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altri articoli 2016

Un maxi ponte per cambiare la storia «Così il fiume tornerà a unire»

Presentato il progetto che dovrà collegare Lastra a Signa e Signa

di LISA CIARDI su la Nazione 12 Dicembre 2017

SI CHIAMERÀ il «Ponte del Giglio» e ricorderà, nella forma e nei colori, il simbolo di Firenze. Sono stati presentati ieri i progetti e i rendering grafici del futuro (speriamo) ponte fra Lastra a Signa e Signa, insieme alla nuova strada che dovrebbe collegarlo allo svincolo della Firenze-Pisa-Livorno e alla rotonda dell’Indicatore (al confine fra Signa e Campi Bisenzio). 

ALL’EVENTO, organizzato a Lastra a Signa da Cgil e Spi Cgil Firenze, sono intervenuti il viceministro Riccardo Nencini, l’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli, il consigliere della Città Metropolitana Massimiliano Pescini, l’assessore fiorentino Stefano Giorgetti, i sindaci dei Comuni di Signa, Lastra a Signa, Scandicci e Campi Bisenzio, oltre ai rappresentanti di Cna, Confindustria, Lega Coop e della Cgil stessa. Il progetto, illustrato dall’ingegner Antonio De Crescenzo, dirigente della Regione, prevede una strada di 3.885 metri, con una corsia per senso di marcia e una larghezza complessiva di 10,50 metri. Il tracciato partirà dallo svincolo della superstrada, a Stagno, proseguendo con una prima rotatoria da realizzare in via San Colombano. A seguire, tre viadotti, per scavalcare, nell’ordine: l’Arno con un ponte a forma di giglio (circa 600 metri), il lago dei Renai (800 metri) e il Bisenzio (430 metro). Infine l’incrocio con via delle Bertesche, a Signa, e l’arrivo alla rotatoria dell’Indicatore. 

I tratti su viadotto, i più complessi e costosi, saranno lunghi in tutto 1.832 metri e composti da 32 campate. «Per realizzare tutte le opere – ha spiegato De Crescenzo – è prevista una spesa complessiva di 70 milioni di euro e i cantieri devono essere preceduti da una fase di condivisione con i cittadini». I lavori potrebbero iniziare nel 2022 e concludersi nel 2025. In teoria, perché ancora mancano i fondi. Ma, su questo, potrà essere determinante il governo, che ha assicurato il suo appoggio tramite il viceministro Nencini. 

«UN’OPERA di questo tipo ha tutti i presupposti per essere considerata di rilievo nazionale – ha spiegato – e questa è l’unica strada per individuare presto i finanziamenti. Occorre agire subito per far arrivare a Roma un messaggio chiaro dai territori e chiedere ad Anas di inserire nel proprio programma il finanziamento dell’opera. È necessario sbrigarsi anche per non dover ripartire da zero con il nuovo governo, consegnandogli invece un iter già definito e solo da completare». I cittadini, che aspettano l’opera da decenni, incrociano le dita, sperando che sia la volta buona.

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Pensioni non rivalutate, che tesoro 

Recuperati 600mila euro mai versati

Appello Cgil, da rivedere un assegno su quattro. Ecco come fare

Monica Pieraccini da la Nazione 21 Dicembre 2017

MARIO ha controllato la sua pensione e ha scoperto che la sua reversibilità, percepita da quando lavorava, non era stata adeguata né dopo la cessazione del lavoro né per la variazione dei redditi personali. Il risultato è che ha potuto recuperare oltre 6.500 euro di arretrati e d’ora in avanti avrà l’aumento della pensione. E’ uno dei tanti casi trattati dallo Spi Cgil che quest’anno, solo nel territorio fiorentino, ha recuperato, grazie a 3.300 verifiche telematiche, 597mila euro di somme dovute ma non versate a 871 pensionati. La media è di 685 euro a pensionato ma ci sono stati casi anche da migliaia di euro, fino al picco di un pensionato che è riuscito a recuperare 7mila euro. «La colpa non è dell’Inps, è bene precisarlo – spiega Daniele Stolzi, segretario dello Spi Cgil Firenze – perché l’istituto di previdenza versa quelle somme solo se richieste dal pensionato. Per questo invitiamo chi percepisce un assegno fino a tre volte il minimo, pari a 1.500 euro circa, di venire presso i nostri uffici a controllare». 

Secondo lo Spi Cgil, una pensione su quattro è infatti da rivedere. E tramite verifica telematica sul modello chiamato Obis M, cioè la busta paga del pensionato, è possibile recuperare tutte quelle somme e prestazioni che non vengono concesse se non espressamente richieste. Si possono recuperare anche gli arretrati, fino a cinque anni. Così nel corso del 2017 sono stati recuperati, ad esempio, 55.680 euro di pensionati che si sono rivolti nella sede Spi del quartiere 5, oltre 47.700 euro recuperate nella sede centrale di Borgo de’ Greci, quasi 31.500 euro nel quartiere 3, oltre 20.500 euro presso lo Spi di Sesto. Qualche anno fa, spiega il sindacato dei pensionati della Cgil, l’Inps inviava a domicilio il modello ‘Obis M’. Ora non più ed è per questo che tante pensioni non sono state aggiornate. Dalla fine di gennaio di ogni anno, il modello è disponibile online, oppure è possibile richiederlo agli sportelli Inps o, per gli iscritti, al sindacato pensionati della Cgil. 

Le prestazioni legate al reddito di coppia o individuali alle quali il pensionato può avere diritto con la rilettura del modello Obis M possono essere previdenziali, e cioè integrazione al trattamento minimo, quattordicesima mensilità, pensione ai superstiti, rivalutazione, o assistenziali, ovvero maggiorazione sociale, importo aggiuntivo dell’assegno pensionistico, assegno al nucleo familiare e assegno al nucleo familiare di persona sola non autosufficiente con pensione di reversibilità proveniente da lavoro dipendente. Informazioni: 055-2700435. 

