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altri articoli 2016

Sanità, riconosciuti i tempi di cambio divisa: intesa Regione-sindacati. "Accordo innovativo"

Sanità toscana: riconosciuti i tempi per il cambio divisa e passaggio di consegne (10-15 minuti), intesa Regione-sindacati. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl: “Primo importante risultato, che supera una situazione frammentata. Si tratta di un accordo innovativo a livello nazionale”

La giunta regionale della Toscana ha deliberato il riconoscimento dei tempi di vestizione per il personale del sistema sanitario regionale. La delibera raccoglie i contenuti di un accordo raggiunto tra l’assessore Stefania Saccardi e le categorie della Funzione Pubblica di Cgil, Cisl e Uil.

Si tratta di un primo importante risultato in merito al riconoscimento dei tempi di cambio divisa e consegne per i professionisti del comparto.
Viene finalmente riconosciuto come orario di lavoro retribuito il tempo necessario per il cambio divisa (per complessivi 10 minuti a turno) e per il cambio divisa e passaggio di consegne (per complessivi 15 minuti a turno).

L’intesa ha il merito di superare la situazione frammentata e del tutto incerta che si è verificata nel corso degli ultimi tempi, per la quale i semplici ricorsi in sede vertenziale non hanno prodotto risultati, né sul totale degli aventi diritto, né su una larga platea.

Per diventare operativo l’accordo, del tutto innovativo sul piano nazionale, necessiterà di specifiche intese attuative in ogni singola azienda sanitaria.
Le segreterie regionali di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl esprimono soddisfazione per il buon esito del confronto con l’assessorato regionale alla sanità.

Notizia del: mer 02 ago, 2017

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Convenzione Regione Toscana-Farmacie per i servizi al pubblico, la Cgil Toscana chiede confronto

Convenzione Regione Toscana e Farmacie per i servizi al pubblico, Fuso (Cgil Toscana): “Bene aumentare il presidio territoriale, ma prima sarebbe stato utile un confronto sulla riorganizzazione generale del Cup e sui 6 milioni di euro stanziati verso soggetti in gran parte privati. Attendiamo risposte, e ricordiamo che il Contratto nazionale degli addetti è bloccato da cinque anni”

La notizia di pochi giorni fa prevede l’accordo tra Regione Toscana e Farmacie, dopo un anno di sperimentazione, su alcuni servizi come le prenotazioni Cup, il pagamento dei ticket, l’attivazione della carta sanitaria.
La nota di Mauro Fuso (Cgil Toscana):
Si tratta di una notizia positiva rispetto alla presenza di maggiori presidi territoriali per l’erogazione di servizi fondamentali per il cittadino, ad esempio il primo accesso al servizio pubblico attraverso la prenotazione Cup.

Ancora una volta purtroppo leggiamo dalla stampa le iniziative prese dalla Regione senza la possibilità di un confronto specifico. Sarebbe invece interessante conoscere l’esito del primo anno di sperimentazione soprattutto rispetto alla attuale riorganizzazione del sistema di prenotazione Cup in funzione della riduzione dei tempi di attesa. Così come altrettanto importante sarebbe conoscere l’utilizzo dei 6 milioni di euro stanziati per tre anni per favorire questo processo, trattandosi di denaro pubblico, verso le farmacie toscane, in gran parte private (1.000 private e 200 pubbliche a volte solo in parte).

Poiché come sindacato siamo firmatari insieme a CISL e UIL del contratto collettivo nazionale delle farmacie private (Federfarma), ci teniamo ad informare l’Assessore che il rinnovo di questo contratto è bloccato da circa cinque anni con evidenti ricadute normative e salariali sugli addetti del settore, che dovrebbero però garantire un nuovo servizio di qualità. Queste sono solo alcune tra le osservazioni che la notizia ci sollecita, vorremmo discuterne con la Regione Toscana per avere una risposta.

Notizia del: ven 21 lug, 2017

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Sanità, Cgil in piazza contro la Regione (e c’è anche Mdp)

G. G. dal Corriere Fiorentino 28 Giugno 2017

In quattrocento in piazza Duomo per protestare contro la «privatizzazione strisciante» della sanità toscana. Sotto la sede della giunta regionale, ieri pomeriggio si è tenuta la manifestazione della Cgil che contesta la mancata applicazione della riforma sanitaria Rossi-Saccardi: al taglio dei posti letto negli ospedali, accusa il sindacato, non è coinciso un aumento dei servizi sanitari territoriali. Col risultato — dice il sindacato — di peggiorare le cure, allungare le liste d’attesa e consegnare pezzi della sanità al privato-sociale. 

In piazza c’era solo la Cgil, non Csil e Uil. «Contestiamo le scelte della Regione, ma non vogliamo il muro contro muro — dice Mauro Fuso, della segreteria regionale Cgil — Questa protesta nasce per far capire a chi ci governa la sofferenza dei territori. Ma non annulla il dialogo, anzi lo alimenta». «L’assessore alla salute Stefania Saccardi ci chiede di scegliere se essere di lotta o di governo? — prosegue — Ma a noi non spetta questa scelta, noi siamo un sindacato, ci dobbiamo fare carico dei problemi». 

Al presidio c’erano anche Filippo Fossati e Serena Spinelli di Mdp. Un modo per protestare col compagno di partito, il governatore Enrico Rossi? «Al contrario — risponde Spinelli — siamo qui perché vogliamo il dialogo. La politica deve ascoltare i campanelli d’allarme». Al contrario Paolo Sarti (Sinistra Italiana) esulta per la rottura fatta dalla Cgil: «Finalmente si accorge dei danni che questo modello sanitario sta provocando». Ma, in nome del dialogo, una delegazione guidata da Fuso è entrata in palazzo Sacrati Strozzi per parlare con Ledo Gori, il capo di gabinetto di Rossi: «Gli abbiamo rappresentato i problemi. Nei territori c’è troppa tensione e noi vogliamo risolvere i problemi — dice il sindacalista — Ora speriamo che si possa aprire un percorso più concreto perché si risponda alle domande che abbiamo posto. La legge del 2015, ha previsto una riorganizzazione del sistema sanitario con la riduzione a 3 Asl, e quindi con un modello di ospedali per intensità di cure e di forte integrazione con il territorio. Un modello su cui è opportuna un’attenta verifica».

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Sanità, strappo della Cgil: in piazza contro la Regione

Il sindacato: guerra alla privatizzazione strisciante, martedì la protesta. Saccardi: rivolta politica

Giulio Gori Jacopo Storni dal Corriere Fiorentino 23 Giugno 2017

Sanità, la Cgil scende in piazza contro la Regione con una manifestazione fissata per martedì prossimo in piazza Duomo, proprio sotto le finestre della giunta Rossi. Il sindacato chiede «una sanità pubblica universale ed equa, contro la strisciante privatizzazione». Uno strappo forte rispetto al passato, quando le critiche della Cgil alla Regione puntavano solo su singoli episodi. Stavolta la critica del sindacato diventa strutturale ed è rivolta a tutto il sistema sanità. E non si riferisce solo alla gestione recente, quella dell’assessore Pd Stefania Saccardi, ma abbraccia le scelte strategiche degli ultimi dieci anni, molte delle quali sono dipese dall’attuale governatore Enrico Rossi: «Lo scivolamento della sanità pubblica — dice il segretario regionale Cgil, Mauro Fuso — va avanti da tempo» ed è dovuto «non solo alle politiche di questi ultimi anni, ma anche alle scelte risalenti a dieci anni fa». Per la Cgil, «il territorio non offre risposte adeguate ai cittadini» visto che «sono carenti i letti di cure intermedie, la bassa intensità assistenziale e l’assistenza domiciliare, si anticipa la dimissione dall’ospedale ma troppo spesso si abbandona il paziente a se stesso e alla famiglia». Cgil cita i numeri dell’Agenzia regionale di sanità dal 2012 al 2015: in questo arco di tempo, denuncia, in Toscana sono stati tagliati 658 posti letto, con un calo di 22 mila degenze. Il sindacato evidenzia la carenza delle case della salute (i vecchi poliambulatori), ricorda gli 8.000 lavoratori in appalto malgrado l’aumento dei carichi di lavoro e la diminuzione dei punti nascita del 20 per cento. «Il sistema toscano mantiene punte di eccellenza — precisa Fuso — ma ci sono scricchiolii che richiedono un’inversione di tendenza». 

Le critiche tirano in ballo Enrico Rossi (ex Pd, ora Mdp), ma il governatore annuncia che parlerà solo dopo la manifestazione del 27. L’assessore alla salute Stefania Saccardi (Pd) invece risponde: «Cgil lamenta la chiusura dei punti nascita, ma sono un punto d’orgoglio della Toscana. Chiede l’aumento dei posti letto negli ospedali e l’aumento delle case della salute, ma le seconde servono proprio a contenere l’aumento dei ricoveri. Per le liste d’attesa, invece, o si coinvolge il privato sociale o si fanno lavorare i dipendenti Asl di notte e la domenica: che decida la Cgil. E quando facemmo la riforma Cgil firmò un accordo sui lavoratori, senza protestare. Questa rivolta ha più a vedere con la politica che con la sanità». 

Dalla Cgil prende le distanze la Cisl Toscana, che diserterà il presidio di martedì: lo giudica insensato visto che «la Regione, all’indomani di un documento unitario firmato da Cgil, Cisl e Uil, ha aperto un confronto proprio su questi temi».

