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altri articoli 2016

Sorpresa, l'abbigliamento ora ha ripreso a correre

Nel 2017 trend positivo per un settore colpito dalla crisi nel recente passato. Esulta Confindustria. Più cauta la Cgil: «Bene, ma non cantiamo vittoria»

di Marco Pagli sul Tirreno 31 Luglio 2017

EMPOLI Il tessile e l'abbigliamento dell'Empolese tornano a crescere. Nella prima parte dell'anno, infatti, il distretto si è posizionato quarto tra quelli toscani per espansione, con un incremento delle esportazioni del 7,5% e un aumento del fatturato di circa 23 milioni rispetto allo stesso periodo del 2016. Il distretto del tessile e dell'abbigliamento dell'Empolese viene superato solo da realtà ben più consistenti in Toscana come la pelletteria di Firenze (nei primi tre mesi del 2017 primo distretto in Italia per crescita), l'oreficeria di Arezzo e il tessile di Prato. 

Crescita e ricollocazione. Un risultato importante, quindi, che testimonia quanto nonostante le pesanti difficoltà degli anni scorsi il settore sia vivo. Aziende dinamiche che hanno saputo riposizionarsi prevalentemente sui mercati esteri e una manodopera altamente specializzata. È questo il connubio che ha permesso di tornare a crescere puntando sulla qualità dei prodotti. Tanto che tra le altre note positive il monitoraggio effettuato dalla Cassa di risparmio di Firenze ha rilevato una riduzione delle richieste di cassa integrazione e una seppur minima ricollocazione di lavoratori fuoriusciti dalle aziende negli anni scorsi. 

L'ottimismo di Confindustria. «Il comparto del tessile e dell'abbigliamento è tra quelli che hanno aperto meglio il 2017 - spiega Michele Pezza, presidente di Confindustria Empolese Valdelsa - ci sono molte realtà che hanno risposto bene alla crisi in passato, incentivando l'export e piazzandosi ottimamente sui mercati esteri. Il panorama è vario e comprende aziende piccole, ma anche vere e proprie imprese da più di cento dipendenti. Siamo di fronte a segnali di ripresa consistenti, con una diversificazione produttiva che è una risorsa fondamentale. Insieme alla moda, infatti, vanno sottolineati gli ottimi risultati di comparti come informatica, agroalimentare ed innovazione». 

La cautela della Cgil. All'ottimismo di Confindustria si affianca la reazione del sindacato, più cauta anche se inevitabilmente positiva. Una posizione che tiene conto del terreno perso in questi ultimi anni. «Il miglioramento è evidente anche dal nostro osservatorio - spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil - Ancora non credo che siamo fuori dal tunnel. La crisi in questo settore ha picchiato veramente duro negli ultimi anni, tanto che ciò che è rimasto in termini di occupazione è verosimilmente un quinto rispetto a dieci, quindici anni fa. Il tessuto produttivo è costituito oggi da alcune decine di aziende, di cui una piccolissima parte sopra i cento dipendenti. Ce ne sono alcune con una dimensione media, compresa tra i 30 e i 50 lavoratori. Ma la grande maggioranza rimane sotto le 15 unità». 

Migliora l'occupazione. Fino a pochi anni prima dello scoppio della grande bolla speculativa, infatti, il settore tessile arrivava ad occupare tra le 4mila e le 5mila persone e poteva contare su grandi marchi che producevano in proprio. Un panorama mutato in pochi anni. «Siamo di fronte ad un settore ancora vivo - prosegue Mozzorecchi - Probabilmente in pochi ci avrebbero scommesso alcuni anni fa e invece la grande professionalità della manodopera e una produzione che è rimasta di alta qualità hanno permesso di arrivare a questi segnali positivi. Anche dal punto di vista occupazionale la situazione sembra diversa anche solo rispetto ad un anno fa. Le richieste di cassa integrazione diminuiscono e stiamo assistendo anche a qualche assunzione: i numeri sono ancora piccoli, quando va bene rientrano in azienda tre o quattro persone, ma è comunque un'inversione positiva».

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Nuovi partner e 900 assunzioni Il piano di Gucci in pieno boom

Caccia agli artigiani per sostenere la produzione, un bando per scegliere le aziende della filiera

Mauro Bonciani sul Corriere Fiorentino 28 Luglio 2017

Un investimento senza precedenti. Gucci assumerà 900 persone entro il 2018, tutte nel settore industriale e della produzione, e lancia un portale per le aziende che vogliano lavorare per la griffe fiorentina del gruppo Kering.

L’accelerazione della casa delle due G sulla struttura produttiva in Italia ed in Toscana è pensata per sostenere la crescita innescata dal nuovo corso del presidente e ceo di Gucci, Marco Bizzarri, e del direttore creativo Alessandro Michele, che in poco più di due anni hanno rivoluzionato il mondo della moda e del lusso all’insegna di creatività, qualità e sostenibilità. Il doppio binario di crescita, assunzioni e catena delle forniture, è già partito, con 300 persone assunte dall’inizio dell’anno (le altre 600 arriveranno entro il dicembre 2013) e la pagina web www.diventafornitore. Gucci, attiva da fine mese, dove le aziende artigiane di calzature e pelle possono autocandidarsi.

«Investire sul territorio e sulle persone, in modo concreto, rapidamente: è la miglior risposta che possiamo dare a chi ci chiede come rendere sostenibile il successo di questi ultimi due anni e mezzo anche da un punto di vista industriale», spiega Marco Bizzarri. Investire con una duplice strategia, appunto. «Sappiamo che in Toscana e in tutta Italia ci sono imprenditori che guidano realtà industriali di piccole e medie dimensioni che hanno tutte le caratteristiche per entrare a far parte del nostro indotto. Il “portale per fornitori” vuole diventare anche un serbatoio al quale attingere in futuro — aggiunge il manager — Anche la ricerca di professionalità adeguate, con qualsiasi livello di esperienza, è un aspetto altrettanto critico. Cerchiamo persone con qualità personali e capacità professionali eccezionali, per lavorare in quella che puntiamo a far diventare l’organizzazione modello del settore del lusso».

L’operazione avrà un impatto diretto sulla Toscana e su Scandicci dove ha sede lo stabilimento di Casellina che impiega 1.300 addetti. E dove ad inizio del 2018 aprirà nell’ex Matec l’ArtLab della griffe, un nuovo centro di eccellenza di pelletteria e calzature che impiegherà 800 persone e che riunirà per la prima volta nello stesso edificio tutte le attività produttive dei due settori strategici per il marchio (la pelletteria vale il 55% delle vendite totali, le calzature il 17%).

