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altri articoli 2016

Immigrazione

Camusso, adesione Cgil a «Ero straniero»

Con la legge contro il caporalato si stanno ottenendo i primi risultati importanti. "Per noi – dice il numero uno di corso d'Italia – è naturale aderire alla campagna per la legge d’iniziativa popolare per l'eliminazione del reato di clandestinità”

“Ci siamo sempre occupati di immigrazione. La nostra è una lunga battaglia contro le ingiustizie, le chiusure, la legge Bossi-Fini, insomma tutti i temi che riguardano l'immigrazione e i problemi dello sfruttamento”. Così il segretario generale Cgil Susanna Camusso, spiegando (ai microfoni di Radio Radicale) l’adesione alla campagna "Ero straniero, l'umanità fa bene", lanciata dai radicali insieme ad altre associazioni per una legge di iniziativa popolare per nuove norme sulla promozione del regolare soggiorno e dell'inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari, a partire dall'abolizione del reato di clandestinità. “Con la legge contro il caporalato, stiamo ottenendo i primi risultati importanti. Quindi ora per noi è stato naturale aderire alla campagna per la legge d’iniziativa popolare per l'eliminazione del reato di clandestinità” ha continuato Camusso: “Si tratta di un principio di civiltà perché bisogna confrontarsi con le persone, non con la loro condizione di clandestinità”.

 

"Ero straniero" Mozione approvata in Consiglio Comunale
a sostegno di nuove norme per la promozione del soggiorno e dell’inclusione di cittadini stranieri non comunitari.

Il Consiglio comunale Firenze ha approvato una mozione, votata nella Commissione Pace, Diritti Umani, relazioni internazionali ed immigrazione che impegna il sindaco e l'amministrazione comunale ad aderire come sostenitori, così come hanno fatto già altre Amministrazioni locali, sia della provincia di Firenze, sia della Toscana, sia del resto d’Italia, alla Campagna

“Ero straniero: l’umanità che fa bene”.
“La mozione prende spunto dalla proposta di legge d'iniziativa popolare “Nuove norme per la promozione del regolare soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari” denominata “Ero straniero” promossa da Radicali, Casa della Carità, ACLI, ARCI, Centro Astalli, CILD, A Buon diritto, ASGI e sostenuto da altre innumerevoli realtà associative ed ha come obiettivo il sostegno di nuove norme per la promozione del soggiorno regolare e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari. Siamo convinti – aggiunge la presidente della "Commissione Pace" – che occorra un punto di svolta nelle politiche dell’accoglienza, passando dall’emergenzialità alla pianificazione del prossimo futuro, nel comune convincimento che doveri e diritti dei migranti potranno trovare un significativo equilibrio anche nell’attribuzione di status meglio definiti e di una maggiore certezza del diritto”

E' possibile firmare la proposta di legge, anche, presso l'URP nei quartieri e nei comuni nella provincia di Firenze.

 

Care compagne, cari compagni;

Un ampio cartello di associazioni e soggetti politici hanno lanciato una proposta di legge d’iniziativa popolare per il superamento della Legge ‘Bossi-Fini’ dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari” “Democrazia e Lavoro” Cgil Toscana ha aderito formalmente all’iniziativa.

Superare la legge C è il primo, necessario passo per rivendicare come prioritario il tema dell’integrazione tra cittadini italiani e stranieri.

Come sapete la Cgil da sempre si è schierata con vari pronunciamenti per il superamento della legge ‘Bossi-Fini’ in quanto è un ostacolo all'integrazione sociale e lavorativa dei migranti, alla politica dell’accoglienza degna del nostro Paese secondo ai principi fondamentali di umanità e solidarietà!

Invito TUTTI a sostenere la campagna in oggetto e firmare questa "proposta di legge d’iniziativa popolare".

In allegato, una sintesi della proposta di legge.

Inoltre, il Consiglio Comunale di Firenze del prossimo lunedì 3 luglio in cui è stata calendarizzata la votazione alla mozione dell'adesione e sostegno alla campagna "Ero straniero".

Cordialmente, Bahram Asghari

30/06/2017, Firenze

Proposta di legge di iniziativa popolare

Nuove norme per la promozione del regolare soggiorno e

dell'inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari

Sintesi delle proposte

Permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione e attività d’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari

S’introduce il permesso di soggiorno temporaneo (12 mesi) da rilasciare a lavoratori stranieri per facilitare l’incontro con i datori di lavoro italiani e per consentire a coloro che sono stati selezionati, anche attraverso intermediari sulla base delle richieste di figure professionali, di svolgere i colloqui di lavoro. L’attività d’intermediazione tra la domanda di lavoro delle imprese italiane e l’offerta da parte di lavoratori stranieri può essere esercitata da tutti i soggetti pubblici e privati già indicati nella legge Biagi e nel Jobs Act (centri per l’impiego, agenzie private per il lavoro, enti bilaterali, università, ecc.), ai quali sono aggiunti i fondi interprofessionali, le camere di commercio e le Onlus, oltre alle rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero.