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Sanità toscana, la Cgil apre una vertenza regionale. Il 27 giugno manifestazione in piazza a Firenze

Meno posti letto, meno degenze, più accessi al pronto soccorso, liste d’attesa, decine di Case della Salute non realizzate, calo del 3% della spesa pubblica: sanità, la Cgil Toscana apre una vertenza regionale. Fuso alla Regione Toscana: “No alla privatizzazione strisciante, serve una sanità pubblica universale ed equa. Occorre una verifica sulla riorganizzazione del sistema, vanno potenziati i territori e le cure intermedie”. L’elenco dei territori in protesta. Il 27 giugno manifestazione alle 17 in piazza Duomo a Firenze, attese oltre mille persone

Meno posti letto, meno degenze e giornate di degenza, più accessi al pronto soccorso, liste d’attesa da migliorare, decine di Case della Salute non realizzate, calo del 3% della spesa pubblica: “sulla sanità bisogna invertire la tendenza”, tuona la Cgil Toscana. Che apre una vertenza regionale e scenderà in piazza a Firenze martedì 27 giugno, davanti alla sede della Regione in piazza Duomo 10 dalle 17 alle 19 (attese oltre mille persone da tutta la Toscana), per “una sanità pubblica universale ed equa, contro la strisciante privatizzazione, per una Toscana in buona salute” e per chiedere alla Regione “di invertire una tendenza che sta manifestando un preoccupante abbassamento dell’eccellenza riconosciuta al nostro sistema sanitario - dice Mauro Fuso della segreteria di Cgil Toscana -. La legge regionale 84 del 2015 ha previsto una riorganizzazione del sistema sanitario toscano con la riduzione a 3 ASL, in linea con quanto previsto dalla delibera 1235/2012 e quindi con un modello di ospedali per intensità di cure e di forte integrazione con il territorio. Un modello su cui è opportuna un’attenta verifica”.
Aggiunge Fuso: “Il sistema mantiene punte di eccellenza ma ci sono scricchiolii e scivolamenti che richiedono un intervento. Abbiamo visto per ora il taglio dei posti letto negli ospedali ma uno scarso potenziamento dei servizi territoriali. Il territorio deve saper rispondere ai bisogni diffusi, il potenziamento dei servizi territoriali deve essere la priorità. Sono carenti i letti di cure intermedie, la Bassa intensità assistenziale e l’assistenza domiciliare: si anticipa la dimissione dall’ospedale ma troppo spesso si abbandona il paziente a se stesso e alla famiglia”.
C’è poi la questione del depotenziamento degli ospedali periferici (tanti sono i territori in protesta, come si vede dall’ultimo paragrafo): “Senza una opportuna riorganizzazione della rete ospedaliera, ciò incide sui tassi di mortalità. Avere un infarto in zone montane o in territori urbanizzati può fare la differenza tra la vita e la morte, e questo non è accettabile. Inoltre, l'interconnessione tra ospedale e territorio è cruciale per il funzionamento del sistema di cure e per la continuità dei percorsi del paziente cronico e per evitare il ricorso inappropriato, ma spesso obbligato, al Pronto Soccorso”, dichiara il segretario regionale della Cgil. Che conclude così: “L’Italia ha una spesa sanitaria inferiore di quasi il 30% rispetto ai principali Paesi europei e sta lentamente sottofinanziando il sistema pubblico, mentre cresce la spesa privata. E’ necessario intervenire per destinare maggiori risorse pubbliche, combattere sprechi e corruzione e prevedere una compartecipazione alla spesa più equa e progressiva, in modo da garantire il diritto costituzionale alla tutela della salute”.

LA SCHEDA (DATI ARS, Agenzia Regionale per la Salute)

- Posti letto ordinari 2012-2015: nelle Asl si passa da 6.813 a 6.571, nelle Aou da 3.429 a 3.118, negli Istituti Centri di Ricerca da 275 a 250, nelle strutture pubbliche (totale) da 10.517 a 9.939, nel privato accreditato da 1.705 a 1.625. Totale di 658 posti in meno: 12.222 nel 2012, 11.564 nel 2015. La norme italiane in vigore prevedono 3,7 posti letto ogni mille abitanti, in Toscana siamo invece a 3,1.
- Degenze 2012-2015: nelle strutture pubbliche si passa da 560mila a 528mila, nelle strutture private da 53.100 a 52.200. Totale di 33.400 degenze in meno: da 613.500 a 580.100
- Giornate di degenza 2012-2015: nelle strutture pubbliche si passa da 3milioni e 234mila a 3 milioni e 21mila, nelle strutture private da 379mila a 362mila. Totale di 229mila giornate di degenza in meno: da 3 milioni e 613mila a 3 milioni e 384mila.
- Accessi al pronto soccorso 2012-2015: si passa da un milione e 314mila persone a un milione e 381mila persone. Totale di 67mila persone in più.
- Stato della salute: nel 2012 era in buona salute il 71% dei toscani, nel 2015 il 70% (nello stesso periodo, cresce dell’1% il numero di chi ha una malattia cronica)
- Liste d’attesa: sulla diagnostica, nel 2015 (dato sulla prima disponibilità) il 77,4% delle prestazioni erano disponibili in 0-15 giorni, l’8% in 16-30 giorni, il 14% circa in oltre 30 giorni. Nel 2013 i numeri erano molto simili (rispettivamente circa 76%, 9%, 14%). “I dati non ci sembrano raccontare la reale percezione per la gente: basta chiamare un Cup per rendersene conto. La normativa regionale prevede tempi massimi di 15 giorni per la specialistica e 30 giorni per la diagnostica, ma in quanti casi siamo ancora ben lontani da questi standard?”, si chiede Fuso. Da rilevare che, sempre nel 2015, sulle liste d’attesa per la specialistica, le prestazioni fissate ad oltre 30 giorni sono il 42%, dato in miglioramento ma che resta negativo.

ALCUNE CRITICITA’

- Tagli alla sanità toscana negli anni: dal 2010 al 2014 la spesa sanitaria pubblica regionale è scesa del 3%
- Case della Salute: al 31-12-2015 erano 52 (120 previste dai piani regionali). “Le Case della salute sono un modello di presidio sociosanitario del territorio che può e deve funzionare, è una sfida culturale prima ancora che organizzativa. Serve una decisa presa di posizione che le incentivi, completi i progetti e spinga i Medici di medicina generale ad aderire”, commenta Fuso.
- Occupazione: i lavoratori non sono diminuiti (negli ultimi anni si attestano intorno ai 50mila) ma, con i tempi di degenza che si riducono, lavorano quasi esclusivamente su casi acuti, con maggiore necessità di cura e assistenza. Questo significa necessità di nuove assunzioni che possano garantire qualità nelle prestazioni a maggiore intensità, altrimenti i lavoratori inevitabilmente accumulano più stress ed è più a rischio la qualità del servizio e la soddisfazione degli utenti. I lavoratori in appalto sono più di 8mila (quindi il 15%, aggiuntivo, degli addetti). “L’introduzione del nuovo modello ospedaliero per intensità di cure, contestualmente allo spostamento verso l'acuzie dei ricoveri, ha causato un aumento dei carichi di lavoro per gli operatori, che si somma alle carenze di organico, mentre i lavoratori del privato e degli appalti vedono talvolta peggiorare le loro condizioni salariali e normative, a volte senza la garanzia del mantenimento del posto. Per migliorare la qualità dei servizi, il modello toscano deve poggiare sulla valorizzazione del lavoro di chi opera a vario titolo in sanità”, precisa Fuso.
- In Toscana i punti nascita sono calati del 20% dal 2009
- Incidenza della spesa sanitaria sul Pil regionale: dal 6,8% del 2009 al 6,5% del 2014
- La Toscana è tra le ragioni più “anziane” d’Italia (il 25% degli abitanti ha più di 65 anni)
- Con la crisi il fenomeno della rinuncia a prestazioni sanitarie sia pubbliche che private ha accentuato il suo peso. In Toscana, la spesa sociosanitaria privata (indagine Istat) tra il 2011 e il 2013 è passata da 510,8 euro pro capite a 486,7 (con un minimo di 468,9 euro pro capite nel 2012.

ALCUNE DELLE PROTESTE NEI TERRITORI

- Pistoia: si sono invitati i sindaci dei comuni pistoiesi a sostenere le posizioni della CGIL, attraverso una lettera aperta
- San Marcello Pistoiese: dopo la soppressione del pronto soccorso dell’ospedale, vi è il concreto rischio di soccorsi non tempestivi nella montagna pistoiese
- Figline Valdarno: da lungo tempo si dicute della riconversione specialistica dell’ospedale, con dure prese di posizione anche dei sindaci della zona
- Prato: denuncia della carenza di posti letto nel nuovo ospedale
- Firenze: parziale chiusura del Poliambulatorio nel lungarno S. Rosa, un grande distretto che serve un bacino di utenza di 140mila residenti. Presidio di protesta con Fp Cgil
- Pontassieve: Casa della salute della Val di Sieve (per Pelago, Pontassieve e Rufina) non ancora realizzata nonostante gli impegni sottoscritti.
- Mugello, Borgo San Lorenzo: rischio chiusura reparto senologia dell’ospedale del Mugello che verrà trasferito a Ponte a Niccheri (il 23 giugno presidio di protesta)
- Livorno: vi è una discussione da lungo tempo intorno al destino dell’ospedale cittadino e allo stato della sanità livornese in generale, ora sfociata in un documento unitario consegnato all’Assessore regionale
- Isola D’Elba: mancanza di presidio adeguato, necessità di Casa della Salute (con gravi difficoltà a reperire personale, causa sede disagiata)
- Volterra: la manifestazione di Cgil e vari comitati in difesa dell’ospedale (il 10 giugno scorso) è stata molto partecipata
- Ospedale della Versilia: inaugurato solo 15 anni fa, viene oggi svuotato gradualmente di reparti (chiusi anatomia patologica e centro trasfusionale)
- Valtiberina: i sindaci e i sindacati esprimono posizione contraria all’accorpamento con il distretto del Casentino. Rischio di declassamento degli ospedali di Bibbiena e Sansepolcro
- Grosseto: forte preoccupazione per l’accentramento della Centrale 118 a Siena con il conseguente rischio di compromettere la tempestività dei soccorsi
- Siena: forte preoccupazione per le RSA storiche che vedono a rischio la loro sopravvivenza (ieri è saltato il tavolo di confronto con l’Asl Toscana Sud-Est)

Notizia del: gio 22 giu, 2017

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Trecento protestano in piazza 

E la Regione fa dietrofront

Sospeso il trasferimento del servizio di senologia

Paolo Guidotti da la Nazione 24 Giugno 2017 

LA NOTIZIA è stata data dalla Regione Toscana a manifestazione ormai sciolta. Altrimenti sarebbe stata una gran festa in piazza Dante, per le oltre 300 persone che, sfidando il caldo, hanno sfilato ieri pomeriggio a Borgo San Lorenzo, in difesa dell’ospedale del Mugello. Nel frattempo a Firenze, in Regione, si è presa una decisione significativa: è stata stabilita la «sospensione temporanea del trasferimento degli interventi chirurgici di senologia dall’ospedale di Borgo San Lorenzo al Santa Maria Annunziata a Ponte a Niccheri». Al tavolo, in palazzo Strozzi Sacrati, c’erano l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, i sindaci del Mugello, la direzione dell’Azienda Toscana centro, la consigliera regionale pd Fiammetta Capirossi.

