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altri articoli 2016

«Senza diritti» Scoppia la rabbia degli educatori

BORGO Presidio davanti alla Sds

Paolo Guidotti da la Nazione 29 Dicembre 2017

SI INASPRISCE in Mugello il contrasto tra i lavoratori dei servizi socio-assistenziali e la Cgil da una parte, e gli enti pubblici (Comuni e Società della salute) dall’altra. I lavoratori lamentano il riconoscimento di diritti fondamentali, la Società della salute si è vantata di non aver tagliato alcun servizio, anzi di aver aumentato le ore di alcuni servizi. Ieri mattina un gruppo di operatori socio-sanitari, insieme alla Funzione Pubblica Cgil, ha manifestato davanti alla sede della Società della salute e dell’Unione dei Comuni, in via Togliatti a Borgo San Lorenzo. «Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi socio assistenziali e educativi del Mugello – spiega Francesco Belli della Fp Cgil – sono in stato di agitazione per rivendicare i propri diritti e difendere i servizi per minori, famiglie ed anziani in stato di bisogno. I servizi oggetto della mobilitazione sono l’assistenza domiciliare, l’assistenza educativa scolastica - supporto educativo ad alunni diversamente abili e con disagio - ed educativa domiciliare, gestiti dalla Società della salute Mugello e appaltati al Consorzio Comunico. Su questi servizi sono impiegati circa 80 lavoratori». 

E ALLE dichiarazioni del presidente e del direttore della Società della salute Mugello, in merito all’approvazione del bilancio 2018, Belli replica con decisione: «Noi chiediamo, molto semplicemente, che le risorse a disposizione siano spese in modo corretto e che ai lavoratori si riconoscano quei diritti fondamentali di cui ognuno di loro deve poter godere. É normale che chi lavora su servizi essenziali come questi stenti ad arrivare a fine mese? É normale che ci siano operatori che lavorano parte del proprio tempo senza nessuna retribuzione? Per quale motivo si dà per assunto che per questi lavoratori la corretta retribuzione, il rispetto dell’orario di lavoro e la possibilità di godere dei diritti previsti dal contratto nazionale siano elementi secondari?». 

«STUPISCE e rammarica – prosegue il sindacalista – che si continui a girarci intorno parlando di numeri, che certo hanno una fondamentale importanza, ma risultano del tutto sterili se non si confrontano con le condizioni di lavoro che sono peraltro uno strumento di lettura del livello qualitativo dei servizi. Lanciamo un appello ai nostri amministratori affinché vogliano adoperarsi per garantire condizioni di dignità a questi lavoratori che, ogni giorno con il proprio lavoro, rendono un enorme servizio alla comunità». Ma se davanti alla sede della SdS si manifesta, un canale di dialogo ancora permane: proprio stamani si terrà un incontro tra i vertici della Società della salute e i sindacati, già programmato, su queste tematiche. 

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MUGELLO SOCIETA’ DELLA SALUTE REPLICA ALLA CGIL

«Niente tagli ai servizi assistenziali Ma attenzione a minori e anziani»

Paolo Guidotti da la Nazione 27 Dicembre 2017

LA SOCIETÀ della Salute del Mugello respinge le critiche della Cgil, che aveva denunciato tagli e disattenzione nel settore dei servizi assistenziali. Così, all’indomani dell’approvazione del bilancio 2018 del consorzio formato dai comuni mugellani e dall’Azienda Usl, il direttore della SdS Mugello ribatte e precisa: ««Al contrario di quanto sostiene il sindacato, non vi sono stati tagli. Anzi, come già previsto nel Bilancio preventivo 2018 ben prima dell’intervento della Cgil, la Sds ha stabilito aumenti di risorse per i servizi di educativa domiciliare e scolastica, e pertanto c’è stata, c’è e ci sarà un’attenzione forte a minori, famiglie e anziani in stato di bisogno». Per il prossimo anno il bilancio della Società della Salute mugellana ammonta a 7.900.000 euro:in totale sono 5.465.000 euro le risorse per attività di alta integrazione e socio-assistenziali, con la contribuzione diretta dei Comuni per oltre 3 milioni e mezzo.

«MANTENIAMO lo stesso livello di servizi dello scorso bilancio sia sulla residenzialità anziani che sui minori e i disabili – sottolinea il presidente della SdS Roberto Izzo  –. Abbiamo come sempre razionalizzato e ottimizzato contenendo il più possibile i costi, attuando sinergie, a favore di interventi indirizzati sulle necessità delle persone. E per alcuni di questi siamo riusciti anche ad assegnare aumenti di risorse, a conferma dell’impegno della SdS ai bisogni sociali». 

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Servizi assistenziali, via all’agitazione Lavoratori e Cgil preparano il presidio

La protesta contro la situazione di alcune attività in appalto

Paolo Guidotti da la Nazione 21 Dicembre 2017

NATALE di preoccupazione per gli addetti ai servizi socio assistenziali e educativi del Mugello, che lavorano nei servizi per minori, famiglie e anziani in stato di bisogno. I lavoratori hanno proclamato lo stato di agitazione nei settori dell’assistenza domiciliare, assistenza educativa scolastica per alunni disabili e con disagio gestiti dalla Società della Salute Mugello e appaltati al consorzio Comunico e in particolare alla coop Arca. «Su questi servizi – spiega Francesco Belli, funzione pubblica Cgil – lavorano circa 80 dipendenti tra assistenti ed educatori, che da anni subiscono problematiche acuite dalla costante riduzione delle risorse alla quale non corrisponde un effettivo calo dei bisogni della popolazione». 

Sempre più difficile trattare con i vertici delle cooperative, sostiene la Cgil, e i diritti dei lavoratori sono sempre più a rischio. «Chi lavora sui servizi domiciliari – insiste Belli – non percepisce la piena retribuzione per i tempi di spostamento tra un utente e l’altro e questo genera, in un territorio vasto come il Mugello, centinaia di ore di lavoro ogni anno a titolo gratuito. Se poi il servizio viene diminuito e ci sono meno ore di assistenza domiciliare o educativa, si tagliano le ore di lavoro e la retribuzione senza preavviso né trattativa. Sulla scuola, invece, avviene che quando un alunno in carico al servizio si ammala, l’educatore, pur avendo un contratto, viene sospeso dal lavoro con conseguente taglio della retribuzione».

