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altri articoli 2017

Maggio, occupazione simbolica

da la Repubblica 16 Giugno 2017

I LAVORATORI del Maggio occuperanno oggi, dalle 11 alle 13, le stanze della sovrintendenza. Un gesto simbolico che aderisce alla protesta nazionale lanciata da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom e Fials per tutte le 14 Fondazioni lirico sinfoniche d’Italia contro quella che definiscono la “destrutturazione” delle medesime. Ovvero la nuova legge per lo spettacolo che prevede di declassare a teatri di tradizione le Fondazioni che non raggiungano l’equilibrio finanziario. I sindacati ricordano che tutte le Fondazioni sono in crisi «per debiti dovuti principalmente alla riduzione delle risorse pubbliche». Protestano che finora «l’unico rimedio praticato è stato il taglio del costo del lavoro che ha comportato solo perdita di posti e competenze, riduzione degli stipendi, perdita di corpi di ballo, aumento del precariato». Ora che il parlamento sta definendo la nuova legge, i sindacati chiedono « una vera riforma, la garanzia delle risorse e il coordinamento di quelle nazionali e locali». Vogliono conoscere in anticipo l’ammontare del Fus ma anche delle riporse locali. Concludono: «Va rilanciato il ruolo della lirica per tornare a attrarre eccellenze».

Maggio Musicale Fiorentino: il 16 giugno occupazione simbolica della Sovrintendenza

Maggio Musicale Fiorentino: domani venerdì 16 giugno occupazione simbolica della Sovrintendenza (piazza Gui 1, Firenze), dalle 11 alle 13 con conferenza stampa. Si tratta di un’azione di protesta nazionale lanciata da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom e Fials contro la “destrutturazione” delle Fondazioni lirico sinfoniche

Maggio musicale fiorentino: domani venerdì 16 giugno i sindacati (Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom, Fials), in ottemperanza alle decisioni prese a livello nazionale per protestare contro gli effetti della L.160/2016 e la destrutturazione delle Fondazioni lirico sinfoniche, occuperanno simbolicamente la Sovrintendenza del Teatro (piazza Gui 1, Firenze) dalle ore 11 alle 13. In concomitanza è convocata una conferenza stampa dalle 11.

LE RAGIONI DELLA PROTESTA DEI 4 SINDACATI

Le Fondazioni Liriche da tempo sono interessate da una crisi debitoria, principalmente dovuta alla progressiva riduzione delle risorse pubbliche. La legislazione fino ad oggi ha indicato la soluzione a questo problema nel taglio del costo del lavoro. Ma questo rimedio ha comportato la perdita di posti di lavoro e la riduzione degli stipendi dei lavoratori. Abbiamo perso così i corpi di ballo, esternalizzato servizi, aumentato la precarietà.
Ora, mentre il Parlamento definisce una nuova legge per lo spettacolo, pur giudicando positivamente la previsione di stralciare il debito delle Fondazioni che abbiamo letto sui quotidiani, non possiamo che esprimere la nostra preoccupazione nel leggere che contemporaneamente si manifesta l’intenzione di mantenere le disposizioni della legge 160/2016, in particolare la possibilità di declassare le Fondazioni Liriche, che non saranno in equilibrio finanziario, a teatri di tradizioni. Nulla si dice sulle risorse e sulla governance di questi teatri. Il declassamento di una Fondazione Lirica a Teatro di Tradizione non potrà garantire il livello qualitativo offerto. La riduzione delle risorse conseguente, oltre che sulla produzione si abbatterà sui lavoratori. Non sarà possibile mantenere il modello della Fondazione Lirica, basato sulla stabilità. Noi chiediamo invece di discutere una vera riforma delle Fondazioni Liriche, che abbia come base la garanzia delle risorse necessarie in ambito pluriennale, con un forte coordinamento di quelle nazionali e locali. E’ infatti necessario stabilire, oltre che l’incremento del FUS, anche la quota spettante alle istituzioni locali che deve essere garantita anche nei tempi di effettivo pagamento. Va garantita anche una governance maggiormente trasparente e una miglior vigilanza da parte del Ministero. E’ necessario rilanciare il ruolo della lirica nell’ambito musicale, per tornare ad essere un Paese che attrae le eccellenze e bloccare l’attuale fuga degli artisti. Va ricordato che le attuali retribuzioni degli artisti non sono al livello di quelle europee.
Esprimiamo contrarietà all’intenzione di separare le Fondazioni Liriche dai restanti soggetti che hanno accesso al FUS. Ricordiamo che le Fondazioni Lirico Sinfoniche sono solo 14, e non coprono equamente il territorio nazionale.

Notizia del: gio 15 giu, 2017

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L’EX TEATRO COMUNALE

Ammalati di amianto il sindaco diserta l’incontro per mediare

da la Repubblica 6 Giugno 2017

LA Fondazione del Maggio Musicale si è presentata. Il Comune di Firenze no. I lavoratori del Teatro Comunale gravemente ammalati dopo essere stati a contatto per anni con l’amianto che imbottiva i proiettori, i cavi elettrici, i canali di areazione e in genere tutti i locali tecnici hanno avviato un percorso di mediazione per ottenere un risarcimento. Ma al primo incontro si è presentato soltanto il legale della Fondazione e non quello del Comune, che era proprietario del teatro. I lavoratori hanno cercato di contattare il sindaco. Gli hanno chiesto un incontro, prima informalmente, poi formalmente con una mail alla sua segreteria. Dario Nardella è un appassionato di musica, suona il violino e certamente è legato al Teatro Comunale e alla sua storia. Ancora, però, non ha risposto ai lavoratori ammalati, che sperano di vedere un avvocato del Comune al prossimo incontro per la mediazione, fissato il 14 giugno.

Se la mediazione andasse in porto, i pensionati si risparmierebbero una interminabile causa civile. Ma per arrivare ad un accordo occorre la buona volontà di tutti. I lavoratori ammalati che sperano in un accordo sono tre e con loro si sta battendo la figlia di un collega morto per mesotelioma. Tutti e quattro, con gli avvocati Mattia Alfano e Guido Ferradini, si erano costituiti parte civile nel processo per omicidio colposo e lesioni colpose a carico del musicologo Giorgio Vidusso, l’unico ex soprintendente ancora vivo al momento del rinvio a giudizio fra coloro che avevano guidato il teatro fino al 1990, quando fu avviata una ispezione a cui seguì una prima bonifica. Vidusso era stato soprintendente dal 1986 al 1990. Il pm Filippo Focardi gli contestava di aver consentito che i lavoratori venissero esposti a massicce inalazioni di amianto friabile e polveroso, nonostante che fosse nota la ingente contaminazione presente nelle strutture del teatro e che almeno dagli anni Ottanta fossero conosciuti i rischi letali connessi alla esposizione alla sostanza. Il processo penale si è aperto a fine 2015. I lavoratori ammalati hanno testimoniato, raccontando di aver operato per anni senza protezioni. Erano elettricisti, idraulici, falegnami. Lavoravano nei locali tecnici e specialmente nel “soffittone”. Poi con gli indumenti da lavoro si muovevano per il teatro, andavano in palcoscenico, in platea, alla mensa, al bar. Tornavano a casa ricoperti di polveri bianche. A parte una tardiva dotazione di tute e mascherine, nessuno li aveva avvertiti del pericolo. Erano stati loro a prendere coscienza dei rischi, leggendo i giornali e seguendo inchieste in tv. Dopo alcune udienze, il processo penale si è chiuso nell’ottobre 2016 per la morte di Giorgio Vidusso. E allora i lavoratori hanno avviato il percorso di mediazione civile. Sperando che qualcuno li ascolti.

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MAGGIO , INCARICHI E CONTI: CI SCRIVE FRANCESCO BIANCHI

*Ex sovrintendente Maggio musicale fiorentino

dal Corriere Fiorentino 6 Giugno 2017

Caro direttore,

riguardo all’articolo di Valeria Ronzani, «Maggio, ecco la scure di Chiarot», pubblicato venerdì scorso vorrei precisare:

1) non è vero che furono necessarie «giravolte burocratiche» per confermare, a più riprese, Alberto Triola nel ruolo di direttore generale. Quel ruolo non è espressamente previsto dalla Legge Bray ma questo non impedisce, e non ha impedito, a Firenze come in altre Fondazioni liriche, la presenza di questa figura (da La Scala al Comunale di Bologna, passando per i Direttori Operativi del Lirico G. Verdi di Trieste all’Arena di Verona): il tutto, ripeto, senza le giravolte di cui si parla nell’articolo;

2) lo stipendio del direttore generale era tra i più bassi tra le Fondazioni liriche italiane anche se nell’articolo si tralascia di dirlo; ciò anche in considerazione del fatto che lo stesso Triola cumulava le cariche — e perciò le mansioni — di direttore generale e di direttore del Personale e delle relazioni sindacali mantenendo il solo stipendio di direttore generale; anche questo aspetto, tutt’altro che irrilevante, non viene minimamente menzionato;

3) gli incarichi esterni che Alberto Triola ha mantenuto negli anni — compatibili, si badi bene, con quello svolto presso la Fondazione del Maggio — sono stati svolti senza che si sottraesse denaro alla Fondazione. Quando si è trattato, peraltro molto raramente, di essere presente a Monopoli, Alberto Triola ha sempre utilizzato le ferie che gli spettavano a termine di Ccnl; quando si è trattato del Festival della Valle d’Itria (di regola gli ultimi 20 giorni di luglio) lo stesso Triola ha usufruito di aspettativa non retribuita; perché trascurare anche quest’aspetto, tutt’altro che irrilevante?

