mail a centro life@alice.it o a info@forium.it. Qualora il numero di aspiranti sia superiore a 15 verrà effettuata una selezione preventiva

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Zignago, intesa sindacati-azienda Un primo esempio di cogestione

Commissioni sui problemi produttivi e aumento del Premio di Risultato

di BRUNO BERTI su la Nazione 7 Aprile 2017

UNO ‘SPICCHIO’ di cogestione, la mitbestimmung tedesca che vede i rappresentanti dei lavoratori nei consigli d’amministrazione delle grandi società come Volkswagen, si affaccia nel panorama delle relazioni sindacali dell’Empolese Valdelsa. La novità si concretizza grazie a un accordo tra sindacati e azienda (sia per aspetti monetari che normativi) raggiunto alla Zignago Vetro di via del Castelluccio al Terrafino. L’intesa è già stata approvata dall’assemblea dei dipendenti.

La Filctem-Cgil e Confintesa, insieme alla Rsu, parlano di accordo che «fa registrare un cambiamento ed un avanzamento delle relazioni industriali, con alcune novità interessanti, da prendere a riferimento per altre realtà della zona». Il documento, infatti, va oltre quanto previsto dal contratto nazionale di lavoro. Vengono messe in campo tre commissioni paritetiche sulle criticità tecniche produttive e quelle legate all’organizzazione del lavoro per favorire una migliore qualità e sostenibilità dell’ambiente interno e della vita in fabbrica, con un occhio all’aumento della produttività e della qualità di ciò che si produce. Tutto questo, appunto, con il coinvolgimento dei lavoratori e della loro rappresentanza interna, i delegati.

DAL PUNTO di vista economico c’è stato un aumento del premio di risultato. In pratica, si prevede un incremento di 1.500 euro per ogni lavoratore al raggiungimento degli obiettivi minimi prefissati, che diventano 3.000 se si ‘toccano’ i livelli medi e oltre 3.000 se si arriva a quelli massimi. Elementi nuovi anche per il welfare aziendale. Se ci saranno miglioramenti sensibili degli indicatori della sicurezza sul lavoro (con l’obiettivo finale di arrivare a quota zero di infortuni), a tutti i dipendenti andranno 250 euro.

Da questo quadro, secondo i sindacati e la Rsu, non può che venire un giudizio positivo che dimostra la solidità del sistema di relazioni industriali con l’azienda.

LA ZIGNAGO Vetro di Empoli. che occupa circa 220 lavoratori, è controllata dalla Zignago Holding Spa. Insieme allo stabilimento di Portogruaro, in Veneto, rappresenta una realtà importante a livello nazionale, e oltre (ha stabilimenti anche all’estero), nel settore del vetro cavo meccanico. La fabbrica empolese produce soprattutto bottiglie per il settore alimentare, a partire dalle bordolesi per il vino, mentre da Portogruaro escono contenitori in vetro per cosmetica e profumeria. Nei due stabilimenti lavorano circa 600 addetti, per il 97% assunti a tempo indeterminato. Al Terrafino l’azienda ha fatto importanti investimenti facendolo diventare, dicono i sindacati, «uno degli stabilimenti strategici all’interno del gruppo».

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Lavoro, Vertenze Sims e Istituto de Angeli, prosegue l’impegno della Regione

20 Giugno 2017

“Lo scorso Aprile ho presentato in Consiglio Regionale una mozione “In merito alle prospettive occupazionali delle imprese farmaceutiche Istituto de Angeli Srl e Società di medicinali di Scandicci (Sims) Srl di Reggello”, approvata all’unanimità dall’Assemblea Regionale, nata a seguito di una iniziativa pubblica svoltasi al Teatro di Reggello a fine Marzo, organizzata dalle rappresentanze sindacali. Nella mozione si chiedeva alla Giunta Regionale un impegno forte nel proseguire ogni iniziativa possibile ed opportuna a tenere aperti i tavoli di confronto con le proprietà delle aziende, con le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali allo scopo di mantenere gli impegni assunti in termini di sviluppo degli stabilimenti e per salvaguardare, quanto più possibile, il livello occupazionale. Le due aziende farmaceutiche, Sims e Istituto De Angeli, costituiscono una ricchezza produttiva e lavorativa importante del Valdarno fiorentino ed aretino che è necessario tutelare e difendere con ogni mezzo.

Oggi è arrivata la Nota di Attuazione di questa mozione con un aggiornamento dei passaggi istituzionali e sindacali fatti con le proprietà aziendali nel mese di Maggio e le prospettive che si stanno determinando per il futuro, confermando un impegno di rilievo e di primo piano della Regione nei tavoli interistituzionali di gestione delle crisi aziendali.

Nel dettaglio, per quanto concerne l’Istituto De Angeli, i sindacati hanno avanzato la richiesta di riattivare il tavolo Regionale per esporre le preoccupazioni che hanno determinato lo stallo attuale (la Direzione aziendale non sta rispondendo, infatti, agli impegni presi in termini di sviluppo dello stabilimento e di risorse investite) ed entro il mese di Giugno la Regione intende riconvocare il tavolo di trattativa con il comune, le rappresentanze sindacali e le rappresentanze della proprietà dell’azienda.

Più delicata e complessa la situazione della Sims. Dopo un anno di difficoltà di dialogo tra le parti, lo scorso 30 maggio si è tenuta l’ultima di una lunga serie di riunioni del tavolo di crisi attivato presso la Regione, con sindacati, rappresentanti dell’azienda e Istituzioni Locali. In quella occasione l’azienda ha confermato il piano di rilancio che prevede una profonda riorganizzazione ed un’implementazione dei settori ricerca e sviluppo. Al termine della riunione è stata firmata un’ipotesi di accordo che, pur confermando la presenza di 28 esuberi, ha previsto la prosecuzione del contratto di solidarietà (in scadenza) e forme di incentivo all’uscita volontaria. Il 31 di Maggio l’Assemblea dei lavoratori ha approvato l’accordo quadro, e il 5 Giugno è stato sottoscritto, in sede amministrativa, presso gli uffici regionali territoriali di Firenze, l’accordo per l’utilizzo dei contratti di solidarietà per ulteriori 12 mesi a partire dal 6 Giugno e l’accordo per la gestione dei 28 esuberi con l’apertura della procedura di mobilità al 21 Aprile 2017. Infine è stato riconosciuto un incentivo all’esodo, graduato a seconda del momento in cui il lavoratore manifesta la volontà di uscire.

La Regione ha garantito e continua a garantire una continuità di svolgimento del proprio ruolo di supporto nelle situazioni di crisi aziendali anche nel nostro territorio, manifestando la disponibilità a riconvocare gli incontri, qualora in futuro qualcuna delle parti lo ritenesse necessario. Inoltre, a seguito di un eventuale richiesta del Comune di Reggello, la Regione si è detta disponibile anche a convocare incontri per affrontare i problemi dei collegamenti infrastrutturali dell’area industriale in cui si trova l’azienda Sims”.

Così Valentina Vadi Consigliera Regionale del Partito Democratico e prima firmataria della mozione dà notizia su Facebook degli sviluppi delle due crisi aziendali e dell’impegno assunto su queste dalla Regione Toscana.

Fonte: Consiglio Regionale della Toscana – Gruppo Partito Democratico

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Sims e De Angeli, passa all'unanimità la mozione. “Regione faccia ogni sforzo in difesa dell’occupazione”

Approvata la mozione sulle prospettive occupazionali degli stabilimenti reggellesi di Istituto De Angeli e Sims, presentata dalle consigliere Pd Vadi e Capirossi e che ha tra i firmatari anche Spinelli (Articolo 1 - Mdp). Primo atto istituzionale dopo l'assemblea voluta dai sindacati

di Glenda Venturini su Valdarnopost 12 Aprile 2017

È stata approvata all'unanimità nella seduta di consiglio regionale di oggi, la mozione sul futuro degli stabilimenti Sims e Istituto De Angeli di Reggello. Si tratta del documento che aveva come prime firmatarie Valentiva Vadi e Fiammetta Capirossi (Pd) e Serena Spinelli (Articolo 1 - Mdp). 

Diversi gli impegni che il documento affida al Presidente Enrico Rossi e alla sua giunta: proseguire nell’attuazione di tutte le iniziative possibili ed opportune per tenere aperti i tavoli di confronto con le proprietà delle aziende, le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali, nella prospettiva di ottenere da parte dell’azienda Istituto De Angeli la conferma e l’attuazione degli impegni assunti in termini di sviluppo dello stabilimento; e salvaguardare il livello occupazionale, diretto e indiretto, della Società Italiana di Medicinali.

“Quelle della Sims e della De Angeli – spiega Vadi – sono due vertenze ancora in atto che interessano profondamente tutto il tessuto sociale del Valdarno aretino e fiorentino. La Giunta e l’unità di Crisi della Giunta regionale hanno svolto finora un lavoro di mediazione importante e nelle scorse settimane ho partecipato a Reggello a una iniziativa pubblica insieme alle RSU dell’azienda, i sindacati Cgil-Cisl-Uil, ed i rappresentanti istituzionali tra cui sindaci e parlamentari del territorio. Avevamo promesso il massimo impegno per mantenere alta l’attenzione su questi due tavoli che coinvolgono oltre 400 lavoratori, oggi portiamo all’attenzione del Consiglio regionale della Toscana la situazione che stanno vivendo i lavoratori di queste due aziende storiche del territorio del Valdarno”

“È importante come istituzione – sottolinea Capirossi – continuare a monitorare la vertenza fino alla fine, ora bisogna cercare di fare un passo in avanti per scongiurare la perdita di posti di lavoro nel territorio e la crisi di due stabilimenti di alto livello. Sappiamo che per la vertenza SIMS, nel corso dell’ultimo incontro del 7 febbraio 2017, l’azienda ha confermato la situazione di criticità presente sul mercato dei farmaci prevedendo un calo di fatturato per il 2017 e presentando un piano industriale che, a fronte di una rapida e radicale riorganizzazione e di un’implementazione dei settori ricerca e sviluppo, prospetterebbe circa 35 esuberi tra lavoratori diretti, indiretti e impiegati. Per l’Istituto De Angeli, la proprietà dopo avere presentato uno specifico piano industriale non ha dato ancora seguito alle prospettive di sviluppo dello stabilimento contenute nel piano. Con questa mozione chiediamo che non si lasci impoverire questo importante distretto, irrinunciabile per il territorio e  la Toscana”.

“La nostra regione - ha aggiunto Spinelli - è il terzo polo del farmaco a livello nazionale con dati sull'esportazione col segno più; un fatto che rafforza la volontà di giungere a un esito positivo per le due situazioni  Lo scorso 7 febbraio, al Teatro Excelsior di di Reggello, si è tenuta un’assemblea pubblica, convocata dalle Rsu, sul futuro della Sims e dell'Istituto De Angeli. Un appuntamento al quale ho partecipato, che è servito a rimarcare quanto è necessario l’apporto delle istituzioni nella battaglia che i lavoratori e le parti sociali stanno portando avanti. L’impegno che come istituzioni regionali possiamo mettere in atto può rivelarsi fondamentale, così come è accaduto per altre realtà del nostro territorio. Serve stringere sulla proprietà, riportare le imprese ai tavoli e chiedere con maggiore chiarezza quali sono le prospettive in cantiere. Ma più di ogni altra cosa, per queste due situazioni e per altre analoghe, è urgente un intervento di politica economica nazionale: che reclami maggiori garanzie alle multinazionali che si insediano nei territori e che possono usufruire di competenze difficilmente paragonabili, come nel caso dei due siti in provincia di Firenze”.

