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altri articoli 2016

La Pelletteria non esce dal guado

Pmi in sofferenza sui mercati esteri

Firenze, il lusso ancora in frenata. I casi Braccialini e The Bridge

Fabrizio Morviducci da La Nazione 25 Maggio 2017

FIRENZE rischia di perdere lo scettro dell’artigianalità nella produzione pellettiera. Quella manualità che, abbinata al sistema città-cultura-arte, ha dato vita al distretto del lusso. Ma ora le grandi griffe, localizzate tra Scandicci, la Valdisieve e il Valdarno fiorentino, stanno cambiando... pelle. La crisi ha fermato l’espansione dei punti vendita in giro per il mondo. Per mantenere livelli e fatturati serve dunque puntare sulla qualità. Il risultato è che i grandi internalizzano pezzi di produzione pregiata. I piccoli e soprattutto i medi soffrono. Le ultime due vertenze simbolo hanno scosso l’ambiente.

DUE MARCHI importanti, nati dall’intuito di artigiani che li hanno fatti crescere fino a diventare parte del fashion system, sono finiti in crisi per il drastico calo del fatturato. The Bridge e Braccialini, hanno attraversato mesi complicati con proteste dei lavoratori, fino alla riacquisizione da parte della veneta Piquadro per The Bridge e dell’aretino Graziella Group per Braccialini. Una crisi che si è fatta sentire forte anche nel tessile, basti pensare alle difficoltà attraversate da Cavalli, Guess nell’altro distretto, quello dell’Osmannoro. Secondo gli esperti, le ragioni di queste crisi vanno ricercate nella pesante ristrutturazione in corso del comparto moda. Un comparto che ha nella pelletteria il suo punto di forza: la Toscana e la provincia di Firenze in particolare hanno il primato nella filiera della pelletteria con 40.500 addetti, il 28,9% del totale in Italia. Gli addetti della filiera della pelle toscana rappresentano inoltre ben il 54,2% del totale nazionale nella pelletteria, il 30,7% nella concia e il 18,0% nella produzione di calzature. Fino al 2013, il fatturato era legato all’apertura di nuovi punti vendita nei paesi emergenti in crescita, oggi questo mercato non è più in espansione; c’è infatti una saturazione dei negozi. Quindi l’attenzione si è spostata sul prodotto: che deve essere più innovativo e deve avere più qualità, un lusso più ostentato. Sindacati e Regione Toscana stanno cercando di governare il fenomeno. 

Ne è prova tangibile l’apertura del tavolo regionale sulla moda, voluto dall’assessore Stefano Ciuoffo, in collaborazione coi sindacati. L’obiettivo è stringere un patto tra tutti i soggetti della filiera: dalla formazione alla produzione, per non penalizzare la manualità e fare in modo che la ricerca di nuove figure professionali da portare all’interno avvenga in un bacino di lavoratori inoccupati e non per una sorta di ‘calciomercato’ per cui le griffe tendono a portarsi via tra sé maestranze senza allargare così i livelli occupazionali. Punti di forza di questo percorso, non solo il sistema della formazione che comprende solo nell’area fiorentina, Polimoda, Fondazione Mita e Alta scuola di Pelletteria, ma anche un fronte comune per la tutela della legalità del lavoro.

 

Moda: Ciuoffo, 'tavolo' è riconoscimento importanza settore

Un tavolo permanente del sistema moda, intersettoriale e integrato, per individuare gli ambiti di intervento adeguati alle mutate esigenze del settore, per tutelare le filiere produttive e per costruire programmi che orientino il sistema formativo verso le richieste del mercato. La sua costituzione è stata deliberata dalla Giunta regionale, sulla base di una mozione del Consiglio dell'ottobre scorso, con la funzione di coordinamento affidata al presidente Enrico Rossi e all'assessore alle attività produttive Stefano Ciuoffo, insieme alla vicepresidente con delega a cultura e ricerca Monica Barni e all'assessore al lavoro, istruzione e formazione Cristina Grieco. 

Gli altri componenti del tavolo saranno le organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro, espressione delle filiere produttive manifatturiere del settore moda e componenti del tavolo regionale di concertazione, oltre al presidente del comitato di indirizzo del distretto tecnologico moda. Il focus del tavolo permanente punterà come ambiti generali di attività sui filoni dell'innovazione e competitività, della formazione e lavoro, e della promozione economica ed export.

"Costituire una sede di confronto unitaria e permanente con tutti i soggetti che rappresentano un sistema centrale come quello della moda rappresenta un momento ufficiale, ma anche concreto e attivo, di riconoscimento dell'importanza del settore per la nostra regione - afferma l'assessore Ciuoffo - Sono già partite dai nostri uffici le richieste di coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e datoriali per la partecipazione al tavolo, che dovrà essere una sede di confronto ai massimi livelli per le specificità del settore e anche per le problematiche dell'innovazione connesse al trasferimento tecnologico, come previsto per un progetto strategico regionale come il sistema moda". La segreteria tecnica del tavolo moda sarà affidata a un nucleo interdirezionale della Regione che potrà contare anche sul supporto dell'Irpet. (ANSA).

Notizia del: ven 17 feb, 2017

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Contratti La moda in sciopero, chiede l’aumento

Sa. Be. da la Nazione 16 Gennaio 2017

FASE DI CONTRATTAZIONE nel settore tessile-abbigliamento che conta 420.000 addetti in oltre 47.000 imprese per lo più di medie e piccole dimensioni e in quello delle calzature (80.000 addetti in più di 5.800 imprese). Il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro che presiedono al comparto moda, scaduti entrambi ormai da oltre dieci mesi, si svolge in un clima di elevata conflittualità. Venerdi scorso 5mila lavoratori (fonte sindacati) da tutta Italia hanno preso parte a Firenze alla manifestazione organizzata in occasione dello sciopero nazionale del comparto per rivendicare il rinnovo contrattuale in tempi celeri e alle condizioni più favorevoli per le maestranze. Queste si oppongono recisamente alla piattaforma di Sistema Italia facente capo a Confindustria con cui si rimanda a fine 2019 aumenti retributivi nel tessile abbigliamento. «È un modello che confligge con la storia del nostro sindacato. Le retribuzioni si negoziano, non si registrano. Pensiamo che debbano essere le parti a fare il contratto, non l’Istat». Parola dei segretari generali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani, che minacciano di continuare la mobilitazione e rivendicano che «bisogna ridare valore al Made in Italy, perché immaginare che si possa ridurre solo a un’etichetta è sbagliato».

NEL CALZATURIERO da Bologna il consiglio generale di Assocalzaturifici-Confindustria ha rilanciato richieste normative – in particolare sulla flessibilità contrattuale e sul lavoro di sabato e domenica – che il sindacato ha respinto, ritenendo che non vi siano più le condizioni per proseguire il confronto. Dal fronte confindustriale parla Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Toscana Nord il quale, polemizzando sulla scelta di Firenze come sede della manifestazione nazionale durante i giorni di Pitti Uomo, fa notare che il settore moda «è fortemente composito e variegato, dove i casi di successo non possono in alcun modo essere considerati il punto di riferimento esclusivo per rivendicazioni sindacali». «Certamente a Pitti Uomo ci troviamo davanti ad assolute eccellenze, che però non possono essere identificate con la generalità di un settore che presenta anche molti punti di debolezza», conclude Cavicchi.

Il quale prende spunto dal caso Prato, storica capitale europea della produzione laniera e del cardato per dimostrare come «la parte a monte della filiera (lavorazione delle fibre, filatura, tessitura ndr) soffre non poco ed è un anello fondamentale del settore, che non può essere gravato di ulteriori costi pena la compromissione dell’equilibrio dell’intero sistema».

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Le mani ci sono, servono idee  (se il marchio non basta più)

Il caso Firenze: senza una politica industriale e la formazione a rischio qualità e creatività

Mauro Bonciani dal Corriere Fiorentino 10 Gennaio 2017

Anni di crescita dell’export, il boom del distretto della pelle e della calzature a Firenze e Provincia, l’arrivo di grandi griffe dall’estero e la forza delle filiere di qualità restano. Ma il 2016 ha visto frenare la locomotiva del «sistema moda». Le esportazioni, complici le turbolenze geopolitiche, hanno segnato il passo, la ripresa dei consumi interni non è arrivata e tra crisi di tante aziende, da Braccialini a Malo, passaggi di proprietà come per Il Bisonte e The Bridge, e cambiamenti nei grandi marchi, da Ferragamo a Cavalli a Pucci, il 2017 si annuncia come un anno di svolte per la moda. Imprenditori e lavoratori — aspettando Pitti — sono moderatamente ottimisti e chiedono politiche industriali per un rinnovamento strutturale.

«Grande o piccolo non fa differenza, per essere competitivi servono innovazione e creatività, investimenti costanti — spiega Theodossia Tziveli, presidente della sezione abbigliamento di Confindustria Firenze — È importante anche creare un ambiente di lavoro che stimoli, coinvolga, che sia accogliente non solo per la clientela». Firenze ha visto Pucci annunciare il trasferimento del centro stile a Milano, città ritenuta più fashion. «Quella di Pucci è stata una scelta non dettata dai costi. Firenze attira ancora marchi, in molti sono venuti a produrre qui perché in latri Paesi non trovano la stessa qualità, e la città è anche un polo nello stile, dal Polimoda allo Ied a Maragnoni, ma la politica deve tutelare gli imprenditori. Essere al loro fianco nel superare il ricambio generazionale, nel valorizzare il lavoro dei nostri artigiani, tagliatori, modellisti, cucitrici». Per l’imprenditrice empolese il futuro della moda sarà ancora made in Florence, made in Tuscany: «Il lusso continuerà a tirare, la qualità a premiare, tutti vogliono lo status symbol della nostra bellezza», conclude.