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Fai controllare l'assegno, una volta su quattro devi avere dei soldi

Lo Spi Cgil toscano con i riconteggi nel 2017 ha recuperato un milione
Ecco come farsi restituire le somme non pagate fino a 5 anni indietro

di Marco Pagli sul Tirreno 4 Dicembre 2017

C'è un integrativo sull'assegno previdenziale che pochi sanno come ottenere, ma che in Toscana riguarda oltre 200mila persone. I pensionati attraverso la verifica del proprio modello "Obis M", potrebbero ottenere dall'Inps somme alle quali non sanno di aver diritto. Nel 2017 già oltre 10mila persone si sono recate al sindacato (oggi solo lo Spi Cgil svolge il servizio, assieme all'Inps) e sono riuscite a recuperare una somma che alla fine del 2017 supererà il milione di euro.

VERIFICA SOLO VIA COMPUTER Il procedimento di verifica è interamente telematico e questo spiega il perché la maggior parte dei pensionati ignori l'esistenza del modello. Il procedimento serve a far emergere le incongruenze tra quanto spetta al pensionato quanto effettivamente è stato versato dal Inps. Incongruenze che riguardano tra il 25% e il 30% dei pensionati e che, a seconda dei casi, possono far recuperare anche migliaia di euro. 

COSA CONTROLLARE Il pensionato deve verificare l'Obis M. L'Obis M è il certificato di pensione, la busta paga che l'Inps emette nei confronti dei propri "assistiti". È previsto solo per le pensioni Inps (comprese rendite Inail e invalidità civili), mentre sono esclusi i trattamenti Inpdap e Enpals. Dal 2013 non arriva più a casa in forma cartacea, ma è consultabile solo online accedendo a un'area riservata sul portale dell'istituto di previdenza attraverso il proprio codice fiscale e il Pin personale. Sul documento sono riportate tutte le informazioni del caso: dati anagrafici, tipologia di pensione, importo erogato, tasse, imposte, addizionali, deduzioni, detrazioni, eventuali perequazioni e tutti i trattamenti accessori legati alla situazione economica e familiare del pensionato.

CONTROLLI DA SOLLECITARE L'Inps non è tenuto ad effettuare controlli di propria iniziativa, ma si muove solo su sollecitazione dell'interessato. Così accade spesso che, per un cambiamento della propria condizione o di una novità legislativa (come l'allargamento della platea di chi dal2017 ha diritto alla quattordicesima), non tutte le spettanze dovute vengano effettivamente erogate. Spesso si tratta appunto della quattordicesima, ma anche gli assegni familiari o le maggiorazioni sociali vengono frequentemente "dimenticati". 

ARRETRATI DI 5 ANNI Questo tipo di verifica può dare luogo a recuperi di somme anche ingenti perché magari frutto di un accumulo di mancati pagamenti di anni. Si possono chiedere indietro, infatti, somme non versate fino a cinque anni prima. 

COME CONTROLLARE Per scoprire se ci sono irregolarità è necessario scaricare il documento, che si trova in un'area dedicata sul portale dell'Inps. Accedendo su www.inps.it, il pensionato entra dal menu "servizi online", seleziona "servizi per il cittadino", inserisce il codice fiscale e Pin e sceglie il "fascicolo previdenziale del cittadino" per ottenere il "certificato di pensione Obis M".Una procedura che potrebbe sembrare semplice, ma non lo è. Allora ci si può rivolgere direttamente all'Inps, a un patronato o a un sindacato. Qui, previa autorizzazione del pensionato, l'operatore potrà accedere al documento e controllare eventuali mancanze. A quel punto viene fatta una richiesta motivata all'Inps che effettuerà i controllori e accrediterà il dovuto sull'assegno successivo all'autorizzazione e adeguerà gli assegni futuri.

I NUMERISecondo Spi Cgil, che con il patronato Inca sta portando avanti l'attività di verifica in Toscana, le irregolarità riscontrate sull'Obis M riguardano circa 200mila persone su quasi 800mila titolari di assegno Inps. «A settembre 2017, i nostri uffici territoriali avevano concluso 8.724 pratiche - spiega Loredana Polidori, segretaria regionale Spi e responsabile del dipartimento previdenza - con un recupero di oltre 783mila euro. Sicuramente a fine dell'anno si supereranno le 10mila verifiche e i soldi restituiti supereranno il milione. I numeri sono in crescita esponenziale, ma ancora c'è molto da fare per recuperare i soldi dovuti ai pensionati. Chi non fosse in grado di svolgere la pratica autonomamente può venire allo Spi locale: la pratica è gratuita per gli iscritti».

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«Anziani abbandonati a loro stessi» Il grido di dolore del sindacato

Casa, autosufficienza e sanità: ecco i punti dov’è necessario intervenire

di TOMMASO CARMIGNANI su la Nazione 8 Novembre 2017

EMERGENZA anziani nell’Empolese Valdelsa. In perfetto accordo con il dato nazionale, sul territorio una persona su 4 ha più di 65 anni. Il loro numero, a fine 2016, era pari a 41569, un 1% in più rispetto al 2015. Di questi, il 50% ha più di 75 anni e il 9% addirittura più di 80. Sono cifre destinate a crescere in virtù dell’allungamento dell’aspettativa di vita e per la Spi-Cgil non c’è più tempo da perdere. Emergenza abitativa, non autosufficienza e problematiche legate alla sanità: le questioni più urgenti riguardano proprio questi tre comparti. «Impossibile calcolare il numero di persone che si rivolgono a noi – spiega Silvano Pini, segretario della Lega Spi-Cgil dell’Empolese Valdelsa – ma il loro aumento è osservabile anche a occhio nudo». 

MOLTISSIMI anziani, anche sul territorio degli 11 comuni, vivono sotto la soglia di povertà. Spesso non hanno familiari a cui rivolgersi, o se ce l’hanno non sono in grado di aiutarli. «E’ per questo – dice ancora Pini – che molto spesso siamo costretti a trasformarci in assistenti sociali». Per l’accesso alle case, esistono persone sole che si ritrovano a vivere in appartamenti troppo grandi per loro, mentre ce ne sono altre che un tetto sopra la testa faticano ad averlo. «Per questo – sostiene Daniele Cateni della Spi Cgil – è necessario promuovere e incentivare nuove forme di abitare». 

