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altri articoli 2017

Appalti pubblici, a Bagno a Ripoli siglato innovativo protocollo tra Comune e Cgil-Cisl-Uil Firenze

Clausola sociale, responsabilità solidale, white list delle imprese, risoluzione dei contratti se manca la sicurezza sul lavoro: appalti pubblici, innovativo accordo siglato tra Comune di Bagno a Ripoli e Cgil-Cisl-Uil Firenze. “Sì alla legalità e al lavoro sicuro, lotta alla criminalità”

La clausola sociale (nei cambi di appalto, i lavoratori vanno riassorbiti da chi subentra); la responsabilità solidale (in caso di ritardo nelle retribuzioni, se ne fa carico la stazione appaltante); il rating di legalità per le aziende aggiudicatarie tramite la costituzione di una white list presso la Prefettura; penali fino alla risoluzione del contratto per le ditte inadempienti sulle norme circa la salute e la sicurezza sul lavoro.

Sono questi alcuni dei punti dell’innovativo Protocollo d’intesa in materia di appalti pubblici, concessioni di lavori, forniture e servizi tra il Comune di Bagno a Ripoli, Cgil, Cisl e Uil di Firenze. L’accordo è stato firmato oggi tra le parti presso il Comune di Bagno a Ripoli. L’intento del Protocollo, si legge nel dispositivo, è quello di “definire i principi fondamentali che possono determinare un’economia sana per un andamento economico generale che ha come priorità l'occupazione e la qualità del lavoro, garantendo al contempo legalità, efficienza e coesione sociale, oltre che lotta alla criminalità organizzata”. “Nel settore degli appalti pubblici, delle concessioni di lavoro, di forniture e servizi - si prosegue -, l'obiettivo condiviso è quello di contrastare il ricorso al lavoro non di qualità, non rispettoso delle applicazioni dei contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali di lavoro firmati dalle associazioni datoriali e dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale, oltre al rispetto e alla piena applicazione delle leggi in materia di lavoro e di salute e sicurezza come deterrente per la criminalità organizzata dal condizionare l’economia legale e del territorio”.

“Siamo orgogliosi – dice il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini - di essere i primi tra i comuni dell'area metropolitana a sottoscrivere questo accordo, che mette al centro il lavoro di qualità, la sicurezza sul posto di lavoro, la legalità e la trasparenza negli appalti. Obiettivi che le amministrazioni pubbliche devono porsi come priorità. E che il Protocollo promuove con misure tangibili come la responsabilità solidale per la continuità del lavoro alle persone o la realizzazione delle 'white list' per l'individuazione delle aziende 'sane'”.

Dice Laura Scalia (Cgil Firenze): “Si tratta del primo accordo di questo tipo all’interno della Città Metropolitana, dove si sancisce che la qualità del lavoro è un investimento sul territorio e lo qualifica. L’auspicio è che questo modello possa ora essere replicato in altri territori come buona pratica da imitare”.

Nicola Longo, della Cisl di Firenze e Prato, esprime “soddisfazione per la firma del protocollo con il comune di Bagno a Ripoli, che ha dimostrato una forte sensibilità su un argomento delicato e impegnativo. Questa intesa punta a rendere ancor più trasparente l’impianto delle gare per gli appalti ed i servizi, introducendo meccanismi importanti come la norma premiale per le aziende che non hanno avuto infortuni negli ultimi 3 anni e la clausola sociale che migliora notevolmente la regola stabilita dal nuovo codice degli appalti. Sarà importante la piena applicazione del protocollo, con l’auspicio che anche altri comuni seguano l’esempio di Bagno a Ripoli, compresa la città metropolitana.”

“È un accordo molto importante – commenta Arturo Papini, segretario Organizzativo Uil Toscana - perché segna un passo in avanti importante per definire i confini di un lavoro di qualità e rispettoso dei diritti dei lavoratori. Servono impegni concreti come questi per garantire un contrasto e un argine efficace a tutti i tentativi di creare lavoro al di fuori delle norme previste dai contratti nazionali. Siamo quindi soddisfatti di questo accordo, il primo di questo tipo nell'area fiorentina, che prevede il rispetto delle clausole sociali, delle leggi in materia di salute e sicurezza per condizionare in senso positivo l’economia del territorio. Troppo spesso, infatti, ci troviamo di fronte a fenomeni di illegalità che toccano anche il nostro territorio, e il coraggio del Comune di Bagno a Ripoli nel sostenere questo tipo di accordi dovrebbe essere a modello per tutta l'area metropolitana di Firenze”.

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ANNUNCIANO 225 INGRESSI MA GIANNOTTI AVVERTE: “NIENTE DI DECISO , PRIMA FACCIAMO I PREPENSIONAMENTI”

Alia: i sindacati festeggiano, il manager li gela

ERNESTO FERRARA su la Repubblica 14 Novembre 2017

BAGARRE sulle assunzioni in Alia, la mega azienda dei rifiuti da quasi 1,5 milioni di abitanti che da qualche mese ha messo insieme il Quadrifoglio, l’Asm di Prato, il Cis di Montale e Publiambiente di Empoli. I sindacati annunciano festosi 225 nuovi posti di lavoro in azienda da qui al 2018, ma l’amministratore delegato Livio Giannotti frena: «Non c’è niente di deciso », avverte. Ricordando che a fronte degli ingressi il numero delle uscite sarà comunque più ampio: 359 tra pensionamenti e “Ape”, con una riduzione del numero degli addetti complessivi di oltre 100 unità. Per il momento chi ha in mente di provare ad entrare in Alia deve aspettare a fare i salti di gioia.

Non che sia totalmente falso quello che hanno annunciato tra ieri e domenica scorsa la Fp Cgil e la Fit Cisl, ma probabilmente le dichiarazioni dei sindacati sono state affrettate. Spiega la Cgil, che ha appena riconquistato la maggioranza interna nella Rsu di Alia, che «il 10 novembre ha firmato un accordo (insieme a Fit Cisl, Uilt e Fiadel) per l’assunzione di 225 lavoratori entro marzo 2018». Accordo che prevederebbe, dice la Cgil, la stabilizzazione del personale in graduatoria non ancora assunto (67 persone) e la creazione di due nuovi bandi di gara per operatore ecologico, autista, operatori di impianti e impiegati. Per un totale di 225 assunzioni tra stabilizzazioni e nuovi ingressi (tra 140 e 150). Anche la Cisl dice la stessa cosa: «Le assunzioni riguarderanno vari profili professionali (autisti, operatori ecologici, tecnici e impiegati) e mirano a far fronte sia al ricambio generazionale che a nuovi lavori e attività » rivendicano Stefano Boni e Francesco Chiaravalli.

Ma non è proprio ancora così, secondo l’azienda. Giannotti non nega una trattativa coi sindacati in corso ma spiega che il quadro è in evoluzione. I numeri di Alia sono del resto ora parecchio diversi rispetto a quelli del solo Quadrifoglio e anche le prospettive diventano diverse: 1870 dipendenti, 49 Comuni, la possibilità di partecipare anche a gare fuori regione e persino all’estero. Nulla però è stato ancora deciso, avverte Giannotti. Precisando che ci sono comunque anche circa 360 uscite di dipendenti ancora da definire: «E poi le assunzioni siamo noi a deciderle e dipendono da tante cose». La spa dei rifiuti intanto, dopo il caos dei calcoli sbagliati sulla Tari a Milano, avvisa: «In tutti i comuni gestiti dall’azienda la tassa rifiuti è sempre stata applicata correttamente ». A chiedere lumi in Consiglio comunale ieri era stata pure Miriam Amato di Alternativa Libera. Nessun problema anche nei comuni dove c’è Sei Toscana.