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"Il settore chimico perde pezzi

Un piano per Sims e De Angeli"

I sindacati alla ricerca di soluzioni per le due aziende

di PAOLO FABIANI su la Nazione 28 Marzo 2017

LA VERTENZA Sims, l’industria chimica reggellese dove sono a rischio 35 dei 130 posti di lavoro, prosegue senza che si possa intravedere una ragionevole via d’uscita, va avanti da un paio d’anni a forza di trattative e manifestazioni, una delle quali si è svolta ieri mattina con un nuovo presidio davanti ai cancelli del Filarone, per rimuoverlo a metà mattinata sono intervenuti anche i carabinieri. Praticamente è stato un preludio all’assemblea pubblica programmata in serata nel Teatro Excelsior di Reggello con la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni e parlamentari. Rsu e sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno voluto accendere i riflettori sul settore della chimica in Valdarno presentando le vertenze in atto sia della Sims che della vicina De Angeli con 300 dipendenti, di proprietà della francese “Fareva”, vertenze della quali dovrebbero farsi carico le istituzioni perché ne va di una larga fetta occupazionale del territorio. «Sono due storie molto diverse – hanno spiegato i sindacati –, storie di aziende da molti anni nel comprensorio che sempre più si accomunano per la mancanza di una strategia industriale e per le incertezze sul futuro». 

Per quanto riguarda l’Istituto De Angeli ha preso il posto della storica Boheringer nella confezione dei medicinali, un’azienda solida e sicura, almeno per quanto riguarda il passato, visto che adesso la multinazionale francese, con 30 sedi produttive distaccate in tutto il mondo, non ha un piano di sviluppo per lo stabilimento di Reggello: «I lavoratori lo chiedono da anni – sottolineano i sindacati – , chiedono che Fareva confermi gli impegni assunti a suo tempo su investimenti e occupazione nello stabilimento italiano. Ma finora non si è visto nulla». Per quanto riguarda la Sims, dove si producono le materie prime per le diverse medicine, da parecchio tempo è in bilico tra crisi e ammortizzatori sociali, dopo la chiusura imposta nel 2015 dall’Agenzia del farmaco a causa di alcune irregolarità riscontrate nello stabilimento la Sims ha perso quote di mercato con alcuni clienti che si sono rivolti ad altri produttori. Da qui, secondo la proprietà, la necessità di ridurre del 25% le maestranze.

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S.I.M.S e Istituto De Angeli, quale futuro per la Chimica del Valdarno?

INIZIATIVA PUBBLICA PER LE VERTENZE DI S.I.M.S E ISTITUTO DE ANGELI

Le R.S.U di Istituto De Angeli e S.I.M.S, e le Organizzazioni Sindacali territoriali di Filctem CGIL, Femca CISL e Ulitec UIL hanno deciso di organizzare un’iniziativa pubblica per dare risalto alle vertenze delle due aziende del territorio valdarnese.

Iniziativa pubblica che avrà luogo Lunedì 27 marzo, alle ore 21.00, presso il Cinema Teatro EXCELSIOR di Reggello.

Tale iniziativa nasce per riflettere su due storie diverse di aziende storiche del territorio, Istituto De Angeli e S.I.M.S, che però sempre di più assomigliano per le incertezze sul futuro: c’è il rischio di un forte impoverimento della chimica Valdarnese se non verranno trovate soluzioni positive alle negative dinamiche aziendali.

Due aziende farmaceutiche: la prima un'azienda dalla storia solida, ex Boehringer, la seconda da anni in bilico tra crisi e ammortizzatori sociali; due storie che oggi si sono incontrate su un sentiero pericoloso. Per entrambe l’ombra d'incertezza del tessuto produttivo del Valdarno.

Da un lato occorre analizzare la situazione dalla SIMS e la storia, nota, di chi non investe e perde competitività e credibilità sul mercato. Come impedire il definitivo declino di un’’azienda che, senza una strategia industriale e un piano vero di rilancio, non ha futuro - non solo per le 35 persone dichiarate in esubero ma per tutti i 130 lavoratori?

Dall’altro-e qui parliamo dell’Istituto De Angeli e della proprietà della francese FAREVA (attore mondiale nella produzione farmaceutica e chimica conto terzi con 30 sedi produttive dislocate in tutto il mondo con un fatturato in continua crescita) - è necessario far riemergere l’appello-da anni inascoltato- che i lavoratori chiedono sulle conferme degli impegni su investimenti ed occupazione nello stabilimento italiano. E’ solo apparentemente una situazione più semplice. Nonostante le dimensioni mondiali e la solidità finanziaria, la multinazionale francese non ha un piano di sviluppo per l’Istituto De Angeli.

Con la nostra iniziativa chiediamo:

Alle Istituzioni di diventare protagoniste delle due vertenze, convocare i vertici delle due aziende per chiedere garanzie sulle intenzioni future. Insieme siamo più forti.

A tutti i cittadini la massima partecipazione e solidarietà. Sono in gioco i posti di lavoro di centinaia di cittadini valdarnesi e anche un pezzo di economia, necessaria per la tenuta economica e sociale del Valdarno.

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Sims, ristrutturazione ancora incerta 

Dubbi su esuberi e produzione

di PAOLO FABIANI su la Nazione 9 Febbraio 2017

PER LA SIMS si continua a parlare di 35 esuberi necessari per il rilancio dell’azienda ma il piano di ristrutturazione è molto vago, senza garanzie né certezze per il recupero della produzione, persa due anni fa con la chiusura dello stabilimento del Filarone, nel fondovalle reggellese, imposta dall’Aifa in quanto non i regola con la normative di legge. «Durante l’ultimo incontro fatto al tavolo istituzionale in Regione, al quale ha partecipato anche il Comune di Reggello – spiega Andrea Giovacchini, della Rsu Cgil -, ci è stato prospettato un piano industriale che fa acqua da tutte le parti, nel 2016 l’azienda ha realizzato un fatturato di 9,5 milioni di euro, con il recupero della clientela nel 2017 ne ha preventivati 14 per arrivare a 19 milioni di euro nel 2018, sempre prevedendo i 35 esuberi cosa – ha precisato Giovacchini – che non potrà essere mai accolta, a meno che per queste 35 persone (il totale occupati dell’industria chimica è di 130 ndr) non sia previsto o il prepensionamento o un’uscita volontaria. Per quanto riguarda invece i futuri introiti, e il rilancio della produzione, abbiamo invece verificato che non c’è niente di sicuro, i nuovi potenziali clienti ancora non hanno fornito risposte: quindi è tutta teoria».

La Sims è, o almeno era, una della più importanti aziende mondiali per la produzione di materie prime per il confezionamento delle medicine, lo stop che l’ha bloccata per mesi ha dirottato altrove i clienti e adesso pare difficile poterli recuperare, nonostante lo stabilimento reggellese sia perfettamente in regola con tutte le normative e disponga della manodopera esperta, quindi la riduzione della produzione obbliga anche alla riduzione degli addetti: «Anche se – fanno notare – quando il ciclo produttivo si mette in moto, poca o tante che sia la produzione gli operatori sono i soliti». A questo punto il tavolo istituzionale che ha seguito la vicenda cede il passo alla trattativa diretta fra azienda e sindacati, il prossimo appuntamento è fissato così per il 20 febbraio, un confronto che si prevede molto duro, proprio perché non si deve più parlare di licenziamenti, eventualità dalla quale non intenderebbe prescindere l’azienda. Ma le trattative si fanno per trovare un punto d’incontro, se c’è la volontà delle parti.

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Vicenda Ginori, l'attesa continua

"Ci preoccupa questo silenzio"

Sindacati: «Lavoratori appesi ad un filo di speranza»

di SANDRA NISTRI su la Nazione 7 Luglio 2017

«NESSUNA nuova buona nuova» recita il vecchio adagio e tutti sperano che la saggezza popolare continui ad essere valida anche per la vicenda Ginori. Da circa un mese infatti, dopo la conferma arrivata direttamente dall’amministratore delegato dell’azienda Giovanni Giunchedi della presentazione, da parte di Richard Ginori, di una offerta irrevocabile di acquisto per i terreni su cui sorge lo stabilimento di viale Giulio Cesare, non è trapelato più niente. La proposta era stata presentata ai liquidatori e poi girata alle banche creditrici del vecchio fallimento Real Estate che, per il momento, non si sono espresse. 

«Questa mancanza di notizie preoccupa i lavoratori – commenta Bernardo Marasco Filctem Cgil – infatti dopo l’annuncio dato da Giunchedi in occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata alla Ginori alla biblioteca Ragionieri di Sesto non abbiamo più avuto alcuna informazione sull’esito di questa trattativa. Dobbiamo dire che, in generale, trapela un certo ottimismo ma, in mancanza di dati oggettivi, chiaramente i lavoratori sono preoccupati anche perché sono in ballo 280 posti di lavoro. Per questo chiedono e chiediamo di essere informati del percorso in atto e di quanto sta accadendo». 

Appello condiviso anche dal sindaco Lorenzo Falchi: «Le preoccupazioni dei lavoratori- dice-sono assolutamente comprensibili e stiamo seguendo la vicenda, come amministrazione, passo passo. Siamo ottimisti perché le intenzioni da parte delle banche, al termine di una trattativa tutt’altro che semplice, erano chiare e non ci aspettiamo passi indietro. Certamente a contare sono i fatti ed è necessario che questa vicenda si chiuda prima possibile, perché posso solo immaginare quanto sia difficile vivere la quotidianità in fabbrica con questa incertezza. Sollecitiamo le banche affinché completino l’istruttoria prima possibile permettendo a Richard Ginori di investire su Sesto Fiorentino dove la Ginori è nata e dove vogliamo che rimanga in futuro». In realtà notizie, si spera confortanti, potrebbero arrivare anche al termine dell’estate: l’iter prevede, infatti, che la proposta di acquisto presentata sia approvata anche nel prossimo settembre.

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Ginori, dai terreni agli investimenti 

«Un piano triennale da 10 milioni»

L'amministratore delegato Giunchedi ribadisce i progetti

Sandra Nistri da la Nazione 15 Giugno 2017

POCHI giorni fa è stata presentata dalla proprietà Richard Ginori la proposta irrevocabile di acquisto dei terreni su cui si trova lo stabilimento di viale Giulio Cesare. La palla passa ora alle banche creditrici del vecchio fallimento Real Estate che dovranno accettare o meno la cifra indicata. La conferma è arrivata ieri dall’amministratore delegato dell’azienda Giovanni Giunchedi a margine dell’inaugurazione della mostra «La fabbrica della bellezza. La Manifattura Ginori e il suo popolo» aperta fino al 1 ottobre alla biblioteca Ragionieri di Sesto: «La scorsa settimana – ha detto – abbiamo presentato ai liquidatori la proposta che è stata già girata alle banche. Ora aspettiamo una risposta in tempi brevi anche perché l’acquisto dei terreni è il passo imprescindibile per gli investimenti». Investimenti presenti nel piano triennale – ha aggiunto Giunchedi – già illustrati ai sindacati e che saranno ulteriormente dettagliati in due diversi incontri, a metà luglio e metà settembre e che, secondo l’Ad Ginori, sarebbero «dell’ordine di 10 milioni per quanto riguarda l’efficientamento della produzione e la rete dei negozi». 