UN ESEMPIO è il co-housing, anche se molte persone anziane ne ignorano l’esistenza. C’è poi la sfida della non autosufficienza. Anche in questo caso bisogna spesso fare i conti con la solitudine di certi anziani, con le loro difficoltà economiche o con la mancanza di familiari in grado di aiutarli e sostenerli. «Assumere una badante costa molto – ribatte Ruben Cocci, segretario della Lega Spi-Cgil di Vinci e Cerreto Guidi – ma i problemi riguardano anche la disinformazione. Gli anziani sono abbandonati e non sanno come comportarsi anche nel disbrigo di semplici pratiche: lo scorso anno, solo a Vinci, abbiamo recuperato 50mila euro per errori commessi da enti previdenziali. Se non ci fossimo stati noi ad aiutare queste persone non avrebbero mai rivisto i loro soldi. Per questo dico loro: venite alla Cgil, partecipate ai nostri convegni e informatevi». Un altro problema è legato alla sanità. La Cgil lamenta l’assenza di Case della Salute in ogni comune del territorio. «Abbiamo un livello molto alto di cure ospedaliere – dice Pini – ma manca tutta l’assistenza intermedia ed è necessario accelerare il processo di realizzazione di queste Case della Salute. La popolazione anziana sta aumentando, è necessario che le istituzioni non l’abbandonino a se stessa».

Tre convegni per dare risposte e informare i nostri nonni

PER informare gli anziani e portarli a conoscenza di tutte le soluzioni utili a risolvere problematiche come emergenza abitativa, non autosufficienza e sanità, la Spi Cgil organizza tre convegni a cavallo dei mesi di novembre e dicembre. Il primo si svolgerà venerdì alla Vela Margherita Hack di Avane e si occuperà di nuove forme dell’abitare per le persone anziane. L’incontro avrà luogo alle 15 e vedrà la partecipazione del sindaco Brenda Barnini, del direttore della Misericordia Fabrizio Sestini, di Gabriele Danesi di Auser, del sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli e dell’assessore al sociale di Montelupo Marinella Chiti. MERCOLEDÌ 22 alle 15, alla fondazione I Care di Fucecchio, si parlerà invece della sfida alla non autosufficienza. Anche in questo caso interverrà il sindaco Barnini, oltre ad alcuni membri del sindacato e al direttore dei servizi sociali dell’Usl Toscana Centro, Rossella Boldrini. L’ultimo convegno si svolgerà il 5 dicembre alle 15 alla casa del Popolo di Sovigliana e avrà come tema la sanità. Oltre alla Barnini, presenti anche il direttore della rete sanitaria territoriale Nedo Mennuti e il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil di Firenze, Alessandro Giorgetti.

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Il flash mob dei pensionati «Pensilina!»

dal Corriere Fiorentino 17 Ottobre 2017

ellera (FIESOLE ) Ombrelloni, sdraio, striscioni, volantini sulla statale tosco-romagnola a Ellera, frazione di Fiesole: è l’inusuale flash mob organizzato ieri mattina dai pensionati iscritti alla Lega Spi Cgil che hanno voluto attirare l’attenzione del Comune sulla necessità di installare, come promesso a suo tempo, una pensilina e un attraversamento pedonale a chiamata. (A.P.)

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Anziani? Sì ma colonne portanti della famiglia

Monica Pieraccini su la Nazione 3 Ottobre 2017

NON BASTA una festa per rendere giustizia al loro impegno quotidiano. Li vedi all’uscita della scuola, in palestra, in piscina, ai giardini, in una mano la cartella, nell’altra la borsa per lo sport. Sono i nonni, l’ultimo ammortizzatore sociale per le famiglie. Negli ultimi dieci anni il loro ruolo è cambiato. E’ diventato sempre più gravoso e quello che era solo un piacere, stare con i nipoti, è diventato in tanti casi un obbligo, che non conosce limiti di tempo né stagioni. Non ci sono vacanze per i nonni. Nel caldo estivo o nel freddo invernale, loro sono lì, sugli spalti a guardare la partita dei nipoti, a casa a preparare loro il pranzo se non vanno a scuola, in auto o a piedi per accompagnarli dal dentista. E sorridono, o ci provano a farlo, nonostante gli acciacchi. I loro occhi s’illuminano a guardare i nipoti. Sempre, anche con la fatica addosso, e come è da sempre, con i figli dei propri figli instaurano un legame speciale, una complicità unica. Ma fare il nonno è diventato sempre più difficile. In Toscana ci sono quasi 940mila over 65, erano meno di 850mila nel 2007. Un residente su quattro è ultrasessantenne. Non tutti sono in grado di seguire i propri nipoti. Dei 940mila over 65, 80mila sono non autosufficienti e altri 125mila sono nella cosiddetta area della fragilità. Le pensioni sono mediamente basse: 1.050 euro al mese. La crisi si è fatta sentire anche per loro, ma ci sono stati, in questi dieci anni neri dell’economia. 

«SONO stati ammortizzatori sociali. Hanno sostenuto con il loro tempo e la loro pensione i figli che hanno perso il lavoro o che non si potevano permettere la retta dell’asilo nido», spiega Daniela Cappelli, segretaria dello Spi Cgil Toscana. «I nonni – aggiunge – hanno mantenuto la famiglia. Dove c’è stata cassa integrazione, perdita di occupazione, problemi economici, loro sono intervenuti. Sbagliato quindi, anche quando si parla di pensioni, tirare in ballo la frattura generazionale». «La famiglia ha continuato a sopravvivere nella crisi grazie alla solidarietà e al sostegno reciproco tra giovani e anziani», sottolinea. I giovani, infatti, questi nonni, li hanno in casa: sono i loro figli e i nipoti. E ci sono stati casi, infatti, non pochi, in cui gli anziani rimasti a vivere in case grandi hanno riaperto le porte ai figli che non si potevano più permettere l’affitto. «E’ per questo che – spiega la Cappelli – gli anziani dicono che bisogna dare risposte ai giovani, con il lavoro, prima di tutto». Ma anche con i servizi perché, al netto della crisi, i genitori che fortunatamente lavorano non sanno proprio dove lasciare i figli. Tre mesi senza scuola, con i centri estivi costosi, che non tutti si possono permettere, sono un problema. Come sono un problema le rette, troppo salate, degli asili nido o le baby sitter che devono fare tante ore la settimana. 