Motore della corsa è anche e soprattutto il distretto della pelle e delle calzature di Firenze e della sua area metropolitana (nel 2015 il suo export ha raggiunto 3,2 miliardi di euro). I riflettori sono puntati su Gucci ed il successo del nuovo corso firmato Alessandro Michele (più 17% nel terzo trimestre 2016 sullo stesso periodo del 2015) ma anche sull’apertura a fine anno del polo di eccellenza di pelletteria e calzature nella ex Matec; su Ferragamo che ha cambiato management, continua a volare in Borsa e scommette su un trio di stilisti (Fulvio Rigoni, donna; Paul Andrew, scarpe; Guillaume Meilland, uomo). Per altri motivi gli occhi sono puntati su Cavalli, dopo l’annuncio di esuberi e l’addio dello stilista Peter Dundas (la prima collezione disegnata non da lui sarà quella donna, a febbraio), e su Pucci che trasferisce i dipendenti negli uffici di Milano.

E a Firenze? È il tessuto di medie e piccole aziende e di fornitori che può fare la differenza. «Dopo la frenata della seconda parte del 2016, vediamo che segnali darà Pitti, anche perché nessun mercato è più tranquillo — afferma Giacomo Fioravanti, titolare a Vinci dello stabilimento di calzature uomo Fratelli Borgioli — Ci sono stati tanti cambiamenti nelle grandi griffe, ma qui è rimasta la stessa grande qualità, marchi importanti sia per la donna che per l’uomo, ma dobbiamo puntare sui giovani». Bernardo Marasco segue per la Cgil il settore moda e sottolinea che crisi e globalizzazione hanno portato a cambiamenti irreversibili. «Anche nel 2017 ci saranno chiusure di aziende, chi va bene, nuovi insediamenti, l’ultimo in ordine di tempo è Louis Vuitton che produce scarpe a Incisa: siamo davanti ad una vera trasformazione industriale — sottolinea il sindacalista — Oggi il marchio Firenze non basta più, ci vuole qualità, velocità, perché una griffe può fare anche 20 collezioni l’anno, e vicinanza tra la manifattura e l’ideazione. I tanti cambi di proprietà poi sono dovuti al fatto che servono capitali per restare sul mercato. E per far sì che Firenze e il suo distretto restino attrattivi, senza perdere qualità, serve une vera tracciabilità della filiera e un rapporto stretto tra formazione, professioni e aziende, con un ruolo importante delle istituzioni. C’è bisogno di politiche industriali per una partita che è decisiva per l’economia toscana».

«La crescita ci sarà anche nel 2017, magari più bassa dopo anni buoni che hanno visto anche tante assunzioni e crescite dimensionali importanti, anche se la fascia medio-bassa soffrirà di più di quella alta. E qui ci sono possibilità sia per lo stile che per la produzione — afferma Davide Rulli, presidente dei pellettieri di Confindustria Firenze — La realtà ci dice che oggi piccolo non è più bello: occorrono filiere e investimenti, razionalizzando anche la formazione e coordinando i vari soggetti già presenti sul territorio».

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Cavalli, in 200 a casa 

Riorganizzazione al via

M.P. su la Nazione 22 Febbraio 2017

CONTRARIAMENTE alla maison Pucci, che ha trasferito il cuore dell’azienda a Milano, Cavalli dal capoluogo lombardo ha trasferito tutti gli uffici a Firenze, dove però non sono mancate chiusure (in particolare la stamperia) ed esuberi. Una rioganizzazione e ristrutturazione, che prevede anche chiusure di negozi che non funzionano e riaperture in posti più strategici, indispensabile per il rilancio dell’azienda che punta a tornare in utile entro il 2018. Nel complesso 200 i licenziamenti su, un totale di 672 dipendenti. In pratica, un lavoratore su tre ha perso il lavoro. All’inizio erano 77 gli esuberi sul polo produttivo dell’Osmannoro, a Firenze, poi ridotto a 50 nell’accordo tra sindacati e azienda sulla procedura di mobilità siglato a Roma lo scorso dicembre. Non è stata scongiurata invece l’esternalizzazione della stamperia.

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Braccialini a Graziella Group, accordo in Regione: "Una bella storia della imprenditoria familiare toscana"

Si chiamerà Graziella&Braccialini la nuova società che da oggi rinasce dalle ceneri dell'azienda fiorentina di pelletteria Braccialini, acquisita da Graziella Group di Arezzo, operante nel settore dell'oro e del lusso (e delle energie rinnovabili).

Viene dunque rilanciato e trattenuto sul territorio toscano lo storico marchio di Scandicci con la sua produzione di indubbio prestigio.

"Siamo alla presenza di una bella storia – ha commentato il presidente Enrico Rossi che stamani ha celebrato la nuova realtà insieme all'attuale dirigenza, ai sindacati, alle banche – è la storia di un marchio storico che viene salvato da un'altra impresa storica vivace e attiva con un accordo con i lavoratori che prevede il rientro di tutti gli 84 dipendenti rimasti e un impegno delle banche. Una vicenda positiva che combina idealmente Arezzo con la realtà fiorentina sotto l'insegna della Toscana.

C'è un'imprenditoria toscana familiare – ha continuato Rossi - che è cresciuta anche durante la crisi. Noi dobbiamo stare vicini e supportare queste realtà, che sono l'ossatura fondamentale della nostra economia che sentono un legame forte con la Toscana e un sentimento di responsabilità sociale. Dall'altro lato voglio ricordare lo sforzo dei lavoratori, ai quali va tutto l'apprezzamento, per la disponibilità che hanno dimostrato nella fase di ristrutturazione dell'azienda. Sono cose buone che vale la pena sottolineare".

Soddisfazione è stata manifestata dall'ad di Graziella Group Gianni Gori, che ha rimarcato che il risultato raggiunto è la dimostrazione che, se uniti, in Toscana si può fare ancora bene e si può fare business.

Soddisfazione è stata espressa anche dall'assessore del Comune di Scandicci, Fiorello Toscano, e dei sindacati, che ieri hanno firmato l'accordo che sancisce l'assunzione di tutti gli 84 lavoratori, anche se con l'uso di ammortizzatori sociali.

Nell'accordo, tra le altre cose, si stabilisce che la presentazione del piano per il rilancio dell'attività aziendale avverrà in Regione, sia come riconoscimento del lavoro fatto, sia come forma di garanzia per la nuova società.

La stessa Regione metterà in atto tutte le agevolazioni previste per la formazione del personale e proprio a maggio uscirà il Bando per la formazione del personale delle imprese in fase di ristrutturazione che si trovano in aree al di fuori dalle aree di crisi.

Graziella Group

Graziella Group Spa, proprietaria del marchio "GRAZIELLA", è un'azienda italiana del fashion fondata nel 1958. Nata per iniziativa di Graziella Buoncompagni, l'attuale Presidente onorario, che giovanissima iniziò a creare, in un piccolo laboratorio, gioielli in oro. Anche Graziella è rimasta, negli anni, una società a conduzione familiare. L'attuale dirigenza è retta da Gianni Gori, figlio di Graziella Buoncompagni, con il supporto della sorella, dei figli e dei nipoti.

L'azienda aretina ha presentato nel mese di febbraio 2017 alla sezione fallimentare del Tribunale di Firenze, un'offerta economica da 6 milioni di euro per il lotto che comprende il ramo d'azienda con i marchi Braccialini e Tua, i quattro negozi monomarca di Roma, Parigi, Milano e Firenze e tutti i dipendenti.

(fonte: Ufficio stampa Regione Toscana)

Notizia del: ven 31 mar, 2017

Graziella salva Braccialini con 84 riassunzioni

da T24 del 31/3/2017

Un'operazione da oltre 15 milioni per il salvataggio del marchio di pelletteria Braccialini: l'azienda di Scandicci, acquisita da Graziella Group, azienda aretina attiva nel campo della gioielleria, riassumerà tutti gli 84 lavoratori rimasti (a inizio anno erano in 122), anziché i 52 che si era impegnata a mantenere all'interno dell'offerta avanzata nei mesi scorsi , e presenterà a inizio estate il piano industriale per il rilancio. Col nome, nuovo, di Graziella&Braccialini.

«Abbiamo fatto un investimento di 6 milioni di euro per l'acquisizione dell'azienda - rivela Gianni Gori, amministratore delegato di Graziella Group (al centro nella foto) - abbiamo messo altri due milioni nella società, e abbiamo linee di credito per 6-7 milioni». Le banche che partecipano all'operazione sono Unicredit, Bper e Banca di Cambiano Spa, rappresentate oggi al tavolo della Regione dove l'accordo è stato presentato con imprese, sindacati e istituzioni. «Ha un grande valore - osserva il direttore generale di Banca Cambiano. Francesco Bosio - il fatto che sia stata realizzata un'operazione di sostegno al territorio, che è il nostro pane quotidiano, trovando una condivisione con istituti di ben altra dimensione».

Gori ha annunciato che «il piano industriale vero lo faremo nei prossimi tre mesi quando da dentro l'azienda vedremo tutte le risorse che ci sono», anticipando che il concetto di base «che ci trainerà verso una crescita importante» è quello del binomio fra moda (di Braccialini) e gioielli (di Graziella), e lasciando capire la propensione alla ricerca di mercati esteri: «Noi siamo un'azienda che esporta il 99% della sua produzione».

Entusiasta il presidente della Regione, Enrico Rossi: «C'è un'imprenditoria toscana familiare - ha commentato - che è cresciuta anche durante la crisi. Noi dobbiamo stare vicini e supportare queste realtà, che sono l'ossatura fondamentale della nostra economia che sentono un legame forte con la Toscana e un sentimento di responsabilità sociale. Dall'altro lato voglio ricordare lo sforzo dei lavoratori, ai quali va tutto l'apprezzamento, per la disponibilità che hanno dimostrato nella fase di ristrutturazione dell'azienda. Sono cose buone che vale la pena sottolineare».

