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altri articoli 2016

INFOGROUP: I LAVORATORI CHIEDONO GARANZIE.

FIM E FIOM: IN MANCANZA DI RISPOSTE, PRONTI ALLA MOBILITAZIONE

Dopo il passaggio della società da Intesa Sanpaolo a Engineering,

c'è attesa per il prossimo incontro.

Firenze, 03.08.2017 – Garanzie sui livelli occupazionali e retributivi, l'impegno a non trasferire lavorazioni e personale, informazioni più concrete sui volumi di lavoro che Intesa Sanpaolo intende garantire ad Infogroup e il mantenimento delle attuali condizioni sui rapporti in essere con Intesa Sanpaolo: queste le principali richieste dei lavoratori che in oltre 250, stamani, si sono riuniti in assemblea.

Durante l'incontro di martedì scorso con le parti sindacali l'azienda non si è dimostrata disponibile a condividere sufficienti informazioni sulla vendita della società perciò, nel prendere atto dell'impegno sottoscritto da Engineering a non procedere con licenziamenti collettivi per i prossimi cinque anni, entro il 12 settembre è previsto un nuovo confronto in vista del quale la dirigenza si è presa l'impegno di fornire risposte chiare e concrete.

“Vogliamo vedere messe per iscritto garanzie che ci devono in parte Intesa Sanpaolo e in parte Engineering” avvertono i sindacati; “in mancanza di queste siamo pronti ad attivare i tavoli di crisi a tutti i livelli istituzionali, fino a quello ministeriale, e a ricorrere ad iniziative di sciopero.”

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Infogroup, sciopero di un’ora contro la cessione

da la Nazione 29 Luglio

SCIOPERO di un’ora ieri davanti alla sede di Infogroup, in via Torre degli Agli. Dalle 11.30 i lavoratori hanno incrociato le braccia per protestare contro la cessione da parte del gruppo Intesa San Paolo del 100% del capitale di Infogroup a Engineering. L’operazione prevede, tra l’altro, la costituzione di un’accordo commerciale tra Infogroup e Intesa San Paolo e il mantenimento dei livelli occupazionali. Protestano però le Rsu, Fiom e Fim perché della cessione sono stati informati solo a cose fatte. Il 1° agosto i sindacati incontreranno la direzione e poi a seguire ci saranno le assemblee dei lavoratori per decidere i passi futuri della vertenza. Coinvolti sono circa 400 dipendenti diretti a Firenze, più 200 dell’indotto e 60 a Torino. Infogroup, società che opera nei servizi It per il settore finanziario, ha un fatturato di 70 milioni di euro annui.

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Fim e Fiom su passaggio Bassilichi a Icbpi "Nonostante le rassicurazioni, seguiremo con attenzione ogni sviluppo"

I sindacati vigileranno sulle fasi successive alla recente acquisizione di Bassilichi da parte del gruppo Icbpi difendendo al meglio la fiorentinità di Bassilichi e gli interessi dei lavoratori.

Nei giorni scorsi si è conclusa la lunga fase di acquisizione di Bassilichi SpA da parte dell'Istituto Centrale delle Banche Popolari SpA (Icbpi) leader in Italia nel settore della monetica, dei pagamenti e nei servizi.

Il Coordinamento Sindacale nazionale Fim e Fiom ha da subito considerato interessante la nuova opportunità che si offriva a Bassilichi SpA e alle altre aziende del Gruppo, realtà industriale che occupa più di 1000 persone.
Pertanto salutiamo con favore la conclusione di una fase di incertezza che si è protratta a lungo, consapevoli delle sfide che un cambiamento del genere comporta.

Infatti, nonostante le rassicurazioni ricevute circa il mantenimento dei livelli occupazionali, molti saranno i temi di confronto sindacale che inizieremo ad affrontare da subito e rispetto ai quali dovremo dare risposte.
Seguiremo quindi con la massima attenzione e con cautela tutte le fasi che da oggi in poi saremo chiamati ad intraprendere difendendo al meglio la fiorentinità di Bassilichi e gli interessi dei lavoratori.