Chi si candida al «portale dei fornitori» deve dare le caratteristiche della propria azienda con un modulo on line, allegando una presentazione sull’assetto organizzativo ed i valori dell’azienda e, affinché l’autocandidatura possa essere presa in considerazione, il fornitore deve anche dichiarare di accettare le norme contenute nel «codice etico» di Gucci ed i suoi «principi di sostenibilità». Sarà poi Gucci che contatterà direttamente l’azienda per un eventuale rapporto di fornitura. La ricerca di personale per 900 unità complessive (quasi il 10% in più rispetto all’attuale forza lavoro del gruppo) riguarda addetti alla produzione industriale con diverse posizioni e specializzazioni, dagli apprendisti a chi controlla la produzione, con richiesta soprattutto di prototipisti, modellisti, addetti all’assemblaggio, macchinisti e ricercatori pelle, e le domande possono essere inoltrate al link www. Gucci.com/sezione careers . La casa di moda punta molto anche sulla formazione interna e ricerca 70 diplomandi per inserirli nella produzione attraverso corsi di formazione; se il corso viene superato, il giovane diventerà apprendista e potrà seguire un percorso di crescita in Gucci.

La piattaforma industriale e della rete di aziende che producono per il marchio renderà più forte l’intero distretto della pelle fiorentina e toscana ed i nuovi addetti rafforzeranno i processi di innovazione, conoscenze tecniche e organizzazione aziendale, che assieme alla capacità e competenza nel fare degli artigiani, sono la «base» su cui diventano concrete le idee di Michele e la filosofia del marchio. Gucci è fiduciosa in uno sviluppo strutturale — l’obiettivo è arrivate ad un totale di collaboratori nell’area produttiva di pelletteria e calzature di 2.500 persone nel 2020 — e su Firenze ha investito recentemente anche con l’operazione Boboli. La griffe fiorentina ha dato 2 milioni di euro per riqualificare il giardino entro il 2019. E nell’ambito del progetto «Primavera di Boboli» lo scorso maggio ha sfilato nella Galleria palatina di Palazzo Pitti con la collezione Cruise 2018, un evento che ha avuto una eco mondiale e che è stato un nuovo successo per Alessandro Michele che ha attinto a piene mani all’immaginario rinascimentale, unito a quello etnico e punk, sintetizzati nella provocazione Guccify yourself .

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Vertenza boutique Cavalli (Firenze), la Filcams Cgil: "Salvare i lavoratori fiorentini. Idem per il bar Giacosa"

Boutique Cavalli (Firenze), chiusura a fine settembre. La Filcams Cgil: “L’azienda vuole trasferire i dipendenti: è inaccettabile, bisogna cercare soluzioni per salvare i lavoratori fiorentini con chi subentrerà. Idem per il caffè Giacosa”. Stamani il tavolo di Unità di Crisi in Città Metropolitana, si monitorano possibili acquirenti dei locali

Vertenza boutique Cavalli: stamani si è svolto l’incontro all’Unità di Crisi in Città Metropolitana a Firenze. Erano presenti, oltre all’Ente, il Comune di Firenze, la Filcams Cgil e la responsabile relazioni sindacali dell’azienda. Quest’ultima ha confermato che la boutique chiuderà a fine settembre: ai 6 lavoratori fiorentini verrà proposto di trasferirsi ai negozi di Milano o Forte dei Marmi. “Inaccettabile, così non c’è scelta per i lavoratori, è un modo per non dare alternative. Che per noi vanno trovate”, ha detto Marco Pesci di Filcams Cgil, aggiungendo: “Vanno cercate soluzioni per ricollocare i lavoratori fiorentini, il marchio ha deciso di lasciare Firenze ma loro vanno garantiti. Per questo chiediamo un impegno a Cavalli affinché chi subentrerà nel suo negozio fiorentino ricollochi questi lavoratori. Stesso discorso per il caffè Giacosa”, il bar di Cavalli, accanto alla boutique, in procinto di chiudere (in ballo una decina di lavoratori). La Città Metropolitana e il Comune hanno proposto che le parti si diano un mese di tempo per monitorare eventuali interessi sui locali della boutique Cavalli e del caffè Giacosa, ed individuare possibili soluzioni.

Notizia del: ven 28 lug, 2017

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Vertenza Giacosa (Cavalli), chiusura confermata. La Filcams Cgil Firenze: "Chi subentra tenga i dipendenti"

Vertenza Giacosa/Cavalli (Firenze), confermati i 14 licenziamenti e la chiusura. La Filcams Cgil: “Chi subentrerà tenga i dipendenti”

Firenze, 25-7-2017 - L’azienda conferma la chiusura e i 14 licenziamenti (11 tempi indeterminati, 3 tempi determinati): nessuna sorpresa sulla vertenza Giacosa, il caffè di Cavalli in centro a Firenze, stamani durante l’incontro del tavolo dell’Unità di Crisi in Città Metropolitana (presenti l’istituzione, l’azienda, Confindustria, la Filcams Cgil). L’azienda ha spiegato come i conti del caffè, pensato da Cavalli come una vera e propria vetrina per la boutique, fossero in perdita da tempo; inoltre, le difficoltà di Cavalli nel settore moda hanno spinto a non avere impegni su altri versanti. L’azienda si è presa l’impegno, su richiesta del sindacato, di chiedere a chi comprerà il marchio di assumere i 14 lavoratori, per i quali ora si apre la prospettiva della disoccupazione a meno che non si ricollochino (la Filcams Cgil intanto suggerirà di impugnare il licenziamento).

“Purtroppo sono stati confermati i licenziamenti e la chiusura, ma noi non vogliamo rassegnarci alla perdita di posti di lavoro e di un prestigioso marchio, per questo abbiamo chiesto e ottenuto che il tavolo dell’Unità di crisi resti aperto: quando si paleserà un acquirente, per noi i lavoratori dovranno seguire il marchio. Cioè, chi subentra dovrà confermare i 14 lavoratori”, dice Fabio Ammavuta di Filcams Cgil. La crisi di Giacosa, bar del gruppo Cavalli, si aggiunge a quella della boutique fiorentina del noto brand, per la quale ci sarà un incontro all’Unità di crisi in Città Metropolitana venerdì prossimo.

Notizia del: mar 25 lug, 2017

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Vertenza Cavalli/Giacosa (Firenze), la Filcams Cgil: "Chi subentra sia tenuto a tutelare l'occupazione"

Vertenza Cavalli/Giacosa (Firenze): convocato il tavolo di crisi in Città Metropolitana (25 e 28 luglio). Il monito della Filcams Cgil: “Bisogna salvare i lavoratori e il Caffè, chi arriverà a rilevare le attività sia tenuto a mantenere l'occupazione, altrimenti sarebbe una ferita alla città”. Questione del vincolo: “No alla perdita di pezzi di storia che hanno fatto grande Firenze”

Vertenza Cavalli/Giacosa: oggi è giunta la comunicazione della convocazione per il 25 (sul Caffè) ed il 28 luglio (sulla boutique) del tavolo presso l'Unità di Crisi della Città Metropolitana di Firenze richiesto dalla Filcams Cgil di Firenze, per analizzare le ragioni dell'annunciata chiusura da parte dello stilista con tanto di proclama alla stampa ed in spregio a qualsiasi confronto con le parti sociali. All’interno del tavolo, lo scopo della Filcams Cgil è “individuare misure volte a salvaguardare l'importante marchio del Caffè Giacosa, dove nacque il famoso Negroni, nonché la piena occupazione dei dipendenti Cavalli, compreso il Giacosa del quale la famiglia è proprietaria”.

