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altri articoli 2016

STRADA IN CHIANTI PARLA L’AD DELLA PROPRIETA’

«La Rsa Botticelli deve licenziare perché manca personale qualificato»

da la Nazione 10 Novembre 2017

«SI È GIUNTI ad esternalizzare per note e oggettive difficoltà incontrate dalla società e condivise dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori, nel reperimento di personale assistenziale qualificato e affidabile, dovute principalmente all’ubicazione della struttura». 
Spiega così, Carlo Iuculano, ad del gruppo Villa spa che gestisce la Rsa Botticelli di Chianti al centro di polemiche per via di un licenziemento collettivo di 28 dipendenti.
Perché non si trova personale qualficato? 
«Non vengono organizzati corsi di riqualificazione rivolti al personale addetto all’assistenza e la normativa in materia di accreditamento delle strutture private con il servizio sanitario è sempre più rigorosa». 
I dipendenti licenziati saranno tutti riassunti?
«L’azienda ha dichiarato che si impegnerà, in collaborazione con l’ente aggiudicatario dell’esternalizzazione, al fine di garantire qualità e continuità di servizio e massima tutela alle parti coinvolte». 
C’è stato un calo di ospiti? 
«No, al contrario, l’esternalizzazione è un provvedimento preso proprio per sopperire alle necessità della crescente attività della struttura. Non si tratta di una riduzione di personale dovuta al calo degli ospiti» 
Ci sono problemi con i sindacati dietro l’esternalizzazione? 
«Non da parte dell’azienda, che ha sempre tenuto un atteggiamento di apertura nei confronti del sindacato, che ha invece preferito una posizione ostile e polemica». 
Villa spa ha interesse a tenere in piedi la Rsa Botticelli? 
«Questo non è mai stato in discussione».

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81 licenziamenti in due note Rsa fiorentine, la Fp Cgil: "Decisioni immotivate, ci opporremo"

Licenziamento collettivo per 81 lavoratori in due Rsa fiorentine (Cottolengo al Poggetto e Botticelli a San Casciano val di Pesa). La Fp Cgil: “Decisioni di esternalizzazione immotivate, ci opporremo. Nel settore si abbattono i costi sulla pelle dei lavoratori, c’è una deriva, la politica apra una riflessione”

Sono arrivate due procedure di licenziamento collettivo in due importanti Rsa del territorio fiorentino: si tratta della Rsa Cottolengo (Firenze, zona Poggetto), dove i lavoratori interessati sono 53, e della Rsa Botticelli-La Villa (Strada in Chianti, San Casciano val di Pesa), con 28 operatori coinvolti. Entrambe le procedure sono accompagnate a processi di esternalizzazione del personale stesso.
“In tutto si tratta di 81 licenziamenti in due strutture in cui non si registrano cali di lavoro. Si tratta di decisioni immotivate: è evidente che nel settore si mira ad abbattere i costi sulla pelle dei lavoratori con la scusa del cambio di gestione a terzi e questo è inaccettabile, tanto più che si tratta di di operatori che svolgono un lavoro delicato e importante a beneficio di soggetti deboli. Ci opporremo con ogni mezzo a questi licenziamenti e a questa deriva, che necessita di una riflessione anche da parte delle amministrazioni sanitarie e della politica: basta coi tagli al personale, va difeso chi lavora e chi ha bisogno di questi servizi”, spiega Alessandro Giorgetti, segretario generale di Fp Cgil Firenze.

Quanto alla Rsa Cottolengo, dice Luca Pasqualetti di Fp Cgil Firenze: “Si tratta di una decisione che non ha ragioni, non essendoci nessuna riduzione/cessazione delle attività e della convenzione con la USL Toscana Centro e con il Comune di Firenze. Abbiamo immediatamente avviato le procedure formali per il confronto dove contesteremo i modi e la sostanza della riduzione di personale. Non siamo disponibili né a perdere posti di lavoro né ad accettare, come nei piani dell’azienda, condizioni economiche e normative peggiori per gli attuali lavoratori in servizio o per i nuovi assunti, attraverso un cambio di gestione a terzi”. Pertanto, la Fp Cgil ha convocato, presso la struttura, l'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori per lunedì 6 novembre (orario 16:30-18:30), con all'ordine del giorno la procedura di licenziamento collettivo.