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Braccialini rilevata da Graziella Group

Ma i dipendenti saranno solo la metà

Allarme dei sindacati: «Come lavorare con 40 operai?»

di FABRIZIO MORVIDUCCI su la Nazione 26 Febbraio 2017

GRAZIELLA Group rileva Braccialini. Tutti contenti? Non proprio. Secondo il piano almeno la metà dei lavoratori resterà a casa, e i sindacati cercano di capire se sarà possibile strappare qualcosa in più o no. Braccialini, finita in concordato preventivo, volta dunque pagine. A rilevarla il gruppo aretino, che opera nell’oreficeria e nelle energie rinnovabili. Graziella group è stato l’unico ad aver presentato un’offerta valida all’asta indetta dal tribunale fallimentare: sul piatto un’offerta da 6 milioni di euro per il ramo d’azienda con i marchi Braccialini e Tua e i quattro negozi monomarca di Roma, Parigi, Milano e Firenze. L’offerta prevede anche l’assunzione di 52 dipendenti (40 nella produzione, 12 nei negozi). Ora il Tribunale avrà 30 giorni di tempo per controllare i documenti e aggiudicare in via definitiva.

I sindacati stanno ponendo molta attenzione allo sviluppo della questione. «Siamo sorpresi – ha detto Massimo Bollini Filctem Cgil – che dopo tutte le manifestazioni di interesse, l’unica offerta concreta sia stata quella aretina. Valuteremo la serietà di questa azienda al momento in cui ci sarà da espletare i passaggi formali previsti dalla normativa. E soprattutto proveremo a capire se i livelli occupazionali sono cristallizzati su quelli dell’offerta oppure si può avere qualche posto di lavoro in più. Crediamo sia difficile mandare avanti un’azienda come Braccialini con solo 40 dipendenti. Ma ogni ulteriore valutazione è prematura».

Già nei prossimi giorni dovrebbero partire le lettere per i lavoratori, relative al passaggio di proprietà dell’azienda. I lavoratori sono in ansia; da mesi hanno una profonda incertezza sul futuro. Prima le difficoltà in azienda; ora questo passaggio con un piano industriale ‘lacrime e sangue’. In particolare stanno cercando di capire se i numeri relativi ai livelli occupazionali sono ‘bloccati’, oppure se ci sarà possibilità di avere qualche posto in più. Le prossime settimane saranno determinanti per l’approfondimento sulle intenzioni del nuovo gruppo, il piano industriale per la rinascita di Braccialini e la strategia di mercato.

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Braccialini: gli arabi svelano le carte 
Il fondo ha previsto un investimento di 20 milioni per rilanciare la produzione di borse 
L’advisor: “Non è presente in Italia, da più di un anno stiamo sul dossier della maison. Il management arriverà da fuori”

ma.bo. da la Repubblica 15 Febbraio 2017 

«L’INVESTITORE arabo che vuole acquistare Braccialini ha previsto un impiego di risorse per 20 milioni di euro, l’assunzione di 80 dipendenti e il reclutamento di management di livello internazionale, il rilancio dell’immagine del brand e l’apertura di nuovi negozi negli Stati Uniti, in alcuni Paesi dell’Est Europa e dell’Estremo Oriente come la Corea». Esce allo scoperto (ma solo in parte) il fondo d’investimento arabo che punta ad acquisire dalla procedura del concordato preventivo la maison fiorentina di borse per signora. Lo fa per bocca di Andrea Rastelli, uno dei professionisti della bolognese Consulting3 (cube), la società che per conto degli arabi ha avanzato una proposta vincolante d’acquisto di Braccialini per un controvalore di circa 8 milioni di euro. È questa, per ora, la migliore offerta giunta alla procedura del concordato. C’è solo una seconda offerta vincolante, dell’aretina Graziella Holding. Ma all’asta di vendita, venerdì 24 febbraio alle 12 davanti al giudice delegato a palazzo di giustizia, potrà partecipare qualunque altro interessato (le offerte in busta chiusa dovranno essere depositate entro il giorno prima, stessa ora). 

«Abbiamo avanzato l’offerta vincolante per conto di un investitore arabo che al momento chiede riservatezza», spiega Rastelli. «Si può solo dire che si tratta non di un semplice fondo, ma di un “istituzionale” non presente in Italia, o perlomeno non con iniziative di rilevanza pubblica, orientato ad un investimento non prettamente finanziario ma industriale e che quindi progetta lo sviluppo dell’azienda». Legami con la famiglia Braccialini? «Lo escludo in modo categorico», ribatte Rastelli. «Più di un anno fa, quando la società era ancora in bonis, ci siamo avvicinati al dossier della maison, ed allora siamo entrati in contatto con Riccardo Braccialini che all’epoca era amministratore delegato della società. Ma il rapporto finisce qui. Se il fondo arabo acquisterà Braccialini, nessun legame con il passato, rinnoveremo completamente il management che arriverà da fuori azienda e sarà di profilo internazionale. La società ha bisogno di alte competenze per essere rilanciata». 

L’offerta vincolante di Consulting3 prevede l’assunzione immediata di 52 dipendenti, altri 18 entro il 31 dicembre di quest’anno, ulteriori 10 entro il 31 dicembre 2018. «Sì, è vero, ci è stato chiesto di anticipare alla fine di quest’anno il completamento del piano di assunzioni — spiega Rastelli — Se chi ha gestito in questi ultimi mesi l’impresa sarà riuscito a mantenere i contratti e un giro d’affari sufficiente, potremo anticipare le assunzioni. Valuteremo se e quando entreremo in possesso dell’azienda. Perché abbiamo formalizzato un’offerta vincolante prima dell’asta? Ce lo ha chiesto la procedure nel tentativo di avere un’offerta che prevedesse il mantenimento del sito produttivo di Scandicci. Noi lo prevediamo, Graziella Holding comprensibilmente invece no perché ha già una produzione organizzata. Dei 20 milioni previsti, 8 sono destinati all’acquisto e 12 al piano triennale che prevede il mantenimento dei 4 negozi e dell’outlet in essere, le nuove aperture e la riorganizzazione della rete dei 70 negozi in franchising. Vogliamo ridare nobiltà al prodotto, fare in modo che le donne di tutto il mondo riscoprano il piacere di avere una borsa Braccialini»

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Asta per Braccialini l’offerta migliore (con capitali arabi) è di Consulting3

Occupazione, controvalore economico e rami d’azienda: superata Graziella Il 24 febbraio la decisione del tribunale

Dopo l’apertura delle buste si procederà con rilanci minimi di 50mila euro. Possibile l’ingresso di altri concorrenti

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 12 Febbraio 2017

NELLA CORSA a comprarsi Braccialini - sempre che di corsa possa parlarsi - gli investitori arabi superano gli aretini di Graziella Group. Ma la gara è tutta ancora aperta e le sorti della maison di borse per signora che hanno segnato un’epoca e hanno avuto insospettati estimatori - come la ex first lady Clio Napolitano - si decideranno in un’asta di fronte al giudice delegato convocata per il 24 febbraio alle 12 a palazzo di giustizia. E non è escluso il ritorno in campo all’ultimo tuffo di altri concorrenti, come il gruppo della distribuzione moda Cami. Il bando d’asta lo consente.

Intanto, però, le offerte vincolanti sono due. A quella di Graziella Holding srl, che ha accompagnato il piano di rientro presentato dal cda dell’azienda, se n’è aggiunta una seconda della società Consulting3 srl, che ha avanzato l’offerta “per sè o per società da nominare”, che poi sarebbe una costituenda newco formata da capitale straniero, si dice di provenienza araba, con partecipazione di un ex manager targato Braccialini. La proposta di Consulting3 srl appare oggettivamente migliore rispetto a quella di Graziella Holding, in prima battuta per i più alti livelli di mantenimento dell’occupazione, poi per il controvalore offerto e per il numero di asset che si propone di rilevare.

In particolare Consulting3 offre 6,19 milioni di euro per il lotto uno che comprende il ramo di azienda con i marchi Braccialini e Tua, con l’assunzione immediata di 52 addetti, altri 18 entro il 31 dicembre 2017 e ulteriori 10 entro il 31 dicembre 2018 mantenendo la sede operativa Scandicci, negozi e contratti di franchising; i lotti 4 e 5, ovvero scorte di magazzino, con pagamenti dilazionati; e soprattutto per 450mila euro il lotto sei, che è il subentro nel contratto di leasing immobiliare del fabbricato di Scandicci con assunzione del debito di 12,2 milioni di euro. L’offerta di Graziella Holding coincide con l’altra sui lotti uno, quattro e cinque, salvo offrire per il ramo d’azienda di cui al primo lotto una cifra lievemente inferiore(6 milioni di euro), assumere meno dipendenti (40 addetti più 12 impiegati nei negozi di Roma, Parigi, Milano e Firenze) e non si propone di subentrare nel leasing immobiliare ma solo di prendere in affitto i capannoni. Nessuna delle due offerte prevede di rilevare i lotti due e tre che contengono i marchi Amazonlife e Francesco Biasia. La legge impone che si debba comunque procedere all’asta che si terrà il 24 febbraio, preceduta dalla formale presentazione di offerte in busta chiusa e adempimenti di legge. L’asta è aperta anche ad altri concorrenti. Se in ipotesi dovessero essere formalizzate solo le due attuali proposte e non ci fossero rilanci, l’assegnazione avverrebbe a vantaggio di Consulting3. Viceversa se a presentarsi fosse solo Graziella Holding, questa otterrebbe l’assegnazione. Altrimenti si procederà ad un’asta con rilanci minimi di 50.000 euro. La procedura, coordinata dal giudice delegato Silvia Governatori con i commissari Silvia Cecconi e Nicola Pabis Ticci, ha previsto un sofisticato meccanismo di comparazione tra offerte su lotti diversi per ricondurle a valori unitari, quindi confrontabili, e una spinge a comprare anche i lotti due e tre per mantenere l’integrità del complesso produttivo. La vendita è il primo tassello di un tentativo di concordato che deve garantire la soddisfazione al 100% dei creditori privilegiati e almeno al 20% di quelli chirografari e che, eventualmente, sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea dei creditori il 30 maggio.

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Braccialini, via libera del Tribunale al concordato

da T24 del 17 Gennaio 2017

Via libera dal Tribunale di Firenze al concordato per la Braccialini, lo storico marchio fiorentino di pelletteria travolto dalle difficoltà finanziare e gestionali e finito in concordato preventivo.