Si apprende dai quotidiani che il Caffè Giacosa rientra come semplice attività commerciale, e non classificabile come esercizio storico vincolabile al tipo di attività ed anche agli arredi dei locali: si desume che chi arriverà potrà ben decidere di intraprendere qualsiasi altra attività. “Se così fosse riterremmo questa scelta un'altra ferita alla città, che perderebbe così pezzi di storia a tutto vantaggio di una vetrina priva di valori storici che hanno fatto grande Firenze nel mondo”, dice la Filcams Cgil.

In considerazione di ciò, la Filcams Cgil di Firenze chiederà alla proprietà Cavalli lumi su come intende lasciare Firenze e quali saranno le ripercussioni sul personale impiegato: si chiede anche che ci sia la volontà di vincolare chi subentrerà negli attuali locali di Cavalli a mantenere tutta l'occupazione ed anche l'importante caffè. “Una via diversa da parte della proprietà e di chi intende subentrare - conclude la Filcams Cgil - sarebbe uno schiaffo all'intera Città di Firenze per la perdita di un prestigioso marchio come il Caffè Giacosa e sarebbe anche una ripercussione negativa sull'occupazione, già pesantemente colpita dalle crisi che hanno caratterizzato le attività commerciali fiorentine”.

Notizia del: mer 19 lug, 2017

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Cavalli, in 200 a casa 

Riorganizzazione al via

M.P. su la Nazione 22 Febbraio 2017

CONTRARIAMENTE alla maison Pucci, che ha trasferito il cuore dell’azienda a Milano, Cavalli dal capoluogo lombardo ha trasferito tutti gli uffici a Firenze, dove però non sono mancate chiusure (in particolare la stamperia) ed esuberi. Una rioganizzazione e ristrutturazione, che prevede anche chiusure di negozi che non funzionano e riaperture in posti più strategici, indispensabile per il rilancio dell’azienda che punta a tornare in utile entro il 2018. Nel complesso 200 i licenziamenti su, un totale di 672 dipendenti. In pratica, un lavoratore su tre ha perso il lavoro. All’inizio erano 77 gli esuberi sul polo produttivo dell’Osmannoro, a Firenze, poi ridotto a 50 nell’accordo tra sindacati e azienda sulla procedura di mobilità siglato a Roma lo scorso dicembre. Non è stata scongiurata invece l’esternalizzazione della stamperia.

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Anche la scarpa ora accusa la crisi

Fucecchio: richieste di cassa integrazione dei calzaturifici
È la prima volta in periodi come questo di picco produttivo

Marco Pagli sul Tirreno 29 Giugno 2017

FUCECCHIOL'ombra della crisi incombe sul settore calzaturiero di Fucecchio. I primi segnali di una stagnazione che sta colpendo il comparto a livello globale arrivano proprio nel momento di maggiore picco produttivo. Un minor ricorso agli stagionali e soprattutto la richiesta di cassa integrazione in alcuni calzaturifici destano preoccupazione per la tenuta di un settore che finora aveva retto ai colpi della crisi. 

«In queste settimane abbiamo ricevuto alcune richieste di cassa integrazione - spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil Empolese Valdelsa - fortunatamente per ora si tratta di poche realtà che operano nel territorio di Fucecchio. Ma indicano uno scenario fortemente negativo, dal momento che giugno e luglio sono i mesi di maggiore attività. È adesso che le aziende, sulla base anche degli ordinativi, producono per l'autunno e l'inverno. Ed è in questo periodo che generalmente vengono assunti molti stagionali per far fronte a questi picchi. D'altronde negli ultimi anni i processi si sono molto velocizzati. Gli ordinativi, che prima richiedevano tempi medio lunghi, adesso hanno scadenze più ravvicinate. Avere richieste di ammortizzatori in questi mesi è fonte di grande preoccupazione. Una situazione del genere non si era mai verificata, nemmeno negli anni in cui è esplosa la crisi economica». Il settore calzaturiero, che si concentra principalmente nel territorio di Fucecchio, conta una cinquantina di realtà produttive. 

Un'isola felice se si guarda la situazione di altri comparti, come quello - solo per fare un esempio - dell'abbigliamento nell'Empolese, che in questi ultimi anni hanno fatto registrare licenziamenti e chiusure a ritmo di record. Con alcune vicende, l'Allegri di Vinci su tutte, emblematiche della realtà di estrema difficoltà. Qui invece, nonostante i numeri non sia più quelli del passato meno recente, gli occupati superano abbondantemente le mille unità. E nei periodi in cui c'è una maggiore richiesta di lavoro, come l'inizio dell'estate appunto, si arriva addirittura a raddoppiare la manodopera impiegata. Duemila, negli anni più prolifici fino a tremila occupati. 

Negli anni il calzaturiero fucecchiese, infatti, è riuscito spesso ad attuare quel ricambio generazionale necessario per un campo in fase di mutamento e ad adeguarsi ai cambiamenti di un mercato sempre più legato ai grandi marchi e con una vocazione estera preponderante. Una realtà che, però, quest'anno sembra aver subito una svolta negativa. «I segnali che arrivano sono di una netta inversione rispetto al passato - continua la sindacalista - ci sono aziende che in questi mesi hanno assunto a tempo determinato alcuni stagionali. Sono le più grandi che, lavorando esclusivamente per i marchi mondiali delle calzature, hanno più possibilità di programmare e acquisire lavori. Tuttavia non c'è stato il boom degli anni scorsi. Quando molti dei lavoratori che avevano perso il posto in altre aziende del comparto, specie in quelle della zona del Cuoio dove la crisi nel calzaturiero si è affacciata prima e con ricadute più pesanti, riuscivano a ritrovare occupazione almeno per alcuni mesi». 

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La Pelletteria non esce dal guado

Pmi in sofferenza sui mercati esteri

Firenze, il lusso ancora in frenata. I casi Braccialini e The Bridge

Fabrizio Morviducci da La Nazione 25 Maggio 2017

FIRENZE rischia di perdere lo scettro dell’artigianalità nella produzione pellettiera. Quella manualità che, abbinata al sistema città-cultura-arte, ha dato vita al distretto del lusso. Ma ora le grandi griffe, localizzate tra Scandicci, la Valdisieve e il Valdarno fiorentino, stanno cambiando... pelle. La crisi ha fermato l’espansione dei punti vendita in giro per il mondo. Per mantenere livelli e fatturati serve dunque puntare sulla qualità. Il risultato è che i grandi internalizzano pezzi di produzione pregiata. I piccoli e soprattutto i medi soffrono. Le ultime due vertenze simbolo hanno scosso l’ambiente.