Così il sindacato ha predisposto un documento rivendicativo e una bozza di accordo presentati sia alle aziende che alla SdS. «Vogliamo – chiude Belli – che le richieste di questi lavoratori siano ascoltate e che i problemi trovino soluzione nei prossimi capitolati di gara. Nonostante la discussione da noi avviata mesi fa, ci troviamo senza risposte da parte della Società della Salute e dei Comuni». Così, se non cambieranno le posizioni, il 28 dicembre è fissata un’assemblea/presidio a Borgo San Lorenzo davanti alle sedi di Sds e Unione dei Comuni.

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La coop dei profughi con due inchieste e diciassette vertenze

Multicons e il suo presidente nel mirino per un presunto pestaggio

Gli ex dipendenti lamentano violazioni nei contratti di lavoro

dal Tirreno 8 Dicembre 2017

Una parabola partita oltre due anni fa che, in breve tempo, ha raggiunto un apice e ora segna una discesa. È quella del consorzio Multicons e del suo presidente Stefano Mugnaini. A lui, che ha iniziato l'attività dell'azienda dieci anni fa nel settore delle pulizie e manutenzioni, si sono appoggiati in tanti. Poi l'esplosione dell'attività con l'emergenza dei migranti e l'accoglienza di oltre cinquecento persone in centri sparsi in tutta la Toscana. Ora il capitolo del declino con una costellazione di contestazioni da parte degli operatori assunti, un turn over molto elevato e 17 vertenze di lavoro in corso. E poi le inchieste della magistratura fiorentina: la prima nell'agosto del 2016 sulle condizioni delle strutture di accoglienza e sul trattamento degli ospiti. Ora un'altra in corso per un presunto pestaggio di un profugo.Sono lontani i tempi in cui nella galassia Multicons tutto luccicava con eventi di beneficenza organizzati da un apposito settore della cooperativa, con cene a scopo benefico per l'acquisto magari di macchinari per l'ospedale. 

A Stefano Mugnaini, che già nel 2012 da presidente del Vinci calcio aveva presentato all'amministrazione comunale e all'allora sindaco Dario Parrini un progetto di una cittadella sportiva a Petroio (poi naufragato tra le polemiche), hanno fatto riferimento profili diversi, dai sindaci di zona, a forze dell'ordine, ma anche medici. Una rete fittissima di rapporti e amicizie. Per tutti, lui, con il suo vulcanico attivismo e con rapidità di movimento, c'era e dava un contributo al massimo delle sue possibilità in un momento in cui stava scoppiando "la grana" degli sbarchi di massa con la Prefettura che ipotizzava addirittura, anche nella nostra provincia, l'allestimento di tendopoli per far fronte all'emergenza. E così Mugnaini e la Multicons , con una patente di affidabilità ed efficienza, sono entrati nel settore dei profughi. E in poco più di un anno sono arrivati a gestire da 60 a oltre 500 persone in tutta la Toscana. I progetti della coop sono sempre arrivati in vetta alle graduatorie della Prefettura, in prima posizione o al limite in seconda. 

E i prezzi offerti per le convenzioni (uno dei parametri su cui si basano le assegnazioni dell'ufficio territoriale del governo) non hanno avuto decisamente concorrenti, inferiori anche di alcuni euro rispetto alle altre organizzazioni impegnate nel settore. Multicons ha firmato poi anche convenzioni con le amministrazioni del circondario per impiegare i ragazzi in piccoli lavori di utilità pubblica come è accaduto a Castelfiorentino e a Limite e Vinci con il consorzio di bonifica per la pulizia dell'Arno.Il modello proposto ha creato consenso anche dall'interno della coop perché Mugnanini ha impiegato gli stessi profughi per alcune mansioni dei centri gestiti da Multicons per cui ogni anno i soci gli hanno rinnovato la fiducia senza esitazioni. Tanto che, tra l'altro, l'assemblea ha approvato anche di recente l'aumento del suo stipendio, da 4.200 euro netti al mese a 5.400 : «Ma io non ho né tredicesima né quattordicesima e Tfr. E poi significa che i soci mi ritengono un condottiere valido», replica lui a chi gli fa notare che la cifra non è esattamente in linea con gli standard delle coop sociali. Anche se la "sua", la Cooperativa Servizi Toscani, ha chiuso il 2016 con un fatturato di 5,5 milioni di euro. Parallelamente, però, delle centinaia di operatori impiegati per gestire i servizi, alcuni hanno iniziato a mettere in discussione le condizioni di lavoro. Hanno lasciato l'incarico e si sono rivolti ai sindacati, in particolare alla Cgil che ha aperto 17 vertenze di ex dipendenti Multicons che lavoravano in diversi centri, tutte seguite dall'avvocato Andrea Stramazza. 

Al centro di queste cause l'applicazione del contratto di lavoro e il pagamento degli stipendi. E la segretaria della Camera del lavoro della provincia di Firenze, Paola Galgani, aggiunge: «C'è bisogno di capire come vengono gestite queste risorse perché si tratta di soldi pubblici e i servizi offerti devono essere riconosciuti dal punto di vista del lavoro perché devono essere di qualità».Tra gli abbandoni eccellenti, l'ultimo è stato quello dell'ex direttore Marco Cartei. E poi il versante giudiziario: ad agosto 2016, dopo una protesta di un gruppo di profughi in un centro di via Limitese a Vinci, è stata aperta un'inchiesta sulle condizioni in cui vivevano i 40 profughi residenti rispetto alla qualità del cibo e delle strutture che li ospitavano. Un'indagine per cui sono state raccolte numerose testimonianze a livello locale ma che ancora non ha prodotto esiti. 

Ora una seconda tegola giudiziaria per un presunto pestaggio di un ospite avvenuto lo scorso anno. Indizi che mostrano come il tessuto di consenso creato nella cooperativa si stia sgretolando con esposti e pesanti accuse lanciate da fuoriusciti ex dipendenti e persone ospiti. I sindaci, infine, hanno richiesto controlli della Prefettura in tutti i centri sia di Multicons che delle altre coop o associazioni del circondario.Di fronte a un quadro non più positivo, Multicons si trincera dietro un "no comment". In passato ha difeso strenuamente la qualità delle prestazioni offerte ribattendo punto su punto ai suoi detrattori. Ma ora anche la "politica" si sta smarcando. Gli arrivano attacchi bipartisan, che vanno dalla Lega Nord a Rifondazione comunista, passando per i blitz a sorpresa di una delegazione M5S, che ha definiti «sporco e fatiscente» il centro di accoglienza di Molin Nuovo, avanzando dubbi anche sull'agibilità della struttura. E si sono decisamente raffreddati anche i rapporti con sindaci e assessori, molti dei quali evitano l'argomento Multicons, con lo stesso imbarazzo con il quale un paio d'anni fa fu accolta l'assunzione nelle fila del consorzio del capogruppo del Pd all'Unione dei Comuni, Paolo Frese. Un'avventura durata pochi mesi, anche su "suggerimento" arrivato proprio dalle stanze del partito, perché ritenuta inopportuna. Lucia AteriniFrancesco Turchi(ha collaborato Matteo Leoni)