Confermata Silvia Cecconi come commissario giudiziale che adesso avrà il compito di aprire le buste dei pretendenti che hanno risposto all'asta scaduta il 27 dicembre scorso.

Oltre all'aretina Graziella Group (che aveva già presentato una proposta irrevocabile d'acquisto da 6 milioni di euro), si sono fatti avanti anche Cami Distribution e una cordata araba - e tre "nuove" aziende: Alinkas holding; Giglio Fashion e Le Sac.

Le offerte riguardano in modo particolare il lotto 1 (con base d'asta 6 milioni) che comprende il ramo d'azienda (esclusi debiti e crediti) con i marchi Braccialini e Tua; i quattro negozi monomarca di Roma, Parigi, Milano e Firenze; e almeno 52 dipendenti sui 122 a tempo indeterminato rimasti in azienda. Ma altre offerte sembrano essere arrivate anche per i lotti 4 e 5 riferiti al magazzino dei marchi Braccialini e Tua.

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Per la Braccialini la decisione slitta

CONCORDATO PREVENTIVO FALLIMENTO

IL VERDETTO È atteso per i prossimi giorni dopo che il tribunale si è riservato di decidere nell’udienza di ieri su Braccialini

da la Repubblica 12 Gennaio 2017

NÈ CONCORDATO preventivo né fallimento, per ora. Il tribunale di Firenze si è riservato di decidere sulla istanza di ammissione al concordato presentato dal cda della maison delle borse per signora Braccialini. Nell’udienza di ieri si è limitato ad acquisire documenti e informazioni orali chiesti ad integrazione del piano di rientro presentato dall’azienda. Poi la corte, formata da tre giudici, si è ritirata per preparare una decisione che sarà annunciata nei prossimi giorni.

Le possibilità sembrano appunto due. O ammissione alla procedura di concordato preventivo, che dovrà essere realizzato mettendo all’asta l’azienda per ricavare le risorse sufficienti a rimborsare al 100% i creditori privilegiati e almeno al 20% quelli chirografari. Oppure dichiarazione di fallimento. Soluzione interlocutoria potrebbe essere un supplemento di istruttoria che però appare improbabile.

Il tribunale aveva bocciato per la seconda volta la richiesta di gara per la vendita competitiva dell’azienda, a causa delle modalità e dei tempi ritenuti troppo stretti, e chiesto una lunga serie di integrazioni al piano di rientro. Le richieste di chiarimento riguardavano varie aspetti e si spingevano indietro negli anni. Fino ad investire termini e condizioni del passaggio di mano dell’80% dell’azienda, nel 2011, ad una cordata formata da tre fondi e dalla famiglia Braccialini, cessione operata dal fondo Mosaicon, che controllava Mariella Burani in amministrazione controllata e a sua volta proprietaria della maggioranza di Braccialini. All’epoca Mosaicon era presieduto da Massimo Macchi, ottimi rapporti con la famiglia Braccialini e che ritroviamo in seguito in Graziella Group di Arezzo, che da mesi prova a comprare Braccialini.

Intanto i sindacati sono stati convocati al ministero del lavoro per il prossimo 18 gennaio per discutere della richiesta di proroga della cassa integrazione che scade a febbraio. La proroga dovrebbe allungare i tempi del sostegno agli ormai meno di cento dipendenti di 6 o 9 mesi. Sperando che nel frattempo vada in porto il piano di vendita e di rilancio dell’azienda sotto una nuova proprietà.

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Braccialini, secondo no all’asta della maison 
E il sindacato vede nero Il tribunale chiede integrazioni sul piano di rientro 

Cisl: “Temiamo il fallimento...”. Mercoledì l’udienza  

MAURIZIO BOLOGNI asu la Repubblica 6 Gennaio 2017

L’ISTANZA di vendita di Braccialini presentata il 21 dicembre dal cda respinta dal tribunale di Firenze, ed è la seconda bocciatura nell’ambito della procedura concorsuale che si tenta di attivare. E la contemporanea richiesta del giudice allo stesso cda dell’impresa di fornire una decina di integrazioni al piano di rientro prima della prossima udienza fissata per l’11 gennaio. Ce n’è abbastanza perché il sindacato veda nero per Braccialini, la maison della moda finita in disgrazia. «Temiamo che il concordato preventivo si allontani e che il tribunale possa dichiarare il fallimento già nell’udienza della prossima settimana», taglia corto Mirko Zacchei della Cisl.

«L’azienda — dice Zacchei — sostiene di avere i numeri per accedere al concordato preventivo garantendo il saldo dei creditori privilegiati e il pagamento del 20% del credito chirografaro, ma noi vediamo una realtà diversa, parziale e allarmante». Il fatto è che il 21 dicembre il cda ha presentato nuovi richiesta di vendita e piano di rientro dell’azienda per poter accedere al concordato preventivo in bianco. La richiesta di vendita competitiva è stata bocciata, per le modalità e i tempi che prevedeva, eccessivamente rapidi e ritenuti tali da non poter garantire una pubblicità sufficienti perché più interessati possano partecipare alla gara competitiva per l’acquisto di Braccialini. In più il tribunale ha chiesto al cda una serie di integrazioni al piano di rientro che devono essere presentate in queste ore e prima dell’udienza decisiva della prossima settimana. «Quali siano i termini della gara e del piano proposti, delle loro lacune, delle integrazioni richieste dal tribunale, al sindacato non è dato sapere — dice Zacchei — Con Cgil abbiamo firmato una formale richiesta di informazioni, aspettiamo risposta. Ma temiamo che la situazione possa precipitare già la prossima settimana».

In un quadro obiettivamente complicato, ingarbugliato, deprimente, una buona notizia è che il tribunale ha rilasciato parere favorevole alla proroga della cassa integrazione di quel centinaio di dipendenti rimasti in forza a Braccialini dopo una consistente serie di dimissioni (la cassa integrazione sarebbe altrimenti in scadenza a febbraio). La speranza, sebbene remota, è invece che l’udienza in tribunale dell’11 gennaio sia quella decisiva per sciogliere tutti i i numerosi dubbi e per arrivare al bando della gara competitiva per la vendita. Una soluzione diversa sembrerebbe una beffa di fronte all’interesse all’acquisto in fase di concordato espresso da più parti.

Nei mesi scorsi, le manifestazioni d’interesse sono state almeno quattro, ma c’è chi parla addirittura di sei. Sicuramente si è fatto sotto Graziella Group, brand aretino del fashion e delle energie rinnovabili, che nelle settimane scorse ha recapitato al presidente del cda di Braccialini, Renzo Maragotto, un’offerta vincolante per l’acquisto del 100% dell’azienda fiorentina. Il gruppo aretino si era offerto di rilevare il ramo d’azienda con il brand, di assorbire 40 dipendenti dello stabilimento di Scandicci (da commerciali ad addetti allo sviluppo del prodotto, da pianificazione della produzione a logistica, eccetera), più altri 12 addetti in quattro negozi monomarca che resteranno di proprietà (a Firenze, Milano, Roma e Parigi), oltre ad acquisire contratti e rapporti di franchising. Manifestazione d’interesse all’acquisto di Braccialini sono state inoltre espresse in passato da una cordata guidata da due manager del Made in Italy e sostenuta da un fondo di investimento italiano, da fondi arabi e dal gruppo romano Cami, una settantina di milioni di fatturato, attivo nella distribuzione dell’abbigliamento e proprietario della rete di negozi intimo Ponte Vecchio 69 fondata nel 1741 a Firenze da Ignacy Dec, un artigiano di origini polacche.

Altri articoli 2016

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Malo, la Regione convoca due nuovi incontri la prossima settimana

9 Giugno 2016

FIRENZE - La Regione convocherà due incontri, rispettivamente con i rappresentanti della società e con le organizzazioni sindacali, per affrontare in maniera organica i problemi dello stabilmento di Campi Bisenzio di Malo, prestigiosa azienda di abbigliamento con sede anche in Emilia. E' stato deciso oggi nel corso dell'incontro convocato dal consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini e al quale hanno partecipato i rappresentanti del Comune di campi Bisenzio, della Provincia di Piacenza, della Regione Emilia Romagna, delle organizzazioni sindacali toscane ed emiliane.

Simoncini ha informato i presenti degli incontri avuti nei giorni scorsi con il management aziendale dal quale è stato informato delle avvenute dimissioni del presidente e di una parte del consiglio di amministrazione di Malo. Attualmente sono in corso le procedure per il rinnovo del comnsiglio.

L'auspicio della Regione è quello che, la prossima settimana, possa essere presenti agli incontri convocati in Regione per venerdì 16 giugno, la nuova compagine aziendale.  In quell'occasione si potrà riaprire un confronto su un piano industriale credibile, che possa permettere, superando le preoccupazioni dei lavoratori, dare nuove garanzie di un rilancio dell'azienda.

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Presidio dei sindacati davanti alla Regione

da la Nazione 9 Giugno 2017

VERTENZA Malo: oggi alle 12 è previsto un incontro tra Regione e Filctem Cgil-Femca Cisl: nell’occasione, ci sarà un presidio dei lavoratori davanti alla sede della Regione Toscana in piazza Duomo.
L’azienda di cachemire che ha sede anche a Campi Bisenzio ha annunciato un piano di ristrutturazione che mette a rischio decide di posti di lavoro. Istituzioni e sindacati scendono in campo al fianco dei lavoratori.

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Tutti col fiato sospeso per "Malo"

Le lanterne accendono la speranza

Il 9 Giugno incontro decisivo

M. Serena Quercioli sul la Nazione 1 Giugno 2017

DUE SU quattro componenti del cda di Malo spa si sono dimessi e la situazione ora si complica. Tante piccole lanterne hanno illuminato ieri sera via Gattinella, la strada di Capalle dove lavorano i 60 dipendenti dell’azienda dei quali 20 rischiano già il posto di lavoro. I sindacati Filctem Cgil e Femca Cisl insieme alla rsu hanno organizzato questa singolare manifestazione per «tenere accesa» la speranza sul futuro di Malo, impresa leader nella produzione di capi in cachemire. All’appello hanno risposto anche le forze politiche: il Pd, Sinistra Italiana, Forza Italia e l’assessore allo sviluppo economico Eleonora Ciambellotti.

