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altri articoli 2016

Oggi sciopero di mezza giornata all'Almaviva di Firenze. I lavoratori non sono bancomat

L'azienda conta 3300 dipendenti a livello nazionale di cui 50 nel capoluogo toscano e si occupa di soluzioni software e gestione di grandi database per enti pubblici. La RSU: "I lavoratori non sono un bancomat"

Il nostro contributo al rilancio dell’azienda
Negli anni passati, a fronte di un costante calo del fatturato e a bilanci aziendali in rosso, abbiamo contribuito al superamento della crisi e al rilancio dell’azienda con il nostro impegno, con il nostro senso di responsabilità e sopportando il sacrificio della Cassa Integrazione, dei Contratti di Solidarietà e della sospensione temporanea di parti dell’accordo integrativo.
Grazie al nostro contributo, mentre nulla hanno messo i nostri Dirigenti, i bilanci aziendali sono tornati positivi e anche la prospettiva che ci viene presentata dall’azienda prevede, per i prossimi anni, una significativa crescita del fatturato.
La nostra proposta
In questa situazione chiediamo che l’uscita dalla crisi sia accompagnata da un più accorto uso dell’ammortizzatore sociale, prolungandolo nel tempo ma riducendolo nelle quantità e da un progressivo rispristino degli istituti contrattuali temporaneamente sospesi. A questo si devono affiancare interventi per favorire il pensionamento dei più anziani e la determinazione di un Premio di Risultato che preveda un beneficio economico a fronte degli obiettivi raggiunti.

L’Azienda vuole andare in direzione opposta
Vuole il taglio degli stipendi e l’aumento delle giornate lavorative usando il periodo residuo di Cigo/CdS come arma di ricatto mentre continua ad assumere e ad esternalizzare. Questa proposta non permette margini di trattativa mentre il tono minaccioso dei comunicati aziendali e le indebite pressioni evidenziano le reali modalità con cui la Direzione aziendale intende da ora in poi relazionarsi con noi lavoratori.
Il rifiuto dell’Azienda a continuare la trattativa sulla base della proposta sindacale è pretestuoso e ideologico, perché evita un confronto sui contenuti che permetterebbe di arrivare ad un accordo condiviso, con maggiori certezze per il periodo di assestamento di cui Almaviva ha ancora bisogno.
Oggi giovedì 14 dicembre Sciopero di mezza giornata (3h48’) in entrata

RSU ALMAVIVA FIRENZE

Notizia del: gio 14 dic, 2017

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Esaote diventa cinese con il colosso Alibaba

Ma resta a Firenze

R.E. dal Corriere Fiorentino 8 Dicembre 2017

Esaote diventa cinese, anche grazie a Jack Ma,fondatore di Alibaba, colosso nel mercato cinese on line. La società leader nel settore biomedicale, che nello stabilimento di Firenze impiega duecento addetti altamente specializzati e in quello di Sesto ha il centro logistico e di assemblaggio e certificazione degli apparecchi ad ultrasuoni, passerà il 100% delle quote Esaote oggi detenute da Ares Life Sciences, Nb Renaissance Partners, Value Italy, Equinox, Carlo Castellano e Carige, al consorzio cinese formato da sei società leader nel settore della tecnologia medicale e fondi di investimento con esperienze nella sanità. Il perfezionamento dell’operazione è previsto a inizio 2018. L’attuale ceo, Karl-Heinz Lumpi, rimarrà alla guida dell’azienda in questa fase, e l’operazione vede per adesso anche il gradimento dei sindacati.

«Siamo pronti per intraprendere una nuova fase con il sostegno dei nostri nuovi azionisti che sono fortemente impegnati nel settore medicale e credono in un grande futuro per Esaote», ha spiegato Karl-Heinz Lumpi. «Esaote è un produttore leader a livello mondiale di apparecchiature a ultrasuoni e risonanza magnetica e YF Capital ritiene che la partnership di Esaote con il consorzio creerà un attore globale leader — ha dichiarato David Yu, cofondatore di YF Capital, e con Jack Ma fautore di Shanghai Yunfeng Xinchuang per gli investimenti nell’high tech medicale — L’esperienza e la capacità di Yf Capital nei settori della diagnostica per immagini, dei big data, dell’intelligenza artificiale e dei dispositivi medicali e dei servizi fornirà un contributo significativo a questa operazione.

L’unione delle risorse di Esaote e del Consorzio consentirà a Esaote di diventare un’impresa veramente globale». Esaote, assicurano i prossimi proprietari, «continuerà ad operare come una società internazionale indipendente, con la base a Genova ed i centri di ricerca e sviluppo e di produzione in Italia, Firenze compresa, e nei Paesi Bassi». «Esaote ora sta vedendo investimenti, ma è un’azienda che due anni fa poteva essere delocalizzata fuori da Firenze ed il rischio scongiurato con un accordo sindacale — sottolinea Federico Gianassi, assessore al lavoro del Comune di Firenze — Tutti assieme si può costruire un terreno più fertile per gli investimenti e per la buona occupazione».

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Ex Pulzeta La Regione convoca la proprietà

da la Nazione 15 Dicembre 2017

LA REGIONE convocherà la proprietà della Servimoda (ex Pulzeta) tornata alla ribalta, poche settimane fa, per avere lasciato a casa i dipendenti, tutti senegalesi, con la motivazione di un guasto al generatore. L’impegno è stato preso dal consigliere per il lavoro del presidente Rossi, Gianfranco Simoncini, che ha incontrato in Palazzo Strozzi Sacrati una delegazione dei lavoratori con i rappresentanti della Fiom Cgil. Il confronto con i proprietari, di origine cinese, dell’azienda che realizza accessori metallici per moda, è stato disposto con l’obiettivo di chiedere chiarimenti sul futuro della produzione. Ieri i dipendenti, che a novembre hanno effettuato un presidio davanti alla sede di via delle Calandre, hanno manifestato preoccupazioni per il comportamento della proprietà che non ha fornito rassicurazioni sulla ripresa dell’attività. S.N.

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Lavoratori senegalesi di nuovo in presidio sui cancelli della Servimoda (ex Pulzeta) domani martedì 28 novembre ore 12

Fiom Cgil Firenze: Lasciati a casa, senza alcuna copertura, per un calo di ordini, domani, giovani senegalesi saranno in presidio davanti ai cancelli della fabbrica a Calenzano
Un calo di ordini e l'azienda lascia a casa i dipendenti, giovani senegalesi, senza alcuna copertura. L’’azienda è la Servimoda, sede legale a Campi Bisenzio, unità produttiva a Calenzano, di proprietà di un cittadino cinese non nuovo a comportamenti al di fuori di ogni logica e correttezza sindacale.
I lavoratori, anche loro non nuovi a battaglie vittoriose in difesa dei propri diritti, domani 28 novembre dale ore 12.30 saranno in presidio davanti ai cancelli di via delle Calandre, 11 a Calenzano

Gli antefatti
I 13 giovani senegalesi dipendenti di Pulzeta, ora Servimoda, furono protagonisti di una bella battaglia sindacale. Licenziati da proprietario cinese perché rivendicavano i propri diritti vennero reintegrati a fine luglio dopo una mobilitazione e sulla base di un accordo.
L’accordo garantiva ai lavoratori il riconoscimento dell’anzianità a far data dal loro primo contratto in Pulzeta, risalente ad agosto 2015, le tutele dell’articolo 18 della Legge 300/70 come formulato prima della riforma Fornero ed il pagamento delle differenze tra il salario e l’indennità di disoccupazione percepita da maggio 2016, data dell’avvenuta chiusura del rapporto di lavoro con l’azienda.

Notizia del: lun 27 nov, 2017

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SCARPERIA IL SETTORE VISTO DAI SINDACATI

«Il metalmeccanico fuori dalla crisi» 

Arrivano le multinazionali straniere

Paolo Guidotti da la Nazione 1 Novembre 2017

NON SOLO turismo, autodromo e agricoltura. Il Mugello è anche manifatturiero, con il 50% del Pil locale che viene da industria e artigianato. Lo ha rivendicato, con forza la Cgil che nel palazzo dei Vicari di Scarperia ha tenuto un convegno tutto dedicato alla metalmeccanica, che nel settore manifatturiero mugellano è ancora preponderante, con una quota del 70%. «Sono infatti 150 – ha sottolineato la Fiom-Cgil – le aziende metalmeccaniche mugellane, con oltre 2700 occupati». «La metalmeccanica in Mugello, in questo momento, vive di luci e di ombre – nota Daniele Collini, della Fiom mugellana-: questa zona, rispetto ad altre, ha superato la crisi in maniera migliore: ciò grazie alla professionalità dei lavoratori, al fatto che ci sono buoni rapporti all’interno delle aziende e anche per la diversificazione industriale, che ha fatto sì che la crisi abbia avuto effetti minori, anche se certo vi è stata». 

ADESSO in Mugello si registra un fenomeno nuovo: «Nel settore metalmeccanico stanno entrando molte multinazionali, a dimostrazione del riconoscimento della qualità del comparto:  il fatto che aziende estere vengano ad investire nel nostro territorio vuol dire che ne riconoscono il valore«. E Daniele Calosi, segretario della FIom-Cgil di Firenze, lo ribadisce: «Stiamo iniziando a vedere i frutti di quelle aziende che, durante la crisi, invece che scappare hanno deciso di reinvestire sul territorio e sulle persone che lavorano. Sono le aziende che adesso sono in grado di poter sfidare il mondo globale in cui operano e a contribuire alla rinascita, anche se graduale, da una situazione complicata come quella che abbiamo vissuto. E in M ugello ci sono molte eccellenze«. 

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LA CRISI DI GE

Le Rsu del Pignone “Lasciateci lavorare con tranquillità”

APPELLO AI VERTICI “Siamo consci delle nostre capacità, ma diciamo all’azienda di decidere in fretta perchè l’incertezza non giova a nessuno”

i.c. da la Repubblica 18 Novembre 2017

LASCIATECI lavorare. «Chiediamo di poter continuare quello che sempre abbiamo fatto bene: lavorare con tranquillità» dice la rsu del Nuovo Pignone dopo che Ge ha deciso di controllare per due anni la situazione per decidere se uscire o no da Bhge — Nuovo Pignone. La rsu non vuole essere travolta dalla «tempesta mediatica provocata dalla crisi finanziaria di Ge di cui non siamo responsabili. È chiaro che si tratta di un’attenzione per fini politici più che per interesse alle nostre vite». Quanto a noi «sono 200 anni che creiamo valore a prescindere dalle proprietà che si sono avvicendate. Anche tramite la lotta sindacale, abbiamo costruito un polo tecnologico importante, abbiamo clienti storici e prodotti in sviluppo, investimenti ». Ma «ogni frase che mette in dubbio tutto questo può penalizzarci a livello di immagine e di rapporti con il mercato ». Rispetto a «una nostra uscita da General Electric, che è un’opzione tutta da verificare, non siamo impauriti perché forti di un sapere progettuale e produttivo difficilmente sostituibile». Alla multinazionale «a cui da più di vent’anni abbiamo sempre portato utili» chiedono di decidere in fretta «perché l’incertezza non giova».