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Alia spa (Firenze-Prato-Pistoia), primo voto per il rinnovo Rsu. Il programma Fp Cgil

Alia spa: 25 e 26 ottobre al voto per la prima Rsu e Rlssa della nuova azienda, i 2mila dipendenti sceglieranno i loro 25 nuovi rappresentanti. La Fp Cgil pronta con oltre 40 tra candidate e candidati: “Appuntamento importante, i nostri 4 punti: più occupazione, più sicurezza, migliore organizzazione, difesa dell’ambiente”

Igiene ambientale: il 25 e 26 ottobre si vota a livello nazionale per il rinnovo di Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) e Rlssa (quelle specifiche sui temi della sicurezza, salute e ambiente). In Alia spa (2mila dipendenti) la Fp Cgil presenta 40 tra candidate e candidati per il rinnovo delle Rsu (nelle circoscrizioni di Firenze, Empoli, Prato e Pistoia) e 9 (alcuni dei quali già in lista come Rsu) per l'elezione degli Rlssa.

Aumentare l'occupazione e renderla sempre più stabile, migliorare le condizioni di salute e sicurezza, determinare una più efficiente organizzazione del lavoro, difendere l'ambiente e la qualità dei servizi ai cittadini: questi i principali impegni che si caratterizzano dietro le parole “Fp Cgil, c'è una bella differenza!” (hashtag #FpBellaDifferenza) e per le quali le lavoratrici e i lavoratori che si sono candidati hanno messo la faccia e il loro impegno. Questi sono i punti con i quali la nuova Rsu di Alia spa si troverà a trattare, in un'azienda nata da pochi mesi dalla fusione di quattro precedenti aziende diverse tra di loro per organizzazione del lavoro e relative condizioni economiche e normative dei lavoratori.

Ma chi sono i 40 candidati e candidate di Fp Cgil che si propongono per rappresentare i 2mila lavoratori di Alia? Uomini e donne, c’è un mix omogeneo tra chi è alla prima esperienza e chi ha già fatto il delegato, sulla base del principio del rinnovamento nella continuità. Le nuove Rsu e Rlssa avranno un ruolo dirimente legato a quanto previsto dal contratto nazionale Utilitalia che ha rafforzato i compiti delle Rsu sui luoghi di lavoro, attribuendo loro un determinante protagonismo, ma ha anche arginato gli effetti peggiori del Jobs Act, rafforzato il sistema di tutela nei cambi di appalto e costruito un sistema di sostegno ai dipendenti. Un sistema che va dalla sanità integrativa a un fondo che finanzia eventuali processi di prepensionamento, passando per l'incremento della previdenza complementare fino a forme di tutela maggiore sul versante della salute e sicurezza.

Per tutto ciò esercitare il diritto di voto assume un valore ancora più importante, perché il voto dei lavoratori di Alia spa deciderà chi gli rappresenterà per i prossimi tre anni. L'appello della Fp Cgil per il 25 e il 26 ottobre è di votare perché il nostro è un impegno per i lavoratori, per la contrattazione, per l'occupazione.

Firmato: Fp Cgil

Notizia del: lun 23 ott, 2017

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Il caso del divano scatena il duello tra Alia e sindacati

Un solo operatore per i rifiuti ingombrati. La Cgil: sicurezza non rispettata. La replica: i controlli ci sono

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 20 Giugno 2017

Un ragazzone prova a portare un divano sul furgone. Non ci riesce, arranca. Ha il furgone in mezzo di strada: dalle auto bloccate dietro di lui, escono delle ragazze, poi altri ragazzi, che lo aiutano e montano il divano sul mezzo. Una bella dimostrazione di solidarietà, quella andata in scena venerdì sera a Firenze sud. Ma il ragazzone è un operatore in appalto per Alia (ex Quadrifoglio) e sta lavorando per conto di una partecipata pubblica in appalto, per il ritiro dei rifiuti ingombranti. Ma non è normale e corretto che sia mandato da solo a fare un’operazione praticamente impossibile.

L’episodio è rimbalzato su Facebook, con commenti anche pesanti sull’uso degli appalti da parte della partecipata che si occupa dei rifiuti in tutte le province di Firenze, Prato e Pistoia. Ma i sindacati non si stupiscono. «Siamo nella violazione delle norme di sicurezza oltre che dell’etica — attacca Riccardo Dei della Cgil Funzione pubblica —. Abbiamo sollevato da tempo questo problema: è una grossa guerra. Con la miseria di lavoro che c’è oggi, gli appalti sono tanti. Sono settori dove non è richiesta professionalità particolare. E quindi in queste aziende ci trovi un po’ di tutto». Ma soprattutto, con appalti i dati al massimo ribasso «si scarica il costo del lavoro fuori. Sulla pelle di dipendenti di altre aziende, meno controllate e strutturate di Alia».

Livio Giannotti, Ad di Alia, non ci sta: «L’episodio rappresenta un evidente non rispetto di una regola contrattuale, sulle quali interveniamo costantemente, non solo richiamando le aziende ma anche contestando le penali. Nei bandi di appalto ci sono i piani di sicurezza: se manca la persona, non possono fare il servizio. E ora ricostruiremo cosa è successo». E sul fronte degli appalti, attacca la Cgil: «Intervenite nelle aziende che fanno questo lavoro, per far rispettare i diritti dei lavoratori. A far rispettare il bando di gara ci pensiamo noi»

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"Nessun accordo"

Polizia municipale: sindacati contro Comune 

di TOMMASO CARMIGNANI su la Nazione 31 Ottobre

«HANNO approvato un documento senza consultarci, parlano del primo gennaio 2018 come data in cui diventeremo dipendenti dell’Unione dei Comuni ma per noi, al momento, c’è solo grande preoccupazione». A parlare sono le rappresentanze sindacali della polizia municipale, servizio passato ormai da quattro anni in carica all’ente di piazza della Vittoria. «Il fatto è che qui manca la struttura. Speravamo che la trattativa per i 106 dipendenti inizialmente in carico agli undici comuni avesse prodotto un risultato, quello cioè di garantire un buon servizio alla cittadinanza. Adesso ci troviamo in situazioni di contrasto e questo nuoce sia al personale che rappresentiamo che ai cittadini». 

TUTTO NASCE da un comunicato stampa in cui i sindaci delegati e la presidente Barnini, non più tardi di qualche giorno fa, annunciavano di aver risolto tutte le magagne e di essere finalmente pronti a farsi carico degli agenti di polizia municipale del territorio. Il servizio è gestito dall’ente, ma i dipendenti, al momento, restano stipendiati dai comuni: nel 2018 passeranno all’Unione. A questo si aggiungono le dichiarazioni della stessa Barnini in cui si parla di un sostanziale aumento del personale che dovrebbe avvenire a breve. «La verità – dicono ancora Mattia Scali, Santi Orsini e Mauro Daini dell’Rsu – è che il servizio è decimato da pensionamenti e mobilità concesse negli anni verso altri comuni. C’è stata una drastica riduzione del personale che sul territorio trova difficoltà a mantenere il presidio. Nel comunicato si leggono belle parole, ma a noi non è stato detto niente, per noi la trattativa è ancora in corso e di sicuro non c’è nessun accordo. Loro parlano di un documento che ci accontenta, ma nessuno ha avuto il piacere di leggerlo. Venerdì faremo un’assemblea e non escludiamo altri provvedimenti». 

DOPO DUE STATI di agitazione e 4 proroghe, gli scenari restano molteplici e le rappresentanze sindacali non escludono nulla. « Noi – dicono infine – non siamo contro l’Unione, perché può essere funzionale. Sappiamo che i singoli comuni non possono più gestire singoli servizi, ma il problema è che non riusciamo a individuare direzione e strategie. La verità è la macchina amministrativa non è attrezzata a svolgere i compiti che gli si assegnano. Nessuno ha detto che sia semplice, ma serve un progetto che ancora non siamo riusciti a vedere».