4) la menzione del Maestro Luisi quale direttore musicale dello stesso Festival della Valle d’Itria, viene fatta en passant quasi fosse qualcosa di disdicevole: segnalo che molti direttori musicali dei più importanti teatri del mondo detengono contemporaneamente 2 o più incarichi (vedi Chailly, Petrenko dall’anno prossimo, Barenboim). Mi lasci dire che l’avvicendamento alla direzione musicale del Maggio con l’arrivo del Maestro Luisi da un lato, e l’essersi assicurata la contemporanea presenza del Maestro Metha come direttore emerito, dall’altro, io li rivendico come passaggi significativi della mia sovrintendenza;

Infine: se davvero si vuole parlare in maniera completa e costruttiva del controllo dei costi dirigenziali della Fondazione forse varrebbe la pena che su di essi ci si fosse documentati con completezza. In quel caso si sarebbe visto, anche da documenti ufficiali pubblicati, che il costo azienda annuo riferibile al Sovrintendente è aumentato, dal 1 Maggio 2017, da 178.000 a 280.000 Euro circa (+ 55%); inoltre sarebbe emerso che il «cessare il rapporto» con i due dirigenti (cosa ben diversa dal «mancato rinnovo di contratti» menzionato nell’articolo) ha avuto un costo economico (tutto riferibile all’esercizio 2017) intorno ai 400.000 euro: a loro dirigenti, infatti, è stata pagata un’ indennità, a titolo di incentivo all’esodo, rapportata allo stipendio e alla lunghezza temporale del loro contratto. Queste sole 3 misure comportano un costo economico per l’esercizio 2017 di circa 650.000 Euro, restando invariati gli altri costi della Direzione. Dal punto di vista finanziario, oltre alla cifra di cui sopra, vanno aggiunte le uscite monetarie a titolo di TFR: uscite che si possono calcolare in diverse decine di migliaia di Euro.

È di tutta evidenza che le cose e i fatti sono più complessi quando se ne esaminano tutti gli aspetti.

Riguardo alla lettera di Francesco Bianchi vorrei precisare:

1. Giravolte burocratiche era solo una sintesi giornalistica. Ciò non toglie che all’indomani dell’approvazione della legge Bray Alberto Triola comparve sotto la voce per lui non troppo abituale di direttore amministrativo pure nei programmi di sala.

2. Da ciò che scrive apprendiamo che Triola avrebbe rinunciato a un doppio stipendio da dirigente.

3. Non mi pare che nell’articolo si parli di doppi emolumenti, ma di doppi incarichi. Pratica piuttosto diffusa e che comporta spesso una serie di interscambi, duplicazioni (di programmi, scritture artistiche e simili).

4. Onestamente non riesco a vedere dove abbia indicato come disdicevole l’incarico del maestro Luisi al Festival della Valle d’Itria. Notavo solo una coincidenza. Già verificata più volte con tanti artisti in cartellone.

Non dubito che le cose siano più complesse, soprattutto per una realtà come una fondazione lirico sinfonica. Riguardo allo stipendio del nuovo soprintendente, a noi risulta, come dichiarato dallo stesso Chiarot, ammontare a 200 mila euro l’anno per tre anni più un supporto per l’abitazione. Sul costo complessivo di 650 mila euro, saranno i prossimi bilanci a chiarire se è un’operazione che aiuta o aggrava le criticità.

Valeria Ronzani

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Maggio, ecco la scure di Chiarot: via due dirigenti

Non rinnovati i contratti del direttore generale e del responsabile marketing, prenderà lui le deleghe

Valeria Ronzani dal Corriere Fiorentino 2 Giugno 2017

Con un comunicato secco a tutti i dipendenti della Fondazione del Maggio Musicale, ieri il nuovo soprintendente Cristiano Chiarot ha annunciato che «con il 31 Maggio u.s. hanno cessato il rapporto di collaborazione con la Fondazione il direttore generale Alberto Triola ed il direttore Marketing, Comunicazione e Corporate Fabio Fassone» aggiungendo che entrambe le loro deleghe faranno capo a Chiarot stesso.

Due dirigenti di peso negli anni recenti della vita della Fondazione. Soprattutto Alberto Triola, una eredità della precedente sovrintendente Francesca Colombo nell’ultimo periodo del suo incarico, confermata dall’allora commissario Bianchi. Il suo attuale contratto era stato sottoscritto il 21 marzo 2016 e prevedeva un compenso di 135 mila euro l’anno, più premi di 15 mila euro al raggiungimento obbiettivi. Ma già all’arrivo di Bianchi Triola era presente, indicato come direttore generale e coordinatore artistico. Furono necessarie alcune giravolte burocratiche, perché era inquadrato in un ruolo che la riforma delle fondazioni lirico sinfoniche non prevedeva più. Comunque al 7 Maggio 2013 il compenso era di 110mila euro l’anno. In evidente controtendenza con quello dei dipendenti della Fondazione, masse artistiche e non che, oltre ai licenziamenti, hanno conosciuto una contrazione degli stipendi che pone ad esempio l’Orchestra del Maggio fra le meno pagate tra quelle delle fondazioni. Triola, di formazione scaligera, è anche Presidente del Conservatorio Nino Rota di Monopoli e, soprattutto, direttore artistico del Centro Culturale Paolo Grassi di Martina Franca, cioè, del Festival della Valle d’Itria. Con cui il Maggio ha conosciuto negli ultimi anni un intensificarsi di scambi di artisti e spettacoli (e pure di qualche collaboratore). Anche il nuovo direttore musicale Fabio Luisi è, tra i vari incarichi, direttore musicale del Festival di Martina Franca.

Fabio Fassone approda invece al Maggio con un contratto autonomo professionale del 3 dicembre 2014 per 48 mila euro. Convertito in contratto a tempo determinato il 21 dicembre 2015 per 80 mila euro l’anno. Poi un contratto da dirigente di industria (come Triola) per arrivare alla cifra annua di 100 mila euro, come indicato sul sito dell’Opera di Firenze. Anche per lui precedenti alla Scala di cui è stato segretario artistico dal ‘95 al ‘99 e pure un passaggio al Maggio già tra il ’92 e il ’94.

Ancora da chiarire le prossime mosse di Chiarot, coerenti fin qui nella contrazione delle spese senza licenziare un personale già falcidiato. Una sproporzione dei ruoli dirigenziali amministrativi di vertice rispetto agli attuali organici era stato notato anche dal super commissario Gianfranco Sole nella relazione fatta al piano industriale di Bianchi.

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LA PRECISAZIONE
Ricavi del Maggio e biglietti venduti i dati nel bilancio

da la Repubblica 13 Maggio 2017

IN riferimento ai dati pubblicati ieri da Repubblica, la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino fornisce alcune precisazioni. A proposito della biglietteria, i ricavi netti del 2015 sono di 3.732.784 euro mentre quelli del 2016 sono 4.128.686 euro con un più 10.60%. Rappresentano il 13.81% dei ricavi, al netto delle poste straordinarie. Quanto alla percentuale dell’occupazione delle sale si ribadisce quanto pubblicato nel bilancio 2016 approvato all’unanimità dal Consiglio di indirizzo e dal Collegio dei revisori: il 73% è una media ponderata, sommatoria di tutte le sale: Opera, Goldoni, il Palamandela e gli spazi di Palazzo Pitti e tiene conto anche delle prove aperte al pubblico dedicate a gruppi definiti come scuole e biblioteche. Il crowdfunding aveva l’obiettivo di 300.000 euro, ne ha raggiunti 322.000 euro diventando il primo teatro al mondo a realizzare un progetto del genere.

I dati e le considerazioni sui medesimi non sono citati a caso: sono esattamente quelli che chiunque può trovare nella relazione del Collegio dei revisori che accompagna il bilancio consuntivo 2016 della Fondazione del Maggio. (i.c.)

 

Dal vertice ai biglietti i sindaci smontano i numeri di Bianchi

Manager pagati troppo, scarsi i ricavi da abbonamenti Toccherà al nuovo sovrintendente risollevare il teatro

Chiarot presenta le linee di governo al consiglio di indirizzo. Nardella: “Incontro positivo”

ILARIA CIUTI su la Repubblica 12 Maggio 2017

LA nuova era del Maggio inizia anche al consiglio di indirizzo (cdi) dove ieri il nuovo sovrintendente Cristiano Chiarot ha presentato ufficialmente non solo se stesso ma anche le sue linee di governo, dall’impegno già preso con il commissario del governo per le Fondazioni in crisi Sole di presentare entro l’estate il piano industriale fino al 2018: quello di Bianchi era stato bocciato da Sole che ne aveva chiesto fin dal 20 gennaio scorso la modifica, ma inutilmente. «Un incontro positivo di 3 ore sui prossimi 3 anni», dice il sindaco Nardella presidente della Fondazione. La speranza per il futuro è inversamente proporzionale ai guai del passato. Chiarot fa molta buona impressione ma avrà il suo da fare per ritirare su le sorti di un teatro che gli viene lasciato in assai cattive acque. Le quali acque vengono sottolineate come eredità di Bianchi, che se ne è andato parlando di un suo trionfo per l’utile di bilancio 2016 di 1.831.000 euro, da ripetute note della Cgil del teatro e della Fials (gli orchestrali) di Enrico Sciarra. Senza nessuna risposta dal management dell’era Bianchi. I due sindacati rilevano di aver più volte espresso preoccupazioni inascoltate che dicono essere le stesse rilevate dal collegio dei sindaci revisori nella nota al consuntivo di bilancio 2016. A cominciare dalla mancanza del piano di risanamento, per proseguire con «il valore della produzione apparentemente migliore delle previsioni» ma derivata solo «dall’avere usato l’ultima tranche della rinegoziazione del debito con le banche, per 6.812.561 euro e da un incremento dei contributi del Comune». Il quale dà sempre gli stessi 4.500.000 euro ma prima comprensivi delle spese di manutenzione dell’Opera e ora interi. «Prevediamo – dicono i sindaci - che per il 2017, a meno di un’inversione di tendenza, i ricavi saranno inferiori almeno di un importo pari allo stralcio del debito».