A scatenare la protesta in Mugello era stata proprio la chiusura del servizio chirurgico di senologia, con le donne mugellane da operare al seno costrette a rivolgersi a Firenze, all’ospedale di Ponte a Niccheri. E così si erano incamminati – tante donne, bandiere dei sindacati, l’adesione di numerosi partiti e movimenti, da Rifondazione ai Socialisti, dalle liste civiche ai 5 Stelle – con striscioni che chiedevano di tener giù le mani dall’ospedale, dai servizi, da senologia. Ribadendo la volontà che l’ospedale rimanga nel Mugello. E davanti al Municipio di Borgo San Lorenzo – in corteo si sono visti anche gli assessori borghigiani Cristina Becchi e Claudio Boni – il gruppo è ancora cresciuto.

Nella nota diffusa dopo l’incontro con l’assessore Saccardi si spiega «la decisione di sospendere la procedura di trasferimento, come presa d’atto della preoccupazione manifestata dalla cittadinanza, e di ridefinire l’intero percorso senologico, con l’intento di non impoverire il territorio, ma di garantire la migliore qualità delle cure alla popolazione dell’area». 

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Mugello: il 23 giugno la Fp Cgil Firenze presente alla manifestazione a difesa dei servizi sanitari

Borgo San Lorenzo (Mugello): domani venerdì 23 giugno Cgil presente all’iniziativa per la tutela dei servizi sanitari (manifestazione dalle 17 dall’Ospedale)

Firenze, 22-6-2017 - Ci sarà anche la Funzione Pubblica Cgil domani venerdì 23 giugno in piazza a Borgo San Lorenzo per l’iniziativa promossa dal comitato “Non una di meno”, a difesa dei servizi sanitari del Mugello (e in particolare del servizio operatorio di senologia). La manifestazione partirà alle ore 17 davanti all’Ospedale di Borgo San Lorenzo con arrivo in Piazza Dante di fronte al Comune. E in merito FP CGIL della AUSL Toscana Centro e i delegati RSU CGIL del territorio chiedono, in una lettera aperta alla Direzione AUSL Toscana Centro, “di conoscere il progetto complessivo a regime del presidio ospedaliero del Mugello, il relativo piano di investimenti e la situazione dei servizi durante questo percorso”. Prosegue la lettera: “Come già avvenuto per altre specialistiche in passato, l’attività chirurgica di senologia svolta presso l’ospedale del Mugello sarà accorpata a quella già svolta a Ponte a Niccheri. Nell’immediato è indispensabile che l’attività ambulatoriale sul territorio sia preservata e rafforzata, ma occorre ancor più chiarezza rispetto alla futura mission di tutto l’Ospedale del Mugello con un progetto chiaro e verificabile.

Notizia del: gio 22 giu, 2017

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Futuro dell'ospedale del Mugello, Fp Cgil e Rsu Cgil scrivono alla Direzione Ausl. Il 23 giugno presidio

Ospedale del Mugello, Fp Cgil e la Rsu Cgil scrivono alla Direzione Ausl: “Chiarezza sui progetti”. Il 23 giugno Cgil al presidio a Borgo San Lorenzo con “Non una di meno”

La FP CGIL della AUSL Toscana Centro e i delegati RSU CGIL del territorio chiedono, in una lettera aperta alla Direzione AUSL Toscana Centro, “di conoscere il progetto complessivo a regime del presidio ospedaliero del Mugello, il relativo piano di investimenti e la situazione dei servizi durante questo percorso”.

Prosegue la lettera: “Come già avvenuto per altre specialistiche in passato, l'attività chirurgica di senologia svolta presso l'ospedale del Mugello sarà accorpata a quella già svolta a Ponte a Niccheri. Nell'immediato è indispensabile che l'attività ambulatoriale sul territorio sia preservata e rafforzata, ma occorre ancor più chiarezza rispetto alla futura mission di tutto l'Ospedale del Mugello con un progetto chiaro e verificabile. Per questi motivi venerdì 23 giugno saremo in piazza a Borgo San Lorenzo - iniziativa promossa dal comitato “Non una di meno” - a difesa dei servizi sanitari del Mugello, così come parteciperemo alle iniziative regionali promosse dal sindacato sulla sanità. Rimaniamo in attesa di una risposta alle nostre richieste da parte della direzione Aziendale della USL Toscana Centro e porgiamo i nostri Distinti saluti”.

Notizia del: gio 15 giu, 2017

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Salute assicurata con la polizza 

A Monnalisa l’oscar del welfare Le scelte di Menarini e Pignone

Monica Pieraccini sulla Nazione 5 Giugno 2017

NUOVO PIGNONE, Menarini, Eli Lilly Italia: le multinazionali da tempo puntano sul welfare aziendale, offrendo ai dipendenti servizi che migliorano la qualità della vita e rendono possibile conciliare lavoro e famiglia. Polizze sanitarie, convenzioni con palestre e piscine, borse di studio, rimborsi di tasse universitarie e rette scolastiche.

Dal 2012 i dipendenti della Menarini possono contare sull’asilo aziendale che accoglie i bambini tra 0 e 3 anni e cedere riposi e ferie ai colleghi che hanno necessità, ad esempio, di assistere un minore o un anziano non autosufficiente. Ge Oil&Gas-Nuovo Pignone da anni usa strumenti di welfare, destinati anche a coppie dello stesso sesso. Modello eccellente per il welfare, Gucci, che ai suoi 1700 dipendenti offre 300 euro l’anno in servizi e rimborsi per spese sanitarie, spese scolastiche, cinema, viaggi, corsi di lingue, previdenza integrativa, convenzioni con il trasporto pubblico e flessibilità, con ore di straordinario accumulate da utilizzare per permessi aggiuntivi.

L’AZIENDA vinicola Ruffino di Pontassieve, di proprietà del colosso americano Constellation Brands, gestisce internamente il piano welfare. Da quest’anno i lavoratori possono convertire tutto o parte del premio di risultato per pagare esami sanitari, gite e mense scolastiche, libri, tasse universitarie o per usufruire in modo pressoché gratuito di piscina e palestra vicine al luogo di lavoro. Per la gioia dei bambini e dei familiari dei dipendenti, non manca durante il campionato la possibilità di accompagnare in campo i giocatori della Fiorentina. 

All’avanguardia per il welfare anche l’azienda chimica Ineos di Rosignano Solvay, che prevede borse di studio, rimborsi spese per gli asili nido, bonus per i dipendenti che dopo l’assunzione conseguono il diploma o la laurea o migliorano il loro livello di conoscenza della lingua inglese.

NON SOLO, ma ad alcune figure amministrative è consentito una volta la settimana lo smart working, cioè il lavoro flessibile, fuori ufficio, in modo da facilitare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro. È di marzo l’accordo sul welfare aziendale tra Aisa di Arezzo, società a partecipazione pubblica che gestisce il termovalorizzatore di San Zeno, e i sindacati, grazie al quale i dipendenti possono scegliere tra la monetizzazione o il rimborso di spese legate a sanità, in particolare all’assistenza di anziani non autosufficienti, previdenza, scuola, oltre a buoni carburante, buoni viaggi o per abbonamenti a riviste o palestre.

Alla Manetti Battiloro, che da quindici generazioni produce a Firenze la foglia d’oro, palestra e biblioteca sono dentro l’azienda, mentre alla Unigum, distributrice di prodotti per l’antinfortunistica, che viaggia su un fatturato di 21 milioni di euro, per il benessere e la serenità dei dipendenti si organizzano lezioni di zumba e di fit walking.

PREMIATA quest’anno da Welfare Index Pmi di Generali, l’indice che valuta il livello di welfare nelle piccole e medie imprese italiane, Monnalisa, azienda di Arezzo specializzata nell’abbigliamento per bambini di alta gamma, che offre ai dipendenti una polizza sanitaria aziendale completamente a carico dell’azienda, previdenza complementare, corsi di formazione e l’introduzione dei flexible benefit, con un importo variabile che può essere speso all’interno di una vasta gamma di servizi, che vanno dall’asilo nido, alle spese sanitarie non coperte dalla polizza, ad esempio le lenti da vista, fino alle vacanze.

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Sanità, la rivoluzione che non c'è

La Cgil attacca: "Tutto fermo"

Dopo l’annuncio del piano da 54 milioni, il sindacato avanza dubbi

Irene Puccioni da la Nazione 11 Maggio 2017

MANCAVANO soltanto i fuochi d’artificio alla presentazione dello scorso 20 ottobre. La notizia di 54 milioni di euro di investimenti pubblici che in poco più di tre anni e mezzo avrebbero cambiato la geografia socio-sanitaria dell’Empolese Valdelsa fu accolta – e non poteva essere altrimenti – con una carrellata di sorrisi e strette di mano da tutti i sindaci dell’area della ex Asl 11 convocati al centro direzionale empolese in via dei Cappuccini. L’assessore alla salute Stefania Saccardi, in quell’occasione, quasi si scusò: «C’è voluto quasi un anno per elaborare il piano di investimenti perché – spiegò – volevamo occuparci di tutta l’area».