DUE MARCHI importanti, nati dall’intuito di artigiani che li hanno fatti crescere fino a diventare parte del fashion system, sono finiti in crisi per il drastico calo del fatturato. The Bridge e Braccialini, hanno attraversato mesi complicati con proteste dei lavoratori, fino alla riacquisizione da parte della veneta Piquadro per The Bridge e dell’aretino Graziella Group per Braccialini. Una crisi che si è fatta sentire forte anche nel tessile, basti pensare alle difficoltà attraversate da Cavalli, Guess nell’altro distretto, quello dell’Osmannoro. Secondo gli esperti, le ragioni di queste crisi vanno ricercate nella pesante ristrutturazione in corso del comparto moda. Un comparto che ha nella pelletteria il suo punto di forza: la Toscana e la provincia di Firenze in particolare hanno il primato nella filiera della pelletteria con 40.500 addetti, il 28,9% del totale in Italia. Gli addetti della filiera della pelle toscana rappresentano inoltre ben il 54,2% del totale nazionale nella pelletteria, il 30,7% nella concia e il 18,0% nella produzione di calzature. Fino al 2013, il fatturato era legato all’apertura di nuovi punti vendita nei paesi emergenti in crescita, oggi questo mercato non è più in espansione; c’è infatti una saturazione dei negozi. Quindi l’attenzione si è spostata sul prodotto: che deve essere più innovativo e deve avere più qualità, un lusso più ostentato. Sindacati e Regione Toscana stanno cercando di governare il fenomeno. 

Ne è prova tangibile l’apertura del tavolo regionale sulla moda, voluto dall’assessore Stefano Ciuoffo, in collaborazione coi sindacati. L’obiettivo è stringere un patto tra tutti i soggetti della filiera: dalla formazione alla produzione, per non penalizzare la manualità e fare in modo che la ricerca di nuove figure professionali da portare all’interno avvenga in un bacino di lavoratori inoccupati e non per una sorta di ‘calciomercato’ per cui le griffe tendono a portarsi via tra sé maestranze senza allargare così i livelli occupazionali. Punti di forza di questo percorso, non solo il sistema della formazione che comprende solo nell’area fiorentina, Polimoda, Fondazione Mita e Alta scuola di Pelletteria, ma anche un fronte comune per la tutela della legalità del lavoro.

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Moda: Ciuoffo, 'tavolo' è riconoscimento importanza settore

Un tavolo permanente del sistema moda, intersettoriale e integrato, per individuare gli ambiti di intervento adeguati alle mutate esigenze del settore, per tutelare le filiere produttive e per costruire programmi che orientino il sistema formativo verso le richieste del mercato. La sua costituzione è stata deliberata dalla Giunta regionale, sulla base di una mozione del Consiglio dell'ottobre scorso, con la funzione di coordinamento affidata al presidente Enrico Rossi e all'assessore alle attività produttive Stefano Ciuoffo, insieme alla vicepresidente con delega a cultura e ricerca Monica Barni e all'assessore al lavoro, istruzione e formazione Cristina Grieco. 

Gli altri componenti del tavolo saranno le organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro, espressione delle filiere produttive manifatturiere del settore moda e componenti del tavolo regionale di concertazione, oltre al presidente del comitato di indirizzo del distretto tecnologico moda. Il focus del tavolo permanente punterà come ambiti generali di attività sui filoni dell'innovazione e competitività, della formazione e lavoro, e della promozione economica ed export.

"Costituire una sede di confronto unitaria e permanente con tutti i soggetti che rappresentano un sistema centrale come quello della moda rappresenta un momento ufficiale, ma anche concreto e attivo, di riconoscimento dell'importanza del settore per la nostra regione - afferma l'assessore Ciuoffo - Sono già partite dai nostri uffici le richieste di coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e datoriali per la partecipazione al tavolo, che dovrà essere una sede di confronto ai massimi livelli per le specificità del settore e anche per le problematiche dell'innovazione connesse al trasferimento tecnologico, come previsto per un progetto strategico regionale come il sistema moda". La segreteria tecnica del tavolo moda sarà affidata a un nucleo interdirezionale della Regione che potrà contare anche sul supporto dell'Irpet. (ANSA).

Notizia del: ven 17 feb, 2017

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Contratti La moda in sciopero, chiede l’aumento

Sa. Be. da la Nazione 16 Gennaio 2017

FASE DI CONTRATTAZIONE nel settore tessile-abbigliamento che conta 420.000 addetti in oltre 47.000 imprese per lo più di medie e piccole dimensioni e in quello delle calzature (80.000 addetti in più di 5.800 imprese). Il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro che presiedono al comparto moda, scaduti entrambi ormai da oltre dieci mesi, si svolge in un clima di elevata conflittualità. Venerdi scorso 5mila lavoratori (fonte sindacati) da tutta Italia hanno preso parte a Firenze alla manifestazione organizzata in occasione dello sciopero nazionale del comparto per rivendicare il rinnovo contrattuale in tempi celeri e alle condizioni più favorevoli per le maestranze. Queste si oppongono recisamente alla piattaforma di Sistema Italia facente capo a Confindustria con cui si rimanda a fine 2019 aumenti retributivi nel tessile abbigliamento. «È un modello che confligge con la storia del nostro sindacato. Le retribuzioni si negoziano, non si registrano. Pensiamo che debbano essere le parti a fare il contratto, non l’Istat». Parola dei segretari generali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani, che minacciano di continuare la mobilitazione e rivendicano che «bisogna ridare valore al Made in Italy, perché immaginare che si possa ridurre solo a un’etichetta è sbagliato».

NEL CALZATURIERO da Bologna il consiglio generale di Assocalzaturifici-Confindustria ha rilanciato richieste normative – in particolare sulla flessibilità contrattuale e sul lavoro di sabato e domenica – che il sindacato ha respinto, ritenendo che non vi siano più le condizioni per proseguire il confronto. Dal fronte confindustriale parla Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Toscana Nord il quale, polemizzando sulla scelta di Firenze come sede della manifestazione nazionale durante i giorni di Pitti Uomo, fa notare che il settore moda «è fortemente composito e variegato, dove i casi di successo non possono in alcun modo essere considerati il punto di riferimento esclusivo per rivendicazioni sindacali». «Certamente a Pitti Uomo ci troviamo davanti ad assolute eccellenze, che però non possono essere identificate con la generalità di un settore che presenta anche molti punti di debolezza», conclude Cavicchi.

Il quale prende spunto dal caso Prato, storica capitale europea della produzione laniera e del cardato per dimostrare come «la parte a monte della filiera (lavorazione delle fibre, filatura, tessitura ndr) soffre non poco ed è un anello fondamentale del settore, che non può essere gravato di ulteriori costi pena la compromissione dell’equilibrio dell’intero sistema».

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Le mani ci sono, servono idee  (se il marchio non basta più)

Il caso Firenze: senza una politica industriale e la formazione a rischio qualità e creatività

Mauro Bonciani dal Corriere Fiorentino 10 Gennaio 2017

Anni di crescita dell’export, il boom del distretto della pelle e della calzature a Firenze e Provincia, l’arrivo di grandi griffe dall’estero e la forza delle filiere di qualità restano. Ma il 2016 ha visto frenare la locomotiva del «sistema moda». Le esportazioni, complici le turbolenze geopolitiche, hanno segnato il passo, la ripresa dei consumi interni non è arrivata e tra crisi di tante aziende, da Braccialini a Malo, passaggi di proprietà come per Il Bisonte e The Bridge, e cambiamenti nei grandi marchi, da Ferragamo a Cavalli a Pucci, il 2017 si annuncia come un anno di svolte per la moda. Imprenditori e lavoratori — aspettando Pitti — sono moderatamente ottimisti e chiedono politiche industriali per un rinnovamento strutturale.

