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Contratto fatto per gli alimentaristi, avranno 96 euro
in più
Epifani: una risposta chiara a chi vuole il blocco
dei rinnovi. Chiriaco (Flai): recuperato il potere d’acquisto
da l'Unità
Un incremento salariale mensile medio pari a 96 euro.
E’ il risultato del rinnovo del biennio economico del contratto nazionale
dei 300mila lavoratori dell'industria alimentare, scaduto lo scorso 31
maggio e sottoscritto ieri mattina presso la sede della Confindustria a
Roma, da Flai, Fai, Uila e Federalimentare.
L’aumento sarà suddiviso in tre tranches (40 a decorrere dal 1 settembre
2005, 40 dal 1 marzo 2006 e 16 dal 1 gennaio 2007) e, in aggiunta, un
importo forfetario (una tantum), uguale per tutti, pari a 160 euro, a
copertura del periodo 1 giugno - 31 agosto 2005, che verrà erogato nella
busta paga di ottobre.
«In questa discussione aperta nel Paese sul modello contrattuale emerso dal 23 luglio» ha detto il segretario generale della Flai-Cgil, Franco Chiriaco «abbiamo portato a casa un aumento salariale che recupera integralmente il potere d'acquisto dei salari. È un aumento che non tiene conto dell'inflazione programmata, ma anzi la quantità è doppia rispetto all’inflazione prevista. L’aumento è vicino ai 100 euro, perché le mensilità saranno 14. Abbiamo firmato un accordo che esalta il ruolo del contratto nazionale, essenziale per la difesa dei diritti».
«Il contratto nazionale quindi» continua Chiriaco «non è certo da buttare, non è un modello obsoleto, come pensa il ministro Maroni. Funziona. Un dato interessante è anche la rottura del fronte di Confindustria, una parte di loro i contratti li vuole fare».
Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, l'intesa raggiunta sul contratto degli alimentaristi è «un accordo importante, una risposta a chi voleva un blocco sul rinnovo dei contratti. L'intesa siglata questa notte per il rinnovo del biennio economico del contratto degli alimentaristi, nel merito, significa che anche con regole oggi reinterpretate si possono conseguire buone soluzioni a tutela dei redditi e per l'aumento delle retribuzioni».
«L'accordo sul contatto degli alimentaristi» conclude Epifani «rende ancora più evidente la chiusura e la rigidità di Federmeccanica al tavolo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici».
Il segretario generale della Uila-Uil, Stefano Mantegazza, ha espresso «soddisfazione
per aver mantenuto l'impegno assunto durante le assemblee con i lavoratori.
L'incremento salariale complessivo è infatti del 6,3% e garantisce il pieno
e reale recupero
del potere d'acquisto delle retribuzioni, assicurando ai lavoratori soldi
freschi utili a far fronte ai forti rincari di questi mesi. Nonostante le
forti resistenze della controparte, che hanno reso necessaria la
dichiarazione di diverse iniziative di lotta, il risultato raggiunto può
essere considerato straordinario in quanto i lavoratori portano a casa lo
stesso aumento di due anni fa, ottenuto però in condizioni economiche più
favorevoli rispetto a quelle attuali».
Infine le segreterie nazionali di Fai, Flai e Uila hanno espresso, in una
nota, soddisfazione per aver raggiunto «questa importante intesa che
salvaguarda il potere d'acquisto delle retribuzioni e valorizza il ruolo del
contratto nazionale di lavoro, in un momento congiunturale molto difficile».
Chimica
Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil avviano vertenza nazionale
Il 7 ottobre, a Mestre, l’Assemblea
unitaria dei delegati
Parte la vertenza nazionale della chimica. A promuoverla i sindacati Cgil, Cisl,
Uil del settore, delusi dall’assenza, in tutti questi anni, di scelte di
politica industriale del Governo e dalle decisioni di alcune grandi aziende, Eni
su tutte, che non hanno trovato di meglio che ‘svincolarsi’ dalle proprie
responsabilità.
Per questo Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil hanno convocato a Mestre il prossimo 7 ottobre una grande assemblea unitaria di tutti i delegati sindacali del settore chimico, alla quale, tra gli altri, parteciperanno Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, e Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, che concluderà i lavori dell’assemblea.
“Se non si interverrà rapidamente nel settore chimico -è la preoccupazione espressa dai segretari generali Alberto Morselli, Sergio Gigli e Romano Bellissima- si accentuerà la deindustrializzazione del Paese, con le inevitabili conseguenze sul piano dell'occupazione, nell'economia industriale, sulla bilancia commerciale”.
E' noto che la situazione attuale
dell'industria chimica e petrolchimica è sempre più precaria: infatti le tre
imprese storiche, Snia, Montedison, Eni, hanno da tempo ridotto la loro presenza
nel settore dismettendo la maggior parte delle proprie attività e preferendo
orientare gli investimenti verso altri lidi, in particolare nel mercato
dell'energia -Eni, Montedison- indebolendo ulteriormente la posizione
internazionale dell'Italia, unico paese europeo, assieme alla Spagna, con un
pesante saldo negativo della bilancia commerciale chimica.
Questo declino delle grandi imprese italiane, più volte denunciato dai
sindacati, ha trovato una reazione di indifferenza nei soggetti istituzionali,
Governo in testa.