Coordinamento Rsu Fim e Fiom Bassilichi

Notizia del: ven 07 lug, 2017

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"Fiom in festa", giovedì 15 giugno via alla kermesse della Fiom Cgil nazionale a Firenze

“Fiom in festa”, domani giovedì 15 giugno via alla kermesse della Fiom Cgil nazionale a Firenze (Torrino di Lungarno Soderini 2). Debutto alle 18,30 con Landini, Rossi, Nardella, Braccini

“Fiom in Festa”, da domani giovedì 15 giugno (fino a domenica 18 giugno) a Firenze, presso il Circolo Rondinella del Torrino (Lungarno Soderini 2), si svolgerà la festa della Fiom Cgil nazionale. Domani al debutto alle 18,30 ci saranno Maurizio Landini, Dario Nardella, Enrico Rossi, Daniele Calosi e Massimo Braccini. Domani sono in programma anche un dibattito sulla condizione femminile e un concerto. Ogni sera gastronomia, stand delle associazioni e musica, oltre ai dibattiti.

IL PROGRAMMA

GIOVEDI' 15:

Ore 18,30 apertura della festa con Maurizio Landini (segretario generale Fiom), Dario Nardella (sindaco di Firenze), Enrico Rossi (presidente regione Toscana), Daniele Calosi (segretario generale Fiom Firenze), Massimo Braccini (segretario generale Fiom Toscana)

Ore 19: “Dare voce alle donne per creare il cambiamento”, con Cecilia Strada (presidente Emergency), Teresa De Sio, (cantautrice e scrittrice), Breanne Butler (global co-coordinator della Women's March on Washington), Rossella Muroni, (segretaria Legambiente), Francesca Re David (presidente Comitato centrale Fiom), Parvinder Kaur Alak, Anware Mnasri, (costituzionalista Tunisia).

Coordina Elena Stramentinoli (giornalista)

Ore 22: concerto “Save the blues” - Maurizi e Giosuè

VENERDI' 16:

Ore18,30 dibattito: “Migranti, la rotta d'Europa”: Simon Dubbins (portavoce Trade Unions), Francesca Chiavacci (presidente dell'Arci), Roberta Serdoz (giornalista Tg3), Roberta Turi (segretaria nazionale Fiom)

Coordina Riccardo Chiari (giornalista)

Ore 20: Riccardo Chiari intervista Gino Strada (Fondatore Emergency)

Ore 22: Lorenzo Baglioni in “Selfie”. A seguire, Carlo Valente

SABATO 17:

Ore 18,30 dibattito: “La buona scuola di don Milani e la nostra”: Valeria Fedeli (Ministra della pubblica istruzione), Francesco Sinopoli (segretario Flc-Cgil), Tomaso Montanari (presidente Libertà e Giustizia), Rosario Rappa (segretario nazionale Fiom), Daniele Calosi, Mario Lancisi (storico), don Andrea Bigalli (parroco di Sant’Andrea in Percussina)

Coordina Andrea Marotta, (giornalista Rai)

Ore 20,30: Lucia Annunziata (giornalista) intervista Maurizio Landini e don Luigi Ciotti (Fondatore Libera)

Ore 22: concerto Med Free Orkestra

DOMENICA 18:

Ore 17 libri: “Meccanoscritto, scrittura operaia”, con Marta Fana (ricercatrice), Maurizio Busi (collettivo MentalMente), Enzo Ricordi (collettivo MentalMente), Giuseppe Andreulla (collettivo MentalMente), Ivan Brentari (coautore).

Coordina Marcello Scipioni (sindacalista)

Ore 18 dibattito: “Firenze metalmeccanica e contratto nazionale, i due livelli”, con Stefano Franchi (direttore Federmeccanica), Paola Galgani (segretaria Camera del lavoro Firenze), Luigi Salvadori (presidente Confindustria Firenze), Michela Spera (segretaria nazionale Fiom), Maurizio Casasco (presidente Confapi)

Coordina Marzio Fatucchi, (giornalista Corriere Fiorentino),

Ore 20 dibattito: “Lavoro, diritti su Carta”, con

Susanna Camusso (segretaria generale Cgil), Giorgio Airaudo (parlamentare, Commissione lavoro Camera), Massimo Mucchetti (parlamentare, Commissione industria Senato).