«Abbiamo avuto notizia della presentazione della proposta d’acquisto – ha confermato ieri Bernardo Marasco Filctem Cgil- stiamo seguendo con apprensione gli sviluppi sperando che si arrivi a una svolta positiva». Ieri intanto alla biblioteca di Doccia i protagonisti sono stati i lavoratori Ginori: la mostra inaugurata, curata dallo storico dell’arte Tomaso Montanari e da Livia Frescobaldi Malenchini presidente dell’Associazione Amici di Doccia, infatti è basata su una serie di immagini di chi ogni giorno lavora nella manifattura. I videoritratti, realizzati dall’artista palermitana Matilde Gagliardo, scorrono a ciclo continuo su 21 monitor allestiti al piano terreno della biblioteca per creare un vero e proprio percorso emotivo. Realizzata grazie al contributo di Unicoop Firenze e della sezione soci Sesto e Calenzano, la mostra, a ingresso gratuito, è complementare a quella dedicata alla Ginori in corso al Museo fiorentino del Bargello. Al taglio del nastro ieri erano presenti anche, insieme al sindaco Lorenzo Falchi, ai curatori e a Giunchedi, la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, Paola D’Agostino direttrice del Museo del Bargello e Claudio Vanni di Unicoop Firenze.

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Richard Ginori: Regione, create condizioni per soluzione
Simoncini:auspicio a breve si concretizzi quando concordato Mise

Per la Richard Ginori "create le condizioni per una positiva e rapida soluzione della vicenda". Questo è quanto riferito oggi, in un incontro con i sindacati, dal consigliere del presidente della Toscana Enrico Rossi, Gianfranco Simoncini e dal sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi. Nel corso della riunione, a cui erano presenti esponenti di Filtem Cgil, Uiltec Uil, Cobas e rappresentanti delle Rsu aziendali, Simoncini ha formulato l'auspicio, spiega una nota della Regione, che nei prossimi giorni possa concretizzarsi quanto concordato al tavolo del ministero e che i tempi di risoluzione del caso Ginori siano rapidi dando certezza e tranquillità per il futuro di uno dei marchi simbolo della manifattura toscana ed italiana. I sindacati, da parte loro, hanno chiesto a Regione e Comune di Sesto di continuare a seguire con attenzione la vicenda, che Simoncini e Falchi hanno garantito di voler continuare a fare. 

Come si spiega nella nota, nei giorni scorsi la Regione Toscana ha affrontato a più livelli il caso dell'acquisto delle aree e dello stabilimento Richard Ginori a Sesto Fiorentino , dal cui esito dipende lo sviluppo del piano industriale della società e il futuro di circa 280 dipendenti. L'ultimo incontro si è svolto giovedì scorso a Roma al ministero dello Sviluppo economico. Appunto i risultati di "tale intenso lavoro, che dura ormai da mesi" sono stati al centro della riunione odierna, svoltasi a Palazzo Sacrati Strozzi a Firenze. Simoncini ha illustrato i risultati degli incontri che hanno visto protagonisti sia la Ginori Real Estate, la società proprietaria delle aree e degli stabilimenti, che la società Ginori 1735 che effettua la produzione dei celebri manufatti, nonché le banche creditrici della Real Estate. (ANSA).

Notizia del: lun 29 mag, 2017

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Ginori, la trattativa a una svolta E la fabbrica si apre ai visitatori

il 30 Maggio "open day" dello stabilimento di Doccia

di SANDRA NISTRI su la Nazione 24 Maggio 2017

GIORNI cruciali per la Richard Ginori. Le notizie che filtrano non sono molte ma in queste settimane il ministero per lo sviluppo economico sta effettuando incontri con la proprietà dell’azienda e le banche creditrici del fallimento Ginori Real Estate, per sondare le disponibilità di ciascuno degli attori in causa sulla questione dei terreni su cui sorge lo stabilimento di viale Giulio Cesare. Obiettivo del tentativo di mediazione del ministero, favorire un avvicinamento tra la proposta di acquisto della società e le richieste degli istituti di credito fino ad oggi molto lontane: proprio l’acquisizione dell’area, è l’elemento imprescindibile per poter garantire la permanenza sul territorio sestese della storica manifattura. L’esigenza sembra comunque quella di tenere alta l’attenzione del territorio sulla vicenda: «Seguiamo con trepidazione il percorso messo in atto dal Ministero – spiega Bernardo Marasco della Filctem Cgil – ma al momento vogliamo già ringraziare le istituzioni, ministero, Regione e Comune di Sesto per l’impegno che stanno mettendo per cercare di arrivare a una soluzione che possa salvaguardare i posti di lavoro. Alla proprietà diciamo ancora una volta di dimostrare la volontà di rimanere a Sesto e alle banche di non essere responsabili di un possibile abbandono del territorio dell’azienda per il quale certo avrebbero un bruttissimo ritorno di immagine».

IN ATTESA di sviluppi a breve, la manifattura di Doccia il 30 maggio aprirà le sue porte offrendo ai sestesi e non solo la possibilità di visitare i settori produttivi della fabbrica. L’iniziativa rientra nell’ambito di «Buongiorno ceramica», iniziativa promossa a livello nazionale dall’Associazione Italiana Città della Ceramica che avrà il suo culmine dal 2 al 4 giugno. Le visite allo stabilimento si svolgeranno su quattro turni con partenza alle 9, 10,30, 14 e 15,30, per 15 partecipanti a turno: la durata delle visite è un’ora e un quarto. Per prenotare rivolgersi al call center 055055. Chi avesse già effettuato l’iscrizione per via telematica attraverso la piattaforma della manifestazione «Gnamo!» non deve iscriversi nuovamente.

«Aprire le porte della Richard Ginori – commenta l’assessore alle attività produttive Marco Becattini – è uno dei modi più belli e interessanti per celebrare la ceramica e la nostra storia».

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SESTO L’ONOREVOLE SIMONI DEL PD HA PRESENTATO UNA INTERROGAZIONE AL MINISTRO CALENDA
"Richard Ginori vicenda terreni, serve una soluzione"

da la Nazione 19 Maggio 2017

L’ONOREVOLE Elisa Simoni del Pd ha presentato ieri, con gli onorevoli Gnecchi e Maestri della Commissione Lavoro della Camera, una interrogazione al ministro dello Sviluppo economico Calenda a proposito della vicenda dei terreni della Richard Ginori ancora in una fase di pericoloso stallo per il mancato accordo tra la proprietà dell’azienda e le banche creditrici della Ginori Real Estate.
«Sono preoccupata – sottolinea Simoni – rischiamo di perdere il lavoro di anni, fatto con le Istituzioni, la proprietà e i sindacati a causa di una compravendita finanziaria.
DOBBIAMO essere consapevoli che la vendita di crediti deteriorati tra banche, e quindi dei terreni su cui sorgono l’azienda e il Museo di Doccia, rende complicato per la nuova proprietà investire in infrastrutture produttive. Questo perché sia chiaro qual è la posta in gioco: il futuro dei lavoratori di un’azienda storica».
Da qui l’appello a Calenda; «Prima dell’interesse, legittimo, di una banca, c’è l’interesse di tutti. Il ministero lavori per proteggerlo».

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Ginori, incontro al ministero

Sandra Nistri su la Nazione 11 Maggio 2017

UN NUOVO tavolo romano per la vicenda della Richard Ginori. Dopo avere già convocato le parti a fine aprile, il ministero dello Sviluppo economico ha promosso un’ulteriore riunione per la prossima settimana, che vedrà confrontarsi i vertici aziendali della storica manifattura di ceramiche e porcellane e le banche creditrici della vecchia proprietà Ginori sulla questione della vendita dei terreni dello stabilimento di viale Giulio Cesare, ancora in fase di pericoloso stallo

. Fra l’altro proprio l’acquisto dell’area da parte del gruppo Kering è il passo preliminare e fondamentale per i necessari investimenti sull’azienda: «Non sappiamo se accogliere con ottimismo o meno il nuovo incontro al ministero – sottolinea Bernardo Marasco della Filctem Cgil – perché in realtà non sono molte le notizie trapelate dalla riunione già effettuata. Quello che possiamo ribadire però è un appello a entrambe le parti perché finalmente trovino un accordo: chiediamo ancora alla proprietà di proseguire nei tentativi per l’acquisto dei terreni e alle banche creditrici di rinunciare ad ogni possibile pretesa speculativa sulle spalle di 280 lavoratori che, davvero, non potrebbe essere compresa e tollerata».

L’appello del sindacato però è più ampio: «Ci rivolgiamo – continua Marasco – non solo alle istituzioni ma alla rete associativa, a tutte quelle realtà e a tutti i cittadini che ci hanno sempre supportato perché continuino a sostenere i lavoratori in questa fase difficile. Da parte nostra, se la situazione non si risolverà a breve, siamo intenzionati ad alzare di più l’asticella promuovendo nuove manifestazioni e mobilitazioni per sensibilizzare sulla vicenda Ginori».

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PROPRIETÀ E BANCHE NON TROVANO L’ACCORDO SULL’ACQUISTO DELL’AREA

Richard Ginori, superare lo stallo terreni

Tentativo di mediazione al ministero

Sandra Nistri da la Nazione 25 Aprile 2017

FRA POCHI giorni il Ministero dello Sviluppo economico proverà a mettere allo stesso tavolo alcuni fra i principali ‘attori’ della vicenda Richard Ginori con un obiettivo preciso: cercare di trovare una mediazione sul pericoloso stallo nell’acquisto dei terreni dove sorge lo stabilimento della storica manifattura di Sesto Fiorentino. L’appuntamento è fissato per il prossimo giovedì ed il confronto sarà soprattutto con le banche che possiedono i terreni che, fino ad oggi, non hanno trovato un accordo con la proprietà dell’azienda: anzi la situazione si è ulteriormente complicata dopo la cessione di una tranche del credito da parte di Unicredit a un’altra banca, doBank, che ha in pratica ‘riazzerato’ le operazioni.

Dopo due anni di trattative tra Kering e i tre istituti di crediti creditori, Unicredit, Bnl, Popolare di Vicenza, che sembravano preludere a un possibile accordo l’arrivo di un nuovo soggetto ha fatto ripartire nuovamente la trattativa.
«Siamo preoccupati chiaramente- sottolinea Mirko Zacchei di Femca Cisl- perché l’acquisto dei terreni è condizione imprescindibile per l’azienda per poter fare investimenti: se non si troverà un’intesa la proprietà potrebbe decidere di lasciare Sesto con tutto quanto ne deriverebbe. Ora siamo in attesa dell’incontro e speriamo che il Ministero possa fare qualcosa».

NEI GIORNI scorsi i dipendenti Ginori sono stati protagonisti di una curiosa iniziativa dal significativo titolo ‘Il lavoro nutre la città’, un sit-nic di protesta ovvero un incrocio tra sit in e pic nic davanti alla sede di Sesto di Unicredit dove hanno distribuito alla cittadinanza vari tipi di cibo: «Sarà solo la prima di una serie di manifestazioni di questo tipo, di forte impatto, in grado di richiamare l’attenzione e di sensibilizzare che organizzeremo - annuncia Bernardo Marasco di Filctem Cgil - finché non ci sarà una risposta».