Circa la Rsa Botticelli-La Villa di San Casciano val di Pesa, parla Francesco Belli di Fp Cgil Firenze: “La Rsa Botticelli è stata negli anni, proprio grazie all'impegno dei lavoratori e delle lavoratrici, un luogo di eccellenza nel territorio. Come può pensare un'azienda leader nel settore, che conosce le difficoltà con cui il proprio personale è quotidianamente a contatto e che peraltro non è in stato di crisi o di ristrutturazione, decidere di esternalizzare il personale (infermieri, oss, animatori, fisioterapisti) che rappresenta il core business dell'azienda stessa? Ci opponiamo a questi licenziamenti e facciamo appello a tutte le istituzioni locali”.

Notizia del: ven 03 nov, 2017

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Rsa Botticelli L’avvocato replica alle accuse della Cgil

da la Nazione 25 Ottobre 2017

«NESSUN ricatto, anche perché non si comprenderebbe a quale fine, nessuna chiusura quindi alle richieste delle lavoratrici e infatti, l’azienda ha mantenuto alta l’attenzione sulle istanze formulate in questi mesi proseguendo nella ricerca del personale e adoperandosi, insieme al sindacato che l’accusa, per risolvere problematiche individuali dei lavoratori». Replica così l’avvocato Romina Simona Nenci, direttore dell’ufficio legale della Villa Spa, al contenuto di una lettera a firma del sindacalista Cgil, Francesco Belli, sulla situazione della rsa Botticelli di Strada in Chianti. Nella lunga lettera di risposta, l’avvocato sottolinea «atteggiamenti di incomprensibile ostilità e critica fine a stessa» tenuti in questi mesi da parte di Belli. E evidenzia che «l’esternalizzazione dei servizi di assistenza» era stata espletata «dandone corretta e trasparente comunicazione ai lavoratori e ai sindacati». anset

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"Voi protestate? E io esternalizzo": Greve in Chianti (Firenze), lavoratrici e Fp Cgil contro il ricatto della Rsa

“Voi protestate? Allora io vi appalto ad altri”: Rsa Botticelli (Greve in Chianti), lavoratori in stato d’agitazione contro il “ricatto” della proprietà. La Fp Cgil Firenze scrive una lettera aperta alle istituzioni (conferenza dei sindaci, sindaco di Greve in Chianti e azienda sanitaria) per scongiurare l’esternalizzazione del personale, ripristinare il dialogo sociale e dare soluzione ai problemi sollevati dalle lavoratrici (organizzazione dei turni e carenze d’organico)

IL TESTO DELLA LETTERA

A Strada in Chianti, alle porte di Firenze, nella Rsa Botticelli di proprietà del gruppo La Villa Spa, la vicenda inizia alcuni mesi fa.
In un contesto di azienda sindacalizzata, nel corso delle assemblee dei lavoratori abbiamo rilevato un crescente disagio da parte di molte lavoratrici dovuto a carichi di lavoro eccessivi, turni estenuanti e frequenti attriti con la Direzione. La nostra maggiore preoccupazione è la carenza di organico che rende particolarmente pesanti le condizioni di lavoro proprio in una struttura soggetta ad Accreditamento, dove il rispetto dei parametri numerici di personale è un elemento due volte importante, perché da esso dipende sia la salute degli ospiti sia quella delle lavoratrici. La prima missiva che abbiamo inviato all’azienda, il 25 maggio scorso, era stata coraggiosamente firmata anche dalle lavoratrici della struttura, e chiedeva il confronto sulle dotazioni organiche e sulle politiche degli orari (pause per il recupero psicofisico, riposi, sostituzioni delle malattie), ma purtroppo a quella nota non abbiamo avuto nessuna risposta.

L'estate è, di norma, il periodo più duro per chi lavora in Rsa: gli ospiti aumentano, fa caldo e non sempre l'azienda si muove in tempo per reperire il personale necessario a sostituire le ferie estive del personale. Non sappiamo ancora quanta ragione avessimo nel ritenere che vi fossero carenze di organico, sta di fatto che mentre le nostre rimostranze non ricevevano riscontro, la Rsa è stata sottoposta ad un controllo da parte dell'Azienda Usl ed è subito corsa ai ripari con nuove assunzioni (poche per la verità: ora in totale il personale è composto da unità circa 25 operatori). Inoltre, sempre a seguito delle nostre richieste e della verifica da parte dell'azienda sanitaria, senza darci nessuna informazione preventiva e negando il confronto sindacale, l'azienda ha modificato l'orario di lavoro variando gli orari in funzione di una nuova organizzazione, senza tenere minimamente in considerazione il disagio che ciò avrebbe prodotto sull'organizzazione familiare delle lavoratrici. Data la chiusura totale al dialogo da parte dell'azienda, abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione del personale nel rispetto dalla legge 146/90 sul diritto di sciopero per chi lavora nei servizi alla persona. L'incontro per il tentativo di conciliazione è avvenuto il 27 giugno presso la Prefettura di Firenze, ma anche in quella occasione l'azienda, nella persona dell'amministratore delegato, non ha mostrato la minima apertura al dialogo. 