Dopodiché i costi dei dirigenti a contratto a tempo determinato o professionale «aumentano rispetto all’anno prima del 20%». Dell’83% dal 2013 a oggi, aggiunge la Cgil che spulcia i bilanci online. Mentre quelli per gli amministrativi fissi, scopre la Cgil, calano del 44% e per gli operai fissi del 38%. Il rimborso spese per missioni interne cresce del 126% e per l’estero del 500%. Senza che i licenziamenti del personale tecnico e l’affollarsi di consulenti e dirigenti a tempo sembrino dare grandi risultati artistici. Come testimonia quest’ultima poco felice edizione del Festival in cui l’opera principale è un Don Carlo di discutibile regia, tediato dalle lunghe soste per i cambi scena di un’opera faraonica nata a Bilbao per il teatro più automatizzato d’Europa, sostenuti a mano da un personale ridotto all’osso.

Il pubblico. I sindaci revisori giudicano incongrue le dichiarazioni sul 73% di riempimento della sala del bilancio 2016 di Bianchi, quando poi «dai tabulati dello stesso bilancio la media sembra sensibilemte inferiore». La Cgil spulcia detti tabulati e ne deriva una media del 48%. Biglietti e abbonamenti costituiscono solo l’11,24% del totale ricavi «ben lontano dalla media nazionale intorno al 30%». Il marketing, travolto dal flop del crowdfunding sfocia in «un rapporto costi - benefici con un differenziale negativo di 389.384 euro e un aumento di spese rispetto al 2015 di oltre il 44%». Quanto all’utile di bilancio, «scaturisce da 1.502.400 euro derivati dalla rottamazione delle cartelle esattoriali che sarebbeperò stato meglio accantonare nei fondi di rischio».

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Maggio, l’ultima accusa a Bianchi E un altro allarme sul bilancio

La Cgil: critici anche i revisori dei conti. Servono 28 milioni

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 9 Maggio 2017

Maggio, l’addio di Francesco Bianchi è al veleno. Dopo l’ultima intervista concessa al Corriere Fiorentino , le rappresentanze aziendali della Slc- Cgil ribattono a muso duro: «Come risposta a Bianchi invitiamo semplicemente a leggere la relazione dei Sindaci Revisori». Perché da sabato notte, il bilancio 2016 è a disposizione sul sito della fondazione. Con la conferma che senza i 28 milioni di euro «cash» da parte dei soci, chiesti dal Commissario straordinario del governo per le fondazioni Sole, il Maggio è a rischio sopravvivenza, cioè la tesi affermata da Bianchi. Ma la Slc-Cgil punta il dito sui rilievi fatti dai revisori dei conti alle dichiarazioni di Bianchi, sia nella relazione al bilancio che nell’intervista.

La mancanza del piano triennale «salvaMaggio», da sempre chiesto dai sindacati, così come dell’ultimo report gestionale trimestrale, hanno fatto arrabbiare in passato la Cgil: «Il sovrintendente non si è mai voluto minimamente confrontare con le nostre posizioni, spingendosi fino a contravvenire a precise indicazioni di legge, prescrizioni governative e norme statutarie» come appunto il piano triennale. Ma c’è di più.

Sono aumentati i costi per i dirigenti a tempo, sotto la gestione Bianchi, scrive la Rsa citando i revisori, «da 963.185 euro ad 1.154.412, con una differenza di euro 191.227, pari ad un +20% del costo sostenuto nel 2015». I biglietti, pur aumentati nella cifra, «sono pari all’11,24% del totale dei ricavi ben lontani dalla media nazionale del settore che si attesta intorno al 30%». Ed ancora: l’operazione di crowfunding «Opera for Everybody» ha visto aumentare i costi di marketing e fundraising del 44% «con risultati deludenti». C’è pure un rilievo sul tasso di occupazione della sala. «A pagina 10 del bilancio si legge che il valore medio della saturazione della sala sarebbe pari al 73%, ma tale dato dai tabulati risulterebbe essere sensibilmente inferiore» scrivono i revisori. «Lo avevamo sempre sostenuto» dicono i sindacati, che ipotizzano un «peso» di biglietti gratuiti. La certezza è che ora la fondazione passa di mano: il presidente (e sindaco) Dario Nardella ha convocato la stampa per il 15 maggio prossimo per presentare il neo sovrintendente Cristiano Chiarot.

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Maggio, bilancio chiuso in aumento l’utile netto pesano i vecchi debiti

Il 1 maggio arriva Chiarot che dovrà affrontare la disaffezione del pubblico del teatro

ILARIA CIUTI su la Repubblica 27 Aprile

MAGGIO, ultimo atto, ieri, della gestione Bianchi. Il consiglio di indirizzo presieduto dal sindaco Nardella approva il bilancio del 2016 presentato dal sovrintendente uscente (Bianchi termina il 30 aprile), dopo il parere favorevole dei sindaci revisori e della società di revisione esterna. Il consiglio ringrazia Bianchi «per i risultati positivi del suo operato» e volta pagina. Dal 1° maggio arriva Cristiano Chiarot. Il bilancio è a posto dal punto di vista contabile e delle norme di legge ma più che per equilibrio strutturale è ottenuto con partite straordinarie. Dunque lascia dubitare che possa garantire la tenuta finanziaria e economica del teatro nei prossimi anni. Ora la partita passa a Chiarot che si troverà di fronte a problemi non piccoli. Soprattutto strutturali, di debito e ripatrimonializzazione cui dovranno pensare i soci fondatori: Stato, Regione e Comune.

Il comunicato di soddisfazione della Fondazione è stringato. Il bilancio fa un utile superiore al 2015, di un milione e 381.000 euro. I costi di produzione scendono da 38.831.307 a 36.700.859, ma i ricavi da bigliettazione restano a circa 4.000.000, un milione sotto le previsioni, cui si aggiungono gli affitti dell’Opera fino a un ricavato di 4.931.000. Calano di circa 1,3 milioni, fino a 34.748.000, i costi operativi, 20.123.000 dei quali riguardano il costo del personale, sceso sì del 3% ma attraverso licenziamenti (49 prima e 28 dopo) che i sindacati giudicano tali da pregiudicare le funzioni del teatro. Le alzate di sipario salgono da 228 a 258, guadagnando punti Fus.

Il pareggio si raggiunge tramite la partita straordinaria dell’80% di stralcio del debito con le banche ottenuto da Bianchi. Una partita ora esaurita, consumata tutta tra il 2015 e il 2016. Mentre l’utile deriva dalla rottamazione, permessa dalla Finaziaria, delle cartelle che il Maggio deve al fisco. Per il 2017 e il 2018 non restano margini anzi restano da pagare la metà delle cartelle, trattandosi di un concordato fiscale. Il fondo rischi è intatto ma attende la decurtazione di quanto resta da pagare per le 28 cause perdute con i lavoratori. Il passivo di 66 milioni, di cui 62 di debiti si è accumulato negli ultimi 10 anni. Ma si è aggiunto un problema artistico forse ancora più grave che ha scalfito l’immagine del Maggio. Con una programmazione spesso sfilacciata, di cui testimonia questo quasi inesistente 80° Festival, e la disaffezione del pubblico. Altro problema per Chiarot.

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Il Maggio dribla i tagli

Ma Palazzo Vecchio paga

Deroga sul finanziamento

Pa.Fi. da la Nazione 11 Aprile 2017

TAGLIARE le spese. E’ il mantra della nuova austerity nella pubblica amministrazione. Vale anche per Palazzo Vecchio che un anno fa ha dettato le nuove regole per accedere ai contributi comunali alle Fondazioni culturali. In sintesi: 20% in meno di spese su autovetture e taxi; 25% in meno per studi e consulenze; 50% in meno per le spese di rappresentanza; 50% in meno per missioni e trasferte; totale eliminazione delle sponsorizzazioni a terzi. Intento virtuoso sull’utilizzo dei soldi pubblici che non tutti gli interessati sono però riusciti a rispettare.
Hanno preso tempo per ora, visto che non hanno inviato alcuna documentazione in merito il Gabinetto Vieusseux, il teatro Puccini, la Fondazione Scienza e Tecnica, la Fondazione Primo Conti, la Scuola di Musica di Fiesole e la Fondazione Mandela Forum.
Obiettivi rispettati invece per la Fondazione Orchestra regionale toscana, per la Fondazione Teatro della Toscana, per il Museo Stibbert Onlus, per la Fondazione Palazzo Strozzi, per la Fondazione Michelucci e per il Centro di Ricerca produzione e didattica musicale Tempo Reale.
Situazione un po’ più complicata per la Fondazione Maggio Musicale Fiorentino che invece, complice un ritardo nella pubblicazione della delibera, è riuscita ad ottenere la prima tranche di un milione di finanziamenti in deroga alle regole stabilite da Palazzo Vecchio.
La delibera che imponeva i tagli, infatti, è stata approvata come immediatamente esecutiva dal consiglio comunale ad aprile, ma fino a luglio non è stata ufficialmente partecipata agli enti interessati, in un periodo quindi in cui molte spese erano già state effettuate.