«Grande o piccolo non fa differenza, per essere competitivi servono innovazione e creatività, investimenti costanti — spiega Theodossia Tziveli, presidente della sezione abbigliamento di Confindustria Firenze — È importante anche creare un ambiente di lavoro che stimoli, coinvolga, che sia accogliente non solo per la clientela». Firenze ha visto Pucci annunciare il trasferimento del centro stile a Milano, città ritenuta più fashion. «Quella di Pucci è stata una scelta non dettata dai costi. Firenze attira ancora marchi, in molti sono venuti a produrre qui perché in latri Paesi non trovano la stessa qualità, e la città è anche un polo nello stile, dal Polimoda allo Ied a Maragnoni, ma la politica deve tutelare gli imprenditori. Essere al loro fianco nel superare il ricambio generazionale, nel valorizzare il lavoro dei nostri artigiani, tagliatori, modellisti, cucitrici». Per l’imprenditrice empolese il futuro della moda sarà ancora made in Florence, made in Tuscany: «Il lusso continuerà a tirare, la qualità a premiare, tutti vogliono lo status symbol della nostra bellezza», conclude.

Motore della corsa è anche e soprattutto il distretto della pelle e delle calzature di Firenze e della sua area metropolitana (nel 2015 il suo export ha raggiunto 3,2 miliardi di euro). I riflettori sono puntati su Gucci ed il successo del nuovo corso firmato Alessandro Michele (più 17% nel terzo trimestre 2016 sullo stesso periodo del 2015) ma anche sull’apertura a fine anno del polo di eccellenza di pelletteria e calzature nella ex Matec; su Ferragamo che ha cambiato management, continua a volare in Borsa e scommette su un trio di stilisti (Fulvio Rigoni, donna; Paul Andrew, scarpe; Guillaume Meilland, uomo). Per altri motivi gli occhi sono puntati su Cavalli, dopo l’annuncio di esuberi e l’addio dello stilista Peter Dundas (la prima collezione disegnata non da lui sarà quella donna, a febbraio), e su Pucci che trasferisce i dipendenti negli uffici di Milano.

E a Firenze? È il tessuto di medie e piccole aziende e di fornitori che può fare la differenza. «Dopo la frenata della seconda parte del 2016, vediamo che segnali darà Pitti, anche perché nessun mercato è più tranquillo — afferma Giacomo Fioravanti, titolare a Vinci dello stabilimento di calzature uomo Fratelli Borgioli — Ci sono stati tanti cambiamenti nelle grandi griffe, ma qui è rimasta la stessa grande qualità, marchi importanti sia per la donna che per l’uomo, ma dobbiamo puntare sui giovani». Bernardo Marasco segue per la Cgil il settore moda e sottolinea che crisi e globalizzazione hanno portato a cambiamenti irreversibili. «Anche nel 2017 ci saranno chiusure di aziende, chi va bene, nuovi insediamenti, l’ultimo in ordine di tempo è Louis Vuitton che produce scarpe a Incisa: siamo davanti ad una vera trasformazione industriale — sottolinea il sindacalista — Oggi il marchio Firenze non basta più, ci vuole qualità, velocità, perché una griffe può fare anche 20 collezioni l’anno, e vicinanza tra la manifattura e l’ideazione. I tanti cambi di proprietà poi sono dovuti al fatto che servono capitali per restare sul mercato. E per far sì che Firenze e il suo distretto restino attrattivi, senza perdere qualità, serve une vera tracciabilità della filiera e un rapporto stretto tra formazione, professioni e aziende, con un ruolo importante delle istituzioni. C’è bisogno di politiche industriali per una partita che è decisiva per l’economia toscana».

«La crescita ci sarà anche nel 2017, magari più bassa dopo anni buoni che hanno visto anche tante assunzioni e crescite dimensionali importanti, anche se la fascia medio-bassa soffrirà di più di quella alta. E qui ci sono possibilità sia per lo stile che per la produzione — afferma Davide Rulli, presidente dei pellettieri di Confindustria Firenze — La realtà ci dice che oggi piccolo non è più bello: occorrono filiere e investimenti, razionalizzando anche la formazione e coordinando i vari soggetti già presenti sul territorio».

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Braccialini a Graziella Group, accordo in Regione: "Una bella storia della imprenditoria familiare toscana"

Si chiamerà Graziella&Braccialini la nuova società che da oggi rinasce dalle ceneri dell'azienda fiorentina di pelletteria Braccialini, acquisita da Graziella Group di Arezzo, operante nel settore dell'oro e del lusso (e delle energie rinnovabili).

Viene dunque rilanciato e trattenuto sul territorio toscano lo storico marchio di Scandicci con la sua produzione di indubbio prestigio.

"Siamo alla presenza di una bella storia – ha commentato il presidente Enrico Rossi che stamani ha celebrato la nuova realtà insieme all'attuale dirigenza, ai sindacati, alle banche – è la storia di un marchio storico che viene salvato da un'altra impresa storica vivace e attiva con un accordo con i lavoratori che prevede il rientro di tutti gli 84 dipendenti rimasti e un impegno delle banche. Una vicenda positiva che combina idealmente Arezzo con la realtà fiorentina sotto l'insegna della Toscana.

C'è un'imprenditoria toscana familiare – ha continuato Rossi - che è cresciuta anche durante la crisi. Noi dobbiamo stare vicini e supportare queste realtà, che sono l'ossatura fondamentale della nostra economia che sentono un legame forte con la Toscana e un sentimento di responsabilità sociale. Dall'altro lato voglio ricordare lo sforzo dei lavoratori, ai quali va tutto l'apprezzamento, per la disponibilità che hanno dimostrato nella fase di ristrutturazione dell'azienda. Sono cose buone che vale la pena sottolineare".

Soddisfazione è stata manifestata dall'ad di Graziella Group Gianni Gori, che ha rimarcato che il risultato raggiunto è la dimostrazione che, se uniti, in Toscana si può fare ancora bene e si può fare business.

Soddisfazione è stata espressa anche dall'assessore del Comune di Scandicci, Fiorello Toscano, e dei sindacati, che ieri hanno firmato l'accordo che sancisce l'assunzione di tutti gli 84 lavoratori, anche se con l'uso di ammortizzatori sociali.

Nell'accordo, tra le altre cose, si stabilisce che la presentazione del piano per il rilancio dell'attività aziendale avverrà in Regione, sia come riconoscimento del lavoro fatto, sia come forma di garanzia per la nuova società.

La stessa Regione metterà in atto tutte le agevolazioni previste per la formazione del personale e proprio a maggio uscirà il Bando per la formazione del personale delle imprese in fase di ristrutturazione che si trovano in aree al di fuori dalle aree di crisi.