Ge valuta se vendere NuovoPignone

L’amministratore delegato del colosso Usa Flannery ha presentato il piano strategico della multinazionale L’ipotesi di dismettere la propria quota di Bhge che si occupa di oil & gas e comprende le attività in Toscana
Per recuperare si punterà su tre settori chiave: aviazione, sanità e energia L’azienda ha inaugurato a Massa la nuova linea di produzione dei pannelli tenuta gas

Maurizio Bologni su la Repubblica 15 Novembre 2017

GENERAL ELECTRIC valuta di dismettere la sua quota (il 62,5%) di Bhge (Baker Huges General Electric), che è nata quest’anno dalla fusione tra i due colossi americani nel campo dell’oil&gas e comprende le attività in Toscana. In altre parole, il Nuovo Pignone è potenzialmente sul mercato, in vendita. Lo ha detto Jhon Flannery, dall’agosto scorso nuovo amministratore delegato di GE, che ha presentato il piano strategico varato dalla multinazionale per far fronte alla contrazione di business e redditività degli ultimi tempi.

E allora, per recuperare i guadagni persi – ha spiegato Flannery – il colosso americano si concentrerà su tre settori chiave, l’aviazione, la sanità e l’energia, venderà asset storici come quello dei trasporti e dell’illuminazione, e affronterà il “nodo oil&gas” di Bhge che soffre per la contrazione del business sul petrolio. Sulla sorte di questo asset che ingloba il Nuovo Pignone, se alcune autorevoli agenzie di stampa sono state tranchant – “sarà dismesso”, hanno scritto sia IlSo-le24oreRadiocor che Agi/Afp – “l’interpretazione autentica” da parte di Bhge delle parole di Flannery va verso la semplice valutazione delle opportunità di uscita dall’asset.

Certo, nelle compravendite servono un venditore ma anche un interessato all’acquisto a prezzo ragionevole, equo, non speculativo, un compratore che - nel caso specifico - possa emergere da mercati maturi, come quello statunitense, o emergenti come potrebbero essere il cinese o l’arabo. Congetture premature. Leva per rendere appetibile l’affare, nel frattempo, sono sicuramente razionalizzazione, efficientamento e riduzione dei costi su cui il gruppo è già al lavoro. Ma sia Bhge che la controllata Nuovo Pignone hanno fatto sapere nelle settimane scorse che, al momento, non è prevista una riduzione dei costi che faccia perno su esuberi. Tagli di personale che invece Flannery ha già annunciato, nell’ordine di 6.500, per altri asset del conglomerato americano, unitamente ad una nuova politica dei bonus per dirigenti e dipendenti orientata dalle performance di ciascuna divisione.

In stile statunitense, i tempi della riorganizzazione dovrebbero essere piuttosto rapidi. Flannery, che ha annunciato il taglio dei dividendi del 50% e la riduzione dei membri del cda di GE da 18 a 12 membri, ha affermato che i disinvestimenti dai settori ritenuti non più strategici per la multinazionale avverranno nei prossimi due anni tramite oltre dieci transazioni, con l’obiettivo di ricavare 20 miliardi. Le strategie di riorganizzazione saranno supervisionate da un comitato formato in seno al board. «Il primo compito che gli ho affidato è rivedere le nostre opzioni per Baker Hughes », ha annunciato Flannery, che ha speso parole positive sull’andamento della fusione realizzata con la nascita di Bhge e sulle potenzialità di crescita del business nei prossimi due-tre anni. Ma nonostante questo il numero uno di GE ha confermato di puntare a ridurre i rischi legati alla volatilità dei prezzi nel campo dell’energia, che negli ultimi anni, col basso livello del prezzo del petrolio, hanno provocato una contrazione dei profitti.

General Electric è entrata nell’oil&gas nel 1994, proprio con l’acquisizione di Nuovo Pignone dall’Eni, nella prima ondata di privatizzazioni degli anni Novanta. Quest’anno ha realizzato la fusione con Baker Hughes, creando la newco Bhge guidata dall’italiano Lorenzo Simonelli. Bhge ha ribadito i suoi impegni di investimento in Toscana, nell’ambito di progetti cofinanziati da Governo e Regione. E in questa ottica, la scorsa settimana ha inaugurato la nuova linea di produzione dei pannelli tenuta gas (seal gas panel) per compressori centrifughi presso lo stabilimento di Massa, che si è affermato come centro di eccellenza complementare a Firenze per la produzione di turbomacchine e la manutenzione e il collaudo delle turbine a gas di origine aeroderivativa, oltre che centro di eccellenza per saldature e imballaggio (packaging) delle grandi unità di turbocompressione.

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La crisi di Ge scuote Nuovo Pignone

Ma il presidente: «Nessun esubero»

Dagli Usa annunci di tagli. L’azienda: non qui. La Fiom: chiarezza

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 25 Ottobre

Nuovo Pignone, la crisi del gruppo globale Ge fa paura. Ma da via Perfetto Ricasoli arrivano smentite alle indiscrezioni dei paventati 500 esuberi, anche nella sede di Firenze. «Notizia priva di alcun fondamento», è la risposta ufficiale dell’azienda. Ma facciamo un passo indietro.

Da anni, si susseguono timori sul futuro della storica azienda di turbine ed oil&gas rilevata dalla statunitense General Electric. Ci sono stati quando la sede legale di alcune attività è passata a Londra, quando alcune aziende dell’indotto (vastissimo, si parla di 6 mila lavoratori coinvolti) si sono viste ritirate le commesse. Problemi per la «sede madre» del settore oil&gas di Ge a Firenze? No, è sempre stata la risposta. E la realtà è che di esuberi non ce ne sono stati: anzi, l’ultimo accordo, che prevede 290 esuberi per i pensionamenti o dimissioni volontarie, «prevede 11 assunzioni ogni dieci dimissioni» ricorda Daniele Calosi, della Fiom-Cgil e coordinatore nazionale per il sindacato su Ge. Ma ora, c’è una novità.

Il Nuovo Pignone è detenuto oggi da Baker Hughes Ge, detenuta a sua volta da Ge. La fusione del settore oil&gas di Ge con Baker Hughes ha creato il primo gruppo mondiale, di cui il Nuovo Pignone è il fulcro. Ge, a livello di gruppo «madre», con tutte le sue attività (dai trasporti all’aeronautica) è però in un momento di crisi, tagli ci sono già stati, in Pennsylvania, altri sono paventati in Svizzera: botte da 500, 1.300 licenziamenti per volta. Una crisi che ha indotto il nuovo Ceo (Ad) di Ge, John Flannery, a parlare di conti «inaccettabili» e scelte altrettanto drastiche. Le prime avvisaglie di questo nuovo atteggiamento sono dello scorso agosto. Quindi, è crisi anche per il Nuovo Pignone ed i suoi 4.700 dipendenti?

«Ma per piacere!», sbotta il presidente di Nuovo Pignone, Massimo Messeri, dopo che ieri Repubblica Firenze ha pubblicato l’indiscrezione di questi 500 possibili esuberi in città. «Notizia priva di fondamento — ribatte Messeri — certo, c’è un problema che non è di oggi, di stallo sul mercato del petrolio e del gas, causato dal prezzo del petrolio». Ora Nuovo Pignone aspetta «che ci sia questa ripresa. Ci sono crisi in alcune aree, in modo differenziato: e noi siamo nelle aree poco colpite. Abbiamo gestito questa sofferenza senza toccare né l’occupazione né gli investimenti, da Piombino al progetto Galileo per le nuove turbine. Per esser pronti e competitivi alla ripresa».

Messeri non nega che alcune ricadute ci siano state nell’indotto: «Qualche sofferenza c’è stata: ma abbiamo 6 mila lavoratori dell’indotto, i casi sono stati piccoli». Ed inoltre, ormai «metà del nostro business è la vendita di nuove turbine, l’altra è la gestione della manutenzione e dei service , da cui abbiamo i migliori margini», cioè i veri profitti. Un settore che viene toccato meno dalla crisi. Certo, in assenza di ripresa o di perdita di importanti commesse, niente esclude che la situazione possa peggiorare. E che apprensione ci sia, tra i lavoratori, è un dato di fatto. Per questo motivo, Calosi a nome della Fiom chiede «chiarezza», anche se Baker Hughes sciorina «aumenti del 18% di ordini nel terzo trimestre del 2017». Perché comunque Ge ha un piano di vendita di asset da 20 milioni (mentre Baker Hughes si quoterà in borsa a New York a fine anno) e altri settori saranno colpiti dai tagli paventati da Flannery. Subito via agli incontri, in vista di quello «per il 29 e 30 novembre a Ginevra da IndustriAll, sindacato globale dell’industria, con tutte le realtà del mondo Ge».

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Nuovo Pignone, Calosi (Fiom Cgil Firenze): "Dopo l'articolo di 'Repubblica', l'azienda faccia chiarezza"

Il Coordinatore Nazionale della Fiom/Cgil del Gruppo Nuovo Pignone e Segretario generale della Fiom-Cgil di Firenze, Daniele Calosi, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione:

Apprendo da un articolo pubblicato oggi su Repubblica Firenze che al Nuovo Pignone sarebbero “a rischio 500 posti”.
Solo pochi giorni fa, il 3 ottobre, si è riunito a Firenze il tavolo di confronto dell'osservatorio nazionale del gruppo, alla presenza delle segreterie nazionali di Fim/Cisl, Fiom/Cgil, Uilm/Uil e dei vertici aziendali. All'incontro come Fiom abbiamo chiesto informazioni circa l'andamento economico della newco Baker Huges-General Electric, di cui fa parte il gruppo Nuovo Pignone, e chiarimenti rispetto all'uscita di Jeff Immelt e all'arrivo del nuovo amministratore delegato di GE, John Flannery. L'azienda ci ha risposto che al momento non vi era alcun elemento di preoccupazione da segnalare sulla newco, e che entro la fine del mese avrebbe condiviso con noi, come da accordi consolidati da tempo, i risultati delle analisi sulla chiusura dei dati del terzo trimestre. Il giorno seguente assieme alle altre organizzazioni sindacali abbiamo riportato al Coordinamento sindacale nazionale del gruppo Nuovo Pignone quanto riferito dalla dirigenza e discusso delle problematiche aziendali e dei tempi per il rinnovo del contratto integrativo.

Alla luce delle odierne indiscrezioni emerse sulla stampa, a nome della Fiom/Cgil chiedo all'azienda di fare chiarezza nelle sedi proprie del confronto con le organizzazioni sindacali, ossia nell'Osservatorio Nazionale del Nuovo Pignone. Ciò al fine di verificare se le intenzioni di “cessione degli assets per 20 miliardi” e di “probabili tagli al personale” sono reali e avranno ripercussioni nel nostro Paese o se invece saranno smentite. In caso di conferma, un minuto dopo ci confronteremo in assemblea con i lavoratori e decideremo con loro i passi successivi.