«QUANTO emerge dalle lettere sul Maggio Musicale – stigmatizza Tommaso Grassi capogruppo di ‘Firenze riparte a sinistra’ – dimostra che Nardella ha avuto paura di far rispettare fino in fondo la delibera del consiglio. È ormai evidente che la Fondazione del Maggio e il suo sovrintendente Bianchi abbia operato disinteressandosi dell’indirizzo del consiglio comunale, e come se le condizioni economiche non fossero precarie e non esistessero le difficoltà della Fondazione: bene che se ne sia andato ma con i danni e i suoi sperperi dovrà farci i conti anche chi prenderà il suo posto».

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IL MAGGIO

Chiarot vede i sindacati 

La Fials soddisfatta “Un incontro positivo”

Intanto il teatro continua a perdere le vertenze in appello

ILARIA CIUTI su la Repubblica 8 Aprile 2017

PREVISIONI di futuro, strascichi del passato. Sliding doors all’Opera. Una porta gira sul nuovo sovrintendente Cristiano Chiarot, che lo diventerà ufficialmente solo il 1° maggio e che ha incontrato ieri per la prima volta i sindacati in una riunione giudicata da questi ultimi positiva e preludio, nonostante le difficoltà oggettive della Fondazione, di un possibile vero cambio di passo. Dall’altra porta, il sovrintendente dimissionario, Francesco Bianchi, che uscirà il 30 aprile, data entro cui dovrà presentare il bilancio consuntivo 2016 (in pari come quello del 2015 tramite partite straordinarie?), e che lascia comunque dietro di sé un pacchetto di cause di lavoro perse nelle tre fasi del rito Fornero prima dell’eventuale cassazione: l’ordinanza del giudice, il giudizio e l’appello. 

Dopo che il teatro ha perso le prime due fasi stanno arrivando in questi giorni una parte dei risultati dell’appello: tutti a favore dei lavoratori e siccome le motivazioni sono sempre le stesse pare di capire che si continuerà così. Chiarot, che viene tutte le settimane due giorni al Maggio, continuando negli altri cinque a occuparsi della Fenice, ha incontrato i quattro sindacati presenti in teatro (Cgil Cisl, Uil e Fials): informalmente, non avendo ancora il contratto di sovrintendente. Dunque in grande riservatezza. 

Comunque . dice Enrico Sciarra, segretario nazionale e commissario al Maggio della Fials (gli orchestrali), «un incontro che mi sembra positivo, con obiettivi concreti e ambiziosi, da grande sfida, come d’altra parte deve essere se si vuole salvar il teatro. Non basta fare qualcosa, come d’altra parte Bianchi ha fatto, è necessario fare di più». Lo spettro è la fine del 2018 quando, secondo la legge 160, i bilanci devono essere in pari senza partite straordinarie come al Maggio è stato nel 2015 e forse sarà nel 2016, oppure le Fondazioni verranno declassate a teatri nazionali senza più i soldi del Fus. Gli obiettivi, spiega Sciarra, «li ha già d’altra parte delineati il commissario straordinario Gianluca Sole: più risultati da botteghino, più ricavi, più sponsor. Ma non servirà a niente se non si risolveranno i problemi del ripatrimonializzazione, del debito da 64 milioni, dei sette milioni circa per pagare artisti e fornitori»,. Unica speranza «che Regione e Comune hanno già preso con noi l’impegno, la prima di garantire la liquidità per pagare i debiti con gli artisti e il secondo per la ripatrimonializzazione ». 

Peccato che intanto il Maggio, tra gli altri guai , sperperi in cause di lavoro che era facile evitare visto che nessuno contesta, in questo caso, al sovrintendente Bianchi la facoltà di licenziare e trasferire in Ales i 42 lavoratori che se ne sono andati nel 2015 come previsto dal piano di risanamento del teatro, ma solo le procedure sbagliate. Le cause sono state 28, tutte perse da Bianchi nella prima fase delle ordinanze emesse dai giudici del lavoro che condannavano le modalità con cui erano stato deciso chi licenziare. Bianchi rifiutò all’ultimo momento di conciliare, cosa che gli avrebbe permesso di risparmiare, e passò alla fase del giudizio e poi del reclamo. In questi giorni sono arrivati i primi risultati dell’appello: già 8 cause perse sempre con la stessa identica motivazione delle ordinanze. Di altre cause sono già state fissate le date del giudizio finale che niente fa supporre sarà diverso. Per sei cause la fase del giudizio post ordinanza si è chiusa solo adesso, ovviamente in modo negativo per il teatro che deve decidere se andare avanti verso l’appello o no. Come deve decidere se proseguire o meno in cassazione. Spendendo comunque ancora di più per le spese legali. Per ora la questione è costata più meno tra i 40.000 e i 50.000 euro a testa già dati a tutti i 28 che avevano fatto causa, meno due che sono stati ripresi in teatro con la motivazione che servivano e che si era fatto un errore a mandarli via: dunque 26 persone, pagate con una media di 45.000 euro a testa, fanno un milione e 170.000 euro. Più circa 320 mila euro di spese legali già liquidate.

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"Fondazioni liriche versano in condizioni critiche", la relazione del commissario Sole

Pubblicato il: 03/04/2017 17:42 ADNKRONOS

"Emerge un quadro di parziali conferme del percorso di risanamento" dei Piani delle fondazioni liriche "anche per il nuovo triennio 2016-2018, sebbene all'interno di un complessivo quadro di settore ove permangono, ed in certi casi si acuiscono, evidenze di condizioni estremamente critiche, sulle quali è necessario intervenire con urgenza e determinazione". Ci sono rose, ma ci sono soprattutto spine, nella relazione semestrale relativa ai primi sei mesi del 2016, la più recente stilata dal commissario straordinario per le Fondazioni liriche, Gianluca Sole, riguardante gli otto teatri (Massimo di Palermo, Petruzzelli di Bari, San Carlo di Napoli, Opera di Roma, Maggio Fiorentino, Comunale di Bologna, Carlo Felice di Genova, Verdi di Trieste) che in base alla Legge Bray hanno chiesto e ottenuto l'accesso al fondo di rotazione del Governo per il risanamento.

Le "condizioni critiche" cui fa riferimento Sole sono "la pesante posizione finanziaria e la debole dotazione patrimoniale", i "debiti ingenti e non ristrutturabili in mancanza di una adeguata ri-patrimonializzazione" di alcune fondazioni, la "gestione operativa e quella economica che, seppure in miglioramento rispetto agli anni precedenti", "non assicura ancora risultati positivi adeguati", la "contenuta capacità di 'fund-raising' e sviluppo di altre fonti di ricavo" e la "difficoltà di rivedere il 'modello di business'" nella logica "del contenimento dei costi di produzione e del personale". Insomma, una relazione, quella del commissario Sole, che nonostante "non sia da ritenere complessivamente negativa", valuta che "l'andamento delle fondazioni non mostra ancora dinamiche economiche e finanziarie tali da rendere scontato l'esito dei piani di risanamento predisposti per il triennio 2016-2018".

Sole analizza le performance di mercato, quelle operative, le performance economiche e quelle patrimoniali e finanziarie di ciscuna delle otto fondazioni liriche in esame. Secondo il commissario straordinario, se da un lato c'è "una maggiore attenzione alle performance economiche e all'efficienza dell'attività operativa", dall'altro "si tratta di risultati che non garantiscono certo che l'auspicato risanamento sia effettivamente conseguito alla fine del triennio, né che gli indicatori generali di performance a consuntivo 2016 saranno in linea con gli obiettivi prefissati nei Piani".

Riguardo alla ristrutturazione finanziaria e patrimoniale, Sole parla di "impegno responsabile" dei soci attuali o dei nuovi soci che "richiede inevitabilmente una ri-patrimonializzazione di tali Enti" mediante denaro o asset patrimoniali capaci di produrre reddito. Il commissario definisce "del tutto inadeguata" la "scala delle iniziative di internazionalizzazione, pur in presenza di uno dei prodotti della cultura del made in Italy che gode di maggior appeal nel mondo". E conclude auspicando "un intervento normativo mirato" che condizioni la distribuzione del Fus alle fondazioni in crisi "alla effettiva adozione di scelte produttive e di condotte gestionali virtuose e nella direzione del risanamento".

Tra le otto fondazioni, scrive Sole, "si profila come una fortissima criticità da gestire nell'immediato", l'indebitamento del Teatro dell'Opera di Roma. A fronte di una valutazione "relativamente positiva" sull'"andamento dello stock debitorio, che viene indicato in contrazione del 4% circa, passando da una previsione su base annua di 49.580.152 euro a un dato allo scadere del primo semestre di 47.604.082 euro", secondo il commissario questa "contrazione, attesa la complessiva dimensione dell'indebitamento della Fondazione, davvero ingente, non può certo considerarsi sufficiente a ritenere pienamente in corso l'auspicata dinamica di risanamento e di riequilibrio della struttura finanziaria". Anche il margine di produzione del Costanzi, secondo Sole, "permane significativamente negativo, con un peggioramento delle perdite di produzione per alzata di circa il 35% rispetto alle stime".

Spine anche per il Teatro Carlo Felice di Genova dove il commissario evidenzia un Ebitda negativo per quasi due milioni di euro "al 30 giugno, rispetto a una previsione di - 2.462.989 euro su base annua. Dato che, secondo Sole, "prefigura il rischio di un risultato di fine anno di gran lunga peggiore rispetto a quello previsto". Inoltre il dato dell'Ebitda "incide negativamente anche sul risultato d'esercizio" con una perdita "molto allarmante" che, "laddove confermata a fine anno, imporrà immediate ed efficaci azioni compensative nell'ambito dell'attuazione del Piano per il prossimo biennio 2017-2018". Quanto al patrimonio netto, il dato al 30 giugno scorso "deve essere valutato molto negativamente e destare grande attenzione e preoccupazione in quanto si riduce sensibilmente, non solo rispetto alla previsione a fine anno (da oltre 23,3 milioni di euro a quasi 14,5, ndr), ma anche rispetto al consuntivo 2015 (pari a 16.751.340 euro)".

