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altri articoli 2016

BOOM DI CASI ACCORDO CGIL-LEGACOOP PER OPERAZIONI DI RILANCIO

Azienda ko? La salvano gli operai

Monica Pieraccini da la Nazione 10 Novembre 2017

FIRENZE L’AZIENDA è in crisi, rischia di chiudere, ma non tutto è perduto. I lavoratori si riuniscono in cooperativa e salvano impresa e posti di lavoro. Dal 2008 ad oggi sono circa 20 le esperienze di ‘workers buyout’ in Toscana, 300 in Italia. Ora la Cgil toscana e Legacoop Toscana hanno siglato un accordo per mettere a disposizione i mezzi, le competenze e le loro reti di sistema per sostenere i workers buyout. Uno dei casi più recenti nella regione è quello di Bolfra, nel distretto della falegnameria toscana, a Castelfiorentino, che per la crisi delle costruzioni ha dichiarato fallimento dopo 25 anni da protagonista. Dei 35 dipendenti senza lavoro, otto hanno formato l’omonima cooperativa, che ha rilevato il ramo aziendale della produzione di profili per cornici e ha ripreso la produzione. Nel 2016 ha aperto una divisione che realizza pannelli per le case in bioedilizia. Nel 2017 è stata aperta la terza divisione (verande e semilavorati per case mobili). Il nuovo corso è stato sancito dalla nascita del marchio Nemus e del commercio online. Oggi conta 9 dipendenti a tempo pieno, di cui otto soci, due dipendenti a chiamata, 4 collaboratori autonomi. 

ALTRO esempio è la cooperativa agricolo forestale Nanni Elba, fondata all’Elba da 6 ex soci di «Terra, Uomini e Ambiente», mentre un caso ormai storico, forse il primo in Toscana, è quello della Ipt di Scarperia, imballaggi ecologici. Rinata nel 1994 con i lavoratori che hanno rilevato un ramo della precedente gestione, Industria Plastica Toscana nel 2016 ha registrato un fatturato di oltre 32 milioni e conta 57 addetti, di cui 48 soci. La Cgil Toscana lavora con le maestranze per salvare con queste modalità la Rational, azienda metalmeccanica di Massa. «Il workers buyout – sottolineano la segretaria generale Cgil Toscana, Dalida Angelini e Roberto Negrini, presidente di Legacoop Toscana – può essere in alcuni casi lo strumento giusto per salvaguardare lavoro e professionalità. Servono politiche economiche che promuovano, anche finanziariamente, questi percorsi». 

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C’è una ripresa a ostacoli 

Mancano gli investimenti 

E settemila posti a rischio

da la Nazione 19 Ottobre 2017

IN TRE MESI, dal 1 luglio al 30 settembre, in Toscana sono state aperte 28 crisi aziendali, con 7103 posti di lavoro a rischio. Nove vertenze su dieci riguardano l’industria. Nel 36 per cento dei casi si tratta di aziende di cospicue dimensioni, con oltre 250 addetti. Un altro 32% interessa aziende tra 51 e 250 addetti, il 29% tra 16 e 50 dipendenti. Solo il 3 per cento riguarda invece le piccole imprese sotto i 15 addetti. Nel 68 per cento dei casi si tratta di aziende che fanno parte di gruppi o società con stabilimenti anche fuori della Toscana. Sono questi i dati principali del rapporto sulle crisi d’azienda nel terzo trimestre 2017 elaborato dalla Regione Toscana. Sono numeri che testimoniano come la situazione nella nostra regione resti ancora difficile. La ripresa c’è. Lo hanno confermato i recenti rapporti dell’Irpet e della Banca d’Italia. L’economia toscana ha chiuso il terzo anno di fila, il 2016, con il segno più: il prodotto interno lordo (Pil) è aumentato dello 0,9% e nel 2017 e nel 2018 continuerà a crescere intorno all’1 per cento l’anno. 