SONO già passati sette mesi dalla trionfalistica conferenza stampa e adesso però c’è chi chiede conto di un aggiornamento sul cronoprogramma. «Sulle attività strategiche per la zona ancora non si vendono avanzamenti – premette subito Simone Baldacci delegato Fp-Cgil dell’Asl Toscana Centro –. In attesa del reperimento delle risorse necessarie al completamento dei lavori del corpo H dell’ospedale di viale Boccaccio pensiamo che sia una necessità non più rinviabile l’utilizzo degli spazi di San Miniato e Fucecchio per dare risposte alla carenza di posti letto di lungo degenza e di cure intermedie».

MA DATE e certezze, al momento, non sembrano esserci. «Non c’è ancora una data d’inizio sull’avvio delle cure di lungo degenza all’ospedale di San Miniato – dice Baldacci – come non riscontriamo l’incremento dell’attività operatoria prevista per il Cesat di Fucecchio, dove è necessario abbattere la lista di attesa con maggiori sedute operatorie e comunque di utilizzare gli spazi, 23 posti letto, al secondo piano». Tutti servizi che sarebbero utili per decongestionare l’ospedale di Empoli dalle degenze mediche che lo affliggono nei periodi di picco, consentendo una regolare attività chirurgica e un miglior servizio ai cittadini che si rivolgono al pronto soccorso, che sarebbe messo in grado di ricoverare.

«SE OGGI – aggiunge il delegato Fp Cgil – si verificasse una epidemia influenzale come quella che si è presentata nei primi giorni di quest’anno si riproporrebbero le stesse situazioni di disagio e sovraffollamento del pronto soccorso, con pazienti parcheggiati per giorni sulle barelle in attesa di un posto letto».

Comunicato stampa

A sette mesi dalla conferenza stampa (20 ottobre 2016) della USL Toscana Centro sul piano di Investimenti nella zona Empolese-Valdelsa-Valdarno ancora non si vedono avanzamenti su quelle che noi riteniamo le attività strategiche per la zona.

In attesa del reperimento delle risorse necessarie al completamento dei lavori del corpo H del Presidio Ospedaliero di Viale Boccaccio pensiamo che sia una necessità non più rinviabile l'utilizzo degli spazi di San Miniato e Fucecchio per dare risposte alla carenza di posti letto di lungo degenza e di cure intermedie.

L'avvio delle cure di lungo degenza previste nel Presidio Ospedaliero di San Miniato ancora non ha una data di inizio del servizio, come non riscontriamo l'incremento dell'attività operatoria prevista per il CESAT di Fucecchio, dove c'è la necessità di abbattere la lista di attesa con maggiori sedute operatorie e comunque di utilizzare gli spazi - 23 posti letto - al secondo piano.

Cure intermedie e lungo degenze sono servizi indispensabili al territorio dell'Empolese Valdelsa, che ha una carenza strutturale di posti letto. Questi servizi sarebbero utili per decongestionare l'Ospedale di Empoli dalle degenze mediche che lo affliggono nei periodi di picco, consentendo una regolare attività chirurgica e un miglior servizio ai cittadini che si rivolgono al Pronto Soccorso, che sarebbe messo in grado di ricoverare.

Simone Baldacci delegato FP CGIL Usl Toscana Centro dichiara: “se oggi si verificasse una epidemia influenzale come quella che si è presentata nei primi giorni di quest’anno si riproporrebbero le stesse situazioni di disagio e sovraffollamento del pronto soccorso, con pazienti anziani con patologie croniche parcheggiati per giorni sulle barelle in attesa di un posto letto”.

Insieme alla necessità di assumere personale per sostenere gli attuali servizi serve che sia realizzato al più presto quanto previsto nel piano degli investimenti, per dare risposte concrete ai bisogni di salute dell'Empolese-Valdelsa-Valdarno, e su questo la FP CGIL continuerà ad incalzare la Direzione aziendale e a interrogare la politica.

Simone Baldacci

FP CGIL - USL Toscana Centro

10 maggio 2017

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SANITA’ UN MODELLO «ZOPPO»

di Mauro Fuso * su la Nazione 28 Aprile 2017 

LA riorganizzazione degli ospedali e la continuità territoriale in Toscana avevano il compito di concentrare anche fisicamente i luoghi degli interventi medici e chirurgici, mantenendo “equa” la distribuzione geografica e qualificate e efficaci le strutture operative. Il territorio doveva prevedere adeguati presidi sociosanitari. Queste due fasi non si sono allineate in quanto gli ospedali sono stati riorganizzati, posti letto e organici sono diminuiti, mentre nel territorio non bastano le azioni messe in campo per l’assistenza sociosanitaria. Questo sfasamento causa problemi nei Pronto Soccorso, perché chi non trova le risposte nel territorio ritorna per forza all’ospedale. Per sostenere il Servizio Sanitario Pubblico occorre rigenerare le condizioni di sistema. Serve un coinvolgimento istituzionale e sociale a tutti i livelli, una specie di cura continua del sistema salute. C’è bisogno di un salto di qualità nella direzione del territorio. Qui è evidente uno scarso protagonismo, se non l’assenza, degli amministratori locali.

NATURALMENTE non si può fare a meno delle necessarie risorse pubbliche, non accettando l’idea che non si può spendere oltre i limiti del Fiscal Compact e dell’equilibrio di bilancio. La spesa sanitaria in Italia è al 6,7% del Pil (sotto la media dei Paesi Ue che è al 7,3%) e dovrebbe scendere addirittura al 6,4%. Su questo la politica deve intervenire, impedendo che vinca un modello sociale che abbandona la fiscalità progressiva e un’equa redistribuzione della ricchezza. Una politica ragionieristica aprirebbe la strada della privatizzazione della sanità pubblica.

SERVE un ribaltamento per riavvicinare i cittadini alla politica, costruire partecipazione e controllo dal basso dei beni comuni come la salute, difendendo il modello sociale che abbiamo conosciuto per innovarlo e svilupparlo. Su questo il sindacato si è impegnato accettando la sfida. Per la Regione è già tempo di verifiche e bilanci.
* Segretario confederale della Cgil Toscana

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"Investire sulla sanità": Careggi (Firenze), le Rsu Fp Cgil-Cisl-Uil consegnano una lettera a Gentiloni

Inaugurazione Trauma Center Careggi (Firenze), le Rsu Fp Cgil-Cisl-Uil hanno consegnato al premier Gentiloni una lettera sulla sanità, alla vigilia della Giornata Mondiale della Salute: “Stop tagli e rigore, ci sono troppe diseguaglianze di salute, troppe persone rinunciano a curarsi, serve investire”

In occasione dell’inaugurazione del nuovo Trauma Center all’ospedale fiorentino di Careggi, le Rsu Fp Cgil-Cisl-Uil hanno consegnato al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni una lettera, alla vigilia della Giornata Mondiale della Salute: “Si invertano le politiche di rigore e di tagli alla sanità. Nel nostro Paese persistono troppe disuguaglianze di salute, troppe persone rinunciano alle cure per ragioni economiche o di inefficienza e spesso sono costrette a cercare risposte lontano dal proprio territorio. Bisogna investire su lavoro e servizio”.

IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA

Presidente Gentiloni,
la Rsu Fp Cgil Cisl e Uil le danno il benvenuto nella nostra Azienda per il taglio del nastro del nuovo Trauma Center.
La Sua visita in un'azienda importante del sistema sanitario regionale della Toscana è di auspicio per l'inversione delle politiche di rigore e tagli ai fondi della sanità, verso un rilancio della sanità pubblica.

Come ben lei sa, la sua visita avviene proprio alla vigilia della Giornata Mondiale della Salute, in occasione della quale la Federazione Sindacale Europea dei Servizi Pubblici (EPSU) ha lanciato, assieme a molte associazioni e movimenti, la seconda giornata europea di azione contro la privatizzazione e la commercializzazione della sanità.

Per i lavoratori e per noi delegati di sindacali di CGIL CISL UIL dell'Azienda Universitaria Ospedaliera di Careggi, un momento per rilanciare impegno e la mobilitazione per sostenere il pieno rispetto del diritto costituzionale alla tutela della salute, che non può essere ridotta a merce o compromessa dalle politiche di austerità.

Nel nostro Paese persistono troppe disuguaglianze di salute, troppe persone rinunciano alle cure per ragioni economiche o di inefficienza e spesso sono costrette a cercare risposte lontano dal proprio territorio.

La priorità è investire in prevenzione e in promozione della salute, agendo su tutti i suoi determinanti: reddito, lavoro, istruzione, alloggio, ambiente. La povertà, ricorda l’OMS, è la più funesta delle malattie e la stessa speranza di vita è legata alle condizioni sociali delle persone.
Occorre investire risorse adeguate nel Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale, mettendo fine alla stagione dei tagli e dei ticket, combattendo sprechi e corruzione e provando a risolvere l’annosa questione delle liste d’attesa, causa principale del ricorso alla spesa “out of pocket”. I LEA vanno assicurati in tutto il territorio nazionale per superare gli intollerabili divari. In tale direzione vanno rilanciati gli investimenti finanziari per realizzare le necessarie strutture di alta specialità nel mezzogiorno al fine di ridurre la forte mobilità sanitaria regionale.