Modera Massimo Franchi (giornalista)

Ore 22: concerto “La nuova pippolese”

Notizia del: mer 14 giu, 2017

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Licenziamento illegittimo, reintegrato lavoratore Rosss. Calosi (Fiom), 'Vittoria, ma con Jobs Act non più possibile'

Il Giudice del Tribunale di Firenze ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un dipendente della Rosss Spa, l'azienda produttrice di scaffalature industriali di Scarperia e San Piero, e ne ha disposto il reintegro.
Il lavoratore era stato licenziato nel settembre dello scorso anno al termine della procedura di mobilità avviata a seguito di una situazione di crisi, nel settembre 2015 e conclusasi con il licenziamento di sei lavoratori. Quella di ieri è la prima sentenza emessa rispetto ai ricorsi presentati dai lavoratori.
La procedura era stata aperta a fronte di una flessione dei ricavi ma con ordinativi in crescita, tanto che l'azienda da aprile 2015 non ha mai fatto ricorso alla cassa integrazione né ad altro ammortizzatore sociale ma anzi è ricorsa agli straordinari.
Il Tribunale, oltre al tempestivo reintegro del lavoratore, ha condannato la Rosss SpA a corrispondergli le retribuzioni che avrebbe percepito dal licenziamento, un indennità risarcitoria e al pagamento delle spese processuali.

Per il Segretario Generale della Fiom Cgil di Firenze Daniele Calosi si tratta di “Una grande vittoria che restituisce dignità al lavoratore licenziato senza giusta causa e che sancisce il prevalere dei diritti del lavoratore sulle ingiustizie e l'arroganza della controparte. La sentenza, raggiunta anche grazie al magistrale lavoro degli avvocati Andrea Stramaccia e Lorenzo Calvani dello Studio Bellotti di Firenze, ha ribadito che con la giustizia non si scherza, che le persone vanno rispettate così come va rispettata la legge.Dal Vicepresidente di Rosss, Simone Bettini, mi aspetto che in futuro riconsideri il suo modo di agire.
L'unico rammarico, guardando al futuro, è che la reintegra del lavoratore è stata possibile perché assunto precedentemente all’entrata in vigore delle nuove norme che regolano i licenziamenti giudicati illegittimi contenute nel Jobs Act. Con la cancellazione dell'articolo 18 un nuovo assunto infatti, nonostante la ragione, avrebbe ottenuto al massimo 24 mensilità ovvero la monetizzazione del diritto a riavere il posto di lavoro, una buona uscita in cambio della dignità della persona.

Per questa ragione con la CGIL, oltre ai quesiti referendari su cui il Governo ha deciso di intervenire, stiamo portando avanti la proposta della Carta dei Diritti Universali del Lavoro: vogliamo abolire questi comportamenti e ricostruire un sistema di diritti e di tutele che il Jobs Act ha smantellato. E non fermeremo la battaglia sull'articolo 18 perché quella che permette il licenziamento illegittimo è una legge antisociale.”

Notizia del: gio 23 mar, 2017

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Targetti, scattano 20 licenziamenti

"Un grande atto di arroganza"

L'azienda: previsto dagli accordi

mo.pi da la Nazione 5 Luglio 2017

TARGETTI Sankey ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per 20 lavoratori. «Un passaggio obbligato», lo definisce l’amministratore delegato Piercarlo Gramaglia, già previsto dall’accordo siglato con i sindacati a novembre scorso, prima dell’acquisizione dell’azienda da parte del fondo d’investimento Idea, del gruppo De Agostini. I 20 lavoratori fanno parte del reparto produttivo: sono operai da tempo in cassa integrazione. «Esuberi strutturali, non legati a cali di commesse o di fatturato, ma eredità del passato», dice l’ad dell’azienda che dal 1928 produce apparecchi d’illuminazione per interni ed esterni. 

La Fiom non ci sta e, annuncia il segretario fiorentino Daniele Calosi, non firmerà nessun accordo che preveda il licenziamento. «Siamo disponibili – afferma Calosi – a valutare un accordo di uscite su base volontaria incentivata, accompagnato da un piano industriale di rilancio dell’impresa, da sottoscrivere presso la Regione, alla presenza anche del Comune, che dia sviluppo e prospettive all’azienda. La nostra disponibilità però finisce qui». «Se fra il gruppo dirigente attuale della Targetti vi fosse l’idea di andare avanti licenziando tout court 20 padri e madri di famiglia – sottolinea il segretario Fiom – credo che la risposta ad un atto di arroganza così forte non debba venire solo dal sindacato e dai lavoratori, ma da un’intera comunità, che vive e lavora sul territorio fiorentino».