«La Regione - dice Monica Biagiotti della Cgil - ha convocato le parti per il 9 giugno. Speriamo l’azienda si presenti. Intanto abbiamo saputo del cda dimissionario, il bilancio 2015 non è ancora chiuso, alcuni fornitori hanno fatto decreti ingiuntivi, lo stabilimento di Piacenza sarà chiuso. L’azienda è insomma alla deriva».

La regolarità nel pagamento degli stipendi non basta a tranquillizzare i dipendenti: da tempo chiedono un piano industriale, la ricapitalizzazione e poter continuare a produrre. La collezione primavera-estate 2018 infatti è già a rischio. Tutti gli addetti e molti familiari hanno aderito a questa protesta silenziosa ma luminosa perché Malo in fondo resta una stella del made in Italy.

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Malo, venerdì 9 giugno nuovo incontro in Regione con istituzioni e sindacati

30 Maggio 2017

FIRENZE – Convocato dal consigliere del presidente Rossi per il lavoro, Gianfranco Simoncini, venerdì 9 giugno si terrà un nuovo incontro sulla situazione di crisi della Malo di Campi Bisenzio.

Alla riunione, che si svolgerà in Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Presidenza della Regione, sono stati invitati le istituzioni locali e i rappresentanti sindacali degli stabilimenti di Campi e di Borgonovo (Piacenza).

Lanterne per la Malo: il 31 maggio presidio Rsu davanti alla sede dell'azienda a Campi Bisenzio

Lanterne per la Malo “per fare luce sulla crisi”: presidio di lavoratori, Rsu, Filctem Cgil e Femca Cisl davanti all’azienda (Campi Bisenzio, via della Gattinella 6) domani mercoledì 31 maggio alle 21. Sono invitate istituzioni, forze politiche e cittadinanza

I lavoratori della Malo accenderanno delle lanterne per rappresentare simbolicamente la propria volontà di fare luce sul futuro dell’azienda, che versa in un grave stato di crisi: occorrono soluzioni immediate. Tutti i cittadini, i lavoratori, i rappresentanti delle istituzioni regionali e comunali, i rappresentanti delle forze politiche sono invitati a partecipare all'evento. Appuntamento coi lavoratori, Rsu, Filctem Cgil e Femca Cisl domani mercoledì 31 maggio alle ore 21 davanti alla sede della Malo a Campi Bisenzio (Firenze) in via Gattinella 6.

Notizia del: mar 30 mag, 2017

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Crisi Malo, un altro sciopero

I lavoratori bocciano il piano aziendale

M. Serena Quercioli da la Nazione 25 Maggio 2017

MALO, l’azienda non dà disponibilità alla Regione per l’apertura di un tavolo sulla crisi del marchio del cachemere, con sede a Campi Bisenzio e non è in grado nei prossimi giorni di indicare nemmeno una possibile ed eventuale data. Così lavoratori e le lavoratrici hanno effettuato un’ora di sciopero dalle 10 alle 11, con assemblea nel piazzale di via Gattinella. Lunedì 15 maggio, lo ricordiamo, i dipendenti di Campi e di Borgonovo (Piacenza) scioperarono per 8 ore con un sit-in davanti al negozio Malo in via Montenapoleone a Milano. 

«Occorrono investimenti ben più forti degli attuali 20 milioni in 18 mesi annunciati che servirebbero a malapena a coprire le perdite dei prossimi esercizi»: spiegano le rsu aziendali, Filtem Cgil e Femca Cisl si esprimono su queste difficoltà che durano da mesi. Nelle assemblee i lavoratori hanno bocciato il piano della dirigenza che prevede 20 esuberi a Campi Bisenzio e 38 a Borgonovo e proclamato un pacchetto di 20 ore di sciopero per dire ‘no’ ai tagli prospettati dall’azienda. «E’ già troppo tardi – dicono i sindacati –, una buona parte della collezione è stata pregiudicata per le conseguenze della mancata liquidità e non arriverà in tempo nei negozi. Così si intacca la fiducia dei consumatori».

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Malo (Campi Bisenzio), stamani un'ora di sciopero: l'azienda non dà una data alla Regione per un incontro

Malo (Campi Bisenzio), stamani un’ora di sciopero dei lavoratori con assemblea: l’azienda non sa dare alla Regione una data per un incontro

L’azienda non dà disponibilità immediata alla Regione per un incontro sulla crisi della Malo (marchio di cashmere, sede a Campi Bisenzio), e non è in grado nei prossimi giorni di indicare nemmeno una possibile ed eventuale data: per questo stamani i lavoratori e le lavoratrici hanno effettuato un’ora di sciopero dalle 10 alle 11, con assemblea nel piazzale antistante la sede.

LA VICENDA

“Occorrono investimenti ben più forti degli attuali 20 milioni in 18 mesi annunciati che servirebbero a malapena a coprire le perdite dei prossimi esercizi”. Così rsu aziendali, Filtem Cgil e Femca Cisl dopo lo sciopero del 15 maggio con presidio davanti al negozio di Milano, in via Montenapoleone. Nelle assemblee i lavoratori hanno bocciato all’unanimità il piano della dirigenza che prevede 20 esuberi a Campi Bisenzio (Firenze) e 38 nello stabilimento di Borgonovo Val Tidone (Piacenza), e proclamato un pacchetto di 20 ore di sciopero, per dire no ai tagli prospettati dall’azienda. Proseguono i sindacati: “E’ già fin troppo tardi, una buona parte della collezione è stata pregiudicata per le conseguenze della mancanza di liquidità e non arriverà mai in tempo nei negozi, c’è il rischio che si intacchi la fiducia dei clienti e dei consumatori, ultimo baluardo da tutelare, insieme alla specializzazione del lavoro, per dare un futuro all’azienda”. “Chiediamo – concludono - che si dia corso al piano ambizioso di riqualificazione delle produzioni che l’azienda stessa ci aveva presentato all’inizio del 2017, che attraverso l’acquisizione di produzioni ‘esterne’ ottimizzi le capacità produttive e i costi aziendali”.

Notizia del: mer 24 mag, 2017

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Malo, la preoccupazione dei sindacati
La Regione convocherà i vertici dell'azienda

C'è grande preoccupazione tra i lavoratori per il perdurare della situazione di crisi della Malo di Campi Bisenzio, dove la produzione va a ritmo estremamente ridotto per le difficoltà di liquidità della società. A manifestarla, durante l'incontro convocato oggi in Regione dal consigliere del presidente Rossi per il lavoro, Gianfranco Simoncini, sono stati i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Gli stessi sindacati hanno anche informato di aver avanzato loro proposte sul piano di rilancio e rafforzamento della Malo presentato nelle settimane scorse dall'azienda.

A fronte di tutto ciò, Simoncini ha annunciato che la settimana prossima la Regione convocherà i vertici della Malo per un nuovo confronto che sarà poi seguito, successivamente, da un incontro in plenaria con tutti i soggetti coinvolti nella vicenda.

19/05/2017 18.26
Regione Toscana

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CAMPI I VENTI OPERAI SI SONO RITROVATI CON I COLLEGHI DI PIACENZA IN VIA MONTENAPOLEONE

Malo, i dipendenti manifestano a Milano

M. Serena Quercioli da la Nazione 16 Maggio 2017

LO STRISCIONE rosso dell’rsu e le bandiere di Cgil e Cisl ieri hanno sventolato in via Montenapoleone a Milano. I dipendenti fiorentini ed emiliani della Malo insieme ai sindacati Filctem Cgil Emilia Romagna e Piacenza, Filctem Cgil e Femca Cisl Firenze hanno manifestato davanti alle vetrine del noto marchio di abbigliamento in cachemire. Lo stabilimento di Campi conta 60 dipendenti, quello di Borgonovo Val di Taro 38. Per quest’ultimo è stata annunciata la vendita mentre su Campi si prospettano 20 esuberi. Lavoratori e sindacati chiedono un piano industriale ed investimenti che possano garantire un futuro all’impresa. 

«Ad oggi – spiega la nota dei sindacati – quello che ci viene promesso sono soltanto coperture economiche appena sufficienti a ripianare i debiti e nessuna idea di prospettiva. La Malo produce capi di altissima qualità, grazie alla professionalità delle operatrici costrette a lavorare con macchinari obsoleti e materie prime che non arrivano perché l’azienda non onora i fornitori». Le sigle sindacali e l’Rsu intendono coinvolgere le due Regioni in un tavolo di crisi.

Ferma la replica di Malo: «L’azienda – scrive Malo spa in una nota – dichiara di essere sorpresa e ritiene tali iniziative ingiustificate dal momento che ha sempre accolto con favore le richieste di confronto da parte delle rappresentanze sindacali di Toscana ed Emilia. Come da accordi presi negli ultimi incontri, Malo è ancora in attesa di ricevere le proposte da parte di rsu e organizzazioni sindacali, che non sono mai pervenute. Tali iniziative pregiudicano seriamente il proseguimento delle relazioni tra l’azienda, sindacati, clienti, fornitori e tutti gli altri stakeholder della società, mettendo a serio rischio lo sviluppo di Malo». L’azienda ricorda, infine, di aver sempre rispettato le scadenze amministrative e gli impegni (stipendi) verso i lavoratori.

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Vertenza Malo (Campi Bisenzio), sciopero e presidio a Milano con lavoratori fiorentini ed emiliani

Vertenza Malo (Campi Bisenzio): stamani sciopero e presidio a Milano con lavoratori fiorentini ed emiliani. Cgil e Cisl di categoria intendono coinvolgere le due Regioni in un tavolo di crisi

Oggi in via Monte Napoleone a Milano, davanti al negozio della Malo, tutti i lavoratori dei due stabilimenti di Firenze e Borgonovo hanno manifestato la loro preoccupazione per il futuro del loro posto di lavoro.