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Venerdì 21 aprile pic-nic per la Richard Ginori a Sesto Fiorentino. Con Maddalena, Montanari, Sarti

“Il lavoro nutre la città”: Sesto Fiorentino, venerdì 21 aprile pic-nic per la Richard Ginori davanti alla sede della banca (viale Gramsci 1, ore 12-14). Presenti le istituzioni, invitata la cittadinanza. Interverranno Maddalena, Montanari e Sarti. I sindacati: “Prevalgano i valori di lavoro, impresa e cultura su quelli della speculazione”

“Il lavoro nutre la città”: è questo il titolo dell’iniziativa (organizzata da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Cobas e Rsu) che si svolgerà venerdì 21 aprile a Sesto Fiorentino per sensibilizzare sulla vertenza Richard Ginori. Appuntamento dalle 12 alle 14 (orario in cui i lavoratori saranno in sciopero) davanti alla sede di Unicredit (viale Gramsci 1), proprio a due passi dalla fabbrica: sarà un vero e proprio pic-nic con porchetta, baccelli e pecorino offerti alla cittadinanza sestese e fiorentina (presenti esponenti delle istituzioni). Interverranno Paolo Maddalena (vicepresidente emerito Corte Costituzionale), Tomaso Montanari (Libertà e Giustizia), Silvano Sarti (presidente onorario Anpi Firenze)

Spiegano le Rsu: “Da quando abbiamo lanciato la petizione online su change.org per il rilancio della manifattura, sottoscritta da oltre 1.800 persone, da una parte abbiamo ottenuto l'impegno del Ministero ad acquisire il museo di Doccia ma dall'altra, purtroppo, ancora nulla si muove per quanto concerne l'acquisto dei terreni limitrofi al museo da parte dell'azienda Ginori. L'acquisto di questi terreni su cui sorge la fabbrica da parte di Richard Ginori è condizione indispensabile perché l'azienda non decida di trasferirsi da Sesto Fiorentino. Per quanto ne sappiamo, le banche che possiedono il terreno, cioè Unicredit, BNL, Popolare di Vicenza, dopo due anni di trattative che sembravano preludere ad un accordo con la proprietà Ginori hanno parzialmente ceduto il credito ad un altro istituto bancario, che si è ripresentato al tavolo facendo ripartire da capo la trattativa e immaginando di realizzare rilevanti plusvalenze. Chiediamo all’azienda di continuare la trattativa per acquisire il terreno e realizzare gli investimenti nello stabilimento, e alla finanza di non perdere l’occasione di dimostrare che il credito non è un ostacolo allo sviluppo civile ed economico del territorio”.

Aggiungono le Rsu: “I lavoratori sono in contratto di solidarietà con buste paga anche sotto i 1000 euro mensili. La non permanenza della Ginori nell'area adiacente al Museo rischia di vanificare gli sforzi del Ministero per riaprirlo e di mettere a repentaglio 280 posti di lavoro, oltre a sfregiare la cittadinanza di Sesto Fiorentino sottraendogli un simbolo della sua storia. In quell'area devono prosperare i valori del lavoro, dell'impresa e della cultura, non i valori della speculazione”.

Notizia del: mer 19 apr, 2017

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L’APPUNTAMENTO È FISSATO PER VENERDÌ 21 ALLE 12 CON LO SCIOPERO DEI LAVORATORI: A RISCHIO 280 POSTI

Lavoratori e dipendenti della Ginori sul piede di guerra, pic-nic di protesta

Sandra Nistri da la Nazione 14 Aprile 2017

UN PIC-NIC di protesta di fronte ad un istituto di credito. Non può essere certo definita una manifestazione istituzionale l’iniziativa «Il lavoro nutre la città» che Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Cobas insieme alla Rsu Ginori hanno organizzato per richiamare l’attenzione sulla vicenda dell’acquisto dei terreni di viale Giulio Cesare che ancora non si sblocca precludendo ogni possibile investimento sull’azienda. L’appuntamento è fissato venerdì 21 alle 12 con lo sciopero dei lavoratori che, dalla fabbrica, si sposteranno di poche decine di metri fino a raggiungere l’esterno della sede di via Gramsci di Unicredit, una delle banche proprietarie dei terreni che, al momento, non hanno trovato un accordo con la proprietà dell’azienda per la vendita. 

Qui i lavoratori stessi offriranno alla cittadinanza baccelli, pecorino e porchetta: sono previsti interventi di Tomaso Montanari consigliere per la cultura del sindaco Lorenzo Falchi, Silvano Sarti partigiano e presidente onorario dell’Anpi e del vicepresidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena per una lezione su «Valori costituzionali e finanza». 

«Per quanto ne sappiamo– sottolineano in una nota i sindacati– le banche che possiedono il terreno (Unicredit, Bnl, Popolare di Vicenza) dopo due anni di trattative che sembravano preludere a un accordo con la società hanno parzialmente ceduto il credito a un altro istituto bancario (dobank) che si è ripresentato al tavolo facendo ripartire daccapo la trattativa e immaginando di realizzare rilevanti plusvalenze». Se la questione terreni non si risolverà la non permanenza della Ginori nell’area adiacente il museo - sottolineano ancora- «rischia di vanificare gli sforzi del Ministero per riaprirlo e mettere a repentaglio 280 posti di lavoro oltre a sfregiare la cittadinanza d Sesto Fiorentino sottraendogli un simbolo della sua storia».

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Richard Ginori, i tempi stringono 

L’accordo sui terreni ancora non c’è

La mobilitazione continua

S.N. da la Nazione 7 Aprile 2017

NELLE prossime settimane sarà organizzata una grande iniziativa pubblica, con il coinvolgimento anche delle istituzioni, per portare ancora alla ribalta la vicenda della Richard Ginori, attualmente in una fase delicata per lo stallo nell’acquisto dei terreni di viale Giulio Cesare da parte della proprietà dell’azienda. Questo il mandato che l’assemblea dei lavoratori Ginori che si è svolta in questi giorni ha dato, all’unanimità, ai sindacati: da una parte l’obiettivo sarà quello di muoversi nei confronti dell’azienda per far sì che mantenga la sede della ‘fabbrica’ sul territorio di Sesto e dall’altra di combattere, con una mobilitazione fortissima, tutti i possibili intenti speculativi delle banche che, per ora, non sembrano avere intenzione di trovare un accordo per la vendita dei terreni. Durante l’assemblea sono stati riferiti ai lavoratori anche gli impegni presi pochi giorni fa, durante un tavolo dedicato proprio alla manifattura sestese, dal ministero dello Sviluppo economico che ha assicurato di voler prendere contatto, a brevissimo termine, con i quattro istituti di crediti coinvolti nella trattativa. Intanto però la mobilitazione per la Richard Ginori prosegue anche in altre forme: sono più di 1.800 ad esempio le firme raccolte, a ieri, dalla petizione diretta al presidente della Regione Toscana Rossi per il rilancio della manifattura e del museo.

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Terreni Ginori, vertice a Roma Il ministero contatterà le banche

Falchi e sindacati "Segnale positivo, la preoccupazione resta"

Sandra Nistri su la Nazione 4 Aprile 2017

IL MINISTERO dello sviluppo economico si è impegnato ufficialmente, ieri pomeriggio, ad effettuare una serie di passaggi con le banche creditrici della vecchia proprietà Ginori per cercare di concludere positivamente la vicenda dell’acquisto dei terreni dello stabilimento di viale Giulio Cesare, fondamentale per gli investimenti sull’azienda ed ora in fase di pericoloso stallo. La disponibilità è stata espressa, nella sede del dicastero a Roma, ad un tavolo cui erano presenti il dirigente del Ministero, dottor Giampietro Castano, Gianfranco Simoncini consigliere per il lavoro del presidente della Regione Rossi, il sindaco di Sesto Lorenzo Falchi, l’azienda rappresentata dall’amministratore delegato Giovanni Giunchedi, i liquidatori Real Estate, le Rsu aziendali, i rappresentanti sindacali Cgil, Cisl, Uil e Cobas. «E’ stato un incontro produttivo – racconta Falchi – nel quale sono state ripercorse le vicende dell’azienda dal 2013 per fornire un quadro al Ministero da cui è venuto l’impegno di un interessamento e di un avvio, a breve, di contatti con le banche. Chiaramente non spetta al Ministero trattare su cifre ma siano contenti della sollecitudine mostrata. La preoccupazione per la vicenda dei terreni però rimane tutta e, in attesa dei passi del Mise, continueremo a lavorare con la Regione».

Sulla stessa linea anche i sindacati: «Cogliamo il segnale positivo dell’interessamento del Ministero – dice ad esempio Giovanni Nencini Cobas – perché crediamo che la politica possa giocare un grosso ruolo in questa partita per far sì che l’aspetto della speculazione più sfrenata non prevalga su criteri di civiltà e sul posto di lavoro di centinaia di persone. Dovremmo essere riconvocati a breve per un nuovo incontro».
Ribadisce il concetto anche Bernardo Marasco Filctem Cgil: «Siamo soddisfatti dell’impegno del Ministero - sottolinea - siamo drammaticamente preoccupati per la questione dei terreni. Con la cessione di un credito ad una nuova banca infatti sembra prefigurarsi una dimensione speculativa che vuole generare plusvalenza milionarie mentre i lavoratori in solidarietà guadagnano sempre meno, ci sembra una cosa molto grave. A brevissimo faremo una assemblea dei lavoratori, ripartiremo con la mobilitazione energica e senza sconti».

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Ginori, ora le banche fanno paura «No a speculazioni sui terreni»

L'allarme dei sindacati, la preoccupazione del primo cittadino.

di SANDRA NISTRI su la Nazione 1 Aprile 2017

DA UNA parte una vicenda, quella del museo di Doccia, che almeno sulla carta sembra essere indirizzata verso una conclusione positiva con l’acquisizione della struttura da parte dello Stato, come ha annunciato il ministro Franceschini giovedì al G7 della cultura. Dall’altra, uno stallo che non fa dormire sonni tranquilli legato alla fabbrica Ginori. «Siamo molto preoccupati – ha ribadito in consiglio comunale il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi – per la trattativa dei terreni che è separata dalla vicenda del museo ma legata alla permanenza della Richard Ginori sul nostro territorio. Si sono tenuti incontri in Regione con le quattro banche creditrici, le sole che possono dare il via libera alla cessione dei terreni. La trattativa sta andando per le lunghe, si fa sempre più complicata e questo desta molta preoccupazione. La nuova proprietà ha scritto chiaramente che ha intenzione di rimanere a Sesto Fiorentino e di investire in quello stabilimento. Dal punto di vista urbanistico questi terreni sono a vocazione industriale e tali rimarranno. Vogliamo che la trattativa si concluda e che venga scacciato via lo spettro di una Richard Ginori costretta a lasciare Sesto Fiorentino».

SE È VERO infatti che in più occasioni la proprietà ha ribadito l’intenzione di mantenere la fabbrica sul suo territorio di riferimento, da sempre, è anche vero però che la mancata acquisizione dei terreni potrebbe portare a fare scelte diverse e optare per un trasferimento. La preoccupazione di Falchi è condivisa anche dai sindacati che il prossimo lunedì saranno, per un tavolo sulla Ginori, al ministero dello Sviluppo economico dal quale sperano di poter ottenere qualche risposta: «Non siamo solo preoccupati – dice Mirko Zacchei di Femca Cisl – ma profondamente arrabbiati perché qui si parla di ricavi, di cartolarizzazioni, di crediti passando sulla testa dei lavoratori che hanno accettato, pur di poter salvare il loro lavoro, il meccanismo della solidarietà e decurtazioni dello stipendio. Mi auguro che non si debba arrivare allo scontro ma da parte nostra siamo pronti ad ogni passo». 