IL RETROSCENA «IN 88 SI COPRE UN TERRITORIO PER CUI NE SERVONO 170»

«Siamo pochi, un problema irrisolto» 

IL PROBLEMA principale a cui devono far fronte gli agenti di polizia municipale del territorio è la carenza di personale. In tutto sono 88, meno della metà rispetto a quelli che servirebbero. Per coprire un territorio di 735 chilometri quadrati, con circa 180mila abitanti, sarebbero infatti necessari almeno 170 vigili. «Noi – spiegano ancora le Rsu – abbiamo messo sul tavolo i problemi. Personale, risorse organizzative e finanziarie, ma anche la stabilità lavorativa. Ci hanno detto che si sarebbero fatti carico della questione, ma ad oggi non vediamo risultati». 

QUESTO si traduce in una scarsa presenza sul territorio. «Facciamo un esempio. Uno esce di casa e si trova una macchina parcheggiata davanti al proprio passo carrabile: con carenza di personale – dice il segretario provinciale di categoria, Ivan Galante – l’intervento può avvenire con notevole ritardo. E nel frattempo il cittadino che fa? Ma gli esempi possono essere decine: incidenti, risse, situazioni di pronto intervento. E’ un bel problema». A proposito di pronto intervento: le pattuglie che svolgono il servizio sono tre per tutto il Circondario, ma spesso si riducono a due per via dei turni e delle ferie. «In questo modo – dicono le Rsu – il lavoro ordinario viene meno». 

UN’ALTRA QUESTIONE riguarda poi Villa Serena, struttura sanitaria di Montaione. I dipendenti comunali sono 45 e rappresentano un terzo del personale. Il resto proviene da una cooperativa. Sono spaventati dal passaggio di consegne al nuovo datore di lavoro, ossia l’Unione dei Comuni. In questo caso la faccenda diventa ancora più complicata. Il 31 dicembre prossimo la Società della Salute Empoli Valdelsa si unirà con quella del Valdarno Inferiore e Villa Serena sarà gestita dal nuovo ente (che dipende dall’Asl). Se il passaggio di consegna dei dipendenti non avverrà si potrebbe creare una situazione decisamente intricata: il dipendente comunale opererà per conto dell’Unione dei Comuni che a sua volta ne affiderebbe il lavoro alla Società della Salute. «E’ chiaro che così non va. Oggi si parla del primo gennaio come data insindacabile per il passaggio di consegne, ma questa cosa, in un anno, è stata ripetuta almeno quattro volte. La misura – dice Roberto Mazzi della Funzione pubblica Cgil di Firenze – è colma».

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Polizia municipale, il futuro è adesso

Accordo sul passaggio all’Unione

I vigili escono dai Comuni dopo una lunga trattativa. Ecco cosa cambia 

da la Nazione 26 Ottobre 2017

IL PERSONALE della polizia municipale e della Protezione civile, oggi assegnato dalle amministrazioni comunali all’Unione dei Comuni, sarà trasferito definitivamente all’ente che ha sede in piazza della Vittoria a Empoli. «Dalla giunta dell’Unione – spiega il sindaco di Montespertoli Giulio Mangani, con delega al personale – è scaturito un documento che vuol essere una proposta da presentare ai sindacati. Crediamo sia stato dato risposta ai dubbi e alle perplessità espresse dagli agenti. Il nostro obiettivo è quello di arrivare al primo gennaio con l’entrata in vigore formale di questo trasferimento che rappresenta un’assoluta novità e un passo importante per tutta l’Unione». 

In sostanza cosa cambia? Al momento il personale della polizia municipale, guidata dalla comandante Annalisa Maritan, è dipendente dei rispettivi Comuni comandati all’Unione. Dal 2018 gli agenti e gli ufficiali diventeranno veri e propri dipendenti dell’Unione dei Comuni. Fra le richieste degli agenti, soddisfatte dalla bozza del documento, c’era la garanzia del mantenimento del posto di lavoro in caso di cessazione dell’Unione: infatti gli agenti sarebbero riassorbiti nel personale dei Comuni di partenza. Inoltre sarà costituito un fondo ad hoc per il cosiddetto ‘salario accessorio’. Nei limiti delle normative, sarà tenuto conto delle esigenze del personale di restare vicino al proprio territorio di appartenenza. «L’atto d’indirizzo approvato in giunta dell’Unione è un passaggio importante. Tutti i sindaci confermano la scelta del trasferimento all’Unione della Polizia Municipale. La priorità – sottolinea il sindaco di Empoli Brenda Barnini, presidente dell’Unione – è quella di tornare ad aumentare il personale assumendo nuovi agenti per migliorare il servizio in tutto il territorio». 

«IL PASSAGGIO da comando a trasferimento del personale finalmente dà un’identità unitaria al corpo di polizia municipale, come quello di una grande città. Questo – evidenzia il sindaco di Fucecchio, Alessio Spinelli, delegato alla PM – mette la comandante nella condizione di gestire il personale come un unico corpo, uniformando i servizi su tutto il territorio. Inoltre, ci sarà un’equa redistribuzione dei costi tra gli 11 Comuni in base agli effettivi servizi che si ricevono».

OGGI la Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni del Circondario Empolese Valdelsa conta 88 agenti totali e sono in corso gli iter per accrescere l’organico attraverso procedure di mobilità da altri Comuni. Il trasferimento all’Unione del personale consentirà all’ente anche una capacità di assunzione diretta e si potranno fare concorsi per assumere a tempo indeterminato.

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«Serve una scelta coraggiosa» La Cgil (ri)dice sì al Comune unico

Rossano Rossi: «La MetroCittà? Soltanto una grande piccola Firenze»

S.P. da la Nazione 9 Agosto 2017

«IN UN momento complicato come l’attuale, c’è bisogno di scelte coraggiose. La politica dimostri di avere questa volontà». E’ l’invito lanciato da Rossano Rossi, segretario provinciale della Cgil. Al centro della sua riflessione la fusione dei Comuni, «un tema da me sostenuto, già 4 o 5 anni fa, in tempi non sospetti», ricorda. L’argomento è tornato di attualità, dopo l’approvazione unanime di un ordine del giorno in consiglio comunale a Empoli. «Spero che si trasformi in qualcosa di concreto – sottolinea Rossi – La fusione dei Comuni è un po’ come un fiume carsico, puntualmente affiora salvo sparire quando si avvicinano le amministrative. Il punto chiave è che c’è un’incompletezza da colmare in quanto a riorganizzazione istituzionale del territorio: abbiamo aree metropolitane, aree vaste, Unione dei Comuni, ma non funzionano. E’ sbagliata l’idea di un Paese con tante MetroCittà quanti i capoluoghi di regione».

VENENDO A ‘casa nostra’, secondo Rossi non va neppure la Città Metropolitana di Firenze. «La soluzione giusta vedrebbe insieme Firenze, Prato e Pistoia, come città fulcro della Toscana – chiarisce – Il tutto con una gestione a livello di macro regione con interventi in chiave di potenziamento infrastrutturale, vedi il raddoppio della Fi-Pi-Li. A ora, la MetroCittà è una grande piccola Firenze, senza l’appeal per essere ‘città della regione’. Senza contare che vengono emarginati i territori della provincia, come l’Empolese Valdelsa. 

Siamo ai margini della discussione politica e per la ripartizione delle risorse, alias investimento e sviluppo». Rossi punta il dito contro «l’assenza di meccanismi elettivi e di supporto democratico, perno invece del Comune unico dell’Empolese Valdelsa: 170mila abitanti, un peso da spendere a livello regionale». E guai a parlare di ‘campanili’. «Resterebbero municipi o circoscrizioni all’interno dell’unico – taglia corto – Bisogna andare oltre, guardando anche alla ricaduta in termini di incentivi statali: a ogni Comune andrebbero fino a 2 milioni di euro per 10 anni, oltre ai 250mila euro messi a disposizione dalla Regione per 5 anni e alla possibilità di sforare il patto di stabilità». 