Inoltre Repubblica attribuisce a un generico “il sindacato” le preoccupazioni dei lavoratori diretti e dell'indotto. Mi farebbe piacere capire, in qualità di Coordinatore nazionale del gruppo e Segretario Generale territoriale della categoria maggiormente rappresentativa - con 1132 lavoratori iscritti solo nello stabilimento Nuovo Pignone di Firenze - a quale sindacato si fa riferimento visto che la Fiom non ha avuto contatti con la redazione fiorentina del quotidiano. In particolare ritengo singolare che nell'articolo si faccia riferimento puntuale a due aziende fiorentine dell'indotto del Nuovo Pignone nelle quali la Fiom non è rappresentativa, al contrario di un altro sindacato.

Per quel che ci riguarda, il confronto con l'azienda riprenderà quanto prima in tutte le sedi dedicate, sindacali e istituzionali, nazionali ed internazionali, incluso l'appuntamento organizzato per il 29 e 30 novembre a Ginevra da IndustriAll, sindacato globale dell'industria, per riunire tutte le realtà che fanno parte del mondo GE.

24 Ottobre 2017

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Nuovo Pignone, a rischio 500 posti

Flannery, ad di General Electric, ha definito “inaccettabili” i conti della società e si prepara a cedere alcuni asset Sulle ipotesi di riduzione del personale dalla sede Usa precisano: “Nulla da annunciare in questo momento”

Secondo GE una delle zavorre è il settore oil&gas, un business che non porta più profitto Preoccupati i sindacati, che temono un improvviso cambio di rotta degli americani

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 24 Ottobre 2017

VENTI GELIDI, di crisi e preoccupazione, sul Nuovo Pignone. A scatenarli l’analisi dei conti del terzo trimestre di General Electric fatta da John Flannery, neo ad del gruppo che controlla il 62,5% della newco Baker Huges- GE (BHGE), nata da un’operazione di fusione delle due multinazionali americane e nella cui orbita opera la storica azienda fiorentina dell’oil&gas. Flannery ha duramente criticato i conti di Ge, li ha definiti “inaccettabili”, preannunciando una cura da cavallo che si baserà sulla cessione di asset per 20 miliardi oltre che su probabili tagli al personale. Su Firenze si è arrivati a vociferare di centinaia di esuberi, qualcuno ha parlato addirittura di 1.000. La smentita dall’America è tiepida: «Non c’è nulla da annunciare in merito in questo momento». E così si teme anche per lo sviluppo dei progetti che GE ha in Toscana.

Una delle zavorre è considerato proprio il settore dell’oil&gas, che un anno fa il gruppo ha conferito nella joint venture con Baker& Huges e che General Electric non riterrebbe più un business profittevole. Il problema principale è la crisi del petrolio che scoraggia le grandi compagnie di estrazione e produzione a commissionare nuovi impianti. L’allarme era già scattato ad inizio estate in occasione dell’approvazione del bilancio 2016 di GE oil&gas, l’ultimo pre aggregazione, chiuso comunque in utile ma evitando con difficoltà svalutazioni. Secondo una lettura che viene data in ambienti finanziari, l’aggregazione tra Baker Huges e GE - capace di creare un polo da 70mila dipendenti nel mondo - sarebbe stata realizzata con lo scopo di aumentare la massa critica e affrontare la crisi tagliando i rami secchi e attenuando l’impatto sull’occupazione. Prima della fusione sembrava essere Baker Huges ad avere in pancia le attività meno redditizie, quelle “hardware” che vanno dalle perforazioni ai lavori sottomarini agli oleodotti, mente le attività “software” di piattaforma di GE, dalle turbine ai compressori, si mostravano in salute migliore. In prospettiva GE potrebbe decidere ulteriori passi di arretramento dal business oil&gas e inserire questo tra gli asset da cedere, ma al momento sembrano più probabili misure sull’occupazione che si teme possano toccare anche Firenze. A luglio sono circolati numeri da brivido. In ambienti finanziari si parlava, per il 2018, di 1.000 esuberi in un settore, quello dell’oil&gas di Baker Huges Ge, che vale 6 miliardi di dollari e conta su 12mila addetti, il 40% dei quali in Italia (4.200 a Firenze e 350 ad Avenza di Massa), il 40% negli Usa e il 20% altrove. Tra i lavoratori di Firenze circolava lo spettro di 500 esuberi.

In esecuzione di accordi collettivi del 2015 con scadenza settembre 2018, è previsto, in tutto il perimetro del Nuovo Pignone (5.500 dipendenti tra Firenze, Massa, Talamone, Bari e Vibo) l’esodo incentivato di 290 lavoratori e “pensionandi” (con l’impegno a reintegrare con nuove assunzioni la quota di questo esodo rappresentata da pensionamenti). Politiche di incentivo all’esodo sono state attuate anche presso il personale dirigente, dopo il trasferimento da Firenze verso altre capitale europee di funzioni amministrative e contabili. È un quadro che alimenta preoccupazione nel personale. Raccontava ieri un operatore: «Mai visti prima, sui tavoli delle agenzie di collocamento, tanti curricula di impiegati di alto livello del Nuovo Pignone che sondano il mercato per un eventuale nuovo lavoro».

Dall’America e in Italia il management cerca di tranquillizzare: parla di un temporaneo problema di cash flow, di buoni progressi e di ordini di BHGE nel terzo trimestre a 5.722 milioni di dollari (+2% rispetto al trimestre precedente). La preoccupazione del sindacato è che, in mezzo a venti sempre più gelidi e minacciosi dall’America, il management italiano cerchi di tenere la barra ferma per salvaguardare i piani di sviluppo e investimento che impegnano anche la Regione Toscana. Ma che, da un momento all’altro, possa arrivare dai vertici negli Stati Uniti un repentino a drammatico ordine di cambiare la rotta.

E anche l’indotto trema: “Saranno i lavoratori a pagare”

In Toscana sono tra 1.200 e 1.400 gli addetti coinvolti nella produzione, di cui 700-800 a Firenze e 500-600 a Massa

«IL rapporto tra Toscana e GE Oil&Gas si è rafforzato in questi ultimi anni come testimoniano i sempre più massicci investimenti dell’azienda e dall’incidenza della propria attività sul Pil regionale, pari al 4,6%. Senza poi dimenticare che GE in Toscana sulla base di uno studio condotto da Irpet dà lavoro, tra dipendenti diretti e quelli dell’indotto, a circa 34 mila persone». È la fotografia, istantanea ed efficace, che il 31 gennaio 2016 il governatore della Toscana Enrico Rossi dava del rilievo economico della presenza di GE in Toscana, in occasione della presentazione del Progetto Galileo, ennesima iniezione di investimenti della multinazionale americana. Fermandosi ai numeri dell’indotto più immediato di GE oili& gas, i lavoratori occupati sono circa 6.000, secondo il sindacato tra i 1.200 e i 1.400 in Toscana (ma fino a poco tempo fa erano 2.000), di cui 700-800 a Firenze, 500-600 a Massa. È una filiera già in difficoltà da un paio di anni. «Sono i lavoratori che subiranno le conseguenze più immediate e pesanti se il business di GE arretra», si diceva ieri in una Firenze molto preoccupata.

Un anno fa si è salvato il lavoro alla Basis, dove erano stati dichiarati 19 esuberi. Più recentemente non c’è stato nulla da fare per le Officine San Mauro. «Soffrono soprattutto le cooperative della subfornitura», raccontano dal sindacato. «Ci sono aziende che hanno smesso di versare i contributi ai lavoratori, anche se il sospetto è che qualche capo commessa lo abbia fatto per cattiva volontà». Dove è stato possibile, negli ultimi due anni è scattata la cassa integrazione. Che però non può assistere le aziende cooperative. «E allora quando non c’è lavoro, si sta a casa per ferie», ha raccontato il sindacato.

La speranza è che GE possa riprendere presto a pieno il suo ruolo di motore della filiera, che ufficialmente non ha mai abbandonato. Questa estate, proprio mentre circolavano i primi allarmi, Baker Huges-GE company annunciava ai suoi 70mila dipendenti di aver preferito Firenze a Houston quale sede del cervello incaricato di pianficare la produzione di turbine e compressori per l’industria del petrolio e del gas. A quasi due anni fa, invece, risale il lancio del progetto volto a creare in Toscana, a Firenze, un centro di eccellenza mondiale per lo sviluppo di turbine e compressori nel settore oil & gas, concentrando tutte le fasi realizzative in Italia, dalla progettazione all’industrializzazione, attraverso una partnership pubblico-privata. È l’obiettivo del Progetto di investimento Galileo per il quale Regione, Presidenza del consiglio dei ministri, Ministero dello sviluppo economico, GE Oil & Gas e Nuovo Pignone sottoscrisseri il 30 gennaio un protocollo d’intesa che prevedeva un investimento complessivo di 600 milioni di dollari e l’impiego di 500 persone tra ingegneri e figure di elevato profilo professionale. Obiettivo l’aumento del 50% degli attuali volumi produttivi e l’aumento del fatturato di 1,7 miliardi di dollari in 5 anni. Altro obiettivo, non secondario, formare una nuova generazione di ingegneri, specializzati sia nella progettazione di alta tecnologia non ancora disponibile sul mercato che nella sua industrializzazione territoriale, con benefici in termini di innovazione e produttività sia per il sistema della ricerca che per quello imprenditoriale. La preoccupazione, ora, è che quel piano possa fare retromarcia.(ma.bo.)

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Rinnovi delle rappresentanze dei lavoratori in Valdarno e Valdisieve, la Fiom Cgil avanza e si conferma il primo sindacato

Campofiloni, “É un risultato importante che vede rafforzata la presenza della Fiom con quattro delegati in più su di un territorio dove siamo presenti in quasi tutte le aziende e nella maggior parte di queste come unico sindacato”.

Nelle scorse settimane si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle RSU, gli organismi collettivi rappresentativi dei lavoratori, in nove aziende dell'area Valdarno - Valdisieve.
Circa 700 lavoratori chiamati ad esprimere la preferenza tra i colleghi che si sono candidati nelle liste presentate dalle associazioni sindacali. Di questi hanno partecipato al voto in 592 e la Fiom ha ottenuto la maggioranza in 8 aziende su 9.
In Valdarno si è votato alla Bitimec di Reggello, dove la Fiom ha preso il 100% dei consensi eleggendo 3 delegati su 3; alla Ciesse e alla Betamotor di Rignano sull'Arno le nostre liste hanno raccolto rispettivamente il 62% ed il 77% dei voti ed eletto 2 su 3 delegati per ciascuna azienda.
Nel comune di Figline e Incisa Valdarno sono stati confermati 2 delegati su 5 in Bekaert con il 35% dei consensi espressi, mentre alla Bertolotti la nostra lista ha visto un forte aumento del consenso che è arrivato al 90% lasciando al terzo delegato Fiom il posto finora espresso dalla Fim Cisl.
In Rescar infine i lavoratori hanno confermato la totale fiducia riposta nella Fiom con il 100% dei consensi e confermando quindi la Rsu composta da 3 delegati Fiom.
Stesso risultato si è registrato in Valdisieve. Si è votato infatti alla Framar-Tmt di San Godenzo e alla Steab di Rufina, due realtà dove la Fiom è l'unico sindacato presente e pertanto alla nostre liste sono andati il 100% dei voti che nel primo caso hanno confermato 3 delegati mentre alla Steab, che non aveva una rappresentanza, è stata costituita una nuova Rsu.