Concetto ribadito anche dal fronte Cgil: «La situazione – afferma Bernardo Marasco di Filctem Cgil – si è ulteriormente complicata con la cessione di un credito da parte di Unicredit a DoBank che, essendosi inserita ora, ha preteso che la trattativa riprendesse da zero quando era già partita da tempo. Quello che posso dire è che se le banche pretendono di fare plusvalenze sulle spalle di chi, in questo momento, in Ginori ha stipendi di anche meno di mille euro, allora davvero incarnano i peggiori stereotipi e immagini che la gente ha rispetto agli istituti bancari. Da parte nostra faremo tutti i passi possibili». L’incertezza sulla permanenza a Sesto della Ginori rischia di far saltare anche la sinergia con quel museo di Doccia che il ministro dei Beni e Attività culturali Dario Franceschini ha annunciato di voler acquisire entro la prossima estate ipotizzando, per la futura gestione, un istituto come la Fondazione di partecipazione.

INTANTO, in attesa di futuri eventi, la Ginori sarà al centro, questo pomeriggio alle 18 alla Libreria Rinascita, di un appuntamento culturale con la presentazione del libro «La Ginori per Sesto, Sesto per la Ginori» (Apice Libri) di Gianni Batistoni e Sergio Gianclaudio Cerreti cui prenderà parte anche il sindaco Falchi.

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Museo Richard Ginori “Bene la soluzione, pensiamo alla fabbrica”

Il rischio è il trasloco: la manifattura perderebbe la ricchezza di una tradizione, è un polo produttivo fondamentale

Rossi riceve la petizione con 1.733 firme perché si decida la sorte dello stabilimento di Sesto Fiorentino

ILARIA CIUTI su la Repubblica 30 Marzo 2017

RINASCE l’ottimismo per la sorte dell’abbandonato ma prezioso museo di Doccia che, a due passi dalla storica manifattura di Sesto, testimonia «una straordinaria combinazione di arte, artigianalità, abilità manifatturiera», come spiega il governatore Rossi. Il museo conserva il meglio della produzione Richard Ginori, dalle prime ceramiche decorate, ai vasi di Giò Ponti e rischia di andare in rovina se rimane chiuso. Rossi parla di «un certo ottimismo » ma lega la rinascita di Doccia alle sorti dello stabilimento che, dopo il fallimento della Ginori, è stato rilanciato da Gucci per poi entrare direttamente nel gruppo del lusso Kering che non può investire perché non riesce a avere la proprietà dello stabilimento. Che si pensi anche allo stabilimento da cui il museo non può essere scisso lo chiede la petizione con 1.733 firme consegnata ieri a Rossi dai lavoratori Ginori, accompagnati dal sindaco di Sesto Lorenzo Falchi e il responsabile Filctem Cgil, Bernardo Marasco.

Il governatore giudica «molto intelligente» l’idea di Franceschini, di cui oggi il ministro parlerà a Firenze, che lo Stato acquisti il museo e che la gestione sia tra pubblico e privati, a cominciare da Confindustria e La Fondazione Cassa di Risparmio. «Gli industriali fiorentini hanno già promosso un fundraising per raccogliere la cifra necessaria alla riapertura al pubblico», rivela il presidente di Confindustria, Luigi Salvadori. «Da parte nostra siamo pronti a fare per il museo tutto ciò che possiamo: relazioni, finanziamenti, attivazione di fondi europei», dice Rossi che parte dalla petizione dei lavoratori. Al ministro Calenda che vedrà oggi a Roma, il governatore chiederà di impegnarsi perché si risolva la questione dei terreni Ginori che, dopo la divisione in due diverse società, una produttiva e l’altra immobiliare, appartenevano alla Ginori Real Estate anch’essa fallita e sono adesso in mano alle banche creditrici con cui non si riesce a chiudere l’accordo di compravendita. Impedendo così a Kering, che è solo in affitto, di investire per rilanciare a pieno la produzione. Il rischio è il trasloco: perdendo, la manifattura , la ricchezza di una tradizione, Sesto, un polo produttivo fondamentale e, il museo di Doccia, la sua ragion d’essere. Intanto i lavoratori ne fanno le spese.

«Quello che mi colpisce – dice Rossi - è che i lavoratori tengono insieme produzione e arte, la fabbrica per cui stanno facendo sacrifici, e il museo. Le due questioni sono indissolubilmente legate e ci impegneremo perché la vicenda si concluda positivamente ». I lavoratori chiedono di risolvere alla svelta la vertenza della vendita dell’area su cui sorge lo stabilimento, condizione indispensabile per permettere nuovi investimenti produttivi da parte della proprietà. Venerdì si è tenuto sull’argomento l’ultimo incontro tra il consigliere del governatore per il lavoro Simoncini, Falchi e i liquidatori di Ginori Real Estate per tentare l’accordo dopo il fallimento di quello di novembre. Falchi ribadisce il no a ogni sogno di speculazione: «Quei terreni hanno una destinazione industriale e tale rimarrà». Per Doccia il sindaco ipotizza «anche il coinvolgimento nella gestione del territorio con una forma di azionariato popolare». Marasco ricorda alle banche di «pensare, prima che a eventuali plusvalenze, ai lavoratori in cassa integrazione ». Rossi è netto: «La finanza non può con i suoi assurdi meccanismi impedire la ripresa produttiva e provocare la delocalizzazione della manifattura. Vogliamo che sia chiuso il confronto economico tra la Dobank, la Bnl, la Popolare di Vicenza, i curatori di Ginori Real Estate e Ginori 1735. Insieme al Comune, la Regione farà il possibile per una soluzione da trovare a ogni costo».

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Il piano del governo per comprare e salvare il museo della Ginori

Al G7 potrebbe essere annunciato l’acquisto Il ruolo di Industriali, Fondazione Crf e Coop

GAIA RAU su la Repubblica 26 Marzo 2017

IL museo Ginori verso il salvataggio. Verso un piano di rilancio, orchestrato da attori pubblici e privati, che potrebbe finalmente consentire la tanto agognata riapertura dello straordinario deposito di ceramiche antiche e moderne da trecento anni legato alla storica manifattura di Doccia, ma caduto vittima nel 2013 del fallimento dell’azienda e oggi chiuso, privo di manutenzione e in balia del degrado. Tutto è pronto; niente ufficializzato: si aspetta che a muovere la prima pedina sia il governo con l’annuncio, che il ministro Dario Franceschini conterebbe di dare proprio a Firenze giovedì, in occasione del G7 della Cultura, dell’acquisto del museo — valutato 7 milioni di euro — da parte dello Stato. Una volta comprato e messo in salvo, tuttavia, il percorso di rinascita potrà dirsi appena iniziato. Prima di tutto, l’edificio andrà restaurato: per quanto di costruzione relativamente recente — la struttura attuale fu inaugurata nel 1965, su progetto di Pier Niccolò Berardi e Fabio Rossi — ha visto infatti le sue condizioni peggiorare inesorabilmente a causa della mancanza di manutenzione, e oggi necessita di importanti interventi infrastrutturali che mettano il suo prezioso contenuto al riparo della pioggia e delle muffe. Un recupero dai costi ancora indefiniti ma di cui potrebbe farsi carico la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. A patto che — sarebbe l’orientamento dell’organizzazione — un ente terzo, pubblico o privato (o, perché no, misto), sia poi disposto a prenderne in mano la gestione. All’investimento dovrebbe insomma corrispondere un effettivo piano di valorizzazione, operazione sicuramente non banale dal momento che il museo, a dispetto della sua importanza, non brillava, in passato, per numero di visitatori: nell’ultimo anno di apertura, ne ha attirati un numero di poco superiore alle duemila unità.

Sul fronte della futura gestione, una strada percorribile potrebbe essere quella auspicata qualche mese fa da Tomaso Montanari, consigliere per le politiche culturali del Comune di Sesto, sulle pagine di Repubblica: una fondazione pubblico-privata, magari con una quota detenuta proprio dai cittadini di Sesto. Quanto ai privati, sembra ormai evidente l’interesse di Confindustria, che proprio per giovedì ha organizzato un pranzo, alla presenza di Franceschini, con annessa raccolta fondi. Ancora non è chiaro, tuttavia, se gli industriali, oltre a contribuire economicamente al rilancio, sarebbero disposti a entrare direttamente nella gestione del museo. Un altro contributo potrebbe venire da Unicoop Firenze, che considera il sito di Doccia «di grande interesse culturale», e non escluderebbe il lancio di una campagna di sottoscrizione popolare come quelle già messe in atto per il Battistero o la chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno a Pisa. La prima mossa, in ogni caso, spetta a Franceschini, ma tutto sembra far credere che l’annuncio di un’acquisizione statale — più volte, peraltro, caldeggiata dal sindaco di Sesto Lorenzo Falchi, anche attraverso una lettera ai parlamentari toscani — sia ormai imminente.

Fra i più antichi musei industriali al mondo, la raccolta sestese nacque nel 1754 per volere di Carlo Ginori, che scelse di esporre nella galleria della villa di Doccia i migliori prodotti usciti dalla sua fornace. Oggi, conta 8 mila pezzi che ne raccontano la storia, dalle sculture tardo barocche prodotte ai tempi del marchese fino agli straordinari pezzi progettati da Giò Ponti. Di proprietà della Richard Ginori, è rimasto vittima quattro anni fa del fallimento dell’azienda, il cui marchio e le cui attività produttive sono stati rilevati prima dalla Gucci e poi entrati nell’orbita della Kering, multinazionale del lusso guidata da Pinault. La quale, tuttavia, si è rifiutata di comprare il museo che sorge, insieme ai capannoni, in terreni rimasti di proprietà di un secondo ramo dell’azienda reduce dal crack. Mentre le aste indette dal tribunale nei mesi scorsi sono andate, prevedibilmente, deserte, gli abitanti di Sesto reclamano, a gran voce, il «loro» museo. Intanto, cultura e istituzioni si sono date appuntamento domani davanti alla Ginori alle 17,30 per invocare la riapertura: in programma spettacoli e musica alla presenza, fra gli altri, di Falchi e della vicepresidente della Regione Monica Barni.

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LA BATTAGLIA

Una valanga di adesioni all'appello pro Ginori

S.N. su la Nazione 18 Marzo 2017

CENTINAIA di firme fin dal primo giorno. Ha ottenuto grandi riscontri, sulla piattaforma change.org, la petizione dei sindacati diretta al presidente della Regione Enrico Rossi per il rilancio della Manifattura Ginori e del Museo di Doccia. Molte le sottoscrizioni di associazioni, culturali, di categoria, sportive e di volontariato, ma soprattutto di cittadini e anche di politici e rappresentanti delle istituzioni. Oltre al sindaco Falchi hanno aderito anche tutti i componenti della giunta e i consiglieri comunali. Fra i firmatari l’onorevole Elisa Simoni (Pd): «Sottoscrivo l’appello – spiega – per la manifattura e il museo Ginori. Le due vicende si devono risolvere insieme. Con un’azienda che rimane a Sesto su un terreno di sua proprietà e un museo di fabbrica lì accanto». All’appello ha aderito anche la senatrice di Sinistra Italiana Alessia Petraglia che ha promosso, col presidente della settima commissione Andrea Marcucci (Pd), un’interrogazione al ministro Franceschini sul museo, chiedendo un intervento a tutela del patrimonio conservato nella struttura e ora a rischio: «Chiediamo a Franceschini – dicono i parlamentari – se abbia intenzione di intervenire direttamente, anche con il concorso di Regione, enti e altri soggetti, nell’acquisizione del museo e delle collezioni presenti evitando così che un enorme patrimonio artistico, storico e culturale si degradi». La petizione è stata firmata anche da Monia Monni vicecapogruppo Pd in consiglio regionale: «La manifattura e il museo devono rimanere dove sono. Non è la battaglia di una forza politica ma quella di una comunità».