Il diritto alla salute e a cure di qualità si garantisce grazie al lavoro degli operatori, e proprio per tale motivo devono essere superate le norme che bloccano il turn-over per consentire nuove assunzioni, e serve un investimento nel rinnovo dei contratti di lavoro. L’assistenza sociale e sanitaria consiste essenzialmente nel lavoro umano. Oltre alla componente strumentale e tecnologica rimane centrale la prestazione professionale delle lavoratrici e dei lavoratori. Lavorare per garantire salute, cura, persino vita delle persone, è una grande responsabilità, non sempre riconosciuta adeguatamente. Servono competenze e “gesti tecnici” ma senza capacità di relazione umana e sensibilità peggiora la qualità dell’assistenza. Dare valore al lavoro degli operatori migliora la qualità dei servizi per i cittadini.

Un SSN più forte può affrontare la sfida dei crescenti bisogni prodotti dai cambiamenti demografici ed epidemiologici: malattie croniche, non autosufficienza, disagio mentale, cogliendo le differenze di genere. Più risorse e orientamento della spesa le leve d'intervento, per costruire una forte rete di servizi sanitari e sociali integrati e diffusi nel territorio: dalle case della salute all’assistenza domiciliare per evitare il rischio di un uso improprio degli ospedali e del pronto soccorso. La continuità assistenziale necessita di legami forti tra servizi territoriali e ospedali.

Investire nella tutela della salute e in servizi pubblici e universali, lo afferma l'OMS, è indispensabile per assicurare i diritti di ogni persona ma è anche un formidabile investimento per migliorare le condizioni sociali, sostenendo lo sviluppo e la creazione di occupazione: come afferma la nostra Costituzione, concepire la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

Notizia del: gio 06 apr, 2017

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"No a riduzioni di servizi al presidio sanitario di Lungarno Santa Rosa": l'appello Spi Cgil Firenze

“Sono inaccettabili riduzioni dei servizi prima della realizzazione di una nuova Casa della Salute”: presidio sanitario lungarno Santa Rosa (Firenze), la nota di Spi Cgil Quartiere 1 e 4. “Un presidio fondamentale per due zone della città”

Presidio sanitario del Lungarno Santa Rosa (Firenze), la nota delle Leghe Spi Cgil del Quartiere 4 e del Quartiere 1:

Come SPI CGIL abbiamo partecipato negli anni ad un percorso di confronto, che ha avuto come riferimento il forte cambiamento dei bisogni di salute delle persone. Una prospettiva che ha messo al centro la prevenzione, i servizi socio sanitari nel territorio, l’importanza delle cure primarie e della continuità assistenziale. Abbiamo considerato questo un modo utile anche per affrontare il complesso tema della sostenibilità del sistema sanitario nazionale e regionale che sta subendo un progressivo, pesante definanziamento. Abbiamo condiviso quindi la scelta di realizzare le Case della Salute come presidi territoriali nei quali l’assistenza viene erogata in modo coordinato e integrato, mirando a rispondere ai bisogni dei cittadini attraverso un percorso semplificato perché la compresenza dei servizi consente di realizzare tutti i passaggi (visita, diagnostica, prenotazione, ecc.) attraverso un unico accesso.

Dobbiamo registrare che questo percorso si è interrotto o presenta pesanti ritardi, sia in termini quantitativi (realizzazione delle Case della Salute), sia in termini qualitativi (servizi effettivamente funzionanti nelle strutture, a partire dal presenza dei medici di medicina generale). In questo quadro la questione del presidio sanitario di Santa Rosa diventa davvero emblematica: mentre non è decollata la prevista realizzazione della Casa della Salute nella struttura di Montedomini, si pensa di smembrare e comunque ridurre il numero dei servizi nella struttura di Santa Rosa, presidio socio sanitario fondamentale su cui insistono ben due quartieri della città.

Vogliamo ribadirlo qui con chiarezza. Questo presidio deve collocarsi nei piani già definiti dalla Regione e dall’azienda sanitaria. Variazioni e tanto meno riduzioni dei servizi presenti nel presidio di Santa Rosa sono inaccettabili fuori o prima della contestuale realizzazione di una nuova Casa della Salute di terzo livello al servizio dei cittadini dei Quartieri 1 e 4 di Firenze. Non ignoriamo l’esigenza di interventi importanti sulla struttura del presidio sanitario di Santa Rosa. Qualsiasi ipotesi alternativa può essere valutata però solo garantendo, contestualmente e senza smembramenti, il livello quali-quantitativo dei servizi insieme ad una adeguata collocazione e accessibilità territoriale della struttura.

Notizia del: ven 21 lug, 2017

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Presidio sanitario Santa Rosa (Firenze), la Fp Cgil: "Non ancora soddisfacenti le risposte degli assessori"

Presidio USL Lungarno Santa Rosa (Firenze), chiude o non chiude? “Chiudicchia”.
“Perché le risposte delle Assessore Saccardi e Funaro non ci soddisfano e non ci convincono”: la nota Fp Cgil Usl Toscana Centro con una proposta (riqualificare il plesso del vecchio ospedale di Borgo Ognissanti)


Finalmente, dopo le iniziative della FP CGIL e dei Cittadini sono arrivate le prime risposte sul destino del Presidio di Lungarno Santa Rosa.
Le risposte però non sono ancora soddisfacenti. Non ci soddisfano perché non sono esaustive, rispondono solo ad una parte del problema, quella che riguarda i servizi posti al piano terra come il SERT, gli ambulatori, il punto prelievi.

Mentre non risponde alle necessità dei Servizi posti negli altri tre piani: Riabilitazione, Salute Mentale Infanzia Adolescenza, Salute Mentale Adulti del Quartiere 4, i Servizi Sociali ad esso collegati, parte degli uffici amministrativi e degli ambulatori. Si evita ogni risposta sulla destinazione della SMIA e della Riabilitazione si parla di via Canova per la SMA Q4, quando si sa che questa soluzione non è praticabile perché non ci sono spazi sufficienti.
Chiediamo che vengano date al più presto risposte per tranquillizzare i lavoratori e i cittadini sul fatto che il quartiere del centro storico non venga “abbandonato”. Una possibile soluzione per rispondere alle esigenze dei cittadini è quella di riqualificare il plesso del vecchio ospedale di Borgo Ognissanti. Struttura già di proprietà dell'USL Toscana centro che ha il vincolo di destinazione sanitaria. Soluzione che a nostro avviso risponde alle esigenze del centro storico e a regime sarebbe la più economica.

Firmato: Fp CGIL USL Toscana Centro

Notizia del: gio 08 giu, 2017

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I servizi sanitari non lasceranno il presidio sul lungarno S.Rosa

Gli uffici dell’assessorato andranno al primo piano. Al terreno rimarrà la Asl con le sue attività più richieste

MICHELE BOCCI su la Repubblica 6 Giugno 2017

I SERVIZI sanitari non lasceranno il presidio di Santa Rosa a Fireze. Niente trasferimento per Cup, punto prelievi, anagrafe e altre attività di base malgrado l’arrivo degli uffici dell’assessorato alla Salute. È stata l’assessora Stefania Saccardi a chiarire ieri, dopo varie proteste di sindacati come la Cgil e di comitati di cittadini, quale sarà il futuro della struttura dell’Oltrarno. I suoi uffici troveranno spazio ai piani superiori, mentre il piano terreno resterà alla Asl per le sue attività territoriali più richieste. E mentre si faranno i lavori di rustrutturazione ai piani superiori «il presidio non chiuderà», come spiega Saccardi.

Dalla Regione si fa notare che le polemiche delle ultime settimane sono state fatte prima ancora che fosse assunta una decisione dall’assessora e dalla Asl Toscana Centro, e si ricorda come in assessorato c’è un tavolo sul tema con l’assessora Funaro del Comune di Firenze e con Dormentoni e Sguanci, presidenti dei Quartieri 4 e 1. «Nel presidio del lungarno Santa Rosa resteranno tutti i servizi sanitari di base, anche con il trasferimento dell’assessorato regionale al diritto alla salute, che andrà ad occupare dal primo al terzo piano dell’immobile », chiarisce quindi Saccardi. I 1.000 metri quadri ospiteranno Cup, punto prelievi, attività amministrativa, ambulatori specialistici di base, ambulatorio infermieristico e Servizi per le dipendenze. La salute mentale, che sta ai piani superiori si sposterà in parte nel Quartiere 4, in via Canova, e in parte in Borgo Ognissanti, che si pensa di riaprire proprio per questa attività e non solo.

Saccardi ricorda che il trasferimento dell’assessorato consentirà alla Regione Toscana di risparmiare circa 750.000 euro di affitto ogni anno, «di riqualificare e risanare un immobile pubblico, e di evitare rischi di speculazioni immobiliari su quell’immobile, che così tanto avevano preoccupato la popolazione in passato. Naturalmente il distretto dovrà convivere con i lavori di ristrutturazione comunque necessari, stanti le condizioni di pessima manutenzione dell’immobile».

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Presidio socio-sanitario Lungarno Santa Rosa

Lettera aperta agli Amministratori e alla cittadinanza

 

Al Sindaco della Città di Firenze

Al Presidente della Regione Toscana

Al Direttore Generale FF USL Toscana Centro

Sollecitiamo con la massima urgenza una risposta esaustiva circa le scelte assunte dalla Direzione della USL Toscana Centro e dall’Assessorato alla Salute della Regione Toscana per il cambio di destinazione d’uso del Presidio di Lungarno Santa Rosa da sanitario a uffici dell’Assessorato stesso.

Chiediamo al Sindaco, all’Assessore, ai Presidenti di Quartiere quale sia la loro opinione in merito.

Segnaliamo che se tale decisione fosse assunta, dopo che è stato chiuso anche il Presidio di Borgognissanti, un bacino di utenza che corrisponde agli abitanti dei Quartieri 1 e 4, per un totale di circa 140.000 residenti, resterebbe praticamente senza Presidi di riferimento, se non, per il Q.4 quello di via Chiusi all’Isolotto che già adesso presenta gravi problemi di spazio.