Al San Carlo di Napoli sono "positivi i dati relativi al contenimento dei costi per alzata" e il patrimonio netto del teatro "è in linea con le previsioni", ma l'indebitamento "permane su dimensioni assai elevate" (poco più di 41,4 milioni di euro) e "oltre misura elevato" è il valore dei crediti del teatro che pesa "in misura sproporzionata (esattamente pari al 158,71%) rispetto ai ricavi totali. In misura tale da mettere a rischio la stessa tenuta finanziaria dell'Ente".

Bene le alzate di sipario, numero di spettatori e ricavi da biglietteria e abbonamenti del Teatro Massimo di Palermo che però ha ancora valori di riempimento della sala piuttosto bassi, a fronte però di una notevole riduzione dei costi di produzione che "conduce ad un apprezzabile alleggerimento della perdita prevista per il margine di produzione" che però resta ancora "in territorio negativo". Anche nel caso del Massimo di Palermo c'è una crescita dei crediti che "arrivano a 'pesare' per ben il 54,93% sui ricavi totali".

Sole giudica "positivo" il dato dei ricavi del Maggio Fiorentino che, al 30 giugno scorso "sono pari al 60% circa di quelli previsti per l'intero anno". Basso anche per il Teatro di Firenze il fattore di riempimento della sala, mentre permane "massimo allarme - scrive il commissario - sull'ammontare complessivo dei debiti, che nel primo semestre 2016 si attesta su valori pari a 57.399.637 euro rispetto a una previsione che, a fine anno, stimava uno stock di 54.179.346 euro".

"Preoccupante" per Sole è anche l'incremento del debito del Teatro Comunale di Bologna, che passa da 21,5 milioni di euro previsti per fine anno a 25,3 milioni "già al 30 giugno 2016, con una dinamica di peggioramento di circa il 18%". In linea i crediti e positivo il "ritorno commerciale della politica dei prezzi". Ma per il commissario la situazione della fondazione lirica bolognese "presenta due rilevanti criticità". Oltre al debito, pesa per Gianluca Sole "il valore assai contenuto, rispetto alle previsioni, dell'importante voce di ricavo costituita dai 'contributi dei privati', che ha raggiunto appena il 12,44% del totale messo a Piano e che incide in misura significativamente negativa sul valore di Ebitda, con un trend preoccupante sul risultato economico di fine periodo".

In linea con il Piano su costi di produzione e su quelli del personale è il Petruzzelli di Bari, che presenta, secondo la relazione, anche un "positivo" esito "delle performance di mercato" relative ai ricavi da biglietteria e abbonamenti. "Particolarmente preoccupante - scrive Sole - invece appare, sul fronte dei ricavi totali, lo scostamento tra quanto previsto e quanto realizzato sulla contribuzione dagli Enti Locali/Soci e sul fundraising da privati: entrambi al 30 giugno sono pari a zero (!). La fondazione, quindi, per tutto il semestre di riferimento ha potuto contare solo sui ricavi da biglietteria e sui contributi Fus".

Positivo l'esito delle performance di mercato e l'andamento semestrale dell'Ebitda "che risulta ben superiore alla previsione su base annua" per il Teatro Verdi di Trieste, con un risultato d'esercizio "estremamente positivo". Di contro, si prospetta "negativo" l'andamento "del valore dei debiti che crescono in misura pari a circa il 10% già alla fine del primo semestre". Le previsioni infatti parlavano di circa 25,4 milioni di euro mentre il valore attestato a giugno 2016 era già pari a 27,9 milioni: "decisamente elevato date le dimensioni, anche economico-patrimoniali, della fondazione", conclude Sole.

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Fondazioni liriche, corteo e musica «Non uccidete la nostra tradizione»

Jacopo Storni sul Corriere Fiorentino 28 Marzo 2017

Hanno sfilato per le vie di Firenze intonando l’inno di Mameli, «Nessun Dorma» e «Va pensiero». Circa 500 lavoratori di 14 fondazioni liriche italiane, ieri hanno manifestato, armati di strumenti musicali e striscioni, in occasione dello sciopero nazionale contro il riordino previsto dall’articolo 24 della legge 160, che prevede una razionalizzazione del settore, e il disegno di legge sullo spettacolo dal vivo. Promossa da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal, la protesta è cominciata intorno alle 10.30 da piazza San Firenze e si è conclusa, dopo aver attraversato piazza Signoria, piazza Repubblica e piazza Duomo, sotto la prefettura, dove una delegazione di lavoratori e sindacalisti ha incontrato la viceprefetto illustrando le ragioni della contestazione. 

Molte soste durante il corteo, nel corso delle quali i musicisti hanno cantato e suonato come fossero in scena, strappando applausi e fotografie. In testa al corteo c’erano i lavoratori del Maggio, ma erano tantissimi i musicisti provenienti da altre fondazioni, tra cui il Comunale di Bologna. «C’è il rischio che muoia la grande tradizione lirica italiana — hanno detto i manifestanti — a causa della superficialità e disattenzione di chi dovrebbe avere il compito di tutelarla. La selezione contabile è stato l’unico obiettivo delle iniziative politiche degli ultimi anni, dal decreto Asciutti fino alla legge 160/2016, un trend che sembra confermato nel disegno di legge sullo spettacolo dal vivo attualmente al vaglio del Parlamento».

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Musica: 14 fondazioni liriche manifestano a Firenze Contro art. 24 legge 60 e disegno legge su spettacolo dal vivo

Suonando e cantando il 'Va pensiero', 'Nessun dorma' e altre famose arie d'opera, i lavoratori delle 14 Fondazioni Liriche italiane hanno manifestato oggi a Firenze in occasione di uno sciopero nazionale unitario contro il riordino previsto dall'art.24 della legge 160, che prevede una razionalizzazione del settore, e il disegno di legge sullo spettacolo dal vivo. Promossa da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal, la protesta ha visto un folto corteo che da piazza San Firenze ha sfilato per le vie del centro storico di Firenze per concludersi vicino alla sede della Prefettura dove una delegazione di lavoratori e sindacalisti è stata ricevuta dal Prefetto. Molti i cartelli, gli slogan e le arie d'opera 'rivisitate' contro il ministro dei beni culturali Dario Franceschini.

Secondo i sindacati "i lavoratori delle 14 fondazioni lirico sinfoniche italiane manifestano a Firenze per evitare che, a breve, la grande tradizione lirica italiana muoia, a causa della superficialità e disattenzione di chi dovrebbe avere il compito di tutelarla. La selezione contabile è stato l'unico obiettivo delle iniziative politiche degli ultimi anni, un trend che sembra confermato nel disegno di legge sullo spettacolo dal vivo attualmente al vaglio del Parlamento. Tutti gli emendamenti presentati atti a modificare l'art. 24 della legge 160 del 2016 non sono infatti stati accolti, e la conseguenza sarà che molte delle Fondazioni liriche che hanno aderito alla Legge Bray non arriveranno al 2018". Il timore è che "molte fondazioni liriche siano declassare" e che sarà ridotta, "drasticamente, l'offerta culturale sul territorio, mettendo fra l'altro in predicato il futuro di tanti giovani che oggi studiano per diventare dei professionisti del settore. La politica ragionieristica di questi anni, gestita a colpi di decreto, ha operato esclusivamente su licenziamenti, esternalizzazioni e precarizzazione dei rapporti di lavoro", e "mina il concetto di qualità artistica" e con essa "un prodotto fondamentale per il nostro paese come sono la cultura e la musica". (ANSA).

Notizia del: lun 27 mar, 2017

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«Salvare il Maggio, sfida da vincere» 

Così Chiarot si presenta alla città 

Le prime parole del sovrintendente in attesa della nomina 

di ILARIA ULIVELLI su la Nazione 23 Marzo 2017

«SALVARE e rilanciare il prestigioso Maggio Musicale Fiorentino è una sfida che mi rimette in gioco e che spero di riuscire a portare a termine nel migliore dei modi». Si presenta così a Firenze e al suo Maggio il nuovo sovrintendente Cristiano Chiarot che dovrà aspettare ancora qualche giorno di burocrazia per il decreto ufficiale con cui sarà nominato da parte del ministero per i Beni culturali in sella all’ente lirico fiorentino, dopo aver ricevuto l’ok di Ragioneria centrale e Corte dei conti.

UN BIGLIETTO da visita dal piglio deciso, che rispecchia in pieno il suo carattere e la sua mission. D’altra parte Chiarot ha già mandato a bersaglio un risultato coi fiocchi, tirando fuori dal tunnel dei debiti La Fenice di Venezia. La ricetta? «Firenze, come la mia Venezia, è una delle città più belle al mondo, con milioni di turisti», dice Chiarot, rivelando il suo manifesto: puntare a diversificare il cartellone per fare da calamita tra i visitatori della città. Attrarre una nuova platea, anche di giovani, è l’obiettivo dichiarato anche del nuovo direttore musicale Fabio Luisi, pronto a sperimentare.

Chiarot, sempre stato in pole position, è stato scelto per la sua grande esperienza (è il presidente di Anfols, l’associazione nazionale fondazioni lirico-sinfoniche) ma anche per le sue qualità di mediatore e comunicatore (è un giornalista). Diversamente da Francesco Bianchi, il sovrintendente in carica al Maggio per la gestione ordinaria fino al 30 aprile, Chiarot si è speso molto per aprire un dialogo costruttivo con i sindacati. E ora intende ricalcare il modello La Fenice sul Maggio. «E’ mia intenzione dialogare molto, con i sindacati e con tutti, compresi i fiorentini – dice Chiarot con il sorriso sulle labbra – Ma non ora, quando arriverà la nomina ufficiale».