SECONDO Calosi, i 147 lavoratori di Targetti (dai 400 che erano nel 2008) hanno fatto già i loro sacrifici: 9 anni di ammortizzatori sociali, con un salario che in cassa integrazione si aggira attorno ai 750 euro netti al mese. «Nessuna arroganza da parte dell’azienda – è la replica di Gramaglia – ma tanta consapevolezza. I sindacati ci fanno delle richieste che hanno già ottenuto. Abbiamo riaperto fino a settembre l’opportunità per i lavoratori di accedere agli incentivi all’esodo, composti da un pacchetto economico e da attività di ricollocazione». 

“MAI FIRMATO ALCUN ACCORDO CHE PREVEDA LICENZIAMENTI” 

La Fiom Cgil di Firenze fa chiarezza su quanto dichiarato dall'AD Targetti.
Firenze, 5 luglio 2017 - L'ultimo testo firmato il 2 novembre 2016 riporta che saranno programmati incontri di verifica e solo qualora risultino ancora esuberi l'azienda, come prevede la legge, può aprire una procedura di mobilità ma il sindacato non ha mai avallato tale decisione, anzi la ritiene inopportuna dato che Targetti ha appena presentato un piano di rilancio per circa 9 milioni di euro.

Già nell'incontro sindacale del 15 maggio scorso, alla presenza delle RSU avevamo fatto presente all'azienda e messo pure per iscritto che:

- la Fiom non sottoscriverà accordi che prevedano licenziamenti (salvo i casi di non opposizione)

- gli accordi precedentemente sottoscritti presso le Istituzioni non prevedono automaticamente il licenziamento di lavoratori ma un incontro da tenersi i primi giorni di luglio 2017 per analizzare la situazione.

Domattina dalle 10 alle 11 è programmata l'assemblea dei lavoratori per discutere sul da farsi.

Noi rimaniamo disponibili a ricercare tutte quelle soluzioni che permettano la salvaguardia dei posti di lavoro.

Invitiamo il nuovo AD a ridefinire in termini positivi i livelli di organico in esubero per annullare l'impatto sociale e diffidiamo chi rilascia dichiarazioni non corrispondenti a verità, come quelle riportate in data odierna sul quotidiano La Nazione di Firenze.

RSU Fiom Targetti - Fiom Cgil Firenze

 

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Rilancio Targetti

Chiesto un tavolo

da la Nazione 19 Aprile 2017

I SINDACATI hanno chiesto a Regione, Comune e azienda un incontro per conoscere il nuovo piano industriale di Targetti, la storica azienda di illuminotecnica. «Il nuovo amministratore delegato, Piercarlo Gramaglia – commenta Daniele Calosi, segretario della Fiom Cgil di Firenze – ha dichiarato che ha trovato un’azienda sana. Ne siamo contenti, visto che è stato enorme il sacrificio dei lavoratori. Se Targetti può pensare al rilancio è grazie a questo sacrificio, al fatto che negli ultimi otto anni si è utilizzato ogni tipo di ammortizzatore sociale, con i lavoratori che sono rimasti a casa o hanno guadagnato meno. Finalmente, da settembre, al termine della cassa integrazione, tutti e 180 i dipendenti dello stabilimento di Firenze potranno tornare a lavoro».

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«Targetti Sankey, pronti a investire dieci milioni»

da T24 10 Aprile 2017

«Ho trovato un'azienda compatta, con tanta voglia di riscatto. Nonostante la crisi, partiamo da una base importante: 50 milioni di fatturato, 220 dipendenti sono in Italia e due stabilimenti, a Firenze e a Nusco».