Teniamo a precisare che, ad oggi, non è ancora stata effettuata un'ora di sciopero e quindi nessun disagio ha interessato gli anziani della struttura.
A questo punto la storia diviene, a nostro avviso, assolutamente surreale. La Direzione aziendale ha diffuso, durante il periodo estivo, voci insistenti circa la volontà dell'amministratore delegato di esternalizzare la gestione del personale della struttura, poiché “seccato” dalle richieste delle lavoratrici. Certi si trattasse di un malinteso, abbiamo richiesto chiarimenti all'azienda la quale ci ha risposto non solo confermando la volontà di procedere ad una esternalizzazione, ma confermando che la decisione è stata - come si legge nella lettera inviata dalla Direzione al sindacato - “dolorosamente assunta nel momento stesso in cui la Direzione aziendale ha effettivamente e direttamente constatato che il clima interno e le difficoltà di dialogo con il lavoratori stavano inficiando il servizio...”. Dunque, questo è il “ricatto”: voi protestate, io vi appalto ad altro soggetto. E’ opportuno ricordare che chi lavora in una Rsa fa un lavoro estremamente duro e impegnativo. Lavora a contatto, ogni giorno, con la sofferenza. Si prende cura di persone non più autosufficienti che hanno bisogno di sostegno in tutte le loro funzioni. Ed è anche per questo che su temi come carichi di lavoro, orario, malattie del personale deve essere mantenuto un alto livello di attenzione. Ed è opportuno ricordare che la Rsa Botticelli è stata negli anni, proprio grazie all'impegno delle lavoratrici, un luogo di eccellenza nel territorio, almeno fino a quando l'azienda che ne è titolare non ha inteso come “metodo” la totale chiusura alle richieste delle proprie lavoratrici.

Come può pensare un'azienda leader nel settore, che conosce le difficoltà con cui il proprio personale è quotidianamente a contatto e che peraltro non è in stato di crisi o di ristrutturazione, decidere di esternalizzare il personale (infermieri, oss, animatori, fisioterapisti) che rappresenta il core business dell'azienda stessa? Come è possibile che, a fronte di rivendicazioni sindacali, di carattere contrattuale, un'azienda intenda ricorrere a tali strumenti per mettere a tacere la voce di lavoratrici e sindacati? Come possiamo tollerare che vengano calpestati i diritti di chi si cura degli ultimi? Come Organizzazione sindacale intendiamo denunciare l'arroganza e la prepotenza di questa azienda e chiediamo a tutti i soggetti in indirizzo di farsi parti attive per scongiurare l’esternalizzazione del personale, ed il ripristino di corrette relazioni sindacali che diano soluzione ai problemi sollevati dalle lavoratrici.

Firmato: Francesco Belli (Fp Cgil Firenze)

Notizia del: mar 10 ott, 2017

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Mugello: lavoratori dei servizi domiciliari, le richieste della Fp Cgil alla Società della salute

Lavoratori servizi domiciliari del Mugello, la Fp Cgil Firenze incalza la Società della Salute: “Condizioni di lavoro difficili e salari bassi, ecco le nostre proposte”