Intanto c’è subito da concentrarsi sulla rimodulazione del piano triennale di salvataggio che non aveva convinto il supercommissario delle fondazioni liriche Gianfranco Sole. Pesa il carico dei debiti sul bilancio del Maggio, arrivato a lambire quota 60 milioni ora potrebbe superarla abbondantemente. Il debito consolidato è ciò che più preoccupa tutti: attrarre sponsor e aumentare ricavi dallo sbigliettamento è la prima operazione da varare. Ma c’è da far crescere a ritmo sincopato il numero delle alzate di sipario, a Venezia il teatro è un porto di mare, sempre aperto, tra festival, concerti e inziative.

NON SARÀ un lavoro banale quello cui si appresta Chiarot, ma i suoi 35 anni alla Fenice, di cui gli ultimi sette da sovrintendente, contribuiscono a rasserenare gli animi. Bisogna far tornare i conti, altrimenti il Maggio sparirà, la nuova normativa di riordino delle formazioni liriche non lascia spazio alla fantasia.

E a ognuno toccherà la sua parte: al governo spetta un provvedimento generale per tutte le fondazioni in crisi, la Regione, a sua volta, dovrà frugarsi per cancellare l’attesa dei creditori (ci sono artisti e fornitori che aspettano sette milioni), mentre al Comune tocca la ricapitalizzazione della fondazione. Buon lavoro, Chiarot.

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Il Maggio chiama Chiarot, Roma dice sì

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 22 Marzo 2017

Cristiano Chiarot è il nuovo sovrintendente del Maggio musicale. Lo è di fatto, anche se la ratifica arriverà tra qualche giorno: deve passare ancora il vaglio di Ragioneria centrale e Corte dei conti. Solo dopo arriverà il decreto di nomina ufficiale del ministero. Ma è stato lo stesso ministro ai beni culturali Dario Franceschini a dare un «placet», addirittura preventivo, all’indicazione di Chiarot da parte del Consiglio di indirizzo della fondazione, che ieri ha inviato la proposta a Roma, all’unanimità. «Anche in questo caso, come ho fatto in tutti gli altri, io ascolterò l’indicazione del sindaco Nadellla», ha affermato il ministro prima ancora che il Consiglio si riunisse all’Opera e ufficializzasse la scelta nell’aria da tempo. Attuale sovrintendente della Fenice di Venezia, che è riuscito a risollevare dai debiti puntando a una diversificazione dell’offerta, anche verso i milioni di turisti che affollano la laguna, Chiarot è stato scelto per l’esperienza (è il «decano» dei sovrintendenti e il presidente dell’associazione che li rappresenta) e la capacità di confronto che ha avuto anche con i sindacati. Aperto e attento alla presenza di finanziatori privati, Chiarot però non arriverà subito: anche perché l’attuale sovrintendente, Francesco Bianchi, è in carica per la gestione ordinaria fino al 30 aprile.

In Consiglio di indirizzo sono arrivati molti nomi, oltre ai tre da cui è uscito quello di Chiarot: assieme al sovrintendente di Bologna Nicola Sani, e al direttore generale del Maggio Alberto Triola (finiti nella terna del Consiglio di Indirizzo) sono arrivati altri curricula, come quello di Mario Ruffini, di Angela Spocci, ex sovrintendente di Cagliari. Ma non sono stati i soli contattati: a lungo il sindaco Dario Nardella ha dialogato anche con Carlo Fuortes sovrintendente dell’Opera di Roma e commissario dell’Arena di Verona e con Rosanna Purchia numero uno al San Carlo Napoli.

Alla fine, tutto il Cdi ha dato il via all’operazione Chiarot, forti del consenso che arrivava anche da Roma. Il sovrintendente uscente Bianchi non era presente alla riunione del consiglio (di cui fanno parte il professor Marco Campus, il costituzionalista Enzo Cheli, Vittoria Franco e Micaela le Divelec Lemmi). Il Cdi si riconvocherà entro breve: attende il bilancio consuntivo del 2016 e il preventivo 2017. In realtà aspetta anche di verificare il piano triennale «salva Maggio». Un piano che, date le nuove condizioni, il «supercommissario» nazionale delle fondazioni, Gianfranco Sole ha chiesto di aggiornare. Va fatta una verifica delle previsioni di incassi, soprattutto, e un bilanciamento anche rispetto ad alcuni costi del personale. Un lavoro, quello del futuro piano industriale, che ora passa nelle mani di Chiarot che si troverà comunque a gestire una fase complicata: la normativa di «riordino» delle fondazioni, all’articolo 24 della legge 160, viene visto come fumo negli occhi da tutti i sindacati. Da tempo — lo fece anche il vecchio «supercommissario» Francesco Pinelli — si ipotizza la riduzione del numero complessivo delle fondazioni lirico sinfoniche, in base proprio alle performance di bilancio, a partire dal raggiungimento o meno del pareggio. Non basta: si pensa di introdurre una norma che consenta, se non di cancellare, almeno di spalmare in altro modo i debiti di tutte le fondazioni. Un mare agitato che lunedì porterà tutte le sigle sindacali delle fondazioni a protestare, proprio a Firenze. Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal lunedì’ mattina .

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Firenze, la protesta degli orchestrali e dei cori: in arrivo da tutta Italia

Il 27 marzo sciopero e manifestazione delle Fondazioni liriche

da firenze.repubblica.it 21 Marzo 2017

Lunedì 27 marzo i lavoratori delle 14 Fondazioni liriche si fermeranno e daranno vita a Firenze ad una manifestazione in occasione di uno sciopero nazionale organizzato da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal.
La protesta, informa una nota, fa parte della serie di iniziative di contrasto all'art.24 della legge 160 decise nel corso del coordinamento nazionale del settore.

A Firenze è in programma un corteo per le vie cittadine, a cui parteciperanno lavoratori e sindacalisti delle 14 Fondazioni liriche italiane, Maggio Musicale Fiorentino in testa. Il concentramento è previsto in piazza San Firenze alle 10,30 e al termine della manifestazione sarà fatto un presidio di fronte alla Prefettura tra le 12,30 e le 13, e sarà chiesto un incontro col Prefetto.

"La norma sopracitata - dicono le sigle sindacali nella nota - destruttura definitivamente l'assetto dei Teatri Lirici, con drammatiche conseguenze ai danni delle professionalità coinvolte che vedono sfumare possibilità di crescita e impiego nel nostro paese, con la sventurata conseguenza che i talenti migrano all'estero e i giovani abbandonano i conservatori, nonché espropria il ruolo sindacale nell'ambito delle relazioni industriali, lasciando l'utilizzo degli istituti in tema di organizzazione del lavoro esclusivamente nelle mani delle aziende, in modo unilaterale, ruolo assolutamente a nostro avviso non condivisibile. E' necessario, magari approfittando della imminente riforma dello spettacolo, pensare ad un assetto che dia una prospettiva alla lirica italiana, abbandonando la logica della mera selezione contabile delle Fondazioni".

SEGRETERIE NAZIONALI

FIRENZE 27 MARZO 2017 LA MUSICA SI FERMA

I lavoratori delle 14 fondazioni lirico sinfoniche italiane manifestano a Firenze per evitare che, a breve, la grande tradizione lirica italiana muoia, a causa della superficialità e disattenzione di chi dovrebbe avere il compito di tutelarla.

La selezione contabile è stato l’unico obiettivo delle iniziative politiche degli ultimi anni, dal decreto Asciutti fino alla legge 160/2016, un trend che sembra confermato nel disegno di legge sullo spettacolo dal vivo attualmente al vaglio del Parlamento.

Tutti gli emendamenti presentati atti a modificare l'art. 24 della L. 160/2016 non sono infatti stati accolti, e la conseguenza sarà che molte delle FLS che hanno aderito alla Legge Bray non arriveranno al 2018. Si ridurrà drasticamente l'offerta culturale sul territorio, mettendo fra l’altro in predicato il futuro di tanti ragazze e ragazze che oggi studiano per diventare dei professionisti del settore.

La politica ragionieristica di questi anni, gestita a colpi di decreto, ha operato esclusivamente su licenziamenti, esternalizzazioni e precarizzazione dei rapporti di lavoro, determinando non solo la chiusura di interi settori produttivi, corpi di ballo, laboratori di scenografia ecc. ma anche un’arbitraria rivisitazione di quanto richiesto dalle partiture dei compositori.

RISCRIVENDO LA STORIA DELLA MUSICA!

Il Sindacato chiede da tempo che si apra una discussione di prospettiva per la Lirica italiana e la mobilitazione continuerà fino a quando non sarà attivata un’interlocuzione adeguata alla gravità della situazione.

In gioco non c’è solo la sorte di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, ma un indotto economico in termini di prestigio e di capitale intellettuale di valore inestimabile.

LE SEGRETERIE NAZIONALI

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Maggio, obiettivo turisti (stile Fenice)

Oggi i nomi per il dopo Bianchi, poi sceglierà il ministro. In pole resta Chiarot

Chiara Dino sul Corriere Fiorentino 21 Marzo 2017

La proposta ufficiale da sottoporre al ministro dei Beni Culturali partirà oggi da Firenze dopo la riunione del consiglio di indirizzo del Maggio: parliamo della terna dei nomi tra cui Dario Franceschini dovrà scegliere a chi affidare la guida del teatro dell’Opera di Firenze ora che il sovrintendente Francesco Bianchi è dimissionario. I nomi che girano sono quelli fatti nei giorni scorsi. E sono quattro, anche se ultimamente ne è stato aggiunto uno che è quello di Umberto Angelini del teatro Grande di Bescia.