Graziella Group

Graziella Group Spa, proprietaria del marchio "GRAZIELLA", è un'azienda italiana del fashion fondata nel 1958. Nata per iniziativa di Graziella Buoncompagni, l'attuale Presidente onorario, che giovanissima iniziò a creare, in un piccolo laboratorio, gioielli in oro. Anche Graziella è rimasta, negli anni, una società a conduzione familiare. L'attuale dirigenza è retta da Gianni Gori, figlio di Graziella Buoncompagni, con il supporto della sorella, dei figli e dei nipoti.

L'azienda aretina ha presentato nel mese di febbraio 2017 alla sezione fallimentare del Tribunale di Firenze, un'offerta economica da 6 milioni di euro per il lotto che comprende il ramo d'azienda con i marchi Braccialini e Tua, i quattro negozi monomarca di Roma, Parigi, Milano e Firenze e tutti i dipendenti.

(fonte: Ufficio stampa Regione Toscana)

Notizia del: ven 31 mar, 2017

Graziella salva Braccialini con 84 riassunzioni

da T24 del 31/3/2017

Un'operazione da oltre 15 milioni per il salvataggio del marchio di pelletteria Braccialini: l'azienda di Scandicci, acquisita da Graziella Group, azienda aretina attiva nel campo della gioielleria, riassumerà tutti gli 84 lavoratori rimasti (a inizio anno erano in 122), anziché i 52 che si era impegnata a mantenere all'interno dell'offerta avanzata nei mesi scorsi , e presenterà a inizio estate il piano industriale per il rilancio. Col nome, nuovo, di Graziella&Braccialini.

«Abbiamo fatto un investimento di 6 milioni di euro per l'acquisizione dell'azienda - rivela Gianni Gori, amministratore delegato di Graziella Group (al centro nella foto) - abbiamo messo altri due milioni nella società, e abbiamo linee di credito per 6-7 milioni». Le banche che partecipano all'operazione sono Unicredit, Bper e Banca di Cambiano Spa, rappresentate oggi al tavolo della Regione dove l'accordo è stato presentato con imprese, sindacati e istituzioni. «Ha un grande valore - osserva il direttore generale di Banca Cambiano. Francesco Bosio - il fatto che sia stata realizzata un'operazione di sostegno al territorio, che è il nostro pane quotidiano, trovando una condivisione con istituti di ben altra dimensione».

Gori ha annunciato che «il piano industriale vero lo faremo nei prossimi tre mesi quando da dentro l'azienda vedremo tutte le risorse che ci sono», anticipando che il concetto di base «che ci trainerà verso una crescita importante» è quello del binomio fra moda (di Braccialini) e gioielli (di Graziella), e lasciando capire la propensione alla ricerca di mercati esteri: «Noi siamo un'azienda che esporta il 99% della sua produzione».

Entusiasta il presidente della Regione, Enrico Rossi: «C'è un'imprenditoria toscana familiare - ha commentato - che è cresciuta anche durante la crisi. Noi dobbiamo stare vicini e supportare queste realtà, che sono l'ossatura fondamentale della nostra economia che sentono un legame forte con la Toscana e un sentimento di responsabilità sociale. Dall'altro lato voglio ricordare lo sforzo dei lavoratori, ai quali va tutto l'apprezzamento, per la disponibilità che hanno dimostrato nella fase di ristrutturazione dell'azienda. Sono cose buone che vale la pena sottolineare».

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Braccialini rilevata da Graziella Group

Ma i dipendenti saranno solo la metà

Allarme dei sindacati: «Come lavorare con 40 operai?»

di FABRIZIO MORVIDUCCI su la Nazione 26 Febbraio 2017

GRAZIELLA Group rileva Braccialini. Tutti contenti? Non proprio. Secondo il piano almeno la metà dei lavoratori resterà a casa, e i sindacati cercano di capire se sarà possibile strappare qualcosa in più o no. Braccialini, finita in concordato preventivo, volta dunque pagine. A rilevarla il gruppo aretino, che opera nell’oreficeria e nelle energie rinnovabili. Graziella group è stato l’unico ad aver presentato un’offerta valida all’asta indetta dal tribunale fallimentare: sul piatto un’offerta da 6 milioni di euro per il ramo d’azienda con i marchi Braccialini e Tua e i quattro negozi monomarca di Roma, Parigi, Milano e Firenze. L’offerta prevede anche l’assunzione di 52 dipendenti (40 nella produzione, 12 nei negozi). Ora il Tribunale avrà 30 giorni di tempo per controllare i documenti e aggiudicare in via definitiva.

I sindacati stanno ponendo molta attenzione allo sviluppo della questione. «Siamo sorpresi – ha detto Massimo Bollini Filctem Cgil – che dopo tutte le manifestazioni di interesse, l’unica offerta concreta sia stata quella aretina. Valuteremo la serietà di questa azienda al momento in cui ci sarà da espletare i passaggi formali previsti dalla normativa. E soprattutto proveremo a capire se i livelli occupazionali sono cristallizzati su quelli dell’offerta oppure si può avere qualche posto di lavoro in più. Crediamo sia difficile mandare avanti un’azienda come Braccialini con solo 40 dipendenti. Ma ogni ulteriore valutazione è prematura».

Già nei prossimi giorni dovrebbero partire le lettere per i lavoratori, relative al passaggio di proprietà dell’azienda. I lavoratori sono in ansia; da mesi hanno una profonda incertezza sul futuro. Prima le difficoltà in azienda; ora questo passaggio con un piano industriale ‘lacrime e sangue’. In particolare stanno cercando di capire se i numeri relativi ai livelli occupazionali sono ‘bloccati’, oppure se ci sarà possibilità di avere qualche posto in più. Le prossime settimane saranno determinanti per l’approfondimento sulle intenzioni del nuovo gruppo, il piano industriale per la rinascita di Braccialini e la strategia di mercato.

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Braccialini: gli arabi svelano le carte 
Il fondo ha previsto un investimento di 20 milioni per rilanciare la produzione di borse 
L’advisor: “Non è presente in Italia, da più di un anno stiamo sul dossier della maison. Il management arriverà da fuori”

ma.bo. da la Repubblica 15 Febbraio 2017 

«L’INVESTITORE arabo che vuole acquistare Braccialini ha previsto un impiego di risorse per 20 milioni di euro, l’assunzione di 80 dipendenti e il reclutamento di management di livello internazionale, il rilancio dell’immagine del brand e l’apertura di nuovi negozi negli Stati Uniti, in alcuni Paesi dell’Est Europa e dell’Estremo Oriente come la Corea». Esce allo scoperto (ma solo in parte) il fondo d’investimento arabo che punta ad acquisire dalla procedura del concordato preventivo la maison fiorentina di borse per signora. Lo fa per bocca di Andrea Rastelli, uno dei professionisti della bolognese Consulting3 (cube), la società che per conto degli arabi ha avanzato una proposta vincolante d’acquisto di Braccialini per un controvalore di circa 8 milioni di euro. È questa, per ora, la migliore offerta giunta alla procedura del concordato. C’è solo una seconda offerta vincolante, dell’aretina Graziella Holding. Ma all’asta di vendita, venerdì 24 febbraio alle 12 davanti al giudice delegato a palazzo di giustizia, potrà partecipare qualunque altro interessato (le offerte in busta chiusa dovranno essere depositate entro il giorno prima, stessa ora). 