Chiediamo da tempo un piano industriale di prospettiva ed investimenti che possano garantire un futuro all'impresa. Ad oggi quello che ci viene promesso sono soltanto coperture economiche appena sufficienti a ripianare i debiti e nessuna idea di prospettiva. La Malo produce filati in cachemire di altissima qualità, grazie alla professionalità delle operatrici costrette a lavorare con macchinari obsoleti e materie prime che non arrivano perché l'azienda non onora i fornitori.

Le sigle sindacali e le Rsu intendono coinvolgere le due Regioni in un tavolo di crisi a tutela dei 100 posti di lavoro quasi totalmente occupati da lavoratrici.

Le amministrazioni comunali e provinciali dei territori coinvolti hanno già manifestato la loro solidarietà ai lavoratori in lotta (stamani la partenza del pullman da Borgonovo Val Tifone è stata salutata dal sindaco che ha voluto manifestare la sua vicinanza alle lavoratrici e lavoratori).

Firmato: Filctem Cgil Emilia Romagna e Piacenza, Filctem Cgil Firenze, Femca Cisl Firenze

Notizia del: lun 15 mag

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Vertenza Malo: il 15 maggio sciopero con presidio davanti al negozio di Milano in via Montenapoleone

Il tempo delle promesse si è concluso, occorre urgentemente passare ai fatti, da mesi attendiamo una ricapitalizzazione che non arriva mai.

Nel corso delle recenti assemblee i lavoratori hanno bocciato all’unanimità il piano della dirigenza che prevede 20 esuberi a Campi e 38 nello stabilimento di Borgonovo Val Tidone e proclamato un pacchetto di 20 ore di sciopero, per dire no ai tagli prospettati dall'azienda.

Occorrono investimenti ben più forti degli attuali 20 milioni in 18 mesi annunciati che servirebbero a mala pena a coprire le perdite dei prossimi esercizi, ma, purtroppo, apprendiamo che il CDA non ha ancora deliberato nulla su questi 20 milioni, rimandando ulteriormente la ricapitalizzazione e la possibilità di far ripartire l'azienda.

E' già fin troppo tardi, una buona parte della collezione è stata pregiudicata per le conseguenze della mancanza di liquidità e non arriverà mai in tempo nei negozi, c'è il rischio che si intacchi la fiducia dei clienti e dei consumatori, ultimo baluardo da tutelare, insieme alla specializzazione del lavoro, per dare un futuro all'azienda.

Rivolgiamo l'ennesimo appello all'azienda che ha dichiarato di essere disposta ad accogliere richieste di confronto delle rappresentanze sindacali, chiediamo che si dia corso al piano ambizioso di riqualificazione delle produzioni che l'azienda stessa ci aveva presentato all'inizio del 2017, che attraverso l'acquisizione di produzioni “esterne” ottimizzi le capacità produttive e i costi aziendali.

Siamo determinati a portare avanti le nostre proteste ma, al contempo, disponibili a tornare al tavolo delle trattative nel caso arrivino i capitali e le opportune correzioni al piano aziendale. Per tutte queste ragioni, i lavoratori prcolamano 8 ore di sciopero per lunedì 15 maggio, con presidio nella tarda mattinata a davanti al negozio di Milano in via Montenapoleone.

Firmato: Rsu Malo Borgonovo e Campi Bisenzio, Filctem Cgil, Femca Cisl

Notizia del: lun 08 mag, 2017

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Crisi Malo, 20 ore di sciopero

Protesta in Via Montenapoleone

Sit in nel salotto buono di Milano contro 58 licenziamenti

M. Serena Quercioli da la Nazione 5 Maggio 2017

LA PROTESTA si annuncia di forte impatto: un presidio davanti al negozio Malo in via Montenapoleone. Nel salotto milanese un centinaio di lavoratori farà sentire la propria voce contro i licenziamenti. Ieri i 60 dipendenti di Capalle hanno bocciato all’unanimità il piano della dirigenza che prevede 20 esuberi a Campi e 38 nello stabilimento di Borgonovo Val di Taro. Proclamato un pacchetto di 20 ore di sciopero e le prime 8 ore la prossima settimana, appena pronti i permessi della questura di Milano, vedranno il sit in davanti alle vetrine del lusso per dire no ai tagli prospettati da Giedrius Pukas, imprenditore lituano che fa parte del gruppo dei proprietari di Malo.

«CON 20 esuberi – spiega Alessandro Picchioni della Filctem Cgil – si potrà risparmiare 1 milione di euro di stipendi, non di più. C’è un disavanzo da coprire di 6 milioni e i 20 milioni spalmati in 18 mesi serviranno solo alle spese contingenti e alla gestione ordinaria. La conseguenza è l’esternalizzazione delle produzioni, perciò respingiamo il piano dell’azienda e chiediamo di riqualificare le produzioni e tutelare l’occupazione investendo». I profili dei 20 esuberi ci sarebbero già, si tratta di addetti alla produzione e alla logistica con età media 40/50 anni: solo in due/tre casi ci può essere possibilità di prepensionamento. «E il cda – conclude Picchioni – non ha ancora deliberato nulla su questi 20 milioni». L’azienda che produce capi total look in pregiato cachemire replica con fermezza: «La Malo, che ha sempre accolto le richieste di confronto delle rappresentanze sindacali e delle Regioni Toscana ed Emilia Romagna, si dice sorpresa dalle ore di sciopero e dalla manifestazione proclamati da lavoratori e Cgil-Cisl, e ritiene che tali iniziative siano ingiustificate dal momento che, allo stato, nessuna decisione è stata presa formalmente». Malo sottolinea «l’impegno degli azionisti. E’ prevista una ricapitalizzazione da 20 milioni per sostenere i prossimi esercizi e supportare riorganizzazione e rilancio della società».

Fra i dipendenti c’è amarezza: «Ho visto colleghi piangere sul posto di lavoro perchè negli ultimi tempi è stato chiesto di produrre con più velocità ma non ci riuscivano. Perchè realizzare i capi con filati pregiati richiede tempo». Stefania, 47 anni, da 15 ogni giorno si fa la strada da Barberino di Mugello sino alla Malo dove entrò come operaia: «Quindici anni di lavoro vuol dire essere parte di una azienda. Ho iniziato con la smacchinatura, poi sono passata alle produzioni e al campionario. Ho imparato tanti punti di maglieria, siamo tutti lavoratori qualificati».

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Vertenza Malo (Campi Bisenzio): pacchetto di 20 ore di sciopero per dire no agli esuberi e per il rilancio

Vertenza Malo (Campi Bisenzio), 20 esuberi sulla sede fiorentina: le assemblee dei lavoratori e Cgil-Cisl varano un pacchetto di 20 ore di sciopero. Entro metà maggio previsto uno sciopero di 8 ore con manifestazione dei lavoratori a Milano nei pressi del negozio in via Montenapoleone

Vertenza Malo (azienda di cashmere di Campi Bisenzio): le assemblee dei lavoratori e Cgil-Cisl di categoria proclamano uno Stato di agitazione e varano un pacchetto di 20 ore di sciopero (valido sia per gli addetti della sede fiorentina sia per quelli della sede piacentina). Entro metà maggio è previsto uno sciopero di 8 ore con manifestazione di tutti i lavoratori a Milano nei pressi del negozio in via Montenapoleone.

4 Maggio 2017

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Crisi della Malo Assemblea per bloccare i venti esuberi

da la Nazione 3 Maggio 2017

MALO, esuberi in vista. Ieri incontro in Confindustria tra dirigenza e Cgil-Cisl: è emerso il piano che prevede 38 esuberi a Borgonovo (Pc) e 20 nella sede di via Gattinella a Capalle (oggi circa 60 dipendenti). Altro elemento che preoccupa sindacati e lavoratori: i 20 milioni di ricapitalizzazione serviranno per coprire il disavanzo finanziario e non come investimenti per il rilancio. La Malo, dal 1973, è leader nella produzione di capi in cachemire. Oggi il capitale è in mano a imprenditori stranieri.

Domani assemblea dei lavoratori a Campi, i sindacati respingono il piano: «Così si tagliano i costi produttivi con la conseguenza di esternalizzare le produzioni – dice Alessandro Picchioni della Filctem Cgil –. Il piano è un proseguimento dei tagli del passato. Alla Malo chiediamo di riqualificare le produzioni e tutelare l’occupazione investendo». A Campi solo due o tre dipendenti potrebbero essere ‘accompagnati’ alla pensione.
La Malo replica: «L’azienda è impegnata a proseguire le attività di sviluppo previste dal nuovo piano industriale e sottolinea l’impegno degli azionisti a sostenere la società attraverso l’iniezione di nuova finanza. E’ prevista, nei prossimi mesi, una ricapitalizzazione per un valore pari a circa 20 milioni per sostenere i prossimi esercizi e supportare la riorganizzazione e il rilancio della società».

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Malo (Campi Bisenzio): 20 esuberi, la Filctem Cgil si oppone. In arrivo mobilitazioni

Vertenza Malo (azienda di cashmere di Campi Bisenzio): oggi, presso la sede di Confindustria Firenze, si è svolto l’incontro tra dirigenza e Cgil-Cisl di categoria, da cui è emerso che gli annunciati 20 milioni di euro di ricapitalizzazione serviranno per coprire i disavanzi finanziari e non saranno usati come investimenti per il rilancio. Inoltre, la dirigenza prevede 38 esuberi sulla sede di Borgonovo (Piacenza) e 20 sulla sede fiorentina (che in totale conta oggi circa 60 dipendenti). “Così si tagliano i costi produttivi con la conseguenza di esternalizzare le produzioni. Respingiamo il piano dell’azienda, che è solo un proseguimento delle politiche di tagli del passato, e le chiediamo di riqualificare le produzioni e tutelare l’occupazione investendo. 

No agli esuberi, sì a investimenti veri”, dice Alessandro Picchioni di Filctem Cgil, che aggiunge: “Rileviamo anche che i 20 milioni di euro di cui si parla sono per ora sulla carta, ancora non sono passati al vaglio del Cda. Nei prossimi giorni faremo delle assemblee sindacali coi lavoratori per decidere iniziative di mobilitazione, attendiamo risposte dall’azienda”.