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VINCI IL VICESINDACO PEZZATINI: L’APPALTO FATTO IN MODO CORRETTO E CON CRITERI SELETTIVI

‘Lo sciopero degli autisti penalizza chi li sta aiutando’

di TOMMASO CARMIGNANI su la Nazione 20 Luglio 2017

I LAVORATORI battono, il Comune risponde. Lo fa attraverso il vicesindaco di Vinci, Cristina Pezzatini, che all’indomani della protesta da parte della Cgil relativa alle condizioni degli autisti dei pulmini e della ditta appaltatrice Angelino di Caivano prova a rasserenare gli animi. «E’ bene comunque fare chiarezza in merito alle questioni sollevate dal sindacato – dice Pezzatini – I mezzi con cui si trasportano gli studenti sono nuovi, immatricolati di recente e sicuri. Periodicamente vengono effettuate da parte della Polizia Municipale le verifiche sulla loro efficienza. Gli autisti – spiega Pezzatini – sono consapevoli  che nel caso in cui venga rilevata una inefficienza del mezzo non devono effettuare la corsa e segnalare alla ditta il guasto».  

«Per quanto riguarda l’appalto e i criteri con i quali è stato assegnato – aggiunge la vicesindaco – è bene precisare che l’amministrazione ha selezionato la ditta Angelino sulla base di una gara a evidenza pubblica. Il bando era molto selettivo e prevedeva tra l’altro la disponibilità di mezzi immatricolati di recente e dotati di tutte le caratteristiche di sicurezza previste dalla normativa. Inoltre, il capitolato era dotato di clausola sociale per il riassorbimento dei dipendenti della ex Falaschi. Durante l’esercizio del servizio, abbiamo effettuato ripetuti controlli, così come previsto dal capitolato, rilevando sanzioni alla ditta per le inadempienze accertate». Si parla anche della questione dei pagamenti. 

«A maggio – dice ancora Pezzatini – è stato notificato al Comune da parte di Equitalia un pignoramento presso terzi, per far fronte a pendenze della ditta nei confronti del Fisco che ha determinato la sospensione dei pagamenti. Stiamo verificando la possibilità di liquidare direttamente le somme ai lavoratori, nonostante la procedura di Equitalia sia ancora aperta. Comprendiamo il disagio dei lavoratori e delle loro famiglie ma riteniamo che lo sciopero preannunciato dal sindacato in occasione della riapertura delle scuole, sia la risposta sbagliata al problema, perché così facendo non si colpisce il datore di lavoro ma si arreca un grave disagio alle famiglie e di conseguenza all’Amministrazione comunale, che è da sempre vicina alle istanze dei lavoratori». 

Scuolabus a rischio
autisti senza stipendio 

di Lucia Aterini sul Tirreno 19 Luglio

VINCI Autisti non pagati, scuolabus che sono rimasti fermi perché non era stato messo sufficiente gasolio nel serbatoio, difficoltà per cambiare le gomme ai mezzi che ogni giorno prendono e portano un migliaio di bambini delle materne, elementare e medie. Questo è il quadro che hanno descritto gli otto autisti dell'azienda Angelino di Caivano (Napoli) che gestisce il servizio per conto dell'amministrazione comunale dal 2014. Una situazione di grave sofferenza economica e di perplessità organizzative che potrebbe andare avanti anche per mesi o per anni perché c'è un contenzioso in corso tra l'azienda Angelino e l'Agenzia delle entrate per circa un milione di euro. E con l'amministrazione comunale che deve versare i soldi previsti dall'appalto (40mila euro al mese) obbligatoriamente all'Agenzia delle entrate. E non li può girare ai dipendenti.

«Gli autisti sono gli stessi dell'azienda che gestiva il servizio prima, la Falaschi di Pontedera - spiega Sergio Luschi, coordinatore della Camera del Lavoro di Empoli e Giampiero Gori referente della Filt Cgil - nel 2014, dopo la chiusura della ditta, gli autisti lavorarono sei mesi senza prendere lo stipendio. Poi venne fatto l'appalto di cinque anni poi vinto dalla Angelino».I problemi sono iniziati, però, fin da subito. «Abbiamo già fatto due incontri dal prefetto a Firenze - spiega la Cgil - perché negli stipendi mancavano i buoni pasto oppure perché gli addetti, tutti part time, non venivano pagati nei tempi corretti. Fino poi ad aprile quando i dipendenti non sono stati pagati più».La Cgil ha fatto vari incontri col Comune chiedendo che venga applicata la responsabilità in solido (secondo l'articolo 5 del decreto 207 del 2010) in modo tale che l'amministrazione comunale possa pagare direttamente gli autisti e non sia costretta a versare tutti gli importi al l'Agenzia delle entrate. Un provvedimento per salvare le buste paghe dei lavoratori come tra l'altro è già stato fatto in passato con la ex Falaschi. Il sindaco Giuseppe Torchia, come spiegato dal sindacato, si è impegnato a fare le verifiche per capire se questo passaggio può essere effettuato. Interpellato dal giornale, il primo cittadino ha spiegato che interverrà oggi sull'argomento. Anche perché la Cgil sta per partire con le procedure per scioperare perché il servizio è di pubblica utilità e bisogna programmare l'interruzione del servizio. 

«Purtroppo i lavoratori - va avanti Luschi - hanno già mostrato molta comprensione quando sono andati a lavorare sei mesi senza percepire lo stipendio. Ora bisogna che qualcuno si muova per loro e li aiuti». La situazione degli otto autisti ripropone i pasticci in cui finiscono spesso gli appalti pubblici che magari vengono assegnati al massimo ribasso. «Questo non è stato assegnato così - spiegano Luschi e Gori - ma nel 2014 nessuna azienda della zona si presentò per prendere questo servizio ritenendo non congrue le cifre offerte. Bisogna riuscire a mettere dei paletti negli appalti pubblici, situazioni così non si possono più tollerare». 

La proposta: gare uniche nel circondario

Dalla Cgil parte un forte attacco contro la modalità con cui vengono portati avanti e gestiti gli appalti pubblici. «Non possiamo continuare a esternalizzare i servizi e finire in questo modo», sbotta il responsabile della Camera del lavoro di Empoli Sergio Luschi in riferimento a quanto accaduto alla azienda Angelino che ha evidenziato fin da subito criticità importanti sia per i lavoratori che per l'organizzazione del servizio. E questo avviene in molte altre situazioni che riguardano appalti pubblici. Per questo motivo, per cercare di incidere in maniera positiva, la Cgil ha anche proposto una piattaforma sugli appalti alla Città metropolitana nei mesi scorsi. «Bisogna mettere cifre congrue negli appalti dei servizi pubblici - spiega ancora Luschi - e mettere anche i riferimenti specifici alle contrattazioni».«Si potrebbe - continua ancora - fare un'unica gara a livello di circondario per i servizi scolastici».Intanto per Vinci si preannuncia un autunno problematico se nessuno riuscirà a sbloccare la situazione.

 

Autisti degli scuolabus di Vinci senza stipendio da mesi, Cgil: "Pronti a scioperare a settembre"

Continuano le vicissitudini per gli otto autisti degli scuolabus a Vinci. La ditta Angelino, vincitrice dell’appalto ormai quasi tre anni fa, non paga gli stipendi dei lavoratori da maggio compreso e la situazione, secondo la Cgil, si è fatta insostenibile. Per questo a settembre prenderà il via uno sciopero, che ovviamente si ripercuoterà sul trasporto scolastico dei bambini degli asili, delle elementari e delle medie del comune. Per Angelino, ditta di Caivano (NA) che nel 2014 vinse l’appalto di cinque anni per il servizio, è in atto un pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate per una somma molto alta, probabilmente superiore al milione di euro. 