Riteniamo non attuabile questo ennesimo taglio al servizio pubblico e al diritto alla Salute, tanto più che da anni, già da quando si proponeva di vendere ai privati l’edificio, non è mai stata presentata una proposta ufficiale sulle nuove allocazioni dei servizi che comunque verrebbero frammentati e dispersi sul territorio, arrecando disagi agli utenti.

Restano tuttavia gravi problemi strutturali nel Presidio di Lungarno Santa Rosa, che in questi anni di “prossimità” alla chiusura sono stati rimandati: impianti, infissi, bagni, sanificazione del sottosuolo, ascensori, bonifica dell’amianto. Anche altri presidi importanti versano in gravi condizioni di abbandono, vedi Borgognissanti, e si degradano giorno dopo giorno.

Chiediamo, pertanto, una risposta ufficiale sull’utilizzo di Santa Rosa, sui progetti di destinazione dei servizi attualmente lì allocati, sui tempi di attivazione e un tavolo di discussione sul merito della collocazione dei Presidi socio sanitari nel Comune di Firenze.

FP CGIL Usl Toscana Centro

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ASL Santa Rosa, Articolo 1 – MDP: "Importante mantenere i servizi di prossimità ai cittadini"

15 Maggio 2017

Un question time sul trasferimento dei servizi del presidio ASL di lungarno Santa Rosa. A presentarlo nel consiglio di oggi il capogruppo di Articolo 1 – Movimento Democratici e Progressisti Alessio Rossi.
"Ciò che è emerso – ha dichiarato Rossi insieme alla consigliera Stefania Collesei dopo la risposta da parte dell'assessore al welfare Sara Funaro – è che ancora non c'è niente di ufficiale riguardo all'eventuale trasferimento del presidio, che fa parte di una complessiva riorganizzazione in corso da parte dell'azienda sanitaria. Riorganizazzione che non priverà comunque il territorio dei servizi di prossimità ai cittadini, questa la promessa".
"Al tavolo insieme alla Regione e all'ASL, il Comune faccia sentire la sua voce in difesa di questi servizi essenziali per i residenti, specialmente per le fasce più anziane. L'assessore Funaro ha anche preannunciato che, su questo tema, si terrà presto un incontro pubblico per illustrare i cambiamenti in arrivo. Da parte nostra continueremo a mantenere alta l'attenzione sul tema, anche in commissione consiliare sanità" hanno aggiunto Rossi e Collesei. (fdr) 

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L’assessorato a Santa Rosa, la Cgil preoccupata per la Asl

L’ARRIVO DEGLI UFFICI REGIONALI SUL LUNGARNO COSTRINGEREBBE A SMEMBRARE LE FUNZIONI DELL’AZIENDA SANITARIA

mi.bo. su la Repubblica 12 Marzo 2017

QUAL è il futuro del presidio Asl di Lungarno Santa Rosa? Se lo chiede, e lo chiede all’azienda sanitaria Toscana Centro, la Cgil, preoccupata per il destino dei servizi. Il dato di partenza è che nella struttura subito fuori dalle mura di San Frediano dovrebbe trasferirsi l’assessorato alla Sanità. L’attuale sede in via Alderotti costa infatti circa un milione di euro l’anno, soldi che potrebbero essere risparmiati se ci si sposta in un immobile del sistema sanitario. Da molto tempo si parla di cambiare sede degli uffici regionali, ma le varie soluzioni ipotizzate non sono mai diventate progetti concreti.

Così si punta su Santa Rosa. Il problema è che la struttura, come sottolineano dal sindacato, ormai serve un bel pezzo della città, compreso il centro di Firenze. Ogni mattina ci sono decine di persone in attesa dell’anagrafe sanitaria o del Cup,dove prenotare visite ed esami. La maggior dei cittadini sono anziani, visto che i più giovani contattano il Centro unico prenotazioni telefonicamente oppure attraverso il computer (cosa quest’ultima comunque ancora poco diffusa). In più ci sono servizi come la psichiatria. «Adesso è dislocata su 16 stanze — dice Alberto Bresci della Cgil — L’azienda ha ipotizzato di trasferire il servizio, dove ad esempio vengono somministrate le terapie ai malati, in zona via Canova, in un’area dove sarebbero a disposizione appena sette stanze. Davvero poche visto la mole di attività che viene svolta. Il servizio avrebbe bisogno pure di più spazi».

Nei progetti illustrati, ancora non ufficialmente, dai vertici dell’azienda sanitaria ai sindacati si parla anche di trasferire alcuni servizi all’Iot, e altri tra i quali l’anagrafe sanitaria, forse in Borgo Ognissanti, una struttura vuota ormai da anni. A lungo si è parlato di venderla ma essendoci un vincolo sanitario non si sono trovati acquirenti disponibili a investire. Tempo fa si presentò un gruppo straniero che però non dava garanzie riguardo alle disponibilità finanziarie. E così si pensa di recuperare l’ex ospedale portandoci alcune delle attività di Santa Rosa. La struttura però non è facilmente accessibile allo stesso modo, perché si trova nella zona a traffico limitato e chi vive fuori dai viali potrebbe avere difficoltà a raggiungerla.

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Villa Ragionieri, un pasticcio fiorentino 

Balletto di numeri tra Regione e Unipol 

Ilaria Ulivelli su la Nazione 13 Febbraio 2017

SE NON È LA STORIA infinita, l’acquisto mancato di Villa Ragionieri, sede del Centro oncologico fiorentino (di proprietà Unipol), da parte della Regione Toscana, è un sequel ben confezionato del romanzo di Michael Ende. Perché dopo dieci anni si ricomincia. Non da tre ma da trentasei più uno: 36 milioni infatti è il valore dell’immobile nel comune di Sesto Fiorentino (al confine con Firenze) determinato dai periti del Demanio per un eventuale acquisto da parte della Regione; tra i 700mila euro e un milione la valutazione complessiva degli arredi e delle strumentazioni fatta dalla commissione incaricata dalla Regione per quantificarne il valore.
Dunque ecco raggiunta la cifra tonda di 37 milioni, esborso limite che si era posta la Regione Toscana, per l’acquisto (con formula rent to buy) della villa con progetto di trasformarla in Centro per la salute della donna, secondo una delibera varata due anni fa. Oggi, paradosso, avrebbe già un primario in pectore per ricoprire il ruolo di direttore. Ma c’è solo lui. Il deserto intorno.

Il Centro oncologico fiorentino ha chiuso i battenti nel luglio scorso dopo un valzer di annunci e mancati accordi andato avanti per un anno e con i 104 dipendenti in ansia fino all’ultimo poi ricollocati tra ospedalità privata e Asl, con contratti interinali. A oggi Unipol ha rimesso sul mercato l’immobile disponibile a venderlo al migliore offerente. O ad affittarlo. Il rapporto con la Regione? C’è stato il bomba libera tutti, si mormora negli uffici del colosso assicurativo bolognese. Dunque? La Regione Toscana ha l’intenzione di portare in fondo la trattativa. Ma ce la farà? Cominciamo dal principio e dai colpi di scena.

ERA IL 2007 quando l’attuale governatore toscano Enrico Rossi, all’epoca assessore regionale al diritto alla salute, cominciò a mettersi alla ricerca di una sede per la relizzazione del polo oncologico pubblico che sarebbe dovuto diventare il fiore all’occhiello della sanità pubblica toscana. Partirono i contatti con Fondiaria Sai che aveva già avviato il progetto di realizzazione del centro a Villa Ragionieri. Dopo una lunga trattativa finì tutto in malora in concomitanza con la partenza dell’inchiesta sui terreni di Castello (ora di proprietà Unipol), nell’ottobre del 2008, in cui fu messa sotto accusa la «corruzione liquida» per lo sviluppo della città a Nord-Ovest nella grande area di proprietà della famiglia Ligresti (Fondiaria Sai). Rossi, vista la malaparata, dette una sterzata alla strategia decidendo di realizzare il polo oncologico all’interno di Careggi.

Nel frattempo il centro oncologico fiorentino, la struttura privata di Villa Ragionieri è nata (con uno sforzo economico di 150 milioni): prima di chiudere, nell’estate scorsa, produceva un fatturato annuo di circa 14 milioni di euro, buono solo per pareggiare un debito consolidato di circa 13, sempre all’anno. Quattro anni fa il passaggio di proprietà da Fonsai a Unipol. Per salvare il personale era stato ipotizzato di chiedere ai dipendenti di creare una cooperativa che offrisse il servizio alla sanità toscana per tre anni: lavoro interinale, garantito solamente per un triennio. Cosa che ai lavoratori aveva fatto storcere il naso.

Da lì in poi è cominciato un balletto senza finale. Perché se genericamente l’ospedalità privata non è esattamente il core business di Unipol, figurarsi se la corazzata emiliana avesse in animo di far marciare un centro oncologico che non produceva alcun utile, avendo anche perso il convenzionamento con il servizio sanitario pubblico regionale.

ORA LA TRATTATIVA è saltata definitivamente. Se la Regione vorrà continuare a battere il percorso con Unipol, dovrà tornare alla carica. Altrimenti potrebbero farlo il Gruppo Giomi (delle Case di cura Ulivella e Glicini) in continua espansione e Ettore Sansavini per conto del gruppo Villa Maria che ha bisogno di spazi a Firenze. Entrambi avevano partecipato al bando insieme a Unipol per la realizzazione del Centro per la salute della donna. Aveva vinto Unipol per una serie di motivi e caratteristiche, compreso il prezzo che restava nel limite dei 37 milioni. E’ un peccato assistere al deperimento di macchinari che invecchiano e posti letto inutilizzati. Adesso che è stato superato il capitolo legato al personale, per Unipol la trattativa dovrebbe chiudersi in fretta. Se non c’è chi offre di più. Comincia un nuovo capitolo. Speriamo sia l’ultimo e con il lieto fine.