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SESTO LA MOBILITAZIONE 

"Ginori e Museo restino uniti

Sandra Nistri da la Nazione 15 Marzo 2017

LA FABBRICA Ginori così come il confinante Museo di Doccia sono patrimonio di tutti i sestesi, e non solo, quindi tutti possono e devono muoversi per salvaguardare entrambe le realtà. Nasce con questo obiettivo l’appello per la manifattura e il Museo Ginori promosso dalle organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e Cobas Lavoro Privato e dalle Rsu aziendali, che è stato presentato ieri in Comune dai sindacati con il sindaco Lorenzo Falchi e i capigruppo delle forze politiche in consiglio comunale. «Questa iniziativa – ha spiegato il primo cittadino – è nata perché è necessario che si sblocchino presto la situazione relativa allo stallo dei terreni della manifattura e alla condizione precaria del museo per non rischiare di perdere un patrimonio oltre che un simbolo della storia di Sesto. Per questo abbiamo subito firmato l’appello e siamo contenti che ci sia stata l’adesione di tutti i gruppi consiliari».

La petizione, indirizzata al presidente della Regione Enrico Rossi, è stata diffusa sulla piattaforma on line change.org e può essere sottoscritta da tutti ma, per i meno avvezzi alla tecnologia, non è escluso che a breve siano effettuate anche tradizionali raccolte di firme. «Qualcuno prima di noi ha usato la locuzione ‘I have a dream’ – nell’appello il riferimento all’ex presidente Obama – anche noi abbiamo un piccolo sogno. Vorremmo vedere nei prossimi mesi la fabbrica Ginori su un terreno di proprietà intraprendere gli investimenti annunciati e, accanto, il Museo di Doccia riaperto che accoglie i lavoratori. Uno accanto all’altro perché sono due facce della stessa medaglia». «E’ chiaro – ha sottolineato ieri Bernardo Marasco di Filctem Cgil a nome anche delle altre organizzazioni sindacali – che la dimensione espositiva del museo avrebbe una forza maggiore con accanto la manifattura e l’azienda sarebbe sicuramente avvantaggiata dal legame con il museo e dal fatto di poter legare il proprio marchio e prodotti a una storia e ad un territorio».

Ginori: Firma l'appello rivolto al Presidente Rossi per il rilancio della Manifattura e del Museo di Doccia.
https://www.change.org/p/presidente-della-regione-toscana-richard-ginori-rilanciamo-la-manifattura-e-il-museo 

Appello per la manifattura e per il Museo Ginori

al presidente della Regione Toscana

In questi mesi abbiamo seguito intensamente due vicende tra loro intrecciate.
Da una parte la vicenda dell’Antico Museo di Doccia che ha visto, assieme ad aste deserte, un grande e generoso attivismo di tantissimi soggetti affinché venisse riaperto ai cittadini. Dall’altra le puntate di una sfibrante trattativa tra l’azienda Richard Ginori e Unicredit, BNL e Popolare di Vicenza, ovvero i creditori che possiedono il terreno dove sorge la manifattura, che sta arrivando alla stretta definitiva perché determinerà la permanenza o meno dello stabilimento a Sesto Fiorentino e nell’aria adiacente al Museo.
Qualcuno prima di noi ha usato la locuzione “I have a dream” per manifestare cosa tenesse unita una comunità nella sua battaglia di civiltà. Anche noi, più modestamente, in un tempo in cui le comunità si frantumano e le battaglie che le uniscono appaiono sepolte dal rancore, anche noi, abbiamo un piccolo sogno.
Più modestamente, ma con la stessa intensità civile, un sogno ci unisce.

Vorremmo vedere nei prossimi mesi la fabbrica Ginori su un terreno di sua proprietà intraprendere gli investimenti annunciati e, accanto, il Museo di Doccia riaperto che accoglie visitatori.

Vorremmo che l’opera delle donne e degli uomini, che sono intenti a tenere viva la tradizione che ha accompagnato Sesto Fiorentino nella sua storia, non fosse mortificata. Che la sirena “del Ginori”, che scandisce il lavoro, continui a scandire il tempo della comunità sestese come campana laica del tempo delle opere dell’uomo, e che il Museo riapra i battenti a testimoniare cosa il sapere e il lavoro di questa comunità hanno saputo lasciare e possono ancora lasciare di sublime all’umanità. Uno accanto all’altro perché sono due facce della stessa medaglia. Uno accanto all’altro, perché il museo sarebbe incredibilmente più ricco di fascino e di possibilità di rilancio e sviluppo se se ospitasse le iniziative di un percorso ancora non interrotto e vivo della manifattura; la manifattura perché il marchio, che le è legato, sarebbe sensibilmente più forte per la storia che immediatamente racconterebbe con i propri prodotti sul mercato.

Scusate la semplicità. Noi ragioniamo con la semplicità e la linearità che le questioni di bene comune richiedono. In queste due vicende della collocazione della fabbrica e della riapertura del museo abbiamo vari attori.
Una azienda, dei creditori, dei lavoratori, le realtà del territorio attive per la rinascita del museo, i cittadini sestesi. Per tutti questi soggetti che la fabbrica rimanga dove è oggi e il museo riapra dovrebbe essere l’unico scenario conveniente. Per l’azienda significherebbe acquisire i terreni e far rimanere la fabbricazione nel territorio di Sesto Fiorentino per massimizzare il valore che il marchio trarrebbe dal legame con la sua storia. Per i lavoratori significherebbe la permanenza definitiva della fabbrica lì dove è, consentendo di vedere attuati quegli investimenti strutturali indispensabili al rilancio e a ridare sicurezza per il proprio futuro. Per gli istituti di credito significherebbe realizzare il recupero parziale di un credito che altrimenti non realizzeranno mai per un area ad uso industriale. Per tutti i soggetti che si battono per la riapertura del museo consoliderebbe in maniera chiara la prospettiva di una riapertura di un museo vivificato e unico al mondo perché prossimo alla fabbrica. Per i cittadini sestesi significherebbe non vedersi strappare, non solo un simbolo orgoglioso della propria storia, ma una possibilità di sviluppo lavoro e cultura nel loro territorio.

Noi ragioniamo con semplicità. Ma altre logiche, a parte quelle citate, non sono comprensibili, non sono ammissibili.
Non rientrano in ciò che i soggetti citati possono legittimamente perseguire.
La fabbrica deve restare lì dove è oggi, il museo deve riaprire lì dove è oggi. Chiediamo a tutti di contribuire a questo disegno organico per la propria parte.
Questa è il nostro piccolo sogno, la nostra piccola, ma preziosa battaglia di civiltà. In guardia chi pensi di far valere logiche e interessi scritti sulla carta e non sui valori reali delle cose. Valori certo economici, ma anche culturali e morali.

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Museo di Doccia lettera di Falchi ai parlamentari

da la Repubblica 10 Marzo 2017

LORENZO Falchi, sindaco di Sesto Fiorentino, ha scritto una lettera ai parlamentari toscani delle commissioni cultura di Camera e Senato per rafforzare la richiesta di acquisizione del Museo di Doccia da parte del Mibact. «Vi chiedo, nel rispetto dei ruoli istituzionali e del lavoro parlamentare di contribuire a rappresentare le nostre istanze presso il Ministro, nella speranza di un esito positivo di questa lunga e travagliata vicenda».

Nelle scorse settimane, insieme al consigliere speciale per le politiche culturali Tomaso Montanari, Falchi aveva chiesto al riguardo un incontro al Ministro Franceschini. «Il canale con il Ministero è aperto e siamo fiduciosi di ricevere una risposta — spiega il sindaco — Il problema è che il Museo non può più aspettare ed è necessario che tutte le istituzioni, a tutti i livelli, siano coinvolte. L’acquisizione da parte dello Stato sarebbe un atto straordinario, di grande lungimiranza per lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio culturale. Per questo è necessario che le istituzioni, a tutti i livelli, cooperino per arrivare ad una scelta che, giocoforza, deve essere politica, al di là delle divisioni e delle appartenenze ».

Nella lettera ai parlamentari Falchi ripercorre anche la vicenda del Museo, la cui acquisizione da parte del Ministero è definita un «passo non rinviabile e decisivo per garantire il salvataggio delle opere, in vista di una futura valorizzazione attraverso forme di gestione in grado di mettere insieme le migliori energie pubbliche e private del territorio».

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Richard Ginori: deserta asta per Museo della porcellana Nessuna offerta a tribunale fallimentare Firenze

E' andata deserta l'asta per il Museo della porcellana Richard Ginori di Sesto Fiorentino: nessuna offerta è infatti pervenuta presso il tribunale fallimentare di Firenze, che aveva fissato per oggi una nuova asta dopo quella, deserta, tenutasi a giugno 2016. Il prezzo base era stato fissato in 4,3 milioni di euro; su tutte le opere oggetto dell'asta c'era il diritto di prelazione dello Stato e della società Richard Ginori.(ANSA)

23 Febbraio

Museo Ginori, il sindaco Falchi e il consigliere speciale Montanari chiedono incontro al Ministro
“Momento cruciale per la sopravvivenza del museo”

“L’attenzione sul Museo Ginori da parte del Ministero e della Soprintendenza è stata, fino ad oggi, alta. Ma a quasi tre anni dalla chiusura, alla vigilia di un’asta che, in base alle informazioni in nostro possesso, andrà deserta, è necessario che ci sia un impegno ancora più forte e più netto. Per questo abbiamo chiesto un incontro al Ministro Franceschini, col quale è necessario affrontare una situazione che si fa sempre più delicata”.

Lo ha annunciato il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi intervenendo, questo pomeriggio, durante i lavori della IV Commissione consiliare, ai quali ha preso parte anche il Consigliere per le Politiche culturali Tomaso Montanari.

“Il Museo della Ginori è un museo di impresa - ha affermato il sindaco - che acquisisce e mantiene il suo senso a condizione di rimanere vicino alla manifattura. La battaglia per i terreni dello stabilimento è, per questo, esiziale e legata profondamente al museo che deve essere salvato, la sua proprietà deve essere pubblica e deve essere gestito e valorizzato attraverso una fondazione che metta insieme il pubblico con il privato”.

“Siamo davvero in un momento cruciale - ha puntualizzato Montanari - L’impegno del Ministero, fin ad oggi, c’è stato attraverso il lavoro degli uffici periferici, ma arrivati a questo punto è necessaria una decisione politica, perché la velocità con cui sta degradandosi la struttura non permette di attendere i tempi della burocrazia. Vogliamo sentire dalla viva voce del Ministro quali siano i suoi intendimenti, perché tocca alla Stato mettere la maggior parte dei fondi necessari all’acquisizione. Non possiamo arrivare all’estate senza riposte”.