«ED È COSÌ che ci si rivolge a coloro che sono il punto di riferimento per la famiglia, ma anche l’ossatura delle associazioni di volontariato», dice Mauro Scotti, segretario regionale dei pensionati della Cisl. Perché l’anziano non pensa solo alla propria famiglia, ma, quando può, si mette in gioco, facendo volontariato, portando medicine e cibo a domicilio, aiutando gli altri. «Con la speranza che quando avrà bisogno – sottolinea Scotti – possa essere aiutato a sua volta. Per questo noi insistiamo con il fondo per la non autosufficienza e perché l’assistenza agli anziani non si scarichi tutta sulle spalle della famiglia. Ma su questo siamo ancora lontani, purtroppo. Basti pensare che sugli 80mila non autosufficienti che ci sono in Toscana, di questi circa 40mila sono casi gravi e solo 16mila vengono assistiti nelle Rsa».

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Pensionati over 64 anni

A luglio la quattordicesima 

L’aumento del 30% e come varia l’assegno

da la Nazione 12 Giugno 2017

A LUGLIO arriva la quattordicesima mensilità per i pensionati over 64, una vera e propria somma aggiuntiva (esentasse) corrisposta in unica soluzione. Con importanti novità sia per chi già la riscuote sia per chi no. Infatti, con l’accordo dello scorso settembre tra Governo e sindacati, la quattordicesima è stata aumentata del 30% per chi la percepiva già, cioè coloro con redditi non superiori a 9.786,86 euro.
L’importo salirà così o a 437 euro (fino a 15 anni di contributi), o a 546 euro (da 15 a 25 anni di contributi), o a 655 euro (con oltre 25 anni di contributi). Inoltre, anche chi è andato o andrà in pensione quest’anno, e ha un reddito inferiore sempre a 9.786,86 euro, la riceverà maggiorata del 30%.

La seconda grossa novità è che l’arrivo della quattordicesima potrebbe estendersi anche a più di un milione di pensionati con un reddito tra 9.786,86 euro e 13.049,14 euro. Questi pensionati riceveranno una somma variabile tra 336 euro (con 15 anni di contributi), 420 euro (tra i 15 e i 25 anni di contributi) e 504 euro (con più di 25 anni di contributi).

PER GLI EX lavoratori autonomi, si considerano tre anni di contributi in più rispetto ai dipendenti. Alcune cose da ricordare. Per la quattordicesima si considerano tutti i redditi, assoggettabili o esenti dall’Irpef, esclusi quello della casa di abitazione, gli arretrati di qualsiasi genere, i trattamenti di fine rapporto, la pensione di guerra, i trattamenti di famiglia, le indennità di accompagnamento e simili.

IL REDDITO del coniuge non viene preso in considerazione. Inoltre, gli importi della quattordicesima sono sì erogati a misura fissa ma con l’eccezione delle pensioni cessate per decesso o con decorrenza in corso d’anno, corrisposte in proporzione al numero di mesi della decorrenza stessa. Per il pensionato con reddito individuale annuo di poco superiore ai tetti fissati, l’importo della quattordicesima viene corrisposto in misura ridotta fino al raggiungimento del limite di reddito maggiorato. “La quattordicesima, questa somma aggiuntiva alla pensione - dicono dalla Cgil - l’abbiamo rivendicata fin dal 2007, quando la conquistammo per la prima volta col Governo Prodi. Serviva, e serve tanto più oggi, a tutelare meglio il valore reale delle pensioni da lavoro”.

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Pini nuovo segretario dello Spi-Cgil 

Guida una Lega con 4.000 iscritti

"Dobbiamo impegnarci a fondo per la rivalutazione delle pensioni"

di BRUNO BERTI su la Nazione 18 Aprile 2017

CAMBIO della guardia alla segreteria della lega empolese dello Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil. Silvano Pini è subentrato alla guida dell’organizzazione a Loredana Polidori, che è stata chiamata a far parte della segreteria regionale toscana dello Spi. Pini diventa quindi il numero uno dell’organizzazione numericamente più forte di Empoli: i pensionati della Cgil contano infatti ben 4.000 iscritti.

Il neosegretario ha iniziato a lavorare come decoratore in ceramica in una fabbrica di Lastra a Signa. Sul posto di lavoro già svolgeva attività sindacale, finché, nel 1979, divenne sindacalista a pieno titolo, a Sesto Fiorentino, nei ranghi della Filcea (il sindacato dei chimici, allora non ancora riunito con i lavoratori del tessile-abbigliamento). Anni dopo, nel ’96, diventò responsabile della Filtea (tessile-abbigliamento) dell’Empolese Valdelsa. Nel 2006 per Pini si aprirono le porte della pensione, ma non abbandonò il sindacato: continuò a impegnarsi nello Spi, dove divenne segretario della Lega di Vinci-Cerreto Guidi. Nel 2014 è entrato nella segreteria della lega di Empoli, di cui, appunto, adesso è il nuovo segretario.

LA LEGA Spi a Empoli, come abbiamo visto, è una forza importante che si occupa dei problemi che vivono i pensionati con un’attenzione ai temi sociali che vanno al di là delle categorie di provenienza: in questo senso si può parlare di un sindacato che riunisce i pensionati di tutte le categorie lavorative. Il radicamento c’è, ma per mantenerlo serve tanto impegno sulle questioni che rendono irta di difficoltà la vita dei pensionati. «Visto che parliamo di chi ha lasciato il lavoro – spiega Pini – e quindi di persone anziane che hanno bisogno di cure a mano a mano che il tempo avanza, l’argomento sanità è importante. Non aiuta la riforma regionale che non ci convince né si può tollerare il vero e proprio dramma rappresentato dalle liste d’attesa. Noi, poi, riteniamo che servano più tutele per i pensionati, senza dimenticare l’esigenza di un miglioramento dei ‘mensili’ attraverso una rivalutazione». Allo Spi pensano che non si riesca a tener dietro alla dinamica del costo della vita, che per il sindacato è qualcosa che va al di là del ‘paniere’ Istat.

«ABBIAMO anche avuto dei risultati, con l’istituzione della 14esima mensilità per chi ha pensioni fino a 1.000 euro lordi. Ma per dare continuità al lavoro fatto c’è ancora molto da fare un uno spirito di confronto e di dialogo».