LA RIPRESA dunque si consolida. Ma restano ancora incertezze. E’ una ripresa debole. Pesano sempre le incognite sul mercato del lavoro. L’occupazione cresce ma rispetto al periodo prima della grande crisi del 2008 restano ancora da recuperare – in termini di ore lavorate – circa 80mila posti di lavoro a tempo pieno. Il tasso di disoccupazione rimane a livelli significativi, 9,5% secondo il rapporto Bankitalia del giugno scorso. Da gennaio a luglio 2017, secondo l’osservatorio sul precariato dell’Inps, boom di assunzioni a tempo determinato (più 21,7% di contratti a termine), passate da 147mila a 191mila. Aumentano anche le assunzioni in apprendistato e quelle stagionali. Calano invece le assunzioni a tempo indeterminato, da 50256 a 47117, cioè meno 6,2%. Il lavoro diventa sempre più precario. Alla ripresa non si associa una crescita di lavoro stabile. Nè alla ripresa si associa un aumento dei salari, forse anche a causa della fetta sempre più pesante di precariato. Così i consumi delle famiglie stentano a risalire con vigore e l’economia, poco alimentata dalla domanda interna, resta appesa all’andamento delle esportazioni, che in Toscana continuano a generare ricchezza. A una ripresa vera e solida si accompagna una crescita degli investimenti, mentre invece le imprese toscane trovano ancora difficoltà a investire, come ha messo in luce a luglio il rapporto Irpet. 

GLI INVESTIMENTI degli imprenditori che non decollano e gli investimenti pubblici ridotti ai minimi termini a causa dei bilanci malmessi impediscono aumenti della produttività, fattore chiave per una vera crescita. Innovazione, nuove tecnologie, formazione, infrastrutture: servono capitali per colmare i gap e cavalcare una ripresa ancora fragile.

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L’Azienda-Firenze va 

Investimenti e occupazione finalmente con il segno più

Entro ottobre previste quasi 20mila assunzioni

Monica Pieraccini su la Nazione 26 Agosto 2017

FINITE le ferie, riaprono le aziende e si torna al lavoro in un clima di cauto ottimismo. Per l’economia fiorentina, che va meglio di altre realtà toscane, arrivano i primi concreti segnali positivi. Turismo, industria, export fanno da traino e la crescita del valore aggiunto tocca finalmente l’1%, dopo anni di ‘zero-virgola’. Le esportazioni viaggiano su un valore di circa 11 miliardi di euro annui, e a prendere la strada dell’estero sono soprattutto prodotti del sistema moda e articoli farmaceutici. Si dimezza la cassa integrazione e il tasso di disoccupazione resta stazionario all’8% – è il quarto anno consecutivo – con stime al ribasso per il 2018. Un certo dinamismo si registra a livello imprenditoriale, dove tengono le aziende femminili, crescono quelle straniere ma calano di quasi il 5% quelle giovanili, che scendono sotto quota 8mila unità. In generale, ci sono crisi aziendali che ancora preoccupano, ma è anche tempo di investimenti e assunzioni. La multinazionale farmaceutica Eli Lilly ha annunciato 300 nuovi posti di lavoro in tre anni e si prepara ad ampliare lo stabilimento di Sesto Fiorentino. Gucci si appresta a potenziare il polo produttivo di Scandicci e ad assumere 900 persone entro il 2018, dopo aver lanciato il portale per le aziende che intendono lavorare per la griffe del gruppo Kering. Una buona notizia per il territorio anche la scelta di ‘Bhge’, la nuova azienda nata dalla fusione di Ge Oil & Gas e Baker Hughes, di stabilire a Firenze, con il Nuovo Pignone, il centro decisionale globale della divisione Tps, ‘Turbomachinery and process solutions’. 

NEL COMPLESSO, secondo le previsioni del sistema informativo Excelsior, le imprese fiorentine, che attualmente danno lavoro a 400mila persone, assumeranno tra agosto e ottobre oltre 19.600 lavoratori, soprattutto nei servizi di alloggio e ristorazione, servizi alle persone, commercio e industria, in particolare quella del settore moda. Assunzioni, ma anche investimenti. Le stime dell’ufficio studi e statistica della Camera di commercio dicono che gli investimenti fissi delle imprese cresceranno, a chiusura di quest’anno, del 2,1%. Resta però una generale incertezza, visto anche il quadro internazionale, mentre non decollano i consumi. Sul mercato del lavoro persistono le difficoltà per i giovani e restano nel complesso (dato giugno 2017) quasi 34.500 percettori di sostegno al reddito, tra mobilità, mini Naspi, cassa integrazione e così via. Firenze segue inoltre il trend toscano della precarizzazione delle assunzioni, con una flessione di oltre il 30% dei contratti a tempo indeterminato. 