Reintroduzione del sistema dello sponsor (sistema a chiamata diretta)

Si reintroduce il sistema dello sponsor, originariamente previsto dalla legge Turco Napolitano, anche da parte di singoli privati per l'inserimento nel mercato del lavoro del cittadino straniero con la garanzia di risorse finanziarie adeguate e disponibilità di un alloggio per il periodo di permanenza sul territorio nazionale, agevolando in primo luogo quanti abbiano già avuto precedenti esperienze lavorative in Italia o abbiano frequentato corsi di lingua italiana o di formazione professionale.

Regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”:

Si prevede la regolarizzazione su base individuale degli stranieri che si trovino in situazione di soggiorno irregolare allorché sia dimostrabile l’esistenza in Italia di un'attività lavorativa (trasformabile in attività regolare o denunciabile in caso di sfruttamento lavorativo) o di comprovati legami familiari o l’assenza di legami concreti con il paese di origine, sul modello della Spagna e della Germania. Tale permesso di soggiorno per comprovata integrazione dovrebbe essere rinnovabile anche in caso di perdita del posto di lavoro alle condizioni già previste per il “permesso attesa occupazione” e nel caso in cui lo straniero, in mancanza di un contratto di lavoro, dimostri di essersi registrato come disoccupato, aver reso la dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l'impiego. Si prevede inoltre la possibilità di trasformare il permesso di soggiorno per richiesta asilo in permesso di soggiorno per comprovata integrazione anche nel caso del richiedente asilo diniegato in via definitiva che abbia svolto un percorso fruttuoso di formazione e di integrazione.

Nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali

Il riconoscimento delle qualifiche professionali deve avvenire non solo su base del titolo acquisito all’estero, ma anche attraverso procedure di accertamento standardizzate che permettano la verifica delle abilità e delle competenze individuali acquisite mediante precedenti esperienze professionali.

Misure per l'inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo

Si prevede di ampliare il sistema Sprar puntando su un'accoglienza diffusa capillarmente nel territorio con piccoli numeri, rafforzando il legame territorio/accoglienza/inclusione attraverso tre azioni essenziali: apprendimento della lingua, formazione professionale, accesso al lavoro. Si introducono misure per aumentare, a beneficio di tutti, l'efficacia dei centri per l'impiego, da finanziare con i fondi europei Fami (Fondo asilo migrazione e integrazione), a partire dall'aumento del numero degli addetti e la creazione di sportelli con operatori e mediatori specializzati nei servizi rivolti a richiedenti asilo e rifugiati.

Godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati

Ai lavoratori extracomunitari che decidono di rimpatriare definitivamente – a prescindere da accordi di reciprocità tra l’Italia e il paese di origine - va garantito il diritto a conservare tutti i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati in modo che possa goderne, al verificarsi della maturazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, anche in deroga al requisito dell’anzianità contributiva minima di vent’anni.

Uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale

Vengono eliminate tutte le disposizioni che richiedono, per l’accesso a molte prestazioni di sicurezza sociale (assegno di natalità, indennità di maternità di base, sostegno all’inclusione attiva ecc.), il requisito del permesso di lungo periodo, tornando al sistema originario previsto dall’art. 41 del T.U. immigrazione che prevedeva la parità di trattamento nelle prestazioni per tutti gli stranieri titolari di un permesso di almeno un anno.

Garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri

Sono previsti interventi legislativi a livello nazionale affinché tutte le Regioni diano completa e uniforme attuazione a quanto previsto dalla normativa vigente in materia di accesso alle cure per gli stranieri non iscrivibili al Sistema sanitario nazionale (SSN). In particolare si chiede: piena equiparazione dei diritti assistenziali degli stranieri comunitari a quelli degli extracomunitari, coerentemente con i LEA, e inclusa la possibilità di iscrizione al medico di medicina generale, onde garantire la continuità delle cure, e il riconoscimento ai minori, figli di cittadini stranieri, indipendentemente dallo stato giuridico, degli stessi diritti sanitari dei minori italiani.

Effettiva partecipazione alla vita democratica

Si prevede l’elettorato attivo e passivo per le elezioni amministrative a favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.

Abolizione del reato di clandestinità

Si abolisce il reato di clandestinità, abrogando l’articolo 10-bis del decreto legislativo 26 luglio 1998, n. 286.