Il Comune di Vinci, che garantisce 40mila euro mensili a Angelino, non può pagare direttamente gli autisti e in questi giorni è in atto un costante dialogo coi sindacati. L’idea, quindi, è quella di togliere dalla cifra destinata a Angelino, e quindi a Equitalia stando così la situazione, una parte per lo stipendio dei lavoratori. Cgil ha contattato il Comune ma ancora sono in corso le valutazioni: l’amministrazione comunale attende risposte in merito e sta facendo le verifiche del caso. Il dialogo con i sindacati è costante e, a quanto pare, piuttosto proficuo. 

C’è la volontà di risolvere in tempi brevi la faccenda. Il problema è stato tirato fuori pubblicamente solo oggi, martedì 18 luglio, da Sergio Luschi, coordinatore Cgil per l’Empolese Valdelsa, e Giampiero Gori, di Filct Cgil. Le grane con gli stipendi vanno avanti da più di un anno: a volte sono arrivati in ritardo i pagamenti, altre volte erano incompleti e mancavano retribuzioni aggiuntive come i buoni pasto. Stavolta però ecco la goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’ultimo stipendio versato è quello di aprile e i lavoratori non ci stanno. “In un paese che si definisce civile è impossibile vedere una cosa del genere per un appalto pubblico. per due volte siamo andati in Prefettura a Firenze ma gli accordi stipulati non sono stati seguiti dalla ditta. Chiediamo comprensione e una presa di responsabilità da parte chi vuole fare un intervento chiaro e preciso. 

I lavoratori ormai hanno già fatto il possibile. Sono pure pronti a scioperare da settembre se nessuno verrà loro incontro” hanno detto Luschi e Gori, tirando in ballo l’articolo 5 del Dpr 207 del 2010. La procedura di sciopero non è semplice e va programmata. Il sindacato ha già iniziato ad attivarla per il mese di settembre, quando riprenderanno le attività scolastiche. Adesso infatti è in giro solamente lo scuolabus per i campi estivi, tra due mesi cambierà tutto perché entrerà in gioco anche un migliaio di studenti. Vale la pena ricordare che per gli autisti degli scuolabus a Vinci non è la prima odissea. Già nel 2014 insorsero problemi con la ditta Falaschi, che allora aveva l’appalto. In quel caso gli autisti rimasero addirittura sei mesi senza percepire un euro. da gonews.it

Notizia del: mar 18 lug, 2017

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La difesa dei vigili urbani «Gli organici sono insufficienti»

da la Nazione 19 Maggio 2017

RICEVIAMO e pubblichiamo il seguente intervento dei sindacati di polizia municipale.

«ABBIAMO avuto la sfortuna di leggere un interessante articolo pubblicato da un noto quotidiano locale. A firma di uno dei massimi esponenti di tale testata solo che ci aspettavamo, da parte di tale figura giornalistica, una maggiore maturità e conoscenza della realtà. Ci saremmo aspettati anche che venissero trattati argomenti con tono d’informazione e di educazione; invece si è nuovamente, in modo qualunquista, trattato il servizio di Polizia Municipale e tutti i suoi Agenti come mai negli ultimi anni. Ci dispiace per le parole ingloriose citate nell’articolo, ma ci rincuora il fatto che, a fronte di tale ingiuriosità gratuita, ci sia dall’altra parte una società che invece comprende pienamente le difficoltà in cui il Servizio di Polizia Municipale sta vivendo, causate da una insufficienza di personale che sempre più si fa sentire e dove l’organico è al 40% di quello necessario. Contrariamente a quanto riportato in maniera sentenziosa da tale illustre professionista, riteniamo il nostro servizio essenziale e funzionale per la cittadinanza, sensibile e matura nel riconoscere le criticità odierne di un servizio di Polizia come il nostro. Ma ci aspettiamo ben poco se poi su un inglorioso trafiletto, si riduce la nostra professionalità alla mera verifica delle soste, che del resto rientra in parte anche nella tutela delle norme alla circolazione stradale, così in verità la chiameremo. Auspichiamo con tutta la nostra partecipazione che i lettori abbiano compreso che tale racconto sia solo frutto di arroganza e completa disconoscenza di ciò che voglia dire oggi operare come Agente di Polizia Locale».

DAL TONO della replica dei sindacati di polizia municipale (che pubblichiamo integralmente per far capire al lettore il livello della replica suddetta) si può rilevare con solare evidenza come la difesa corporativa dell’anonimo (e perciò coraggioso) estensore della nota abbia una sola strategia: l’insulto. La Nazione e il sottoscritto ne sorridono assieme ai nostri lettori. g.p.

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I sindacati: «L’Unione non rispetta gli accordi»

Irene Puccioni da la Nazione 7 Aprile 2017

TRE SINDACATI, Cgil-Fp, Cisl-Fp e Sulpm, e un unico grido di allarme: anno nuovo problemi vecchi per l’Unione Empolese Valdelsa che gestisce in modo associato la polizia municipale, il comparto del sociale, quello della protezione civile e il personale della Casa di Riposo «Villa Serena» di Montaione, per un totale di circa 140 lavoratori. Due terzi della forza lavoro è rappresentata dai vigili che tornano a farsi sentire, dopo aver atteso, invano, che l’Unione tenesse fede ai patti presi. Sul piatto delle richieste ci sono innanzitutto le nuove assunzioni già annunciate.

«A FRONTE di quanto dichiarato dai sindaci delegati che annunciavano tredici assunzioni, l’Unione dei Comuni ha emesso un bando di mobilità per soli cinque agenti e un ispettore, non tenendo in considerazione – sottolineano i sindacati - del carico di lavoro aumentato con la riorganizzazione del servizio». Tutto fermo anche per quanto pattuito con la contrattazione integrativa degli anni passati, con problemi sui tempi e nelle quantità economiche relative agli anni 2015 e 2016. «Problemi vecchi dovuti alla carenza di una struttura organizzativa di cui il nuovo Ente non si è ancora dotato. Tutto il personale comandato all’Unione si ritrova ad essere più povero dei colleghi dei rispettivi Comuni e con impegni sempre più gravosi da affrontare, a partire dalle più ampie competenze territoriali, sino al cambio di sede del luogo di lavoro. A fronte di tutto ciò, invece di avere un riconoscimento legittimo e proporzionato, il personale riceve come risposta latitanza della controparte politica che non risponde alle interpellanze e diserta gli incontri, rinviando all’infinito». I lavoratori avvertono uno scollamento fra l’idea originale del progetto Unione e la reale situazione: «Crediamo che alcune amministrazioni non siano più così convinte della forza dell’Unione. Non si lavora bene in questa continua incertezza, confusione di opinioni, distanza fra azione politica e possibilità reale di gestione amministrativa, mancanza di prospettive e vaghezza di obiettivi».

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Anno nuovo, problemi vecchi all'Unione dei Comuni del circondario Empolese Valdelsa

La normativa permetterebbe l'assunzione completa del personale della polizia locale cessato, ma l'Unione dei Comuni, a fronte di quanto dichiarato dai Sindaci che annunciavano 13 assunzioni, emette un bando di mobilità per soli 5 agenti e 1 ispettore, non tenendo in considerazione, per altro, il carico di lavoro decisamente aumentato con la riorganizzazione del servizio.

E tutto è ancora fermo riguardo all'applicazione di quanto pattuito con la contrattazione integrativa degli anni passati, con problemi sui tempi e nelle quantità economiche relative all'anno 2015 e all'anno 2016.

Problemi vecchi dovuti alla carenza di struttura, che il nuovo Ente ha sempre avuto, dovendo sopportare tutti gli adempimenti di un ulteriore Ente locale, aggravati dai rapporti tra i Comuni e con i Comuni, che nel tempo non sono migliorati.

Tutto il personale comandato si ritrova ad essere, ad oggi, più povero dei colleghi dei rispettivi Comuni, a fronte di impegni sempre più gravosi da affrontare e con strutturale carenza di personale.