Altri articoli 2016

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Asl, i sindacati tornano ad attaccare

"Insufficiente il piano di assunzioni"

Dura nota della Rsu dell'Azienda

da la Nazione 4 Gennaio 2017

«IL PIANO di assunzioni che ci è stato presentato è del tutto insufficiente a sopperire alla carenza di personale». E’ una dura considerazione quella che viene fuori dall’assemblea plenaria della Rsu della Asl Toscana Centro riunitasi per valutare la proposta dell’Azienda. «I numeri presentati dal dipartimento infermieristico e ostetrico (infermieri, Oss e ostetriche) e da quello delle professioni tecnico sanitarie servono appena a sostituire le numerose uscite, come pensionamenti e mobilità varie, con rapporto di lavoro in somministrazione o precario. Numeri – spiega la Rsu – che si basano solo sul turn over e non incidono minimamente sul riequilibrio delle dotazioni organiche, da anni in sofferenza. Gli attuali organici garantiscono servizi ai cittadini a fronte di grandi sacrifici da parte del personale, con turni massacranti e non più sostenibili. I lavoratori hanno anche residui importanti di ferie non godute fino a 100 giorni».

«MANCA – insistono i sindacati – un piano aziendale di riferimento che distingua la dotazione dal fabbisogno quotidiano di persone effettivamente presenti in servizio. Sono stati forniti numeri su nuovi progetti di attività sanitarie senza che questi siano stati presentati e illustrati nei dettagli. Chiediamo pertanto all’Azienda risposte concrete fin dal prossimo incontro e l’impegno a riportare nel piano di assunzioni quanto richiesto, limitando il precariato e iniziando una vera analisi organizzativa che preveda da subito la sospensione delle pronte disponibilità non previste dal contratto, oggi unico strumento, non più tollerabile, di gestione delle assenze».

RSU Azienda USL Toscana Centro

Comunicato Stampa

La  RSU USL Toscana Centro, riunitasi in assemblea plenaria il giorno 1 febbraio 2017, dopo aver valutato il “Piano occupazionale” presentato dall’Azienda USL Toscana Centro il 25 gennaio u.s., esprime le seguenti considerazioni: 

Il piano occupazionale/assunzionale presentato alle RSU e alle OO.SS lo scorso 25 gennaio è del tutto insufficiente a sopperire alla carenza di personale. Ci appare ancora inadeguato ai fini di garantire livelli di assistenza sicuri e certi

I numeri presentati dal Dipartimento infermieristico e ostetrico (infermieri, OSS e ostetriche) e dal Dipartimento delle professioni tecnico sanitarie servono appena a sostituire le numerose uscite, come pensionamenti e mobilità varie e sostituzione di personale con rapporto di lavoro in somministrazione o precario. Numeri che si basano solo sul turn over e non incidono minimamente sul riequilibrio delle dotazioni organiche, da anni in sofferenza, riequilibrio che deve anche tenere presente i diversi modelli organizzativi presenti nelle ASL di provenienza.

Dotazioni che oggi garantiscono i servizi resi ai cittadini a fronte di grandi sacrifici da parte del personale, con turni massacranti e non più sostenibili, da lavoratori che hanno residui importanti di ferie non godute (anche 100 gg).

A nostro avviso, il fabbisogno di personale deve prevedere altri criteri oltre al semplice turn over, come l’indice delle assenze per malattie brevi e lunghe, infortuni, gravidanze, ore per permessi, Legge 104, formazione obbligatoria e debito formativo, ore per il diritto allo studio, come concordato negli incontri sul tema, inidoneità parziali o totali, ma soprattutto l'implementazione delle dotazioni organiche a seguito della normativa sull’orario di lavoro (Legge 161 del 2014) sul giusto riposo. Il deficit “certificato” infatti sia a livello nazionale che regionale, a seguito della normativa sull’orario di lavoro che riguarda tutto il personale, non trova soluzione con i numeri presentati.

Manca un “piano aziendale” di riferimento che distingua la dotazione dal fabbisogno quotidiano di persone effettivamente presenti in servizio. Sono stati forniti numeri su nuovi progetti di attività sanitarie senza che questi siano stati presentati e illustrati nei dettagli.

In questo contesto resta davvero difficile potersi esprimere e dare un giudizio positivo.

Questa RSU chiede all’Azienda USL Toscana Centro risposte concrete fin dal prossimo incontro e l’impegno a riportare nel piano assunzionale quanto richiesto, limitando il precariato e iniziando una vera analisi organizzativa che preveda da subito la sospensione delle pronte disponibilità non previste dal contratto, oggi unico strumento, non più tollerabile, di gestione delle assenze.

Per la RSU ASL Toscana Centro

La Coordinatrice Mara Masi

I vice coordinatori Alfredo Mazzarella, Fabrizio Grassi

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«Ospedale e territorio, il sistema soffre»

La Cgil rilancia all'assessore Saccardi l'urgenza del confronto

di MAURO FUSO Membro segreteria Cgil Toscana su la Nazione 28 Gennaio 2017

NELLA LETTERA del 5 gennaio scorso inviata ai direttori generali delle Asl Toscane a seguito della situazione di emergenza che si è determinata in larga parte dei pronto soccorso della regione, l’assessore Stefania Saccardi ha invitato la dirigenza aziendale a porre la massima attenzione alla situazione «...utilizzando ogni strumento utile a diminuire il disagio delle persone che accedono e del personale...». D’altra parte ha imputato all’epidemia influenzale la causa dei disagi. Ci corre l’obbligo di sottolineare alcuni elementi concreti facilmente verificabili. Il Rapporto numero 12 Influnet del 18 gennaio dell’Istituto Superiore di Sanità evidenzia tre elementi sostanziali: 1) Il monitoraggio dell’andamento dell’epidemia, la cui registrazione avviene quasi in tempo reale, documenta che la pendenza della curva data dal numero dei casi su scala nazionale ha cominciato ad accentuarsi dalla 46.a - 47.a settimana del 2016, ovvero dalla metà di novembre, dissociandosi nettamente da quella dell’anno precedente; 2) La Toscana non fa parte delle regioni più colpite (Marche, Campania, Lazio, Basilicata). Questo, nonostante il trend nazionale stia mostrando una prima flessione, potrebbe richiedere purtroppo un ulteriore aumento della soglia di attenzione nella nostra regione per il fatto che il numero dei ricoveri potrebbe continuare a crescere a causa del naturale sviluppo della fase in corso, di una seconda ondata epidemica o del sovrapporsi di altra patologia infettiva a carattere stagionale; 3) Il numero più alto di casi ha interessato i bambini fino a 4 anni (incidenza 15,22 /1000 abitanti) a fronte di un’incidenza nella fascia oltre i 65 anni – pure aumentata – di 6,02/1000 abitanti. Inoltre, problematiche analoghe in alcuni Pronto Soccorso si sono manifestate in periodi diversi dell’anno. Questo a significare che l’ondata di influenza è solo uno dei fattori che hanno determinato l’emergenza, comunque prevedibile, e che la fase acuta potrebbe peraltro non essere dietro le nostre spalle. In questi giorni abbiamo visitato alcune strutture ospedaliere ed abbiamo ricevuto molte segnalazioni angosciate da parte degli operatori preoccupati dei ritmi di lavoro, del rinvio di interventi chirurgici per compensare la necessità di ricoveri nei reparti di medicina, del possibile effetto negativo dovuto ad assenze dal lavoro di personale anch’esso affetto da patologie tipicamente invernali.

PER QUESTE ragioni riteniamo assolutamente indispensabile alimentare un confronto continuo ad ogni livello che abbia come argomento gli aspetti sostanziali che determinano la salute, accanto ad un netto cambio di marcia nell’attuazione dei modelli organizzativi e nella determinazione degli organici. Il Sistema Sanitario Toscano, pur essendo tra i primi del Paese, è in sofferenza negli ospedali e nel territorio. Ricucire questi due luoghi non può avvenire in fasi separate: oggi minore ospedalizzazione e domani più territorio, perché la domanda di salute è unica e compito di tutti è sicuramente ricomporre l’insieme. La domanda di salute è dell’oggi non del domani, quindi oggi dobbiamo agire nei punti critici! Ecco perché il confronto continuo e fattivo è l’unico modo per monitorare l’evoluzione della riforma del Sistema Sanitario Regionale e intervenire in maniera attiva. Altrimenti ci sarà la perdita di fiducia nel Sistema Sanitario Pubblico e l’allontanamento lento e graduale dal welfare universalistico per chi potrà farlo. Ai più poveri e ai ceti medi, che si stanno impoverendo, resterà un Sistema Sanitario Pubblico più debole, premessa di un modello sociale sempre meno coeso.

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Usl Toscana Centro, finalmente il piano di assunzioni

In questi mesi come CGIL CISL UIL abbiamo più volte denunciato la mancanza di personale sia negli ospedali che nei territori; mancanza che ha portato a far entrare in sofferenza i servizi verso i cittadini come ultimamente emerso per i Pronto Soccorso.

Nella riunione odierna tra l'Azienda, le OO.SS. e la RSU ci è stato comunicato il piano assunzioni che prevede la sostituzione al 100% del personale andato in pensione.

Riteniamo questo un primo segnale di attenzione verso i servizi e i lavoratori.

Un punto di partenza ancora non soddisfacente.

Servono più certezze sia sui tempi che sulla progettualità complessiva delle assunzioni a sostegno dei servizi.

Chiediamo all'Azienda di procedere velocemente alle assunzioni chiamando dalle graduatorie valide e con ESTAR a bandire nuovi concorsi per i profili dove le graduatorie non ci sono (tecnici di radiologia, ecc...).

Chiediamo anche di rendere velocemente effettive le assunzioni per le nuove attività e per l'incremento delle attività esistenti indispensabili per risolvere i tanti problemi aperti in azienda.