«Abbiamo avanzato l’offerta vincolante per conto di un investitore arabo che al momento chiede riservatezza», spiega Rastelli. «Si può solo dire che si tratta non di un semplice fondo, ma di un “istituzionale” non presente in Italia, o perlomeno non con iniziative di rilevanza pubblica, orientato ad un investimento non prettamente finanziario ma industriale e che quindi progetta lo sviluppo dell’azienda». Legami con la famiglia Braccialini? «Lo escludo in modo categorico», ribatte Rastelli. «Più di un anno fa, quando la società era ancora in bonis, ci siamo avvicinati al dossier della maison, ed allora siamo entrati in contatto con Riccardo Braccialini che all’epoca era amministratore delegato della società. Ma il rapporto finisce qui. Se il fondo arabo acquisterà Braccialini, nessun legame con il passato, rinnoveremo completamente il management che arriverà da fuori azienda e sarà di profilo internazionale. La società ha bisogno di alte competenze per essere rilanciata». 

L’offerta vincolante di Consulting3 prevede l’assunzione immediata di 52 dipendenti, altri 18 entro il 31 dicembre di quest’anno, ulteriori 10 entro il 31 dicembre 2018. «Sì, è vero, ci è stato chiesto di anticipare alla fine di quest’anno il completamento del piano di assunzioni — spiega Rastelli — Se chi ha gestito in questi ultimi mesi l’impresa sarà riuscito a mantenere i contratti e un giro d’affari sufficiente, potremo anticipare le assunzioni. Valuteremo se e quando entreremo in possesso dell’azienda. Perché abbiamo formalizzato un’offerta vincolante prima dell’asta? Ce lo ha chiesto la procedure nel tentativo di avere un’offerta che prevedesse il mantenimento del sito produttivo di Scandicci. Noi lo prevediamo, Graziella Holding comprensibilmente invece no perché ha già una produzione organizzata. Dei 20 milioni previsti, 8 sono destinati all’acquisto e 12 al piano triennale che prevede il mantenimento dei 4 negozi e dell’outlet in essere, le nuove aperture e la riorganizzazione della rete dei 70 negozi in franchising. Vogliamo ridare nobiltà al prodotto, fare in modo che le donne di tutto il mondo riscoprano il piacere di avere una borsa Braccialini»

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Asta per Braccialini l’offerta migliore (con capitali arabi) è di Consulting3

Occupazione, controvalore economico e rami d’azienda: superata Graziella Il 24 febbraio la decisione del tribunale

Dopo l’apertura delle buste si procederà con rilanci minimi di 50mila euro. Possibile l’ingresso di altri concorrenti

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 12 Febbraio 2017

NELLA CORSA a comprarsi Braccialini - sempre che di corsa possa parlarsi - gli investitori arabi superano gli aretini di Graziella Group. Ma la gara è tutta ancora aperta e le sorti della maison di borse per signora che hanno segnato un’epoca e hanno avuto insospettati estimatori - come la ex first lady Clio Napolitano - si decideranno in un’asta di fronte al giudice delegato convocata per il 24 febbraio alle 12 a palazzo di giustizia. E non è escluso il ritorno in campo all’ultimo tuffo di altri concorrenti, come il gruppo della distribuzione moda Cami. Il bando d’asta lo consente.

Intanto, però, le offerte vincolanti sono due. A quella di Graziella Holding srl, che ha accompagnato il piano di rientro presentato dal cda dell’azienda, se n’è aggiunta una seconda della società Consulting3 srl, che ha avanzato l’offerta “per sè o per società da nominare”, che poi sarebbe una costituenda newco formata da capitale straniero, si dice di provenienza araba, con partecipazione di un ex manager targato Braccialini. La proposta di Consulting3 srl appare oggettivamente migliore rispetto a quella di Graziella Holding, in prima battuta per i più alti livelli di mantenimento dell’occupazione, poi per il controvalore offerto e per il numero di asset che si propone di rilevare.

In particolare Consulting3 offre 6,19 milioni di euro per il lotto uno che comprende il ramo di azienda con i marchi Braccialini e Tua, con l’assunzione immediata di 52 addetti, altri 18 entro il 31 dicembre 2017 e ulteriori 10 entro il 31 dicembre 2018 mantenendo la sede operativa Scandicci, negozi e contratti di franchising; i lotti 4 e 5, ovvero scorte di magazzino, con pagamenti dilazionati; e soprattutto per 450mila euro il lotto sei, che è il subentro nel contratto di leasing immobiliare del fabbricato di Scandicci con assunzione del debito di 12,2 milioni di euro. L’offerta di Graziella Holding coincide con l’altra sui lotti uno, quattro e cinque, salvo offrire per il ramo d’azienda di cui al primo lotto una cifra lievemente inferiore(6 milioni di euro), assumere meno dipendenti (40 addetti più 12 impiegati nei negozi di Roma, Parigi, Milano e Firenze) e non si propone di subentrare nel leasing immobiliare ma solo di prendere in affitto i capannoni. Nessuna delle due offerte prevede di rilevare i lotti due e tre che contengono i marchi Amazonlife e Francesco Biasia. La legge impone che si debba comunque procedere all’asta che si terrà il 24 febbraio, preceduta dalla formale presentazione di offerte in busta chiusa e adempimenti di legge. L’asta è aperta anche ad altri concorrenti. Se in ipotesi dovessero essere formalizzate solo le due attuali proposte e non ci fossero rilanci, l’assegnazione avverrebbe a vantaggio di Consulting3. Viceversa se a presentarsi fosse solo Graziella Holding, questa otterrebbe l’assegnazione. Altrimenti si procederà ad un’asta con rilanci minimi di 50.000 euro. La procedura, coordinata dal giudice delegato Silvia Governatori con i commissari Silvia Cecconi e Nicola Pabis Ticci, ha previsto un sofisticato meccanismo di comparazione tra offerte su lotti diversi per ricondurle a valori unitari, quindi confrontabili, e una spinge a comprare anche i lotti due e tre per mantenere l’integrità del complesso produttivo. La vendita è il primo tassello di un tentativo di concordato che deve garantire la soddisfazione al 100% dei creditori privilegiati e almeno al 20% di quelli chirografari e che, eventualmente, sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea dei creditori il 30 maggio.

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Braccialini, via libera del Tribunale al concordato

da T24 del 17 Gennaio 2017

Via libera dal Tribunale di Firenze al concordato per la Braccialini, lo storico marchio fiorentino di pelletteria travolto dalle difficoltà finanziare e gestionali e finito in concordato preventivo.

Confermata Silvia Cecconi come commissario giudiziale che adesso avrà il compito di aprire le buste dei pretendenti che hanno risposto all'asta scaduta il 27 dicembre scorso.

Oltre all'aretina Graziella Group (che aveva già presentato una proposta irrevocabile d'acquisto da 6 milioni di euro), si sono fatti avanti anche Cami Distribution e una cordata araba - e tre "nuove" aziende: Alinkas holding; Giglio Fashion e Le Sac.