Per Iuri Campofiloni della Segreteria della Fiom Cgil di Firenze e responsabile della zona “è un risultato importante che vede rafforzata la presenza della Fiom con quattro delegati in più su di un territorio dove siamo presenti in quasi tutte le aziende e nella maggior parte di queste come unico sindacato. Ringrazio chi ha riposto in noi la fiducia e anche i lavoratori che hanno scelto di mettersi al servizio degli altri come delegati perché questo è ancora un compito nobile. Tengo a ricordare che si tratta di un esercizio di democrazia vero e che spesso i nostri delegati hanno più consenso di quei politici impegnati ad attaccarci sui media, visto che in una rappresentanza sindacale si è eletti solo se si è scelti e se a votare sono almeno il 50% più uno dei dipendenti e chi è eletto dal giorno seguente continua a lavorare a fianco dei suoi elettori.
Da domani continueremo la campagna di rinnovi e intanto questi dati andranno ad aggiungersi ai complessivi che vedono la Fiom di Firenze avere l'82% dei voti espressi nella provincia.”

Notizia del: sab 07 ott, 2017

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Infogroup, domani 15 dicembre 8 ore di sciopero con presidio (9.30 -10.30) angolo Torre degli Agli - Carlomagno a Firenze

I lavoratori Infogroup e loro rappresentanze sindacali non rinunciamo all’obiettivo di arrivare ad un accordo di garanzia per il futuro presso il Ministero dello Sviluppo Economico, da qui la decisione di continuare la lotta e lo sciopero di 8 ore con assemblea e presidio di domani a Firenze
Dopo la vendita di Ingogroup ad Engineering tutto tace. Le controparti continuano a dimostrare indifferenza verso i lavoratori e le loro famiglie, nonostante i solleciti arrivati anche dal livello istituzionale.
Lavoratori e loro rappresentanze sindacali non rinunciamo all’obiettivo di arrivare ad un accordo di garanzia per il futuro presso il Ministero dello Sviluppo Economico, da qui la scelta di continuare la lotta e lo sciopero di 8 ore di domani, venerdì 15 dicembre, con assemblea e presidio (ore 9.30 -10.30), sotto la sede aziendale, all’angolo tra via Torre degli Agli e via Carlo Magno a Firenze.

Notizia del: gio 14 dic, 2017

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Vertenza infogroup: in attesa della convocazione al Mise, la Rsu incontra commissione consiliare e coo di Intesa Sanpaolo.

Passi avanti, ma la vertenza prosegue, lo stato di agitazione cesserà solo nel momento in cui ci sarà una trattativa e avremo maggiori garanzie.
L’avvicinarsi del perfezionamento della vendita di Infogroup da Intesa Sanpaolo ad Engineering sta facendo crescere le preoccupazioni dei lavoratori.
In Infogroup vengono fatte pressioni per ottenere dalle persone disponibilità a lavorare senza soste, sabati e domeniche compresi, per la migrazione dei sistemi informatici delle banche Venete che avverrà il prossimo 10 dicembre. In questi decenni i lavoratori hanno più volte dimostrato la loro disponibilità e professionalità e oggi non devono cadere nel tranello di chi, per il proprio tornaconto, gli chiede di lavorare contro i loro interessi.

Ci auguriamo che anche il tavolo ministeriale richiesto dalle Organizzazioni Sindacali si apra nei primi giorni di dicembre in modo che una soluzione positiva della vertenza possa dare tranquillità ai lavoratori di Infogroup anche in vista delle importanti attività previste in tale periodo.
Come FIOM e FIM, assieme ad una delegazione delle RSU di Torino e Firenze, abbiamo partecipato martedì 21 novembre all’incontro della Nona commissione consiliare del Comune di Firenze, che ci ha chiesto di relazionare la nostra vertenza ed esporre tutti i problemi e la bontà delle nostre richieste, finora ignorate dall’azienda. La commissione si è impegnata a sollecitare presso il Ministero dello Sviluppo Economico una risposta alla nostra richiesta di convocazione.

Mercoledì 22 novembre, una delegazione della RSU ha incontrato Eliano Omar Lodesani, attuale COO di Intesa San Paolo, presente a Firenze per un convegno. Lodesani ha ascoltato le preoccupazioni espresse dai lavoratori e si è detto favorevole all’incontro al Ministero tra tutte le parti, ha confermato a voce che la finalità del contratto commerciale è quella di dar modo ad Infogroup di continuare le attività in settori importanti sia per Infogroup stessa che per Intesa Sanpaolo.

Ricordiamo che le nostre richieste sono le stesse da 4 mesi: chiediamo di conoscere il piano industriale che si poggia sull’accordo commerciale concluso; chiediamo garanzie sul mantenimento della territorialità delle lavorazioni. Sviluppare un polo tecnologico a Firenze e potenziare quello di Torino è un progetto ambizioso, ma deve essere supportato da garanzie reali; chiediamo l'impegno a non smantellare parti dell’azienda e a non trasferire il personale o le competenze in altre realtà del nuovo gruppo. Infine chiediamo il mantenimento delle attuali condizioni sui rapporti in essere con gruppo ISP al momento del passaggio di proprietà, e all’accesso ai servizi oggi resi disponibili ai dipendenti di Infogroup.

Ci sono dei passi avanti ma andremo avanti con la vertenza, lo stato di agitazione cesserà solo nel momento in cui ci sarà una trattativa e avremo maggiori garanzie. com

Notizia del: gio 23 nov, 2017

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Trasloco Infogroup Nardella incontra i lavoratori

da la Repubblica 1 Novembre 2017

MASSIMA attenzione a tutta la fase di trasferimento della proprietà di Infogroup da Intesa SanPaolo a Engineering e richiesta di un incontro a Roma al ministero dello Sviluppo Economico, con le due aziende, le organizzazioni sindacali e il Comune di Firenze.

È quanto ha assicurato il sindaco di Firenze, Dario Nardella, incontrando ieri mattina in via de’ Gondi, sotto Palazzo Vecchio, i lavoratori di Infogroup che, in sciopero, hanno attuato un presidio e un volantinaggio per sensibilizzare la città e chiedere di nuovo che il passaggio da Intesa Sanpaolo alla nuova proprietà avvenga con tutte le garanzie necessarie.

Al presidio erano presenti il segretario Fiom-Cgil Firenze Daniele Calosi e il segretario Fim-Cisl Toscana Alessandro Beccastrini ed hanno portato la loro solidarietà anche i segretari generali di Cgil e Cisl Firenze, Paola Galgani e Roberto Pistonina. Lo sciopero, per l’intera giornata di oggi, rientra nel pacchetto di iniziative votate dall’assemblea dei lavoratori che venerdì scorso hanno chiesto l’apertura del tavolo presso il Mise.

Una richiesta sposata anche dal primo cittadino di Firenze che ha detto inoltre di voler utilizzare il rapporto positivo esistente con Intesa SanPaolo per avere dal Gruppo bancario un impegno non di facciata ma sostanziale su Infogroup e di essere impegnato a far sì che non ci sia un solo esubero da questa operazione.

Il sindaco ha anche ribadito che, alla luce del valore dimostrato da Infogroup, le professionalità dell’azienda sono il primo elemento da tutelare.

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Fim Fiom Firenze: Infogroup, Intesa Sanpaolo intende vendere senza alcuna garanzia. Inaccettabile

I lavoratori proseguono gli scioperi e chiedono l’apertura di un tavolo al ministero

La mediazione istituzionale del 16 ottobre sembrava aver prodotto un ammorbidimento delle posizioni di Infogroup e Intesa Sanpaolo rispetto alle garanzie richieste dai lavoratori in termini di territorialità, volumi dell'accordo commerciale di vendita del pacchetto azionario ad Engineering e tenuta occupazionale.
Mercoledì scorso invece, a fronte della richiesta delle rappresentanze sindacali di formalizzare gli impegni assunti, Infogroup ha ribadito con una lettera la chiusura di ogni rapporto negoziale. “Singolare che la lettera porti la sola firma di Infogroup e non quella di Intesa Sanpaolo, detentrice dell'intero pacchetto azionario” sottolineano Fim e Fiom.

Questa mattina i lavoratori riuniti in assemblea con Fim, Fiom e la RSU di Infogroup hanno giudicato inaccettabile questo passo indietro. “Intesa Sanpaolo, non può pensare di cedere Infogroup ad Engineering senza riconoscere le dovute garanzie. Vogliamo rimetterci al tavolo e veder riconosciuto il ruolo di lavoratori, per questo intendiamo portare la discussione al Ministero dello Sviluppo Economico prima della conclusione della vendita e alla presenza di tutte le parti in causa, Engineering compresa” è la dichiarazione delle organizzazioni sindacali.

Prosegue intanto lo stato di agitazione dei lavoratori e per martedì 31 ottobre sono previste otto ore di sciopero con volantinaggio dalle 9.30 alle 11.30 di fronte alla filiale di Piazza Signoria. “Siamo solo all'inizio della mobilitazione – avvertono i sindacati – Questa mattina l'assemblea ha aumentato da 24 a 48 le ore di sciopero deliberate e siamo pronti per altre due giornate di sciopero: una in concomitanza con l'incontro al Ministero e l'altra sotto la sede centrale di Intesa San Paolo a Milano.”

Fim Cisl e Fiom Cgil territoriali

Notizia del: ven 27 ott, 2017

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Infogroup, dall'azienda garanzie per occupazione e mantenimento sul territorio

La garanzia di mantenimento dei livelli occupazionali e della permanenza sul territorio dell'attività di Infogroup, a seguito della vendita in atto al gruppo Engineering, sono stati chiesti, anche a nome del presidente Enrico Rossi, dal consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini che oggi ha convocato un incontro al quale hanno preso parte l'assessore al lavoro del Comune di Firenze Federico Gianassi, un tecnico della Regione Piemonte, l'amministratore delegato di Infogroup Massimo Del Vecchio, il responsabile del settore affari istituzionali, sindacali e politiche del lavoro del Gruppo Intesa Alfio Filosomi.

Infogroup e Intesa hanno fatto presente che sono state seguite appieno le procedure di informazione delle organizzazioni sindacali - previste dall'accordo di secondo livello sottoscritto dalle parti e più ampie rispetto al contratto nazionale che non prevede alcuna informativa – in merito al passaggio del pacchetto azionario nella proprietà dell'azienda.

Da parte delle due società è stato ribadito che, secondo il contratto definito con l'acquirente, per i prossimi cinque anni non vi sarà nessun licenziamento fra i lavoratori di Infogroup e che questo è possibile anche alla luce dell'accordo commerciale che lega, per i prossimi cinque anni, la nuova proprietà a Banca Intesa per le attività ad oggi svolte da Infogroup.

Le aziende hanno inoltre garantito che non è in discussione nemmeno la territorialità dell'attività – anch'essa garantita dall'accordo commerciale – che resteranno a Firenze e in Piemonte. Hanno informato anche sulla possibilità di permanenza di una serie di strumenti contrattuali, legati all'attività con Banca Intesa, di cui i lavoratori potranno continuare ad usufruire anche dopo il passaggio ad Engineering.