I quattro candidati forti sono: Cristiano Chiarot, numero uno alla Fenice di Venezia, in pole position anche perché pare molto gradito a Franceschini; Carlo Fuortes, oggi alla guida dell’Opera di Roma e dell’Arena di Verona, sostenuto dal sindaco Dario Nardella; Rosanna Purchia, sovrintendente del San Carlo di Napoli, molto interessata all’incarico; infine Alberto Triola, attuale direttore generale del Maggio. Il momento è delicato e, anche se contano considerazioni di ordine politico (chi è gradito a chi), vale molto anche il profilo della persona chiamata a dirigere un teatro con un debito consolidato di 60 milioni circa, con un livello di stress per il ridimensionamento sul personale importante e un conflitto interno, quanto a relazioni sindacali, diventato a tratti paralizzante. Il fatto che si cercherà di fare una scelta più mirata alle caratteristiche della persona lo si evince anche dal tenore della riunione che ieri mattina ha visto sedersi intorno a un tavolo lo stesso Nardella, l’assessore alla cultura e vicepresidente della Regione Monica Barni e i rappresentanti sindacali dei lavoratori del teatro.

Una riunione dicono tanto dalla Cgil, quanto dalla Fials e dalla Cisl che, lasciati in cantina vecchi malumori «prova a mettere tutti d’accordo intorno a un obiettivo comune» come dice Angelo Betti della Cis: salvare il teatro ancora a rischio liquidazione. Spiega Paola Galgani segretaria generale della Cgil Firenze: «Bisognerà aumentare i ricavi, non fare altri tagli al personale, riavvicinare i fiorentini al loro teatro e attrarre turisti». Non si tratta di vincolare il sovrintendente in arrivo a un mandato già scritto ma poco ci manca. Il perché è presto detto e per capirlo ci viene in aiuto Enrico Sciarra, segretario nazionale della Fials Cisal, anche lui presente ieri al tavolo con sindaco e vicepresidente della Regione: «Il sovrintendente che verrà — ci siamo detti ieri in riunione — dovrà farsi carico dell’ultimo tentativo di tenere in vita il Maggio. Entro il 2018 dobbiamo risanare il teatro, una struttura enorme che ha spese di funzionamento quadruplicate rispetto al vecchio Comunale (si parla di più di 2 milioni ndr ). È chiaro che chi verrà dovrà concorrere a giustificare un investimento in un luogo come questo e per farlo non potrà non pensare a una programmazione in grado di attrarre parte dei 15/20 milioni di turisti che ogni anno passano da Firenze».

Uno, insomma, e questo è confermato dalla stessa Galgani, che, pur mantenendo un valore, in termini di produzione, in linea con la tradizione del Maggio, non tralasci di portare in scena tutto quel repertorio caro ai viaggiatori. Non basta: pare che, se Nardella si è impegnato con l’Anci a fare pressioni sul Governo per l’approvazione di una legge che tolga tutte le fondazioni dall’impiccio di ripianare i debiti — proprio ieri il sindaco ha incontrato Ninni Cutaia, direttore generale degli spettacoli dal vivo e Gianfranco Sole Commissario straordinario per le fondazioni liriche — la Regione potrebbe investire risorse aggiuntive se il futuro sovrintendente si impegnasse a lavorare sulla formazione e a portare la sua musica anche in manifestazioni sul territorio organizzate e promosse dalla stessa Regione .

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Maggio Musicale, il piatto piange 

Servono altri 30 milioni di euro

Il supercommissario Sole li ha chiesti a Comune, Provincia e REgione

Monica Pieraccini da la Nazione 16 Marzo 2017

DEBITO alle stelle e sottopatrimonializzazione. Per il supercommissario Gianluca Sole, che il 23 febbraio scorso ha licenziato la relazione sullo stato degli enti lirico-sinfonici relativa al primo semestre 2016, sono ancora questi i due gravi problemi che affliggono la Fondazione del Maggio musicale fiorentino. Se infatti qualche sforzo c’è stato – dice il commissario – restano le criticità strutturali e gestionali già evidenziate nella precedente relazione. In particolare, scrive Sole nella relazione, «permane massimo allarme sull’ammontare complessivo dei debiti», che, nel primo semestre 2016, per l’Opera di Firenze si attesta su valori che sfiorano i 57,4 milioni di euro, rispetto ad una previsione che, a fine anno, stimava uno stock di 54,1 milioni di euro.

UGUALMENTE «molto allarmante – si legge nella relazione – si presenta il grave stato di sottopatrimonializzazione in cui versa la Fondazione, con un patrimonio netto che al 30 giugno è addirittura negativo, pari a -3.741.866 euro». Ciò anche se in miglioramento rispetto ai -7 milioni di euro di fine 2015. Inferiori alle previsioni anche i ricavi da biglietteria e gli spettatori per alzata (564 persone di media), che, rapportati alla capienza del teatro, danno un indice di «occupancy rate» basso, pari al 29%.

NON MANCANO i dati positivi. I ricavi al 30 giugno, oltre 22 milioni, sono pari al 60% di quelli previsti dal piano per l’intero anno. Migliora anche il costo di produzione per alzata e di conseguenza il margine di produzione per alzata, anche se negativo, si riduce di quasi il 14% rispetto alla previsione. Ma sono risultati, conclude Sole nella sua relazione, trattando anche delle altre fondazioni, che «non garantiscono certo che l’auspicato risanamento sia effettivamente conseguito alla fine del triennio, né che gli indicatori generali di performance a consuntivo 2016 saranno in linea con gli obiettivi prefissati nei piani». Tanto che Sole, per far quadrare i conti dell’Opera di Firenze, avrebbe chiesto a Comune e Regione Toscana di mettere sul piatto 30 milioni di euro.

INTANTO, si lavora per portare a Firenze il nuovo sovrintendente, che dovrà prendere il posto di Francesco Bianchi, dimissionario, in procinto di lasciare il teatro il 30 aprile. Lunedì 20 marzo i sindacati sono stati convocati dal sindaco Dario Nardella e al tavolo ci sarà anche la Regione. Martedì si riunisce invece il consiglio d’indirizzo, dal quale potrebbe uscire il nome del nuovo sovrintendente. In pole position Cristiano Chiarot, attuale sovrintendente della Fenice di Venezia, a due anni dalla pensione, che potrebbe dire sì se Nardella gli darà le garanzie che lui chiede. Altri nomi che circolano: il sovrintendente «risolvi-problemi» dell’Opera di Roma, Carlo Fuortes, Umberto Angelini, sovrintendente del Teatro Grande di Brescia, o Alberto Triola, attuale direttore generale dell’Opera di Firenze.

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Potrebbero essere proposti anche Angelini e Fuortes

La terna è quasi pronta Chiarot ora è più vicino alla guida del Maggio

Dopo trent’anni alla Fenice di Venezia potrebbe accettare di venire a Firenze

ILARIA CIUTI su la Repubblica 15 Marzo 2017

MAGGIO, rush finale per la scelta del nuovo sovrintendente, il cambio di guardia e l’inizio di quella nuova era che il sindaco Nardella e il governatore Rossi avevano annunciato ai sindacati nell’incontro di febbraio. Dove si era concordemente deciso di rivedere insieme il piano industriale della Fondazione fino al 2018 bocciato a Roma dal commissario del governo per le Fondazioni in crisi, Gianluca Sole.

Bene, adesso ci sono dei nomi di possibili sovrintendenti. Il più probabile è il veneziano sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarot. Da tempo si diceva che fosse il più probabile. Ma negli ultimi giorni le voci informate dicono che si sia definitivamente deciso per un sì. E comunque sembra in questo momento il più desiderato da Firenze e da Roma.

Ma il consiglio di indirizzo deve scegliere perlomeno in una rosa di tre. E siccome sembrano addolcirsi gli iniziali no di tutti i sovrintendenti in carica a trasferirsi in un teatro in difficoltà economiche, di palcoscenico e di coesione interna e esterna come il Maggio, la terna potrebbe esserci.

E essere anche fatta di nomi noti. Accanto a Chiarot, non è escluso il cinquantenne Umberto Angelini che si è sempre occupato di prosa ma che pare il ministero apprezzi come formidabile organizzatore di teatro , e perfino Carlo Fuortes che è riuscito a raddrizzare l’Opera di Roma ma che pare abbia qualche perplessità su un futuro di convivenza con la sindaca Raggi.

Se i due dicessero alla fine di no resta l’ipotesi di una rosa in cui potrebbero apparire anche personaggi interni come il direttore generale dell’Opera, Alberto Triola, ottimo direttore del festival della Val d’Itria ma che molti giudicano tropo compromesso con la gestione appena saltata del sovrintendente Bianchi. Oppure una soluzione fiorentina, di nomi di città.

Di certo, ora ci sono date precise. Il sindaco ha convocato per lunedì 20 i sindacati al tavolo di discussione sul piano industriale. Il giorno dopo, martedì 21, si riunirà il consiglio di indirizzo cui compete scegliere il nuovo sovrintendente in una rosa di almeno tre nomi. E lì qualcosa sarà deciso, o di finale o di semi finale.

Anche perché in precedenza Comune e Regione si incontreranno con Sole e con il direttore dello spettacolo dal vivo del Mibact, Onofrio Cutaia. Segno che qualcosa a proposito del sovrintendente bolle in pentola e che il sì di Chiarot significa una svolta. Ai tempi giornalista Ansa, Chiarot, con i suoi 30 anni alla Fenice, è il sovrintendente italiano in carica con maggiore esperienza, il suo teatro è uno delle uniche, se non l’unica, Fondazione con il bilancio a posto. E, per ottenerlo, lui ha scelto un metodo diverso dai licenziamenti, ovvero l’apertura continua del teatro con un repertorio d’opera italiana trasmesso con tre anni di anticipo ai turisti che accorrono. E così ingrassare il botteghino per poter poi fare anche prime assolute e novità.