La Funzione Pubblica Cgil di Firenze sta presentando una Piattaforma rivendicativa delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi domiciliari in tutti i territori della Città Metropolitana. Un documento che tratta le problematiche di chi è impegnato ogni giorno nei servizi educativi e assistenziali, a contatto con una utenza in condizioni di fragilità, e deve altresì fare i conti con condizioni di lavoro difficili e salari bassi. Questi i tratti principali delle richieste della piattaforma: clausole sociali nei cambi d’appalto, riconoscere il tempo lavoro degli spostamenti, rimborsi chilometrici, quantificazione proporzionale delle ore necessarie alla programmazione e il riconoscimento di ore lavoro sufficienti a tali adempimenti, garantire lo svolgimento delle ore previste in fase di stesura dei capitolati (l'eventuale riduzione delle ore su base annuale dovrà avvenire solo nel caso di una effettiva diminuzione del bisogno rilevato), più occasioni di coordinamento tra operatrici ed assistenti sociali, necessità di definire esattamente la differenza tra assistenza domiciliare e domiciliare integrata, maggiore sicurezza sul lavoro, formazione continua ed sostegno psicologico degli operatori. “Siamo in attesa di convocazione da parte della Società della salute Mugello: la richiesta di incontro è stata inviata oltre un mese fa. Sempre con la Società della salute Mugello stiamo discutendo problematiche analoghe anche per il servizio di educativa scolastica: gli educatori scolastici perdono le ore di lavoro quando l'utente è assente per malattia; abbiamo pertanto presentato un apposito protocollo su cui però la discussione si sta eccessivamente dilungando”, dice Francesco Belli di Fp Cgil Firenze.

LA PIATTAFORMA COMPLETA

Come Funzione Pubblica CGIL abbiamo assistito negli ultimi anni ad un lento deterioramento delle condizioni di lavoro degli operatori dei servizi domiciliari, sia in ambito educativo che socio sanitario e socio assistenziale.
Molte delle problematiche, già presenti su questi servizi, si sono acuite alla luce della costante diminuzione di risorse, in molte zone della Toscana, alla quale però non corrisponde un effettivo calo del bisogno da parte della popolazione, ma bensì la necessità di erogare prestazioni ad un bacino di utenza in costante aumento.
D'altro canto, i margini di trattativa con le aziende aggiudicatarie dei servizi si sono sempre più ristretti e la soluzione a tali problematiche risulta difficile, se non impossibile, in sede di trattativa aziendale.

Assieme ad un gruppo di delegate e delegati sindacali abbiamo pertanto elaborato questo documento, da sottoporre alle istituzioni e stazioni appaltanti, affinché si apra un tavolo di trattativa e di esame delle problematicità da noi rilevate.

Chiediamo, come di seguito esplicitato, l'individuazione di appositi protocolli all'interno dei capitolati di gara che abbiamo lo scopo di garantire dignità di condizioni e di salario a tutte le lavoratrici e lavoratori del settore.

Com'è evidente, l'analisi delle problematicità qui elencate riguarda vari contesti territoriali della Regione ed è pertanto opportuno ricordare che non tutte coesistono sul medesimo territorio.

Chiediamo ad ogni modo, che si individuino buone prassi e linee guida, anche alla luce delle recenti normative in materia di appalti, da adottarsi in tutte le zone della Regione.

1 - Gare di appalto
Richiediamo un protocollo operativo da attuarsi prima di ogni gara di appalto per i servizi di assistenza domiciliare ed educativa domiciliare.
Tale protocollo dovrà definire una fase di contrattazione di anticipo tra stazioni appaltanti e OOSS con i seguenti obbiettivi:
inserimento della clausola sociale finalizzata alla salvaguardia del personale già impiegato sui servizi ed alla applicazione del CCNL del settore merceologico di riferimento firmato dalle OOSS maggiormente rappresentative;
verifica della congruità del costo del lavoro alle tabelle emanate dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali;
verifica dei soggetti potenziali gestori che abbiano violato gli obblighi contributivi, normativi o retributivi nei confronti dei loro dipendenti nel corso di gestione di altri servizi.


2 - Spostamenti
In molti casi, sui servizi domiciliari sia assistenziali che educativi, non è riconosciuto il tempo lavoro degli spostamenti tra un utente e l'altro.
Occorre pertanto che i capitolati di appalto comprendano nelle somme a base d'asta un calcolo medio dei tempi di percorrenza tra i vari domicili degli utenti e che venga reso specifico all'interno del capitolato l'obbligo, per il soggetto aggiudicatario, di conteggiare come orario di lavoro il tempo di spostamento degli operatori.

3 -Rimborsi chilometrici - Utilizzo automezzo proprio
Le vetture aziendali che i gestori del servizio mettono a disposizione dei lavoratori dei servizi domiciliari non corrispondono minimamente al numero di quanti operano sul territorio. In alcuni casi, specie su i servizi educativi, sono del tutto assenti.
L'utilizzo del mezzo proprio non prevede alcuna copertura assicurativa da parte dell'azienda ed i rimborsi chilometrici, laddove riconosciuti, vengono pagati con importi (urbano/extraurbano) non più in linea con le tabelle consumi.