«CI SONO indubbiamente segnali positivi e buone notizie – commenta la segretaria generale della Cgil Firenze, Paola Galgani – ma non siamo ancora fuori dalla crisi. Il quadro economico ha luci e ombre. In alcuni settori, penso a edilizia e agricoltura, persistono le difficoltà. Ci auguriamo che dal mese prossimo – aggiunge – possano risolversi positivamente alcune vertenze importanti, che coinvolgono aziende che rappresentano la qualità della produzione fiorentina e per questo riteniamo debbano essere oggetto di attenzione da parte di tutti, istituzioni comprese». «Ci troveremo ad affrontare anche ristrutturazioni di aziende e quello che particolarmente ci preoccupa – sottolinea la segretaria generale – è che ci sono meno strumenti a tutela dei lavoratori. La strada non può essere quella dei licenziamenti, si devono trovare alternative. Senza ammortizzatori sociali, servono investimenti in formazione e politiche attive che permettano il reinserimento lavorativo di chi ha perso il posto e promuovano l’occupazione, soprattutto giovanile». 

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L’IRPET

L’economia toscana cresce ancora

da la Repubblica 5 Luglio 2017

L’ECONOMIA toscana torna a crescere anche nel 2016 (+0,7%). Succede per il terzo anno consecutivo. Lo certifica l’Irpet, l’istituto per la programmazione economica della Regione, che ieri ha presentato il rapporto annuale che pone sotto la lente dei ricercatori sviluppo economico e mercato del lavoro. «La crescita è un fatto positivo - sottolinea il direttore dell’Irpet, Stefano Casini Benvenuti -. È un dato che consolida l’inversione di tendenza dopo anni di lunga sofferenza, anche se è del tutto evidente di come si tratti ancora di una crescita troppo debole per essere rassicurante».

I segnali positivi sono proseguiti anche ad inizio anno. Il bilancio del primo trimestre 2017 per il comparto manifatturiero è il migliore addirittura degli ultimi sette anni - sottolinea l’Irpet - Spiccano tessile e abbigliamento (+6,2% nel 2016 e +7,7% nel primo trimestre 2017), pelletteria e concia (+2,6% e 4,4%) e delle industrie alimentari (+2,8% e 1,1%). Positivo anche il bilancio del metalmeccanico (+1,7% nel 2016 e +2,0% nel primo trimestre del nuovo anno), della farmaceutica (+4,0% e +2,5%) e della carta (+1,5% e +1,0%).

Allora tutto bene? Forse no. «La preoccupazione per il futuro del sistema, italiano anzitutto prima che toscano, è giusto che rimanga alta », dice Irpet. «Le imprese continuano a manifestare grandi difficoltà ad avviare nuovi investimenti, spiegano i ricercatori dell’Istituto, e difficoltà altrettanto rilevanti riguardano la pubblica amministrazione; in Italia oramai il peso degli investimenti pubblici sta toccando il minimo storico, conseguenza - a detta dei ricercatori dell’istituto toscano - delle difficoltà del bilancio pubblico, ma anche di normative che rendono estremamente difficoltoso avviare ogni processo di investimento ».

Sulla stessa linea il governatore della Toscana. Se la crescita è debole, aumentano anche in regione le differenze tra ricchi e poveri, e soprattutto non ripartono gli investimenti, il presidente della Regione Enrico Rossi punta l’indice contro Ue, governo e spending review. «La svolta deve venire su questi temi».

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Cgil e Ires Toscana: presentato Focus Economia Toscana 01-2017, 'un'economia gracile e statica'

La precarizzazione selvaggia del mercato del lavoro continua in un quadro economico toscano debole, incerto e con poche prospettive di miglioramento. Angelini, “l’utilizzo fuori controllo dei voucher dimostra che si deve cambiare rotta. La Cgil ha proposto due referendum, uno per eliminare i voucher, l’altro per la responsabilità in solido sugli appalti, con lo scopo di ridare dignità al lavoro”.Oltre 100 mln di lavoro pagato a voucher in Toscana nel 2016. In 12 mesi ne sono stati venduti 10.446.260. Anche il 2017 non è iniziato male per i buoni lavoro. Nel mese di gennaio ne sono stati venduti già 628.489, 62.520 in più di quanti ne furono venduti nel gennaio 2016, con un incremento percentuale dell’11%.