Per il nuovo amministratore delegato di Targetti Sankey Piercarlo Gramaglia (nella foto), storica azienda fiorentina di illuminazione architettonica (passata al fondo Idea ), intervistato dalla Nazione economia e lavoro, «è necessario rimboccarci le maniche. Vogliamo rafforzare la nostra presenza in America, dove abbiamo già una filiale, e soprattutto in Asia, che rappresenta uno sbocco importante. Abbiamo stanziato dieci milioni di investimenti per i prossimi anni, che ci permetteranno di accelerare lo sviluppo o internazionale, valorizzando il know-how tecnologico e progettuale. Queste risorse, oltre a permetterci di incrementare il business, ci consentiranno di investire ulteriormente in ricerca e innovazione, con l'obiettivo di ampliare la nostra gamma. Esportiamo all'estero il 60% della nostra produzione: il fatto che, nei Paesi dove si è continuato a vendere, l'azienda non abbia risentito della crisi, conferma che l'alta qualità del marchio, del design e dei prodotti è consolidata».

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Targetti passa di mano: l’azienda delle luci rilevata dal Fondo Idea

Acquisito il 100% dello storico brand della famiglia fiorentina assieme al mega debito di 236 milioni. Spiraglio per i dipendenti
Duecento addetti solo tra Firenze e Nusco, poi le controllate: “Valorizzare il know how e lo sviluppo internazionale”

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 9 Marzo 2017

TARGETTI passa al Fondo Idea del Gruppo De Agostini, che ne acquista il 100% della proprietà. Viene dunque posta la parola fine ad una tra le trattative più lunghe e difficili che l’economia Toscana abbia vissuto negli ultimi anni. Più di sei mesi, dall’estate scorsa ad oggi, per chiudere una partita complessa. Targetti, con una lunga tradizione nella progettazione e produzione di illuminotecnica per interni e esterni, era in mano alle banche, guidate da Bnl, Unicredit, IntesaSanpaolo e Mps, arrivate ad accumulare un credito salito fino a 236 milioni di euro. E il Fondo Idea ha acquisito dalle banche il controllo della società rilevando il debito di Targetti, al termine però di una complicata trattativa di ristrutturazione, tesa a modificarne condizioni e tempi di rientro. Alla fine, anche l’ultimo tassello del mosaico è andato a posto, chiudendo il legame storico tra la famiglia fondatrice, i Targetti, e l’azienda che continuerà a portare il loro nome.

Nel 2016 Targetti ha fatturato una cinquantina di milioni. Passa al Fondo Idea con una forza lavoro importante, rilevante soprattutto per l’area fiorentina. Stando ai dati veicolati ieri dallo stesso Gruppo De Agostini, i dipendenti di Targetti in Italia sono 204 nei due stabilimenti di Firenze e di Nusco (Avellino), mentre la forza lavoro complessiva del gruppo fiorentino sale a 339 unità considerando i dipendenti sparsi in tutto il mondo presso le aziende controllate all’estero che sono presenti in 7 Paesi: Francia, Spagna, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Emirati Arabi e Cina.

Il Fondo Idea, per l’esattezza IDeA Corporate Credit Recovery I, gestito da IDeA Capital Funds SGR (società del Gruppo DeA Capital), nato nel giugno scorso con la missione di ristrutturare aziende in difficoltà finanziaria ma con solidi fondamenti industriali, ieri si è limitato a comunicare che il suo ingresso nella società fiorentina «permette di accelerare il percorso di sviluppo a livello internazionale, valorizzando l’importante know-how tecnologico e progettuale, patrimonio della società nonché un brand storico del Made in Italy».

Fondata nel 1928 dal capostipite, Targetti nel tempo si è affermata come una delle realtà più importanti a livello nazionale nel suo settore. Fatale, per l’azienda, l’impatto della crisi economica iniziata nel 2008, a cui Targetti si è presentata indebolita dalla onerosa acquisizione della concorrente danese Louis Poulsen nel luglio 2007 dal fondo Polaris Private Equity, a cui poi l’ha rivenduta nel 2015. Ad aggravare la situazione è poi arrivata, nell’aprile del 2010, la scomparsa dopo una lunga malattia di Paolo Targetti, il presidente-designer sotto la cui guida l’impresa di famiglia aveva raggiunto i risultati più brillanti, passando da poco più di 200 dipendenti e 25 milioni di fatturato di metà anni ‘80 ai quasi 300 milioni e 1.350 addetti di fine decennio scorso. In questi ultimi anni l’azienda, che ha focalizzato la produzione sulla tecnologia led e ridotto il numero dei Paesi in cui è presente, ha anche dovuto rinunciare alla costruzione del nuovo quartier generale progettato nella piana. La cessione al Fondo Idea riapre oggi una prospettiva per i dipendenti superstiti dopo che nel novembre 2016 è stato firmato l’accordo di Cig straordinaria da dieci mesi per 80 dipendenti già in regime di ammortizzatori sociali.