A livello nazionale è sempre più attuale la necessità di investimenti in sanità e il rinnovo del contratto nazionale e l'eliminazione dei vincoli sulla spesa di personale.

FP CGIL – FP CISL - UIL FPL

USL Toscana Centro

Firenze 25 gennaio 2017

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I rinforzi a tempo nei pronto soccorso in città e in regione

dal Corriere Fiorentino 13 Gennaio 2017

Dopo la redistribuzione dei letti negli ospedali per far posto agli influenzati che erano ammassati nei pronto soccorso, l’Asl Toscana Centro fa partire il nuovo piano di assunzioni di infermieri e operatori sociosanitari (gli oss) per coprire le falle nei reparti di urgenza e in quelli di medicina interna. Si tratta di 25 nuovi infermieri e di 23 oss, assunti con contratti interinali, per sostituire temporaneamente i lavoratori malati o in ferie e permettere così agli ospedali di affrontare meglio l’invasione di pazienti di queste settimana, a causa del picco influenzale. Infermieri a tempo, destinati ai tre ospedali di Firenze (Santa Maria Nuova, Torregalli e Ponte a Niccheri) e agli altri sei dell’azienda (Borgo San Lorenzo, Empoli, Serristori di Figline Valdarno, Santo Stefano di Prato, San Jacopo di Pistoia, San Cosma e san Damiano di Pescia). Dopo il piano straordinario per ridistribuire i posti letto e ricavarne 165 per i reparti di medicina (sottraendoli principalmente alle chirurgie), i sindacati di medici e infermieri avevano accusato la Asl di non aver preso alcuna iniziativa strutturale per risolvere la crisi dei pronto soccorso. Paolo Morello, direttore generale dell’azienda, risponde con le 48 assunzioni, ma interinali.

L’Asl tuttavia ribadisce la situazione straordinaria dell’inverno 2016-2017, a causa del picco influenzale e del timore della meningite, che provoca un aumento molto rilevante degli accessi al pronto soccorso. E dà i numeri, sulle variazioni rispetto all’inverno precedente: a Firenze, +6,2 a Santa Maria Nuova, + 3,8% a Ponte a Niccheri e +7,9% a Torregalli. Proprio al San Giovanni di Dio, si è verificata nelle scorse settimane la situazione più pesante, a causa di un pronto soccorso troppo piccolo (800 metri quadri, il nuovo Dea non sarà pronto prima del 2019) che costringe medici e infermieri a sistemare gli allettati nei corridoi. Aumenti di accessi molto rilevanti anche negli altri ospedali dell’Asl: Empoli +2%, Borgo San Lorenzo +5,2%, Serristori +7,6%, Santo Stefano di Prato +5,9%, San Jacopo di Pistoia +2,4%, Santi Cosma e Damiano di Pescia, è record, +8,2%.

Rappresentanza Sindacale Unitaria

Azienda USL Toscana Centro

Continua l'emergenza negli ospedali della USL TC

Le soluzioni ancora lontane ...nonostante le dichiarazioni

Come richiesto dalla Rsu, il primo argomento affrontato nella riunione di oggi 11/01/2017 è stato la situazione dei pronto soccorso aziendali, dai più piccoli ai più grandi.La delegazione di parte pubblica ha elencato le azioni previste presidio per presidio e quelle in parte realizzate dal 2 gennaio (emergenza iniziata già dal 20/12/2017).

Nel comunicato stampa dell'Azienda del 9 gennaio erano previsti in ingresso solo 9 medici e si riconfermavano le dotazioni organiche di infermieri, OSS e TSRM in essere nei pronto soccorso.

I dirigenti sindacali hanno subito contestato il contenuto del comunicato proprio per la mancanza di adeguate assunzioni previste per il personale dell'assistenza, necessario per arginare l'emergenza e mettere gli ospedali in condizione di affrontare il seguito dell'emergenza, che ancora non è del tutto finita.

Gli infermieri e gli OSS previsti in ingresso con contratti interinali per due mesi sono stati deliberati rispettivamente nel numero di 38 e 27: ad oggi restano ancora da assumere 25 infermieri e 23 OSS.

Sono previste azioni di trasformazione di posti letto di chirurgia in medicina, sia in via transitoria che definitiva.

E dopo.......???

Ribadiamo la nostra insoddisfazione per il piano presentato.

1. Non riteniamo giusto per i cittadini chiudere i letti di chirurgia e rinviare tutta gli interventi programmati a data da destinarsi.

2. L'incremento dei posti letto di medicina sana la situazione a breve termine, ma non incide sulle cattive abitudini di inviare o di far arrivare al pronto soccorso tutti quelli che hanno un problema di salute, anziani o giovani che siano, senza filtro territoriale.

3. Il filtro della medicina territoriale, ovvero MMG, sanità d'iniziativa e ADI, guardia medica, dimostra una grave insufficienza di efficacia e risulta inadeguato nelle emergenze di questo tipo.

4. Le assunzioni previste e ancora non effettuate serviranno solo a sanare le assenze già esistenti prima dell'emergenza, in quanto le gravidanze, le lunghe malattie, le assenze per 104 e congedi parentali non erano state sostituite: degli 88 infermieri a tempo determinato che dovevano essere arruolati da settembre solo 36 hanno preso servizio...forse, se invece di proporre 8 mesi di incarico, fosse stato proposto un rapporto di lavoro più lungo le adesioni sarebbero state superiori.

Al termine dell'incontro, nonostante la nostra pressante richiesta di certezza sulle date di ingresso degli infermieri e degli OSS, non abbiamo ricevuto risposta.

Per questo chiediamo fin da ora un ulteriore confronto con la Direzione Generale, qualora le risposte attese dai lavoratori che hanno operato fino ad oggi con professionalità, pur tra mille difficoltà, non trovino concrete ed adeguate soluzioni.

Coordinatore RSU USL TC Mara Masi

Viceoordinatori RSU USL TC Alfredo Mazzarella e Fabrizio Grassi

11 gennaio 2017

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I PRONTI SOCCORSO DELL'AREA FIORENTINA

SONO ORMAI AL COLLASSO

Nonostante l'enorme sforzo (non privo di rischi) a cui gli operatori si sottopongono la situazione dei Pronto Soccorso dell'area fiorentina rimane molto critica.

In particolare la situazione del D.E.A di Torregalli è ai limiti della sostenibilità.

In tale presidio infatti già da mesi il numero di professionisti in servizio è minore rispetto al contingente stabilito. I recenti arrivi e spostamenti di personale messi in atto dall'azienda non hanno normalizzato la situazione e ad oggi gli infermieri sono insufficienti 

Inoltre la struttura da un punto di vista architettonico/strutturale non è progettata per ricevere e gestire un numero di utenti così elevato: si parla di una media di 60 utenti presenti all'interno del pronto soccorso, tra chi è in attesa di essere visitato, chi è stato visitato e chi aspetta di essere assegnato ad un reparto all'interno dell'ospedale; questo numero di per sé elevato raggiunge anche picchi di 80/85 persone, numeri da grandi!! Peccato che questo pronto soccorso è invece tanto piccolo!!

La FP CGIL denuncia da mesi tale situazione, che riscontriamo anche negli altri pronto soccorso della provincia, e chiede a gran voce un'informativa aziendale riguardo cosa sarà messo in campo per gestire questi momenti critici!! Tutto ciò deve essere fatto al fine di garantire l'assistenza sanitaria necessaria senza rischi per l'assistito e per chi lo assiste.

La FP CGIL della Usl Centro chiede interventi urgenti da parte dell'azienda, a partire da un adeguamento immediato del numero di infermieri ed oss, per impedire che la situazione possa ulteriormente degenerare.

I Dipartimenti di Emergenza devono essere in grado di lavorare nel pieno della loro efficienza e per fare ciò le dotazioni devono essere adeguate per ogni profilo sanitario.

Inoltre le strutture che ospitano tali dipartimenti devono essere IDONEE per farlo, ed il Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale San Giovanni Di Dio NON LO E'!!!

Comunicato stampa

La situazione esplosiva che sta vivendo il pronto soccorso dell'Ospedale S. Giuseppe di Empoli, ma che in generale interessa tutti i pronto soccorso della USL Toscana Centro, è figlia di molte cause e non può essere certo imputabile soltanto ai medici di famiglia e alle guardie mediche.

E' però altrettanto innegabile che in questi ultimi due anni il flusso dei pazienti che si presentano spontaneamente è costantemente aumentato, come il numero degli accessi in generale, sintomo che qualcosa a livello territoriale non sta funzionando e questo non succede solamente quando si verificano i prevedibili picchi influenzali, ma durante tutto l'anno.

La mancata attivazione degli ambulatori di continuità assistenziale aperti sulle 12 ore per 7 giorni alla settimana, da anni promessi e mai attivati, come il mancato avvio dei progetti di medicina d'iniziativa, ideati per assistere e monitorare lo stato di salute degli utenti con patologie croniche, che non a caso hanno registrato un aumento di ricadute e ricoveri ospedalieri, associati ad altre cause come l'assenza di un filtro da parte del 118 dei pazienti raggiunti da auto medica, tutti portati nei pronto soccorso “a prescindere”, l'inesistente organizzazione interna al presidio ospedaliero nella gestione dei posti letto, le scarse dotazioni organiche del personale sanitario sono tutte concause di questo disservizio.

Noi pensiamo da sempre che insieme alla prevenzione la sanità territoriale sia un pilastro fondamentale del sistema sanitario, da tempo aspettiamo provvedimenti e politiche del territorio concreti e veramente efficaci, in questi anni promessi e mai attuati.

Oggi in piena emergenza chiediamo investimenti sul presidio ospedaliero con un aumento del personale medico, infermieristico e oss e dei posti letto e per le cure intermedie totalmente assenti, per mettere in grado tutti gli operatori di fronteggiare nel migliore dei modi queste situazioni di vera e propria emergenza.

FP CGIL USL Toscana Centro

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