La precarizzazione selvaggia del mercato del lavoro continua in un quadro economico toscano debole, incerto e con poche prospettive di miglioramento.

“La debolezza economica della nostra regione si riversa sul mercato del lavoro che continua nell'andamento decisamente debole, per non dire depressivo”, così stamattina in conferenza stampa Fabio Giovagnoli direttore di Ires Toscana presentando il Focus Economia Toscana 01 2017.

Giovagnoli ha così continuato: con l'ormai accertato flop degli incentivi previsti nel Jobs Act, risultano evidenti i limiti e le contraddizioni di una occupazione soggetta all'impoverimento della qualità e dell'incertezza del lavoro. Continua la crescita dell'utilizzo dei voucher utilizzati in sostituzione del lavoro stabile e tutelato. La Toscana si conferma come una delle regioni che ricorre di più a questo strumento. La leggera crescita occupazionale che ci forniscono i dati ISTAT per il terzo trimestre del 2016 (+0,2%) è data essenzialmente da lavoro autonomo che compensa la rilevante perdita di lavoro dipendente che, su base tendenziale, varia da – 01% a – 1,4%. Ristagna l'occupazione che si attesta al 66% e cresce il tasso di disoccupazione dall'8,5% all'8,8%. A complicare il quadro rileviamo un peggioramento del dato relativo all'utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni che aumenta soprattutto nel settore metalmeccanico e nella provincia di Livorno In Toscana le tendenze negative relative alla gestione del credito rimangono assolutamente a livelli di emergenza, sia per ciò che riguarda gli impieghi, sia nell'andamento delle sofferenze. Queste ultime, dopo un lieve miglioramento, mantengono un potenziale di crisi che, esploso nelle note vicende di alcuni importanti istituti di credito toscani, stenta ad invertire la tendenza”.

Così Dalida Angelini, segretaria generale di Cgil Toscana ha introdotto la conferenza stampa: “La situazione dell’economia toscana resta fragile, il problema del lavoro ci fa preoccupare. Servono investimenti, piani per il lavoro e politiche industriali: la politica eserciti il proprio ruolo, anche perché sta arrivando la rivoluzione dell’industria 4.0 che deve essere governata. L’utilizzo fuori controllo dei voucher dimostra che si deve cambiare rotta: i buoni lavoro hanno in molti casi sostituito i contratti stagionali, pagare il lavoro attraverso uno strumento che si compra in tabaccheria racconta della perdita di dignità del lavoro stesso. Su questa direzione non c’è mai fine al peggio: per questo la Cgil ha proposto due referendum, uno per eliminare i voucher, l’altro per la responsabilità in solido sugli appalti, con lo scopo di ridare dignità al lavoro. Al governo chiediamo la data per votare questi referendum, al Parlamento di discutere la proposta di legge di iniziativa popolare della Carta dei diritti universali del lavoro”.

A ruota Mirko Lami (segretario Cgil Toscana, delega al mercato del lavoro) ha aggiunto: “Cala la Cassa integrazione ordinaria, cresce quella straordinaria. Ci sono 42 crisi aziendali al tavolo in Regione, non solo nella siderurgia, nel navale, nella cantieristica, ma anche nel commercio, vedi Unicoop Tirreno. Oltre alla mancanza di lavoro, c’è il problema che stanno finendo gli ammortizzatori sociali. Un esempio: nella provincia di Livorno, da aprile a dicembre di quest’anno, ci saranno circa 2mila lavoratori che finiranno ogni ammortizzatore, anche la Naspi. Questa questione apre un problema sociale enorme, la politica dovrà pensare a come metterci una pezza: il Jobs act non ha funzionato, più che redditi di cittadinanza qui serve lavoro vero”.

