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altri articoli 2016

Permessi di soggiorno 

Arriva la sovrattassa varata dal Governo 

«Richiesta illegittima»

da la Nazione 19 Giugno 2017

IL GOVERNO torna a mettere le mani nelle tasche dei lavoratori stranieri regolari: viene riproposta infatti la sovrattassa sui permessi di soggiorno per gli stranieri, in barba a fior di sentenze (dal Tar del Lazio alle Corte di Giustizia Europea) successive a ricorsi di Cgil e Inca. Che tuonano che è inaccettabile: si scavalcano pronunciamenti a cui si è arrivati grazie alla nostra battaglia e si reintroduce «ulteriore contributo sui rilasci e rinnovi dei permessi di soggiorno». Tutto questo, in seguito alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale (GU n.131 del 8-6- 2017) di un decreto interministeriale di Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero degli Interni (DPCM del 5/6/2017). «Il decreto – sostengono Confederazione e Patronato – reintroduce il contributo a carico degli stranieri che era stato cancellato da due sentenze, una della Corte di Giustizia Europea, l’altra del Tar del Lazio poi confermata dal Consiglio di Stato. Il contributo è reintrodotto nella misura del 50% degli importi in essere prima di queste ultime».

CGIL E INCA spiegano che ciò comporta che «chi presenterà domanda di rilascio e/o rinnovo del permesso di soggiorno o la richiesta di permesso di soggiorno comunitario di lungo periodo dovrà versare rispettivamente 40, 50 e 100 euro, da aggiungere agli oneri amministrativi, cioè 30,46 euro)». Inoltre sottolineano che «il provvedimento ha validità ‘ora per allora’, quindi il versamento sarà obbligatorio anche per chi ha rinnovato il permesso di soggiorno nel periodo di vacanza della norma disapplicata». Cgil e Inca non hanno intenzione di deporre le armi: «Il Governo torna a tassare la volontà dei lavoratori stranieri di essere regolari sul nostro territorio. Noi, forti di aver vinto il ricorso fatto sulla norma precedente, continueremo a batterci contro una previsione ingiusta che grava sulle famiglie immigrate e rischia di avere ricadute sociali derivanti dalla possibile marginalizzazione di queste persone, e di essere un ulteriore ostacolo ai percorsi di integrazione, che andrebbero invece implementati».

IN TUTTO questo, rimane ancora inevaso, sempre sul fronte del contributo sui permessi di soggiorno incassati in maniera illegittima alla luce delle sopracitate sentenze, il tema della restituzione da parte della Amministrazione delle somme versate dal 2012 al 2016, somme che l’Amministrazione non ha ancora provveduto a rimborsare tramite procedure amministrative semplificate che evitino il ricorso al Giudice.

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“La città metropolitana deve trovare soluzioni politiche”

INTERVISTA ALLA SEGRETARIA DELLA CGIL PAOLA GALGANI

ILARIA CIUTI su la Repubblica 18 Gennaio 2017

«Così non si può più andare avanti. Il rogo dell’11 gennaio scorso nel capannone- rifugio di un gruppo di migranti somali è solo la tragica punta dell’iceberg di un modo intollerabile di gestire, anzi di non gestire, la presenza dei migranti », è decisa la segretaria della Camera del lavoro di Firenze, Paola Galgani.

Qual è la sua critica?

«Manca una scelta strategica e la gestione collettiva della medesima. Non si può continuare a parlare di emergenza. Anche nel caso del capannone dell’Osmannoro si trattava di migranti che erano qui da anni e per integrare i quali non si era fatto niente».

Vuol dire che manca una politica nazionale per i migranti?

«No. Quella manca ma io parlo di ciò che ciascuno di noi può fare».

Ha una ricetta?

«Sì. Bisogna unire le forze, bisogna che il tema venga assunto dagli enti locali, le associazioni di rappresentanza, da quelle di categoria ai sindacati, le associazioni di volontariato che nel silenzio di occupano della questione escludendo quelle false, se ci sono, che ne fanno un business. Io proporrei che il timone lo tenesse la Città metropolitana, così finalmente avrebbe anche un compito ben definito».

Per fare in concreto cosa?

«Per trovare soluzioni di lungo periodo, con le emergenze non andiamo da nessuna parte. Soluzioni vogliono dire politiche per l’integrazione, la formazione, il lavoro, un’abitazione. Bisogna stabilire gli obiettivi comuni, realizzarli, controllarli. Non diversamente da quello che dovremmo fare anche con gli italiani che non hanno casa e per i quali non si può più parlare di disagio abitativo ma di disperazione di chi finora aveva uno stipendio dignitoso e ora non ha più niente. Il problema dei migranti è centrale ormai, soprattutto in un paese a tasso di nascite zero. Bisogna anche aumentare i ricongiungimenti familiari perché avere accanto i propri cari facilita l’integrazione».