I pensionati, come sempre, saranno presenti in buon numero alle celebrazioni del 25 Aprile e alle manifestazioni del 1° Maggio. «Inoltre parteciperemo all’iniziativa del 6 maggio sul nuovo Statuto dei lavoratori per cui anche noi abbiamo contribuito alla raccolta delle firme per la relativa legge di iniziativa popolare».

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Pensionati meno obblighi di presentazione del modello Red sollecitazione nell'ordine del giorno approvato dal Comitato Provinciale INPS

Il Comitato Provinciale dell'INPS ha approvato all'unanimità  con la sola astensione del Direttore di sede INPS  un Ordine del Giorno inerente la necessità di modificare una normativa particolarmente penalizzante nei confronti dei pensionati  titolari di pensioni basse o comunque con componente sociale difficile, la norma prevede di sanzionare pesantemente chi non presenta la dichiarazione reddituale (modello RED) anche in caso di situazioni reddituali consolidate e già conosciute dall'INPS.

L'OdG richiede l'approvazione di una nuova normativa che permetta di escludere dall'obbligo della dichiarazione tutti coloro che sono titolari di situazioni reddituali già conosciute dall'INPS senza che siano intervenute variazioni.

Dobbiamo evidenziare il ruolo dello SPI CGIL di Firenze all'interno del Comitato INPS nel porre all'attenzione una situazione di forte disagio e  farlo diventare un problema condiviso.

COMITATO PROVINCIALE INPS DI FIRENZE

Seduta del 6 aprile 2017

ORDINE DEL GIORNO

 

PREMESSO

Che il Comitato Provinciale INPS di Firenze ha rilevato diversi casi di indebito su pensione per mancata comunicazione reddituale da parte dell'interessato fruitore di prestazione legata al reddito.

Che frequentemente essi sono oggetto di tale contestazione, con relativa sanzione, soggetti deboli per età avanzata e condizione sociale.

PRESO ATTO

Che l'Art.13 L.122/2010 ha modificato la precedente L.14/2009 in merito alla prestazione legata al reddito, prevedendo tipologia e entità delle sanzioni in caso di mancata presentazione nei tempi stabiliti della dichiarazione reddituale (modello RED).

Che la predetta Legge ha modificato una consolidata prassi affermatasi nel tempo.

TENUTO CONTO

Che nel corso degli anni l'Istituto , tramite Delibera del Consiglio di Amministrazione (Circ. 69/2001), esonerava dalla comunicazione reddituale i pensionati ultrasettantenni i cui redditi erano rilevabili da quanto registrato nel Casellario Centrale .

CONSIDERATO

Che la Legge in vigore ha carattere duramente sanzionatorio ed eventuali inadempienze. soprattutto di soggetti anziani, pur non avendo carattere doloso, si ripercuotono pesantemente su persone deboli per età avanzata e per situazione sociale.

Per tutto quanto esposto in precedenza il Comitato

AUSPICA

Il superamento dell'obbligo della trasmissione del modello reddituale in oggetto:

-quando si è in presenza di soli redditi presenti nel Casellario Centrale;

-quando non siano intervenute vari azioni rispetto a quanto precedentemente comunicato all'Istituto.

AUSPICA INOLTRE

Nelle more di un consolidamento di quanto evidenziato, il recupero di un'azione proattiva dell'Istituto per l'accertamento del reddito nel caso di mancata comunicazione, sulla base delle indicazioni a suo tempo fornite dal Consiglio di Amministrazione.

Approvato all'unanimità con la sola astensione del Direttore della Sede.

Il Segretario provinciale                                             Il Presidente del Comitato

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Scandicci

Diminuisce la Tari per le famiglie «Più soldi per i servizi sociali»

Fabrizio Morviducci da la Nazione 11 Marzo 2017

PREVENTIVO 2017, via libera dalla giunta. Lo strumento di programmazione economica comunale andrà al voto del consiglio entro la fine del mese. Confermata la drastica riduzione della tari per famiglie e commercianti. «Andiamo incontro alle esigenze di famiglie e imprese – ha detto il sindaco Fallani – grazie ad un sostanziale abbattimento della Tari. Imu e addizionale Irpef restano invariate, e al tempo stesso incrementiamo le risorse per i servizi alle persone: l’impegno economico per i settori sociale, educativo e culturale aumenta infatti complessivamente del 2,98% rispetto al 2016, ovvero stanziamo 14.580.087 euro in totale, 422 mila euro in più dell’anno scorso».

Dando un’occhiata ai conti, la Tari nel 2017 a Scandicci calerà in media dell’8,6%, con un risparmio complessivo per famiglie e imprese di 940 mila euro; riduzioni particolari sono fissate per le categorie economiche che nel tempo hanno avuto un carico maggiore della Tassa Rifiuti, come alberghi (-37%), bar e pasticcerie (-41%), e banchi alimentari del mercato (-35%); risparmi concreti riguardano anche le famiglie (ad esempio un nucleo di quattro persone in un appartamento di 90 mq avrà una riduzione di 21,46 euro, mentre per una famiglia di cinque persone in 100 mq il risparmio sarà di 24,92 euro). Sempre nel 2017 restano invariate Imu, addizionale Irpef e tariffe rispetto al 2016.

«Il Comune di Scandicci – ha detto l’assessore al bilancio, Andrea Giorgi – otterrà circa 500 mila euro in più di trasferimenti statali perché ha dimostrato di essere efficiente nella gestione della spesa. Dall’analisi dei fabbisogni standard emerge infatti una spesa inferiore di 2.870.424 euro, ovvero -8,48%, tra la spesa storica della nostra Amministrazione pari a 30.994.790 mila euro e il fabbisogno standard previsto dagli studi di settore del Governo per un Comune come il nostro, calcolato in 33.865.214 euro». In confronto gli altri Comuni della cintura fiorentina hanno registrato spese maggiori rispetto ai fabbisogni standard in percentuali dal 15 al 24%.

«Il rispetto delle esigenze di chi vive e lavora in città, con la riduzione della pressione fiscale e l’incremento dell’impegno per i servizi alla persona – ha concluso Giorgi – sono state riconosciute dai sindacati; Cgil, Cisl e Uil e le rispettive sigle dei pensionati hanno infatti firmato un documento con l’Amministrazione di sostanziale condivisione delle linee di Bilancio 2017».