Un giro d'affari di 3 milioni di euro con i migranti

Stefano Mugnaini, 42 anni, nato a Empoli e residente a Capraia e Limite, è amministratore unico del Consorzio Mc Multicons srl di Montelupo (capitale sociale 10.000 euro), nato nel 2006 per la gestione di società con attività connesse alla pulizia, al trasporto, al movimento merci e al giardinaggio. Il socio di maggioranza è la cooperativa sociale Servizi Toscana (75,39%); gli altri titolari di quote sono Il Borgo, cooperativa sociale onlus (7,69%) e Az Total di Montelupo, società cooperativa a responsabilità limitata (16,92%). La gestione tecnica è affidata dal 20 luglio scorso a Letizia Bini, compagna di Mugnaini. I profughi sono seguiti da Servizi Toscani (capitale sociale 20.500 euro), che ha chiuso il 2016 con un fatturato di oltre 5,5 milioni di euro, il 55% dei quali (circa 3 milioni) prodotto proprio dalla gestione dei migranti. Trentamila euro sono stati redistribuiti, come storni, tra 208 (122 dei quali sono dell'Empolese Valdelsa). Sedi della cooperativa (per l'accoglienza), si trovano a Empoli, Vinci, Capraia e Limite, Castelfiorentino, Montelupo, Empoli, Barberino di Mugello, Certaldo, Vinci, Firenzuola, Firenze, Reggello, ma anche nell'aretino (Foiano della Chiana, Lucignano, Bucine), a Carrara e a Prato. Ma Mugnaini è amministratore unico anche dell'Immobiliare 3G srl (registrata nel marzo scorso), il cui socio unico con il 100% delle quote è proprio la sua compagna Letizia Bini, e che ha tra i suoi clienti proprio Multicons, al quale subaffitta alcuni locali per l'accoglienza dei migranti.

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Dopo la denuncia Cgil, nella Valdelsa fiorentina l'Usl riporta la figura dello psicomotricista

In seguito all’allarme lanciato dalla Cgil fiorentina, l’Usl Toscana Centro ha risolto il problema:

COMUNICATO STAMPA – AZIENDA USL TOSCANA CENTRO

 A BREVE LA SOSTITUZIONE DELLA FISIOTERAPISTA AL SANTA VERDIANA

MANTENUTO IL MONITORAGGIO DEI PICCOLI PAZIENTI

 Firenze – Arriverà entro le prossime settimane la nuova fisioterapista che sarà assegnata al Santa Verdiana, la sede della unità funzionale salute mentale infanzia e adolescenza di Castelfiorentino. “Si stanno concludendo le procedure avviate dall’ente regionale preposto (Estar) –assicura L’Azienda USL Tc- per attuare in tempi brevi la sostituzione, con un analogo operatore esperto”.

L’Azienda spiega che nel luglio di quest’anno a seguito di aspettativa da parte della fisioterapista esperta dell’età evolutiva (e non una psicomotricista) del Santa Verdiana e, dal momento che nella Valdelsa non sono presenti analoghe figure professionali, nell’attesa della sostituzione della professionista è stato comunque mantenuto il monitoraggio dei piccoli pazienti, sia da parte della neuropsichiatra infantile, che dall’equipe multiprofessionale (composta da neuropsichiatra infantile, psicologo, fisioterapista, logopedista, assistente sociale) che si occupa dei programmi terapeutici-riabilitativi dei bambini con disturbi neuromotori. In particolare è proseguito il trattamento dei piccoli, sotto l’anno di vita, nelle sedi di Empoli e San Miniato.

A questo proposito il Sindaco è stato tenuto costantemente aggiornato sulle azioni necessarie ed intraprese dell’Azienda.

Notizia del: sab 02 dic, 2017

Dottore in pensione, addio cure «Per i nostri figli sono necessarie»

L’appello alla Asl per riaprire la riabilitazione psicomotoria

di IRENE PUCCIONI su la Nazione 30 Novembre 2017

ERA un servizio molto importante per tutti i bambini del territorio della Valdelsa che hanno problemi psicomotori. Da luglio scorso, però, la psicomotricista in servizio all’ospedale «Santa Verdiana» di Castelfiorentino non c’è più. E’ andata in pensione e non è stata ancora sostituita. Ciò significa che dalla scorsa estate tutti i piccoli pazienti dei comuni di Castelfiorentino, Certaldo, Gambassi Terme e Montaione – si parla di 50/60 bambini – non hanno più avuto la possibilità di effettuare le loro sedute settimanali. Le strutture ospedaliere più vicine che mantengono ancora questa figura professionale sono a Empoli o a Fucecchio, ma per chi abita a Montaione o a Gambassi non è affatto facile (logisticamente ed economicamente) affrontare per almeno due volte alla settimana trasferte del genere. Tra le mamme costrette a subire questo disagio c’è anche Paola Galgani di Certaldo, segretario generale della Cgil di Firenze, che raccogliendo il grido d’allarme di molte madri ha deciso di sollevare il problema. 

«MIA FIGLIA Irene – spiega Galgani – è stata seguita dalla psicomotricista con continuità dai suoi primi mesi di vita fino ai sette anni. Ora che ne ha undici questa figura professionale rivestiva per lei ancora un ruolo importante, perché a livello scolastico collaborava con le insegnanti fornendo loro indicazioni sugli stimoli fisico-sensoriali da metter in atto, attraverso il gioco o altre attività, per la promozione del suo benessere. L’Asl – continua il segretario provinciale – è stata più volte sollecitata. Abbiamo chiesto a gran voce che venisse ripristinata quanto prima questa figura professionale in Valdelsa. A me sembra che tante volte manchi la volontà di fare le cose, perché il pensionamento della professionista non è stato un evento improvviso. La dirigenza sapeva che si sarebbe creato questo ‘buco’, pertanto perché non si è provveduto già in estate a trovare un’operatrice pronta a sostituire quella in uscita?». 

Per Paola Galgani non c’è altro tempo da perdere. «I nostri figli hanno diritto a questo servizio pubblico, che non può essere interrotto così. La psicomotricista è una persona con la quale i bambini entrano in empatia; un’operatrice indispensabile nel contesto riabilitativo di piccoli che hanno problemi psicomotori, ma anche una figura professionale importantissima per noi genitori, che spesso abbiamo bisogno di essere rassicurati. E’ ora che la Asl dia una risposta».