22/02/2017 19.34
Comune di Sesto Fiorentino

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Ginori, il rebus infinito dei terreni Il caso sul tavolo del Ministero

Firenze, dopo l'occupazione dei dipendenti, all'orizzonte c'è l'asta

Sandra Nistri da la Nazione 17 Febbraio 2017

L’OFFERTA è sul tavolo da tempo e, nel dicembre scorso, è stata nuovamente presentata da Richard Ginori. Lo stallo per l’acquisto dei terreni di viale Giulio Cesare a Sesto Fiorentino dove sorge, dagli anni Cinquanta, la storica manifattura delle porcellane però non si sblocca. Se infatti Kering, proprietà Ginori, ha ribadito l’intenzione di acquistare l’area, di proprietà di due società in liquidazione Ginori Real Estate e Trigono, i tre istituti bancari che rappresentano i maggiori creditori delle due società fallite Unicredit, Banca Popolare di Vicenza e Bnp Paribas non hanno ancora accettato la proposta economica.

NESSUNA cifra è emersa in maniera ufficiale ma, evidentemente, la distanza tra le parti deve essere ancora notevole. Il paradosso, però, è rappresentato dal fatto che la destinazione dei terreni in questione è industriale e nei giorni scorsi sia il sindaco del Comune di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi che il consigliere per il lavoro del presidente della Regione Gianfranco Simoncini hanno chiarito che tale resterà anche in futuro: «Se qualcuno pensa a un possibile cambio di destinazione – ribadisce infatti Falchi – sta sbagliando bersaglio. Per quanto ci riguarda infatti, con la Regione, metteremo in campo ogni possibile strumento a disposizione contro tutti i possibili tentativi di speculazione e ci aspettiamo che le banche creditrici operino con buon senso e che si possa superare al più presto questo stallo». Stallo che – hanno ricordato in più occasioni i sindacati che nei giorni scorsi hanno promosso una occupazione simbolica dello stabilimento – si gioca però sulla testa di 280 lavoratori per i quali, fra l’altro, da pochi giorni sono scattati i contratti di solidarietà a rotazione che prevedono una decurtazione di orario e di stipendio. «La situazione deve sbloccarsi – è il commento di Simoncini – attraverso la nostra Finanziaria abbiamo anche avviato contatti informali per capire quale sia la posizione delle tre banche creditrici». La Regione Toscana ha intanto informato della situazione il Ministero dello Sviluppo economico sottolineando la possibilità di un intervento del Ministero stesso a tutela dell’azienda. Azione questa sposata anche dai sindacati: «Chiederemo al Ministero dello sviluppo economico di convocare un tavolo sulle ultime vicende Ginori di concerto con il Ministero dei beni ed attività culturali – sottolinea infatti Bernardo Marasco Filctem Cgil –. Il rilancio della Ginori, infatti, non può prescindere dalla sua permanenza a Sesto Fiorentino dove è nata e dove è possibile sfruttare la sinergia e vicinanza con il Museo di Doccia che rappresenta un patrimonio». Patrimonio che andrà all’asta però il prossimo 23 febbraio e per il quale è stato chiesto anche un intervento diretto dello Stato e del ministro Franceschini.

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Occupazione simbolica alla Ginori

"Solo i lavoratori fanno sacrifici"

I sindacati chiederanno un tavolo di concertazione per superare lo stallo

di SANDRA NISTRI su la Nazione 16 Febbraio 2017

UNA OCCUPAZIONE simbolica dello stabilimento di viale Giulio Cesare per ribadire che la fabbrica Ginori è un patrimonio dei lavoratori e dell’intera Sesto e per chiedere lo sblocco dell’acquisto dei terreni che rischia di compromettere il rilancio dell’azienda. Hanno scioperato per l’intero pomeriggio ieri i dipendenti della storica manifattura sestese occupando la Richard Ginori per una assemblea cui hanno preso parte anche il sindaco di Sesto Lorenzo Falchi ed il consigliere per il lavoro del presidente della Regione Gianfranco Simoncini. Un incontro che ha ripercorso quanto accaduto, anzi non accaduto, nelle ultime settimane con un nuovo no delle tre banche creditrici del fallimento Ginori Real Estate e Trigono (Unicredit, Banca Popolare di Vicenza e Bnp Paribas) e una situazione di preoccupante stallo: «Abbiamo convocato questa assemblea con le istituzioni- ha spiegato Giovanni Nencini Rsu Cobas- per capire quale sia la situazione reale. Giustamente, durante l’incontro, è stato rilevato più volte il paradosso che, mentre i lavoratori fanno sacrifici accettando il contratto di solidarietà e tagli agli stipendi, c’è chi gioca sulle loro teste». 

La posizione dei sindacati è infatti netta: «Se c’è un’altra offerta- ha sottolineato infatti ieri Bernardo Marasco Filctem Cgil- ce lo dicano, se non c’è e una sola azienda è interessata ad acquisire i terreni, visto che la destinazione per quest’area è industriale, allora che si superi lo stallo. Come avviene in ogni trattativa le due parti, anche se molto distanti nelle posizioni, si chiudano in una stanza ed escano solo dopo avere trovato un accordo per rispetto di 280 lavoratori. Se questo non avviene viene da pensare che dietro possa esserci qualcosa di torbido, che non comprendiamo e che ci spinge a pensare male». I sindacati annunciano che chiederanno al Ministero dello Sviluppo economico di convocare un tavolo sulle ultime vicende Ginori di concerto con il Ministero dei beni ed attività culturali «visto che la questione e anche il rilancio commerciale dell’azienda è legata anche alla vicinanza con il Museo di Doccia». 

Da Falchi e Simoncini è arrivato un sostegno forte ai lavoratori: «Per quanto ci riguarda- ha detto il sindaco di Sesto- ribadiamo che non ci sarà spazio per alcuna speculazione sull’area Ginori che è a destinazione industriale e tale rimarrà. Quindi se qualcuno ha in mente cose diverse qui non potrà realizzarle». Sulla stessa linea Simoncini: «La Regione- ha detto- continuerà a promuovere incontri con tutti i soggetti interessati e se ci sarà un tavolo al Ministero parteciperà. Abbiamo poi attivato, attraverso la nostra finanziaria, contatti informali per capire la posizione delle tre banche creditrici».

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Domani la protesta dei dipendenti di Richard Ginori

da T24 del 14 Febbraio 2017

E' in programma per domani, dalle 14, la protesta dei dipendenti Richard Ginori che occuperanno simbolicamente lo stabilimento di Sesto Fiorentino.

La protesta nasce per i ritardi nella cessione della fabbrica fiorentina, con la Regione che ha «manifestato preoccupazione per quanto riguarda i tempi e la possibilità di procedere all'acquisto dell'area, non avendo avuto ancora risposte all'offerta formale di acquisto formulata a dicembre ai liquidatori».

La Cgil vuole «ribadire con forza che ogni ritardo nell'acquisizione dei terreni mette a repentaglio il rilancio dell'azienda e rende più incerto il destino dei 280 lavoratori».

All'interno della fabbrica è in programma un'assemblea: interverrà il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi e il consigliere del presidente della Regione Gianfranco Simoncini.

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"Lo stato deve comprare il museo di Doccia"

Asta fissata il 23 febbraio, base poco più di 4 milioni. Il Pd scrive a Franceschini

di SANDRA NISTRI su la Nazione 12 Febbraio 2017

NON ESISTE un piano B. Richard Ginori è più che mai interessata a rimanere a Sesto e non contempla altre possibili alternative. La notizia, positiva, arriva dalla stessa azienda che ribadisce come «l’acquisto dello stabilimento di Sesto Fiorentino resti elementi prioritario e qualificante del piano industriale presentato, discusso e negoziato con i sindacati». Quindi la società «rimane fiduciosa che tutte le parti in causa si adoperino per renderlo possibile in tempi brevi e, nel frattempo, sta proseguendo negli studi e nelle valutazioni necessarie per operare gli investimenti per recuperare la massima produttività ed efficienza della manifattura». L’auspicio, dunque, è che si possa concludere finalmente lo stallo sull’acquisto dell’area Ginori e che l’offerta presentata nel dicembre scorso dall’azienda possa essere accettata dalle tre banche creditrici.

AUSPICIO fatto proprio anche dal Pd di Sesto che si dice preoccupato dal rallentamento della vicenda e annuncia che appoggerà l’iniziativa di mobilitazione annunciata dai lavoratori per la prossima settimana sempre sul tema terreni. Ieri intanto il Pd sestese ha chiesto un intervento statale per salvare il Museo di Doccia per la cui vendita è prevista un’asta pubblica il 23 febbraio al Tribunale di Firenze con un prezzo base di 4 milioni e 334mila euro: «Con tutto il gruppo consiliare ed il Pd di Sesto – spiegano infatti il capogruppo Pd Lorenzo Zambini e la reggente Claudia Pecchioli – abbiamo inviato una lettera al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini affinché lo Stato acquisisca il museo. Pensiamo che la proprietà di questa struttura debba essere pubblica e come soggetto pensiamo allo Stato in primis. Come abbiamo scritto nella lettera indirizzata al ministro crediamo fortemente che il museo di Doccia sia patrimonio della collettività, un patrimonio che rappresenta nel mondo la cultura, il lavoro e l’identità di un Comune come Sesto Fiorentino e dell’Italia intera. L’acquisizione da parte dello Stato sarebbe un fatto di straordinaria importanza e rappresenterebbe un coronamento per l’identità culturale di tutti noi».

LA CONCLUSIONE della missiva è rivolta direttamente a Franceschini: «Siamo certi della tua profonda attenzione per un luogo straordinario della cultura italiana che potrà trovare in seguito, con una azienda rinnovata e stabilmente attiva al suo fianco, la dinamicità che il più antico museo d’Europa merita».

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Ginori, stop agli esuberi e stallo sui terreni

Antonio Passanese dal Corriere Fiorentino 9 Febbraio 2017

«Teniamoci in contatto». Chi si aspettava una riunione con fuoco e fiamme si è dovuto ricredere: l’incontro sulla vertenza Ginori tra il governatore Enrico Rossi, il suo consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini, il sindaco di Sesto Lorenzo Falchi e i tre liquidatori di Ginori Real Estate, proprietaria insieme a Trigono dei terreni su cui sorge la fabbrica, è stato solo interlocutorio. L’unica novità emersa dal summit, che si è tenuto ieri in Palazzo Strozzi Sacrati, è che non vi sarebbero altre offerte di acquisto dell’area rispetto a quella avanzata da Kering. «I tre commissari liquidatori ci hanno detto che la trattativa è in stallo senza però spiegarcene il motivo — dice Falchi — Noi abbiamo confermato ancora una volta che su quei terreni non permetteremo alcuna speculazione edilizia. I liquidatori ci hanno promesso che riparleranno con le tre banche creditrici. Gli abbiamo infine chiesto di contattarci presto». La partita, dunque, si giocherebbe tutta sulla proposta che il gruppo Kering ha inviato a Ginori Real Estate e Trigono alla fine del 2016 ma che, secondo Banca Popolare di Vicenza, Unicredit e Bnp Paribas, non corrisponderebbe al reale valore di quell’area. Intanto a Sesto i 280 lavoratori della Manifattura di Doccia si sono riuniti in assemblea per discutere della «gravissima situazione dell’azienda» e per confermare che, senza l’acquisto dei terreni, verrebbe meno anche il piano industriale triennale presentato dalla società nel dicembre scorso. I sindacati, che poi hanno avuto un lungo colloquio con il ceo di Ginori, Giovanni Giunchedi, sono però riusciti a strappare il congelamento degli 87 esuberi in cambio dei contratti di solidarietà.