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Lupi di Toscana, svolta più vicina

"Costruiamo una casa per anziani"

La proposta dello Spi-Cgil: «Un condominio dedicato alla terza età»

di FABRIZIO MORVIDUCCI su la Nazione 3 Marzo 2017

UN CONDOMINIO protetto per anziani tra le funzioni da inserire nel recupero della ex caserma dei Lupi di Toscana. Lo chiedono lo Spi/Cgil, che ieri ha organizzato un convegno nell’aula Muntoni dell’ospedale di Torregalli. A coordinare lavori il segretario dello Spi di Firenze, Daniele Stolzi, insieme al responsabile della lega di Scandicci, Alfredo Crivelli. Erano presenti Mina Cilloni della segreteria nazionale, l’assessore alle politiche sociali del comune di Scandicci, Elena Capitani. Con il cambio di deleghe in Palazzo Vecchio, il nuovo assessore all’urbanistica Bettarini (il precedente era Lorenzo Perra) non ha potuto essere presente. «In questo procedimento partecipato per la rinascita dell’ex Caserma Gonzaga – ha detto Daniele Stolzi – riteniamo debbano essere inserite anche funzioni che riguardano la terza età».

«LA NOSTRA IDEA – ancora Stolzi – è quella di un condominio protetto, dove gli anziani autosufficienti possano continuare a svolgere la loro vita con tranquillità, assistiti e sostenuti in quelle che sono le loro necessità primarie, come i farmaci, le spesa, e le piccole riparazioni a elettrodomestici e impianti». Con il percorso partecipativo che le amministrazioni di Firenze e Scandicci hanno promosso proprio per il recupero di quest’area strategica tra l’ospedale di Torregalli e la tramvia, la Spi Cgil, punta a intervenire per chiedere una risposta specifica a temi forti come il sostegno alla terza età, ma anche ai familiari dei degenti del Nuovo San Giovanni di Dio e del centro Don Gnocchi. L’idea potrebbe essere quella della foresteria di prossimità a prezzi calmierati.

IL COMUNE di Firenze intende realizzare nell’area in questione un complesso urbanistico costituito da insediamenti abitativi, artigianali, direzionali, commerciali e per servizi con varie funzioni e tipologie. Sono altresì previsti significativi spazi sociali, aree verdi per Percorsi vita, eccetera, in modo da realizzare un ampio complesso urbano dove s’intrecciano le varie attività di vita e lavoro. L’intervento riguarda i 33mila metri quadrati dell’area della caserma, cui si aggiungono ulteriori 20mila metri quadrati di aree intorno, più altri 20mila nel Comune di Scandicci.

L’iter della variante urbanistica dovrebbe concludersi nei prossimi mesi, con approvazione entro il 2017. Conclusa la fase progettuale, sarà pubblicato il bando per la costruzione e gestione. Un progetto importante, anche dal punto di vista della viabilità; in questo modo dovrebbe essere garantito lo sfondamento tra via di Scandicci e viale Aldo Moro, viale Nenni.

SPI Firenze

Oltre le solite case
l'area ex caserma Gonzaga e le nuove modalità di abitare per le persone anziane

Giovedì 2 Marzo
ore 9 - 13
Sala Muntoni  Ospedale Nuovo San Giovanni di Dio (Torregalli)

PROGRAMMA

Apertura dei lavori: Alfredo Crivelli seg Lega SPI Scandicci

Saluti: Paola Galgani Seg Gen CdLM Firenze

Introduzione: Mario Batistini Seg SPI CGIL Firenze

Comunicazioni:

Mirko Dormentoni Presidente Q. 4

Daniela Borselli Segretaria SPI CGIL Firenze

Dino Bonfanti seg SPI Q. 4 Firenze

Esperienze:

Leonora Biotti Centro Sociale Residenziale - Lastra a Signa

Luca Manca Cooperativa Uliveto

Gabriele Danesi Abitare Solidale

TAVOLA ROTONDA

Modera Daniele Stolzi  Seg Gen SPI Firenze

Partecipano:

Mina Cilloni seg. naz.le SPI CGIL

Lorenzo Perra assessore Firenze

Sandro Fallani sindaco di Scandicci

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Pensioni
Una su 4 ha errori, come riavere i soldi
Spesso non accreditati assegni familiari e altre voci
Con i patronati si recuperano anche 30 euro al mese

di Alessandro Bientinesi sul Tirreno 30 Gennaio 2017

Per le pensioni più basse, quelle che non superano i 1.200 euro netti, la cifra accreditata in meno potrebbe sembrare insignificante: tra i 20 e i 30 euro mensili. In realtà guardando i numeri da un punto di vista diverso, come nel caso di Empoli con oltre 120 pensionati che hanno recuperato circa 70.000 euro di mancati versamenti sulle pensioni da parte dell’Inps solo nell’ultimo anno, o il caso di Livorno dove sindacati e patronati hanno verificato incongruenze in un quarto delle spettanze controllate, i pensionati devono sicuramente attivarsi per capire se nel loro bonifico manchi qualcosa o meno. Più in generale, anche se i dati sono ancora provvisori nei vari sportelli provinciali Spi Cgil, tra il 23 e il 25% dei pensionati che si sono rivolti al sindacato in tutta la Regione sono risultati a credito con l’Inps. Maggiorazioni sociali e spettanze di vario genere che l’istituto di previdenza non ha pagato e che è possibile riavere grazie alla verifica di un semplice documento, l’Obis M. Ecco, dunque, i consigli per tutti i pensionati che, a titolo gratuito, vogliono verificare la propria posizione. OTTENERE ONLINE L’OBIS M L’Inps ormai da tre anni non manda più un documento cartaceo, chiamato Obis M, che è una sorta di carta d’identità delle pensioni. In questo documento è possibile rilevare l’importo della pensione in pagamento ogni mese con le relative trattenute fiscali o sindacali. Un documento scaricabile dal sito dell’Inps dal menù “servizi online” per poi selezionare “servizi per il cittadino”. Con il codice fiscale e il Pin ottenuto dallo sportello Inps si accede al “fascicolo previdenziale del cittadino”. Si va sui modelli e si ottiene il “certificato di pensione Obis M” relativamente all’anno richiesto. Una procedura tutto sommato semplice, ma per molti pensionati poco avvezzi alle nuove tecnologie può risultare non immediato. 