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La Villa replica: «Esternalizzare per migliorare»

da la Nazione 30 Novembre 2017

IL BENESSERE degli ospiti, un servizio di qualità e un clima sereno per i lavoratori. Sono questi gli obiettivi dell’esternalizzazione dei dipendenti alla Rsa Botticelli nella risposta che il gruppo La Villa fornisce ai sindacati. Secondo il gruppo, sono «infondate le preoccupazioni sul calo della qualità del servizio e sui livelli occupazionali manifestate dai sindacati». Insomma, «le preoccupazioni sono davvero un controsenso. Il procedimento che stiamo attuando è proprio teso a garantire qualità di servizio e lavoro, è il motivo per cui lo stiamo facendo. Le preoccupazioni dovrebbero essere ben altre, non certo il problema che stiamo cercando di risolvere». E il gruppo rilancia. «Peraltro purtroppo non stiamo ricevendo collaborazione da loro, mentre noi cerchiamo di creare occasioni d’incontro tra noi, loro e la cooperativa per dare seguito alle attività e agli accordi presi nelle opportune sedi, nell’interesse di attuare quanto prima la riorganizzazione che ci permetterebbe di far fronte alle esigenze di ospiti e lavoratori». Per l’azienda, «le organizzazioni sindacali si dimostrano refrattarie a capire la vera entità di questa scelta aziendale. Gli ospiti sono la nostra priorità assoluta». anset

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Botticelli esternalizza La Spi-Cgil dice no

da la Nazione 21 Novembre 2017

A DIRE no alla esternalizzazione dei servizi alla Rsa Botticelli di Strada in Chianti è anche la Spi-Cgil di Greve. «E’ sbagliata la decisione della società di esternalizzare un servizio così importante, fatto di rapporti diretti e assistenza con gli ospiti, ormai consolidato nel tempo» commenta il sindacato pensionati. «Esprimiamo preoccupazione per il mantenimento dei livelli occupazionali, ma anche per la qualità dei servizi della rsa paventando un peggioramento delle prestazioni». Villa spa, società che possiede la Botticelli, attraverso Carlo Iuculano, amministratore delegato del gruppo, ha fatto sapere che «l’esternalizzazione è stata presa per sopperire alla crescente attività della struttura e nell’impossibilità di reperire personale sufficiente e sufficientemente qualificato per farvi fronte».

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STRADA IN CHIANTI PARLA L’AD DELLA PROPRIETA’

«La Rsa Botticelli deve licenziare perché manca personale qualificato»

da la Nazione 10 Novembre 2017

«SI È GIUNTI ad esternalizzare per note e oggettive difficoltà incontrate dalla società e condivise dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori, nel reperimento di personale assistenziale qualificato e affidabile, dovute principalmente all’ubicazione della struttura». 
Spiega così, Carlo Iuculano, ad del gruppo Villa spa che gestisce la Rsa Botticelli di Chianti al centro di polemiche per via di un licenziemento collettivo di 28 dipendenti.
Perché non si trova personale qualficato? 
«Non vengono organizzati corsi di riqualificazione rivolti al personale addetto all’assistenza e la normativa in materia di accreditamento delle strutture private con il servizio sanitario è sempre più rigorosa». 
I dipendenti licenziati saranno tutti riassunti?
«L’azienda ha dichiarato che si impegnerà, in collaborazione con l’ente aggiudicatario dell’esternalizzazione, al fine di garantire qualità e continuità di servizio e massima tutela alle parti coinvolte». 
C’è stato un calo di ospiti? 
«No, al contrario, l’esternalizzazione è un provvedimento preso proprio per sopperire alle necessità della crescente attività della struttura. Non si tratta di una riduzione di personale dovuta al calo degli ospiti» 
Ci sono problemi con i sindacati dietro l’esternalizzazione? 
«Non da parte dell’azienda, che ha sempre tenuto un atteggiamento di apertura nei confronti del sindacato, che ha invece preferito una posizione ostile e polemica». 
Villa spa ha interesse a tenere in piedi la Rsa Botticelli? 
«Questo non è mai stato in discussione».

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81 licenziamenti in due note Rsa fiorentine, la Fp Cgil: "Decisioni immotivate, ci opporremo"

Licenziamento collettivo per 81 lavoratori in due Rsa fiorentine (Cottolengo al Poggetto e Botticelli a San Casciano val di Pesa). La Fp Cgil: “Decisioni di esternalizzazione immotivate, ci opporremo. Nel settore si abbattono i costi sulla pelle dei lavoratori, c’è una deriva, la politica apra una riflessione”

Sono arrivate due procedure di licenziamento collettivo in due importanti Rsa del territorio fiorentino: si tratta della Rsa Cottolengo (Firenze, zona Poggetto), dove i lavoratori interessati sono 53, e della Rsa Botticelli-La Villa (Strada in Chianti, San Casciano val di Pesa), con 28 operatori coinvolti. Entrambe le procedure sono accompagnate a processi di esternalizzazione del personale stesso.
“In tutto si tratta di 81 licenziamenti in due strutture in cui non si registrano cali di lavoro. Si tratta di decisioni immotivate: è evidente che nel settore si mira ad abbattere i costi sulla pelle dei lavoratori con la scusa del cambio di gestione a terzi e questo è inaccettabile, tanto più che si tratta di di operatori che svolgono un lavoro delicato e importante a beneficio di soggetti deboli. Ci opporremo con ogni mezzo a questi licenziamenti e a questa deriva, che necessita di una riflessione anche da parte delle amministrazioni sanitarie e della politica: basta coi tagli al personale, va difeso chi lavora e chi ha bisogno di questi servizi”, spiega Alessandro Giorgetti, segretario generale di Fp Cgil Firenze.

Quanto alla Rsa Cottolengo, dice Luca Pasqualetti di Fp Cgil Firenze: “Si tratta di una decisione che non ha ragioni, non essendoci nessuna riduzione/cessazione delle attività e della convenzione con la USL Toscana Centro e con il Comune di Firenze. Abbiamo immediatamente avviato le procedure formali per il confronto dove contesteremo i modi e la sostanza della riduzione di personale. Non siamo disponibili né a perdere posti di lavoro né ad accettare, come nei piani dell’azienda, condizioni economiche e normative peggiori per gli attuali lavoratori in servizio o per i nuovi assunti, attraverso un cambio di gestione a terzi”. Pertanto, la Fp Cgil ha convocato, presso la struttura, l'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori per lunedì 6 novembre (orario 16:30-18:30), con all'ordine del giorno la procedura di licenziamento collettivo.