Non parliamo di nessun privilegio o beneficio supplementare, ma la realtà dei fatti, dovuta ai cambiamenti generati sin dall’inizio con la creazione dell’Unione e poi con la riorganizzazione, ha portato il personale comandato ad avere notevoli disagi a partire da più ampie competenze territoriali, sino al cambio di sede del luogo di lavoro.

A fronte di tutto ciò, invece di avere un riconoscimento legittimo e proporzionato per tali disagi, non di poco conto se si pensa che vi sono dipendenti che hanno avuto spostamenti di sede di quasi 30 chilometri, il personale riceve di contropartita latitanza della controparte politica che non risponde alle interpellanze e ai solleciti presentati e che diserta gli incontri, rinviando all’infinito.

I patti sottoscritti diventano irrilevanti se non si riescono a mettere in atto a causa di un'organizzazione inefficace. La mancanza di strategie organizzative complessive, e tra queste conta profondamente il collegamento e la collaborazione efficace fra Enti, cozza con le direttive politiche e rende questo Ente impotente rispetto agli obiettivi che si è posto.

Ma non è solo una questione di organizzazione e di coinvolgimento di tutti i soggetti portati a garantire l'efficacia di questo Ente, si avverte sempre con maggiore insistenza uno scollamento fra l'idea originale del progetto e la reale situazione ad oggi in essere e si avvertono dubbi da parte di alcune Amministrazioni, che maggiormente ci preoccupano sulla tenuta dell'Unione, nella consapevolezza del personale comandato o in programma di essere trasferito.

L'incapacità di rispettare gli accordi e di procedere a un reale turn over del personale cessato in questi anni per noi continuano a essere gli indici del non funzionamento dell'Ente, con una percepita sensazione di galleggiamento verso obiettivi che non si riescono più a comprendere e che forse non sono più chiari neanche ai nostri amministratori.

Non si lavora bene in questa continua incertezza, confusione di opinioni divergenti, distanza fra azione politica e possibilità reale di gestione amministrativa, mancanza di prospettive e vaghezza di obiettivi.

Non si lavora bene senza quel minimo di certezze che possano rendere l'impegno di tutti i nostri operatori sereno e costruttivo a fronte dei compiti delicati e gravosi ai quali sono tenuti tutti a dare risposte positive, per rendere migliore i servizi del territorio.

Sino a che non vedremo un cambio reale di indirizzo, peraltro, non è pensabile affrontare il tema delicatissimo del trasferimento del personale che preoccupa fortemente i lavoratori interessati e che, ricordiamo, è stato posto come percorso da fare nella massima trasparenza e condivisione fra le forze politiche, le direzioni degli Enti che governano il territorio e le Rsu e Organizzazioni Sindacali.  

FP CGIL    CISL FP   SULPM

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Scontro fra vigili e Comuni sul 4 giugno

Per lo sciopero minacciato nel giorno del Motomondiale

Paolo Guidotti su la Nazione 4 Maggio 2017

E’ GUERRA tra Unione montana dei Comuni del Mugello e Polizia Municipale. Alle contestazioni e alla proclamazione dello sciopero di Rsu, Cgil e Uil replicano in modo duro il presidente dell’Unione Paolo Omoboni e l’assessore al personale Stefano Passiatore. «Grave la minaccia di proclamare uno sciopero il 4 giugno in concomitanza del Motomondiale. Un atteggiamento non responsabile. Questo sì sarebbe un disservizio, ingiustificabile. A tutela di cittadini e turisti, nel caso in cui venisse confermato, saranno valutate azioni per garantire lo svolgimento della manifestazione: precettazioni e ordini di servizio». Sulle contestazioni del sindacato: «le argomentazioni dicono Omoboni e Passiatore appaiono vaghe e contraddittorie». Ribadiscono che «l’organizzazione della Municipale, con l’impegno e l’attenzione che stanno mettendo comandanti e agenti, vada nella direzione dell’ottimizzazione, della razionalizzazione, dell’economicità, del miglioramento dei servizi». Ricordano come si stia procedendo alle assunzioni previste, e che le rivendicazioni economiche avanzate sarebbero illegittime. Quanto alla loro assenza al tavolo di conciliazione in Prefettura «avevamo avvertito dell’impossibilità a partecipare per impegni istituzionali, e chiesto un rinvio, d’accordo il Prefetto. Ma la Rsu non è stata disponibile».

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Vigili urbani, clamorosa minaccia

"Sciopero nel giorno del Motomondiale"

Alle stelle la tensione tra sindacati e Unione montana: tutti i problemi

Paolo Guidotti da la Nazione 27 Aprile 2017

C’È MARETTA tra i vigili urbani del Mugello e l’Unione montana dei Comuni, l’ente che ormai da qualche anno, dopo l’accorpamento delle polizie municipali di tutti i comuni della zona – salvo Firenzuola – è il loro datore di lavoro. Alta tensione, e anche la proclamazione di un giorno di sciopero ‘speciale’. Perché gli agenti della polizia municipale del Mugello vogliono incrociare le braccia addirittura domenica 4 giugno, il giorno del Motomondiale a Scarperia. Probabilmente non avverrà, perché sicuramente scatterebbe la precettazione. Ma i sindacati mettono sul tavolo questa clamorosa minaccia e insieme ai lavoratori si dicono «non più disponibili a tollerare questo trattamento». A gettare ulteriore benzina sul fuoco è – sostengono – l’atteggiamento poco disponibile dell’amministrazione dell’Unione montana, ora guidata dal sindaco borghigiano Paolo Omoboni.

Venerdì scorso in prefettura si è tenuto il ‘tavolo di conciliazione’ – previsto nel caso di vertenze – ma nessun rappresentante dell’ente, né amministratori né dirigenti, si è presentato. Così ieri i vigili si sono riuniti in assemblea, e hanno deciso per il giorno di sciopero in occasione del Motomondiale, il blocco del lavoro straordinario e anche di avviare una vertenza sindacale davanti al giudice del lavoro per ripristinare la corretta applicazione del contratto nazionale.

«IL PASSAGGIO alle dipendenze dell’Unione – spiegano Rsu e sindacati – ha voluto dire solo un peggioramento delle condizioni lavorative senza visibili miglioramenti dei servizi ai cittadini. Da un punto di vista organizzativo poco è cambiato, dal momento che ogni distretto opera come prima, praticamente in autonomia, anche per la mancanza di una figura di riferimento che non può essere ricoperta da un comandante a rotazione annuale».

Ci sono poi problemi economici: per turni, lavoro festivo, indennità, ogni comune aveva le proprie regole: le si sono uniformate verso il basso, mentre vengono denunciati anche «i carichi di lavoro e le problematiche organizzative, e tutto questo mentre il decreto Minniti darà più poteri e competenze ai Comuni, che quindi pretenderanno ancora di più. Lo stato di agitazione è dunque un nuovo tentativo di sollecitare gli amministratori ad affrontare e risolvere i problemi dell’ente in tempi rapidi».

Comunicato

Borgo San Lorenzo,26.04.2017

I lavoratori della Polizia Municipale dell'Unione Montana dei Comuni del Mugello non sono più disponibili a tollerare questo trattamento. Il passaggio alle dipendenze dell'Unione ha voluto dire solo un peggioramento delle condizioni lavorative senza visibili miglioramenti dei servizi ai cittadini.

Infatti, da un punto di vista organizzativo poco è cambiato dal momento che ogni distretto opera come prima, praticamente in autonomia, anche per la mancanza di una figura di riferimento che non può essere ricoperta da un comandante "a rotazione" annuale. Queste mancanze si riflettono anche sugli uffici di supporto dell'Unione: da una parte i carichi di lavoro e le problematiche organizzative mai risolte, dall'altra il livellamento verso il basso del trattamento economico per tutti i dipendenti, vecchi e nuovi. Tutto questo, mentre il Decreto Minniti, convertito in questi giorni in legge, darà ancora più poteri e competenze ai Comuni (come ad esempio il Daspo urbano) che quindi pretenderanno ancora di più dai lavoratori e dalle lavoratrici dell'Unione. Lo stato di agitazione è dunque un nuovo tentativo di sollecitare gli amministratori ad affrontare e risolvere i problemi dell'ente in tempi rapidi.