Notizia del: mar 02 mag, 2017

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Crisi Malo, rinviato il vertice

M. Serena Quercioli su la Nazione 28 Aprile 2017

MALO, l’incontro in Confindustria fra sindacati e proprietà è stato rinviato al 3 maggio per problemi della delegazione aziendale. Il lavoro nella sede di via Gattinella a Campi, circa 60 occupati, procede a piccoli passi. «Le nostre richieste – spiega Alessandro Picchioni della Filctem Cgil – restano di conoscere piano industriale e strategie occupazionali».

La Malo, nata nel ’73, produce abbigliamento in cachemire. Il gruppo negli anni è stato acquisito da fondi di investimento stranieri e ora fra i vertici aziendali c’è l’imprenditore russo Giedrus Pukas. «La Malo – prosegue Picchioni – ha una operatività minima, la produzione è in corso grazie a piccole iniezioni di capitale che permettono di pagare i fornitori dei filati ma tutto ciò è ben lontano da quello che può essere considerato un piano di rilancio come era stato annunciato». Il gruppo ha promesso investimenti per 25 milioni per il riposizionamento del brand Malo sui mercati mondiali.

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Rilancio Malo, missione in due anni

Nuovo summit sul piano industriale

Firenze, la sfida di Pukas. I sindacati: "Difficile che qualcuno investa"

M. Serena Quercioli da la Nazione 19 Aprile 2017

UN RILANCIO del marchio Malo a livello internazionale e la ricerca di una sostenibilità aziendale. Giedrius Pukas, imprenditore di origini lituane che si è formato negli Usa e nuovo presidente della Malo, azienda di Campi Bisenzio leader nella produzione di capi di abbigliamento in cachemere e il 27 aprile sarà a Firenze nel palazzo di Confindustria per un nuovo incontro con le parti sociali, dopo la presentazione del piano industriale alla Regione. Pukas, con il gruppo titolare della società, ha parlato di investimenti per 25 milioni nei prossimi due o tre anni per riportare Malo allo splendore di 15 anni fa. Lo stabilimento di Campi rientra fra le priorità: resterà centro di eccellenza e gli investimenti saranno destinati al restyling tecnologico, oltre che a delineare nuove linee di produzione, gestione delle risorse umane e marketing. Meno positive le notizie per lo stabilimento a Borgonuovo (Piacenza) dove lavorano 37 persone: qui si profila la possibilità per i dipendenti di rilevare l’azienda (continuando a lavorare per Malo) o trovare un gruppo disponibile ad acquisirlo. «La Malo – informa l’azienda tramite l’ufficio stampa – si è impegnata al massimo nel confronto sindacale e soprattutto la qualità del prodotto non è mai venuta meno. In gioco non ci sono solo i posti di lavoro, ma il rilancio del brand». 

La Malo occupa circa 60 addetti che, da mesi, vivono con apprensione per il loro futuro: da dicembre a marzo si sono susseguiti scioperi e presidi davanti ai cancelli per chiedere chiarezza sul piano industriale. I sindacati guardano con scetticismo ai progetti di Pukas: «Sono stati promessi 20/25 milioni di euro in 18 mesi – sottolinea Alessandro Picchioni, Filctem Cgil – ma è difficile credere che qualcuno possa finanziare l’azienda nell’immediato. La produzione per il 40/50% è già esternalizzata e se a Firenze verranno realizzati solo i campionari vorrebbe dire lavorare solo sei mesi l’anno. La produzione viene distribuita fra ditte di Emilia Romagna, Veneto e qualcosa in Toscana. Per Piacenza eravamo a conoscenza che il sito ha macchinari un po’ obsoleti e quindi c’è poco interesse a mantenerlo attivo. Hanno chiuso il negozio a Los Angeles, ma gli investimenti dovrebbero servire a raddoppiare il fatturato e puntare su determinati mercati». I filati sono stati recapitati dai fornitori nello stabilimento di via Gattinella anche se «contingentati», la produzione è ripartita ma lo scenario futuro resta nella penombra.

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Malo, presentato in Regione il piano di rilancio. Prosegue il confronto sul futuro dell'azienda

13 Aprile 2017

FIRENZE – Confronto stamani in Regione sul piano di rilancio e rafforzamento della Malo, la storica azienda di maglieria di Campi Bisenzio. Convocati dal consigliere del presidente Rossi per il lavoro, Gianfranco Simoncini, erano presenti l'assessore di Campi Bisenzio, Eleonora Ciambellotti, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti della società.

E' stato il presidente del consiglio d'amministrazione della Malo, Giedrius Pukas, a illustrare le linee del piano, sulle cui basi proseguirà il confronto in sede sindacale.

La Regione, ha confermato Simoncini, rimarrà a disposizione delle parti per seguire tutta la fase di discussione e confronto sul futuro produttivo della Malo.

Alla riunione in Palazzo Strozzi Sacrati hanno partecipato anche i rappresentanti sindacali di categoria della provincia di Piacenza, dove, a Borgonovo, è attivo un altro stabilimento.

Vertenza Malo (Campi Bisenzio): l'azienda vuole esternalizzare, la Filctem Cgil dice no. Si apre trattativa

Malo (Campi Bisenzio): vertice in Regione, l’azienda vuole esternalizzare le produzioni. La Filctem Cgil dice no (“così è a rischio l’occupazione”): si aprirà un tavolo di trattativa nelle prossime settimane

Vertenza Malo, storica azienda di cashmere di Campi Bisenzio in mano a una holding russa: stamani si è svolto l’incontro tra Regione, sindacati e azienda. La dirigenza ha presentato un Piano industriale che prevede di esternalizzare le produzioni, sia nello stabilimento piacentino che in quello fiorentino. “Diciamo no a questa scelta, che metterebbe a rischio una parte dei circa 60 lavoratori di Campi. Abbiamo chiesto all’azienda di non procedere, chiediamo una prospettiva occupazionale, non vogliamo posti di lavoro a rischio”, dice Alessandro Picchioni di Filctem Cgil. L’azienda si è detta pronta ad ascoltare le controproposte sindacali prima di muoversi: ci saranno due incontri sindacati-dirigenza, nelle prossime settimane, cui seguirà un altro summit in Regione. Sempre la dirigenza stamani ha annunciato una ricapitalizzazione da 20 milioni di euro che tuttavia lascia Picchioni “scettico, perché è stata promessa da mesi ma ancora non si è vista”.

Notizia del: gio 13 apr, 2017

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Il futuro della Malo si deciderà il 13 aprile

Ieri sessanta addetti hanno scioperato per 8 ore

M. Serena Quercioli da la Nazione 29 Marzo 2017

MALO, i lavoratori dovranno aspettare il 13 aprile per sapere se l’azienda presenterà un piano industriale. E’ fissato per quella data il tavolo di concertazione negli uffici della Regione Toscana, con tutte le parti sociali e ieri i 60 addetti hanno scioperato per 8 ore con presidio davanti ai cancelli in via Gattinella a Capalle. La ricapitalizzazione che era stata annunciata per i primi dell’anno non c’è stata e il lavoro va avanti a ritmo ridotto del 50%. «Ci sono poche produzioni da fare – spiega Alessandro Picchioni della Cigl Filctem – perché la Malo è in arretrato con i pagamenti verso i fornitori i quali, di conseguenza, non hanno recapitato il filato per le nuove collezioni. Il danno si ripercuoterà sui negozi monomarca e su quelli serviti che non riceveranno la merce. E senza merce non si vende. Purtroppo c’è poca fiducia nella solidità dell’azienda, nonostante gli stipendi per ora sono stati pagati. La Malo ha proposto le le cosiddette ferie forzate ai lavoratori ma non lo riteniamo corretto: la preoccupazione è per il futuro dell’azienda e dei dipendenti, così non si può andare avanti». La Malo è un azienda leader in Italia nella produzione di capi di abbigliamento in pregiato cachemire, nata in Italia nel 1973 e passata attraverso varie proprietà tramite i «fondi di investimento». 

La qualità del prodotto in cachemire per fortuna non è mai scesa tanto che i negozi Malo sono ancora sparsi in tutto il mondo e nelle location di lusso ma i piani industriali proposti dagli ultimi due manager sono stati bocciati dalla proprietà. Perché? Perché richiedevano investimenti. Lo sciopero è stato proclamato dalla Cigl Filctem e dalla Cisl Femca e vede tutti i lavoratori, uomini e donne di età fra i 30 e i 50 anni, uniti per tentare di salvare questo brand. «Ci auguriamo – dice Gianluca Valacchi della Cisl Femca – di incontrare prima del 13 aprile i manager e la proprietà e che illustrino un valido piano industriale». I sindacati non escludono altre mobilitazioni prima del 13 aprile.

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Malo (Campi Bisenzio), sciopero e presidio davanti ai cancelli dell'azienda. Il 13 aprile incontro in Regione

Malo (azienda di cashmere con 60 addetti a Campi Bisenzio), oggi sciopero (adesione altissima) e presidio di lavoratori, Filctem Cgil e Femca Cisl davanti ai cancelli dell'azienda a Capalle. I sindacati: “L'azienda è a rischio. Attendiamo un Piano industriale”. Il 13 aprile incontro in Regione con la proprietà, possibili altre iniziative di lotta

Venerdì scorso i lavoratori della Malo (azienda in mano a una holding di soci russi che produce cashmere, con oltre 60 addetti a Campi Bisenzio) hanno scioperato un’ora per dire “no” alla condotta dell’azienda che vuole mettere i dipendenti in ferie forzate. Ma a preoccupare la Filctem Cgil e la Femca Cisl di Firenze è anche e soprattutto la situazione generale: l’azienda è in ristrettezza economiche (tanto da non poter rispettare le commesse perché manca il filo per tessere), si sono fatte scelte industriali sbagliate in passato, si attende la presentazione di un Piano industriale. “Il futuro dell’azienda è a rischio se non si trovano nuovi capitali”, dicono da Filctem Cgil e Femca Cisl. Che stamani, insieme ai lavoratori, hanno fatto un presidio di fronte ai cancelli dell'azienda in occasione della giornata di sciopero (adesione altissima). Il 13 aprile è previsto un incontro in Regione sulla vertenza: sarà presente anche la proprietà di Malo. Fino a quella data, i sindacati si riservano la possibilità di organizzare altre iniziative di lotta.