...così in ANSA

Lavoro: Cgil Toscana,calano nuovi avviamenti 'indeterminati'
Nei primi undici mesi del 2016 in Toscana il saldo fra assunzioni e cessazioni di contratti di lavoro è positivo per 42.455 unità, ma sostenuto dal lavoro a termine (+49.511), a fronte di un valore negativo rilevato per il tempo indeterminato (-16.255). Secondo il focus sull'economia realizzato da Ires Toscana per la Cgil regionale, il totale delle nuove attivazioni a tempo indeterminato, col contratto a tutele crescenti, è inferiore del 32% rispetto allo stesso periodo del 2015 (-34% le trasformazioni da contratto a termine). Per quanto riguarda i voucher, nell'anno 2016 in Toscana ne sono stati venduti complessivamente 10.642.260: poco più di 1,5 milioni riguardano il settore del turismo, 1,2 milioni per il commercio, e quasi un milione appartiene ai servizi, mentre per circa la metà del totale l'attività non è classificata. In generale, con uno scenario economico contraddistinto da una stagnazione degli investimenti e da un rallentamento dell'export, "siamo fortemente preoccupati - lamenta Dalida Angelini, segretaria generale di Cgil Toscana - la situazione è ancora molto fragile: ci sono segnali leggermente positivi, ma non ci fanno stare tranquilli".(ANSA).

Partiti: Cgil Toscana, in crisi? Diano risposte lavoro

"Di fronte alle crisi dei partiti, alle frammentazioni, dobbiamo guardare con grande rispetto alle lacerazioni della politica, ma crediamo che sarebbe utile se la politica tornasse a fare la politica e desse risposte al Paese, cominciando dal tema del lavoro". Lo ha detto Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana, intervenendo alla presentazione del nuovo focus dell'economia regionale realizzato da Ires Toscana. "La Cig ordinaria sta diminuendo - ha osservato Mirko Lami, membro della segreteria - e sta aumentando la straordinaria, ma c'è un problema: gli ammortizzatori sociali stanno finendo. Sulla costa avremo forti disuguaglianze: la provincia di Livorno, fra aprile e dicembre, avrà 2.000 lavoratori che avranno finito tutto. Si aprirà un dramma sociale enorme, su cui la politica dovrà mettere una pezza". Secondo Lami però "il problema non si risolve col lavoro di cittadinanza o il reddito di cittadinanza, serve lavoro vero: lo strumento dei lavori socialmente utili non ha funzionato, i Comuni non sono in condizione di adottarlo".(ANSA).

Notizia del: lun 27 feb, 2017

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La crisi spazza via 500 lavoratori la Cgil: si rischia la desertificazione

di Marco Pagli  sul Tirreno 19 Febbraio 2017

EMPOLI Nell'ultimo anno e mezzo le crisi aziendali hanno fatto segnare un record nell'Empolese Valdelsa con oltre 550 lavoratori coinvolti. I dati sono quelli dell'Unità di crisi della Città metropolitana di Firenze, al cui tavolo vengono discusse le vertenze aziendali insieme ai rappresentanti regionali e a quelli del Comune di riferimento. Il circondario è il secondo territorio a livello provinciale per numero di crisi aziendali e terzo per coinvolgimento di lavoratori, dopo il capoluogo e il Valdarno fiorentino. «Si tratta dell'ennesima dimostrazione della crisi che sta vivendo questo territorio - attacca Sergio Luschi, coordinatore Cgil di zona - siamo di fronte al rischio di una desertificazione, specie in alcune aree. In questo la Valdelsa (che da alcuni mesi è stata inserita tra le aree di crisi non complessa da parte della Regione, ndr) è più in difficoltà dell'Empolese perché ha una strutturazione aziendale caratterizzata da realtà più piccole, che reggono peggio il contraccolpo in condizioni di crisi. 

Il dato peggiore, però, è che la situazione non fa intravedere margini di miglioramento nel breve periodo». Sono sette le pratiche finite sotto la lente dell'Unità di crisi. Gli addetti coinvolti sono stati 553, dei quali la maggior parte ha perso il posto di lavoro. Basti pensare al licenziamento in tronco di tutti e 108 i lavoratori della Shelbox di Castelfiorentino. In questo caso niente ha potuto l'intermediazione istituzionale. 