Dall'incontro è emerso anche che la chiusura del contratto di acquisizione del pacchetto azionario da parte della società Engineering potrebbe chiudersi entro fine anno, al termine delle verifiche da parte degli organismi di vigilanza bancaria e antitrust.

Ulteriori aspetti contrattuali saranno discussi successivamente con la nuova proprietà.

Al termine del confronto Simoncini ha preso atto delle posizioni espresse dall'azienda e sottolineato il fatto che la società Engineering, che conta oltre 9000 dipendenti a livello mondiale, è una società di primo livello nel campo dei servizi informatici e bancari con la quale, peraltro, la Regione già collabora e ha manifestato la disponibilità a continuare a collaborare.

Nei prossimi giorni il consigliere del presidente convocherà le organizzazioni sindacali per riferire i risultati dell'incontro di oggi. com reg

Notizia del: lun 16 ott, 2017

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Firenze, sciopero e presidio dei lavoratori Infogroup: la Regione convocherà l'azienda

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi convocherà i vertici aziendali di Infogroup e la proprietà (Gruppo Intesa San Paolo) per chiedere informazioni sul futuro dell'azienda e sulle garanzie ai suoi dipendenti alla luce dell'imminente trasferimento del pacchetto azionario al gruppo Engineering. E' questo l'esito dell'incontro svoltosi stamani in Palazzo Sacrati Strozzi e cui oltre al presidente Rossi e al suo consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini hanno partecipato un rappresentante del Comune di Firenze, i sindacati e l'Rsu aziendale. Infogroup è una società di servizi informatici con oltre 470 dipendenti, 400 dei quali a Firenze, il resto a Moncalieri (Torino). Da oltre 30 anni presente sul mercato, e con un fatturato annuo di 70 milioni di euro, Infogroup ha per cliente principale proprio il Gruppo Bancario Intesa Sanpaolo, ma lavora anche per altri importanti gruppi bancari, industriali e commerciali. 

A seguito di un accordo tra Intesa San Paolo (attuale proprietaria) e Engineering (società leader nel settore, con 9.000 dipendenti e 50 sedi), quest'ultima diventerà nei prossimi mesi titolare dell'intero pacchetto azionario, e quindi sarà la nuova proprietaria di Infogroup. Secondo i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori questa operazione rischia di avvenire senza sufficienti garanzie per i dipendenti sia sulla futura consistenza produttiva dell'azienda, sia sul mantenimento della sede, e la permanenza in loco dei dipendenti. La mancanza di una interlocuzione diretta per discutere le condizioni del passaggio di proprietà per i lavoratori (l'azienda ha risposto di non esservi tenuta, trattandosi di un passaggio di pacchetto azionario) ha spinto i sindacati a rivolgersi alle istituzioni. 

Di qui l'incontro di oggi, organizzato in parallelo a uno sciopero e a un presidio dei lavoratori proprio davanti a Palazzo Strozzi Sacrati.
Rispetto alle istanze segnalate dai rappresentanti dei lavoratori il presidente Rossi si è assunto l'impegno di convocare azienda e proprietà per conoscere in maniera più dettagliata i termini di questa operazione. Il presidente ha poi dichiarato di voler sostenere, anche in questo incontro, le richieste dei lavoratori di vedere riconosciute formalmente le necessarie garanzie per il futuro a seguito di questo passaggio di proprietà. Inoltre il presidente ha annunciato di voler informare anche il ministero per lo sviluppo economico, trattandosi di una questione che coinvolge più regioni
 

INFOGROUP, MERCOLEDÌ 27 SETTEMBRE LAVORATORI IN PRESIDIO SOTTO LA PRESIDENZA DELLA REGIONE.

FIM E FIOM: Banca Intesa non concede le garanzie richieste dai lavoratori nel passaggio della società ad Engineering; proclamiamo 4 ore di sciopero e chiediamo l'intervento delle istituzioni.

Firenze, 26.09.2017 – “Vogliamo vedere messe per iscritto garanzie di mantenimento delle condizioni di lavoro che Intesa Sanpaolo deve riconoscerci”, per questo l'assemblea dei lavoratori Infogroup ha deciso ieri mattina di dichiarare 4 ore di sciopero per mercoledì 27 settembre dalle 9 alle 13 e di effettuare, in concomitanza con l'incontro tra Regione Toscana, Comune di Firenze e una delegazione sindacale, un presidio sotto Palazzo Strozzi Sacrati. Alle 9,30 infatti una delegazione composta dalla RSU Infogroup di Firenze e dalle strutture FIM/CISL e FIOM/CGIL sarà ricevuta dal Consigliere per il Lavoro del Presidente, Gianfranco Simoncini, per aggiornamenti sulla situazione di Infogroup.

Anche i lavoratori della sede di Torino effettueranno lo sciopero nelle stesse modalità con presidio sotto il Palazzo della Regione Piemonte, dove una delegazione composta dalla Rsu di Torino e dalla Fiom sarà ricevuta per un incontro.

A Firenze il presidio sarà effettuato dalle 10,00 alle 12,00

sotto la sede della Presidenza della Regione Toscana

in Piazza Duomo, 10

Fim/Cisl e Fiom/Cgil territoriali

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INFOGROUP: I LAVORATORI CHIEDONO GARANZIE.

FIM E FIOM: IN MANCANZA DI RISPOSTE, PRONTI ALLA MOBILITAZIONE

Dopo il passaggio della società da Intesa Sanpaolo a Engineering,

c'è attesa per il prossimo incontro.

Firenze, 03.08.2017 – Garanzie sui livelli occupazionali e retributivi, l'impegno a non trasferire lavorazioni e personale, informazioni più concrete sui volumi di lavoro che Intesa Sanpaolo intende garantire ad Infogroup e il mantenimento delle attuali condizioni sui rapporti in essere con Intesa Sanpaolo: queste le principali richieste dei lavoratori che in oltre 250, stamani, si sono riuniti in assemblea.

Durante l'incontro di martedì scorso con le parti sindacali l'azienda non si è dimostrata disponibile a condividere sufficienti informazioni sulla vendita della società perciò, nel prendere atto dell'impegno sottoscritto da Engineering a non procedere con licenziamenti collettivi per i prossimi cinque anni, entro il 12 settembre è previsto un nuovo confronto in vista del quale la dirigenza si è presa l'impegno di fornire risposte chiare e concrete.

“Vogliamo vedere messe per iscritto garanzie che ci devono in parte Intesa Sanpaolo e in parte Engineering” avvertono i sindacati; “in mancanza di queste siamo pronti ad attivare i tavoli di crisi a tutti i livelli istituzionali, fino a quello ministeriale, e a ricorrere ad iniziative di sciopero.”

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Infogroup, sciopero di un’ora contro la cessione

da la Nazione 29 Luglio

SCIOPERO di un’ora ieri davanti alla sede di Infogroup, in via Torre degli Agli. Dalle 11.30 i lavoratori hanno incrociato le braccia per protestare contro la cessione da parte del gruppo Intesa San Paolo del 100% del capitale di Infogroup a Engineering. L’operazione prevede, tra l’altro, la costituzione di un’accordo commerciale tra Infogroup e Intesa San Paolo e il mantenimento dei livelli occupazionali. Protestano però le Rsu, Fiom e Fim perché della cessione sono stati informati solo a cose fatte. Il 1° agosto i sindacati incontreranno la direzione e poi a seguire ci saranno le assemblee dei lavoratori per decidere i passi futuri della vertenza. Coinvolti sono circa 400 dipendenti diretti a Firenze, più 200 dell’indotto e 60 a Torino. Infogroup, società che opera nei servizi It per il settore finanziario, ha un fatturato di 70 milioni di euro annui.

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Fim e Fiom su passaggio Bassilichi a Icbpi "Nonostante le rassicurazioni, seguiremo con attenzione ogni sviluppo"

I sindacati vigileranno sulle fasi successive alla recente acquisizione di Bassilichi da parte del gruppo Icbpi difendendo al meglio la fiorentinità di Bassilichi e gli interessi dei lavoratori.

Nei giorni scorsi si è conclusa la lunga fase di acquisizione di Bassilichi SpA da parte dell'Istituto Centrale delle Banche Popolari SpA (Icbpi) leader in Italia nel settore della monetica, dei pagamenti e nei servizi.

Il Coordinamento Sindacale nazionale Fim e Fiom ha da subito considerato interessante la nuova opportunità che si offriva a Bassilichi SpA e alle altre aziende del Gruppo, realtà industriale che occupa più di 1000 persone.
Pertanto salutiamo con favore la conclusione di una fase di incertezza che si è protratta a lungo, consapevoli delle sfide che un cambiamento del genere comporta.

Infatti, nonostante le rassicurazioni ricevute circa il mantenimento dei livelli occupazionali, molti saranno i temi di confronto sindacale che inizieremo ad affrontare da subito e rispetto ai quali dovremo dare risposte.
Seguiremo quindi con la massima attenzione e con cautela tutte le fasi che da oggi in poi saremo chiamati ad intraprendere difendendo al meglio la fiorentinità di Bassilichi e gli interessi dei lavoratori.

Coordinamento Rsu Fim e Fiom Bassilichi

Notizia del: ven 07 lug, 2017

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"Fiom in festa", giovedì 15 giugno via alla kermesse della Fiom Cgil nazionale a Firenze

“Fiom in festa”, domani giovedì 15 giugno via alla kermesse della Fiom Cgil nazionale a Firenze (Torrino di Lungarno Soderini 2). Debutto alle 18,30 con Landini, Rossi, Nardella, Braccini

“Fiom in Festa”, da domani giovedì 15 giugno (fino a domenica 18 giugno) a Firenze, presso il Circolo Rondinella del Torrino (Lungarno Soderini 2), si svolgerà la festa della Fiom Cgil nazionale. Domani al debutto alle 18,30 ci saranno Maurizio Landini, Dario Nardella, Enrico Rossi, Daniele Calosi e Massimo Braccini. Domani sono in programma anche un dibattito sulla condizione femminile e un concerto. Ogni sera gastronomia, stand delle associazioni e musica, oltre ai dibattiti.

IL PROGRAMMA

GIOVEDI' 15:

Ore 18,30 apertura della festa con Maurizio Landini (segretario generale Fiom), Dario Nardella (sindaco di Firenze), Enrico Rossi (presidente regione Toscana), Daniele Calosi (segretario generale Fiom Firenze), Massimo Braccini (segretario generale Fiom Toscana)

Ore 19: “Dare voce alle donne per creare il cambiamento”, con Cecilia Strada (presidente Emergency), Teresa De Sio, (cantautrice e scrittrice), Breanne Butler (global co-coordinator della Women's March on Washington), Rossella Muroni, (segretaria Legambiente), Francesca Re David (presidente Comitato centrale Fiom), Parvinder Kaur Alak, Anware Mnasri, (costituzionalista Tunisia).