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Permessi di soggiorno 

Arriva la sovrattassa varata dal Governo 

«Richiesta illegittima»

da la Nazione 19 Giugno 2017

IL GOVERNO torna a mettere le mani nelle tasche dei lavoratori stranieri regolari: viene riproposta infatti la sovrattassa sui permessi di soggiorno per gli stranieri, in barba a fior di sentenze (dal Tar del Lazio alle Corte di Giustizia Europea) successive a ricorsi di Cgil e Inca. Che tuonano che è inaccettabile: si scavalcano pronunciamenti a cui si è arrivati grazie alla nostra battaglia e si reintroduce «ulteriore contributo sui rilasci e rinnovi dei permessi di soggiorno». Tutto questo, in seguito alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale (GU n.131 del 8-6- 2017) di un decreto interministeriale di Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero degli Interni (DPCM del 5/6/2017). «Il decreto – sostengono Confederazione e Patronato – reintroduce il contributo a carico degli stranieri che era stato cancellato da due sentenze, una della Corte di Giustizia Europea, l’altra del Tar del Lazio poi confermata dal Consiglio di Stato. Il contributo è reintrodotto nella misura del 50% degli importi in essere prima di queste ultime».

CGIL E INCA spiegano che ciò comporta che «chi presenterà domanda di rilascio e/o rinnovo del permesso di soggiorno o la richiesta di permesso di soggiorno comunitario di lungo periodo dovrà versare rispettivamente 40, 50 e 100 euro, da aggiungere agli oneri amministrativi, cioè 30,46 euro)». Inoltre sottolineano che «il provvedimento ha validità ‘ora per allora’, quindi il versamento sarà obbligatorio anche per chi ha rinnovato il permesso di soggiorno nel periodo di vacanza della norma disapplicata». Cgil e Inca non hanno intenzione di deporre le armi: «Il Governo torna a tassare la volontà dei lavoratori stranieri di essere regolari sul nostro territorio. Noi, forti di aver vinto il ricorso fatto sulla norma precedente, continueremo a batterci contro una previsione ingiusta che grava sulle famiglie immigrate e rischia di avere ricadute sociali derivanti dalla possibile marginalizzazione di queste persone, e di essere un ulteriore ostacolo ai percorsi di integrazione, che andrebbero invece implementati».

IN TUTTO questo, rimane ancora inevaso, sempre sul fronte del contributo sui permessi di soggiorno incassati in maniera illegittima alla luce delle sopracitate sentenze, il tema della restituzione da parte della Amministrazione delle somme versate dal 2012 al 2016, somme che l’Amministrazione non ha ancora provveduto a rimborsare tramite procedure amministrative semplificate che evitino il ricorso al Giudice.

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“La città metropolitana deve trovare soluzioni politiche”

INTERVISTA ALLA SEGRETARIA DELLA CGIL PAOLA GALGANI

ILARIA CIUTI su la Repubblica 18 Gennaio 2017

«Così non si può più andare avanti. Il rogo dell’11 gennaio scorso nel capannone- rifugio di un gruppo di migranti somali è solo la tragica punta dell’iceberg di un modo intollerabile di gestire, anzi di non gestire, la presenza dei migranti », è decisa la segretaria della Camera del lavoro di Firenze, Paola Galgani.

Qual è la sua critica?

«Manca una scelta strategica e la gestione collettiva della medesima. Non si può continuare a parlare di emergenza. Anche nel caso del capannone dell’Osmannoro si trattava di migranti che erano qui da anni e per integrare i quali non si era fatto niente».

Vuol dire che manca una politica nazionale per i migranti?

«No. Quella manca ma io parlo di ciò che ciascuno di noi può fare».

Ha una ricetta?

«Sì. Bisogna unire le forze, bisogna che il tema venga assunto dagli enti locali, le associazioni di rappresentanza, da quelle di categoria ai sindacati, le associazioni di volontariato che nel silenzio di occupano della questione escludendo quelle false, se ci sono, che ne fanno un business. Io proporrei che il timone lo tenesse la Città metropolitana, così finalmente avrebbe anche un compito ben definito».

Per fare in concreto cosa?

«Per trovare soluzioni di lungo periodo, con le emergenze non andiamo da nessuna parte. Soluzioni vogliono dire politiche per l’integrazione, la formazione, il lavoro, un’abitazione. Bisogna stabilire gli obiettivi comuni, realizzarli, controllarli. Non diversamente da quello che dovremmo fare anche con gli italiani che non hanno casa e per i quali non si può più parlare di disagio abitativo ma di disperazione di chi finora aveva uno stipendio dignitoso e ora non ha più niente. Il problema dei migranti è centrale ormai, soprattutto in un paese a tasso di nascite zero. Bisogna anche aumentare i ricongiungimenti familiari perché avere accanto i propri cari facilita l’integrazione».