Però i migranti somali hanno rifiutato le soluzioni abitative sparse sul territorio e hanno occupato uno stabile.

«Non si occupa, non si devono scegliere le vie illegali. Quanto a andare in ordine sparso capisco la voglia di mantenere i rapporti che vengono dalla comunità e dall’esperienza di vita come appoggio l’idea di mantenere in vita la propria cultura, lo dice anche papa Francesco che la diversità di culture è una ricchezza. Dopodiché se gli enti locali fanno davvero, dico davvero però, una proposta abitativa per piccoli gruppi sul territorio, e se è una proposta dignitosa bisogna accettare. È l’unica via percorribile».

Che ne dice dei Cie proposti dal governo?

«Noi non li accettiamo. Vanno esattamente in senso contrario all’idea lungimirante, di cui bisogna dare atto alla Regione, di frazionare le persone che scappano da realtà terribili in piccoli gruppi e in diverse zone del territorio per facilitare l’integrazione e evitare reazioni delle comunità locali».

Ma non tutti i sindaci sono d’accordo.

«L’idea lungimirante va coordinata e messa in pratica. Per questo propongo il coordinamento di tutti i soggetti coinvolti presso la Città metropolitana. E’ necessario mettersi insieme per fare ognuno quello che gli spetta e che ci sia qualcuno che coordini, distribuisca, convinca, organizzi, controlli. Dalle istituzioni alle rappresentanze, dalle associazioni alle imprese che, dopo una formazione professionale, diano ai migranti la possibilità di lavorare non in nero. Tutti impegnati nella stessa direzione».

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La Toscana ospita 2 mila migranti in più Rossi al governo: «Facciamoli lavorare»

M.F. dal Corriere Fiorentino 5 Gennaio 2017

Nuovi Cie (ma diversi) e il rispetto degli accordi per l’accoglienza dei profughi. Questi sono i due messaggi arrivati dal ministro Marco Minniti sul fronte immigrazione. Ma sul secondo (arrivato con una circolare) la Toscana è già oltre le richieste di Roma. L’accordo Anci-Interno infatti prevede una dislocazione di 2,5 richiedenti asilo ogni mille abitanti. Per la Toscana, si tratterebbe di ricevere circa 9.400 migranti: in realtà, al 31 dicembre scorso, i dati dicono che quella cifra è stata già superata. Siamo infatti a 11.602 migranti accolte nelle varie strutture realizzate a questo scopo. E ci sono altri 220 posti che si renderanno possibili negli Sprar: cioè nel Sistema per Richiedenti asilo e Rifugiati, il modello che proprio in Toscana ha avuto il suo punto di forza tanto da esser diventato, proprio nell’intesa Anci-Interno, il riferimento nazionale (anche se la maggior parte degli immigrati sono in Cas, gestiti solo da privati). Ci sono ancora una cinquantina di Comuni che non ospitano nessun migrante: tranne alcune eccezioni (Follonica, Bucine e Pietrasanta, tutti sopra i 1o mila abitanti) si tratta di isole, piccoli Comuni o Comuni si sono messi insieme (come in Mugello) per realizzare centri accoglienza condivisi.

La politica continua però a dibattere sui Cie, più che sul sistema di accoglienza diffuso, dopo il caso delle aggressioni nel Cpa (centro di prima accoglienza) di Cona da parte dei migranti presenti dopo la morte di una ragazza ivoriana per un malore. Dalla Cgil arriva un secco no alla riapertura dei Cie, mentre Massimo Parisi di Ala attacca il governatore Enrico Rossi per aver messo le mani avanti sulla proposta del ministro Minniti: «Rappresentano la risposta più logica ed efficace a emergenza strutturale» dice il deputato. Ma Rossi tira dritto.

Il governatore, ieri a Rai news 24 , non si è però limitato a ribadire il suo no ai Cie. Ha rivendicato il fatto che il modello di «accoglienza diffusa», ora diventato riferimento in Italia, «è nato qui in Toscana». Ma ha anche chiesto che cambi lo «status» dei migranti nei vari centri di accoglienza: «Al ministro dell’Interno Marco Minniti chiediamo: ci metta in condizioni di obbligare a lavori utili le persone che arrivano nel nostro Paese: è avere poco rispetto tenerle a non far nulla per un anno e più». E sempre dalla Cgil parte un appello: «Basta alla logica dell’emergenza, superiamo il trattato di Dublino».

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