Così come nella vertenza che ha riguardato l'azienda di abbigliamento Lionella Lingerie di Montespertoli, che ha scelto la liquidazione e la perdita di tutti e 20 i posti di lavoro attivi. O ancora la vicenda della Polaris - azienda di abbigliamento che gestisce il marchio Allegri - la quale ha chiuso la sua sede storica di Vinci, mandando a casa oltre 50 dipendenti. In altri casi il tavolo della Città metropolitana è riuscito a scongiurare il peggio e a salvare del tutto o in parte i posti. In maniera meno traumatica si sono chiuse le vertenze della Avr e della Cooperativa l'Avvenire 1921 di Empoli, dove nell'ultimo anno e mezzo sono stati messi in mobilità 54 lavoratori. O ancora la vicenda della Twin Disc di Capraia e Limite, che ha annunciato che la sede rimarrà sul territorio seppure non abbia cancellato tutti gli esuberi annunciati. Anche alla Navico di Montespertoli, dove i dipendenti sono 39, l'epilogo è stato agrodolce con la presentazione di un nuovo piano industriale, ma con la perdita di alcuni posti. Guardando ai settori produttivi, il più interessato in assoluto è quello della meccanica (dove a livello provinciale i lavoratori coinvolti sono stati quasi 1.200). Quindi quello tessile e dell'abbigliamento (con 820 addetti interessati), del chimico (579), del commercio (455) e dell'edilizia (346).

Più precari e meno diritti boom di vertenze

Il territorio dell'Empolese Valdelsa è uno dei più interessati dalle vertenze mosse dai lavoratori nei confronti delle aziende. Decine ogni anno quelle seguite dagli uffici territoriali della Cgil. Un sintomo di una condizione lavorativa difficile e legata principalmente alla precarizzazione dei contratti di lavoro e all'erosione dei diritti. «Questo è un dato di fatto - spiega Sergio Luschi (nella foto), coordinatore di zona della Cgil - che caratterizza l'area da diversi anni a questa parte. Senza dubbio è un sintomo del peggioramento dei rapporti lavorativi, sempre più contraddistinti da contratti precari e senza tutele. I numeri sono molto alti, seppure il quadro non sia positivo anche in altri territori».

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Irpet, segnali di ripresa 

La grande debolezza: 160mila senza lavoro

La Toscana cresce più della media nazionale: pil e domanda interna. Crollo degli investimenti privati

ILARIA CIUTI su la Repubblica 18 Febbraio 2017

QUALCHE instabile e discontinuo segno di ripresa c’è e aumenterà nel 2017 e 2018. Ma è ancora troppo bassa. La Toscana cresce più della media nazionale, ma non basta. L’unica ricetta per scavalcare il buio è keynesiana: investimenti forti e subito. «Altrimenti l’Italia è destinata al declino», dice il governatore Enrico Rossi di fronte all’analisi e alla ricetta dell’Irpet (l’Istituto regionale di programmazione economica), il cui il direttore Stefano Casini Benvenuti ha ieri presentato il rapporto 2016-2017 su «un’economia indebolita ». I dati positivi sono che il pil della Toscana (oltre 100 miliardi) è cresciuto nell’ultimo anno di 2 punti in più di quello italiano. Che dal 2008 a oggi mentre il pil italiano è diminuito del 6,4% quello toscano del 3,4%. Diventando, la Toscana, la seconda regione per crescita, insieme a Lombardia ed Emilia, dopo il solo Trentino Alto Adige. E ancora, qui l’export nel 2016 è cresciuto dello 0,5%, meno che negli anni precedenti per via della congiuntura internazionale, ma la domanda interna è aumentata del 2%, seppure i toscani sentano i peso dell’incertezza e rimangano poco propensi a spendere. Anche la spesa corrente pubblica cresce dello 0,4%, ma non gli investimenti privati, crollati dal 2008 di 70 miliardi.