IL RUOLO DEI PATRONATI «I patronati offrono un servizio gratuito sia agli iscritti allo Spi Cgil che ai non iscritti - spiega Sandro Renzoni, coordinatore di Inca Cgil Toscana - Questo riguarda la stampa del documento, il cosiddetto Obis M, che l’Inps non manda più. Se vengono ravvisate delle incongruenze, attiviamo il sindacato che approfondisce la situazione di ogni singolo pensionato e attiva la richiesta di rimborso dell’eventuale credito maturato». 

I TEMPI DI PRESCRIZIONE Da tenere in considerazione i tempi di prescrizione delle varie spettanze maturate e non corrisposte. «Nella nostra prima consulenza specifichiamo a chi si rivolge al sindacato che i tempi per ottenere un rimborso riguardano i crediti maturati entro i cinque anni precedenti alla richiesta - spiega ancora Renzoni - Se, ad esempio, sono in pensione dal 2011 e scopro di non aver riscosso alcuni assegni familiari, l’ultima possibilità di ottenere un rimborso la si ha fino ai 5 anni successivi. Poi scatta la prescrizione e si possono ottenere correttivi solo dagli anni successivi al 2016». Un motivo in più per richiedere una verifica. 

UN CASO CONCRETO «Uno degli ultimi casi che abbiamo trattato - spiega Loredana Polidori, segretaria dello Spi di Empoli - è quello di un coltivatore diretto in pensione a cui non erano stati conteggiati gli assegni familiari. Tramite il nostro Inca abbiamo chiesto il rimborso: 10 euro al mese per gli ultimi 5 anni (questo è il termine entro il quale è possibile richiedere gli arretrati). In tutto si tratta di 600 euro che spettano a questa persona e che rischiava di perdere».

COSA NON VIENE CALCOLATO Gli operatori del sindacato accedono alla busta paga del pensionato e con lui verificano eventuali mancanze. Tra quelle più diffuse ci sono sicuramente le maggiorazioni sociali, gli assegni familiari e ancora di più le quattordicesime non versate. Proprio le quattordicesime sono elemento da tenere sott’occhio, visto che dal 1° gennaio 74.031 toscani riceveranno per la prima volta questa mensilità aggiuntiva. Il suo calcolo, che varia in base anche all’importo della rata e all’anzianità contributiva, è piuttosto complesso e spesso soggetto e variazioni, ovviamente tutte al ribasso da parte di Inps. 

LE CAMPAGNE DI INFORMAZIONE In tutte le province le varie sezioni Spi Cgil si stanno attivando per informare i pensionati sulle varie opportunità di controllo. «Già nel 2016 abbiamo fatto una campagna informativa per una verifica a tappeto, in particolare sulle pensioni medio basse - spiega Renzo Bartoletti, segretario provinciale dello Spi Cgil di Livorno - Questo è necessario perché l’Inps ha ridotto organici e servizi che ora gravano sui patronati. Il lavoro da svolgere, sempre e comunque a titolo gratuito, è tanto e i rimborsi statali coprono ormai il 10% del totale dei servizi offerti. Su Livorno, poi, anche l’emergenza sociale che riguarda i lavoratori, e non solo i pensionati, rende ancora più complessa la nostra attività. Ma noi continuiamo ad essere presenti sul territorio, perché per molti pensionati anche 20 o 30 euro mensili posso essere decisivi».

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In dodicimila arrivano a 500 euro al mese

EMPOLI. L'ultima rilevazione effettuata sui pensionati dell'Empolese Valdelsa dice che oltre un quinto di loro sta sotto la soglia minima. Oltre dodicimila dei quasi 59mila pensionati del circondario,...

EMPOLI. L'ultima rilevazione effettuata sui pensionati dell'Empolese Valdelsa dice che oltre un quinto di loro sta sotto la soglia minima. Oltre dodicimila dei quasi 59mila pensionati del circondario, insomma, arriva a malapena ad un assegno di 500 euro mensili. Di questi poco meno di quattromila - non solo titolari di trattamenti di invalidità, da superstite o sociali, ma anche di vecchiaia - stanno sotto i 250 euro. Un dato che bene inquadra le sofferenze di un'ampia fascia di società anche nel territorio degli undici comuni. Senza contare che la maggior parte delle mini pensioni sono erogate a lavoratori dipendenti, che difficilmente riescono ad arrotondare con un altro lavoro. La quota più grande, invece, è quella che percepisce una pensione compresa tra i 500 e i 750 euro mensili: sono in tutto 24.800 persone. Oltre 16mila, invece, stanno nella fascia tra 750 e 1.500 euro. Poco più di 4mila pensionati possono contare su un assegno intorno ai 2.000 euro al mese. Altri 1.600 percepiscono una pensione superiore, fino a 3mila euro. Mentre sono 430 i pensionati d'oro, che hanno un trattamento mensile superiore a tremila euro. Guardando alla situazione nei diversi comuni il più povero risulta essere Montaione con un importo pensionistico medio di 718 euro al mese.A Certaldo si arriva a 743 euro, mentre a Cerreto Guidi ci si ferma a 773 euro.?Cinque euro in più in media li percepiscono i pensionati residenti a Castelfiorentino, mentre sfondano quota 780 euro quelli che vivono a Fucecchio e Gambassi Terme. Superano la soglia degli ottocento euro gli assegni a Vinci (812), Montespertoli (835), Empoli (854), Montelupo Fiorentino (855). A Capraia e Limite si arriva a 866 euro, 148 in più rispetto a Montaione.

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Pensioni Inps con sbagli rimborsi per 70mila euro

L’Istituto non aveva conteggiato assegni familiari o quattordicesime Lo Spi Cgil invita gli anziani: «Venite nei nostri uffici per controllare» 

dal Tirreno 23 Gennaio 2017

EMPOLI. Lo scorso anno oltre 120 pensionati nel circondario hanno recuperato circa 70mila euro di mancati versamenti sulle pensioni da parte dell'Inps. Maggiorazioni sociali e spettanze varie che l'Istituto di previdenza non ha pagato e che è stato possibile riavere grazie alla verifica di un documento, il cosiddetto Obis M, da parte degli sportelli dello Spi Cgil. I dati provinciali parlano chiaro: il 23% dei pensionati che si sono rivolti al sindacato sono risultati in credito con l'Inps e, quindi, hanno potuto riavere quanto spettava loro. Si tratta di contributi sociali, assegni familiari, maggiorazioni di varia natura o il semplice pagamento della quattordicesima per le pensioni minime. Tutte spettanze che non erano state direttamente richieste e che di conseguenza non erano state concesse, sebbene ci fossero i requisiti e il diritto a riscuoterle. Per verificare se dalla pensione "manchi" qualcosa basta recarsi in una delle sedi dello Spi di zona. 