Coordina Elena Stramentinoli (giornalista)

Ore 22: concerto “Save the blues” - Maurizi e Giosuè

VENERDI' 16:

Ore18,30 dibattito: “Migranti, la rotta d'Europa”: Simon Dubbins (portavoce Trade Unions), Francesca Chiavacci (presidente dell'Arci), Roberta Serdoz (giornalista Tg3), Roberta Turi (segretaria nazionale Fiom)

Coordina Riccardo Chiari (giornalista)

Ore 20: Riccardo Chiari intervista Gino Strada (Fondatore Emergency)

Ore 22: Lorenzo Baglioni in “Selfie”. A seguire, Carlo Valente

SABATO 17:

Ore 18,30 dibattito: “La buona scuola di don Milani e la nostra”: Valeria Fedeli (Ministra della pubblica istruzione), Francesco Sinopoli (segretario Flc-Cgil), Tomaso Montanari (presidente Libertà e Giustizia), Rosario Rappa (segretario nazionale Fiom), Daniele Calosi, Mario Lancisi (storico), don Andrea Bigalli (parroco di Sant’Andrea in Percussina)

Coordina Andrea Marotta, (giornalista Rai)

Ore 20,30: Lucia Annunziata (giornalista) intervista Maurizio Landini e don Luigi Ciotti (Fondatore Libera)

Ore 22: concerto Med Free Orkestra

DOMENICA 18:

Ore 17 libri: “Meccanoscritto, scrittura operaia”, con Marta Fana (ricercatrice), Maurizio Busi (collettivo MentalMente), Enzo Ricordi (collettivo MentalMente), Giuseppe Andreulla (collettivo MentalMente), Ivan Brentari (coautore).

Coordina Marcello Scipioni (sindacalista)

Ore 18 dibattito: “Firenze metalmeccanica e contratto nazionale, i due livelli”, con Stefano Franchi (direttore Federmeccanica), Paola Galgani (segretaria Camera del lavoro Firenze), Luigi Salvadori (presidente Confindustria Firenze), Michela Spera (segretaria nazionale Fiom), Maurizio Casasco (presidente Confapi)

Coordina Marzio Fatucchi, (giornalista Corriere Fiorentino),

Ore 20 dibattito: “Lavoro, diritti su Carta”, con

Susanna Camusso (segretaria generale Cgil), Giorgio Airaudo (parlamentare, Commissione lavoro Camera), Massimo Mucchetti (parlamentare, Commissione industria Senato).

Modera Massimo Franchi (giornalista)

Ore 22: concerto “La nuova pippolese”

Notizia del: mer 14 giu, 2017

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Licenziamento illegittimo, reintegrato lavoratore Rosss. Calosi (Fiom), 'Vittoria, ma con Jobs Act non più possibile'

Il Giudice del Tribunale di Firenze ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un dipendente della Rosss Spa, l'azienda produttrice di scaffalature industriali di Scarperia e San Piero, e ne ha disposto il reintegro.
Il lavoratore era stato licenziato nel settembre dello scorso anno al termine della procedura di mobilità avviata a seguito di una situazione di crisi, nel settembre 2015 e conclusasi con il licenziamento di sei lavoratori. Quella di ieri è la prima sentenza emessa rispetto ai ricorsi presentati dai lavoratori.
La procedura era stata aperta a fronte di una flessione dei ricavi ma con ordinativi in crescita, tanto che l'azienda da aprile 2015 non ha mai fatto ricorso alla cassa integrazione né ad altro ammortizzatore sociale ma anzi è ricorsa agli straordinari.
Il Tribunale, oltre al tempestivo reintegro del lavoratore, ha condannato la Rosss SpA a corrispondergli le retribuzioni che avrebbe percepito dal licenziamento, un indennità risarcitoria e al pagamento delle spese processuali.

Per il Segretario Generale della Fiom Cgil di Firenze Daniele Calosi si tratta di “Una grande vittoria che restituisce dignità al lavoratore licenziato senza giusta causa e che sancisce il prevalere dei diritti del lavoratore sulle ingiustizie e l'arroganza della controparte. La sentenza, raggiunta anche grazie al magistrale lavoro degli avvocati Andrea Stramaccia e Lorenzo Calvani dello Studio Bellotti di Firenze, ha ribadito che con la giustizia non si scherza, che le persone vanno rispettate così come va rispettata la legge.Dal Vicepresidente di Rosss, Simone Bettini, mi aspetto che in futuro riconsideri il suo modo di agire.
L'unico rammarico, guardando al futuro, è che la reintegra del lavoratore è stata possibile perché assunto precedentemente all’entrata in vigore delle nuove norme che regolano i licenziamenti giudicati illegittimi contenute nel Jobs Act. Con la cancellazione dell'articolo 18 un nuovo assunto infatti, nonostante la ragione, avrebbe ottenuto al massimo 24 mensilità ovvero la monetizzazione del diritto a riavere il posto di lavoro, una buona uscita in cambio della dignità della persona.

Per questa ragione con la CGIL, oltre ai quesiti referendari su cui il Governo ha deciso di intervenire, stiamo portando avanti la proposta della Carta dei Diritti Universali del Lavoro: vogliamo abolire questi comportamenti e ricostruire un sistema di diritti e di tutele che il Jobs Act ha smantellato. E non fermeremo la battaglia sull'articolo 18 perché quella che permette il licenziamento illegittimo è una legge antisociale.”

Notizia del: gio 23 mar, 2017

Altri articoli 2016

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Nuova proprietà per Targetti:è il colosso bolognese delle luci

Il fondo di investimenti vende dopo 17 mesi a «3F Filippi»

Ed.Lu. sul Corriere Fiorentino 6 Dicembre 2017

Un’azienda storica, una lunga crisi, poi anni nelle mani di banche e fondi d’investimento. Ora per la Targetti, marchio fiorentino di illuminazione, sta per aprirsi un nuovo capitolo: da ieri, a 17 mesi dall’arrivo di Idea Capital, che ne aveva acquistato le quote rilevando i crediti dalle banche, Targetti passa nelle mani dell’azienda bolognese 3F Filippi.

Ancora presto per dire quali siano i piani del nuovo proprietario per Targetti — 160 dipendenti tra gli stabilimenti dell’Osmannoro e di Nusco, Avellino — ciò che è certo è che 3F Filippi ha chiuso un’operazione complementare al proprio settore. Se Targetti infatti ha una tradizione di successo per quanto riguarda l’illuminazione architettonica ed è forte sui mercati internazionali, 3F Filippi fa illuminazione industriale e commerciale con clienti come Fca (Fiat), Coop e Esselunga. 

Ad di Targetti sarà Giovanni Bonazzi, che già guida l’azienda bolognese e che ora potrà contare su 4 stabilimenti, 600 dipendenti e un fatturato oltre i 110 milioni di euro. Artefice dell’operazione il fiorentino Francesco Gori, che con Vincenzo Manganelli dirige il fondo Idea, specializzato nell’acquisizione e rilancio di imprese italiane in difficoltà: «Ci eravamo dati 4/5 anni e invece siamo riusciti a vendere in tempi brevi, creando interesse tra gli investitori, dopo aver rimborsato i debiti alle banche e recuperato l’investimento». 

Cauto ottimismo dai sindacati: «Siamo contenti — dice Stefano Angelini di Fiom-Cgil — che dopo anni di banche e fondi di investimento ci sia di nuovo un’industria dietro Targetti e che si tratti di un nome importante. Il 18 dicembre avremo il primo incontro, chiederemo quali siano le loro intenzioni di sviluppo».

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Fiom Cgil Firenze: Targetti Sankey, oggi incontro in Regione. Collini, no ai licenziamenti.

‘Targetti non può non tenere conto del ruolo e della responsabilità sociale che ogni impresa detiene, né dei sacrifici che i lavoratori si sono sobbarcati sulle spalle negli ultimi anni’.

Si è svolto oggi in Regione Toscana l'incontro al tavolo procedurale per la Targetti Sankey, l'azienda di illuminazione architettonica che a Firenze conta attualmente 160 dipendenti.

Al tavolo erano presenti i rappresentanti aziendali, la Fiom-Cgil, la Fim-Cisl e la Rsu, riuniti per proseguire a livello istituzionale la verifica sulla procedura di mobilità aperta per 20 lavoratori che si concluderà il 18 settembre, data alla quale l'azienda intende procedere ai licenziamenti.
Nonostante l'invito già rivolto alla dirigenza da parte delle organizzazioni sindacali a trovare soluzioni alternative ai licenziamenti, salvo quelli volontari,
l'azienda ha ribadito oggi la sua indisponibilità.

Fiom e Fim hanno respinto unitariamente l'intenzione di Targetti e la Regione ha aggiornato il tavolo al prossimo 6 settembre.
In vista dell'incontro è stata indetta l'assemblea sindacale dei lavoratori per martedì 5 settembre.

Per Daniele Collini della Segreteria della Fiom Cgil di Firenze “Targetti non può non tenere conto del ruolo e della responsabilità sociale che ogni impresa detiene, come previsto dalla Costituzione, né dei sacrifici che i lavoratori si sono sobbarcati sulle spalle negli ultimi anni. Per questo invitiamo ancora una volta la dirigenza a trovare soluzioni meno devastanti per i lavoratori e per le loro famiglie.”

Notizia del: gio 31 ago, 2017

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Targetti, scattano 20 licenziamenti

"Un grande atto di arroganza"

L'azienda: previsto dagli accordi

mo.pi da la Nazione 5 Luglio 2017

TARGETTI Sankey ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per 20 lavoratori. «Un passaggio obbligato», lo definisce l’amministratore delegato Piercarlo Gramaglia, già previsto dall’accordo siglato con i sindacati a novembre scorso, prima dell’acquisizione dell’azienda da parte del fondo d’investimento Idea, del gruppo De Agostini. I 20 lavoratori fanno parte del reparto produttivo: sono operai da tempo in cassa integrazione. «Esuberi strutturali, non legati a cali di commesse o di fatturato, ma eredità del passato», dice l’ad dell’azienda che dal 1928 produce apparecchi d’illuminazione per interni ed esterni. 

La Fiom non ci sta e, annuncia il segretario fiorentino Daniele Calosi, non firmerà nessun accordo che preveda il licenziamento. «Siamo disponibili – afferma Calosi – a valutare un accordo di uscite su base volontaria incentivata, accompagnato da un piano industriale di rilancio dell’impresa, da sottoscrivere presso la Regione, alla presenza anche del Comune, che dia sviluppo e prospettive all’azienda. La nostra disponibilità però finisce qui». «Se fra il gruppo dirigente attuale della Targetti vi fosse l’idea di andare avanti licenziando tout court 20 padri e madri di famiglia – sottolinea il segretario Fiom – credo che la risposta ad un atto di arroganza così forte non debba venire solo dal sindacato e dai lavoratori, ma da un’intera comunità, che vive e lavora sul territorio fiorentino».

SECONDO Calosi, i 147 lavoratori di Targetti (dai 400 che erano nel 2008) hanno fatto già i loro sacrifici: 9 anni di ammortizzatori sociali, con un salario che in cassa integrazione si aggira attorno ai 750 euro netti al mese. «Nessuna arroganza da parte dell’azienda – è la replica di Gramaglia – ma tanta consapevolezza. I sindacati ci fanno delle richieste che hanno già ottenuto. Abbiamo riaperto fino a settembre l’opportunità per i lavoratori di accedere agli incentivi all’esodo, composti da un pacchetto economico e da attività di ricollocazione». 