C’è da stare contenti? «Non si può essere contenti di 80 mila disoccupati », risponde Rossi. Tanti sono quelli che si sono aggiunti agli 80 mila ante crisi: ora 160.000 in tutto. È l’occupazione, soprattutto dei giovani, il nodo principale, averte Casini, La sua debolezza è la spia di «un’industria in ripresa ma che non crea occupazione che, se cresce, lo fa nei servizi e, soprattutto, è cattiva occupazione, sporadica, precaria, irregolare al nero». Eppure mentre l’Italia ha perso negli anni della crisi 300 mila posti di lavoro la Toscana, rivela l’Irpet, ne ha guadagnati 4.000. Anzi, nei primi nove mesi del 2016 gli occupati sono aumentati di 7.600 unità. «Ma — interviene Casini — anche i lavoratori in cassa integrazione sono considerati occupati. E su 7.600, 7.000 sono liberi professionisti che farebbero pensare a una borghesia ricca e voluta. Invece sono perlopiù false partite Iva di giovani anche brillanti costretti a lavorare con salari bassissimi e senza poter esplicare creatività e spirito innovativo». Un impoverimento non solo ingiusto ma che non rilancia i consumi. Peraltro crescono sia gli occupati (dai 1,558 milioni dell’anno precedente a 1,565) che i disoccupati: dall’8,7% all’8, 9%.

Solo gli investimenti creano lavoro, dice Rossi che propone una «piccola riapertura di fronte ai pensionamenti delle assunzioni per i giovani nella pubblica amministrazione». dice Rossi. «L’austerità non funziona, bisogna spendere bene ma spendere. Noi tentiamo di farlo anche se nel 2010 avevamo a disposizione due miliardi e 250 milioni e ora un miliardo e 350». Continua: «Cinque miliardi di investimenti generano 150 mila posti di lavoro e una crescita del pil tale da abbattere il debito». Rossi augura vita fino a scadenza naturale al governo Gentiloni, «altrimenti, solo per restare alla Toscana, dovrei andare dal quinto governo a spiegare le partite aperte da tempo che voglio chiudere, dalle terze corsie autostradali al nodoTav fiorentino, all’aeroporto che credo possa realizzarsi in due o quattro anni». Lentezza, ecco, l’altro problema italiano. «Il tempo è fondamentale », dice Casini. «Gli investimenti non bastano se non si riduce la burocrazia», dice Rossi proponendo un’Agenzia per gli investimenti. Infine, la povertà che l’Irpet denuncia cresciuta insieme alle disuguaglianze fino a 120 mila toscani sotto la soglia. E per i quali Rossi si dice favorevole, si trovassero i soldi, alla proposta di Alleanza contro povertà di impiegare in Italia circa 7 miliardi, 400 milioni in Toscana, nel reddito di inclusione sociale. Perplessa l’economista Laura Pennacchi, intervenuta al dibattito sul rapporto Irpet, che rivendica il valore identitario del lavoro contro il reddito di cittadinanza. Ma Rossi spiega di pensare solo a un sostegno emergenziale in attesa di occupazione per chi non ce la fa. Oltretutto , conclude Rossi, sarebbe un investimento, «perché i poveri, se nelle condizioni di poterlo fare, spendono»

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"La Cgil e «Idea diffusa», proposta per un lavoro 4.0", di Alessio Gramolati. Seminari a Ancona/Firenze

Una piattaforma digitale per facilitare l’incontro di coloro che nella confederazione, e in collaborazione con essa, si occupano di politiche industriali. Sarà presentata oggi e domani in occasione di due seminari che si terranno ad Ancona e a Firenze

Per riconoscere una rivoluzione industriale spesso se ne indica il paradigma tecnologico. Ma una rivoluzione impatta anche sui sistemi formali (welfare) e informali (relazioni sociali), sulla forma dei luoghi abitati (città e campagne), sugli stili di trasporto, sulle migrazioni ecc. Accanto al paradigma tecnologico va insomma considerato quello politico e sociale. Anche adesso, mentre tutto indica il fatto che la terza rivoluzione industriale, quella del computer, mostri la corda, sembra proprio che ciò accada sul versante politico e sociale, piuttosto che su quello tecnologico.

In effetti, la terza rivoluzione si è affermata grazie a Internet, ma anche con globalizzazione e finanziarizzazione, e non c’è dubbio che ciò abbia portato a una riduzione delle protezioni sociali, del reddito e della stabilità occupazionale di milioni di lavoratori, soprattutto in Occidente. Sono esplose disuguaglianze inimmaginabili per le democrazie moderne. L’idea di non governare quella rivoluzione perché il suo dispiegarsi avrebbe automaticamente generato benessere diffuso si è rivelata sbagliata e le classi dirigenti pagano una crisi di credibilità altissima, che pare minare le stesse democrazie occidentali.