Targetti al fondo Idea, e la famiglia esce

Il gruppo De Agostini acquisisce la maggioranza. Ora il piano di rilancio

Edoardo Lusena dal Corriere Fiorentino 24 Febbraio 2017

Di sicuro sarà una storia diversa per la Targetti Sankey — storica azienda fiorentina dell’illuminazione nata nel 1928 — quella che si è aperta nelle ultime ore con una firma. La firma è quella apposta sull’accordo di ristrutturazione del debito che porterà nel giro di qualche settimana al cambio di proprietà con l’uscita di scena della famiglia e lo sbarco di un fondo di investimento all’Osmannoro. L’azienda — un debito che si aggira sui 16 milioni di euro — è da tempo in mano alle banche dopo la crisi esplosa all’indomani della morte del patron Paolo Targetti, nel 2010.

La svolta dopo un lavoro di diplomazia finanziaria intessuto dal fondo Idea, gruppo De Agostini, nato a sostegno delle aziende italiane solide ma in crisi, non per filantropia — sia chiaro — ma per ristrutturarle e rilanciarle con un conseguente profitto. Per questo, a giugno, Idea aveva acquisito il 50% del debito Targetti da Bnl, Unicredit e Mps. Il grosso del debito restante era rimasto però a Intesa che solo due giorni fa ha deciso di cederlo all’unico «concorrente» rimasto in corsa dopo il ritiro, lo scorso luglio, del competitor Gewiss, colosso lombardo dell’illuminazione il cui interesse, come scrisse il Corriere Fiorentino , aveva allertato sindacati e istituzioni per le conseguenze sull’occupazione. Secondo le indiscrezioni, infatti, il piano avrebbe previsto la mobilità dei 190 dipendenti divisi fra gli stabilimenti di Firenze, all’Osmannoro, e di Nusco (Avellino). La svolta segna così l’uscita definitiva e fattuale della famiglia Targetti dalla compagine azionaria: «È comunque un bel giorno — dice Lorenzo Targetti, figlio di Paolo ed ex presidente — abbiamo sempre messo l’azienda davanti a tutto e auguriamo l’in bocca al lupo alla Targetti aspettandoci che il fondo Idea Capital mantenga gli impegni, ambiziosi, per il rilancio di un’azienda fortemente fiorentina».

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Firenze, condanne Isi-Electrolux: per i giudici fu "speculazione finanziaria"
Le motivazioni della sentenza a carico degli ex vertici dello stabilimento di Scandicci: anche la Regione fu "tratta in inganno"

di MASSIMO MUGNAINI da la Repubblica 5 Agosto 2017

Secondo la prospettazione accusatoria, l’intera operazione di acquisizione del sito di Scandicci (l’ex Isi-Electrolux, ndr) sarebbe stata in realtà soltanto una speculazione finanziaria volta a far apparire l’offerente quale soggetto qualificato e dotato della liquidità richiesta per garantire l’effettiva riconversione del sito industriale e quindi la stabilità dei posti di lavoro, requisiti in realtà inesistenti mentre l’unico intento del gruppo Mercatech e dei suoi amministratori e gestori sarebbe stato quello di intascare i fondi messi a disposizione dalla Electrolux e quelli pubblici destinati al mantenimento dei livelli occupazionali per poi utilizzarli per scopi del tutto estranei alle finalità sociali. (…) Gli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria forniscono la prova del reato”. Così i giudici della prima sezione penale del tribunale di Firenze motivano la sentenza con cui lo scorso aprile hanno condannato a pene comprese tra i 4 e gli 8 anni, per bancarotta fraudolenta, gli ex vertici dell’azienda scandiccese Stefano Cevolo, Cary Masi, Paolo Corapi e il consulente Raffaele Piacente. L’ex amministratore unico Massimo Fojanesi aveva invece patteggiato 3 anni e 2 mesi in udienza preliminare.