Le offerte riguardano in modo particolare il lotto 1 (con base d'asta 6 milioni) che comprende il ramo d'azienda (esclusi debiti e crediti) con i marchi Braccialini e Tua; i quattro negozi monomarca di Roma, Parigi, Milano e Firenze; e almeno 52 dipendenti sui 122 a tempo indeterminato rimasti in azienda. Ma altre offerte sembrano essere arrivate anche per i lotti 4 e 5 riferiti al magazzino dei marchi Braccialini e Tua.

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Per la Braccialini la decisione slitta

CONCORDATO PREVENTIVO FALLIMENTO

IL VERDETTO È atteso per i prossimi giorni dopo che il tribunale si è riservato di decidere nell’udienza di ieri su Braccialini

da la Repubblica 12 Gennaio 2017

NÈ CONCORDATO preventivo né fallimento, per ora. Il tribunale di Firenze si è riservato di decidere sulla istanza di ammissione al concordato presentato dal cda della maison delle borse per signora Braccialini. Nell’udienza di ieri si è limitato ad acquisire documenti e informazioni orali chiesti ad integrazione del piano di rientro presentato dall’azienda. Poi la corte, formata da tre giudici, si è ritirata per preparare una decisione che sarà annunciata nei prossimi giorni.

Le possibilità sembrano appunto due. O ammissione alla procedura di concordato preventivo, che dovrà essere realizzato mettendo all’asta l’azienda per ricavare le risorse sufficienti a rimborsare al 100% i creditori privilegiati e almeno al 20% quelli chirografari. Oppure dichiarazione di fallimento. Soluzione interlocutoria potrebbe essere un supplemento di istruttoria che però appare improbabile.

Il tribunale aveva bocciato per la seconda volta la richiesta di gara per la vendita competitiva dell’azienda, a causa delle modalità e dei tempi ritenuti troppo stretti, e chiesto una lunga serie di integrazioni al piano di rientro. Le richieste di chiarimento riguardavano varie aspetti e si spingevano indietro negli anni. Fino ad investire termini e condizioni del passaggio di mano dell’80% dell’azienda, nel 2011, ad una cordata formata da tre fondi e dalla famiglia Braccialini, cessione operata dal fondo Mosaicon, che controllava Mariella Burani in amministrazione controllata e a sua volta proprietaria della maggioranza di Braccialini. All’epoca Mosaicon era presieduto da Massimo Macchi, ottimi rapporti con la famiglia Braccialini e che ritroviamo in seguito in Graziella Group di Arezzo, che da mesi prova a comprare Braccialini.

Intanto i sindacati sono stati convocati al ministero del lavoro per il prossimo 18 gennaio per discutere della richiesta di proroga della cassa integrazione che scade a febbraio. La proroga dovrebbe allungare i tempi del sostegno agli ormai meno di cento dipendenti di 6 o 9 mesi. Sperando che nel frattempo vada in porto il piano di vendita e di rilancio dell’azienda sotto una nuova proprietà.

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Braccialini, secondo no all’asta della maison 
E il sindacato vede nero Il tribunale chiede integrazioni sul piano di rientro 

Cisl: “Temiamo il fallimento...”. Mercoledì l’udienza  

MAURIZIO BOLOGNI asu la Repubblica 6 Gennaio 2017

L’ISTANZA di vendita di Braccialini presentata il 21 dicembre dal cda respinta dal tribunale di Firenze, ed è la seconda bocciatura nell’ambito della procedura concorsuale che si tenta di attivare. E la contemporanea richiesta del giudice allo stesso cda dell’impresa di fornire una decina di integrazioni al piano di rientro prima della prossima udienza fissata per l’11 gennaio. Ce n’è abbastanza perché il sindacato veda nero per Braccialini, la maison della moda finita in disgrazia. «Temiamo che il concordato preventivo si allontani e che il tribunale possa dichiarare il fallimento già nell’udienza della prossima settimana», taglia corto Mirko Zacchei della Cisl.

«L’azienda — dice Zacchei — sostiene di avere i numeri per accedere al concordato preventivo garantendo il saldo dei creditori privilegiati e il pagamento del 20% del credito chirografaro, ma noi vediamo una realtà diversa, parziale e allarmante». Il fatto è che il 21 dicembre il cda ha presentato nuovi richiesta di vendita e piano di rientro dell’azienda per poter accedere al concordato preventivo in bianco. La richiesta di vendita competitiva è stata bocciata, per le modalità e i tempi che prevedeva, eccessivamente rapidi e ritenuti tali da non poter garantire una pubblicità sufficienti perché più interessati possano partecipare alla gara competitiva per l’acquisto di Braccialini. In più il tribunale ha chiesto al cda una serie di integrazioni al piano di rientro che devono essere presentate in queste ore e prima dell’udienza decisiva della prossima settimana. «Quali siano i termini della gara e del piano proposti, delle loro lacune, delle integrazioni richieste dal tribunale, al sindacato non è dato sapere — dice Zacchei — Con Cgil abbiamo firmato una formale richiesta di informazioni, aspettiamo risposta. Ma temiamo che la situazione possa precipitare già la prossima settimana».

In un quadro obiettivamente complicato, ingarbugliato, deprimente, una buona notizia è che il tribunale ha rilasciato parere favorevole alla proroga della cassa integrazione di quel centinaio di dipendenti rimasti in forza a Braccialini dopo una consistente serie di dimissioni (la cassa integrazione sarebbe altrimenti in scadenza a febbraio). La speranza, sebbene remota, è invece che l’udienza in tribunale dell’11 gennaio sia quella decisiva per sciogliere tutti i i numerosi dubbi e per arrivare al bando della gara competitiva per la vendita. Una soluzione diversa sembrerebbe una beffa di fronte all’interesse all’acquisto in fase di concordato espresso da più parti.

Nei mesi scorsi, le manifestazioni d’interesse sono state almeno quattro, ma c’è chi parla addirittura di sei. Sicuramente si è fatto sotto Graziella Group, brand aretino del fashion e delle energie rinnovabili, che nelle settimane scorse ha recapitato al presidente del cda di Braccialini, Renzo Maragotto, un’offerta vincolante per l’acquisto del 100% dell’azienda fiorentina. Il gruppo aretino si era offerto di rilevare il ramo d’azienda con il brand, di assorbire 40 dipendenti dello stabilimento di Scandicci (da commerciali ad addetti allo sviluppo del prodotto, da pianificazione della produzione a logistica, eccetera), più altri 12 addetti in quattro negozi monomarca che resteranno di proprietà (a Firenze, Milano, Roma e Parigi), oltre ad acquisire contratti e rapporti di franchising. Manifestazione d’interesse all’acquisto di Braccialini sono state inoltre espresse in passato da una cordata guidata da due manager del Made in Italy e sostenuta da un fondo di investimento italiano, da fondi arabi e dal gruppo romano Cami, una settantina di milioni di fatturato, attivo nella distribuzione dell’abbigliamento e proprietario della rete di negozi intimo Ponte Vecchio 69 fondata nel 1741 a Firenze da Ignacy Dec, un artigiano di origini polacche.

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