Dopo l'esito negativo del tavolo di conciliazione avvenuto venerdì, al quale non si è presentato nessuno in rappresentanza dell’ente (amministratori e dirigenti), i lavoratori e le lavoratrici della Polizia Municipale dell'Unione Montana dei Comuni del Mugello, riuniti oggi in assemblea, hanno deciso di proclamare una giornata di sciopero per il 4 di giugno (in coincidenza col motomondiale), il blocco del lavoro straordinario e di avviare una vertenza sindacale davanti al giudice del lavoro per ripristinare la corretta applicazione del contratto di lavoro nazionale, che anche sul lavoro festivo è stata disattesa e non applicata uniformemente a tutti i lavoratori.

RSU            FP CGIL            UIL FPL

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"Situazioni non corrette": appalti nel Mugello, la denuncia della Cgil e l'appello all'Unione dei Comuni

“Situazioni non corrette nella gestione degli appalti”: Mugello, la denuncia e l’appello di Cgil, Filcams e Fp all’Unione dei Comuni. “Urge un incontro, no a scelte contro le norme. Applicati contratti sbagliati”

Sempre più spesso veniamo a conoscenza di situazioni non corrette nella gestione degli appalti ed in particolare in quelli pubblici. Ci risulta che spesso in appalti di servizio - come ad esempio quelli della ristorazione o delle pulizie - ai dipendenti vengano applicati il contratti nazionali differenti da quelli di riferimento per settore merceologico.

Ricordiamo che il codice degli appalti del 2016 è chiaro e indica che vanno applicati i contratti nazionali e territoriali del settore firmati dalle associazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, e il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l'attività oggetto dell'appalto o della concessione. Una successiva circolare del ministero del lavoro ribadisce che tale concetto è inequivocabile, chiarendo che fra l'altro il contratto nazionale deve essere considerato come parametro di riferimento per la determinazione del costo del lavoro. Occorre poi una riflessione specifica sul ruolo svolto in questo contesto dalla Cooperazione sociale; senza nulla togliere alla funzione che questa tipologia di aziende dovrebbe svolgere, non possiamo permettere l'utilizzo del loro Contratto nazionale in ogni settore.

La Cgil del Mugello, assieme alla Filcams Cgil e alla Funzione Pubblica Cgil, ha più volte denunciato questa prassi chiedendo un incontro all'Unione dei Comuni che ancora non ha risposto: rinnoviamo la richiesta di incontro. Noi ribadiamo la nostra volontà di incontrare i soggetti interessati ma non possiamo tollerare che si facciano scelte contro le norme, applicando contratti nazionali sbagliati con l'unica conseguenza di abbattere il costo del lavoro applicando parametri non corretti.

Notizia del: ven 27 gen, 2017

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Province, rischio dissesto: domani venerdì 6 ottobre sciopero nazionale con manifestazione a Roma.

In Toscana tre Enti non chiudono il bilancio. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl: “Lavoratori e servizi ai cittadini a rischio, reperire in Legge di Bilancio le risorse necessarie”

"Evitiamo il baratro. Siamo al collasso delle Province e delle Città Metropolitane, servono risorse per consentire l'erogazione dei servizi fondamentali ai cittadini e per tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal pagamento degli stipendi". Dietro queste parole, dietro questo allarme, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl promuovono per domani venerdì 6 ottobre una giornata di sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori di Province e Città Metropolitane (alle 10 manifestazione a Roma davanti a Montecitorio, dove saranno presenti lavoratori e sindacalisti toscani di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl).

In Toscana, tre Province (Pistoia-Grosseto-Lucca) su dieci ancora non hanno chiuso il bilancio, altre lo chiudono solo grazie ad azioni straordinarie come vendite del patrimonio immobiliare. “Il rischio default aleggia - dice Alice D’Ercole, segretaria generale Fp Cgil Toscana -, con il carico di conseguenze negative che porta per i servizi ai cittadini (come la manutenzione delle strade, con l’inverno che si avvicina, e e delle scuole) e per i lavoratori: mancate stabilizzazioni, taglio del salario accessorio fino a posti di lavoro e stipendi a rischio”. “La mobilitazione del 6 ottobre - aggiunge Enzo Mastorci della segreteria regionale Fp-Cisl - vuol essere un segnale chiaro al Governo, che dalla Legge Del Rio in avanti ha lasciato che l’Ente provincia e le Città metropolitane soffocassero per assenza di risorse economiche, che sono necessarie allo svolgimento di funzioni proprie e di grande importanza come la manutenzione delle strade e degli istituti scolastici. I recenti eventi meteorologici di Livorno ancora una volta mettono in risalto la necessità di avere un Ente provincia efficace e funzionante. Questa riduzione progressiva delle risorse ha portato i cittadini ad una forte riduzione nei servizi e ha messo in ginocchio il personale dipendente oberato di funzioni sempre più pressanti per il blocco del turn over. Gli Enti sono sull’orlo del collasso e metteranno a rischio anche il pagamento degli stipendi. Il Governo dovrà anche dare risposte vere e concrete sullo sblocco del turn over, sulla garanzia delle risorse finanziarie e sull’annoso problema della Polizia Provinciale”. "E' necessario ogni sforzo che vada nella direzione di tutelare i lavoratori e garantire servizi fondamentali - spiega Flavio Gambini, responsabile Uil Fpl Toscana Enti Locali - Non può essere sottovalutato dalla politica un rischio di collasso del sistema che porterebbe conseguenze nefaste per intere famiglie e per intere comunità".

I tre sindacati infine ritengono indispensabile “recuperare con la prossima Legge di bilancio tutte le risorse necessarie per garantire a questi Enti la sostenibilità economica; sbloccare il turn over e stabilizzare i lavoratori precari; dare finalmente certezza al sistema delle politiche attive del lavoro attraverso il definitivo trasferimento di competenze dei Centri per l'impiego ed il relativo finanziamento; dare agli Enti la possibilità di poter realizzare una programmazione pluriennale degli interventi; individuare delle soluzioni specifiche per far uscire dalla crisi strutturale finanziaria gli Enti con maggiori difficoltà”.  com

Notizia del: gio 05 ott, 2017

Province: sindacati, troppo poche risorse c'è rischio dissesto Presidio a Firenze e in altri centri Toscana

A causa delle risorse insufficienti che il Governo intende stanziare per la loro attività, le Province toscane, e non solo, rischiano il dissesto economico, con conseguenze pesantissime per i servizi e i lavoratori. E' l'allarme lanciato da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, nell'ambito di uno Stato di agitazione a livello nazionale, e che oggi hanno organizzato un presidio di protesta a Firenze, davanti alla sede della Prefettura, e nei vari capoluoghi della Toscana. Secondo i sindacati, il decreto 50/2017 doveva essere l'occasione per mettere Province e Città metropolitane nelle condizioni di poter finanziare i servizi fondamentali dopo i numerosi tagli che si sono susseguiti negli ultimi anni, ma lo stanziamento di 110 milioni di euro, a fronte dei 650 milioni necessari certificati da Sose (l'Agenzia del Ministero dell'economia che definisce i fabbisogni standard), comporterà in alcuni casi il protrarsi di situazioni insostenibili sul versante del mantenimento dei servizi, in altri non basterà ad evitare il dissesto degli Enti. "Per tali ragioni - spiegano Alice D'Ercole (Fp Cgil Toscana), Mauro Spotti (segretario Fp Cisl Firenze-Prato) e Flavio Gambini (segretario Uil Fpl Firenze) - riteniamo fondamentale riprendere la nostra azione di pressione nei confronti di tutte le istituzioni e dei gruppi parlamentari per incrementare le cifre stanziate. L'obiettivo è modificare il testo, in modo particolare in merito alle necessarie garanzie sul mantenimento dei servizi ed a modificare l'ammontare delle risorse stanziate".(ANSA).