Notizia del: mar 28 mar, 2017

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Malo (Campi Bisenzio), 28 marzo sciopero e presidio davanti all'azienda che vuole mettere lavoratori in ferie forzate

Malo (azienda di cashmere con 60 addetti a Campi Bisenzio), domani martedì 28 marzo sciopero e presidio di lavoratori, Filctem Cgil e Femca Cisl davanti ai cancelli dell'azienda (ore 10-12, via della Gattinella 6, Capalle). I sindacati: “L'azienda è a rischio e vuole mettere i lavoratori in ferie forzate. Attendiamo un Piano industriale”Venerdì scorso i lavoratori della Malo (azienda in mano a una holding di soci russi che produce cashmere, con oltre 60 addetti a Campi Bisenzio) hanno scioperato un’ora per dire “no” alla condotta dell’azienda che vuole mettere i dipendenti in ferie forzate. Ma a preoccupare la Filctem Cgil e la Femca Cisl di Firenze è anche e soprattutto la situazione generale: l’azienda è in ristrettezza economiche (tanto da non poter rispettare le commesse perché manca il filo per tessere), si sono fatte scelte industriali sbagliate in passato, si attende la presentazione di un Piano industrial. “Il futuro dell’azienda è a rischio se non si trovano nuovi capitali”, dicono da Filctem Cgil e Femca Cisl. Per domani martedì 28 marzo è previsto un nuovo sciopero, stavolta per tutta la giornata, con presidio davanti ai cancelli dell’azienda (via della Gattinella 6, Capalle) dalle ore 10 alle ore 12.

Notizia del: lun 27 mar, 2017

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Scioperi alla Malo (Campi Bisenzio), l'allarme di Filctem Cgil e Femca Cisl Firenze. "Serve un Piano industriale"

Malo (azienda di cashmere con 60 addetti a Campi Bisenzio), oggi e martedì prossimo sciopero. Cgil e Cisl Firenze di categoria: “Manca il filo per tessere, l’azienda è a rischio e vuole mettere i lavoratori in ferie forzate. Serve un Piano industriale” Oggi i lavoratori della Malo (azienda in mano a una holding di soci russi che produce cashmere, con oltre 60 addetti a Campi Bisenzio) hanno scioperato un’ora per dire “no” alla condotta dell’azienda che vuole mettere i dipendenti in ferie forzate. Ma a preoccupare la Filctem Cgil e la Femca Cisl di Firenze è anche e soprattutto la situazione generale: l’azienda è in ristrettezza economiche (tanto da non poter rispettare le commesse perché manca il filo per tessere), si sono fatte scelte industriali sbagliate in passato, manca la presentazione di un Piano industriale che la dirigenza aveva promesso per la fine di marzo ma che è stata rinviata a data da destinarsi. “Il futuro dell’azienda è a forte rischio se non si trovano nuovi capitali, occorre il nuovo Piano industriale”, dicono da Filctem Cgil e Femca Cisl. Martedì 28 marzo è previsto un nuovo sciopero, stavolta per tutta la giornata, con presidio davanti ai cancelli dell’azienda.

Notizia del: ven 24 mar, 2017

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Malo, missione rilancio Cambia il direttore retail

da la Nazione 22 Febbraio 2017

ENTRO marzo Malo Spa, storico marchio italiano leader nella produzione di maglieria in cashmere di lusso, dovrà presentare il piano industriale. A partire proprio dal mese prossimo, Barbara Bonalumi in qualità di nuovo direttore retail. Spiragli dunque sulla crisi aziendale e sul destino dei 60 dipendenti dello stabilimento storico di Sesto Fiorentino. Bonalumi, 46 anni, proviene da Loro Piana, dove ha maturato un’esperienza di quindici anni ha lavorato anche in Calvin Klein come Store Manager a Milano e Londra. Giedrius Pukas, presidente di Malo Spa, è fiducioso. «La nomina di Barbara Bonalumi rientra nei piani di riposizionamento e rilancio a livello nazionale e anche internazionale».

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Malo, oggi incontro Regione, istituzioni, azienda, sindacati

25 Gennaio 2017

FIRENZE - Sarà convocato per i primi giorni di marzo il prossimo incontro fra Regione Toscana, rappresentanti dell'azienda Malo, istituzioni e organizzazioni sindacali per l'illustrazione del nuovo piano industriale. 

Prima di questa data sarà messo in calendario un incontro con la proprietà. Sono queste le novità emerse dall'incontro convocato oggi in Regione e al quale hanno partecipato, oltre al consigliere del Presidente Rossi Gianfranco Simoncini, il sindaco di Campi Emiliano Fossi e le organizzazioni sindacali aziendali e provinciali di categoria. 

L'incontro ha fatto seguito a due precedenti riunioni con azienda e sindacati per fare il punto sulle prospettive. Nel corso dell'incontro di stamani, i rappresentanti della società hanno fatto presente che si sta lavorando al nuovo piano industriale dell'azienda che sarà predisposto entro febbraio. I contenuti del piano saranno, come si è detto, illustrati nel corso dell'incontro già programmato per marzo.

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L’INCONTRO LA REGIONE HA CONVOCATO L’AZIENDA E HA OTTENUTO GARANZIE PER IL FUTURO

Malo, si riaccende la speranza per i sessanta lavoratori

da la Repubblica 12 Gennaio 2017

SCHIARITA sul futuro della Malo di Campi Bisenzio, storica eccellenza della produzione di cashmere di alta qualità, dopo il summit di ieri in Regione con la proprietà russa. «Non c’è alcuna crisi in atto, la Malo intende proseguire nell’attività di rafforzamento produttivo», è quanto hanno sostenuto i rappresentanti dell’azienda nel corso dell’incontro, a Palazzo Strozzi Sacrati, convocato dal consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini con il Comune di Campi Bisenzio, Confindustria. L’impegno per il rilancio e le iniziative per favorire una positiva ripresa delle relazioni sindacali saranno il fulcro di un nuovo incontro che si è deciso di convocare per il prossimo 25 gennaio. L’appuntamento si svolgerà sempre in Regione, con i rappresentanti aziendali, le organizzazioni sindacali, Confindustria e il Comune di Campi Bisenzio. Appena sarà possibile è previsto da Regione e Comune un nuovo incontro con la proprietà dell’azienda.

La Malo fa capo ad una holding russa. Sono 60 i dipendenti che lavorano nello stabilimento i Campi Bisenzio, mentre altri 30 lavoratori sono impiegati nella sede di Borgonovo, nel piacentino. L’allarme tra i lavoratori si era diffuso subito dopo Natale, a seguito di segnalazioni provenienti da fornitori dell’azienda che sostenevano di non essere stati regolarmente pagati. Secondo il sindacato, l’azienda, che opera nel settore dell’alta gamma, accumula perdite mensili pesanti e avrebbe avuto bisogno di una ricapitalizzazione da almeno 2 milioni di euro. Da qui lo sciopero del 27 dicembre per chiedere “chiarezza” alla proprietà, e il presidio davanti ai cancelli dello stabilimento della piana fiorentina. «I lavoratori e le lavoratrici, che sono la maggioranza - affermarono in quella occasione Monica Biagiotti (Filctem-Cgil) e Mirco Zacchei (Femca-Cisl) - sono preoccupatissimi, delusi e allarmati. Il tempo stringe, l’azienda presenti un piano industriale di rilancio che risani la situazione: si sono persi troppi soldi negli ultimi due anni a causa di scelte industriali sbagliate ».

Le richieste di apertura del tavolo dell’unità di crisi della Regione e di convocazione non sono andati delusi. E nel primo incontro di ieri la Regione ritiene di aver ottenuto rassicurazioni sul futuro dell’azienda.

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Malo, fumata nera Incontro rinviato

da la Nazione 4 Gennaio 2017

CONVOCARE un incontro con gli amministratori della Malo nei primi giorni della prossima settimana, per capire le misure anticrisi da adottare per l’azienda. E’ l’impegno che Regione e Comune di Campi Bisenzio hanno preso ieri con i sindacati a conclusione dell’incontro con il consigliere Simoncini e il sindaco Fossi. I sindacati hanno espresso preoccupazione per la situazione dell’azienda di moda. Sono 60 i dipendenti del sito di Campi Bisenzio. Altri 30 lavoratori sono impiegati nel piacentino.

Crisi Malo, nella prossima settimana confronto con gli amministratori dell'azienda

3 Gennaio 2017

FIRENZE – Convocare un incontro con gli amministratori della Malo nei primi giorni della prossima settimana, per capire quali misure si intendano assumere per affrontare il grave stato di sofferenza dell'azienda. E' questo l'impegno che Regione Toscana e Comune di Campi Bisenzio hanno preso stamani con le organizzazioni sindacali a conclusione dell'incontro che si è tenuto a palazzo Strozzi Sacrati, presenti il consigliere per il lavoro del presidente Rossi, Gianfranco Simoncini, e il sindaco Emiliano Fossi.

I rappresentanti sindacali hanno espresso la loro forte preoccupazione per la situazione della storica azienda fiorentina. In mancanza di un serio piano di rilancio industriale e di un adeguato piano di investimenti, hanno sostenuto, le prospettive della Malo potrebbero complicarsi ulteriormente e in tempi rapidi. Preoccupazione pienamente condivisa da Regione e Comune, che hanno subito annunciato l'iniziativa di un confronto con i vertici della società: occasione, ha precisato Simoncini, anche per affermare la disponibilità della Regione a sostenere, con gli strumenti a sua disposizione, l'obiettivo di salvaguardare l'occupazione e il patrimonio di competenze dell'azienda.

Sono 60 i dipendenti che lavorano nello stabilimento Malo di Campi Bisenzio. Altri 30 lavoratori sono impiegati nella sede di Borgonovo, nel piacentino

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