Circa la Rsa Botticelli-La Villa di San Casciano val di Pesa, parla Francesco Belli di Fp Cgil Firenze: “La Rsa Botticelli è stata negli anni, proprio grazie all'impegno dei lavoratori e delle lavoratrici, un luogo di eccellenza nel territorio. Come può pensare un'azienda leader nel settore, che conosce le difficoltà con cui il proprio personale è quotidianamente a contatto e che peraltro non è in stato di crisi o di ristrutturazione, decidere di esternalizzare il personale (infermieri, oss, animatori, fisioterapisti) che rappresenta il core business dell'azienda stessa? Ci opponiamo a questi licenziamenti e facciamo appello a tutte le istituzioni locali”.

Notizia del: ven 03 nov, 2017

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Rsa Botticelli L’avvocato replica alle accuse della Cgil

da la Nazione 25 Ottobre 2017

«NESSUN ricatto, anche perché non si comprenderebbe a quale fine, nessuna chiusura quindi alle richieste delle lavoratrici e infatti, l’azienda ha mantenuto alta l’attenzione sulle istanze formulate in questi mesi proseguendo nella ricerca del personale e adoperandosi, insieme al sindacato che l’accusa, per risolvere problematiche individuali dei lavoratori». Replica così l’avvocato Romina Simona Nenci, direttore dell’ufficio legale della Villa Spa, al contenuto di una lettera a firma del sindacalista Cgil, Francesco Belli, sulla situazione della rsa Botticelli di Strada in Chianti. Nella lunga lettera di risposta, l’avvocato sottolinea «atteggiamenti di incomprensibile ostilità e critica fine a stessa» tenuti in questi mesi da parte di Belli. E evidenzia che «l’esternalizzazione dei servizi di assistenza» era stata espletata «dandone corretta e trasparente comunicazione ai lavoratori e ai sindacati». anset

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"Voi protestate? E io esternalizzo": Greve in Chianti (Firenze), lavoratrici e Fp Cgil contro il ricatto della Rsa

“Voi protestate? Allora io vi appalto ad altri”: Rsa Botticelli (Greve in Chianti), lavoratori in stato d’agitazione contro il “ricatto” della proprietà. La Fp Cgil Firenze scrive una lettera aperta alle istituzioni (conferenza dei sindaci, sindaco di Greve in Chianti e azienda sanitaria) per scongiurare l’esternalizzazione del personale, ripristinare il dialogo sociale e dare soluzione ai problemi sollevati dalle lavoratrici (organizzazione dei turni e carenze d’organico)

IL TESTO DELLA LETTERA

A Strada in Chianti, alle porte di Firenze, nella Rsa Botticelli di proprietà del gruppo La Villa Spa, la vicenda inizia alcuni mesi fa.
In un contesto di azienda sindacalizzata, nel corso delle assemblee dei lavoratori abbiamo rilevato un crescente disagio da parte di molte lavoratrici dovuto a carichi di lavoro eccessivi, turni estenuanti e frequenti attriti con la Direzione. La nostra maggiore preoccupazione è la carenza di organico che rende particolarmente pesanti le condizioni di lavoro proprio in una struttura soggetta ad Accreditamento, dove il rispetto dei parametri numerici di personale è un elemento due volte importante, perché da esso dipende sia la salute degli ospiti sia quella delle lavoratrici. La prima missiva che abbiamo inviato all’azienda, il 25 maggio scorso, era stata coraggiosamente firmata anche dalle lavoratrici della struttura, e chiedeva il confronto sulle dotazioni organiche e sulle politiche degli orari (pause per il recupero psicofisico, riposi, sostituzioni delle malattie), ma purtroppo a quella nota non abbiamo avuto nessuna risposta.

L'estate è, di norma, il periodo più duro per chi lavora in Rsa: gli ospiti aumentano, fa caldo e non sempre l'azienda si muove in tempo per reperire il personale necessario a sostituire le ferie estive del personale. Non sappiamo ancora quanta ragione avessimo nel ritenere che vi fossero carenze di organico, sta di fatto che mentre le nostre rimostranze non ricevevano riscontro, la Rsa è stata sottoposta ad un controllo da parte dell'Azienda Usl ed è subito corsa ai ripari con nuove assunzioni (poche per la verità: ora in totale il personale è composto da unità circa 25 operatori). Inoltre, sempre a seguito delle nostre richieste e della verifica da parte dell'azienda sanitaria, senza darci nessuna informazione preventiva e negando il confronto sindacale, l'azienda ha modificato l'orario di lavoro variando gli orari in funzione di una nuova organizzazione, senza tenere minimamente in considerazione il disagio che ciò avrebbe prodotto sull'organizzazione familiare delle lavoratrici. Data la chiusura totale al dialogo da parte dell'azienda, abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione del personale nel rispetto dalla legge 146/90 sul diritto di sciopero per chi lavora nei servizi alla persona. L'incontro per il tentativo di conciliazione è avvenuto il 27 giugno presso la Prefettura di Firenze, ma anche in quella occasione l'azienda, nella persona dell'amministratore delegato, non ha mostrato la minima apertura al dialogo. 

Teniamo a precisare che, ad oggi, non è ancora stata effettuata un'ora di sciopero e quindi nessun disagio ha interessato gli anziani della struttura.
A questo punto la storia diviene, a nostro avviso, assolutamente surreale. La Direzione aziendale ha diffuso, durante il periodo estivo, voci insistenti circa la volontà dell'amministratore delegato di esternalizzare la gestione del personale della struttura, poiché “seccato” dalle richieste delle lavoratrici. Certi si trattasse di un malinteso, abbiamo richiesto chiarimenti all'azienda la quale ci ha risposto non solo confermando la volontà di procedere ad una esternalizzazione, ma confermando che la decisione è stata - come si legge nella lettera inviata dalla Direzione al sindacato - “dolorosamente assunta nel momento stesso in cui la Direzione aziendale ha effettivamente e direttamente constatato che il clima interno e le difficoltà di dialogo con il lavoratori stavano inficiando il servizio...”. Dunque, questo è il “ricatto”: voi protestate, io vi appalto ad altro soggetto. E’ opportuno ricordare che chi lavora in una Rsa fa un lavoro estremamente duro e impegnativo. Lavora a contatto, ogni giorno, con la sofferenza. Si prende cura di persone non più autosufficienti che hanno bisogno di sostegno in tutte le loro funzioni. Ed è anche per questo che su temi come carichi di lavoro, orario, malattie del personale deve essere mantenuto un alto livello di attenzione. Ed è opportuno ricordare che la Rsa Botticelli è stata negli anni, proprio grazie all'impegno delle lavoratrici, un luogo di eccellenza nel territorio, almeno fino a quando l'azienda che ne è titolare non ha inteso come “metodo” la totale chiusura alle richieste delle proprie lavoratrici.