Però i migranti somali hanno rifiutato le soluzioni abitative sparse sul territorio e hanno occupato uno stabile.

«Non si occupa, non si devono scegliere le vie illegali. Quanto a andare in ordine sparso capisco la voglia di mantenere i rapporti che vengono dalla comunità e dall’esperienza di vita come appoggio l’idea di mantenere in vita la propria cultura, lo dice anche papa Francesco che la diversità di culture è una ricchezza. Dopodiché se gli enti locali fanno davvero, dico davvero però, una proposta abitativa per piccoli gruppi sul territorio, e se è una proposta dignitosa bisogna accettare. È l’unica via percorribile».

Che ne dice dei Cie proposti dal governo?

«Noi non li accettiamo. Vanno esattamente in senso contrario all’idea lungimirante, di cui bisogna dare atto alla Regione, di frazionare le persone che scappano da realtà terribili in piccoli gruppi e in diverse zone del territorio per facilitare l’integrazione e evitare reazioni delle comunità locali».

Ma non tutti i sindaci sono d’accordo.

«L’idea lungimirante va coordinata e messa in pratica. Per questo propongo il coordinamento di tutti i soggetti coinvolti presso la Città metropolitana. E’ necessario mettersi insieme per fare ognuno quello che gli spetta e che ci sia qualcuno che coordini, distribuisca, convinca, organizzi, controlli. Dalle istituzioni alle rappresentanze, dalle associazioni alle imprese che, dopo una formazione professionale, diano ai migranti la possibilità di lavorare non in nero. Tutti impegnati nella stessa direzione».

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La Toscana ospita 2 mila migranti in più Rossi al governo: «Facciamoli lavorare»

M.F. dal Corriere Fiorentino 5 Gennaio 2017

Nuovi Cie (ma diversi) e il rispetto degli accordi per l’accoglienza dei profughi. Questi sono i due messaggi arrivati dal ministro Marco Minniti sul fronte immigrazione. Ma sul secondo (arrivato con una circolare) la Toscana è già oltre le richieste di Roma. L’accordo Anci-Interno infatti prevede una dislocazione di 2,5 richiedenti asilo ogni mille abitanti. Per la Toscana, si tratterebbe di ricevere circa 9.400 migranti: in realtà, al 31 dicembre scorso, i dati dicono che quella cifra è stata già superata. Siamo infatti a 11.602 migranti accolte nelle varie strutture realizzate a questo scopo. E ci sono altri 220 posti che si renderanno possibili negli Sprar: cioè nel Sistema per Richiedenti asilo e Rifugiati, il modello che proprio in Toscana ha avuto il suo punto di forza tanto da esser diventato, proprio nell’intesa Anci-Interno, il riferimento nazionale (anche se la maggior parte degli immigrati sono in Cas, gestiti solo da privati). Ci sono ancora una cinquantina di Comuni che non ospitano nessun migrante: tranne alcune eccezioni (Follonica, Bucine e Pietrasanta, tutti sopra i 1o mila abitanti) si tratta di isole, piccoli Comuni o Comuni si sono messi insieme (come in Mugello) per realizzare centri accoglienza condivisi.

La politica continua però a dibattere sui Cie, più che sul sistema di accoglienza diffuso, dopo il caso delle aggressioni nel Cpa (centro di prima accoglienza) di Cona da parte dei migranti presenti dopo la morte di una ragazza ivoriana per un malore. Dalla Cgil arriva un secco no alla riapertura dei Cie, mentre Massimo Parisi di Ala attacca il governatore Enrico Rossi per aver messo le mani avanti sulla proposta del ministro Minniti: «Rappresentano la risposta più logica ed efficace a emergenza strutturale» dice il deputato. Ma Rossi tira dritto.

Il governatore, ieri a Rai news 24 , non si è però limitato a ribadire il suo no ai Cie. Ha rivendicato il fatto che il modello di «accoglienza diffusa», ora diventato riferimento in Italia, «è nato qui in Toscana». Ma ha anche chiesto che cambi lo «status» dei migranti nei vari centri di accoglienza: «Al ministro dell’Interno Marco Minniti chiediamo: ci metta in condizioni di obbligare a lavori utili le persone che arrivano nel nostro Paese: è avere poco rispetto tenerle a non far nulla per un anno e più». E sempre dalla Cgil parte un appello: «Basta alla logica dell’emergenza, superiamo il trattato di Dublino».

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