Chiediamo che ogni lavoratore possa utilizzare vetture aziendali o, nel caso di tragitti a chilometraggio contenuto, che i rimborsi siano adeguati alle attuali tabelle comprensive, otre ai consumi, dei costi assicurativi.


4 -Programmazione (Piani assistenziali – Piani educativi)
Occorre una quantificazione proporzionale delle ore necessarie alla programmazione (PAI,PEI, Schede di osservazione, aggiornamenti con i servizi sociali etc.) e il riconoscimento di ore lavoro sufficienti a tali adempimenti.
Accade spesso che i lavoratori dei servizi domiciliari svolgano parte del lavoro di programmazione nel proprio tempo libero.
I capitolati di appalto, nel prevedere pacchetti orari appositi per tali attività, dovranno scorporare queste ore da quelle di effettivo servizio.

Nei servizi educativi, oltre a quanto sopra esposto, riteniamo necessaria la presenza sia dell'educatore che segue l'utente in ambito scolastico, sia dell'educatore che lo segue in ambito domiciliare, durante lo svolgimento del Progetto Educativo Individuale.

5 -Attivazione dei servizi domiciliari ed orario contrattuale
Si registra in molti territori un forte calo delle attivazioni dei servizi domiciliari o una riduzione delle ore di intervento sul singolo utente. In parte ciò può derivare dalle diverse modalità operative degli assistenti sociali, da l'utilizzo di progetti diversi a minor entità assistenziale – quale ad esempio il pronto badante - o educativa, dagli alti livelli di compartecipazione da parte delle famiglie sulla base delle tabelle ISEE.
Questo produce il progressivo sviluppo di “servizi” paralleli: privati, aziende o associazioni che propongono, al di fuori del perimetro dei servizi sociali pubblici, prestazioni a minor costo per le famiglie.
Occorre pertanto rilanciare la validità dei servizi domiciliari, assistenziali ed educativi, offerti con risorse pubbliche nell'ambito della programmazione sociale e sociosanitaria pubblica.
Nell'ottica di ristabilire un sistema qualitativamente adeguato e condizioni lavorative degne per gli operatori del settore, chiediamo che le stazioni appaltanti ed i territori si impegnino a garantire lo svolgimento delle ore previste in fase di stesura dei capitolati; l'eventuale riduzione delle ore su base annuale dovrà avvenire solo nel caso di una effettiva diminuzione del bisogno rilevato.
A tale proposito richiediamo l'attivazione di commissioni miste tra OOSS ed Enti a livello territoriale che abbiano lo scopo di verificare, periodicamente o su semplice richiesta di una delle parti, l'andamento dei servizi e la tenuta occupazionale.

Le lavoratrici ed i lavoratori devono poter contare sul rispetto dei propri contratti individuali e, qualora avvenissero compressioni inevitabili dei servizi, poter richiedere l'accesso agli ammortizzatori sociali.

6 - Collegamento tra operatori del settore e assistenti sociali pubblici
Occorrono maggiori occasioni di coordinamento tra operatrici ed assistenti sociali, anche in considerazione di utenti che possono mutare significativamente la propria condizione nel corso del tempo.

7 - Coordinamento dei servizi
La proporzione delle ore che ogni gestore dei servizi dovrà svolgere come coordinamento ed organizzazione deve essere quantificata preventivamente, in modo da non gravare su le successive condizioni di lavoro degli operatori.

8 - Assistenza domiciliare integrata
Nell'ottica del corretto inquadramento contrattuale dei lavoratori, occorre definire esattamente la differenza tra assistenza domiciliare e domiciliare integrata.
Riteniamo che, laddove sussistano prestazioni minime essenziali a carattere socio sanitario, risulti evidente la che trattasi di assistenza domiciliare integrata (sociosanitaria).