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“MAI FIRMATO ALCUN ACCORDO CHE PREVEDA LICENZIAMENTI” 

La Fiom Cgil di Firenze fa chiarezza su quanto dichiarato dall'AD Targetti.
Firenze, 5 luglio 2017 - L'ultimo testo firmato il 2 novembre 2016 riporta che saranno programmati incontri di verifica e solo qualora risultino ancora esuberi l'azienda, come prevede la legge, può aprire una procedura di mobilità ma il sindacato non ha mai avallato tale decisione, anzi la ritiene inopportuna dato che Targetti ha appena presentato un piano di rilancio per circa 9 milioni di euro.

Già nell'incontro sindacale del 15 maggio scorso, alla presenza delle RSU avevamo fatto presente all'azienda e messo pure per iscritto che:

- la Fiom non sottoscriverà accordi che prevedano licenziamenti (salvo i casi di non opposizione)

- gli accordi precedentemente sottoscritti presso le Istituzioni non prevedono automaticamente il licenziamento di lavoratori ma un incontro da tenersi i primi giorni di luglio 2017 per analizzare la situazione.

Domattina dalle 10 alle 11 è programmata l'assemblea dei lavoratori per discutere sul da farsi.

Noi rimaniamo disponibili a ricercare tutte quelle soluzioni che permettano la salvaguardia dei posti di lavoro.

Invitiamo il nuovo AD a ridefinire in termini positivi i livelli di organico in esubero per annullare l'impatto sociale e diffidiamo chi rilascia dichiarazioni non corrispondenti a verità, come quelle riportate in data odierna sul quotidiano La Nazione di Firenze.

RSU Fiom Targetti - Fiom Cgil Firenze

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Rilancio Targetti

Chiesto un tavolo

da la Nazione 19 Aprile 2017

I SINDACATI hanno chiesto a Regione, Comune e azienda un incontro per conoscere il nuovo piano industriale di Targetti, la storica azienda di illuminotecnica. «Il nuovo amministratore delegato, Piercarlo Gramaglia – commenta Daniele Calosi, segretario della Fiom Cgil di Firenze – ha dichiarato che ha trovato un’azienda sana. Ne siamo contenti, visto che è stato enorme il sacrificio dei lavoratori. Se Targetti può pensare al rilancio è grazie a questo sacrificio, al fatto che negli ultimi otto anni si è utilizzato ogni tipo di ammortizzatore sociale, con i lavoratori che sono rimasti a casa o hanno guadagnato meno. Finalmente, da settembre, al termine della cassa integrazione, tutti e 180 i dipendenti dello stabilimento di Firenze potranno tornare a lavoro».

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«Targetti Sankey, pronti a investire dieci milioni»

da T24 10 Aprile 2017

«Ho trovato un'azienda compatta, con tanta voglia di riscatto. Nonostante la crisi, partiamo da una base importante: 50 milioni di fatturato, 220 dipendenti sono in Italia e due stabilimenti, a Firenze e a Nusco».

Per il nuovo amministratore delegato di Targetti Sankey Piercarlo Gramaglia (nella foto), storica azienda fiorentina di illuminazione architettonica (passata al fondo Idea ), intervistato dalla Nazione economia e lavoro, «è necessario rimboccarci le maniche. Vogliamo rafforzare la nostra presenza in America, dove abbiamo già una filiale, e soprattutto in Asia, che rappresenta uno sbocco importante. Abbiamo stanziato dieci milioni di investimenti per i prossimi anni, che ci permetteranno di accelerare lo sviluppo o internazionale, valorizzando il know-how tecnologico e progettuale. Queste risorse, oltre a permetterci di incrementare il business, ci consentiranno di investire ulteriormente in ricerca e innovazione, con l'obiettivo di ampliare la nostra gamma. Esportiamo all'estero il 60% della nostra produzione: il fatto che, nei Paesi dove si è continuato a vendere, l'azienda non abbia risentito della crisi, conferma che l'alta qualità del marchio, del design e dei prodotti è consolidata».

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Targetti passa di mano: l’azienda delle luci rilevata dal Fondo Idea

Acquisito il 100% dello storico brand della famiglia fiorentina assieme al mega debito di 236 milioni. Spiraglio per i dipendenti
Duecento addetti solo tra Firenze e Nusco, poi le controllate: “Valorizzare il know how e lo sviluppo internazionale”

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 9 Marzo 2017

TARGETTI passa al Fondo Idea del Gruppo De Agostini, che ne acquista il 100% della proprietà. Viene dunque posta la parola fine ad una tra le trattative più lunghe e difficili che l’economia Toscana abbia vissuto negli ultimi anni. Più di sei mesi, dall’estate scorsa ad oggi, per chiudere una partita complessa. Targetti, con una lunga tradizione nella progettazione e produzione di illuminotecnica per interni e esterni, era in mano alle banche, guidate da Bnl, Unicredit, IntesaSanpaolo e Mps, arrivate ad accumulare un credito salito fino a 236 milioni di euro. E il Fondo Idea ha acquisito dalle banche il controllo della società rilevando il debito di Targetti, al termine però di una complicata trattativa di ristrutturazione, tesa a modificarne condizioni e tempi di rientro. Alla fine, anche l’ultimo tassello del mosaico è andato a posto, chiudendo il legame storico tra la famiglia fondatrice, i Targetti, e l’azienda che continuerà a portare il loro nome.

Nel 2016 Targetti ha fatturato una cinquantina di milioni. Passa al Fondo Idea con una forza lavoro importante, rilevante soprattutto per l’area fiorentina. Stando ai dati veicolati ieri dallo stesso Gruppo De Agostini, i dipendenti di Targetti in Italia sono 204 nei due stabilimenti di Firenze e di Nusco (Avellino), mentre la forza lavoro complessiva del gruppo fiorentino sale a 339 unità considerando i dipendenti sparsi in tutto il mondo presso le aziende controllate all’estero che sono presenti in 7 Paesi: Francia, Spagna, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Emirati Arabi e Cina.

Il Fondo Idea, per l’esattezza IDeA Corporate Credit Recovery I, gestito da IDeA Capital Funds SGR (società del Gruppo DeA Capital), nato nel giugno scorso con la missione di ristrutturare aziende in difficoltà finanziaria ma con solidi fondamenti industriali, ieri si è limitato a comunicare che il suo ingresso nella società fiorentina «permette di accelerare il percorso di sviluppo a livello internazionale, valorizzando l’importante know-how tecnologico e progettuale, patrimonio della società nonché un brand storico del Made in Italy».

Fondata nel 1928 dal capostipite, Targetti nel tempo si è affermata come una delle realtà più importanti a livello nazionale nel suo settore. Fatale, per l’azienda, l’impatto della crisi economica iniziata nel 2008, a cui Targetti si è presentata indebolita dalla onerosa acquisizione della concorrente danese Louis Poulsen nel luglio 2007 dal fondo Polaris Private Equity, a cui poi l’ha rivenduta nel 2015. Ad aggravare la situazione è poi arrivata, nell’aprile del 2010, la scomparsa dopo una lunga malattia di Paolo Targetti, il presidente-designer sotto la cui guida l’impresa di famiglia aveva raggiunto i risultati più brillanti, passando da poco più di 200 dipendenti e 25 milioni di fatturato di metà anni ‘80 ai quasi 300 milioni e 1.350 addetti di fine decennio scorso. In questi ultimi anni l’azienda, che ha focalizzato la produzione sulla tecnologia led e ridotto il numero dei Paesi in cui è presente, ha anche dovuto rinunciare alla costruzione del nuovo quartier generale progettato nella piana. La cessione al Fondo Idea riapre oggi una prospettiva per i dipendenti superstiti dopo che nel novembre 2016 è stato firmato l’accordo di Cig straordinaria da dieci mesi per 80 dipendenti già in regime di ammortizzatori sociali.

Targetti al fondo Idea, e la famiglia esce

Il gruppo De Agostini acquisisce la maggioranza. Ora il piano di rilancio

Edoardo Lusena dal Corriere Fiorentino 24 Febbraio 2017

Di sicuro sarà una storia diversa per la Targetti Sankey — storica azienda fiorentina dell’illuminazione nata nel 1928 — quella che si è aperta nelle ultime ore con una firma. La firma è quella apposta sull’accordo di ristrutturazione del debito che porterà nel giro di qualche settimana al cambio di proprietà con l’uscita di scena della famiglia e lo sbarco di un fondo di investimento all’Osmannoro. L’azienda — un debito che si aggira sui 16 milioni di euro — è da tempo in mano alle banche dopo la crisi esplosa all’indomani della morte del patron Paolo Targetti, nel 2010.

La svolta dopo un lavoro di diplomazia finanziaria intessuto dal fondo Idea, gruppo De Agostini, nato a sostegno delle aziende italiane solide ma in crisi, non per filantropia — sia chiaro — ma per ristrutturarle e rilanciarle con un conseguente profitto. Per questo, a giugno, Idea aveva acquisito il 50% del debito Targetti da Bnl, Unicredit e Mps. Il grosso del debito restante era rimasto però a Intesa che solo due giorni fa ha deciso di cederlo all’unico «concorrente» rimasto in corsa dopo il ritiro, lo scorso luglio, del competitor Gewiss, colosso lombardo dell’illuminazione il cui interesse, come scrisse il Corriere Fiorentino , aveva allertato sindacati e istituzioni per le conseguenze sull’occupazione. Secondo le indiscrezioni, infatti, il piano avrebbe previsto la mobilità dei 190 dipendenti divisi fra gli stabilimenti di Firenze, all’Osmannoro, e di Nusco (Avellino). La svolta segna così l’uscita definitiva e fattuale della famiglia Targetti dalla compagine azionaria: «È comunque un bel giorno — dice Lorenzo Targetti, figlio di Paolo ed ex presidente — abbiamo sempre messo l’azienda davanti a tutto e auguriamo l’in bocca al lupo alla Targetti aspettandoci che il fondo Idea Capital mantenga gli impegni, ambiziosi, per il rilancio di un’azienda fortemente fiorentina».

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Firenze, condanne Isi-Electrolux: per i giudici fu "speculazione finanziaria"
Le motivazioni della sentenza a carico degli ex vertici dello stabilimento di Scandicci: anche la Regione fu "tratta in inganno"

di MASSIMO MUGNAINI da la Repubblica 5 Agosto 2017

Secondo la prospettazione accusatoria, l’intera operazione di acquisizione del sito di Scandicci (l’ex Isi-Electrolux, ndr) sarebbe stata in realtà soltanto una speculazione finanziaria volta a far apparire l’offerente quale soggetto qualificato e dotato della liquidità richiesta per garantire l’effettiva riconversione del sito industriale e quindi la stabilità dei posti di lavoro, requisiti in realtà inesistenti mentre l’unico intento del gruppo Mercatech e dei suoi amministratori e gestori sarebbe stato quello di intascare i fondi messi a disposizione dalla Electrolux e quelli pubblici destinati al mantenimento dei livelli occupazionali per poi utilizzarli per scopi del tutto estranei alle finalità sociali. (…) Gli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria forniscono la prova del reato”. Così i giudici della prima sezione penale del tribunale di Firenze motivano la sentenza con cui lo scorso aprile hanno condannato a pene comprese tra i 4 e gli 8 anni, per bancarotta fraudolenta, gli ex vertici dell’azienda scandiccese Stefano Cevolo, Cary Masi, Paolo Corapi e il consulente Raffaele Piacente. L’ex amministratore unico Massimo Fojanesi aveva invece patteggiato 3 anni e 2 mesi in udienza preliminare.