Come può pensare un'azienda leader nel settore, che conosce le difficoltà con cui il proprio personale è quotidianamente a contatto e che peraltro non è in stato di crisi o di ristrutturazione, decidere di esternalizzare il personale (infermieri, oss, animatori, fisioterapisti) che rappresenta il core business dell'azienda stessa? Come è possibile che, a fronte di rivendicazioni sindacali, di carattere contrattuale, un'azienda intenda ricorrere a tali strumenti per mettere a tacere la voce di lavoratrici e sindacati? Come possiamo tollerare che vengano calpestati i diritti di chi si cura degli ultimi? Come Organizzazione sindacale intendiamo denunciare l'arroganza e la prepotenza di questa azienda e chiediamo a tutti i soggetti in indirizzo di farsi parti attive per scongiurare l’esternalizzazione del personale, ed il ripristino di corrette relazioni sindacali che diano soluzione ai problemi sollevati dalle lavoratrici.

Firmato: Francesco Belli (Fp Cgil Firenze)

Notizia del: mar 10 ott, 2017

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Mugello: lavoratori dei servizi domiciliari, le richieste della Fp Cgil alla Società della salute

Lavoratori servizi domiciliari del Mugello, la Fp Cgil Firenze incalza la Società della Salute: “Condizioni di lavoro difficili e salari bassi, ecco le nostre proposte”

La Funzione Pubblica Cgil di Firenze sta presentando una Piattaforma rivendicativa delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi domiciliari in tutti i territori della Città Metropolitana. Un documento che tratta le problematiche di chi è impegnato ogni giorno nei servizi educativi e assistenziali, a contatto con una utenza in condizioni di fragilità, e deve altresì fare i conti con condizioni di lavoro difficili e salari bassi. Questi i tratti principali delle richieste della piattaforma: clausole sociali nei cambi d’appalto, riconoscere il tempo lavoro degli spostamenti, rimborsi chilometrici, quantificazione proporzionale delle ore necessarie alla programmazione e il riconoscimento di ore lavoro sufficienti a tali adempimenti, garantire lo svolgimento delle ore previste in fase di stesura dei capitolati (l'eventuale riduzione delle ore su base annuale dovrà avvenire solo nel caso di una effettiva diminuzione del bisogno rilevato), più occasioni di coordinamento tra operatrici ed assistenti sociali, necessità di definire esattamente la differenza tra assistenza domiciliare e domiciliare integrata, maggiore sicurezza sul lavoro, formazione continua ed sostegno psicologico degli operatori. “Siamo in attesa di convocazione da parte della Società della salute Mugello: la richiesta di incontro è stata inviata oltre un mese fa. Sempre con la Società della salute Mugello stiamo discutendo problematiche analoghe anche per il servizio di educativa scolastica: gli educatori scolastici perdono le ore di lavoro quando l'utente è assente per malattia; abbiamo pertanto presentato un apposito protocollo su cui però la discussione si sta eccessivamente dilungando”, dice Francesco Belli di Fp Cgil Firenze.

LA PIATTAFORMA COMPLETA

Come Funzione Pubblica CGIL abbiamo assistito negli ultimi anni ad un lento deterioramento delle condizioni di lavoro degli operatori dei servizi domiciliari, sia in ambito educativo che socio sanitario e socio assistenziale.
Molte delle problematiche, già presenti su questi servizi, si sono acuite alla luce della costante diminuzione di risorse, in molte zone della Toscana, alla quale però non corrisponde un effettivo calo del bisogno da parte della popolazione, ma bensì la necessità di erogare prestazioni ad un bacino di utenza in costante aumento.
D'altro canto, i margini di trattativa con le aziende aggiudicatarie dei servizi si sono sempre più ristretti e la soluzione a tali problematiche risulta difficile, se non impossibile, in sede di trattativa aziendale.

Assieme ad un gruppo di delegate e delegati sindacali abbiamo pertanto elaborato questo documento, da sottoporre alle istituzioni e stazioni appaltanti, affinché si apra un tavolo di trattativa e di esame delle problematicità da noi rilevate.

Chiediamo, come di seguito esplicitato, l'individuazione di appositi protocolli all'interno dei capitolati di gara che abbiamo lo scopo di garantire dignità di condizioni e di salario a tutte le lavoratrici e lavoratori del settore.

Com'è evidente, l'analisi delle problematicità qui elencate riguarda vari contesti territoriali della Regione ed è pertanto opportuno ricordare che non tutte coesistono sul medesimo territorio.

Chiediamo ad ogni modo, che si individuino buone prassi e linee guida, anche alla luce delle recenti normative in materia di appalti, da adottarsi in tutte le zone della Regione.

1 - Gare di appalto
Richiediamo un protocollo operativo da attuarsi prima di ogni gara di appalto per i servizi di assistenza domiciliare ed educativa domiciliare.
Tale protocollo dovrà definire una fase di contrattazione di anticipo tra stazioni appaltanti e OOSS con i seguenti obbiettivi:
inserimento della clausola sociale finalizzata alla salvaguardia del personale già impiegato sui servizi ed alla applicazione del CCNL del settore merceologico di riferimento firmato dalle OOSS maggiormente rappresentative;
verifica della congruità del costo del lavoro alle tabelle emanate dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali;
verifica dei soggetti potenziali gestori che abbiano violato gli obblighi contributivi, normativi o retributivi nei confronti dei loro dipendenti nel corso di gestione di altri servizi.


2 - Spostamenti
In molti casi, sui servizi domiciliari sia assistenziali che educativi, non è riconosciuto il tempo lavoro degli spostamenti tra un utente e l'altro.
Occorre pertanto che i capitolati di appalto comprendano nelle somme a base d'asta un calcolo medio dei tempi di percorrenza tra i vari domicili degli utenti e che venga reso specifico all'interno del capitolato l'obbligo, per il soggetto aggiudicatario, di conteggiare come orario di lavoro il tempo di spostamento degli operatori.

3 -Rimborsi chilometrici - Utilizzo automezzo proprio
Le vetture aziendali che i gestori del servizio mettono a disposizione dei lavoratori dei servizi domiciliari non corrispondono minimamente al numero di quanti operano sul territorio. In alcuni casi, specie su i servizi educativi, sono del tutto assenti.
L'utilizzo del mezzo proprio non prevede alcuna copertura assicurativa da parte dell'azienda ed i rimborsi chilometrici, laddove riconosciuti, vengono pagati con importi (urbano/extraurbano) non più in linea con le tabelle consumi.