9 -Sicurezza sul lavoro
Il lavoro di assistenza presso il domicilio dell'utente comporta una esposizione a molti fattori di rischio psicofisico.
Particolare attenzione deve essere rivolta alle seguenti tematiche:
Assistenza domiciliare ( socio assistenziale e socio sanitaria )
alla presenza di ausili al domicilio dell'utente, qualora questi siano necessari per la movimentazione degli utenti dell'assistenza domiciliare.
Al corretto utilizzo di dispositivi di protezione individuale. Essi dovranno essere individuati anche in considerazione dello stato igenico ambientale dei domicili e del materiale utilizzato per le pulizie ambientali

Educativa domiciliare
Il contesto familiare e sociale del minore in carico al servizio, nonché la condizione stessa dell'utente, possono in molti casi gravare sulla condizione psicologica dell'educatore che svolge il proprio lavoro nel contesto domiciliare.
In molti casi i progetti presentati da parte dei soggetti aggiudicatari, riportano impegni, anche di natura economica, relativa alla formazione continua ed al sostegno psicologico degli operatori.
É altrettanto vero che, dalle esperienze maturate, rileviamo che spesso tali propositi rimangono in parte disattesi.
Riteniamo pertanto necessarie la definizione di linee di indirizzo in fase di stesura dei capitolati e la costante verifica della messa in pratica dei progetti.

Notizia del: mer 21 giu, 2017

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COMUNICATO STAMPA

In occasione della presentazione, avvenuta in data odierna a cura di Anaste nazionale, del contratto "pirata" firmato il 12/4/2017 con organizzazioni sindacali non comparativamente più rappresentative ai soggetti gestori della Regione Toscana, la Funzione Pubblica CGIL di Firenze ha organizzato un presidio con volantinaggio presso l’Hotel Delta Florence.

Il presidio aveva lo scopo di informare i gestori delle RSA dei rischi connaturati all’applicazione del contratto "pirata" anche per quanto riguarda le loro strutture.

In effetti la Delibera Giunta Regionale Toscana n°995 dell’ottobre 2016 potrebbe comportare problemi per l’accreditamento, in quanto è previsto che fra gli obblighi dei datori di lavoro delle Rsa ci sia quello di applicare il CCNL e gli integrativi regionali stipulati con le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Il prossimo 25 maggio CGIL CISL UIL delle categorie interessate proseguiranno il confronto con la Regione Toscana e successivamente alla conclusione del confronto decideranno come proseguire nella vertenza contro il contratto "pirata" in accordo con le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori interessati da questo scellerato contratto.

FP  CGIL Firenze

Firenze, 22 maggio 2017

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Comunicato Stampa

Domani 21 aprile 2017 le lavoratrici e i lavoratori della RSA Villa Gisella scioperano ancora una volta dopo l'iniziativa dello scorso 9 marzo e lo sciopero nazionale del 27 marzo e ancora una volta saranno in presidio dalle ore 10.00 alle ore 12.00 in Largo Caruso 1 – Firenze.

Le ragioni della protesta di domani attengono alla sottoscrizione di un contratto “pirata” firmato con organizzazioni sindacali scelte dai padroni, inesistenti o scarsamente rappresentative (Confsal, Snalv, Confelp e CIU). 

Questo contratto modifica diritti e tutele dei lavoratori,  peggiorandoli:

obbligherà i lavoratori a scegliere un sindacato determinato dal contratto stesso e a pagare quanto in esso previsto o in alternativa a non avere tutela sindacale;

non garantirà più la piena retribuzione in caso di infortunio lavorativo e di malattia,  riducendo i tempi di comporto a 120 giorni nel triennio e facilitando l'espulsione dei lavoratori e delle lavoratrici più svantaggiate; 

dimezzerà i permessi retribuiti individuati nella vecchia normativa contrattuale come i ROL (riduzione orario di lavoro);

abolirà la 14ma mensilità per i neo assunti e dilazionerà mensilmente quanto già maturato (ad oggi circa 1000 euro di 14ma) e di diritto dei lavoratori e lavoratrici,

eleverà da 38 a 40 ore settimanali l’orario lavorativo, a discrezione del datore di lavoro e a fronte di un compenso irrisorio e inferiore allo straordinario;

abolirà la previdenza integrativa.

Tutto questo a fronte di un aumento contrattuale del tutto auto finanziato dai lavoratori stessi.

Invitiamo la stampa ad una conferenza stampa che si svolgerà domani mattina alle ore 10.00 in occasione dello sciopero e del presidio delle lavoratrici e dei lavoratori della RSA Villa Gisella -. Largo Caruso 1.