“In tutta la vita dell’Isi – proseguono i giudici – la produzione non è mai stata realmente avviata, nessuna risorsa finanziaria è mai stata messa a disposizione del gruppo industriale che neppure disponeva delle qualità tecniche necessarie per poter davvero avviare il piano di conversione industriale (dai frigoriferi Electrolux ai pannelli solari dell’Isi, ndr)”. L’Isi, insieme con l’americana Mercatech, rilevò l’azienda (andata in crisi nel 2008) impegnandosi ad assumere 370 dei 540 lavoratori e ricevendo perciò 22.7 milioni dall’Elecrolux. 

Inoltre ottenne oltre 2 milioni di euro dalla Regione Toscana (Regione “tratta in inganno”, scrivono i giudici) per i corsi di riqualificazione del personale. Gli operai furono assunti nel 2009 e messi in cassa integrazione l’anno successivo. L’Isi acquisì i contributi, non fece partire la produzione e fallì nel 2011. “Non versò neppure i contributi ai dipendenti” segnalano i giudici. 

E quel fiume di denaro pubblico? Secondo il pm Massimo Bonfiglio, fu sperperato in acquisti di auto di lusso, piastrelle per restaurare un appartamento, mobili. E per creare o foraggiare altre aziende. Le difese dei condannati ricorreranno in appello.

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Isi, fu bancarotta: quattro condanne

Valentina Marotta (ha collaborato Ivana Zuliani) dal Corriere Fiorentino 9 Febbraio 2017

Grazie ai contributi dello Stato avrebbero dovuto risollevare le sorti della Electrolux e salvare oltre cento posti di lavoro. Con quasi otto milioni di euro, i vertici della Italia Solare Industrie avrebbero dovuto riconvertire l’azienda di frigoriferi in un centro di produzione di pannelli solari. In realtà quel fiume di denaro è stato sperperato per acquistare auto di lusso, restaurare un appartamento e costituire un’altra società in Tunisia.

L’Isi fallì nel 2011. Per questo il tribunale di Firenze ha condannato per bancarotta fraudolenta i manager: 8 anni di reclusione per Stefano Cevolo, 4 anni per Cary Masi (rispettivamente amministratore delegato e presidente della Mercatech), 4 anni e 6 mesi per Paolo Corapi direttore del personale della ex Isi, 5 anni e 8 mesi per Raffaele Piacente, ad di Energia Toscana poi divenuta Isi. Cade l’accusa di truffa solo per Corapi e Masi. Accolte quasi interamente le richieste del pm Massimo Bonfiglio che in aula aveva chiuso la sua requisitoria ricordando: «Sono le pene più severe che abbia mai chiesto in un processo per bancarotta, ma parlano i fatti».

Stefano Cevolo dovrà versare un risarcimento milionario a favore della Regione Toscana (1.170 milioni) e della Electrolux (10.700 milioni) oltre a un indennizzo da 100 mila euro per il sindacato Fiom Cgil. Infine, disposte provvisionali da 5 mila euro a favore di ciascuno dei 170 lavoratori che si sono costituiti parte civile. Per garantire i risarcimenti i beni a suo tempo posti sotto sequestro preventivo vanno ora sotto sequestro conservativo. Ad ascoltare il verdetto c’è Raffaele Piacente, ma non gli altri manager. Nell’aula 11, anche una cinquantina di operai: non hanno mancato un’udienza da quando il processo si è aperto, nell’ottobre di tre anni fa. Ascoltano il presidente Emma Boncompagni in silenzio. Alla fine non nascondono l’amarezza: «Siamo soddisfatti per la condanna dei manager ma la provvisionale è solo un risarcimento morale. Nessuno prenderà mai nulla, perché non c’è più nulla».

Non riescono a mandar giù gli indennizzi alla Electrolux che considerano responsabile del crac. «Proprio contro la multinazionale degli elettrodomestici abbiamo avviato una causa civile per chiedere i danni e fare chiarezza sull’operato dei manager». La crisi della Electrolux parte nel 2008 con la chiusura della fabbrica di Scandicci, che occupava 450 dipendenti. Poi, il colpo di scena: passa di mano alla Isi e alla americana Mercatech.. Ma la produzione non partirà mai.

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Alstom - Siemens Appello alla Regione «Vigili sulla fusione»

da la Nazione 13 Ottobre 2016

FUSIONE di Alstom con Siemens: i sindacati chiedono alla Regione di vigilare sul matrimonio francotedesco che punta a realizzare un polo europeo nel settore della segnalazione e produzione ferroviaria, con oltre 46 mila dipendenti. La richiesta è stata ieri al centro dell’incontro tra il Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente Rossi per il lavoro, e Fiom e Fim e le Rsu dello stabilimento Alstom di Firenze affinché la Regione segnali al governo la necessità di seguire con attenzione tutte le fasi di questo delicato passaggio. Simoncini ha inviato una lettera al Ministero dello sviluppo economico nella quale si ricorda il patrimonio di competenze e professionalità rappresentato dai 200 lavoratori dello stabilimento fiorentino di Alstom, il gruppo francese che in Italia conta 7 grandi stabilimenti e 3200 dipendenti diretti.

ALSTOM FIRENZE, FIM E FIOM CHIEDONO ALLA REGIONE DI MONITORARE LA FUSIONE CON SIEMENS.

Tutela dello stabilimento, delle professionalità che vi operano e dell'indotto fiorentino; queste le priorità che Fim Cisl e Fiom Cgil assieme alle Rsu della Alstom di Firenze hanno portato stamani all'attenzione della Regione Toscana a seguito della fusione tra Alstom e Siemens per la costituzione di un cosiddetto “campione europeo”.

“Il processo di fusione non è ancora ultimato e le due aziende hanno già fatto sapere che la tutela dell'occupazione sarà garantita in Francia e Germania per 4 anni. Non vorremmo che la riorganizzazione delle due multinazionali in una nuova realtà avvenga a scapito dei siti degli altri Paesi e quindi anche dello stabilimento fiorentino. Per questo abbiamo chiesto oggi al Consigliere del Presidente di intervenire per segnalare al Governo questa situazione delicata. Ricordiamo che a Firenze Alstom conta quasi 200 dipendenti e si avvale di un indotto che coinvolge circa 100 addetti.”

Firenze, 12 ottobre 2017

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Fiom Cgil Firenze: rinnovato l'accordo integrativo in Alstom Firenze. Collini, "Dopo l'azzeramento, ristabiliti diritti

Referendum tra i 191 lavoratori Alstom Firenze, i si al rinnovato integrativo sono stati il 95.86%.

I 191 lavoratori di Alstom Firenze, la ex GE Transportation, hanno votato ieri per il referendum sull'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale ed il 95,86% dei votanti si sono espressi a favore.

Per la Fiom il giudizio è positivo: “Partivamo da una condizione di azzeramento dei diritti in un'azienda che si era comportata come la Fiat” spiega Daniele Collini della Fiom Cgil di Firenze. “Con questo accordo ristabiliamo elementi migliorativi non solo economici, legati ad esempio alla stabilizzazione di parte del premio di risultato, ma anche normativi inerenti la malattia e soprattutto torniamo al riconoscimento delle relazioni sindacali.
L'accordo infatti assume una valenza particolare perché a seguito del passaggio dell'attività di segnalamento ferroviario da General Electric ad Alstom, la multinazionale francese aveva disdetto unilateralmente tutta la contrattazione integrativa vigente nello stabilimento da quasi trent'anni.

È stato necessario l'intervento del giudice che nel settembre scorso, accogliendo il nostro ricorso, stabilì che l'azienda doveva tornare al tavolo e avviare una trattativa su quanto disdettato.

“Ringraziamo i lavoratori per la loro determinazione ed insieme l'Amministrazione comunale fiorentina che non ha mai fatto mancare loro il suo sostegno.” com

Notizia del: ven 13 gen, 2017

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"No alla cancellazione della 14esima ai nuovi assunti": 3 licenziati alla Iab (Campi Bisenzio). Rabbia Fiom

Rifiutano di cancellare la quattordicesima ai nuovi assunti, il titolare della Iab (Campi Bisenzio) licenzia tre dipendenti e mette i delegati in cassa integrazione. Vignozzi (Fiom Cgil Firenze): “Inaccettabile, atteggiamento discriminatorio”

Non hanno accettato la volontà del titolare di spalmarsi la quattordicesima mensilità sulle altre, togliendola ad eventuali nuovi lavoratori assunti, e in risposta sono arrivate alcune lettere di licenziamento e la collocazione in cassa integrazione a zero ore di alcuni lavoratori, tra cui i tre delegati sindacali.

La I.A.B. Srl di Campi Bisenzio, azienda che occupa 45 dipendenti nella produzione degli accessori metallici per rinomate griffes della moda, da tempo soffre di un calo di ordinativi di mercato. “Per questa ragione – spiega Andrea Vignozzi della Fiom Cgil di Firenze – nel mese Maggio il titolare ha aperto una cassa integrazione ordinaria dove ha collocato una parte dei dipendenti, nonostante la nostra contrarietà; come Fiom infatti assieme alla Rsu, proponemmo di re-internalizzare alcune produzioni oggi realizzate fuori”.

Oltre all'ammortizzatore la richiesta che il sindacato non ha firmato, di spalmare una mensilità sulle altre, cancellando la quattordicesima per gli eventuali nuovi assunti e bloccando gli aumenti per i lavoratori ad oggi in servizio, riducendo così gli stipendi.

Pochi giorni fa la sorpresa: “Sono arrivate tre lettere di licenziamento, ad oggi, e sono stati posti in cassa integrazione alcuni lavoratori sinora rimasti fuori. Un comportamento inaccettabile dell'azienda. Riteniamo inoltre discriminatorio aver posto in cassa integrazione i delegati, quindi i rappresentanti dei lavoratori, solo perché contrari alle volontà del titolare ma comunque disposti a trovare soluzioni meno traumatiche.” Per questo, avverte Vignozzi, “adotteremo tutto ciò che è in nostro potere contro queste decisioni aziendali profondamente ingiuste. Non si fanno i profitti, né si media, sulla pelle dei lavoratori”.

Ha aggiunto Daniele Calosi, Segretario generale della FIOM CGIL: “Se fosse confermato l'atteggiamento dell'azienda, si ritornerebbe ai padroni delle ferriere, al 1917, e non al 2017. Attiveremo tutti i percorsi possibili, partendo da chi ha la responsabilità di governo del territorio, quindi il comune di Campi Bisenzio”.

Notizia del: lun 02 gen, 2017

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