Lo scorso anno lo hanno fatto in tanti nell'Empolese Valdelsa, oltre 400 persone. Anche se rimangono una piccola parte rispetto agli oltre 58mila pensionati residenti negli undici comuni. Ebbene, per oltre 120 di loro il recupero si è materializzato e ha portato nelle loro tasche una cifra che complessivamente si aggira intorno ai 70mila euro: più della metà di quanto racimolato a livello provinciale, ovvero 120mila euro. All'origine del problema c'è il mancato invio dell'Obis M, che corrisponde alla busta paga del pensionato dove vengono riportati versamenti, contributi e spettanze di ciascuno. L'Inps ha smesso di mandare il documento in forma cartacea due anni fa e da allora l'unico modo per verificare i dati sul proprio trattamento è collegarsi ad internet e accedere al proprio account sul portale dell'istituto. 

Insomma, un'operazione non certo agevole considerata l'età della platea. «Quasi un quarto delle persone che sono venute da noi avevano da recuperare qualcosa dall'Inps - spiega Daniele Stolzi, segretario provinciale Spi Cgil - l'istituto, infatti, applica una politica secondo noi sbagliata: se deve avere qualcosa lo richiede immediatamente, ma se invece deve dare ha bisogno che l'interessato lo richieda esplicitamente, altrimenti non paga. Spesso i pensionati non sanno che possono richiedere trattamenti che gli spettano per legge e rischiano di perderli. Spesso si tratta di maggiorazioni sociali, assegni familiari e quattordicesime non versate». Gli operatori del sindacato possono accedere alla busta paga del pensionato e verificare insieme a lui se manca qualcosa. «Uno degli ultimi casi che abbiamo trattato - continua Loredana Polidori, segretaria dello Spi di Empoli - è quello di un coltivatore diretto in pensione a cui non erano stati conteggiati gli assegni familiari. Tramite il nostro Inca abbiamo chiesto il rimborso: 10 euro al mese per gli ultimi 5 anni (questo è il termine entro il quale è possibile richiedere gli arretrati, ndc). In tutto si tratta di 6mila euro che spettano a questa persona e che rischiava di perdere. Ciò di cui riusciamo ad accorgerci immediatamente è se mancano trattamenti, come la cosiddetta quattordicesima, che sono legati all'ammontare della pensione. In altri casi, ad esempio gli assegni familiari o le spettanze sociali, c'è bisogno della collaborazione dell'interessato. In queste settimane stiamo preparando la campagna di informazione per il 2017. Rinnoviamo l'appello a venire da noi per controllare».

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120mila euro recuperati dall'Inps col ricalcolo delle pensioni: l'attività e l'appello di Spi Cgil Firenze

Spi Cgil Firenze: 120.000 euro recuperati dall'Inps con il ricalcolo delle pensioni. E' un servizio del sindacato pensionati della Cgil, sono soldi vostri, frutto di contributi versati in lunghi anni di lavoro, non lasciateli all'Inps. Telefonate o andate in una sede dello Spi Cgil e fissate un appuntamento per il check up della tua pensione

L'Inps da ormai qualche anno non invia più ai pensionati il Modello Obis-M. L'acronimo è astruso ed allora è il caso di dire di cosa si tratta. Altro non è che la busta paga di tutti i pensionati attraverso la quale rilevare l'importo, la data da quando la persona percepisce la pensione, se nella vita lavorativa ha svolto lavoro dipendente o autonomo, le trattenute fiscali, ed anche quelle sindacali per chi è iscritto ad un sindacato.
Tutto nero su bianco, ma c'è da fidarsi? Meglio dar seguito al detto popolare che fidarsi e bene ma, meglio fare un salto ad una lega dello SPI per una controllata.

Sono 1588* i pensionati che, nel corso del 2016, lo hanno fatto in 15 leghe Spi Cgil della Provincia di Firenze. Nel 23,17% delle pensioni controllate si è scoperto che l'istituto previdenziale dava meno del dovuto: perchè le prestazioni legate al reddito sono a richiesta della persona.

119.175 gli euro recuperati da questa attività di ricalcolo. E' un servizio dello Spi Cgil, sono soldi vostri, frutto di contributi versati in lunghi anni di lavoro, non lasciateli all'Inps. Telefonate ad una delle sedi dello Spi - Cgil, quella più vicina a casa vostra e prendete un appuntamento, se poi avete voglia di far due passi andate di persona per fissare quando e dove andare per il check up della vostra pensione.

“Il Sindacato Pensionati di Firenze si propone di continuare anche per l'anno 2017 coinvolgendo tutte le 30 leghe nel controllo dell’Obis-m”, dichiara Anna Maria Chesi segretaria dello Spi Cgil Firenze ed aggiunge: “Riteniamo indispensabile proseguire in questo progetto di verifica della “busta paga del pensionato” per sviluppare sempre più la tutela individuale sia per i trattamenti di famiglia, sia per tutti gli altri aspetti legati alle condizioni reddituali del pensionato e dei suoi familiari come integrazione al Trattamento Minimo, Maggiorazione Sociale, assegni al Nucleo Familiare, Assegno al Nucleo Familiare con Inabilità, non limitandoci a soddisfare la domanda spontanea, ma anche sollecitandola attraverso la promozione con pubblicazioni sui giornali locali, emittenti locali, manifesti e volantini e informazione costante utilizzando il nostro sito web [firenze.spi.cgil.it]. Dobbiamo tenere presente che le situazioni che danno luogo alle suddette prestazioni sono soggette a cambiamenti, riteniamo quindi che sia importante continuare costantemente nel controllo dell'Obis-m”.

Notizia del: mer 18 gen, 2017

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