Chiediamo che ogni lavoratore possa utilizzare vetture aziendali o, nel caso di tragitti a chilometraggio contenuto, che i rimborsi siano adeguati alle attuali tabelle comprensive, otre ai consumi, dei costi assicurativi.


4 -Programmazione (Piani assistenziali – Piani educativi)
Occorre una quantificazione proporzionale delle ore necessarie alla programmazione (PAI,PEI, Schede di osservazione, aggiornamenti con i servizi sociali etc.) e il riconoscimento di ore lavoro sufficienti a tali adempimenti.
Accade spesso che i lavoratori dei servizi domiciliari svolgano parte del lavoro di programmazione nel proprio tempo libero.
I capitolati di appalto, nel prevedere pacchetti orari appositi per tali attività, dovranno scorporare queste ore da quelle di effettivo servizio.

Nei servizi educativi, oltre a quanto sopra esposto, riteniamo necessaria la presenza sia dell'educatore che segue l'utente in ambito scolastico, sia dell'educatore che lo segue in ambito domiciliare, durante lo svolgimento del Progetto Educativo Individuale.

5 -Attivazione dei servizi domiciliari ed orario contrattuale
Si registra in molti territori un forte calo delle attivazioni dei servizi domiciliari o una riduzione delle ore di intervento sul singolo utente. In parte ciò può derivare dalle diverse modalità operative degli assistenti sociali, da l'utilizzo di progetti diversi a minor entità assistenziale – quale ad esempio il pronto badante - o educativa, dagli alti livelli di compartecipazione da parte delle famiglie sulla base delle tabelle ISEE.
Questo produce il progressivo sviluppo di “servizi” paralleli: privati, aziende o associazioni che propongono, al di fuori del perimetro dei servizi sociali pubblici, prestazioni a minor costo per le famiglie.
Occorre pertanto rilanciare la validità dei servizi domiciliari, assistenziali ed educativi, offerti con risorse pubbliche nell'ambito della programmazione sociale e sociosanitaria pubblica.
Nell'ottica di ristabilire un sistema qualitativamente adeguato e condizioni lavorative degne per gli operatori del settore, chiediamo che le stazioni appaltanti ed i territori si impegnino a garantire lo svolgimento delle ore previste in fase di stesura dei capitolati; l'eventuale riduzione delle ore su base annuale dovrà avvenire solo nel caso di una effettiva diminuzione del bisogno rilevato.
A tale proposito richiediamo l'attivazione di commissioni miste tra OOSS ed Enti a livello territoriale che abbiano lo scopo di verificare, periodicamente o su semplice richiesta di una delle parti, l'andamento dei servizi e la tenuta occupazionale.

Le lavoratrici ed i lavoratori devono poter contare sul rispetto dei propri contratti individuali e, qualora avvenissero compressioni inevitabili dei servizi, poter richiedere l'accesso agli ammortizzatori sociali.

6 - Collegamento tra operatori del settore e assistenti sociali pubblici
Occorrono maggiori occasioni di coordinamento tra operatrici ed assistenti sociali, anche in considerazione di utenti che possono mutare significativamente la propria condizione nel corso del tempo.

7 - Coordinamento dei servizi
La proporzione delle ore che ogni gestore dei servizi dovrà svolgere come coordinamento ed organizzazione deve essere quantificata preventivamente, in modo da non gravare su le successive condizioni di lavoro degli operatori.

8 - Assistenza domiciliare integrata
Nell'ottica del corretto inquadramento contrattuale dei lavoratori, occorre definire esattamente la differenza tra assistenza domiciliare e domiciliare integrata.
Riteniamo che, laddove sussistano prestazioni minime essenziali a carattere socio sanitario, risulti evidente la che trattasi di assistenza domiciliare integrata (sociosanitaria).

9 -Sicurezza sul lavoro
Il lavoro di assistenza presso il domicilio dell'utente comporta una esposizione a molti fattori di rischio psicofisico.
Particolare attenzione deve essere rivolta alle seguenti tematiche:
Assistenza domiciliare ( socio assistenziale e socio sanitaria )
alla presenza di ausili al domicilio dell'utente, qualora questi siano necessari per la movimentazione degli utenti dell'assistenza domiciliare.
Al corretto utilizzo di dispositivi di protezione individuale. Essi dovranno essere individuati anche in considerazione dello stato igenico ambientale dei domicili e del materiale utilizzato per le pulizie ambientali

Educativa domiciliare
Il contesto familiare e sociale del minore in carico al servizio, nonché la condizione stessa dell'utente, possono in molti casi gravare sulla condizione psicologica dell'educatore che svolge il proprio lavoro nel contesto domiciliare.
In molti casi i progetti presentati da parte dei soggetti aggiudicatari, riportano impegni, anche di natura economica, relativa alla formazione continua ed al sostegno psicologico degli operatori.
É altrettanto vero che, dalle esperienze maturate, rileviamo che spesso tali propositi rimangono in parte disattesi.
Riteniamo pertanto necessarie la definizione di linee di indirizzo in fase di stesura dei capitolati e la costante verifica della messa in pratica dei progetti.

Notizia del: mer 21 giu, 2017

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COMUNICATO STAMPA

In occasione della presentazione, avvenuta in data odierna a cura di Anaste nazionale, del contratto "pirata" firmato il 12/4/2017 con organizzazioni sindacali non comparativamente più rappresentative ai soggetti gestori della Regione Toscana, la Funzione Pubblica CGIL di Firenze ha organizzato un presidio con volantinaggio presso l’Hotel Delta Florence.

Il presidio aveva lo scopo di informare i gestori delle RSA dei rischi connaturati all’applicazione del contratto "pirata" anche per quanto riguarda le loro strutture.

In effetti la Delibera Giunta Regionale Toscana n°995 dell’ottobre 2016 potrebbe comportare problemi per l’accreditamento, in quanto è previsto che fra gli obblighi dei datori di lavoro delle Rsa ci sia quello di applicare il CCNL e gli integrativi regionali stipulati con le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Il prossimo 25 maggio CGIL CISL UIL delle categorie interessate proseguiranno il confronto con la Regione Toscana e successivamente alla conclusione del confronto decideranno come proseguire nella vertenza contro il contratto "pirata" in accordo con le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori interessati da questo scellerato contratto.