Notizia del: mar 23 mag, 2017

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Province a rischio dissesto: il 23 maggio presìdi dei sindacati davanti alle Prefetture toscane

Insufficienti le risorse stanziate dal Governo, Province a rischio dissesto e i lavoratori si mobilitano: presidio Fp Cgil-Cisl Fp-Uil Fpl domani martedì 23 maggio ore 9-11 in ogni capoluogo della Toscana (a Firenze appuntamento in via Cavour 1 davanti alla Prefettura). I sindacati: “Modificare il testo del decreto, servizi e occupazione a rischio”

Le Province toscane rischiano il dissesto economico, con conseguenze pesantissime per i lavoratori (sia sul fronte delle retribuzioni che dell’occupazione) e per i servizi offerti ai cittadini (dalla manutenzione delle strade a quella delle scuole). Motivo: le risorse insufficienti che il Governo intende stanziare per la loro attività. Per questo, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno proclamato lo Stato d’agitazione e per domani martedì 23 marzo dalle 9 alle 11 sono in programma presìdi di protesta di sindacati e lavoratori in ogni capoluogo della Toscana, davanti alle Prefetture (a Firenze appuntamento in via Cavour 1). A Massa Carrara la manifestazione avrà un orario diverso (cioè 11-13), mentre a Pisa non sono previste iniziative.

LA VICENDA

Il decreto 50/2017 doveva essere l'occasione per mettere Province e Città metropolitane nelle condizioni di poter finanziare i servizi fondamentali dopo i numerosi tagli che si sono susseguiti negli ultimi anni, anche alla luce dell'esito del Referendum sulla riforma costituzionale dello scorso 4 dicembre. Ma lo stanziamento di 110 milioni di euro, a fronte dei 650 milioni necessari certificati da SOSE, comporterà in alcuni casi il protrarsi di situazioni insostenibili sul versante del mantenimento dei servizi, in altri non basterà ad evitare il dissesto degli Enti.
“Per tali ragioni - spiegano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl - riteniamo fondamentale riprendere la nostra azione di pressione nei confronti di tutte le istituzioni e dei gruppi parlamentari per incrementare le cifre stanziate. Per questo abbiamo proclamato lo Stato d'agitazione di tutto il personale di Province e Città metropolitane con l’obiettivo di modificare il testo, in modo particolare, in merito alle necessarie garanzie sul mantenimento dei servizi ed a modificare l’ammontare delle risorse stanziate”.

Notizia del: lun 22 mag, 2017

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Comunicato sindacale: Cgil Cisl Uil, al via stato agitazione personale province e città metropolitane
Contro decreto Enti locali, molti enti al dissesto: a rischio lavoro e servizi

Stato di agitazione di tutto il personale di Province e Città metropolitane con in programma iniziative di mobilitazione in tutti i territori. A dichiararlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl nel denunciare "la profonda difficoltà finanziaria in cui versano" questi enti che sta determinando "una situazione di estrema criticità nell'erogazione dei servizi offerti, alla quale si aggiungono le condizioni di notevole precarietà che sta vivendo il personale impiegato in tali servizi, penalizzato pesantemente, anche da un punto di vista salariale, dalla scure di tagli succedutisi negli ultimi anni".

I sindacati puntano il dito contro il decreto Enti locali (50/2017) che, affermano, "doveva essere l'occasione per mettere Province e Città metropolitane nelle condizioni di poter finanziare i servizi fondamentali dopo i numerosi tagli che si sono susseguiti negli ultimi anni". Al contrario, proseguono, "lo stanziamento dei 110 milioni di euro a fronte dei 650 milioni necessari certificati da Sose (Soluzioni per il Sistema Economico), comporterà in alcuni casi il protrarsi di situazioni insostenibili sul versante del mantenimento dei servizi, in altri non basterà ad evitare il dissesto degli Enti".

Per queste regioni, continuano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, "abbiamo proclamato lo stato d'agitazione di tutto il personale di Province e Città metropolitane, con l'obiettivo di modificare il testo del decreto, in modo particolare, in merito alle necessarie garanzie sul mantenimento dei servizi e a modificare l'ammontare delle risorse stanziate". Tanti, fanno sapere i sindacati, "sono gli enti che non riescono più a garantire la manutenzione ordinaria di strade e scuole e tanti sono gli enti in ritardo con il pagamento degli stipendi. Moltissimi enti, infine, versano in condizioni gravissime così come - concludono - è necessario estendere le norme sullo sblocco del turn over anche a Province e Città metropolitane".

10/05/2017 14.37

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Province: Rsu, sgombero neve? Neanche soldi per lampadina Coordinatore nazionale, ma soldi per appalti costosi si trovano

"Manutenzione delle strade e spalare via la neve? Nonostante la buona volontà dei dipendenti, non ci sono risorse neppure per la revisione dei mezzi e per cambiare una lampadina. Questa è la situazione in cui sono finite le Province con le ultime leggi di Stabilità e la legge Del Rio. Le Province non sono state abolite ma non hanno più i soldi per fare ciò che devono fare". Marco Zatini fa parte della Rsu (Cgil) della Città metropolitana di Firenze ed è coordinatore delle Rsu delle Province italiane. Da mesi, da quando sulla carta le province sono state abolite attraverso la cancellazione dei consiglieri eletti, Zatini monitora la situazione in tutta Italia. Recentemente, con la ex Provincia di Firenze, oggi Città metropolitana, è andato nelle Marche, a Pieve Torina e ad Amandola, per liberare dalla neve la viabilità secondaria.

 "Quello che è accaduto in Abruzzo è un evento davvero eccezionale - ragiona Zatini -. E' neppure l'organizzazione più efficiente avrebbe potuto fare miracoli. Ma se tu hai 5 mezzi spalaneve, per fare un esempio generale, e nessuno di questi è funzionante, perché devi fare la revisione o la manutenzione o ripararlo perché ha un guasto, ebbene con che cosa spali la neve? Quello che è successo in provincia di Pescara sarebbe potuto accadere dappertutto, a Potenza o a Firenze. Dopo i tagli, la situazione è uguale in tutta Italia". "Più che l'abolizione delle Province - spiega Zatini - si è fatto un prelievo forzoso dalle tasche dei cittadini. Prima della legge Del Rio le Province avevano entrate loro, per esempio dalla tassa sulle immatricolazioni, soldi 'freschi' che rimanevano all'ente da poter spendere. Con le varie leggi di Stabilità e con la legge Del Rio quei soldi non ci sono più perché lo Stato li preleva forzosamente, così se n'è andato un miliardo all'anno dal 2015. Ma l'aspetto più strano è che anche se non ci sono risorse, per esempio per pagare gli straordinari ai dipendenti, per appaltare all'esterno certi servizi i soldi si trovano. Servizi che, esternalizzati, costano molto di più di quel costerebbero se fatti dai dipendenti pubblici. Faccio un esempio, un'ora di straordinario per spalare la neve di un dipendente della Provincia costa 13 euro lordi l'ora, in un'azienda esterna in appalto quella stessa ora costa tra i 50 e i 70 euro. Ma la retorica degli ultimi anni, dal governo Berlusconi fino all'apice raggiunto dal governo Renzi, ha continuato a ripetere che il dipendente pubblico è un fannullone. Invece di colpire e duramente chi non fa il suo dovere, è stata colpita tutta una categoria, dove la maggioranza delle persone lavora, eccome. Ma se questo trend di tagli delle risorse non sarà invertito la situazione continuerà a peggiorare, di questo si può stare certi". (ANSA).

25 Gennaio 2017

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