“In tutta la vita dell’Isi – proseguono i giudici – la produzione non è mai stata realmente avviata, nessuna risorsa finanziaria è mai stata messa a disposizione del gruppo industriale che neppure disponeva delle qualità tecniche necessarie per poter davvero avviare il piano di conversione industriale (dai frigoriferi Electrolux ai pannelli solari dell’Isi, ndr)”. L’Isi, insieme con l’americana Mercatech, rilevò l’azienda (andata in crisi nel 2008) impegnandosi ad assumere 370 dei 540 lavoratori e ricevendo perciò 22.7 milioni dall’Elecrolux. 

Inoltre ottenne oltre 2 milioni di euro dalla Regione Toscana (Regione “tratta in inganno”, scrivono i giudici) per i corsi di riqualificazione del personale. Gli operai furono assunti nel 2009 e messi in cassa integrazione l’anno successivo. L’Isi acquisì i contributi, non fece partire la produzione e fallì nel 2011. “Non versò neppure i contributi ai dipendenti” segnalano i giudici. 

E quel fiume di denaro pubblico? Secondo il pm Massimo Bonfiglio, fu sperperato in acquisti di auto di lusso, piastrelle per restaurare un appartamento, mobili. E per creare o foraggiare altre aziende. Le difese dei condannati ricorreranno in appello.

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Isi, fu bancarotta: quattro condanne

Valentina Marotta (ha collaborato Ivana Zuliani) dal Corriere Fiorentino 9 Febbraio 2017

Grazie ai contributi dello Stato avrebbero dovuto risollevare le sorti della Electrolux e salvare oltre cento posti di lavoro. Con quasi otto milioni di euro, i vertici della Italia Solare Industrie avrebbero dovuto riconvertire l’azienda di frigoriferi in un centro di produzione di pannelli solari. In realtà quel fiume di denaro è stato sperperato per acquistare auto di lusso, restaurare un appartamento e costituire un’altra società in Tunisia.

L’Isi fallì nel 2011. Per questo il tribunale di Firenze ha condannato per bancarotta fraudolenta i manager: 8 anni di reclusione per Stefano Cevolo, 4 anni per Cary Masi (rispettivamente amministratore delegato e presidente della Mercatech), 4 anni e 6 mesi per Paolo Corapi direttore del personale della ex Isi, 5 anni e 8 mesi per Raffaele Piacente, ad di Energia Toscana poi divenuta Isi. Cade l’accusa di truffa solo per Corapi e Masi. Accolte quasi interamente le richieste del pm Massimo Bonfiglio che in aula aveva chiuso la sua requisitoria ricordando: «Sono le pene più severe che abbia mai chiesto in un processo per bancarotta, ma parlano i fatti».

Stefano Cevolo dovrà versare un risarcimento milionario a favore della Regione Toscana (1.170 milioni) e della Electrolux (10.700 milioni) oltre a un indennizzo da 100 mila euro per il sindacato Fiom Cgil. Infine, disposte provvisionali da 5 mila euro a favore di ciascuno dei 170 lavoratori che si sono costituiti parte civile. Per garantire i risarcimenti i beni a suo tempo posti sotto sequestro preventivo vanno ora sotto sequestro conservativo. Ad ascoltare il verdetto c’è Raffaele Piacente, ma non gli altri manager. Nell’aula 11, anche una cinquantina di operai: non hanno mancato un’udienza da quando il processo si è aperto, nell’ottobre di tre anni fa. Ascoltano il presidente Emma Boncompagni in silenzio. Alla fine non nascondono l’amarezza: «Siamo soddisfatti per la condanna dei manager ma la provvisionale è solo un risarcimento morale. Nessuno prenderà mai nulla, perché non c’è più nulla».

Non riescono a mandar giù gli indennizzi alla Electrolux che considerano responsabile del crac. «Proprio contro la multinazionale degli elettrodomestici abbiamo avviato una causa civile per chiedere i danni e fare chiarezza sull’operato dei manager». La crisi della Electrolux parte nel 2008 con la chiusura della fabbrica di Scandicci, che occupava 450 dipendenti. Poi, il colpo di scena: passa di mano alla Isi e alla americana Mercatech.. Ma la produzione non partirà mai.