Molti dubitano di questa sua propensione per il repertorio in un teatro come il Maggio vocato a ricerca e novità. Comunque una vocazione da anni sparita e anche prima valorizzata soprattutto nel festival che adesso in pratica non c’è. Famosa anche la sua invenzione di Fest (Fenice servizi teatrali) che Chiarot ha creato allo scopo di valorizzare il teatro anche per altri eventi oltre quelli musicali (vedi l’Opera che non sfrutta a fondo la possibilità) e la sua predilezione per i giovani che fa lavorare, quelli del Conservatorio e dell’Accademia, alla Fenice o che accoglie a prezzi ridotti alle rappresentazioni anche all’ultimo minuto senza prenotazione. Semmai il problema è quello che la norma vorrebbe un bando per scegliere il sovrintendente. Ma il Maggio ha fretta.

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Maggio, finisce la stagione di Bianchi

dal Corriere Fiorentino 25 Febbraio 2017

La svolta nell’aria da giorni è arrivata. «Dimissioni irrevocabili»: Francesco Bianchi non sarà il sovrintendente del Maggio musicale fiorentino dal 30 aprile, il tempo di organizzare il passaggio delle consegne al futuro sovrintendente. Lo si era capito dopo l’incontro tra Palazzo Vecchio, Regione e sindacati che al Maggio si sarebbe aperta (si doveva aprire) una nuova fase. «Separazione consensuale», è la metafora che rimbalza tra il teatro dell’Opera, Comune di Firenze e Palazzo Sacrati Strozzi. In attesa di un segnale da Roma per il sostituto: il sindaco Dario Nardella ne parlerà con il ministro ai beni culturali Dario Franceschini la prossima settimana.

«Tornare a tempo pieno alla propria attività professionale», la motivazione delle «dimissioni irrevocabili» citata nella nota ufficiale, senza virgolettati, solo discorsi indiretti. Ormai è «definitivamente avviato il risanamento per il quale Bianchi era stato chiamato, nonché la ricostituzione di un’operatività della Fondazione degna del rilievo e del ruolo che essa ha nel panorama dell’offerta musicale italiana». E, sempre con discorso indiretto, arriva il ringraziamento al sindaco Nardella e ai componenti del Consiglio di indirizzo (avvisati ieri, oggi si riunisce) per «la quantità e la qualità dell’impegno costantemente profuso e per gli importanti risultati da lui raggiunti». L’elenco, nella nota, è affidato al sindaco: il pareggio di bilancio, il risanamento dei conti, la «reputation internazionale» grazie al «rinnovamento della direzione musicale con la prestigiosa nomina del maestro Luisi, unitamente alla permanenza del Maestro Mehta».

Insomma, ufficialmente ora c’è solo da guardare al futuro. Ma arriverà solo il 30 aprile, il nuovo sovrintendente. Rumors parlano di Massimo Biscardi del Petruzzelli, di Carlo Fuertes, di soluzioni interne come quella di Alberto Triola, direttore generale. Da Palazzo Vecchio si sa solo che non c’è pregiudiziale per nessuna scelta: ma trapela anche che, tra situazione del Maggio e impegni pregressi, in diversi contattati avrebbero già declinato l’offerta. Ieri Bianchi era alle prove di Luisi in vista della «prima» di oggi. Ed ha parlato del passato e del futuro.

«Forse il risultato più importante della mia sovrintendenza è stata la designazione di un nuovo direttore musicale, nella persona del maestro Luisi. Quando sono arrivato a Firenze con la Fondazione commissariata, il primo dovere e il primo obbiettivo era quello di levarla dalle secche del fallimento. Ci abbiamo messo un po’, con l’aiuto di maestranze, coro, orchestra e tanto pubblico» ha detto, con la voce roca. E poi: ora è possibile il rilancio. Anche se «Firenze non è una città facile, in tutti i sensi. Ma io sono convinto che talento artistico e fama di Luisi sono tali che Firenze troverà velocemente con lui il posto in Italia

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Quattro anni tur bolenti (liti, ricorsi, salvataggi)

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 25 Febbraio 2017

È arrivato, in corsa, affrontando lo spettro di 8 licenziamenti, poi saltati. Se ne va con l’ultimo atto, altri 28 licenziamenti, personale trasferito ad Ales. Gli ultimi, si spera, per far quadrare i conti: una quadratura dolorosa ma senza la quale il Maggio «sarebbe già fallito», ripete sempre. Francesco Bianchi è entrato al Maggio musicale il primo febbraio del 2013 e dopo quattro giorni era assieme all’orchestra ed al maestro Mehta davanti a Benedetto XVI. La benedizione del Papa non ha evitato al sovrintendente quattro anni turbolenti.

Esperto di finanza, incarichi e consulenze tra Italia, Londra e Usa, Bianchi doveva «traghettare» il Maggio fuori dall’ennesimo scontro. Doveva soprattutto superare la tempesta in corso: crisi finanziaria, liti feroci tra l’ex sovrintendente Francesca Colombo e i sindacati, il dramma (e psicodramma) della tourné in Giappone durante tsunami e disastro atomico a Fukushima. Una situazione esplosiva: per evitare che Colombo entrasse ancora in teatro dopo la sua estromissione, Bianchi fu costretto a emanare un ordine di servizio, affisso alla portineria.

Primo atto, deciso in pochi giorni: tagliare subito 2,1 milioni di costi e quindi anche il Don Carlo di Verdi. Via anche l’integrativo. È il primo scontro con i sindacati, non abituati alla «stretta» — da uomo di numeri — che Bianchi porta alla fondazione dove, all’epoca, i debiti sono già una quarantina di milioni di euro. L’«operazione pulizia» sui bilanci del Maggio sarà profonda (e lunga): già dopo un mese dall’ingresso, Bianchi comincia a parlare del rischio di «liquidazione coatta amministrativa». Cioè fallimento, per far ripartire da zero la fondazione. Un annuncio-minaccia-spauracchio (ma i numeri sono dalla sua parte) che Bianchi sventola quando la Fials si arrabbia per il taglio dell’integrativo. 

Da commissario lancia appelli alla città, agli sponsor privati. Spesso (già allora) inascoltati o sottodimensionati rispetto a quanto necessario. Ritorna lo spettro della liquidazione: «Un atto traumatico — lo definisce —, spero di avere di fronte interlocutori ragionevoli che consentano di escluderla». E forse, paventando il trauma, Bianchi ha fatto di più di quanto si pensasse, non solo per il Maggio. Il ministro della Cultura Massimo Bray viene alla prima del Festival 2013, risponde agli appelli di Uto Ughi e di Riccardo Muti. Due settimane dopo Bianchi annuncia: via il corpo di ballo e i laboratori. E solo un mese dopo, la liquidazione è di nuovo sul tavolo del ministro. Anche il governatore Rossi è rassegnato. Invece, Bray inventa la legge salva-fondazioni: fondi rotatitivi in cambio di tagli ai costi (anche su organico e salari). Pochi giorni prima, anche Mehta si presenta in Duomo, dirigendo con la maglietta «Anche io sono il Maggio». La legge arriva, la liquidazione sfuma. «Il Maggio è salvo perché ho detto la verità sui conti», commenta Bianchi. Ma la salvezza passa dal trasferimento del personale ad Ales. È agosto. Ci vorranno altri 5 mesi ed a gennaio sarà firmato l’accordo con i sindacati: via il vecchio integrativo, 55 ad Ales (diventeranno poi 48). Sono gli anni del festival «autarchico», non si può scialare.

Il «piano salva Maggio» però va a rilento, tra ritardi romani e resistenze dei sindacati fiorentini (e un ultimo strappo che porta al ricorso dei trasferiti ad Ales, poi vinto dai lavoratori). Bianchi inaugura l’ultimo festival nel vecchio teatro di Corso Italia e il primo nella nuova Opera di Firenze alle Cascine. Siamo al 2014. Da commissario diventa sovrintendente l’11 luglio. Ma non c’è pace per il Maggio, tra i ricorsi citati, altri guai per il debito che aumenta, polemiche per le consulenze della dirigenza e quelle esterne. Infine, anche per altri ricorsi (questa volta dei precari, grazie ad una sentenza della Corte costituzionale), i 28 che proprio pochi giorni fa sono stati licenziati e trasferiti ad Ales. Altre tensioni si accendono con il maestro Zubin Mehta, che Bianchi pareva volesse sostituire ma che alla fine diventa «direttore onorario» che affiancherà il nuovo direttore Fabio Luisi.

Il 2015 sarà il primo anno senza deficit, al Maggio. Il 2016 idem (ma grazie a partite straordinarie, lo «stralcio» del debito). I sindacati sono sempre sul piede di guerra, ma in ordine sparso. Bianchi attacca la Cgil (quasi sempre), a volte la Fials (ultimamente). I conti continuano a soffrire.

Quattro anni di tensioni sono difficili per chiunque. Ancora di più per chi ha vestito due giacchette: quella «commissario» e «purificatore» dei conti, con le ferite e gli scontri che tutti conoscono. E quello di chi doveva rilanciare il Maggio. Le ferite del passato non si sono mai risarcite con i sindacati (ma anche con la Regione). Anche il Consiglio di indirizzo ha avuto dissapori con il sovrintendente. Bianchi può vantare di aver aggredito i problemi dei conti (ma non del debito) e spinto il governo a mettere mano alla crisi, globale, delle fondazioni. Ma il «nuovo» Maggio avrà una nuova guida.

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