Funzione Pubblica CGIL Firenze

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Contratto Rsa Villa Gisella (Firenze): in arrivo sciopero, presidio Fp Cgil e lavoratrici l'8 marzo

Più ore di lavoro a parità di retribuzione: Rsa Villa Gisella (Firenze), in arrivo sciopero per la soppressione del contratto integrativo e la disdetta di quello nazionale. Presidio lavoratori e Fp Cgil mercoledì 8 marzo in Largo Caruso 1, "per la festa delle donne, perché le lavoratrici sono le più penalizzate da queste vessazioni"

Il 21 febbraio scorso si sono riuniti i lavoratori e le lavoratrici della Rsa Villa Gisella di Firenze per valutare le iniziative della Proprietà e della Direzione tese a sopprimere tutti i contratti e accordi collettivi, compresi i territoriali e gli aziendali. Nei mesi passati infatti la loro associazione datoriale (Anaste) ha proceduto alla disdetta unilaterale degli accordi integrativi territoriali con la conseguente soppressione degli integrativi aziendali di parte economica.

Tutto ciò aggravato dalla recente disdetta anche del contratto collettivo nazionale di lavoro, con la richiesta esplicita di lavorare di più, passando da 38 a 40 ore settimanali. Contestualmente l’associazione datoriale chiede anche la soppressione di tutte le libertà retribuite previste dal contratto precedente e pari a oltre 50 ore annuali; il nuovo limite dell’orario di lavoro potrà passare quindi da 38 a 41 ore medie settimanali a parità di retribuzione o con aumenti irrisori.

Per queste e altre ragioni l'assemblea ha proclamato lo stato di agitazione che è stato comunicato al Prefetto, il quale ha proceduto alla convocazione delle parti. In Prefettura abbiamo chiesto il ripristino di tutti gli accordi integrativi soppressi e che la delegazione toscana di Anaste assuma, in sede di trattativa nazionale, impegno formale per un rinnovo coerente con le aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori tesi al ripristino delle precedenti garanzie contrattuali. La risposta della Proprietà e del Direttore Sanitario, nonché Vice Presidente vicario di Anaste nazionale, è stata ancora di chiusura, quindi il Prefetto ha proceduto alla verbalizzazione di un documento di mancato accordo.

Coerentemente con quanto disposto dall’assemblea del 21 febbraio si procederà quindi ad una prima giornata di protesta in Largo Caruso 1, davanti alla sede della Rsa Villa Gisella, che si svolgerà il giorno 8 marzo. La data non è stata scelta a caso. L'8 marzo, Festa delle Donne, vogliamo mobilitarci per celebrare la festa e per dire no a queste vessazioni che in modo principale penalizzeranno proprio le donne perché sono di gran lunga le più utilizzate nei lavori di cura alle persone e perché il loro lavoro non termina con la timbratura del cartellino.

L'assemblea ha deliberato, in assenza di novità sostanzialmente positive, di indire uno sciopero da effettuare nella prima quindicina del mese di marzo 2017 in attesa che le OO.SS. nazionali procedano, per quanto di loro competenza, nella indizione di un primo sciopero nazionale.

Firmato: Fp Cgil Firenze 

Notizia del: mer 01 mar, 2017

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Don Gnocchi, lavoratori in agitazione per il Contratto. Fp Cgil-Cisl Fp-Uil Fpl Firenze pronte alla mobilitazione

Don Gnocchi, lavoratori in stato di agitazione per il Contratto. Pronte azioni legali e mobilitazioni per sensibilizzare le istituzioni, tra cui la Regione con cui il centro è convenzionato. La nota Cgil-Cisl-Uil Firenze di categoria

“Dopo i sacrifici degli ultimi due anni, la risposta ricevuta dalla Fondazione è stata la decisione unilaterale di non applicare il contratto nazionale che ci spetta e di far saltare le trattative. Non ci va bene un contratto al ribasso, sia sulle condizioni di lavoro che sulla parte economica. Lavoriamo in un istituto di Ricovero a Cura a carattere scientifico e chiediamo di avere il nostro contratto della sanità privata”: questa la posizione dei 300 tra lavoratrici e lavoratori dell'IRCCS Don Gnocchi di Firenze riuniti la settimana scorsa in assemblea.

Le lavoratrici e i lavoratori, che sono in stato d’agitazione, come in tutta Italia, chiedono alla Fondazione di non applicare il contratto Aris Rsa e sosterranno questa posizione con azioni legali e con la loro mobilitazione anche per sensibilizzare le istituzioni a partire dalla Regione Toscana con cui il centro è convenzionato.

Firmato: Anna Filippini Fp Cgil, Mauro Spotti Cisl Fp, Fabrizio Grassi Uil Fpl di Firenze

Notizia del: mar 28 feb, 2017

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