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Fiom Cgil Firenze: rinnovato l'accordo integrativo in Alstom Firenze. Collini, "Dopo l'azzeramento, ristabiliti diritti

Referendum tra i 191 lavoratori Alstom Firenze, i si al rinnovato integrativo sono stati il 95.86%.

I 191 lavoratori di Alstom Firenze, la ex GE Transportation, hanno votato ieri per il referendum sull'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale ed il 95,86% dei votanti si sono espressi a favore.

Per la Fiom il giudizio è positivo: “Partivamo da una condizione di azzeramento dei diritti in un'azienda che si era comportata come la Fiat” spiega Daniele Collini della Fiom Cgil di Firenze. “Con questo accordo ristabiliamo elementi migliorativi non solo economici, legati ad esempio alla stabilizzazione di parte del premio di risultato, ma anche normativi inerenti la malattia e soprattutto torniamo al riconoscimento delle relazioni sindacali.
L'accordo infatti assume una valenza particolare perché a seguito del passaggio dell'attività di segnalamento ferroviario da General Electric ad Alstom, la multinazionale francese aveva disdetto unilateralmente tutta la contrattazione integrativa vigente nello stabilimento da quasi trent'anni.

È stato necessario l'intervento del giudice che nel settembre scorso, accogliendo il nostro ricorso, stabilì che l'azienda doveva tornare al tavolo e avviare una trattativa su quanto disdettato.

“Ringraziamo i lavoratori per la loro determinazione ed insieme l'Amministrazione comunale fiorentina che non ha mai fatto mancare loro il suo sostegno.” com

Notizia del: ven 13 gen, 2017

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"No alla cancellazione della 14esima ai nuovi assunti": 3 licenziati alla Iab (Campi Bisenzio). Rabbia Fiom

Rifiutano di cancellare la quattordicesima ai nuovi assunti, il titolare della Iab (Campi Bisenzio) licenzia tre dipendenti e mette i delegati in cassa integrazione. Vignozzi (Fiom Cgil Firenze): “Inaccettabile, atteggiamento discriminatorio”

Non hanno accettato la volontà del titolare di spalmarsi la quattordicesima mensilità sulle altre, togliendola ad eventuali nuovi lavoratori assunti, e in risposta sono arrivate alcune lettere di licenziamento e la collocazione in cassa integrazione a zero ore di alcuni lavoratori, tra cui i tre delegati sindacali.

La I.A.B. Srl di Campi Bisenzio, azienda che occupa 45 dipendenti nella produzione degli accessori metallici per rinomate griffes della moda, da tempo soffre di un calo di ordinativi di mercato. “Per questa ragione – spiega Andrea Vignozzi della Fiom Cgil di Firenze – nel mese Maggio il titolare ha aperto una cassa integrazione ordinaria dove ha collocato una parte dei dipendenti, nonostante la nostra contrarietà; come Fiom infatti assieme alla Rsu, proponemmo di re-internalizzare alcune produzioni oggi realizzate fuori”.

Oltre all'ammortizzatore la richiesta che il sindacato non ha firmato, di spalmare una mensilità sulle altre, cancellando la quattordicesima per gli eventuali nuovi assunti e bloccando gli aumenti per i lavoratori ad oggi in servizio, riducendo così gli stipendi.

Pochi giorni fa la sorpresa: “Sono arrivate tre lettere di licenziamento, ad oggi, e sono stati posti in cassa integrazione alcuni lavoratori sinora rimasti fuori. Un comportamento inaccettabile dell'azienda. Riteniamo inoltre discriminatorio aver posto in cassa integrazione i delegati, quindi i rappresentanti dei lavoratori, solo perché contrari alle volontà del titolare ma comunque disposti a trovare soluzioni meno traumatiche.” Per questo, avverte Vignozzi, “adotteremo tutto ciò che è in nostro potere contro queste decisioni aziendali profondamente ingiuste. Non si fanno i profitti, né si media, sulla pelle dei lavoratori”.

Ha aggiunto Daniele Calosi, Segretario generale della FIOM CGIL: “Se fosse confermato l'atteggiamento dell'azienda, si ritornerebbe ai padroni delle ferriere, al 1917, e non al 2017. Attiveremo tutti i percorsi possibili, partendo da chi ha la responsabilità di governo del territorio, quindi il comune di Campi Bisenzio”.

Notizia del: lun 02 gen, 2017

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