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Contratti di Solidarietà per quasi tutti i lavoratori

da la Nazione 8 Febbraio 2017 

L’ULTIMA parola spetterà all’assemblea dei lavoratori convocata per questa mattina ma, a meno di sorprese inaspettate, da lunedì partiranno i contratti di solidarietà per la maggior parte dei lavoratori Richard Ginori: «Si tratta – spiega Giovanni Nencini Rsu Cobas – di una delle misure che erano state concordate con l’azienda, insieme ai prepensionamenti e alle uscite volontarie dei lavoratori, a fronte del ritiro degli 87 esuberi annunciati. E’ un grosso sacrificio per i dipendenti in termini economici, ma che affrontiamo per poter lavorare tutti. Facciamo la nostra parte ma di contro chiediamo che si risolva al più presto la vicenda dell’acquisto dei terreni, fondamentale per il rilancio dell’azienda».

La questione sarà al centro di un incontro, oggi pomeriggio a Palazzo Strozzi Sacrati, tra Regione, Comune di Sesto e liquidatori del fallimento Ginori e continua ed essere fonte di preoccupazione: «Il piano industriale Ginori – sottolinea Bernardo Marasco Filctem Cgil – deve passare per il rilancio commerciale e gli investimenti nello stabilimento di Sesto. E’chiaro che, per entrambi, è imprescindibile che ci sia l’acquisizione dei terreni, senza la quale non ci potrebbero essere investimenti».

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Ginori, alt dei creditori alla vendita

No alla cessione dei terreni a Grg. Rossi e Falchi: niente speculazioni, lì solo industrie

Antonio Passanese dal Corriere Fiorentino 7 Febbraio 2017

I creditori di Trigono dicono no alla vendita a Grg dei terreni occupati dalla fabbrica di ceramiche Richard Ginori e dentro l’azienda ricominciano le fibrillazioni.

La domanda che ora tutti, dipendenti e sindacati, si pongono è: cosa ne sarà dello stabilimento di viale Giulio Cesare? Non si esclude, infatti, che Kering, proprietaria del marchio, possa decidere di trasferire la produzione in un altro luogo dove poter fare investimenti ma soprattutto dove poter costruire la nuova fabbrica della Manifattura di Doccia: uno stabilimento al passo con i tempi e a basso consumo energetico.

Nei mesi scorsi si era parlato di Scandicci, dove la società di François-Henri Pinault ha alcuni capannoni tutt’ora inutilizzati, ma la notizia non è mai stata confermata dal gruppo francese. Quello che è certo, come afferma un dirigente della Grg che chiede l’anonimato, è che «ora bisogna correre ai ripari» e studiare un piano B. Kering, infatti, non può più permettersi di continuare a pagare affitti milionari e a ritardare la ripresa produttiva che, proprio a causa dei mancati investimenti sui forni e su altri macchinari, stenta a decollare. Secondo la Grg inizialmente i liquidatori della Trigono avevano espresso parere favorevole all’offerta attivandosi subito verso le tre banche creditrici, poi tutto di un colpo la trattativa si è arenata fino a bloccarsi definitivamente. 

Il governatore Enrico Rossi e il sindaco di Sesto Lorenzo Falchi, però, non demordono e ieri hanno chiesto alla curatela fallimentare della Ginori Real Estate (società in fallimento in cui rientra anche Trigono) di ripensarci e di «esprimersi quanto prima e favorevolmente» in modo da superare la situazione di incertezza che coinvolge 280 lavoratori. In ogni caso Regione e Comune hanno fatto presente che è confermata, anche per il futuro, la destinazione ad uso industriale dell’area, così come sancito da atti formali (piano strutturale e regolamento urbanistico), adottati e approvati da Comune e Regione per scongiurare eventuali interventi speculativi.

«L’auspicio di tutti — scrivono Rossi e Falchi in una nota congiunta al termine dell’incontro di ieri in Regione — è quindi che si possa rapidamente risolvere il problema nel modo migliore. In tal senso, ci impegniamo a invitare a un colloquio i liquidatori per ulteriori approfondimenti e per individuare le iniziative più opportune che potranno essere assunte». E il sindaco sestese ribadisce che in viale Giulio Cesare non permetterà alcuna speculazione.

Dopo un 2016 da dimenticare (bilancio in rosso e 87 esuberi annunciati), il 2017 per la Richard Ginori doveva essere l’anno della rinascita e del rilancio ma alla luce di queste ultime novità a Parigi dovranno cercare una soluzione che salvi il salvabile e accontenti tutti. Lavoratori compresi.

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Richard Ginori, Regione e Comune auspicano rapida conclusione acquisto area industriale

27 Gennaio 2017

FIRENZE - Un incontro tra Regione Toscana, Comune di Sesto Fiorentino, organizzazioni sindacali e rsu della Richard Ginori si è svolto oggi nella sede della Presidenza regionale in piazza Duomo. Per la Regione era presente Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente Rossi sulle questioni del lavoro, e per il Comune di Sesto Marco Becattini, assessore allo sviluppo economico.

L'incontro era stato richiesto dai rappresentanti dei lavoratori per un aggiornamento sullo stato del confronto sul piano industriale della Richard Ginori e sull'utilizzo degli ammortizzatori sociali.

Le organizzazioni sindacali hanno informato Regione e Comune che, dopo il raggiungimento dell'accordo su linee guida per gli ammortizzatori sociali, il confronto in corso sta procedendo positivamente con buone possibilità di arrivare a breve alla stipula di un accordo.

Al tempo stesso i rappresentanti sindacali hanno ribadito l'esigenza che sia conclusa al più presto la trattativa per l'acquisizione dello stabilimento e dell'area dove ha sede l'azienda manifatturiera.

Da parte di Simoncini è stato comunicato ai sindacati che in queste settimane sono stati mantenuti contatti costanti sia della Regione che del Comune nei confronti della direzione aziendale, e che è stata registrata la sua volontà di concludere al più presto l'acquisizione dell'area industriale.

Di qui pertanto l'auspicio formulato dalle istituzioni  verso i liquidatori e delle banche interessate affinchè si possa arrivare alla conclusione definitiva del contratto di acquisto, passaggio fondamentale per il rafforzamento e il rilancio della Richard Ginori. 

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Museo Ginori, l'asta nasce off limits

"Il futuro è legato alla manifattura"

Per lo Stato spese troppo alte. Cgil: ‘Il nodo centrale sono i terreni’

Sandra Nistri da la Nazione 13 Gennaio 2017

DIFFICILE fare previsioni ma anche l’asta del 23 febbraio che riguarda il Museo di Doccia potrebbe andare deserta. Se infatti da una parte la Gucci Richard Ginori, proprietaria del marchio, ha già fatto sapere di non essere interessata all’acquisto dall’altra è improbabile che lo Stato possa esercitare la prelazione. La cifra fissata a base d’asta, 4 milioni e 300mila e passa euro, infatti rappresenta un notevole esborso ma, soprattutto, preoccuperebbero i costi successivi: quelli per la gestione e per il ripristino del museo, in condizioni di degrado che necessiterebbe di un corposo e sostanzioso (dal punto di vista economico) recupero. Intanto però tutti sembrano concordare sul fatto che per salvare il museo è necessario mantenere il legame con la fabbrica Ginori: «Trovo che sia legittimo lo strumento dell’asta per il museo così come ugualmente legittimo è che ci sia qualcuno che possa essere interessato all’asta - commenta ad esempio Bernardo Marasco Filctem Cgil - la mia impressione, però, è che la questione del museo di Doccia potrà trovare una soluzione solo quando si avrà effettiva certezza del mantenimento dello stabilimento Ginori a Sesto con l’acquisizione dei terreni. L’operazione, nelle scorse settimane, era stata data per imminente ma poi non abbiamo avuto più notizie: quindi l’appello che faccio a tutti gli interessati è che al più presto possa essere concluso questo passaggio».

Sulla stessa linea anche il Pd di Sesto: «Per salvare il museo - commenta infatti il capogruppo Pd Lorenzo Zambini - il primo passo è che l’azienda sciolga il nodo dell’acquisizione dei terreni come il Pd ha sempre detto. E’ essenziale che la fabbrica rimanga dov’è. Nei mesi scorsi c’è chi, con superficialità, scindeva la questione del museo dalla questione aziendale ma per fortuna quel tipo di ragionamento è tramontato». Per Claudia Pecchioli- reggente del Pd sestese- «una grande garanzia sono i vincoli sopra al museo di Doccia. La collezione è vincolata e non può essere spostata da quello stabilimento. Il museo deve stare accanto alla fabbrica, solo in questo modo si garantisce la sua riapertura e un futuro vitale. E’ necessario un tavolo interistituzionale permanente che possa osservare, in modo coordinato con tutti i livelli istituzionali coinvolti, gli sviluppi e le azioni da fare congiuntamente».

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Il museo di Doccia va all’asta «Il tesoro Ginori deve restare qui»

La vendita è fissata per Febbraio. L'impegno del sindaco Falchi

di SANDRA NISTRI su la Nazione 11 Gennaio 2017

IL MUSEO di Doccia va all’asta. La vendita è fissata per il prossimo 23 febbraio alle 12 al Tribunale di Firenze e le richieste di eventuali compratori potranno essere presentate entro il giorno prima alle 12. Prezzo base, non alla portata di tasche normali ma adeguato per quanto di prezioso è contenuto la sede di viale Pratese, 4 milioni 334mila700 euro con un rialzo minimo delle offerte di 15mila euro ed un deposito cauzionale del 10%. L’ordinanza di «vendita attraverso procedura competitiva» è stata disposta dal giudice delegato del fallimento Richard Ginori 1735 spa dottoressa Rosa Selvarolo per un unico lotto che comprende l’immobile e le collezioni presenti al suo interno. 

Su tutti i beni all’asta potrà esercitare per primo il diritto di prelazione lo Stato e poi la Richard Ginori srl (già GRG srl) ovvero l’attuale proprietà dell’azienda Ginori. Dettagli tecnici a parte l’asta per il Museo Ginori rappresenta comunque l’ennesima ferita, pur prevedibile, in una vicenda complicata: «La notizia dell’asta certamente non stupisce – commenta infatti il sindaco sestese Lorenzo Falchi che ha anche la delega alla cultura – non è la prima asta pubblica e rappresenta l’unica via percorribile in seguito al fallimento. Siamo pronti a sostenere ogni iniziativa che vada nella direzione del salvataggio e nel rilancio del museo, anche attraverso forme di gestione innovative, come ad esempio la fondazione di partecipazione». Non va dimenticato però –- prosegue – «che il museo di Doccia è uno strumento d’impresa ed è evidente come sia prioritario, per il suo salvataggio e il suo rilancio, che la Richard Ginori rimanga a Sesto Fiorentino. E’ in corso una trattativa tra la nuova proprietà e i creditori del fallimento della vecchia società per l’acquisizione dei terreni e dello stabilimento; la stiamo seguendo attentamente, con contatti costanti con azienda e sindacati e siamo pronti a sostenere ogni iniziativa che porti ad un epilogo positivo per il futuro della manifattura e della nostra città». 

L’obiettivo prioritario è dunque che il museo Ginori resti sul territorio: «Abbiamo saputo dell’asta solo oggi (ieri ndr.) – è il commento infatti del Soprintendente a Archeologia, Belle Arti e paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e province di Pistoia e Prato Andrea Pessina – e subito c’è stata una riunione per capire come muoversi. La cosa principale da dire è che è fondamentale che il museo rimanga a Sesto».

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