È la politica quindi che non si è mostrata all’altezza della sfida tecnologica; non a caso Industria 4.0, nella volontà dei suoi proponenti, è una “Politica”. Nel caso italiano, questa proposta politica manca in larga parte di un progetto sociale, della costruzione paziente di un nuovo compromesso sociale. Il compito di colmare questo vuoto non può che essere assunto dal movimento sindacale. La Cgil in particolare deve dotarsi di una proposta che non può e non deve calare dall’alto, sia pure da una cabina di regia partecipata dalle stesse organizzazioni dei lavoratori. Questo l’impegno preso: aprire un processo di partecipazione per costruire, a partire dalla contrattazione, una proposta politica che ci emancipi non tanto dall’innovazione, dalle tecnologie, dalla conoscenza, per le quali chiediamo investimenti, ma dalle politiche sbagliate che si sono affermate nel corso della terza rivoluzione industriale.

Una proposta per un lavoro 4.0. Per far ciò anche il sindacato dovrà accettare di salvaguardare i propri valori, adeguando la propria prassi, le proprie certezze, il proprio modo di lavorare. Esiste la possibilità di usare in modo intelligente le opportunità del web e le nuove tecnologie digitali e su questo la Cgil non intende restare indietro. “Idea diffusa” è il nostro primo esperimento strutturato. Sarà presentata per la prima volta oggi e domani (7 e 8 febbraio) in occasione di due seminari – il primo ad Ancona, il secondo a Firenze – dal titolo “Conoscenza e contrattazione nell’industria 4.0”, che saranno introdotti da Vincenzo Colla, della segreteria confederale, e conclusi da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.

Notizia del: mar 07 feb, 2017

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L’artigianato perde altre aziende «Cassa in deroga addio e credito-tabù»

Firenze, nel primo semestre 2016 perse 1.400 imprese. Il grido di Ebret

Monica Pieraccini da la Nazione 27 Gennaio 2017

E’ ANCORA in difficoltà l’artigianato toscano, che perde quasi 1.400 aziende in un anno. Secondo il rapporto economico promosso da Ebret, l’ente bilaterale dell’artigianato toscano, che è stato presentato ieri a Firenze, dal primo semestre 2015 al primo semestre 2016 si sono perse infatti 1.399 aziende, pari ad un calo dell’1,3%, che segue quello del -2,8% registrato nel triennio 2013-2015. Una flessione che coinvolge tutte le province e che è in controtendenza con il lieve incremento, pari ad un +0,2%, degli altri settori, con un incremento complessivo del tessuto produttivo di 665 imprese. Nel complesso, tra il primo semestre 2014 e il primo semestre 2016, sono sparite 2.590 imprese artigiane toscane, 41mila in Italia. Dati preoccupanti e ancora di più perché, ha sottolineato il presidente di Ebret, Ciro Recce, «per le imprese in difficoltà sarebbe stato necessario avere la cassa integrazione in deroga. Nel 2017 non abbiamo alcun ammortizzatore e chiediamo fortemente che questo possa essere ripristinato».

DAL RAPPORTO emergono anche le difficoltà di accesso al credito per le aziende artigiane. Calano i finanziamenti: quelli a medio e lungo termine sono scesi dello 0,3% nel terzo trimestre 2016 e rispetto allo stesso periodo 2015. I finanziamenti continuano a ridursi per tutte le categorie di imprese artigiane e in misura maggiore nell’ultimo anno. In particolare la categoria più penalizzata è rappresentata dalle imprese con 20 o più addetti, dove i prestiti si riducono del 13,4%. Diversamente dal passato, se i prestiti calano, nell’ultimo anno le sofferenze si riducono, per tutte le categorie, ad eccezione delle imprese con più di 45 e meno di 20 addetti. Le province più penalizzate su prestiti e sofferenze sono Firenze, Massa Carrara, Pistoia e Siena. Anche i dati di Artigiancassa su finanziamenti, garanzie e fondi rotativi confermano un quadro regionale di forte criticità nel rapporto tra banca e impresa artigiana. «Bisogna poter tornare ad accordi con le istituzioni – ha commentato Recce – che possano facilitare il più possibile l’accesso al credito: è un tema che necessita dell’attenzione delle parti sindacali e datoriali».

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