FP  CGIL Firenze

Firenze, 22 maggio 2017

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Comunicato Stampa

Domani 21 aprile 2017 le lavoratrici e i lavoratori della RSA Villa Gisella scioperano ancora una volta dopo l'iniziativa dello scorso 9 marzo e lo sciopero nazionale del 27 marzo e ancora una volta saranno in presidio dalle ore 10.00 alle ore 12.00 in Largo Caruso 1 – Firenze.

Le ragioni della protesta di domani attengono alla sottoscrizione di un contratto “pirata” firmato con organizzazioni sindacali scelte dai padroni, inesistenti o scarsamente rappresentative (Confsal, Snalv, Confelp e CIU). 

Questo contratto modifica diritti e tutele dei lavoratori,  peggiorandoli:

obbligherà i lavoratori a scegliere un sindacato determinato dal contratto stesso e a pagare quanto in esso previsto o in alternativa a non avere tutela sindacale;

non garantirà più la piena retribuzione in caso di infortunio lavorativo e di malattia,  riducendo i tempi di comporto a 120 giorni nel triennio e facilitando l'espulsione dei lavoratori e delle lavoratrici più svantaggiate; 

dimezzerà i permessi retribuiti individuati nella vecchia normativa contrattuale come i ROL (riduzione orario di lavoro);

abolirà la 14ma mensilità per i neo assunti e dilazionerà mensilmente quanto già maturato (ad oggi circa 1000 euro di 14ma) e di diritto dei lavoratori e lavoratrici,

eleverà da 38 a 40 ore settimanali l’orario lavorativo, a discrezione del datore di lavoro e a fronte di un compenso irrisorio e inferiore allo straordinario;

abolirà la previdenza integrativa.

Tutto questo a fronte di un aumento contrattuale del tutto auto finanziato dai lavoratori stessi.

Invitiamo la stampa ad una conferenza stampa che si svolgerà domani mattina alle ore 10.00 in occasione dello sciopero e del presidio delle lavoratrici e dei lavoratori della RSA Villa Gisella -. Largo Caruso 1.

Funzione Pubblica CGIL Firenze

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Contratto Rsa Villa Gisella (Firenze): in arrivo sciopero, presidio Fp Cgil e lavoratrici l'8 marzo

Più ore di lavoro a parità di retribuzione: Rsa Villa Gisella (Firenze), in arrivo sciopero per la soppressione del contratto integrativo e la disdetta di quello nazionale. Presidio lavoratori e Fp Cgil mercoledì 8 marzo in Largo Caruso 1, "per la festa delle donne, perché le lavoratrici sono le più penalizzate da queste vessazioni"

Il 21 febbraio scorso si sono riuniti i lavoratori e le lavoratrici della Rsa Villa Gisella di Firenze per valutare le iniziative della Proprietà e della Direzione tese a sopprimere tutti i contratti e accordi collettivi, compresi i territoriali e gli aziendali. Nei mesi passati infatti la loro associazione datoriale (Anaste) ha proceduto alla disdetta unilaterale degli accordi integrativi territoriali con la conseguente soppressione degli integrativi aziendali di parte economica.

Tutto ciò aggravato dalla recente disdetta anche del contratto collettivo nazionale di lavoro, con la richiesta esplicita di lavorare di più, passando da 38 a 40 ore settimanali. Contestualmente l’associazione datoriale chiede anche la soppressione di tutte le libertà retribuite previste dal contratto precedente e pari a oltre 50 ore annuali; il nuovo limite dell’orario di lavoro potrà passare quindi da 38 a 41 ore medie settimanali a parità di retribuzione o con aumenti irrisori.

Per queste e altre ragioni l'assemblea ha proclamato lo stato di agitazione che è stato comunicato al Prefetto, il quale ha proceduto alla convocazione delle parti. In Prefettura abbiamo chiesto il ripristino di tutti gli accordi integrativi soppressi e che la delegazione toscana di Anaste assuma, in sede di trattativa nazionale, impegno formale per un rinnovo coerente con le aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori tesi al ripristino delle precedenti garanzie contrattuali. La risposta della Proprietà e del Direttore Sanitario, nonché Vice Presidente vicario di Anaste nazionale, è stata ancora di chiusura, quindi il Prefetto ha proceduto alla verbalizzazione di un documento di mancato accordo.

Coerentemente con quanto disposto dall’assemblea del 21 febbraio si procederà quindi ad una prima giornata di protesta in Largo Caruso 1, davanti alla sede della Rsa Villa Gisella, che si svolgerà il giorno 8 marzo. La data non è stata scelta a caso. L'8 marzo, Festa delle Donne, vogliamo mobilitarci per celebrare la festa e per dire no a queste vessazioni che in modo principale penalizzeranno proprio le donne perché sono di gran lunga le più utilizzate nei lavori di cura alle persone e perché il loro lavoro non termina con la timbratura del cartellino.

L'assemblea ha deliberato, in assenza di novità sostanzialmente positive, di indire uno sciopero da effettuare nella prima quindicina del mese di marzo 2017 in attesa che le OO.SS. nazionali procedano, per quanto di loro competenza, nella indizione di un primo sciopero nazionale.

Firmato: Fp Cgil Firenze 

Notizia del: mer 01 mar, 2017

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Don Gnocchi, lavoratori in agitazione per il Contratto. Fp Cgil-Cisl Fp-Uil Fpl Firenze pronte alla mobilitazione

Don Gnocchi, lavoratori in stato di agitazione per il Contratto. Pronte azioni legali e mobilitazioni per sensibilizzare le istituzioni, tra cui la Regione con cui il centro è convenzionato. La nota Cgil-Cisl-Uil Firenze di categoria

“Dopo i sacrifici degli ultimi due anni, la risposta ricevuta dalla Fondazione è stata la decisione unilaterale di non applicare il contratto nazionale che ci spetta e di far saltare le trattative. Non ci va bene un contratto al ribasso, sia sulle condizioni di lavoro che sulla parte economica. Lavoriamo in un istituto di Ricovero a Cura a carattere scientifico e chiediamo di avere il nostro contratto della sanità privata”: questa la posizione dei 300 tra lavoratrici e lavoratori dell'IRCCS Don Gnocchi di Firenze riuniti la settimana scorsa in assemblea.

Le lavoratrici e i lavoratori, che sono in stato d’agitazione, come in tutta Italia, chiedono alla Fondazione di non applicare il contratto Aris Rsa e sosterranno questa posizione con azioni legali e con la loro mobilitazione anche per sensibilizzare le istituzioni a partire dalla Regione Toscana con cui il centro è convenzionato.

Firmato: Anna Filippini Fp Cgil, Mauro Spotti Cisl Fp, Fabrizio Grassi Uil Fpl di Firenze

Notizia del: mar 28 feb, 2017

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