E proprio al Governo Filcem-Cgil, Femca-Cisl,
Uilcem-Uil chiedono senza indugi l'apertura di un confronto nazionale per
l'attuazione di un piano di rilancio della chimica, condizione essenziale sia
per invertire una prospettiva di deindustrializzazione, sia per il rilancio
dello sviluppo industriale di un settore che non può rimanere strategico solo
per definizione.
“Porteremo le nostre ragioni -insistono Morselli, Gigli, Bellissima- anche sul
tavolo degli altri livelli istituzionali a cominciare dai gruppi parlamentari di
Camera e Senato; e lì misureremo le reali intenzioni dei vari soggetti, senza
fare sconti a nessuno”.
Ragioni e proposte che Filcem, Femca, Uilcem hanno messo a punto in un documento approvato il 6 settembre dagli esecutivi Fulc, la Federazione sindacale unitaria dei lavoratori chimici, che rappresenta anche sul piano delle politiche industriali l'ossatura per costruire la piattaforma per il contratto, in scadenza il 31 dicembre 2005. Al centro del documento alcune idee-forza per non rassegnarsi all'indifferenza. In primo luogo i sindacati esigono un maggior impegno verso la ricerca scientifica e la formazione, e un ruolo più convinto delle Università nella ricerca e nella diffusione dell'innovazione. All'Europa poi, Filcem-Femca-Uilcem chiedono norme che disciplinino lo stesso mercato in cui siano sostenuti coloro -imprese, governi, poli chimici, ecc- che le rispettino, oltre a favorire forme di agevolazione fiscale mirate alle imprese che hanno deciso di insediarsi e/o consolidarsi nel nostro paese.
“Agevolazioni fiscali e fiscalità di vantaggio, soprattutto nel Meridione, che vanno introdotte -sostengono Morselli, Gigli, Bellissima- per quelle piccole e medie imprese che svolgono attività di ricerca, e che rappresentano la parte più dinamica e interessante dell'industria chimica secondaria, che, da sole, stanno mostrando livelli elevati di competitività internazionale”.
Sviluppare le nuove tecnologie ambientali, rilanciare e sostenere il ruolo dell'Osservatorio nazionale e del sistema di relazioni industriali, agire con rapidità sui costi energetici e dei trasporti sono i punti che completano il quadro delle proposte che i sindacati, proprio in questi giorni, sottopongono alla valutazione dei lavoratori del settore. vap
METALMECCANICI: SCIOPERO GENERALE IL 29/9
Fiom, Fim e Uilm hanno proclamato per il 29 settembre otto ore di sciopero a sostegno del rinnovo del contratto dei metalmeccanici, scaduto da oltre otto mesi. Il contratto riguarda oltre un milione e mezzo di lavoratori.
Le Segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm - si legge in una nota congiunta - 'danno una valutazione di grave criticità del negoziato per il rinnovo del contratto nazionale. Dopo 6 mesi di incontri la Federmeccanica non solo non ha aperto alcuno spazio di confronto rispetto alle richieste della piattaforma unitaria, ma lo ha progressivamente irrigidito con impraticabili proposte di scambio e interpretazioni restrittive degli spazi salariali praticabili'. Per i sindacati 'i comportamenti concreti al tavolo delle trattative indicano perciò responsabilità precise degli industriali metalmeccanici rispetto all’andamento negativo del negoziato'. Fim, Fiom e Uilm, visti i già gravi ritardi accumulati, ritengono indispensabile il massimo sforzo per arrivare nel prossimo autunno a una positiva conclusione.
E indicano 'tre ambiti fondamentali' per la ripresa del confronto. In primo luogo - si legge nella nota - 'incrementi salariali in grado di tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori e di consentire una partecipazione agli aumenti di produttività, secondo quanto definito nella piattaforma'. Quindi 'una regolamentazione contrattuale del mercato del lavoro nelle sue varie articolazioni (tempo determinato, part-time, lavori atipici, apprendistato), che riduca i rischi crescenti di precarizzazione e rafforzi le opportunità di accesso alla formazione. In questo ambito - afferma il documento - la questione della competitività posta dalla Federmeccanica va affrontata senza modifiche dell’articolo 5 del contratto nazionale vigente e confermando il ruolo negoziale delle Rsu. E’ necessario pertanto che la Federmeccanica presenti proposte positive e utili per il negoziato'.
Infine i sindacati chiedono 'la riattivazione del percorso per la riforma dell’inquadramento professionale, rispetto alla quale va completato il lavoro comune per arrivare a una posizione unitaria'. Su questi temi Fim, Fiom e Uilm chiedono alla Federmeccanica la riapertura del negoziato e 'l’assunzione di posizioni realmente negoziali'. Ma, affinché ciò si realizzi, è necessaria per i metalmeccanici 'una efficace ripresa delle lotte'. Pertanto Fiom-Fim-Uilm indicono lo sciopero degli straordinari e della flessibilità e proclamano per giovedì 29 settembre una giornata nazionale di mobilitazione di tutta la categoria, con iniziative e manifestazioni territoriali e regionali con 8 ore di sciopero. E sollecitano infine tutte le strutture a realizzare un’ora di assemblea per informare e mobilitare i lavoratori.